fuori dal mondo

erano state due settimane complicate. due settimane con l’elasti-blog al buio, senza mister i che era in un bislacca e ventosa località dell’indiana per un convegno. c’era stata anche una improbabile, inattesa e parecchio incerta proposta lavorativa a scuoterle i pensieri, l’immaginazione e lo stomaco. erano state due settimane senza sonno e con il mal di pancia in cui lei cercava di concentrarsi tantissimo sulle cose belle, che sono tante e indubbie, ma ciononostante continuava a non dormire.

poi, nella notte tra mercoledì e giovedì, è tornato mister i a rimettere un po’ di ordine nel caos faticoso della quotidianità. e la mattina di giovedì è tornato il blog, ormai considerato in cocci, e con lui un gran sollievo insieme a un gran sonno. ed era il momento giusto per una fuga di tre giorni ché l’elasti-famiglia, durante l’anno, a ben pensarci, non fugge mai se non a bari, dai nonni, a natale.

sono partiti in treno, con l’avvocato preferito, che é un elasti-amico caro e di antica data, e i suoi due bambini, tra cui c’è anche una femmina che è sempre un valore aggiunto. e sono andati a napoli, dove hanno affittato un pulmino con nove posti, praticamente un paradiso, o un inferno, familiare. e hanno raggiunto un posto vicino a sorrento, dove l’avvocato preferito ha una casa di famiglia, circondata da limoni ed elastigirl mica lo conosceva, il potere rilassante della vista dei limoni.

e lei ha dormito, come non succedeva da mesi, e non ha guardato il telefonino quasi mai. ha preso un po’ di sole, ha osservato hobbit temerari tuffarsi in mare urlando, ha mangiato una quantità di vongole che alla fine temeva di svenire e non risvegliarsi più. ed è stata felice. felice e serena come non si ricordava di riuscire ad esserlo. ed è stato come un sogno, una panacea, una medicina magica.

ps e alla stazione di napoli, oggi, mister i e gli hobbit, in un bar, hanno incontrato zerocalcare,che è un mito familiare, e hanno avuto l’ardire di chiedere un autografo. e lui ha fatto un disegno, bellissimo.

tornato!

lui è tornato. e ancora lei non si capacita. l’elasti-blog, dopo una sparizione di quasi due settimane, pozzi neri, patemi, lavoro matto e disperato e panico generalizzato, è tornato, apparentemente uguale a se stesso e aggiornato al 16 aprile, giorno di compleanno dello hobbit grande.
grazie al cugino S e a riccardo che hanno condiviso angosce e interrogativi ma, a differenza di elasti-impotente, hanno usato competenze, energie e lavoro per uscire dal tunnel.
grazie a tutte e tutti coloro che hanno mandato messaggi di solidarietà, sostegno, consigli, affetto, partecipazione, condivisione, disperazione, aiuto e soluzioni (ce ne sono state di fantasiosissime!).
grazie a chi mi ha sopportata in questi 12 giorni complicati in cui pensavo che il lavoro di nove anni sarebbe andato a ramengo.
eccolo qui! a breve sarà aggiornato!
ah, aveva già detto grazie?

in 16 anni

sabato scorso.
“ehi amica A, tu non ti rendi conto del disastro”
“quale disastro?”
“sono senza blog. da una settimana. pare che si sia rotto il disco fisso sul server in francia. e mica lo so esattamente cosa significa ma sono al buio. un incubo. ti rendi conto?”
“va be’, approfittane. prenditi una vacanza”
“tu non capisci! io sono in un tunnel ossessivo-depressivo. potrebbero esserci dei danni irreversibili…”
“i danni irreversibili sono altri, elasti”
“forse non hai capito: si tratta di nove, dico nove anni, della mia vita che in questo momento sono in un buco nero da cui potrebbero non riemergere più. solo a dirlo mi sento male. anzi, aspetta che mi siedo”
“elasti, smettila”
“vorrei smetterla, ma sono giorni che non penso ad altro e se mi concentro un po’, scoppio in singhiozzi”
“tranquillizzati!”
“sono nove anni di vita!”
“sarebbero nove anni di vita se avessi l’alzheimer e dimenticassi tutto quel che è stato. allora sì che avresti il diritto di disperarti. così no. inspira, espira e pensa a quanto sei fortunata”
“questa è pura sindrome di pollyanna, lo sai, vero?”
“non mi interessa cos’è. mi basta che tu esca da questo tunnel che ti sta inghiottendo”
“okay. ci provo”.
così, elastigirl ha cominciato a pensare all’alzheimer e alle vere perdite della vita. e poi ha chiamato l’amico G che le ha detto che, in un modo o nell’altro, tutto è recuperabile, anche se forse non ne era sicurissimo.
così lei, sull’orlo del precipizio da una settimana, ha deciso che aveva due opzioni: saltarci dentro, in quel precipizio, o fare dieci passi indietro. ha scelto la seconda e ha ricominciato a dormire e a mangiare, almeno un po’.
ha smesso di inviare ossessivi sms al cugino S che si occupa dei problemi tecnologici del blog e non solo e ha deciso di avere fiducia nelle magnifiche sorti e progressive dell’umanità.
oggi, con forzata noncuranza, ha inviato un messaggio al cugino.
“ci sono aggiornamenti?”
e ha ricevuto questo.
“è un inenarrabile casino. pare sia rotto anche il secondo hard disk, quello del backup. un disastro del genere non l’ho mai visto in 16 anni”.
allora, elastigirl ha ripreso il telefono e, con dita incerte e la voce strozzata, ha richiamato la pragmatica amica A.
“ehm, scusa…”
“dimmi, elasti”
“avrei bisogno che mi raccontassi di nuovo la storia dei nove anni persi, dell’alzheimer e della fortuna pazzesca che ho…”.

pensieri belli e meno belli

ci sono periodi strani e incerti, né carne né pesce, in transito, come le stagioni di mezzo e le età di passaggio. ci sono settimane psichedeliche, di luce e di buio, di confusione, silenzio e frastuono, di delusioni e sorprese, di solitudine e autocoscienza, di baccano e baldoria, di cupezza ed euforia. ci sono momenti in cui bisogna scegliere e sentirsi grati e invece ci si sente solo persi chissà dove. ci sono giorni di stanchezza in cui non si riesce nemmeno a dormire tanto si è sfiniti, giorni di euforia molesta e impermeabile, giorni di struggimento in cui ci sarebbero tante cose da dire ma le parole restano lì, impigliate tra le dita o in gola.
e allora bisogna pensare a quello che c’è, che si può vedere, toccare, sentire e mordere.
così, in questi giorni bizzarri e sospesi, si affondano le mani nella pasta per la pizza, si amoreggia con gli hobbit fino a esasperarli, si corre sotto la pioggia che lava via tutto, si tolgono spine di un riccio di castagna da un ginocchio destro, domandandosi come sia possibile che un pezzo così piccolo di corpo hobbit, contenga un numero così grande di spine, si mangia cioccolato a occhi chiusi, si ascoltano storie in bianco e nero in cui ci sono i buoni e i cattivi ed è tutto facile, si annusano piedi misura 33 e si scopre che non esiste alcuna correlazione tra la potenza dell’inquietante fenomeno olfattivo e la dimensione dell’estermità, si ascolta il cip cip fuori dalla finestra e si decide che in primavera dovrebbe essere vietato per legge avere brutti pensieri.

ossessionami un po’

domenica mattina, a colazione, lei e lui, da soli.
“mamma, vuoi peR caso sapeRe le mie ossessioni?”
“volentieri, hobbit di mezzo. parlare delle tue ossessioni mi distoglie per un momento dalle mie. e, in questa fase, è una gran cosa”
“bene. alloRa, cominciamo”
“vai!”
“le oRe”
“in che senso?”
“che oRa è nel mondo. foRse non ti sei accoRta che sul tuo telefonino ho messo le oRe di almeno dieci, o foRse 20 città nel mondo. così posso aveRe tutto sotto contRollo”
“ah. utilissimo, effettivamente”
“poi le tempeRatuRe. vuoi sapeRe quanti gRadi ci sono nella pRovincia di gnagna in questo pReciso istante?”
“speravo me lo chiedessi…”
“25”
“bene. sono più tranquilla, ora”
“mi inteRessano anche molto le capitali del mondo, paRlaRe con lo zio su whatsapp. e poi sento il bisogno di sapeRe se le peRsone sono di destRa o di sinistRa”
“quali persone?”
“i tuoi contatti di skype, peR esempio. li ho studiati un po’ e ho qualche domandina da faRti”
“magari dopo…”
“ah! e poi amo tantissimo la calcolatRice, con i suoi conti esatti e puliti”
“naturale. a chi non piacciono i conti esatti e puliti?”
“ne vuoi sapeRe altRe, di ossessioni? o magaRi diRmi le tue e scambiaRcele, come le figu… sai cosa sono le figu, veRo, mamma?”.

PS l’elasti-blog è ancora fuori uso. non si sa per quanto tempo. l’astinenza avanza e dilaga.

dal giorno uno al giorno cinque

il giorno uno era sabato e non se ne è accorta, occupata com’era a buttarmi da scivoli psichedelici e psicotropi di un parco acquatico abbastanza trash ma irresistibile. il giorno due c’erano 20 amici intorno e si festeggiava il suo compleanno e lei, reduce da mesi di clausura e solitudine, mica si capacitava che potessero essere tutti lì, per lei. e che le volessero ancora bene. se ne è  accorta nel tardo pomeriggio ma era felice e ottimista e ha pensato “passerà”. il giorno tre si è un po’ agitata e poi è arrivato un messaggio che diceva “sarà una cosa lunga” ma ha continuato a sperare nelle meravigliose sorti e progressive della tecnologia. il giorno quattro ha avuto un mal di pancia e una gran secchezza delle fauci. non è riuscita a dormire e mentre realizzava che, in quel buco nero, c’erano finiti nove anni della sua vita privata e professionale, le veniva il mal di mare e le si increspavano la fronte e i capelli. il giorno cinque il suo blog era ancora al buio. c’è un disco rotto, un server francese che ha un ticket aperto ma evidentemente non se ne cura, tutto è fuori dal suo controllo e dalla sua comprensione e soffre di tachicardia. domani sarà il giorno del panico isterico, o magari delle bolle psicosomatiche. insomma, non vive tutto questo con il signorile distacco che vorrebbe. e aspetta e spera che gli ignoti problemi, prima o poi, si risolvano.

12

“ehi! sei contento di avere 12 anni?”
“mpf. 12 è un numero stupido. non sono neppure un teenager ancora…”

ehi, tu, ragazzino che diventi grande,
ombroso e luminoso, spigoloso e accogliente, adulto e bambino, arguto e ingenuo, irresistibile e insopportabile.
tu, che sei una contraddizione con gli occhi blu, che cerchi la tua strada ma a volte ti stufi e ti sdrai sul divano e quando ti chiedono cosa vuoi fare da grande, rispondi beffardo “il dog sitter, lo spalatore di neve, niente” e il tuo papà ed io abbiamo un fremito, anche se facciamo finta di niente.
tu, con le tue spalle larghe, ipnotico come una crisalide che diventa farfalla.
tu che, quando non sono a casa, mi telefoni e mi chiedi: “dove sei? quando torni?”, sbrigativo e protettivo, come i maschi sanno essere.
tu, che ti chiudi a riccio ma talvolta mi regali incredibili squarci dei tuoi pensieri colorati. tu, che non si capisce chi sei e cosa diventerai, che ti allontani ma ci vuoi sempre a portata di mano, che ti ostini a chiamarmi “madre”, anche se ti ho detto mille volte che mi fa impressione.
ciao tu, che puoi vedere cinque film uno in fila all’altro, ma per farti leggere cinque pagine di un libro bisogna supplicarti. di te gli insegnanti dicono che sei taciturno e intelligente ma potresti fare molto di più, se solo decidessi di concederti.
tu, capace di dolcezza e attenzione smisurate e di inconsulte bizze rabbiose. capace di accogliere e pazientare ma anche di respingere e scappare. che mi viene voglia di picchiare, stropicciare e abbracciare nell’arco degli stessi tre minuti. che mi sfidi, mi spiazzi, mi travolgi, mi seduci e mi incanti. che un po’ mi somigli  vorrei saperti più felice di me alla tua età.
ehi, tu, che sai ascoltare e raccontare, che sai recitare e persino farti venire le lacrime a comando che è una cosa piuttosto inquietante e portentosa. eppure, sul serio, non piangi mai. forse perché pensi che non sia una cosa da uomini.
tu, che mi piaci parecchio anche non sempre ti capisco, a cui vorrei risparmiare gli inciampi della tua età strana, ma so che ti farei un torto e, in ogni caso, non è in mio potere.
tu, che guardo di nascosto e sorrido quando non mi vedi. tu, che mi hai insegnato a fare la mamma e hai perdonato i miei errori. sappi che sbaglierai, sbaglieremo, che la vita potrebbe sembrarti terribilmente tosta e complicata, che diventare grandi richiede molta pazienza alcune difficoltà ma riserva enormi sorprese e immense felicità.
sappi che io sono qui, anche quando non lo sai, che ti voglio bene, anche quando ti sembra di non averne bisogno, che ti romperò le scatole, perché è anche questo il compito dei genitori, e che sono perdutamente innamorata di te, anche se a volte ti darei mazzate.

buon compleanno, hobbit grande

la tua mamma

ciao memé

“lei ha i superpoteri”, dicevano gli hobbit, con l’ineluttabilità delle dichiarazioni lapidarie.

lei era minuta e camminava fiera sui suoi tacchi perché, diceva, i suoi piedi avevano proprio quella forma lì, del tacco otto, o forse dodici. aveva uno sguardo penetrante, indomito e curioso che, con il tempo, si era fatto morbido e liquido. era rigorosa e precisa, piccola e composta, altera e consapevole.

“e quali sono i superpoteri di nonna mamé?”

“il tridente infuocato”, rispondevano, con la naturalezza dell’ovvietà.

e le loro ferree convinzioni non venivano scalfite ma rinforzate, al cospetto di quella creatura all’apparenza fragile, che, con dita sottili e ossute, preparava meraviglie, diventate canone e leggenda della gastronomia familiare, e, con occhi mobili ed eloquenti diceva moltissime cose.

memé parlava di rado di sé ma un giorno, a tavola, raccontò la storia di una ragazza che stava stendendo i panni al sole, sul terrazzo di casa e improvvisamente scorse per la strada, in basso, la figura stanca, stropicciata e familiare di un soldato. era il suo amore, che tornava dalla guerra. guardava lontano, quella volta, a tavola, nonna memé. e sorrideva, del sorriso luminoso e assente di chi è felice, altrove. il profumo di bucato nel naso e il futuro intorno.

memé, talvolta, distribuiva perle di saggezza antica. avere figli maschi è bellissimo, diceva lei, mamma di maschi. le donne, aveva decretato, si dividono in ferme-ferme e leggerine: le prime conoscono il loro posto, realizzano i loro sogni e si appropriano soddisfatte di un destino già scritto per loro. le seconde inciampano, fanno disastri, sono confuse e, quando ridono, mostrano i denti.

i nipoti, rendendola nonna e poi bisnonna, l’avevano conquistata e sedotta, addolcendo e plasmando la sua pasta resistente. ha così accettato, con inaudita tolleranza, orecchini al naso, tatuaggi, amori non sempre ortodossi, abbigliamento talvolta inappropriato, scelte bizzarre, estreme, rivoluzionarie. la leggenda narra che una volta, per amore di un nipote, abbia addirittura votato rifondazione comunista.

aveva una tempra forte e inossidabile. era edera attorcigliata alla vita con ostinazione e pervicacia.

aveva 101 anni. e forse, improvvisamente, si è stufata di portarsi sulle spalle questo numero grandissimo e palindromo, senza più nessuno delle sue amiche e e dei suoi amici amici a tenerle compagnia.

così ieri se ne è andata nonna memé, piccola e leggera.

ma non bisogna essere tristi, hanno spiegato gli hobbit. perché chi ha un superpotere come il tridente infuocato, non può morire mai.

nove

ciao tu, ragazzo più medio del mondo, che ieri hai voluto cinque amici, alla tua festa, rigorosamente maschi, perché, al momento, le bambine sono creature strane, talvolta molto brave a scuola, talvolta matte, ma comunque non abbastanza interessanti per essere accolte nella tua virile corte.

ciao tu, che coltivi le tue ossessioni con quegli occhi grandi e quello sguardo stralunato e interrogativo, senza curarti di cosa pensa il prossimo. e così conosci le previsioni meteorologiche di roma e della provincia di gnagna, e porti sempre con te un foglio con le capitali del mondo e sai esattamente quanto elisir nero ci vuole per migliorare i domatori di cinghiali di clash of clans, videodroga tua e del tuo papà, a cui somigli talmente che mi fai impressione.

ciao tu, che ami i numeri e la loro pulizia, che scrivi poesie folli di muratori che sudano e di soffioni che spuntano sulla testa, che ti dimentichi il quaderno a casa quando dovrebbe essere a scuola e a scuola quando dovrebbe essere a casa, e ti scordi i compiti e mica abbiamo ancora capito se lo fai perché sei furbo o perché sei assente (forse un misto delle due cose, dici tu). tu che esasperi le tue maestre perché distribuisci loro luminosità e storditaggine in pari misura, con una noncuranza che spesso vira in negligenza.

ciao tu, che mi stupisci, mi intenerisci, mi commuovi, mi diverti e mi incanti perché io, delle teste come la tua, mi innamoro perdutamente. ciao tu, che sei affettuoso e attento, che sei gentile e generoso, a volte schiacciato dai tuoi fratelli, come dentro un panino.

ciao tu, che sembri incurante e solido ma talvolta inciampi e ti avvilisci e vorresti avere tutto sotto controllo perché l’entropia del mondo fuori e dentro di te è parecchio irritante e faticosa.

ciao tu, che hai una frenetica vita sociale ma anche una intensa vita interiore. e poi, forse (anche se mi pare troppo bello perché sia vero), ti piace leggere e lo fai con voracità, entusiasmo e allegria. tu, che quando vedi un film, sembra che ci stia vivendo dentro e guardarti mentre guardi è il vero spettacolo.

ciao tu, che sei il mio bambino che diventa grande e più cresci più mi sorprendi e penso che sono proprio fortunata perché, se dovessi immaginarti, non sarei capace di disegnarti così pazzo e meraviglioso.

buon compleanno, tu.

la tua mamma

a casa tutto bene

eppure elastigirl in questo periodo è, come direbbe mister i, alle cozze patelle.
saranno stati la pasqua milanese, in cui ha lavorato ma non abbastanza, ha dormito ma non abbastanza e non ha staccato mai. sarà la sveglia alle 4.15 del mattino, arrivata al numero 150 circa, che, sì, è vero, ci sono lavori più faticosi e meno gratificanti, eppure quell’ora lì della notte, a lungo andare, ti confonde i pensieri e i passi. sarà la primavera che è così bella da fare un po’ male. sarà il desiderio di esserci di più, con gli hobbit, con mister i, con le incombenze professionali. sarà la strisciante consapevolezza di fare tutto male. sarà il bisogno di cambiare aria, cielo e orizzonte. sarà un’ansia diffusa e pervasiva che ogni tanto l’artiglia. sarà una folla di impegni a cui avrebbe dovuto dire di no. sarà l’impossibilità di fermarsi e la paura di andare, prima o poi, a sbattere.
e poi è anche finito l’audiolibro di orgoglio e pregiudizio, che era una gioia totale nei tempi morti in macchina, in bicicletta, in metropolitana.
bisognerà inventarsi qualcosa per fuggire un po’ da qui. magari un audiolibro nuovo.