martedì, 27 ottobre 2009
è la prima mattina del primo giorno dell'elasti-congedo maternità.

bip bip
sms dal collega G
ehilà! già ci manchi... credo. un po' come i personaggi che lasciano le serie tv. all'inizio pensi che non sarà più lo stesso. poi ti abitui.
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categoria:ufficio, maternità, giornalisti
lunedì, 26 ottobre 2009
pensava che un po', almeno un po', si sarebbe intristita.
che avrebbe ripulito la cassettiera, la scrivania, la casella di posta elettronica e il desktop del suo computer in preda alla malinconia.
che avrebbe sorseggiato il caffé del bar lì sotto - quello del barista gigi che un giorno le disse "ho fatto pensieri impuri su di lei", scatenando, invece che sdegno e sconcerto, un inaspettato picco di autostima - nella rassegnata consapevolezza che da domani ci sarà solo brodaglia casalinga.

pensava che quel posto, al centro dell'open space, dove anche la telefonata a mezzavoce al ginecologo e la fugace visita al forum delle eco-mamme che dibattono di pannolini lavabili e carote bio diventano patrimonio collettivo, le sarebbe entrato nel cuore, alla lunga.
pensava che avrebbe vissuto con struggimento l'ultimo feroce assalto mattutino ai giornali della mazzetta, l'ultima corsa selvaggia al dorso di finanza del sole, o al buongiorno di gramellini.
pensava che le chiacchiere in bagno con le colleghe-amiche l'avrebbero ancorata a quel pavimento di linoleum.
pensava che abbracciare e baciare tutti quanti e dire "ciao, me ne vado per un po', mi ritiro a covare il mio terzo hobbit che nascerà a natale e a stare un po' con i due già fuori che ora mi aspettano per festeggiare", l'avrebbero fatta sentire sola e lontana da un mondo pulsante e operoso.
e invece questa sera, quando è uscita dalla redazione ed è entrata in congedo maternità, elastigirl era così felice che, insieme alla sua pancia abitata e alla sua incontenibile goffaggine, si sarebbe messa a ballare e a cantare al centro della carrozza della metropolitana che la riportava a casa.
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categoria:ufficio, maternità, giornalisti
domenica, 11 ottobre 2009
venerdì sono sbarcati nell'elasti-redazione dodici membri dell'olimpo aziendale per raccontare le magnifiche sorti e progressive del giornalismo finanziario globale e della società che hanno il privilegio di amministrare e per conoscere i sudditi dell'italia, variopinta, pittoresca, a tratti grottesca, scarsamente strategica propaggine dell'impero.
sono arrivati in aereo, carichi di valigie, soprabiti e una chitarra, hanno trovato una milano bloccata dalla manifestazione dei metalmeccanici e una redazione ripulita (sull'elasti-scrivania tampax, castagne matte, pinne misura 34, taralli sbriciolati e gormiti si erano smaterializzati nella notte), compunta e un po' depressa. sono approdati festosi e chiassosi, come dodici scolari in gita, portando cioccolatini, caos e una stridente ilarità post-crisi.
sei uomini e sei donne, il gotha, la top line del management, aveva spiegato il capo, quelli che non vuoi sapere quanto guadagnano, quelli che decidono, che tagliano, che limano, che elaborano industrial plans e strategic guidelines, che giocano a golf perché sui green ci sono i good contacts. quelli che a volte vorresti essere al posto loro, a volte no.
hanno chiamato l'intera redazione in una grande sala e hanno illustrato industrial plan e strategic guidelines, hanno incoraggiato le iniziative individuali, gli investimenti a costo zero, la condivisione, la comunicazione e l'entusiasmo.
poi c'è stato il coffee break.
"ciao, mi chiamo johanna, sono direttore generale globale strategico, sotto di me ci sono 20.000 dipendenti in tutto il mondo, sono uno dei sei bracci destri dell'amministratore delegato. vivo a new york"
"piacere, sono alicia. mi occupo di hr che poi vuol dire risorse umane ma gli anglosassoni adorano gli acronimi. sono responsabile degli uffici di europa, asia e africa. sto a londra che è una città che amo, ma mi manca tanto barcellona"
"salve, sono colette. sono un altro dei bracci destri dell'amministratore delegato. mi occupo di bilanci e vivo a francoforte"
"e tu chi sei?"
"io sono elasti. faccio la giornalista. lavoro al centro della redazione e..."
"aspetti un bambino! che bello, io ne ho due!", dice johanna.
"è il primo? io ne ho tre. non c'è niente di più bello della maternità", sospira alicia.
"aspetto il terzo. ma non so bene come farò con tre bambini e il lavoro a tempo pieno. sono un po' preoccupata... ma voi come fate?"
"lavoro a tempo pieno???" esclamano in coro, basite e un po' schifate.
"mica lavorerai a tempo pieno con due bambini e uno in arrivo?!", chiede indignata colette.
"ma veramente... sì"
"ma sei pazza? noi abbiamo tutte il part time", dice alicia.
"mi state dicendo che voi, donne top manager, l'olimpo aziendale etc etc... avete il part time?"
"naturale. io per esempio il lunedì non lavoro mai. faccio yoga e sto con i bambini e le amiche, mentre il giovedì mi connetto all'ufficio da casa", dichiara alicia.
"io dal lunedì al mercoledì esco alle 2 e vado a prendere i ragazzi a scuola",  spiega johanna serafica.
"io non ho figli, ma ho bisogno di tempo per me. ho molti hobby. il venerdì non lavoro. a volte nemmeno il mercoledì mattina", spiega colette.
"non è difficile lavorare part time. basta organizzarsi e sapere delegare. a qualunque livello"
"immagino, ma qui in italia... be' non esiste la cultura del part time. c'è molta diffidenza. è difficilissimo da ottenere. a noi hanno sempre detto di no fino ad ora"
le tre scuotono la testa perplesse e turbate. "devi lottare baby. la conciliazione è un tuo diritto. è un diritto dei lavoratori. coalizzatevi e fate la vostra rivoluzione, tesoro. questa azienda, ne sono certa, vi ascolterà. basta insistere a alzare la voce se necessario. i tempi sono maturi"
elastigirl non sa se scoppiare in una grassa risata o in singhiozzi isterici. ringrazia, saluta e si allontana. non è pronta per l'eventuale rivelazione che pure la dea kalì, piena di bracci destri, amministratore delegato del gruppo, è titolare di un contratto di lavoro part time verticale, a tempo indeterminato.
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categoria:ufficio, lavoro, giornalisti
giovedì, 08 ottobre 2009
"cari colleghi, domani sarà in visita in redazione il gotha dell'azienda, l'olimpo dei vertici, la top line del management. saranno in dodici, the golden twelve!"
"tutti qui dentro? e dove li mettiamo?"
"non fate osservazioni stupide. dodici da tutto il mondo. qui per parlare con voi. è un'opportunità unica"
"praticamente ne abbiamo mezzo a testa a disposizione. che botta di fortuna"
"mpf. siate presenti, affabili, accoglienti, interessati e interessanti. e fate domande, molte domande"
"posso chiedere se ci danno il part time come in svezia, benelux e gran bretagna?"
"domande intelligenti. non quisquilie"
"veramente il part time non è proprio una..."
"basta così. siete giornalisti, no? sapete distinguere domande argute da domande oziose. e poi, mi raccomando: decoro. dentro e fuori. decoro nell'abbigliamento, sopra e sotto i tavoli, nei desktop e nei laptop, negli hardware e nei software, nell'eloquio e nelle cassettiere. a domani".

questa sera era ormai troppo tardi quando elastigirl ha preso coscienza di avere sulla sua scrivania al centro esatto della redazione:
una bottiglia di brut chardonnay, regalo di natale 2004
tre gormiti (sommo luminescente, obscurio e ombra assassina)
una pinta di guinness in gomma antistress
un pallone da calcio griffato unicredit
un pacco di taralli sbriciolati
un paio di pinne azzurre misura 34
uno shampoo per capelli ultra secchi
una scorta di tampax per l'intera popolazione femminile in età fertile residente a sesto san giovanni
gatti di polvere delle dimensioni del sopra citato pallone da calcio griffato
quattro castagne matte. 

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categoria:ufficio, giornalisti
mercoledì, 02 settembre 2009
ore 6,50
"mamma, ho fatto pipì sul matelasso mio". è sorprendente come la pipì di un bambino solo, per giunta piccolo, riesca ad appestare una stanza con le finestre aperte.
ore 7,30
"mamma, vuoi sentire una rima?"
"dimmela"
"labbra-gabbia"
"no è una lima, è una sonantza! velo mamma?"
"sì, è una assonanza ma la mattina presto va bene uguale"
"no, non va bene pel niente"
"mo' ce sì psant'! vero mamma che mio fratello è pesante come un chiummo?"
mister incredible gongola per la perfetta pronuncia barese, decisamente più rilevante dell'indefesso animo poetico del primogenito.
ore 8,00
elastigirl, incurante della pancia abitata, prende la bicicletta per raggiungere la fermata del metrò più vicina a wisteria.
ore 8,10
elastigirl arranca verso la MM milanese. il ciclismo non è uno sport per gestanti. raggiunge la meta esausta, sentendosi smidollata e pure un po' idiota.
ore 8,15
in metropolitana nessuno sembra accorgersi che lei è incinta, sudata fradicia e boccheggiante. quando un signore filippino con una maglietta con la scritta 'rebels just do it' si alza per lasciarle il posto lei è arrivata a destinazione. per fortuna non suda né boccheggia più.
ore 9,00
"ciao elasti, bentornata in redazione!" "sei proprio abbronzata" "tirati su la maglietta che voglio vedere la pancia" "brava! non ti sono venute le bracciotte da contadina pugliese in queste vacanze salentine" "quando vai in maternità?" "quanti chili hai preso?" "hai letto di risanamento?" "domani puoi venire alle 7?" "faresti un pezzo su pfizer?" "ti si gonfiano mai i piedi?" "se non avessi questa pancia non saresti affatto malaccio" "ma sei diventata più alta? ah no, sono i tacchi" "certo che tre maschi..." "elasti, sono incinta anche io".
ore 18,00
"pronto nano, sono la mamma"
"okkei. zi sentiamo dopo. ola ho da fale"
"no aspetta. passami almeno papà..."
click.
ore 18,40
lei pedala sotto una pioggia che minaccia di diventare temporale. si sente sempre più derelitta e sempre più idiota.
ore 18,45
"mamma, zao. fai le pompette?"
"sì, vi preparo le polpette, ma lasciatemi sedere cinque minuti"
"sei calina, mamma"
"tu dici?"
"monto calina..."
"grazie, anche tu sei carino"
"mamma... devo dilti una cosa"
"dimmi"
"malìoteleso..."
"cosa ha fatto marìotereso, il tuo amico immaginario del cuore?"
"quando nasse il flatellino, a natale..."
"?"
"malìoteleso non zi salà"
"e perché marìotereso non ci sarà quando arriverà il fratellino a natale?"
"pelché deve lavolale"
"va be', pazienza. se deve lavorare..."
"anche io folse a natale devo lavolale con malìoteleso"
"affrontiamo un problema per volta, nano. d'accordo?"
"ba bene. allola fazzamo le pompette 'desso"
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categoria:ufficio, hobbit, sfinimento
giovedì, 30 luglio 2009
"elasti, ho bisogno di sapere una cosa da te"

"dimmi, capo-della-redazione"

"supponi che ci fosse un fungo atomico, una catastrofe climatica, una pandemia devastante..."

"suppongo"

"supponi anche che l'ufficio non fosse agibile"

"suppongo che l'agibilità o meno dell'ufficio non sarebbe il nostro primo problema"

"seguimi senza sarcasmo. supponi che tu fossi sopravvissuta e fossi a casa tua"

"ok"

"saresti disponibile a lavorare?"

"a lavorare? con il fungo, la catastrofe e la pandemia..."

"be' sì, a lavorare da casa"

"mah..."

"l'azienda ha bisogno di una task force per le emergenze-disastro, l'azienda ha bisogno di te. tu ci sei?"

"be', compatibilmente con il fatto che domani sera partirò per la wisteria del salento e che sono trionfalmente entrata nel quinto mese di gravidanza... sì, potrei esserci"

"benissimo, sei iscritta"

"iscritta dove?"

"nella disaster emergency task force aziendale"

"bene. adesso parto più serena"

"buone vacanze elasti"
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categoria:ufficio, follie, giornalisti
mercoledì, 01 luglio 2009
in redazione, un afoso mercoledì pomeriggio:

- io l'ho tenuto in mano un ramarro. hanno un carattere di merda

- ho il piede molto largo

- avete già chiamato il bar? io voglio un ghiacciolo gusto chinotto

- io sui giornali italiani non trovo nulla da leggere. quindi non li leggo

- sei pur sempre un giornalista

- me ne frego

- hello! but who are you?

- guarda che non puoi chiedere al telefono a uno sconosciuto in inglese 'who are you?' è come se dicessi 'pronto, chi cazzo sei?'

- va be', ho sbagliato, ma non fatemelo pesare se no poi mi umiliate, you humiliate me, e vi sogno la notte

- la verità è che in inglese puoi dire un po' quello che ti pare, basta che ci metti 'please' vicino. puoi pure dire 'chi cazzo sei, please?' e sembri pure educato

- detesto prendermi cura dei miei capelli

- ora mi stampo l'orario della settimana, mi leggo il report di morgan stanley sugli immobili e telefono all'idraulico

- mannaggia li mortacci

- oh, il 13 luglio si sciopera

- chick si può tradurre con 'gnocca'?

- chick letteralmente è 'pollastrella'

- com'è il ristorante vietnamita?

- perché mai una maggiore propensione al rischio dovrebbe far salire l'euro?

- hanno prezzato il bond wind

- qui dentro fa un caldo porco.
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categoria:ufficio, lavoro, giornalisti
martedì, 02 giugno 2009
il 2 giugno, nell'elasti-redazione, non è vacanza.
elastigirl pertanto stamane è andata a lavorare. all'alba, per sentirsi un po' più derelitta.
alle sei si è alzata, ha indossato i primi stracci trovati accartocciati nell'armadio, è salita su degli improbabili sandali fuxia con una vertiginosa zeppa e ha lasciato hobbit e nonna J dormienti.
mentre pedalava verso l'ufficio in una milano deserta, ha meditato sul solito incubo che le ha turbato il sonno e che la affligge ormai da mesi con preoccupante regolarità: mister incredible torna a casa da londra un giovedì sera e le comunica lapidario "io non ti amo più", raccoglie i boxer lisi, i calzini bucati e gli altri quattro capi sgualciti che compongono il guardaroba di un economista marxista e se ne va, senza lasciare traccia di sè, mentre elastigirl stralunata e basita resta muta sul pianerottolo, con il suo tutone diserotizzante e i capelli a carciofo.
arrivata alle 6,45 a destinazione, ha intravisto gigi, il barista nemico del popolo che maltratta i suoi dipendenti e dice che si stava meglio quando si stava peggio, che sfornava le brioches con la marmellata nel bar sotto la redazione.
ho sognato che mister incredible abbandonava me, i nani e il tutone diserotizzante, lavoro in un giorno festivo, barcollo su un paio di trampoli fuxia e stamane ero troppo stanca persino per lavarmi la faccia. mi merito la colazione al bar e chissenefrega del boicottaggio a gigi, ha pensato entrando come uno zombie nel locale.
"elasti, vorrei dirle una cosa, a patto che non si offenda", ha detto gigi dopo qualche minuto, sistemando i tavolini, mentre lei, in deliquio, addentava la sua seconda brioche.
vuole dirmi che i suoi prodotti sono pieni di grassi polinsaturi e che la mia cellulite ne sta traendo enorme beneficio. che ho messo il vestito al contrario, che non mi sono pettinata, che mi trascuro come una donna non dovrebbe mai fare e non posso presentarmi al lavoro con questi stracci addosso e questi trampoli ai piedi su cui non so nemmeno camminare. vuole dirmi che farei meglio a stare a casa a occuparmi dei miei figli, del mio matrimonio e del mio decoro. che mi sono sbrodolata di cappuccio e che ho le cispe negli occhi.
"prego, dica pure"
"volevo dirle che poco fa, quando l'ho vista entrare, ho fatto pensieri impuri su di lei"

se un giorno qualcuno le avesse detto che all'alba di un giorno festivo i pensieri impuri di di gigi, il reazionario proprietario del bar sotto l'ufficio, l'avrebbero messa di buon umore, elastigirl si sarebbe fatta una grassa risata.
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categoria:ufficio, autocoscienza
lunedì, 18 maggio 2009
quando dei tuoi colleghi conosci tutto. conosci le passioni, le nevrosi, le manie e le perversioni. quando sai di cosa ridono, di cosa hanno paura e in cosa sperano.
quando sai cosa votano, cosa sognano, quali libri leggono, quali tesori e quali abissi nascondono. quando conosci il nome del loro oculista, del loro idraulico, della loro fidanzata e della loro crema idratante e sai con chi parlano al telefono da come dicono "pronto?".
quando ti irritano prima ancora di aprire la bocca, ti esasperano prima ancora di entrare in ufficio e ti mancano un po' quando sei lontano. quando guardi gli uomini come guarderesti dei fratelli molesti e ingombranti e le donne come compagne di sventura.
quando li riconosci dall'odore e il suono della loro voce ti è familiare come il drin della sveglia la mattina. quando li hai incontrati ragazzini e li hai visti diventare grandi, insieme a te.
quando anche loro di te conoscono ogni paturnia, ogni buco nero, ogni ciocca dei tuoi capelli a carciofo. e ti sopportano, come tu sopporti loro, come in una famiglia, come nella terza B del liceo, come in un open space,
allora forse è arrivato il momento di cambiare e di fuggire,
o forse è arrivato il punto di non ritorno, in cui sei impantanato in questo abbraccio appiccicoso e tiepido e mai avrai la forza di affrancarti.
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categoria:ufficio, lavoro, autocoscienza
mercoledì, 18 marzo 2009
da: collega G
a: colleghi-amici
oggetto: teen dinner
è la moda del momento a manhattan. i quarantenni dell'upper class newyorkese si riuniscono per la 'teen-dinner', una cena in cui banchieri, avvocati di successo, broker e professori universitari mostrano le loro foto di quando andavano al liceo.
lo facciamo anche noi?
vi aspetto a casa mia, con le immagini di quando eravate adolescenti, brufolosi e nerd.


elastigirl qualche giorno fa è andata alla teen dinner a casa del collega G - che abita a lambrate, nord-est milano, e non a manhattan, downtown new york, ma fa lo stesso - e ha scoperto:
- che la collega S quindicenne si vestiva da bacio perugina e posava davanti all'obiettivo come un'attrice degli anni '50.
- che la collega C, attuale incarnazione dei sogno erotici del padrone del bar sotto l'ufficio, portava occhialoni e apparecchio ai denti.
- che il collega M a 16 anni aveva mèches biondo platino. naturali, dice lui.
- che la collega A era identica ad ora, tranne le treccine da pippi calze lunghe.
- che il collega P è l'unico a possiedere foto digitali della sua adolescenza ed è pertanto troppo giovane per una teen dinner
- che la collega B era una siciliana procace, mentre ora è una silfide milanese.
- che il collega G, a soli 14 anni, aveva spalle da lottatore e addominali a tartaruga ed è forse per mostrare gli antichi fasti che ha organizzato tutto questo.

da quella sera tuttavia lavorare gomito a gomito in redazione con il bacio perugina, la bocca metallica, il biondo naturale, pippi calze lunghe, la maggiorata e mister muscolo regala qualche brivido in più.


ps per dovere di completezza: elastigirl aveva portato una fotografia che la ritraeva a 14 anni insieme al suo primo amore, un biondino piacentino quindicenne che la sedusse in agosto e la abbandonò in settembre. sorrideva spavalda, ignara che tre settimane dopo lui le avrebbe detto "non ti amo più" e lei, per l'incontenibile dolore, avrebbe vomitato l'anima ai suoi piedi.
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