qualche perché, alcuni nonostante e un grande cambiamento

tempo fa, circa sei mesi, elastigirl fece un’intervista, alla radio, per parlare dell’elasti-librino per femmine. di quella conversazione ha ricordi vaghi. certamente era mattina prestissimo, fu tutto inaspettatamente divertente e ridanciano, pensò che si sentiva a casa e parlò di cose balzane e surreali come l’opportunità o meno di eliminare i peli sotto le ascelle, l’abitudine dei maschi di andare a fare pipì durante le scene di baci nei film e, forse, del diritto delle adolescenti di sognarsi astronaute. in quell’occasione, e non solo in quella, pensò che la radio è un mezzo bellissimo, forse il più bello del mondo.

a quella buffa intervista seguì un’inattesa telefonata (“elasti, hai mai pensato di fare radio?” “no, però sì. cioè, ho deciso che la radio farà parte della mia prossima vita, se mai rinascerò”), poi un pranzo, poi un’altra telefonata e vari messaggi whatsapp, e poi confusione, paura, euforia molesta, dubbi, perplessità, riunioni familiari, autocoscienza, una gita a roma, altra autocoscienza, qualche mal di pancia, varie notti insonni e una decisone.

perché, ogni tanto, nella vita, bisogna buttarsi in mare aperto. perché cambiare fa bene all’umore, alla salute mentale e forse anche ai capelli. perché crede che si divertirà moltissimo. perché non l’ha mai fatto e non sa se ne sarà capace ma ha sempre pensato che si cresce solo misurandosi con orizzonti ignoti, più grandi del proprio sguardo. perché, per 18 anni, ha fatto la giornalista finanziaria anche se forse, giornalista finanziaria, non lo è mai diventata. perché qualcuno le ha detto che quello che andrà a fare è il lavoro più bello del mondo. perché le persone con cui condividerà questa strada nuova e inesplorata l’hanno fatta sentire bene, perché crede nel servizio pubblico, perché il suo papà le avrebbe detto: “ma è fantastico, ciccetti!”, perché “sì” era l’unica risposta sensata e possibile.

nonostante lasci un posto fisso e, soprattutto, colleghi che sono amici, affetti, fili conduttori di una vita, nonostante si dovrà svegliare la mattina a un’ora così piccola che l’apertura in redazione alle 7 le sembrerà una scampagnata, nonostante l’organizzazione familiare subirà qualche brusco contraccolpo che bisognerà gestire con attenzione.

così, dal 15 settembre, elastigirl sarà tra i conduttori di caterpillar am, su radio 2, dalle 6 alle 7,25 circa, dal lunedì al venerdì. e domani, anche se non in onda, sarà il suo primo giorno di scuola.

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vacanza

l’ultima volta che è successo era talmente lontana che se ne è persa memoria. elastigirl è arrivata nel salento e ha spento la luce, ha chiuso i contatti, non ha controllato la posta e nemmeno il telefono, non ha aggiornato il blog e non ha scritto niente di niente, nemmeno la lista della spesa, ha chiuso facebook e twitter e non li ha (quasi) mai riaperti. ed è andata in vacanza, sul serio. non si ricordava che effetto facesse, quale sapore avesse, quale profumo emanasse. si è limitata a bighellonare senza meta con il corpo e con la testa, a leggere sul giornale solo le notizie che le interessano, a non fare programmi oltre i dieci minuti, a godersi gli hobbit, mister i, la famiglia allargata, gli amici e il tempo, a non avere mai fretta, a dormire sonni senza sogni e senza interruzione, a elaborare i cambiamenti, a caricare le pile per l’anno che verrà.

ed è stato bellissimo. e lo è tuttora. talmente bello da dare le vertigini. e magari da rifare, di tanto in tanto.

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la ragazza che piange in coda

venerdì, dopo avere lasciato l’ufficio (“ecco, no, non sono in grado di salutarvi ora. facciamo che torno a settembre, più solida e stabile, e ci diciamo ciao per bene. ora no. ma poi torno, a un certo punto. e a settembre vi invito tutti a cena da me, promesso. adesso non sono capace. quindi ciao. no, non baciamoci per piacere. e non abbracciamoci nemmeno”), elastigirl è andata a casa, ha preso la sua valigia del mare, ha preso un pullman per l’aeroporto e si è trovata in una lunghissima coda per i controlli di sicurezza. dietro di lei c’era una ragazza, con una valigia rosa shocking e un braccialetto in tinta. l’aveva vista salutare verosimilmente un fidanzato. e ora era lì, che piangeva tutte le sue lacrime. e tirava su con il naso, facendo un gran rumore. disperata, con gli occhi verdi e quella inguardabile valigia rosa.
elastigirl avrebbe voluto sorriderle perché, di amori a distanza, di partenze, di arrivi e di struggimenti se 
ne intende parecchio. poi ha pensato che forse lei aveva voglia di stare sola con le sue lacrime e la sua nostalgia pazzesca. la coda era lenta, la ragazza continuava a tirare su con il naso. elastigirl avrebbe voluto almeno darle un fazzoletto ma non l’ha trovato. e mentre frugava nella borsa per cercarlo, i loro sguardi si sono incrociati e la ragazza le ha sorriso e ha tirato ancora su con il naso. un po’ rideva e un po’ piangeva. non voleva stare sola. “so esattamente come ti senti”, le ha detto elastigirl aggiungendo, forte della sua ventennale esperienza, che quello della transizione, è il momento peggiore. poi ci si riprende. ci si riprende sempre, anche se lì per lì si pensa di annegare nelle proprie lacrime.

lei ha detto “sì, lo so” e ha ricominciato a singhiozzare. “l’importante è piangere per le cose belle”, ha detto, mentre sembrava che avesse pure smesso di respirare. “abbiamo passato insieme due settimane bellissime di vacanza”, ha sussurrato con la voce spezzata.
“devi essere felice allora”. “infatti, sono felicissima” e intanto tirava su con il naso. allora elastigirl le ha chiesto tra quanti giorni avrebbe rivisto il suo fidanzato. “tra una settimana”, ha risposto. “be’ una settimana passa velocissima!”. “sì. io poi sto andando in vacanza con le mie amiche, mentre lui torna a lavorare”. “quindi è lui, al massimo, che dovrebbe piangere. mica tu”. e via di singulti, singhiozzi e disperazione.

sul volo da toronto aveva incontrato lorenzo campione di nuoto con il mal d’amore. adesso questa tizia che piange tutte le sue lacrime perché parte per le vacanze con le sue amiche. elastigirl deve avere una calamita per gli emotivi sentimentali in viaggio.

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domani

la sveglia squillerà alle 545 e lei si sentirà morire ma poi si ricorderà che erano due settimane che faceva il conto alla rovescia e quella sveglia segna proprio il giorno zero di quel countdown. e allora sarà contenta e si preparerà, notando che fuori è ancora buio, mica come dieci giorni fa. guarderà compiaciuta e perplessa quella minuscola valigia per terra (“come è possibile che sia così piccola? come sono stata capace? ho dimenticato di certo qualcosa di fondamentale e me ne accorgerò solo quando sarà tardissimo per rimediare”). prenderà la bicicletta e pedalerà in una città ancora vuota, con un podcast in un orecchio. perché la scoperta di quest’estate sono stati i podcast radiofonici, trasformatisi, come spesso le succede, in ossessioni. e quindi, ora, appena ha un secondo in cui l’orecchio destro non le serve, ascolta, vorace e onnivora, qualsiasi cosa, in qualsiasi lingua, anche quelle, numerosissime, che non capisce. entrerà in redazione, per l’ultima volta alle sette del mattino, per l’ultima volta come dipendente. e, come prima cosa, leggerà tutti i giornali, che è un compito bellissimo di chi fa il turno all’alba. avrà la tendenza a soffermarsi su pagine che non c’entrano nulla con quello di cui si deve occupare lei, come le succede sempre, ma domattina sarà più indulgente con se stessa. verso le 11 avrà una fame terrificante e sarà pronta a divorare una pizza, un capretto e molta insalata. ma dovrà aspettare le 1230 e allora andrà a pranzo finalmente con una sua collega amica e chiacchiereranno un’ora intera, senza mai tacere. alle 330 dirà “va be’ io vado. ma facciamo finta che sia un giorno come un altro e non l’ultimissimo ché altrimenti mi viene da piangere” e scapperà via, sentendosi pesante come uranio e leggera come piuma. riprenderà la bicicletta, rimetterà la cuffia dentro l’orecchio destro e tornerà a casa a prendere quella minuscola valigia e forse una di quelle macchinine del car sharing che ha scoperto di recente e l’hanno fulminata e adesso è una specie di fanatica pazza delle automobiline. arriverà in stazione e salirà sul pullman per malpensa. al terminal due prenderà un aereo per brindisi e alle 915 arriverà e troverà mister i ad aspettarla, sempre che non si sia dimenticato di lei. magari gli hobbit saranno ancora svegli, quando lei arriverà nella wisteria del salento. e allora sarà il manicomio. finalmente.

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giornate complicate

questa e la precedente sono le ultime due elasti-settimane nella redazione economico-finanziaria in cui ha lavorato 18 anni. da settembre lei farà un’altra cosa di cui si parlerà qui nei prossimi giorni e di cui è molto emozionata e molto contenta.

e nonostante abbia deciso di andare via perché era arrivato il momento, perché l’occasione lo meritava, molto consapevole di quello che lascia e piuttosto ignara di quel che troverà, queste sono giornate complicate per lei.

sono complicate perché pensa che dopo tutto quel tempo quel posto, con i suoi riti, le sue follie, la sua macchinetta del caffè, le sue password, i suoi interni telefonici, le sue scrivanie e le sue cassettiere, non sarà più casa. perché quelle persone – colleghi, amici, affetti – non saranno più famiglia, perché le verrà ritirato il badge che le ha sempre dato un’idea di potere e di appartenenza. perché ha la testa altrove, perché in estate le notizie finanziarie scarseggiano, perché è distratta, perché la redazione è semideserta e dire ciao a un semideserto è piuttosto deprimente. perché vorrebbe essere nel salento con mister i e gli hobbit e maledice quello stupido senso del dovere che l’ha obbligata a dire “sì, certo!” quando la sua capa, subito dopo avere saputo dell’elasti-decisione, le ha chiesto, piuttosto in ansia,  ”ma ad agosto ci sei, vero?”. perché il tempo sembra essersi fermato anche se lei vorrebbe prenderlo a calci. perché a milano è novembre, perché ha il turno di apertura e in agosto dovrebbe essere vietato, perché ogni cosa assume contorni definitivi e melodrammatici, perché le transizioni non le ha mai rette molto bene, come l’alcol, del resto.

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davanti al camino

elastigirl, orfana della preponderante e ingombrante presenza maschile, ha passato questo ponte ferragostano in montagna dalla cugina tedesca che tedesca non è ma vive da anni in germania, insieme a un marito tedesco, un bambino tedesco poco più grande dello hobbit grande e una bambina tedesca coetanea del medio.

elastigirl e la cugina, altrimenti detta caracugina, non si vedono mai. ed è una vera jattura perché loro, da piccole, erano tremendamente amiche, dormivano una a casa dell’altra dopo avere mangiato pizza e bevuto bevande gasatissime ed erano capaci di ridere a crepapelle anche una notte intera.

così, alla ricerca della caracugina perduta, elastigirl è andata in trentino dove pioveva e faceva un freddo inaudito e si dormiva con il fuoco acceso e il piumone e si beveva il tè per scaldarsi dentro, oltre che fuori.

ed è stata felice. perché le carecugine tremendamente amiche lo restano per tutta la vita e si può ridere come due idiote a crepapelle senza riuscire a smettere anche dopo 30 anni e più. perché passare del tempo con figli non tuoi è inaspettatamente divertente e rilassante. perché tre giorni con una bambina femmina farfalla-iena-tigre-scimmia-zanzara-libellula sono un’esperienza psicosensoriale entusiasmante e tramortente. perché riconoscere in un altro bambino quella dolcezza ruvida, quella virilità acerba, quello smarrimento selvatico  e goffo e quegli aculei ispidi e intermittenti, fa molta tenerezza e dà la misura del filo conduttore che unisce un genere e un’età buffi e alieni. perché stare dentro una famiglia sentendola propria è un privilegio raro e una fortuna preziosa.

 

nel frattempo mister i e gli hobbit, partiti la scorsa notte da boston, sono atterrati a brindisi. e mentre elastigirl affronterà la sua ultima settimana da giornalista finanziaria, loro affronteranno la loro prima settimana di mare dai nonni.

 

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un milione di cose da fare

alle 22 si è messa a letto, terribilmente di buon umore. e ha spento la luce.

alle 22,05 si è addormentata per svegliarsi alle 10,25

alle 22,45 ha visto la penultima puntata della prima stagione di orange is the new black

alle 22,45 la vita del carcere dentro la serie tv l’aveva coinvolta eccessivamente e aveva bisogno di farsi un giro per aver la conferma di esser libera

alle 23 si è fatta la doccia, incurante dell’effetto rivitalizzante del getto d’acqua addosso

alle 23,15 ha deciso che la melatonina doveva per forza essere da qualche parte e ha rovistato in tutti gli armadi per trovarla. nel mentre, ha preparato un sacchetto di vestiti che non usa più, ha messo in ordine le mutande e i reggiseni e ha buttato via le medicine scadute. della melatonina, tuttavia, non c’era alcuna traccia

alle 24 ha controllato ripetutamente se lo hobbit di mezzo, autore del seguente criptico messaggio:  ”a casa di N mi sono tolto il ….. io!“, avesse risposto alla seguente elasti-replica: “ciao tesoro mio medio! volevo dirti che ho ripensato a te e al tuo dente che hai tolto da solo, senza l’aiuto di nessuno. e volevo dirti che sono molto, molto orgogliosa di te. non escludo che ci sia anche un topo italiano ad aspettarti qui, per premiarti.
volevo anche dirti che secondo me, senza quel dente che è caduto, sei ancora più bello, quasi come dwarfy dwarf (anche se lui è veramente irresistibile), e sembri anche più grande. 
ora vado a dormire perché qui è notte fonda e devo riprendere i ritmi italiani altrimenti domani in ufficio mi addormenterò con la testa sulla tastiera e poi mi verranno tutti i segni delle lettere e dei tasti in faccia e non è bello.

alle 24,15 ha visto l’ultima puntata della prima stagione di orange is the new black

all’1,15, folgorata dal catartico finale, in preda a senso del dovere e grafomania, ha scritto un post, inspiegabilmente scomparso appena pubblicato

all’1,45, frustrata dall’incomprensibile fenomeno, si è talmente avvilita da costringersi a evadere la posta elettronica arretrata, incluso un messaggio di C, ragazza alla oari americana in arrivo a settembre, che quotidianamente riversa nell’elasti-casella dubbi organizzativi, interrogativi pratici ed entusiasmi incontenibili

alle 2 ha visto su twitter che era morto robin williams e si è concessa qualche minuto per guardare fotografie e spezzoni di film

alle 2,45 si è depilata che è sempre una attività virtuosa e di soddisfazione

alle 3,15 voleva tramortirsi sbattendo fortissimo la testa contro il muro

alle 4 contava il tempo che la separava dalla sveglia 

alle 4,30 circa ha perso conoscenza.


è innegabile: il jet lag è una bestia fastidiosissima.

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nella bolla

“piacere, mi chiamo lorenzo. ero in canada per delle gare mondiali di nuoto. sì, sono andate bene. io sono bravo nel delfino, ma anche negli altri stili. faccio un po’ tutto. ma nella vita sono infermiere. ho 26 anni. già. se ci fosse stata la mia morosa, lapatti, allora sì che sarei rimasto ancora un po’. magari saremmo andati a new york. e invece torno. perché la morosa non ce l’ho più. dopo cinque anni. in raltà, io e lapatti ci amiamo ancora però lei… ecco lei ha paura. mentre io credo   che dovremmo iniziare a fare sul serio, tipo comprarci una casetta. ma lapatti dice che io la lascerò e poi lei non sarà mai una buona madre perché sua madre è stata una pessima madre. e anche sua nonna è stata una pessima madre. così lei non vuole prendersi nessuna responsabilità. è insicura, pensa di essere brutta. io sono perso per lei. e lo so che lei ci tiene ancora a me. mi fa gli agguati in piscina, quando vado agli allenamenti. mi alleno anche due volte al giorno certi periodi. e me la trovo lì. ci sto male ma mi fa anche piacere. ogni tanto mi sembra di impazzire. e allora dico: ‘ehi, patti, mettiamoci una pietra sopra’ e lei risponde: ‘ok, mettiamo pure, questa pietra. poi ci penso io a spostarla da lì sopra’. ed è un tira e molla. ho anche provato a uscire con altre. ma non ce la faccio, non funziona mai. io sono innamorato dellapatti. sai che mi hanno perso la valigia all’andata? e non l’ho mai avuta indietro. la ritroverò ora a milano. pazzesco, no? comunque un nuotatore ha sempre l’occorrente per la piscina nel bagaglio a mano. ti piace my heart will go on di céline dionne? era la colonna sonora del titanic. ha delle parole bellissime. ieri sera ero triste e ho mandato il video allapatti. ma non mi ha risposto. normale. vuoi vederlo, il video di céline dionne che le ho mandato?”.

lorenzo parlava, parlava, parlava, con le sue spalle larghe, lo struggimento dell’amore tormentato, la logorrea di certi bambini e una cadenza dolce, dell’emilia. era seduto accanto a elastigirl, sul volo da toronto a milano. le ha anche detto che all’aeroporto ci sarebbe stata la sua mamma a prenderlo, che aveva mangiato due volte giapponese in canada e che si era comprato, una sera che era triste, dei ravioli italiani. elastigirl lo ha ascoltato per un po’. poi le è venuta un po’ di ansia. perché il volo durava più di otto ore e quelli come lorenzo, o come fidel castro, possono parlare anche nove ore di fila, senza mai smettere. allora, sentendosi un po’ orrenda dentro ma non troppo, si è infilata nelle orecchie le sue cuffie rosa, che ha scoperto essere, anche in famiglia, terribilmente respingenti per i maschi. e ha visto, anzi forse rivisto, un vecchio e assurdo film su un gruppo di danesi derelitti e depressi, che fanno un corso di italiano, per tirarsi un po’ su. e poi ha visto una commedia con robin williams e poi due episodi di una serie che si chiama silicon vallley. e non ha mai dormito. invece lorenzo è svenuto a un certo punto e ha riaperto gli occhi e la bocca all’altezza di grenoble.

ora elastigirl è a casa, in una bolla di jet lag e stordimento. gli hobbit e mister i sembrano sopravvivere egregiamente da soli nella città di A. lei domani va in ufficio. ora deve cercare la melatonina che forse è un placebo ma, come spesso succede, un placebo efficace.

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ciao A

ciao ai cereali gusto lampone e mirtillo, alla casa che sembra il bates motel di psyco, al topolino che si tuffa periodicamente dentro la pattumiera, a questo caldo umido e irreale alternato a un freddo novembrino, alle mamme fricchettone dei bambini del campo estivo naturalista, a una natura ipertrofica e insidiosa, ai passanti che ti dicono “ehi, ciao! come stai?” anche se non li conosci, alle vecchine che fanno il presidio per la pace ogni sabato mattina, al farm market dove una testa d’aglio costa sei dollari, al caffè nel bosco che fa schifo ma è diventato un rito, agli scoiattoli infestanti, al corso di insane body challenge al centro sportivo dell’università dove  tracy la pazza urla “keep on going!!!” anche quando sei stramazzata per terra e forse avresti bisogno dell’ambulanza.

ciao alla città di A, in massachusetts, che ormai, dopo sei estati passate qui, è diventata un po’ casa.

sabato elastigilrl prenderà un volo per toronto e poi, dopo avere provato il brivido del transito in canada, si imbarcherà per milano, dove arriverà domenica, devastata dal viaggio e dal jet lag. gli hobbit e mister incredible resteranno qui un’altra settimana e poi andranno dai nonni, in salento.

elastigirl invece lavorerà a milano, per le sue ultime due settimane nella redazione dove professionalmente è nata, cresciuta ed è diventata grande. ci sono grandi cambiamenti all’orizzonte, così grandi da oscurare, almeno un po’, lo struggimento di chi parte da sola e non ne ha alcuna voglia.

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come ai vecchi tempi

notte.
ore 12,30
“frooodo! frooodo! catch the ball! frodo! goood boy!”

“ommamma il sonnambulo”

“mister i, svegliati! il medio pazzo fa il sonnambulo! guardalo lì in corridoio che urla”
“eh? cosa? le murt’! ma con chi ce l’ha?”
“con frodo, il cane di eliza. sta giocando a palla con frodo. in inglese”
“be’, è un cane americano. in che lingua gli deve parlare?”
“come on, frodo! jump!”
“senti, a me fa impressione. riportalo tu a letto”
“e chi me lo doveva dire a me che mi ritrovavo in una casa che sembra un set di un film dell’orrore, in america, a inseguire un bambino indemoniato che chiama un cane nel sonno…”
“fai piano però. non spaventarlo”
“casomai è lui che spaventa me”

ore 2,30
“ehi! cosa c’è, hobbit grande?”
“sto male. posso stare in mezzo a voi?”
“cosa ti senti?”
“mal di testa. tremo. ho mal di gola”
“vieni qui, fatti sentire!”

“ehi! ma tu sei caldissimo! mister i! svegliati! sai dove è un termometro in questa casa?”
“‘moooo! e che succede stanotte?”
“il grande non sta bene. mi sa che ha la febbre. secondo te ce l’hanno un termometro i padroni di casa?”
“vado a vedere”
“tu sei un eroe impavido. se incontri mostri, vampiri, zombie, ladri, uomini armati, di’ che hai fretta”

“103,1. cosa vuol dire 103,1?”
“39 e mezzo circa”
“oh mannaggia”
“ohhhhh. sto maaaaaleeeeee”
“non iniziare a fare il moribondo tu. ora ti do qualcosa per abbassare la febbre e vediamo come stai domattina”
“ohhhhh! posso dormire qui con voi?”
“sì. però fermo”
“ohhhhhhh. ahhhhhhh”
“amore! shhht! dormi! tra poco starai meglio. vuoi una pezzetta bagnata da mettere sulla fronte, ché ti rinfresca?”
“ohhhhh! ti prego! sììììììì”
“smettila però! il lamento straziato no!”
“va beeeeene mamma. cerco di dormiiiiire. ohhhhhh”

ore 3
“hobbit grande! basta muoverti!”
“ahhhhhh”

ore 3,45
“io non ce la faccio più! devi stare un po’ fermo! e poi non mi stare così appccicato. vai un po’ dal lato di papà”
“ihhhhh”

ore 415
“senti, io non riesco a chiudere occhi con te accanto che ti agiti. vado a dormire con i tuoi fratelli in camera vostra”
“ohhhh”

ore 450
“mamma! mi viene da vomitare”
“eh? cosa? ah! sei tu, hobbit di mezzo, che ti succede? forse hai giocato troppo con frodo…”
“con frodo? ma che dici mamma? portami in bagno. devo vomitare. o forse fare pipì. devo decidere”
“be’, c’è un po’ di differenza…”

ore 5,30
“dove seeeeeei???? mamma!!! pelché sei scesa zù? mamma!!!”
“hobbit piccolo! dove vai? no! non scendere le scale! sono qui, nel letto dello hobbit grande”
“ho paula e tu non zi sei”.

la verità è che uno si dimentica come può essere la vita con i figli che non dormono. la verità è che uno rimuove quel periodo infernale. e poi, quando ricapita, ci mette una settimana per riprendersi. e si chiede come faceva a sopravvivere in quel tempo buio e tetro in cui notti come queste potevano essere quasi la regola e i risvegli a scacchiera dei figli un elemento imprescindibile del ménage familiare.

ps per la cronaca, lo hobbit medio doveva solo fare pipì. il grande invece ha avuto due giorni di febbre alta. presi dal dubbio che fosse stato punto da una zecca dei cervi, da una zanzara killer, da una vespa-piraña o da qualcun’altra delle piccole e temibili creature che popolano gli ameni boschi del massachusetts, mister i ed elastigirl lo hanno portato al presidio ospedaliero più vicino dove dei signori in camice, dopo essersi sincerati che avesse una assicurazione sanitaria e che fosse in grado di pagare, lo hanno registrato, visitato e gli hanno diagnosticato una non esotica infezione da streptococco, da cui, grazie agli antibiotici americani, sta guarendo.

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