sempre diversi

“sai, mamma, le medie sono molto meglio delle elementari”

“mi fa piacere che ti piacciano”

“sono anche molto più divertenti”

“come mai?”

“be’, i professori cambiano ogni ora, ogni giorno”

“già. non ci si annoia…”

“e anche i compagni cambiano in continuazione”

“i compagni???? scusa, ma la classe è sempre la stessa, no?”

“certo. la classe è sempre quella ma i compagni no”

“in che senso? spiegami”

“il fatto è che – sarà l’età – siamo tutti talmente instabili che sembra di avere a che fare con persone diverse ogni giorno”

“ah, certo. non ci avevo pensato. anche tu effettivamente un minuto sei il dottor jekill e il minuto dopo sei mister hyde. posso solo immaginare cosa significhi averne 25 tutti insieme, come te”

“è molto swag, mamma. moooolto swag”

“scusa?”

“niente, lascia stare”

“magari me lo faccio spiegare più tardi da dottor jekill, appena passa di qui”

“sei abbastanza swag anche tu, mamma. te lo ha mai detto nessuno?”.

dipendenze

la fa ridere, la rasserena, le facilita la vita, le mette allegria, le apre mondi inesplorati, come la movida anglofona milanese e gli esperimenti scientifici a base di alka seltzer e colorante rosso, le dà sicurezza, le piace, la incuriosice, la intenerisce, la diverte, le sta simpatica, la aiuta, le ricorda tutto quello che lei invece si dimenticherebbe, le racconta le storie sulla sua infanzia in una fattoria, la convince che la vita sia un posto in discesa, le mostra come si può essere leggeri a vent’anni, le insegna a decifrare l’accento del maryland che non è esattamente il più limpido dell’universo, le ha creato una irreversibile dipendenza.

cindy, la ragazza alla pari, si è inserita di prepotenza nell’elasti-vita. e si è accomodata così bene che elastigirl ormai crede di non poterne più fare a meno.
e non ha ancora capito se abbia un’enorme fortuna a scegliere fanciulle straordinariamente amabili, o se sia tale il piacere di avere un’altra donna in casa da rendere inevitabile l’innamoramento. “probabilmente tu riusciresti a trovare fantastiche anche anastasia e genoveffa di cenerentola, se vivessero a casa tua”, le ha detto un’amica.
a elastigirl invece piace pensare che viga la legge del similis simili gaudet o, detta alla barese, se non s’assomigghian’ non si pigghian’. e che quindi le siano toccate in sorte creature affini alle elasti-abitudini e alle elasti-follie che si adattano in modo rapido e naturale all’entropia casalinga.
al momento la prospettiva che cindy possa andarsene e tornare alla sua casa in maryland  le pare inconcepibile, implausibile, devastante.

ne ho viste di peggio

facciamo finta di fare un’intervista. raccontami la tua esperienza, sabato.

be’, siamo usciti e abbiamo visto l’acqua, be’, molto alta nella zona dell’asilo di sneddu (lo hobbit piccolo ndr). alta tipo… un metRo  e mezzo, una Roba del geneRe.

forse un po’ di meno di un metro e mezzo?

sì, infatti, forse un po’ di meno ma non molto, diciamo un metRo e un quaRto. va be’ non abbiamo visto niente di che: una cascata nel coRtile poi l’acqua che allagava i boxe che sono tipo cantina e gaRage. poi, va be’, niente di che.

e tu dove camminavi?

io per stRada.

per strada c’era l’acqua?

ooooh! hai voglia!!!! eRa più o meno come camminaRe in una pozzangheRa alta ciRca venti centimetRi, che peRò ti aRRiva alla coscia.

ti sei spaventato?

all’inizio sì poi peRò, cioè, non eRa niente di che, comunque…

ne hai viste di peggio?

sì, diRei di sì.

 

sabato il seveso è esondato a milano, per la nona volta quest’anno. l’elasti-famiglia ci abita praticamente sopra. la loro casa è stata risparmiata ma intorno c’era acqua ovunque, le strade erano diventate torrenti e i bidoni dell’immondizia navigavano liberi come zattere. qualcuno ha trovato un pesce in cantina, dicono. qualcuno si è spaventato. qualcuno no perché, nella sua lunga vita, ne ha viste di peggio.

atroci dilemmi

sono più di 24 ore che non pensa ad altro. perché mica è facile decidere tra cucina giapponese e pasticceria austro-ungarica, sapendo che sono sempre aperte anche le opzioni finger food e buffet. certo, non sono da scartare nemmeno gnocchi, biscotti o praline&tartufi, anche se è sugli arrosti o magari sul pesce che dovrebbe concentrarsi. se gli hobbit mangiassero riso, si lancerebbe nei risotti anche se i cupcake la attirano parecchio. e perché non un menu di natale che verrebbe utile a breve? o un single in cucina, ché non si sa mai nella vita? certo, difficile rinunciare anche a tartare e carpacci, per non parlare dei soufflé. a tutto baccalà, tuttavia potrebbe riservare suggestive sorprese. e se un giorno si pentisse terribilmente per non avere optato per la decorazione del piatto?

ci sono regali belli, regali graditi, regali di circostanza, regali eccessivi, regali riciclati, regali “ma non dovevate”, regali pensati, regali sbagliati, regali “a caval donato non si guarda in bocca”, regali improbabili, regali “e adesso cosa ci faccio?”.

e poi ci sono regali di chi ti conosce da 18 anni e conosce le tue debolezze, le tue follie, le tue ossessioni e le tue passioni. regali di chi sa esattamente chi sei e come sei ma forse non si rende conto veramente delle conseguenze, delle reazioni, delle fantasie e degli amletici dubbi che possono scatenarsi.

ieri elastigirl ha invitato a pranzo i suoi colleghi del lavoro di prima, dell’open space, quelli con cui ha raggiunto la maggiore età professionale e insieme ai quali ha condiviso meraviglie, miserie, macchinetta del caffè, stampante, pausa pranzo, gioie, dolori e moltissimo altro. e loro le hanno regalato un corso di cucina, a scelta tra decine, mandandola in estasi e in tilt. perché, lei già lo sa, scegliere sarà difficilissimo.

vita diurna e notturna di coppia

lei è andata a dormire alle 21,20, dopo avere saputo che, a causa dell’esondazione del fiume seveso che scorre praticamente sotto casa sua, la scuola dello hobbit di mezzo sarebbe stata chiusa oggi. ha perso i sensi mentre il medio ululava la sua gioia al mondo, mentre il grande e il piccolo si consumavano in una livorosa invidia che probabilmente, a un certo punto, quando lei ormai era incosciente, è sfocciata in liberatorie e vendicative mazzate contro il fratello.

lui è arrivato all’una di notte, di ritorno da londra. ha aperto la porta e acceso la luce con gran clamore e poi ha trascorso la successiva mezz’ora a lavarsi rumorosamente e vigorosamente i denti in bagno. lei lo ha sentito, salutato e gli ha comunicato farfugliando le ultime notizie su fiumi esondati e scuole inagibili.

lui, strutturalmente inquieto, intorno alle tre, non riuscendo a dormire per cause ancora ignote, ha abbandonato il talamo per trasferirsi sul divano in sala.

lei, alle 4,10, si è sentita morire al suono della sveglia (ci si abitua a un certo punto? la risposta esatta è sì. astenersi altrimenti) ma, con uno sforzo sovrumano e certamente gravemente nocivo per la salute, si è tirata su.

lui, alle 4,20, si è trasferito dal divano al lettone.

lei, alle 8,30 – ben prima rispetto al solito, temendo il terrificante fenomeno del “traffico post esondazione quando il sindaco dice di non prendere l’auto ma tutti la prendono lo stesso” – è rientrata a casa. lui dormiva ancora mentre lo hobbit di mezzo, in pigiama, giocava a risiko contro se stesso. lei ha accompagnato un furente hobbit piccolo a scuola (“pelché io devo andale e mio flatello no? non è zusto”). è tornata e ha fatto colazione con uno hobbit di mezzo che cantava garrulo mangiando cereali. e ha constatato con sconcerto che, dentro uno hobbit di otto anni piuttosto magretto, può entrare una quantità di latte e cereali sufficiente per tre pasti del battaglione san marco.

lui, alle 9, è riemerso dalla stanza da letto.

lei, alle 9,30, è andata a dormire.

lei si è svegliata alle 11,30, quando lui stava uscendo per andare in piscina.

all’ora di pranzo lei aveva un appuntamento di lavoro. lui è rimasto a casa a parlare via skype con il suo co-autore e fidanzato giapponese, hiroshi.

come dimostra questa fedele cronaca, la vita di coppia, diurna e notturna, non sta traendo grandi benefici dalla nuova organizzazione dell’elasti-vita.

 

ps di servizio. domenica 16 novembre, alle 15, a expo gate in piazza castello a milano, elastigirl parteciperà al’incontro “il libro che mi ha nutrito”, nell’ambito di “assaggi di women for expo”. qui i dettagli.

facciamo conversazione

“mamma, ho bisogno di stare un po’ da solo insieme a te, sul lettone, magari sfogliando il mio libro di storia e geografia”
“va bene, hobbit di mezzo. andiamo di là”
“ma da soli, eh? senza fratelli!”
“be’, proviamoci. mi sembra che stiano facendo altro in questo momento. se non mettiamo i cartelli annunciando che vogliamo stare per conto nostro, secondo me riusciamo ad avere un po’ di tempo per noi”
“per fare conversazione”
“certo, per fare conversazione…”…
“bene. adesso parliamo”
“ok”
“vedi? c’è la preistoria e poi la storia”
“e la storia quando inizia?”
“quando l’uomo inizia a scrivere”
“giusto. bravo!”
“questo è l’ambiente marino”
“ah. ok. passiamo dal neolitico ai pesci così, in scioltezza”
“che abitante del mare vorresti essere?”
“mmmh… forse un delfino. tu?”
“io uno squalo”
“con tutti quei denti e quella faccia cattiva? come mai?”
“perché così nessuno mi infastidisce e vivo bello tranquillo”
“be’, guarda che il delfino lo caccia via a musate lo squalo…”
“secondo me vive più tranquillo lo squalo, in ogni caso”
“probabile. però non è che la tranquillità deve essere proprio l’obiettivo principale della vita…”
“no, peha una sua importanza”
“indubbiamente. e come animale della giungla, chi vorresti essere?”
“non saprei… di certo non un elefante”
“perché? hanno l’aria serena gli elefanti… poi, così grossi, non sono in tanti a dare loro fastidio”
“perché nella giungla secondo me è pieno di topi. e io elefante mi spaventerei con tutti quei topi. e, come ti ho detto, io voglio vivere tranquilo”
“già, ovvio. tranquillo”
“e comunque discendiamo tutti dalle scimmie. non si scappa”
“no. non si scappa”
“mi piace far conversazione con te, mamma. dovremmo farlo più spesso”
“sono d’accordo”
“allora appuntamento qui, domani, alla stessa ora. sincronizziamo gli orologi”
“va be’, non ce ne è bisogno…”
“ok. allora dobbiamo avere un segnale. quando ti dico ‘ciao baby’, vieni in camera facendo finta di niente. a domani, baby. ora devo andare a giocare”.

mi guardi o no?

lei, dopo tre giorni a berlino, la sveglia alle 4, un aereo, un car sharing, la sorpresa della pioggia che l’ha infradiciata dalla testa ai piedi, alle 9, ieri sera, apre la porta di casa. e dentro è buio. per un secondo immagina che gli hobbit siano già a letto e ha la conferma che cindy, la ragazza alla pari, è una creatura grandiosa capace di inauditi miracoli.

“ehi! zao mamma! sai che ho una figulina bellizzima in tle D. me l’ha data zovanni. vediamo insieme abblazzati il mio album dei dinosauli?”

sono sul divano, nell’oscurità. e guardano un film, probabilmente una notte al museo, ma lei è troppo confusa per averne la certezza.

“mamma! sei qui! devi raccontarmi per bene la storia del muro di berlino ché mica l’ho capita tanto dai tuoi messaggi e dalle foto che ci hai mandato”

“cia’. devi guardare il diario. ho un avviso e una nota”

“una nota????”

“how was your trip? how was berlin?”

“che numelo è questo? in questa pazina mi manca solo questo numelo. che numero è? che numelo è? che numelo è?”

“cioè, come hanno fatto a farlo cadere, questo benedetto muro?

“do we have an umbrella, at home? do you want me to buy one?”

“mi gualdi o no?”

“il video che avete fatto a berlino è imbarazzante. tu in quel video non sei mia mamma. sei, sei, sei…. sei jacquline de breeze! una tizia di passaggio che non conosce nessuno”

“che numelo è? che numelo è?”

“in pratica, ‘sto muro… gli hanno messo le bombe? e poi chi? quelli di sinistra o quelli di destra??? mi spieghi?”

“vieni un po’ qui vicino… fatti vedere come sei vestita?”

“bello”

“cosa?”

“cosa?”

“cosa?”

“tornare”

“are you ok?”.

mai fatto prima d’ora

non era mai stata a berlino. in tedesco sa dire wunderbar, danke, sacher torte e pochissimo altro. non aveva mai fatto una trasferta radiofonica e non aveva nemmeno un’idea chiara di che cosa significasse in pratica. si era anche dimenticata che il 9 novembre è l’anniversario della caduta del muro.
e poi aveva sonno. ma negli ultimi due mesi ha sempre sonno quindi non conta.
così è partita, come partono i bambini, con l’entusiasmo fiducioso dell’ignoranza, ma anche come partono le chiocce, con la riluttanza diffidente e pavida di chi non vuole lasciare il nido.
è partita senza guida della città, senza piantina della metropolitana, con le idee confuse e l’ambivalenza di chi si lascia portare.
è partita, con i suoi nuovi colleghi, per l’anniversario numero 25 di quello che qui chiamano il mauerfall. è partita con la trepidazione di chi va in gita scolastica.
e ha vissuto i due giorni lavorativi più folli e intensi di cui abbia memoria.
ha visto pezzi di un posto bellissimo in cui deve assolutamente ritornare con calma.
ha visto una città invasa, festosa, accogliente, gremita di berlinesi, non berlinesi, dell’ex ovest e dell’ex est, di francesi, americani, inglesi, coreani, giapponesi e molti altri. e ognuno aveva l’aria di pensare che, almeno un po’, quei ricordi, quelle celebrazioni, quella festa fossero anche un po’ suoi, perché in fondo la storia appartiene a tutti e alla storia appartiene buona parte della pasta di cui tutti sono fatti.
ha ascoltato peter gabriel che faceva le prove su un palco vuoto e un’orchestra intera accanto che suonava per lui. ha preso a picconate un pezzo di muro e non è riuscita nemmeno a scalfirlo. fosse stato per lei, nemmeno una scheggia di muro sarebbe mai caduta. ha guardato il fiume scorrere, ha visto il cielo sopra a berlino e si è emozionata parecchio, ha incontrato una mongolfiera nel cielo stellato e anche una luna piena. ha sentito l’odore delle salsicce e della metropolitana, ha ascoltato un signore altissimo con i baffi e lo sguardo sognante raccontare dov’era, 25 anni fa, mentre sua moglie piccoletta tirava su con il naso accanto a lui. ha chiacchierato con i membri ragazzini di un’orchestra europea che dicevano che, se il muro non fosse caduto, la loro orchestra non sarebbe esistita e il loro destino sarebbe stato diverso, anche se loro, nel 1989, non erano nemmeno nei pensieri dei loro genitori.
ha visto il percorso del muro ricreato con 8.000 palloncini illuminati che dovevano essere lasciati liberi di volare domenica sera. ha assistito a una lezione di liberazione del palloncino perché i tedeschi sono un popolo preciso e, quando fanno le cose, le fanno con cura. ha visto un palloncino volare, esattamente nel momento giusto. e non si è commossa solo perché era troppo preoccupata di fare disastri.
ha dormito in una camera di albergo tutta rosa e, quando gli hobbit l’hanno vista in fografia, sono inorriditi e hanno chiesto se fosse la casa dell’orrida dolores umbridge di harry potter. in realtà era bellissima.
ha imparato milioni di cose e ne dovrà imparare ancora miliardi. ma le cose nuove danno le vertigini e qualche brivido salutare lungo la schiena. e va bene così.
ha anche mangiato semi di zucca, di lino, di girasole e la zuppa di pesce. e avrebbe potuto, alle cinque di mattina, nello studio radiofonico in cui sono stati ospiti dentro un centro commerciale deserto, rimpinzarsi di pane, burro e marmellata preparati da un’amabile signora di nome venera, o di una torta marmorizzata appositamente confezionata da frank, un accudente energumeno.
ha preso parecchio freddo, si è soffiata il naso 8.746 volte, ha riso moltissimo, ha camminato con il naso all’insù, ha avuto la conferma che, anche nei lavori tutti nuovi e inesplorati, i colleghi possono diventare amici e persino affetti.
è stato bello, anche se – o forse proprio perché – prima d’ora, non aveva mai, ma proprio mai, fatto nulla di simile.

creature della notte

fa il turno di notte. e sorride, con una dolcezza pacata e una professionalità accudente. è alta, ha spalle larghe, occhi chiari e liquidi e una bocca carnosa. è solida, giunonica, quasi maestosa. è composta e regale. abita le tenebre come se le appartenessero. difficile immaginarsela alla luce del giorno, in mezzo alla folla, alla cassa del supermercato, su un autobus all’ora di punta.
chissà come passa tutte quelle ore, quando non arriva nessuno e resta sola? chissà se ha paura nelle ore piccole, di starsene lì, in quell’edicola illuminata, alla mercè di chiunque? chissà come si difende se qualcuno la importuna? magari invece non ha alcun bisogno di difendersi perché la notte è un posto meno minaccioso di quello che pensa chi non la frequenta con assiduità e attenzione. o forse ha compagnia, solo che non si vede.
ascolta la radio. a volte sbuffa perché quella musica non le piace. ma non cambia mai.
è riservata e misteriosa. a elastigirl piacerebbe parlarci, per squarciare quel velo algido e altero che la ricopre, come il mantello di una regina.
“la settimana prossima non ci sarò e nemmeno quella dopo ancora”, le ha detto un mattino, alle 4,40.
“ma come? perché? e io come…”
“vado in vacanza. alle canarie! ci sarà un ragazzo a sostituirmi”. e gli occhi si sono illuminati come quelli di un bambino. poi si è fatta seria. “ecco i tuoi giornali. buona giornata!”, ha aggiunto ricomponendosi e ricacciando dentro quel poco che aveva concesso.
strano dispiacersi per la temporanea assenza di qualcuno che si conosce appena. strano sentirsi improvvisamente e stupidamente smarriti, come se si spegnesse improvvisamente un faro in mezzo al mare.
elastigirl ogni mattina, prima dell’alba, va a comprare i giornali in un’edicola notturna. arriva, parcheggia la macchina al marciapiede accanto, scende, ritira la mazzetta e scappa via, al lavoro. ma vorrebbe che ci fossero più tempo e più parole.
perché di notte, quando è buio e non c’è nessuno, basta poco per diventare compagne di viaggio, anche solo per un minuto ogni giorno.

il seme dell’ossessione

tante cose si possono dire di mister incredible: si può dire che è rigoroso, tenace, determinato, generoso, coerente, brillante, arguto, spiritoso e molto altro. ma non si può dire che sia equilibrato. lui è preda delle sue ossessioni. è ossessivo nel collezionare fumetti, con precisione e costanza, nel seguire alla lettera le ricette di nonna memé, vicina ai 101 anni con un passato leggendario di cuoca sopraffina, nello studio e nella produzione di modelli matematici anticapitalistici, che non lascia mai, nemmeno in bagno, nemmeno la domenica, nemmeno quando è alle casse del supermercato, nel percorrere quotidianamente, avanti e indietro, 80 vasche in piscina e guai a saltare un giorno. e queste sono solo le ossessioni in superficie. poi ci sono quelle sotterranee, inconsapevoli, subliminali che sono ancora più infide e moleste.
era utopia pensare che la piantina della maniacalità non avrebbe dato frutti.
“ho bisogno di controllare con urgenza una cosa sul tuo telefonino, mamma. dov’è?”
“non so, forse sul tavolo. ma perché quello sguardo da pazzo? è una questione di vita o di morte?”
“non scherzare con le cose importanti”
“giammai! eccoti il telefonino”

“ecco. ora sono più tranquillo”
“cos’hai visto?”
“le previsioni del tempo di washington e di bari e di nairobi. oltre a quelle di milano e di mosca, naturalmente”
“naturalmente”.
lo hobbit medio deve controllare con regolarità il meteo di alcune selezionate città del globo e la situazione dei alcuni clan di clash of clan anche se ormai il gioco è stato bandito dall’elasti-casa. si rilassa con le tabelline e riordinando, con precisione inaudita, le migliaia di fumetti del padre nella libreria del corridoio.
“un figlio matto su tre ci sta. con il padre che si ritrovano ci è andata anche bene”, ha pensato elastigirl qualche tempo fa.
poi lo hobbit piccolo ha scoperto l’album dei dinosauri e le sue figurine.
“le contiamo? le licontiamo? le gualdiamo? le sistemiamo? mettiamo le doppie in oldine di numelo? mi sclivi tutti i numeli su un foglio? palliamo un po’ delle mie figuline? come si sclive zentoventotto? mi insegni a sclivele tutti i numeli fino a zentottanta? le possiamo licontale pel essele velamente siculi?”.
ed elastigirl ha capito che con le ossessioni non si scherza per niente.