candidata tre

mister incredible, probabilmente non a torto, sostiene che, per fare una scelta sensata e con cognizione di causa, il campione deve essere più ampio possibile.

elastigirl, in vita sua, non ha mai occupato ruoli che richiedessero lunghi colloqui con sconosciuti, volti a una qualche forma di selezione professionale. e ora che sta incontrando, a ritmi serrati, giovanotte americane pronte a partire per l’europa e a passare alcuni mesi in una famiglia con quattro maschi in una città ignota, in cui parlano una lingua incomprensibile, ha capito che la gestione delle risorse umane a tempo pieno è un lavoro che non fa per lei e che la fiaccherebbe in tempi brevissimi.

dopo R che sa sparare dalla più tenera infanzia e dopo C che va a cavallo e mette wildlife&kids nello stesso calderone, è stata la volta di N, candidata numero tre per il posto di ragazza alla pari nell’elasti-famiglia.

- ha un nome e un cognome da supereroina dei fumetti

- è alta quanto due elastigirl una sopra l’altra

- ha le spalle larghe quanto quelle di tre hobbit uno accanto all’altro

- ha lunghissimi dreadlock (quanto tempo bisognava stare senza lavarsi i capelli per farsi venire i dreadlock?)

- quando era al liceo ha scoperto di essere un genio della musica, così si è iscritta contemporaneamente all’università per coltivare il suo talento. e adesso, a 19 anni, è già laureata

- per alcuni anni è stata una rockstar, insieme alla sua band di adolescenti, nota in tutta la valle del pioniere

- suona il basso e ha una passione per il jazz

- vuole andare via da qui

- è stata un’adolescente inquietissima, arrabbiatissima e cattivissima

- quando elastigirl le ha parlato dell’importanza di dare delle regole agli hobbit e di farle rispettare senza farsi mettere i piedi in testa, lei ha risposto: “no worries: i can be very intimidating if i want” ed elastigirl non lo ha messo in dubbio nemmeno un istante

- ha idee chiarissime sul suo futuro

- sorride con parsimonia ma, quando lo fa, diventa bellissima e mette molta meno paura

- dietro la corazza sembra avere una foresta fitta o un mare profondo, entrambi ipnotici, brulicanti e inesplorati

- parla con parsimonia

- ha un’aria indomita e selvatica

- non è esattamente anonima o convenzionale.

 

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candidata due

la ricerca della perfetta au pair per l’elasti-famiglia prosegue indefessa, infarcita di una sottile dose di stress e di sindrome della pazza stalker. domenica scorsa elastigirl ha braccato una innocente ventenne dagli occhi verdi a una festa di compleanno e, individuatala immediatamente come possibile ideale candidata, le si è seduta accanto e, con la tenacia dei poliziotti o degli ossessivi, l’ha bombardata di domande fino a far capitolare la vittima sfinita, con un “be’, sì magari ci penso. effettivamente un periodo alla pari in italia potrebbe essere quello che mi ci vuole in questo momento”.  ovviamente la poveraccia ha fatto perdere le sue tracce appena elastigirl si è distratta.

al di là dell’attività di stalking, che prosegue parallelamente a quella di selezione per le banali vie tradizionali, questo pomeriggio elastigirl ha incontrato la candidata numero due, che chiameremo C. di seguito, come di consueto, l’elenco dei suoi più e meno in ordine sparso, anche laddove più e meno sono categorie soggettive e di  ardua identificazione.

- ha occhi blu che ridono

- è la quarta di quattro fratelli

- è nata e cresciuta in una fattoria

- è grande tre volte elastigirl e probabilmente con una sberla sola potrebbe finirla

- fino ai 17 anni è andata a cavallo tutti i giorni

- è allegra e scoppia a ridere spesso e volentieri

- ha appena rotto con il suo fidanzato, dopo 4 anni insieme ma non sembra devastata

- i’ve worked with wildlife and with kids”, ha dichiarato, con l’aria di chi considera orsi, cervi, civette, tigri e bambini appartenenti a uno stesso insieme e richiedenti le medesime competenze professionali. e come darle torto?

- è voracemente onnivora

- la sua vita interiore non pare celare abissi insondabili. e questo è un gran bene

- ama anakin skywalker di guerre stellari

- elastigirl non ha osato chiederle se sa usare pistole, fucili, bazooka, pugnali o coltelli a serramanico.

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hold your breath

nella città di A i cimiteri sono posti belli, affacciati sulle strade e sulle case o davanti a panorami bellissimi. sono luoghi in armonia con il paesaggio intorno e non non posti tetri, reclusi dentro recinti che impediscono la vista ai passanti e l’interazione con il mondo fuori. anche la morte, quando è così indissolubilmente, fisicamente legata alla vita, ha un volto più familiare e fa meno paura. almeno così pensava elasti, prima di questo pomeriggio.

ore 15, in macchina, in transito dal campo estivo naturalista degli hobbit maggiori a quello fricchettone dello hobbit piccolo.
“cosa fai, hobbit di mezzo? stai soffocando?”
“…”
“ehi??? là dietro? tutto bene?”
“sì, mamma, tranquilla. questo qui sta solo trattenendo il respiro fino a quando superiamo il cimitero”
“e perché mai?”
“perché me lo ha detto ar jei”
“chi sarebbe ar jei?”
rutesh jr, un mio amico al campo. me lo ha spiegato quando eravamo sul pullmino, andando in gita in montagna”
“e cosa ti ha spiegato?”
“mi ha spiegato che quando passi vicino a un cimitero devi shut your mouth and  hold your breath, chiudere la bocca e trattenere il respiro, finché non lo hai superato”
“ti ha anche spiegato perché? secondo me lo avevi stordito di parole e voleva farti stare zitto per un po’”
“ma no! se respiri, qualche anima di morti cattivi potrebbe entrarti nella bocca e possederti”
“e se invece non respiri…”
“sei bello al sicuro. io non è che ci credo veramente a questa cosa che dice rutesh. ma nel dubbio…”.

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non mi sento troppo bene

nella città di A, l’elasti-famiglia ha un posto preferito dove fanno le colazioni più buone del sistema solare o forse dell’universo. negli ultimi due anni elastigirl è diventata triste e bacchettona nei confronti delle gioie della trasgressione alimentare ma posti come quello riescono a sedurla e a farle abbassare una guardia altrimenti implacabile.

stamattina, insieme a due amiche, sono andati tutti quanti in questo luogo di perdizione e felicità e lei, presa da un pancake ai mirtilli, uno alla mela e cannella, dal burro, dal caffè e dallo sciroppo d’acero, è andata in estasi, cadendo in deliquio e dimenticandosi degli hobbit che, intorno a lei, si concedevano la loro orgia sconfinata.

“bene, direi che possiamo andare, a questo punto. che dite? così liberiamo anche il tavolo. guardate che coda c’è lì fuori!”

“ehi! hobbit grande! cosa fai lì accasciato sulla sedia! sei verde! che succede?”

“sto male”

“effettivamente sembra che tu stia boccheggiando… usciamo ché un po’ d’aria ti fa bene”

“non credo di riuscire ad alzarmi…”

“eddai! vieni qui. dammi la mano. ti tiro su io”

“va meglio?”

“no. ho bisogno di sdraiarmi. posso buttarmi sul marciapiede?”

“credo che qui nessuno farebbe una piega ma preferirei che evitassi di fare teatro”

“mamma, non è teatro questa volta!”

“allora le altre volte è teatro?”

“no, cioè… sto male!”

“scusa, ma cosa hai mangiato?”

“un sacco di roba… non mi ricordo”

“mi faresti un elenco? prova a concentrarti”

“uhm… tre pancake al cioccolato con burro e sciroppo d’acero”

“però! è normale che tu sia appesantito”

“poi otto fette di bacon con molto ketchup”

“accidenti! ecco perché stai male!”

“poi sei toast con ancora un po’ di ketchup”

“…”

“e alla fine un pezzo di waffle con panna e fragole con ha avanzato il medio”

“oh signur! e io dov’ero mentre tu ti strafocavi?”

“davanti a me che chiacchieravi e mangiavi i tuoi pancake…”

“mannaggia. vieni qui, andiamo subito a casa”

“ah. ho assaggiato anche un french toast, ma aveva i mirtilli che sono leggeri”.

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giornata tipo

nella città di A, massachusetts, le giornate si susseguono felicemente, con ritmi piuttosto regolari e rassicuranti. elastigirl si gode la ripetitività della routine, con gratitudine. E ha l’impressione di ricaricare le sue pile, che poi è lo scopo delle vacanze.

ore 7. sveglia. ma talvolta anche alle 5 o alle 6, un po’ per il jet lag, un po’ perché il workaholic mister i mette alle 5 una sveglia per lavorare in solitudine e talvolta elastigirl la sente e non è più capace di riaddormentarsi e allora si innervosisce terribilmente e più si innervosisce meno si riaddormenta. prima di uscire bisogna pensare al maledetto lunch box moltiplicato per tre, perché qui i campi estivi e le scuole non provvedono al cibo e così ogni mattina bisogna inventarsi qualcosa e alla terza mattina la tentazione di fare come gli americani che infilano pane, burro di noccioline, marmellata e patatine gusto barbecue è altissima. ma loro sono italiani e hanno una loro fama e rispettabilità da salvaguardare e quindi mister incredible fa la pasta al forno o la focaccia barese e si sente il superman dei lunch box. e un po’ lo è.

ore 830. consegna degli hobbit maggiori al campo estivo naturalista. lo hobbit grande, appena arrivato alla base, fa finta di non appartenere all’elasti-famiglia e di esser un tizio di passaggio ma terribilmente inserito.

ore 9. consegna dello hobbit piccolo al campo estivo con il reggio emilia approach e con testagrossa che viene immediatamentel localizzato e attentamente, seppur con una magistrale noncuranza, monitorato.

ore 910. romantico caffè senza figli in un barettino nel bosco pieno di fricchettoni.

ore 930. casa. mister i lavora in una stanza, elastigirl in un’altra e comunicano urlando in questa enorme casa in affitto a metà tra il bates motel di psyco e la scuola di hogwarts di harry potter.

ore 12. mister i va a nuotare in piscina, elastigirl va al recreation center dell’università per un folle corso che si chiama insane body challenge con la meastra tracy che ha lo sguardo allucinato e ipnotico dei pazzi.

ore 1330. mister i va a lavorare e amoreggiare con il suo fidanzato e coautore giapponese hiroshi. elastigirl torna al bates motel e si gode un’ora di beatitudine totale leggendo i giornali su internet, mangiando yogurt, cereali alla banana con semi di zucca e quintali di frutti di bosco che puntualmente le fanno venire mal di pancia ma ne vale la pena.

ore 15. ritiro degli hobbit dai rispettivi campi estivi e successiva attività ricreativa al parco, al lago o dal gelataio con le mucche vere incorporate sul retro.

ore 17. ricongiungimento con il pater familias e rientro a casa per docce, rilassamento, risse in giardino con e senza pallone, cena, visione di qualche programma super trash, tipo american ninja warriors che in italia sarebbe assolutamente proibito.

ci sono probabilmente tanti modi di pensare alle vacanze perfette quante sono gli esseri umani. giornate così, per elastigirl, sono un’ottima approssimazione di quella perfezione lì.

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inquietanti derive

la città di A, in massachusetts, è un inno urbano al politically correct. qui uomini barbuti circolano con gonne a balze e le donne non si depilano perché la dolorosa guerra al pelo è una inaccettabile concessione a un modello retrogrado maschilista e risponde a canoni estetici perversamente sadici. si praticano il pacifismo e la tolleranza ovunque, al supermercato e agli incroci. lo yoga è preferito al jogging, le proteine delle bacche sono preferite a quelle della carne, un accomodante linguaggio del corpo è preferito alla dialettica del confronto verbale. le parole e il loro, seppur inconsapevole, uso inappropriato possono inchiodarti per sempre alla tua improntitutudine e condannarti a vita al pubblico stigma. dire “oriental”invece di “asian” è offensivo, “sex”invece di “gender” è inammissibile, “wife” o “husband” invece di “partner” è indice di chiusura mentale.

“questa è musica da coleani”

“ma che dici, hobbit piccolo?”

“questa canzone, alla ladio, fa schifo. è musica da coleani”

“musica da coreani???”

“sì, coleani come testaglossa”

“amore, testagrossa si chiama david e non testagrossa”

“ma è coleano e io lo odio”

“smettila di fare così. ti sei fissato con quel poveraccio. è un bambino, come te, come i tuoi fratelli e come gli altri bambini del campo estivo americano. ma come ti vengono certe idee? se ti sentissero le tue maestre, che chiamano tutti ‘friends’, predicano l’amore universale e l’armonia globale inorridirebbero. secondo me ci caccerebbero dalla città di A, anzi dall’intera valle dei pionieri”

“testaglossa picchia, anche se si è tagliato i capelli”

“ok, ne parliamo con le maestre. però con loro non tirare mai fuori questa cosa dell’odio per testagrossa che è coreano”

“va be’, intanto puoi cambiale questa musica che mi fa schifo?”.

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ora che c’è la mamma

lunedì sera, a cena. città di A, massachusetts.

“posso assaggiare la tua birra, papà?”

“stai scherzando, vero?”

“ma…”

“lo sai che i bambini non possono bere la birra e gli alcolici in generale”

“umpf. che palle”

“come parli?”

“veramente, papà…”

“basta! non voglio sentire espressioni del genere!”

“certo che ora che c’è la mamma…”

“ora che ci sono io, cosa, hobbit di mezzo?”

“niente, elasti!”

“come niente? cosa stavi dicendo amore? cosa succede ora che ci sono io?”

“be’. la vita in questa casa è tutta cambiata… sono sparite tutte le libertà che avevamo quando eravamo soli con papà…”

“ah, interessante. mister i, di quali libertà parlano?”

“ma nessuna in particolare… così in generale, tra noi maschi eravamo più… rilassati”

“volete farmi qualche esempio?”

“ma no, elasti, non ci sono esempi… è più che altro l’atmosfera…”

“be’, con papà potevamo assazzale la billa”

“la birra???”

“certo! e potevamo anche dire parolacce!”

“e cose volgari o inappropriate!”

“e poi potevamo anche non lavarci, se non avevamo voglia!”

“ma fantastico! c’era anche il rutto libero?”

“ma che dici, elasti?”

“non so… sono pronta a qualsiasi cosa!”

“possiamo dirglielo, papà?”

“…”

“cosa, tesoro?”

“la sera mangiavamo hot dog ammucchiati sul divano, guardando film violenti e inadatti”

“ma non è vero!”

“e poi…”

“ok! basta così! non voglio sapere niente. facciamo finta che questa conversazione non ci sia mai stata. torniamo indietro a ‘posso assaggiare la tua birra, papà’, ok?”

“posso assaggiare la tua birra, papà?”

“stai scherzando, vero?”

“certo che sto scherzando. i bambini non bevono mai la birra. e non dicono mai parolacce. e fanno la doccia tutti i giorni. e mangiano cibi sani seduti composti a tavola”

“esatto, hobbit grande”

“e non si drogano nemmeno, i bambini”

“ok, grazie. fermiamoci pure qui”.

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indefessa socialità

venerdì sera sono andati a cena da un economista marxista pachistano che ha una moglie con i ricci e un bambino che ama messi. con loro c’era hiroshi, il fidanzato giapponese di mister i che, come penelope, lo ha aspettato un intero gelido inverno nella città di A, e un padre, una madre e una figlia sedicenne brasiliani, parecchio provati dalla disfatta mondiale. i bambini hanno mangiato pasta agli hot dog, con enorme soddisfazione. i grandi, pollo con lenticchie. alla fine tutti hanno divorato gelato al gusto di pasta di biscotto, cioccolato pralinato, crème caramel con torroncino e una non meglio identificata mud pie.

sabato mattina hanno invitato, per il brunch, un altro economista marxista, questa volta americano, sua moglie antropologa e i suoi figli amanti delle biglie, di qualsiasi gioco da tavolo e della crostata al cioccolato. naturalmente è venuto anche hiroshi che a un certo punto è scomparso. era a giocare a racchettoni con lo hobbit piccolo ed è stato possibile ritrovarli, nascosti in un angolo remoto del giardino, solo grazie alle grasse risate che accompagnavano la performance. l’antropologa intanto raccontava che a settembre terrà un corso in cui spiegherà agli studenti l’antropologia attraverso i giochi di società. l’allegra combriccola si è fermata a vedere la partita fino alle sei di pomeriggio. subito dopo è arrivata brenda, la ex vicina di casa ora amica e membro acquisito dell’elasti-famiglia. insieme hanno mangiato patate al forno e avanzi del brunch. elastigirl ha buttato dentro al lavandino tritatutto dei film americani delle bucce di limone, con conseguenze devastanti a cui ha rimediato, sacramentando, mister i, armato di sturalavandini oversize, che qui si chiama plunger.

domenica mattina, cioè oggi, sono andati a una spiaggia segreta sul fiume, raggiungibile attraverso un cimitero e poi un bosco. lì avevano appuntamento con S, uno dei tanti bizzarri e fantastici personaggi conosciuti nel corso dei soggiorni nella città di A. S è una delle insegnanti della reggio preschool frequentata prima dagli hobbit maggiori e ora dal piccolo. vive in un minuscolo cottage nel bosco, come la signorina dolcemiele di matilda di rohal dahl, ha antiche origini finlandesi ed è una creatura a metà tra un supereroe nordico e un elfo. è stata tempo fa adottata prima da elastigirl e poi dall’intera famiglia. S da un anno ha una fidanzata di cui è terribilmente innamorata e aveva l’urgenza di procedere con le presentazioni ufficiali. “S ha una fidanzata femmina?”, ha chiesto lo hobbit piccolo attraversando il cimitero. “già”. “stlano”, ha commentato e, arrivati sulla spiaggia, le ha regalato un sasso bucato e un granchio morto in segno di amicizia tra i popoli e le famiglie. tutti insieme hanno fatto un gran pic nic e qualcuno si è coperto di argilla dalla testa ai piedi. ma non elastigirl ché la prospettiva di doversi poi lavare buttandosi nell’acqua gelida era, di per sé, agghiacciante.

non pago di questa indefessa socialità, mister i ha invitato, appena rientrati a casa, la famiglia di pachistani a vedere la finale dei mondiali nell’elasti-casa. e la sconfitta dell’argentina, per cui tutti tifavano, è stata accompagnata da bizzarre patatine, salsa piccante al pomodoro e molto gelato al gusto mud pie. “e hiroshi? non lo hai invitato?”, ha chiesto elastigirl. “no, a lui, del calcio, non importa niente”, ha risposto, affranto, mister i. “un velo peccato”, ha aggiunto lo hobbit piccolo, parimenti desolato.

ora è sera e fuori piove. anzi, diluvia.

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candidata uno

da settembre l’elasti-famiglia, per una serie di cambiamenti in corso, fortunatamente nessuno traumatico, anche se forse qualche trauma ci sarà ma lo si affronterà lì per lì, avrà assoluto e vitale bisogno di una ragazza alla pari, che smette di essere un aiuto ma diventa colonna portante di una organizzazione sempre più complessa.

sfortunatamente la meravigliosa eliza, dopo due primavere consecutive passate nell’elasti-casa, non è più disponibile ma si è offerta di trovare qualche candidata tra amiche e conoscenze.

oggi, nella città di A, più precisamente nella casa in affitto, a metà tra il set di harry potter e quello di psyco, si è presentata R, la candidata numero uno. ecco alcune delle sue caratteristiche che verranno utili poi in fase comoarativo-decisionale:

- ha gli occhi blu

- ha i capelli lunghi castani

- è ufficialmente fidanzata, anello compreso, ma non pensa di sposarsi nel futuro immediatissimo, tipo domenica prossima o a settembre

- ha 22 anni e si è da poco laureata in qualcosa di incomprensibile per elastigirl ma che ha dentro parecchia filosofia

- nel futuro remoto vuole diventare docente universitaria

- ha insegnato ai bambini dell’elementari

- non è andata a scuola ma ha fatto home schooling insieme ai suoi tre fratelli più piccoli

- non sempre rideva alle battute di mister i

- il suo papà, da piccola, le ha insegnato a sparare

- sa tutto di coltelli e armi bianche, avendo fatto la guida in un museo di armi antiche

- ha una passione per coltelli e pugnali e si rammarica di non poter portare in italia la sua collezione per giocarci con gli hobbit

- ama viaggiare

- mangia tutto e assaggia anche quello che le fa schifo perché nella vita non si sa mai

- si è chiusa in cantina dieci minuti con gli hobbit e ha decretato che il fucile che, per il terrore di elastigirl, è lì residente è scarico e innocuo. il teschio accanto al fucile scarico non l’ha impressionata nemmeno in po’.

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il demone del jet lag

non importa se, solo qualche ora prima, ti sentivi wonder woman e se a un certo punto hai pensato che non ti sei mai sentita meglio in tutta la vita. non importa nemmeno se, per 40 dollari, ti sei iscritta per un mese intero a quello che qui chiamano recreation center ed è una palestra su tre piani con dentro anche tre campi da basket, una pista olimpica e, subito fuori, due campi da calcio (“il pane a chi non ha i denti”, dice sempre mister i quando ci passa davanti) e hai già fatto una lezione di ibc con tracy, senza sapere nemmeno cosa volesse dire. non importa nemmeno se, quando hai saputo che ibc sta per ‘insane body challenge’, hai capito molte cose, compresi l’estasi grondante sudore di una tracy microfonata e lo sguardo allucinato dei partecipanti al corso, ma non per questo ti sei arresa. non importa se hai guidato sola, per le vie della città di A, con la radio a tutto volume, sfoggiando un paio di occhiali da sole nuovi di zecca (“mamma! quegli occhiali sono rosa! togliteli subito! mi imbarazzi!” “amore, le mamme sono fatte apposta per imbarazzare i figli, alla tua età. me lo ha detto patrick, il counselor del campo estivo naturalista che ti piace tanto. quindi no, non me li tolgo questi occhiali bellissimi”). non importa nemmeno se sei andata a fare la spesa e subito dopo hai fatto le polpette e hai letto tre libri allo hobbit piccolo mentre i maschi maggiori guardavano la partita. non importa se vuoi essere esattamente dove sei.

lui, a un certo punto, implacabile, arriva. è il demone del jet lag. e ti spezza le gambe e la voglia di stare lì. lui arriva, intorno alle otto. e perdi l’energia, l’entusiasmo, la capacità di ascoltare. e non hai più forza di fare nulla. nemmeno di lavarti i denti e spogliarti. hai solo voglia di dormire, ora subito, senza porre nulla in mezzo. lasciatemi stare, lasciatemi andare, non ditemi nulla, tanto non capisco la vostra lingua. fate finta che non esista. no, non sto male. voglio solo strisciare verso il mio letto. no, non sono arrabbiata. sì, vi voglio un sacco di bene. però no, non posso stare con voi. non posso stare al mondo. buonanotte. ciao. no, non mi interessa se sono le otto. il demone è dentro di me. o chiamate un esorcista o mi lasciate svenire in pace in un angolino. ciao.

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