11

ciao, occhi blu o forse grigi o magari un po’ verdognoli. chi lo sa. in ogni caso ogni volta che mi inghiottono penso alle strane magie della lotteria genetica. ciao, capelli come tronchi che vorresti ti stessero dritti in testa e invece, come gli alberi, non si muovono.
ciao, ragazzo con le spalle larghe, i piedi ossuti e una virilità acerba e prepotente da piccolo uomo. ciao, tu che sei ruvido e ombroso e poi accogliente e luminoso, che sei insofferente e spigoloso e dopo un minuto generoso e tollerante. che canti a squarciagola e poi non parli più. che balli in cucina e affondi dentro il divano. che vuoi essere al centro e ai margini, alla luce e al buio, insieme e da solo. che vivi su un buffo ottovolante su cui spesso fai salire anche me e io un po’ mi diverto un po’ perdo il senno.
ciao tu, con la tua ironia acuta, il tuo sarcasmo, la tua grandiosa capacità di dire cose folli restando serissimo. che sei un attore nato e racconti storie implausibili a cui credo sempre e alla fine tu ridi e io mi sento scemissima. ma la volta dopo ci ricasco. che reciti interi spezzoni di film cambiando voce e personaggi. che fai maratone cinematografiche senza stancarti mai. che hai scoperto che leggere può essere un’attività divertente ma a scuola ci vai soprattutto per girare, fare cose e vedere gente.
ciao tu, che io vedo bellissimo e non mi capacito di come sia venuto così bene, ché se ti avessi immaginato mica sarei stata capace di farti come sei, con quegli occhi di un colore alieno, quel naso, quella bocca e tutto il resto.

ciao, tu che senti anche quando non ascolti e vedi anche quando non guardi e cogli sfumature e parole e sguardi e nasconderti qualcosa è impossibile. ciao, tu che sei discreto e leale e integro. ciao, tu che conosco e riconosco e per questo ogni tanto mi preoccupi, mi esasperi, mi disarmi.
ciao, tu che ogni tanto non ci sopporti e dici che ti imbarazziamo e che dobbiamo sforzarci di fare i normali e allora tuo fratello alza gli occhi al cielo e dice “certo, è un preadolescente!” e passa oltre con una sapienza che dovrei imparare anche io.

ciao tu, che sei ipnotico e complicato, che sei simpatico e sottile, che mi hai sedotto 11 anni fa e non mi sono ancora ripresa e probabilmente non mi riprenderò mai, che sei il mio bambino che diventa grande.
tanti auguri
la tua mamma.

Share on Twitter

un toccasana

l’università di mister i e il suo ufficio, con una lavagna su cui gli hobbit hanno fatto disegni e scritte parecchio dissacranti. gli studios di harry potter che sono a metà tra una magia e una follia. piccadilly e hamleys che è un negozio di cinque piani solo di giocattoli, hampstead heath con amici simpatici e un pallone, forbidden planet che è un altro posto culto per hobbit, alcuni quadri selezionati della national gallery, la visione serale di wolverine tutti appiccicati su un divano troppo piccolo per loro. covent garden, soho e saint james park dopo l’arrivo della maratona. un po’ di sole, molto vento, un po’ di freddo, grandi camminate, giochi scemi e chiacchierate demenziali. metropolitana e moltissimi autobus, soprattutto il 25, al secondo piano. e poi dormite. dormite fantastiche senza sogni e senza pensieri. elastigirl temeva di non esserne più capace e invece no, è stata bravissima, quasi una professionista del sonno.

i tre giorni londinesi, regalo di mister i per tre compleanni familiari su cinque, sono stati grandiosi. e non solo perché londra è una meraviglia, a parte il clima, ma anche perché c’era bisogno, di ritrovarsi un po’ tutti quanti, senza correre, senza andare a scuola o a lavorare, senza compiti e senza posta elettronica né computer, per mano, con il naso per aria e con l’unico dovere di trovare cose belle, divertenti o buffe da fare insieme.

Share on Twitter

otto

ciao, tu, con quel sorriso sgangherato e gli occhi tondi e neri come quelli di una civetta, che sgrani spesso perché la vita, secondo te, è un posto pieno di meraviglie e sorprese. ciao, tu, che sei generoso e aperto e curioso. e hai voglia di conoscere, chiacchierare, guardare, ascoltare, con quello sguardo incantato che spero non perderai mai. ciao, tu che per rilassarti fai le moltiplicazioni e le divisioni e l’altro giorno, quando hai scoperto l’esistenza delle radici quadrate, eri felice come se avessi ricevuto un regalo bellissimo. ciao, tu, che sei enfatico, ossessivo e integralista, un po’ come il tuo papà, e fai dichiarazioni del tenore di “ti amo talmente che mi suiciderei”. che leggi un libro e ci anneghi dentro e, quando lo hai finito, sei tristissimo fino a quando decidi che l’unica soluzione è ricominciarlo da capo. e poi ancora, e ancora, fino a quando la tua vita è molto più dentro quelle pagine che fuori. ciao tu che hai la erre arrotata come la mia, ma molto di più, perché sei iperbolico, e tutto in te è un po’ esagerato, e ieri, quando ti ho chiesto: “ma tu ti accorgi, parlando, di pronunciare la erre diversamente dagli altri?”, tu, serissimo, dopo averci pensato un momento, hai risposto: “solo la mattina”. ciao tu, che sei sconnesso l’80 per cento della giornata e pensi sempre ad altro e sei sempre altrove. che hai un tubo che ti collega al mondo, che puoi mettere e togliere ma te lo scordi sempre in giro e, purtroppo, quei tubi lì, non si vendono al supermercato. ciao, tu, che ti dimentichi la cartella ai giardini, le scarpe da ginnastica su una panchina, l’astuccio a casa del tuo amico e la felpa in piscina. che, nell’arco di un unico pasto, puoi versare l’acqua sul tovagliolo, la pasta sui pantaloni, il sugo sulla testa di tuo fratello, e alzarti con lo yogurt nei capelli, anche se di yogurt, a tavola, non c’era traccia. ciao tu che sei campione mondiale di disastri ma le tue maestre dicono “è bravissimo, solo un po’ distratto” e allora io non so quanto ti devo sgridare e reprimere nella tua follia generatrice di caos. ciao, tu, che mi fai ridere, che hai una fisicità selvatica e passionale, che mi travolgi e mi seduci, come mi ha travolto e sedotto il tuo papà, e non riesco mai ad arrabbiarmi veramente con te. 

ciao, tu, più medio del mondo, bambino mio un po’ matto, ragazzo di otto anni. tanti auguri a te, da me, che sono la tua mamma e ti volevo esattamente così.

Share on Twitter

una sorpresa

“questa è la mia sorpresa per i vostri compleanni”

“la stessa per me, per lo hobbit di mezzo e per il grande?”

“la stessa”

“e quale sarebbe?”

“londra”

“londra???”

“partiamo giovedì”

“mah…”

“non vuoi?”

“certo che voglio! è grandioso! e poi in questo periodo in cui mi sento paperino… è una svolta fantastica!”

l’elasti-famiglia, ieri sera, è arrivata a londra, con lo stile dell’armata brancaleone o della famiglia brambilla in vacanza. hanno mangiato al ristorante libanese preferito di mister incredible e poi sono svenuti, a casa sua, che non è proprio casa sua ma è la casa dove lui abita quando sta qui.

oggi comincia la vacanza vera. e sono tutti parecchio sovreccitati, ai limiti della molestia.

Share on Twitter

sono un po’ preoccupato

“mamma, ho bisogno di parlarti”

“dimmi, hobbit di mezzo”

“ecco, no, io vorrei parlarti in privato”

“be’, siamo solo noi qui in cucina. non possiamo parlarci qui così finisco di preparare la cena?”

“preferirei andar di là, in camera tua e di papà, ché c’è più tranquillità e siamo soli sul serio”

“come vuoi…”

“stenditi qui, sul lettone, vicino a me, mamma”

“ok ma ora spiegami cosa c’è”

“sono un po’ preoccupato per sneddi” (ndr ‘sneddi’, declinato anche in ‘sneddulo’, ‘sneddulone’, ‘sneddulino’ e ‘deddisneddi’ è il nome che i due hobbit maggiori hanno dato al piccolo quando era ancora in culla)

“perché sei preoccupato per il piccolo?”

“perché non è pronto per la scuola. non è assolutamente pronto per la scuola. e io, come fratello, non sto lavorando abbastanza per aiutarlo”

“be’, non mi sembra il caso di agitarsi. lo hobbit piccolo ha ancora un anno intero di asilo davanti a sé. c’è tempo perché si prepari per la scuola”

“lo dici tu! il fratello piccolo di valentina, la mia compagna, ha 4 anni, come sneddulo, e scrive da solo delle storie che si inventa, sbagliando solo qualche doppia… e sneddi??? cosa fa lui? niente. non sa nemmeno l’alfabeto! devo fare qualcosa, mamma. assolutamente!”

“ammesso e non concesso che questo quattrenne fratello di valentina sia veramente così bravo, ti ricordo che tu, a quattro anni non scrivevi storie senza errori tranne qualche doppia. tu, a quell’età non sapevi nemmeno scrivere il tuo nome. e non mi sembra che dopo abbia avuto problemi a scuola”

“già, ma sneddi è di dicembre e quindi andrà a scuola a cinque anni e sarà svantaggiato dall’inizio per la piccolezza…”

“e allora cosa pensavi di fare?”

“ho un piano per lui. ci penso io. gli faccio un bel programmino di italiano e di matematica. tutti i giorni un podi esercizio. lo rimetto a posto io. e non avrà nessun problema a scuola”

“…”

“una cosa è certa”

“cosa?”

“da domani, la sua vita sarà un po’ meno comoda”.

Share on Twitter

domani è un altro giorno

era cominciato con l’insonnia che, diciamolo, è una bella seccatura. poi è arrivata la congiuntivite deformante che, grazie al cielo, ha smesso di deformare dopo un paio di giorni scarsi. poco dopo lo hobbit grande ha cominciato a lamentare un gran mal di testa e a vomitare perché il vomito è un po’ la cifra stilistica hobbit, un passepartout per tutte le stagioni, come il tubino nero o il trench. elastigirl aveva appena familiarizzato con l’automobile nuova seppur usata quando, questo pomeriggio, chiudendo la portiera, il vetro posteriore destro è andato in mille pezzi, come una magia, come il barattolo di senape esploso ieri nell’elasti-cucina grazie al maldestro e scollegato hobbit di mezzo. almeno il finestrino in frantumi non aveva senape intorno. allora è andata in cantina e ha preso la bicicletta che da giorni dava segnali di inquietudine e disagio che lei aveva negligentemente ignorato. e mentre pedalava alla volta della scuola per prender lo hobbit di mezzo e portarlo altrove, l’inquietudine e il disagio del sublime mezzo si sono manifestati in modo esplicito. e il portapacchi, con cestino e supporto annessi, è caracollato giù, andando a incastrarsi tra i raggi della ruota anteriore. questa sera il medio ha dichiarato “credo che mio fratello mi abbia passato il suo virus”.

domattina elastigirl andrà a roma, a rai tre, tra le 1130 e le 12. poi tornerà a milano e presenterà dire fare baciare alle 1830 alla feltrinelli di corso buenos aires. non sa bene in quali condizioni verserà domani a quest’ora. ma mister incredible sarà tornato dagli usa, benché forse un po’ triste per avere lasciato hiroshi, il suo fidanzato giapponese travestito da coautore. e soprattutto domani è un altro giorno. e magari questa vita da paolino paperino avrà preso un’altra piega.

Share on Twitter

senape

lo hobbit di mezzo vive altrove, anche quando ce l’hai lì, accanto, e puoi guardare i suoi occhi tondi da civetta, toccare i suoi capelli pazzi e farti venire il mal di mare per quell’agitarsi inquieto, senza tregua e senza scopo. lui sembra lì ma in realtà è quasi sempre scollegato. “ho dimenticato di nuovo il tubo da qualche parte”, afferma ogni tanto, consapevole di essere una causa persa perché quel tubo che lo connette al mondo intorno è quasi sempre staccato, abbandonato chissà dove.

lo hobbit di mezzo vive in una realtà parallela popolata da numeri, da moltiplicazioni, da somme, sottrazioni, recentemente anche da divisioni, che ama moltissimo, e poi da domande improbabili, da racconti di leoni, agnelli e samurai, da fumetti di oltre mille pagine che quando finiscono si ricominciano da capo, da dichiarazioni improvvise di amore e passione, da uno sguardo sognante e divertito su universi tangenti al nostro.

per questa sua cronica distrazione, tuttavia, lo hobbit di mezzo fa disastri a ripetizione: rovescia il cibo dal piatto, l’acqua dal bicchiere, i cereali dal loro sacchetto. inciampa, si dimentica la cartella a casa e le scarpe a scuola, si mette i vestiti sopra il pigiama, perde pezzi ovunque.

questo weekend elastigirl era sola con gli hobbit. sabato mattina si è svegliata con una congiuntivite deformante che le aveva gonfiato a dismisura una palpebra e portato un sopracciglio al piano superiore, come se fosse stata selvaggiamente picchiata. solo il burqa, incidentalmente in lavanderia, avrebbe potuto consentirle di mettere il naso fuori casa senza turbamenti. e invece le è toccato fare la spesa al supermercato con un paio di occhiali da mosca con cui andava a sbattere contro gli scaffali, gli altri clienti, i loro carrelli e le casse. in compenso gli hobbit hanno molto apprezzato la loro mamma in versione zombie perché, si sa, i bambini amano i mostri.

stamattina, domenica, andava molto meglio. pensava.

poi, durante la preparazione della colazione, lo hobbit di mezzo ha aperto un armadio per prendere del pane, si è messo in punta di piedi, ha fatto uno dei suoi movimenti scomposti e sdeng, splash, tling, blob! giallo ovunque. perché, chi se lo aspettava, la senape ha poteri sovrannaturali. e quando uno la fa cadere, insieme al suo barattolo di vetro, lei si appiccica dovunque. sui muri, sul pavimento, sui mobili e dentro i mobili e anche sulle finestre. una sostanza magica e odorosa. e se per caso ha dei vetri dentro, fa da colla. e anche i vetri si appiccicano dovunque. in verticale, in obliquo e in orizzontale. grazie a lei, la senape.

e pulirla, insieme alle schegge che si è mangiata nella collisione con il mondo, è un incubo, quasi come andare al supermercato con la congiuntivite deformante e il sopracciglio sinistro salito a metà della fronte.

quando elastigirl ha finito di togliere vetri e senape dall’universo, lei e gli hobbit si sono seduti a tavola, per fare colazione finalmente. e il medio, non pago, ha versato tutto il latte sul tavolo.

quelli come lo hobbit di mezzo c’è chi li ama follemente e chi li vorrebbe uccidere. elastigirl appartiene alla prima categoria, ma stamattina ha transitato un momento nella seconda.

Share on Twitter

questo non è un post

questo non è un post. perché elastigirl è stanchissima, ha i sensi ottusi e domani ha il turno all’alba in redazione. e non ha le energie per un post come si deve.

questa è solo una comunicazione di servizio, per chi sta a milano, o nei dintorni e martedì prossimo, 8 aprile, alle 1830, ha un buco da riempire. o non ce l’ha ma ha voglia di cercarlo o di scavarlo.

insomma, si diceva, questo non è un post ma martedì 8 aprile, alle 1830, alla feltrinelli di corso buenos aires a milano, elastigirl presenta dire fare baciare. insieme a irene bernardini. che è un’amica. ed è anche parecchio simpatica, oltre che una donna fantastica, di quelle a cui vorresti somigliare, almeno un po’.

chi vuole venire sarà accolto con l’entusiasmo che si riserva agli ospiti molto attesi e molto graditi.

Share on Twitter

la regina della casa

arriva a casa dall’ufficio alle 745, in bicicletta. pedala da trenta minuti e vorrebbe dormire da circa sei ore. mister incredible è in america, a trovare hiroshi, il suo coautore, nonché fidanzato giapponese che lo aspetta nella città di A, come penelope a itaca. nonna J è in birmania da settimane e di lei si è persa ogni traccia, fatta eccezione per una brevissima telefonata in cui ha detto: “come state?” e “qui è bello ma siamo in asia. e a me piace di più l’africa”. elastigirl soffre di insonnia, fa troppe cose, fatica a dire di no e ha perso il controllo sul lato pratico, e non solo, della vita.

entra. e trova gli hobbit a tavola in autogestione, come succede ormai da giorni, con eliza, la ragazza alla pari americana e vegetariana al comando, che pare alice nel paese delle meraviglie anche quando intorno si scatena l’inferno, con il ketchup, il burro di noccioline e la polvere proteica per quelli che non mangiano la carne.

non ha ancora varcato veramente la soglia e lo hobbit piccolo le comunica che gli scappa molta cacca e vorrebbe essere accompagnato in bagno e che il suo amico-nemico giorgio gli ha stortato il mignolo provocandogli un dolore terribile che nessuno si immagina (“e ola baciami subito qui! no! non qui! qui!” “sul ginocchio? ma non ti aveva stortato il mignolo?” “tu baciami qui e non ti pleoccupale”). e lo hobbit di mezzo le mostra uno sbrego sulla faccia, tra l’occhio e la guancia ma non si sa come sia successo e le chiede di interrogarlo sulle tabelline (“le sai già benissimo! cosa te le chiedo a fare?” “non importa se le so o non le so. dir le tabelline mi rilassa”). e il grande le sventola sotto il naso la ricerca sulla puglia e, nel panico, vorrebbe che la sua mamma preparasse qualche specialità barese, così, entro sera – magari la focaccia o le cartellate di natale o le scarcelle pasquali con il giuleppe che è una glassa da mettere sopra o qualsiasi altra cosa basta che sia casalinga e barese e si possa portare domani a scuola stupendo maestra e compagni con effetti speciali commestibili.

poi, siccome ha una fame tremenda, lei decide di mangiare gli avanzi di una pasta scotta dimenticata nella pentola, senza ketchup e senza burro di noccioline ma con un po’ di polvere proteica per le diete ipoproteiche americane.

e vorrebbe andare a dormire subito. ma non può. e, chissà perché, le viene in mente quella definizione. com’era? ah, già, la regina della casa. “tu con tutti quei maschi sarai proprio la regina della casa”. ogni tanto qualcuno glielo dice, in caso se ne dimenticasse. già. proprio. esattamente lei, la regina.

Share on Twitter

non va mica bene

un tempo non era così. un tempo era una professionista seria, dotata di indiscusso talento e poteri quasi soprannaturali. un tempo poteva andare a letto alle 10 di sera, svegliarsi alle 11 del mattino dopo, fare colazione e un riposino di un paio d’ore, prima del pranzo e della siesta pomeridiana. un tempo, a qualsiasi ora del giorno, poteva dire: “quasi quasi dormo dieci minuti” e non aveva nemmeno bisogno di mettersi in orizzontale per riuscirci. le bastava chiudere gli occhi, un tempo.
super w, la suocera,  glielo aveva detto, con quell’aria sorniona di chi la sa lunga. “vedrai cosa succede con i figli. io un tempo ero capace di dormire come un ghiro. e ora invece…”. lei non ci aveva creduto. eppure doveva saperlo. perché le premonizioni di quella donna sono terrificanti e temibili. anni fa, super w la guardò intensamente negli occhi e, poi, distogliendo lo sguardo da lei e posandolo sul mondo intorno, dichiarò: “la vostra sarà una casa di maschi”. e dopo sono nati loro, gli hobbit, uno, due, tre, un pisello dopo l’altro. “cosa ti avevo detto?”. “già. sono una donna di poca fede”.
elastigirl soffre ufficialmente di insonnia.
si addormenta facilmente, tra le dieci e mezzanotte, e si sveglia alle quattro, devastata come uno zombie ma vigile come un grillo. così vigile che potrebbe fare settantadue giri dell’isolato di corsa, al buio, in pigiama. o preparare le patate arrosto che piacciono tanto a eliza, la ragazza alla pari. o fare sei cambi di stagione e passare vorticosamente dall’estate all’inverno e dall’inverno all’estate chiusa dentro un armadio. o imparare a lavorare all’uncinetto che potrebbe venire utile, prima o poi, nella vita.
e durante il giorno vorrebbe ogni tanto accasciarsi in un angolo ed essere dimenticata da tutti. e dimenticarsi di tutto.
non va mica bene.

Share on Twitter