loro

lui se ne sta seduto lontanissimo e guarda assorto l’orizzonte, con la spavalda noncuranza dei ragazzini, le spalle che sembrano farsi ogni giorno più larghe e una virilità ruvida e fragile. fa finta di non conoscerli, come se fosse solo al mondo, lui, l’accappatoio, la cuffia, il costume blu e nient’altro.

lui ha la cuffia in testa da almeno mezz’ora. se l’è infilata in macchina per mettere in imbarazzo il fratello grande e bacchettone e non se l’è più tolta. i capelli pazzi gli escono da sopra, da sotto e dai lati. se lo guardi, noti l’inquietudine, gli occhi tondi da civetta, il moto perpetuo. si siede accanto a lei, si alza, controlla il livello dell’acqua, scambia due chiacchiere con un istruttore, saluta un amico, si risiede, si avvicina alla vasca dei piccoli, dà istruzioni a un ragazzetto minuscolo che pensa ad altro. chiaramente è turbato perché tutto quel caos avrebbe bisogno di una raddrizzata ma lui non ha il tempo di occuparsene anche se, ne è certo, sarebbe un ottimo capo, lì dentro.

lui è di gommapiuma, sulle ginocchia di lei. ha le gambe ciondoloni e gioca con la sua collana, osservando, torvo e diffidente, quel microcosmo acqueo. per tenere la tensione sotto controllo parla, ininterrottamente. di tutto. del bocchettone che sputa aria fredda poco più in là, degli animali galleggianti, delle ciabatte che scivolano sul bagnato, dei denti che cadono e poi crescono, dei sogni, di quell’istruttore pieno di tatuaggi, di dove se ne andrà lei quando lui entrerà in acqua e inizierà la sua lezione.

loro sono gli hobbit, al giorno uno di piscina. lei è elastigirl che forse un giorno rimpiangerà questi pomeriggi in un inferno umido di cloro.

segreti

ore 17

“ciao mamma!”

“ciao ragazzi!”

“come mai quel sorriso?”

“mmmh… niente… sono contenta di vedervi!”

“dove sei stata?”

“al… cioè da nessuna parte. ma poi perché tutte queste domande? non si può nemmeno uscire un paio d’ore in questa casa senza dover rendere una deposizione scritta? manco fossi in libertà vigilata!”

“hai un fidanzato segreto, mamma?”

“no! non ho nessun fidanzato segreto! sono uscita da sola, a fare cose, per i fatti miei”

“e pelché non hai i sacchetti della spesa?”.

elastigirl, alla fine, nonostante il terzo grado e il fare inquistorio hobbit, non ha confessato. perché preferisce che i suoi figli sospettino l’esistenza di un amante, incontrato clandestinamente tra le tre e le cinque di un lunedì pomeriggio, piuttosto che rivelare loro la verità nuda e cruda.

ebbene sì. oggi lei, di nascosto, è andata al cinema. e non ha nemmeno visto una retrospettiva sudcoreana o un film muto degli anni  ’20 o un documentario sulla crisi profonda del maschio francese. no, niente di tutto questo. è andata da sola, in una multisala, si è seduta di fronte al centro esatto di uno schermo gigantesco, e ha visto lucy di luc besson, ridendo, piangendo, lasciandosi travolgere dagli inseguimenti di auto e dagli effetti speciali e innamorandosi di scarlett johansson. è stato bellissimo. così bello da doverlo tacere.

 

è tardissimo

“ragazzi! presto che è tardi. su, veloci! andate a lavarvi i denti e tutti a dormire!”

“mamma, ma…”

“niente ma! è notte fonda! non è ammissibile che siate, anzi siamo, ancora svegli a quest’ora!”

“ancora 5 minuti…”

“stai scherzando, vero? di corsa a letto. io tra esattamente sette secondo stramazzo al suolo. uno, due, tre, quattro…”

“sembla di essele in plizone”

“buonanotte! basta! non voglio sentire volare una mosca!”

“mamma…”

“cosa c’è ancora?”

“sono le 8 e un quarto… tu ti rendi conto che stai un po’ esagerando?”

“ah. veramente? hai ragione… mi sembrava più tardi… va be’! andare a letto presto non ha mai fatto male a nessuno, comunque!”.

aveva già, strutturalmente, la sindrome del bianconigio ritardatario di alice nel paese delle meraviglie. adesso che ha un nuovo lavoro e la sveglia alle 4 del mattino (4,05 per la precisione), raggiunge virtuosismi di maniacalità che, prima o poi, le si ritorceranno contro.

l’erede del grande magolin

“questa sela mi hai dato il pizama che mi ha legalato magolin, mamma”

“non te l’aveva regalato la nonna?”

“no, è un legalo del glande magolin. non lo puoi sapele tu, mamma. non eli ancola nata quando me lo ha dato. e nemmeno io”

“ah, ma chi è il grande magolin?”

“non conossi magolin, mamma?? non è possibile! non conossi niente se non conossi magolin”

“non ne ho mai sentito parlare… ehi, hobbit grande! tu conosci magolin?”

“come no? il grande magolin è il più potente mago dell’universo”

“però! ed è amico nostro?”

“più che amico. è uno di famiglia…”

“pelò tla poco poco muole”

“oh povero magolin!”

“ma no! io sto aspettando che muole pelché così divento io il nuovo glande magolin”

“scusa, ma non capisco…”

“sì, mamma, forse non lo sai, ma lo hobbit piccolo è l’unico vero erede del grande magolin. qui stiamo tutti aspettando che magolin il vecchio muoia per potere incoronare il suo successore qui presente”

“che poi salei io!”

“ovvio”.

elastigirl ultimamente ha l’impressione di perdersi dei passaggi importanti della vita hobbit. e soprattutto che loro, e magolin, se ne approfittino.

caput mundi

“vedi? il fatto è che questo posto è dove succedono le cose, dove si incontrano le persone, dove si prendono le decisioni. il resto, dove stiamo noi, è periferia, sono propaggini dell’impero”.

elastigirl è andata a roma per 24 ore, tra le 24 ore più bizzarre e frenetiche degli ultimi anni. ha cenato con la cognata romana e le aringhe olandesi, ha dormito fino alle 4 del mattino, ha chiesto a un tassista di trovare delle edicole aperte di notte dove trovare dei giornali e, nonostante i numerosi giornalai nottambuli, nonostante una splendida roma deserta, nonostante l’impegno profuso dal tassista, alle 440 aveva recuperato solo la repubblica e il messaggero, ha sperimentato una diretta radiofonica ubiqua, con lo spaesamento e i possibili disastri che essa comporta, ha provato invano a dormire tra le 8,30 e le 9,30 in una casa vuota, è tornata alla radio, ha stretto 52 mani i 47 minuti, ha rischiato di incrociare abel ferrara, ha preso un altro taxi, ha conosciuto dei simpatici signori tedeschi, ha parlato della caduta del muro di berlino e dei 25 anni trascorsi da allora, ha assistito a una conferenza stampa, ha assaggiate strane noccioline al curry e ne è diventata dipendente, ha pranzato non lontana dalla stazione in un luogo di raro squallore e ha ripreso il treno per tornare a casa. e mentre lasciava roma, pensava che è un gran bel posto ma che forse, per la sua salute mentale, preferisce una quotidianità nelle grigie propaggini dell’impero.

 

tante cose

1. andare a prendere a sorpresa uno hobbit di mezzo a scuola. scorgere il suo sguardo pazzo da civetta in mezzo a decine di sguardi rotondi e trovarci uno stupore incredulo ed euforico.

2. avvicinarsi alla maestra di matematica e dirle “volevo solo salutarla ché ancora non ci ero riuscita” e sentirsi improvvisamente un po’ secchiona.

3. invitare a casa a giocare un amico dello hobbit di mezzo, quello stesso pomeriggio, senza alcuna programmazione.

4. trovare a casa lo hobbit grande e fare shopping online di jeans e camicie insieme a lui, scegliendo la taglia 13 anni.

5. mandare tutti a giocare in cortile e restare sola a casa con uno hobbit piccolo, a fare un puzzle e poi decidere che si potrebbe fare un romantico bagno insieme, approfittando di questo rarissimo momento di intimità.

6. preparare la cena, con calma.

7. vedere un pezzo di film sul divano tutti insieme.

se si trascurano la difficoltà di recuperare il sonno perso di notte durante il giorno e il conseguente fastidioso cronico torpore che ottunde sensi e movimenti, svegliarsi tutti i giorni alle 4, cominciare a lavorare alle 5 e seguire ritmi alieni e opposti rispetto a quelli di tutti gli altri adulti conosciuti, presenta aspetti inaspettati e sorprendenti, che non vanno sottovalutati.

lei

ha gli occhi blu, le lentiggini, i capelli dritti, lunghi e biondi, l’aria sana, allegra ed energica di chi è cresciuto in campagna, con tre fratelli, una mamma, un papà, i cavalli e le mucche. sorride spesso, parla velocissimo (“quella che diventò la mia migliore amica al liceo mi confessò dopo mesi che le prime due settimane di scuole non capiva niente di quello che dicevo” “non sai come questa cosa mi rassereni…”) ma si sforza di rallentare, è vivace, solida e affidabile. è tremendamente intraprendente: dopo tre giorni qui aveva già tre gruppi diversi di amiche su whatsapp, un blog, una comunità su facebook, due inviti per il weekend e un’agenda mondana fitta come la foresta pluviale. ha 22 anni, i nervi saldi, un’autorevolezza innnata e una forza placida e rassicurante. gioca a calcio, guarda le partite, è appassionata di guerre stellari e la sa molto più lunga di quel che non dia a vedere. mangia insalata e frutta, niente pesce, poca carne e molto burro di noccioline.

“volevo dirti grazie perché questa prima settimana è stata tostissima per tutti: molto complicata per me, impegnativa per gli hobbit e per giunta mister i non c’era. sono felice che tu sia qui con noi, come ragazza alla pari, cindy, e ti assicuro che tutto sarà più semplice, appena prendiamo il ritmo di questa vita che è nuova anche per noi. insomma, non so, spero che per te non sia stato un incubo questo inizio e, se per caso lo è stato, sappi che questi giorni non sono rappresentativi di niente. ecco, ci tenevo a dirtelo. perché io, di te, sono molto contenta e le cose belle bisogna dirsele. e pure quelle brutte, se ci sono”.

lei ha sorriso, è arrossita e ha detto grazie. elastigirl spera solo che non fugga.

il lato oscuro dell’alba

ore 3,40 am
tuuuu tuuuu tuuuu
“this is an answering machine. please leave a message after the tone. biiip”
non ci posso credere. non c’è. adesso mi viene una crisi di panico. inspiro, espiro, inspiro, espiro. probabilmente è morto in un incidente aereo. no, su internet avrei trovato la notizia di una catastrofe sulla linea londra-milano. allora c’è stato un tragico incidente sul malpensa express, l’autobus che lo portava in stazione dall’aeroporto. piantala! probabilmente è in ritardo e basta. perché non mi ha scritto? e perché il cellulare è spento. ah, già. lui, il cellulare, non lo accende mai, per principio. ecco, mi monta l’ansia. mi sembra di soffocare. e tra venti minuti suona la sveglia. e tra un’ora e venti devo essere a leggere i giornali. e tra due ore e venti sono in onda, in diretta. non sono in grado di affrontare tutto questo. mi manca l’aria. ora mi do fuoco e risolvo ogni problema. ok. riprovo a chiamare a casa sua a londra prima di cospargermi di benzina.

“mpf”
“ehi! sono io! perché sei lì e non qui? dovevi arrivare a mezzanotte! io mi sono svegliata e non ti ho trovato! pensavo fossi morto in un incidente aereo, o agonizzante sulla milano-varese dopo il ribaltamento del malpensa express. ma perché sei lì? e io come faccio? avevo detto a cindy, la ragazza alla pari, che domattina avrebbe potuto dormire, che avresti pensato a tutto tu. adesso cosa faccio? le ho anche consigliato di mettersi i tappi nelle orecchie per non essere disturbata! e ora? mica posso svegliarla alle 4, poveraccia! perché non sei partito? non sai che paura ho avuto e che ansia! credo di essere stata lì lì, sul ciglio di un attacco di panico. e i tre dormono di là…. perché non sei qui????”
“elasti, mi hai fatto prendere un tale spavento…”
“io???? io???? io che sto dormendo quattro ore per notte, che mi sveglio ben prima dell’alba, che ho cominciato il nuovo lavoro, e la prima media e la terza elementare e la terza asilo? io che pensavo di essere vedova…”
“elasti! ti avevo detto che sarei rientrato giovedì sera e non mercoledì!”
“non è possibile! sei sicuro?”
“ma certo! avevano ragione a dirti che il primo effetto di svegliarsi nel mezzo della notte è la perdita della memoria a breve. sei storditissima”
“ah. quindi è tutto a posto… devo solo trovare un modo perché cindy si svegli alle sette e svegli gli hobbit e li porti a scuola…”
“già”
“già. vado a prepararmi allora. prima però devo ricominciare a respirare”
“…”
“mannaggia. ma perché non sei arrivato ieri sera?”.

al giorno 4 del lavoro nuovo elastigirl perde un colpo al minuto, vegeta in stato confusionale, ha perso la facoltà di intendere e di volere ed è lucida solo per un’ora e 30 al giorno, almeno ci prova, tra le 6,05 e le 7,30. i margini di miglioramento sono enormi.

se fossi qui

se fossi qui ti chiamerei. e passeremmo un paio d’ore al telefono. o forse, dopo un po’, decideremmo di vederci, “per parlare da uomo a uomo”, come dicevi tu. se fossi qui ti racconterei che sono felice, come, professionalmente, non mi capitava di esserlo da anni. ti direi che, là dove sono ora, devo imparare tutto e che è una sensazione deprimente ed esaltante insieme, ma soprattutto è un privilegio. ti direi che ho fatto un salto nel buio ma al momento sono accecata dalla luce. ti direi anche che ho sonno, come mi capitava solo dopo le notti di volontariato in ambulanza, ma allora avevo vent’anni e non conta. perché svegliarsi alle 4 è una follia contro natura anche se, in realtà, quando sei in giro, in macchina, nella notte, e subito dopo, a leggere i giornali prima di tutti, da sola, in uno posto identico a com’era 50 anni fa e forse anche di più, ti sembra un po’ di essere tu ad alzare la saracinesca di una giornata nuova, ed è una cosa bellissima. ti direi che non ho paura e questo significa che sono cresciuta. e che mi diverto moltissimo e questo forse significa che sono nel posto giusto. ti direi anche che lo hobbit grande ha cominciato le medie ed è contento e dice a tutti che se le aspettava molto più difficili, anche se forse bisognerebbe spiegargli che due giorni non sono un campione rappresentativo di un anno. ti direi che il medio ha ancora quegli occhi enormi da civetta, spalancati dietro le tue spalle, in una fotografia della festa dei tuoi settant’anni. credo che ti farebbe molto ridere, come allora. e ti incanterebbe con la sua mente fatta per i numeri e le ossessioni. ma soprattutto ti racconterei del piccolo che hai conosciuto appena e che adesso è un grande all’asilo e si dà moltissime arie. se fossi qui vorrei che fossi orgoglioso di noi, anche se al momento ho l’impressione di avere pezzi che cadono da tutte le parti e che il caos, dentro e fuori, regni sovrano. vorrei che fossi qui, anche solo un momento, per condividere queste cose belle, ché l’idea che tu te le stia perdendo mi è insopportabile.

c

si comincia

ci sono gli hobbit, recuperati ieri a bari da elastigirl che, come una vera donna di mondo, è andata e tornata a milano in mezza giornata. ci sono il loro giochi sparsi ovunque perché dopo oltre due mesi di assenza dovevano riappropriarsi del territorio e devastarlo. c’è cindy, la ragazza alla pari, arrivata dal maryland e da una fattoria con i cavalli, le mucche, parecchi fratelli e un papà con il cuore spezzato per la partenza della sua bambina. c’è la sacchetta della scuola materna con il nome ricamato,  il cambio e l’asciugamano. c’è una cartella piena di quaderni per una terza elementare e uno zaino pieno di trepidazione per una prima media. c’è mister i che domattina partirà per londra. c’è elastigirl che ha preparato tutto, o almeno spera, e ha puntato due sveglie alle quattro.

ora si dorme. domani si comincia, a metà strada tra il panico e l’euforia molesta.