proprio lui

“come si sente?”
“posso farle l’elenco di tutte le cose che mi fanno male, dottoressa?”
“va bene, ho capito. aumentiamo l’analgesico”
“allora: la gamba, il petto, la gola…”
“d’accordo ho capito. ora aumentiamo un po’”
“la spalla, la schiena”
“se può consolarla, l’intervento è andato bene e tutto sta procedendo nella norma”
“anche qui di lato mi fa un po’ male”.

“guardi che io lo so che sono noioso”
“non si preoccupi. non è noioso. e poi io sono infermiere, è il mio lavoro occuparmi di lei”
“lei è molto gentile e io mi scuso se sono noioso, ma quando mi togliete queso tubo che mi fa colare il naso?”
“domattina”
“lei si scandalizza se io dico una parolaccia?”
“no, può dire una parolaccia”
“va bene, non la dirò adesso. grazie”
“prego, ci mancherebbe”
“è normale che mi dia fastidio qui di lato sul collo?”
“normalissimo. ha un ago con cinque tubicini attaccati”
“ah”
“anche quelli, almeno una parte, glieli togliamo domani”
“mi sembra di avere una bolla in gola”
“è colpa del tubo che però adesso non ha più e questa brutta sensazione passerà”
“mmmh. sono noioso, ma sono anche grato. fino a che ora resta insieme a me questa sera?”

“papà, adesso basta dare fastidio a tutti quanti. rilassati. ti hanno operato al cuore sei ore fa. è normale che tu non sia in splendida forma. a me sembra già un miracolo vederti così, con tutta questa energia per fare domande a tutti i poveracci che ti capitano sotto tiro”
“vieni domani, elasti?”.

stamane hanno messo un bypass a nonno A. lì per lì, quando elastigirl lo ha visto, con tutti quei fili e quei tubi attaccati ovunque, coperto da un lenzuolo bianco, circondato da monitor, le spalle nude, un cerotto sullo sterno, in una grande sala che lo faceva sembrare piccolo e fragile, così uguale ai suoi dieci compagni della terapia intensiva, tutti piccoli, fragili e pieni di fili e tubi, insomma lì per lì elastigirl ha pensato che il suo papà si fosse perso da qualche parte, nella periferia est di milano, tra la sala operatoria e la sala d’attesa. poi però si è accorta che no, non si era perso e che quel signore in fondo a sinistra, che sfiniva la dottoressa bionda e l’infermiere con la barba con quella tecnica sottile,  a metà tra la galanteria e l’artiglieria pesante, era proprio lui.

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di che colore era

“mamma, hai sentito il terremoto questa mattina?”
“no, accidenti. stavo legando la bicicletta a un palo davanti all’ufficio. quando sono entrata erano tutti agitati. ha anche telefonato il collega G da casa, quello che voleva essere una rockstar. lui abita al settimo piano e si è spaventato parecchio. tu l’hai sentito?”
“io sì, benissimo”
“raccontami, eri in classe? cosa stavate facendo?”
“stavamo scrivendo e a un certo punto si muoveva tutto e noi abbiamo iniziato a ridere e a gridare”
“e la maestra cos’ha detto?”
“ha detto: ‘be’? cos’avete? è solo un terremoto. e poi ci ha fatto mettere in fila e siamo andati in cortile”
“in cortile c’erano bambini di altre classi?”
“sì, ma non tutti. per esempio quelli della terza D sono si sono nascosti sotto i banchi e sono rimasti lì”
“il dirigente c’era?”
“no, è scappato sgommando con il pullmino della refezione”
“dai! c’era il dirigente?”
“certo che c’era”
“e tu, hobbit di mezzo, hai sentito il terremoto?”
“no, né ieri né l’altro ieri”
“in realtà il terremoto è stato stamattina, quindi è normale che tu non l’abbia sentito ieri e l’altro ieri”
“ah, no, nessun terremoto stamattina. nella mia scuola non è arrivato”
“è arrivato per forza. ha colpito buona parte dell’italia del nord…”
“lo ha sentito anche super w, la nonna, a bari. me lo ha detto per telefono”
“non credo che la nonna abbia potuto sentirlo fino a bari…”
“comunque nella mia scuola abbiamo chiuso bene le porte e non è entrato questo terremoto”
“probabilmente eravate talmente impegnati a giocare che non ve ne siete accorti”
“storditi come siete, tu e i tuoi amici…”
“certo, meglio storditi che cretini, come te e i tuoi amici scemi”
“la smettete?! stavamo parlando belli tranquilli del terremoto”
“ecco appunto: si può sapere di che colore era, questo terremoto?”

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all’infamona

Il problema è che è il numero tre. l’ultimo, il piccolo, la passione struggente e sfrenata.
il problema è che la passione è reciproca e pertanto schizza all’insù come una funzione esponenziale.
il problema è che la sera, quando nessuno li vede, si dicono i segreti, sempre gli stessi, molto elementari, quasi primitivi, ma pur sempre segreti.
il problema è che sono fidanzati, dal primo momento che ci sono visti, alla faccia delle sprezzanti occhiate di superiorità degli altri maschi.
il problema è che la fa ridere, praticamente sempre. la fa ridere quando passa il mocio sotto i mobili, quando canta pop-pop-il-festival-pop muovendo le gambe e le braccia scompostamente, o geghe-geghe-geghe-gè usando il manico del mocio come microfono, quando dice io-io-io e rivendica al mondo la sua autonomia, quando si lancia dentro il letto con le sbarre come una tartaruga ninja.
il problema è che elastigirl, da quel giorno di due anni e 25 giorni fa, quando perse il senno per lo hobbit piccolo incontrandolo tra un ginecologo, un’ostetrica e una suora proterva e dispotica, non è mai più guarita.
quindi sabato sera, a tavola con amici, lei non ci poteva credere che fosse successo davvero. non ci poteva proprio credere di essersi alzata per servire la pasta, di essersi riseduta, di non avere trovato la sedia e di essere atterrata con il sedere sul marmo a peso morto, facendosi un male, ma un male, che, dopo, anche respirare era doloroso e perfino adesso che sono passati due giorni interi non si scherza. non ci poteva credere che fosse stato proprio lui, la passione, il fidanzato, il piccolo, adorabile, numero tre, l’infingardo criminale, ad averle tolto quella maledetta sedia da sotto, di nascosto, all’infamona, come direbbe mister incredible.

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povero van gogh

“mamma, lo sai che van gogh si è tagliato un orecchio?”
“già. tremendo eh? ma chi te lo ha detto?”
“me lo ha detto mister brown, il nonno, che mi spiega i pittori, anche al telefono da bari”
“ah. secondo te perché lo ha fatto, van gogh?”
“non lo so. forse per il nervoso. però il vero problema non è tanto avere un orecchio tagliato
“e qual è il vero problema?”
“il vero problema è che, senza l’orecchio non si può fare la carta di identità. mica è valida una foto senza un orecchio”
“…”
“proprio un bel problema, povero van gogh, senza l’orecchio e senza carta di identità”.

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10 perché

1. perché ai semafori ci si sorride, del sorriso beffardo e un po’ protervo di chi improvvisamente e finalmente si sente un po’ a casa sua
2. perché c’è più silenzio
3. perché ogni tanto hai l’horror vacui ed è bellissimo
4. perché questa città sembrava avere perso ogni speranza
5. perché camminare aiuta a pensare
6. perché usare i mezzi pubblici è un’esperienza antropologicamente impagabile, soprattutto per chi non lo ha mai fatto prima
7. perché si rischia un po’ meno di spiattellarsi al suolo e farsi arrotare in bicicletta o in motorino
8. perché le città sono fatte anche per respirarci dentro
9. perché ogni tanto vinciamo pure noi che non vinciamo quasi mai
10. perché altrove tutti quelli che l’hanno provata hanno imparato ad apprezzarla e adesso non tornerebbero indietro per nessun motivo. tutti, perfino quelli che si comprano il suv e dentro il suv si credono fichissimi.

per tutto questo e per molto altro a elastigirl l’area C a milano piace parecchio, ancora di più di quanto avesse immaginato.

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tutta colpa del meridionale

“uh signur benedètt! sembra che stia passando un treno qui denter”
“dentro dove?”
“qui denter! nel tuo torace. senti qui che roba!”
“cof cof cof”
“uh mamma, elasti. mi fai paura”
“eh, lo so, dottore. son due mesi che vado avanti a tossire”
“brava tusa! quanto tempo volevi aspettare ancora prima di venire a farti vedere? fammi sentire i linfonodi al collo… oh mamma mia. sei cunscià da trà via, tì!”
“già…”
“l’è tutta colpa de quel lì… il meridionale che hai sposato. l’è minga terùn el tu spus?”
“mio marito? ehm, sì, è barese”
“appunto. tutta colpa sua se stai così”
“però non mi ha contagiata. lui sta benissimo”
“ma certo! è così che funziona con i meridionali! loro stan sempre bene! uah uah uah!”
“dottore, per piacere! va bene che è leghista, che va a celebrare il giuramento di pontida e a fare i riti tribali con i suoi amici, però si ricordi che io sono sua paziente da prima e che se avessi saputo…”
“ti sto prendendo in giro, elasti. lo sai che, da quando ci sono quei tre piccoli padani dei vostri figli, anche tuo marito ha un posto nel mio cuore”
“adesso non esageriamo”
“già, non esageriamo. comunque tè ti prendi l’antibiotico e ti fai pure l’aerosol”
“posso andare in bicicletta?”
“va a ciapà i ratt, elasti!”.

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nemmeno la forza per un post

fiaccata da:
1. un’ansia strisciante per nonno A che, tornato in ospedale per una coronarografia volante e di puro scrupolo pre-operatorio, ha scoperto di avere bisogno di un by-pass perché, quando si decide che c’è un cedimento strutturale, o si fa sul serio o niente
2. una tosse che ha compiuto due mesi
3. un raffreddore che ha compito due settimane
3. la fermentazione della sbobba birrosa e maleodorante nello sgabuzzino
4. il dubbio se lo hobbit grande abbia veramente l’influenza o stia impunemente fingendo, buggerando così la sua mamma credulona e chioccia
5. un pomeriggio trascorso in piscina (senza lo hobbit grande devastato, per finta o per davvero, sul divano)
6. un’inquietudine lavorativa diffusa
7. uno sfrenato, ardente ma irrealizzabile desiderio di dormire tantissimo
8. i postumi di un corto circuito seguito da black out e inagibilità di tutti gli elettrodomestici essenziali che oggi hanno inspiegabilmente ripreso coralmente a funzionare ma di certo stanno nascondendo qualcosa
9. un inappagante e intermittente rapporto telefonico con mister incredible, al momento a cena in un ristorante londinese che si chiama come uno dei due amici immaginari dell’elasti-infanzia. quello cattivo però, non il buono che rispondeva al nome di ciucciotto-cocco
10. l’assenza di cioccolata nell’armadio della cioccolata.

per i suddetti motivi questa sera elasti-girl non è in grado di scrivere un post.

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fermentazione, tosatura e altre faccende

mister incredible è rientrato dal convegno di economisti americani tristoni, senza regali compensativi, senza avere espiato nulla e probabilmente senza i sensi di colpa che avrebbero invece divorato elastigirl se fosse stata lei a tornare dopo una settimana in giro per il mondo. è rientrato però di ottimo umore.
“mo’, cos’è quello sfaccimmo di scatolo nel corridoio?”
“come cos’è? non ti ricordi? è il regalo dei tuoi fratelli, la zia matta e lo zio con l’orecchino al naso, insieme al sociologo guatemalteco e alla zia romana. il kit per fare la birra in casa”
“mo’. fichissimo”
“va be’, io vado a fare la spesa all’ipermercato. mi porto lo hobbit di mezzo perché deve fare le fototessera per l’iscrizione alla scuola elementare che solo il pensiero mi agita”
“ok. sappi che io mi sento faber”
“non voglio sapere, grazie”.
e mentre elastigirl faceva la spesa e lo hobbit si fotografava chiuso dentro una macchinetta, l’iperattivo homo faber sterilizzava gli attrezzi del piccolo birraio barese dentro enormi pentoloni e contemporaneamente, armato di tosatore, faceva scempio delle chiome del primo e del terzogenito.
“ma… ma… cos’hai fatto?!”
“ho preparato tutto per la fermentazione. possiamo farla insieme…”
“ma no, sulle teste di quei poveretti!”
“non sono bellissimi?”
“no”.

adesso che lui è ripartito, dallo sgabuzzino proviene il costante e inquietante gorgoglìo della fermentazione, insieme all’odore dolciastro del malto. il tosatore è sotto chiave, l’impianto elettrico dell’elasti-casa ha avuto un corto circuito e la luce se ne è andata, proprio all’ora di cena, mentre l’acqua della pasta stava bollendo e lo hobbit piccolo aveva una crisi isterica da fame. elastigirl e gli hobbit sarebbero ancora al buio se la vicina astronoma, elettricista mancata, non fosse intervenuta in loro aiuto restituendo l’elettricità a tutta la casa tranne in cucina. adesso funziona tutto a meraviglia tranne il frigorifero, il forno, la lavatrice e la lavastoviglie. ma nella vita non si può avere tutto.

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mi piace lavorare

un giovedì qualsiasi che potrebbe essere anche oggi, nell’elasti-redazione.
“tu lo sai di avere addosso un maglione color ottanio, vero?”
“ti devo assolutamente raccontare la barzelletta della mela e della pera in chiesa”
“vado a prendere un ginseng”
“state ballando sul titanic che affonda, stronzi”
“ma tu hai visto la foto sul tesserino aziendale della collega E.? conturbante”
“caccia fuori la foto”
“qualcuno ha un moment?”
“io ho l’oki”
“sta per parlare draghi”
“buono l’oki! posso averne uno?”
“mi sono svegliato stamane con un trapano che mi bucava l’occhio destro”
“l’unica cosa che amo fare sono le cascate di ghiaccio”
“a me ‘sta cosa che l’angela si sta un po’ innamorando del mario piace da morire”
“angela? mario? sono amici tuoi?”
“certo, la merkel e monti. all’angela il mario piace parecchio. si vede benissimo”
“ci sono una mela e una pera in chiesa che si devono sposare”
“hai telefonato in kazakistan per la storia di unicredit?”
“c’era una tizia qui fuori in lacrime”
“bel cappottino”
“in kazakistan telefoni tu”
“secondo me nicolas rosica”
“nicolas?”
“sarkozy, quanti nicolas conosci?”
“fa molto anna karenina”
“come sta tuo padre?”
“ho l’impressione che tu abbia superato quell’obsoleta e borghese distinzione tra capi invernali ed estivi”
“sì. forse è per questo che ho la bronchite da due mesi”
“se il catarro è giallo è batterica. hai guardato il colore?”
“siete disgustose. me ne vado”
“faccio uno shut down e vedo se la mia vita migliora”
“io prima o poi prendo un fucile e lo uso. lo uso, eh?! poi non andare a scrivere in giro che non vi avevo avvisati”.

ps per evitare domande inopportune e dolorose, a proposito del post di ieri. tanto rumore per nulla. mister incredible non ha trovato né il libro della kinsella (effettivamente è uscito prima in italiano che in inglese, misteri dell’editoria globale) né una serie tv che lo convincesse. quindi, alla faccia dei sensi di colpa e dell’espiazione, è tornato a mani vuote e con la barba sfatta.

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espiazione

“pronto, elasti? sono io”
“prego?”
“mister incredible!”
“mister chi?”
“non fare la scema. ti chiamo dall’aeroporto”
“l’aeroporto di cosa? miami? chicago? kuala lumpur? topolinia? ho perso le tracce di un tizio che aveva un nome simile al suo la settimana scorsa… comunque non abbiamo bisogno di niente, non compriamo niente, molto gentile, grazie, buonasera”
“eddai. sono a londra, sto tornando a casa”
“pensavo fossi rimasto a chicago, al convegno degli economisti tristoni”
“senti, volevo chiederti…”
“dimmi”
“qual era il titolo del libro di sophie kinsella che hai detto che volevi?”
“non mi ricordo. c’entrava con un numero di telefono…”
“va be’, lo cerco, non ti preoccupare”
“non mi preoccupo, infatti”
“e poi, avevo pensato di prendere una serie tv da vederci insieme finalmente. a te cosa piacerebbe?”
“non so, grey’s anatomy o mad man o doctor house o how i met your mother o the sopranos o flashforward o brothers and sisters o the mentalist o… boh, abbiamo visto solo lost…”
“va bene… ci penso io. invece per gli hobbit…”
“guarda che natale è appena passato. non c’è bisogno di… a meno che… va be’, senti, fai come vuoi”.

mister incredible è partito mercoledì scorso per londra, poi è andato a chicago, poi è entrato in un buco nero di due giorni, poi era in viaggio, in uno spazio aereo non meglio identificato, poi, mentre elastigirl, con la voce della strega di biancaneve, si chiudeva in bagno per sfuggire agli attacchi di tre mostri, lui era a londra di nuovo, in un aeroporto, a cercare regali per i congiunti.
non ci sono dubbi: quell’uomo si sente in colpa. bisogna lasciarlo espiare liberamente.

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