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mercoledì, 27 gennaio 2010
"... l’allattamento in quanto parte della vita sessuale di una donna, ha bisogno delle stesse condizioni in cui avviene l’incontro col partner: intimità, calore, silenzio, non sentirsi osservate, non avere fretta. In altre parole, individualità, spazio e tempo in maniera imprevedibile e non circoscrivibili da limiti preconfezionati".
ore 18,45
elastigirl si accomoda sul divano con il microbbit. sono soli. ha già preparato la cena per gli hobbit, ha steso i pannolini lavabili, ha fatto la doccia e si è infilata un tutone rosso, respingente agli occhi di mister incredible ma estremamente gradito al nano minuscolo.
la diade madre-figlio è sacra, l'allattamento un momento magico, dice qualcuno, e lei è completamente compresa in questo rituale unico e antichissimo. mancano solo le candele e i tamburi tibetani. il microbbit guarda il suo materno complemento come fosse un prosciutto e si avventa famelico sulla tetta. si contemplano incantati, occhi negli occhi, per qualche secondo. poi lui cade in deliquio e lei si mette a leggere il suo libro. intorno silenzio e pace. la felicità non è lontana da qui.
ore 18,47
dlin dlon
elastigirl si alza con la sua appendice e si trascina verso la porta.
gli hobbit e la baby sitter valentina diolabenedica tornano dalla piscina.
il nano grande entra in scivolata sulle ginocchia, alza le braccia in segno di vittoria, urlando frasi sconnesse.
il nano piccolo entra barcollando con il costume a righe in testa. "il maestlo mi ha visto così e ha detto 'tu falai stlada, lagazzo'", dichiara orgoglioso.
fuori nevica. valentina teme il gelo sulla strada per la brianza e abbandona l'elasti-casa.
elastigirl si risiede e ripete a se stessa e al microbbit, usando la telepatia, "inner peace" come faceva master shifu in kung fu panda.
"andate un po' a giocare in camera. quando ho finito qui vi chiamo io"
ore 18,50
"mamma, mi metti il costume da cavaliele jedi?"
"nano, è cmplicatissimo infilare il costume di anakin skywalker e io ho solo una mano libera"
"ti plego mamma!"
elastigirl, imprecando in silenzio, infila pantaloni, calzari, camicia, cintura, spada laser e mantello, cappuccio incluso, allo hobbit piccolo.
ore 18,53
"adesso sei pronto. puoi andare a giocare"
"glazie mamma"
"prego, però lasciaci tranquilli per dieci minuti"
ore 18,55
"mamma..."
"dimmi nano grande"
"devo leggere pagina 15 del libro di lettura"
"ok. vieni qui vicino e leggi"
la piccola idrovora continua a succhiare ma il flusso di energie all'interno della diade è stato un po' inquinato e la sacralità dell'indissolubile binomio ha qualche crepa.
ore 19,00
"mamma..."
"dimmi, nano piccolo"
"mi scappa la cacca"
"ma come? adesso che hai addosso tutto l'ambaradan di anakin???"
"mi sa che ho di nuovo la diallea. mi spogli? mi fai compagnia?"
elastigirl striscia in bagno con la micro-ventosa che non molla la presa.
"ho fatto un pasel di cacca, mamma. guadda!"
"ho visto nano, un puzzle di cacca. però sbrigati che sono scomodissima ad allattare in equilibrio sul bordo della vasca"
"mi lavi? mi vesti?"
la vestizione del cavaliere jedi è stata ri-compiuta, sempre più acrobatica e faticosa.
elastigirl torna sul divano e cerca di ricomporre i pezzi di una diade frantumata.
ore 19,08
"mamma..."
"che c'è adesso?"
"mi scappa di nuovo la cacca..."
lo hobbit piccolo ha avuto una ricaduta del virus intestinale, a elastigirl oggi è venuta la mastite con febbrone annesso. il microbbit resiste. lo hobbit grande è assurto ormai a pieno titolo a maschio alfa della famiglia.
martedì, 01 dicembre 2009
ore 17,30:
elastigirl porta lo hobbit grande dal dentista che gli mette l'apparecchio fisso per correggere il morso inverso.
lui, stoico, si lascia torturare per un'ora sdraiato sulla poltrona, guardando l'orizzonte oltre il soffitto al piano terreno dello studio odontoiatrico.
"ti fa male da qualche parte? ti dà fastidio? devi avere pazienza due giorni, poi non lo sentirai più", dice il medico.
"non mi fa niente. non sento niente. sono già abituatissimo"
elastigirl, commossa dall'eroismo del primogenito, lo porta al negozio di giocattoli lì accanto e lascia che lui scelga un crociato a cavallo, bardato e armato fino ai denti. non esattamente politically correct ma di suo indubbio gradimento.
"mamma, dobbiamo pensare anche allo hobbit piccolo. non possiamo arrivare da lui a mani vuote", dichiara il virgulto, così giovane e già così nobile d'animo.
elastigirl trabocca di orgoglio.
"hai ragione, nano. scegli tu un regalo anche per tuo fratello"
lui sceglie una piovra. mostruosa.
"sei sicuro che gli piaccia?"
"certo mamma. vedrai, impazzirà", commenta senza esitazioni.
ore 19,00:
lo hobbit grande entra in casa in scivolata con la sua nuova bocca metallica spalancata.
"non zi vede nente. non è un velo appalecchio pel li denti", dice il perfido hobbit piccolo continuando a giocare con la baby sitter valentina diolabenedica.
"è calina quetta piovla, ma non è un cavaliele. a me pazzono li cavalieli".
valentina saluta e torna dal suo marito fabio, in brianza. elastigirl ha un brivido di terrore pensando a quando la colonna portante della sua vita si stuferà del pendolarismo e opterà per una elasti-famiglia brianzola, piena di hobbit femmine.
ore 19,30
a tavola.
lo hobbit grande non riesce a mangiare, non riesce a parlare, non riesce a deglutire per colpa dell'apparecchio. ma sopporta, alla ricerca di un capro espiatorio.
il piccolo si siede al posto dell'assente mister incredible.
"io sono papà, tu sei mia mollie, e tu sei mio fillio con l'appalecchio a li denti. pozzo pallale solo io a tavola", annuncia prima di avviare uno sproloquio sui gusti di marìotereso, l'amico immaginario, in tema di prosciutto cotto e crudo.
lo hobbit grande è sempre più inquieto, il piccolo discetta senza tregua.
la tensione tra i due monta. elastigirl si distrae per sparecchiare.
vola una forchetta. l'ha lanciata il piccolo. il grande la schiva.
elastigirl urla.
per tutta risposta vola l'apribottiglie. due piccoli selvaggi, due pericolosi criminali, il seme della violenza che germoglia.
piccoli delinquenti. ve ne approfittate perché sono fiaccata da questa enorme pancia, perché vostro padre è a londra, perché siete due contro una, perché siete due maschilisti in pectore e credete di poter fare i vostri comodi. vi faccio vedere io di cosa è capace una strega.
"mostri. siete solo due mostri maleducati e violenti che non meritano le mie attenzioni, non meritano la mia pazienza, non meritano niente. a letto istantaneamente. non vi voglio più vedere"
"io vollio lezzere un liblo"
"il libro te lo lancio dalla finestra se non sparisci in camera"
"ma mamma, io soffro terribilmente in bocca..."
"chi soffre non lancia apribottiglie. lontano da me!"
e adesso sono qui. loro piangono di là. chiedono scusa, implorano perdono. e io sono qui, che fingo di non sentirli.
il microbbit nella pancia penserà di essere atterrato all'inferno.
sono qui dilaniata, tra un poliziotto cattivo e un poliziotto buono, tra il dovere di educarli e il desiderio di infilarmi nei loro letti tiepidi e dire loro che non importa, che tutti sbagliano, che sono, nonostante tutto, i miei due uomini preferiti, a parte mister incredible che però ho trovato già fatto ed è stato un po' più facile o più difficile, non so.
loro continuano a piangere, probabilmente non si addormenteranno mai più, sono mortificati. e uno è piccolo e ha l'edipo alle stelle. e l'altro ha solo sei anni e già l'apparecchio ai denti.
però potevano finire in ospedale con una forchetta e un apribottiglie conficcati in un occhio. però devono imparare la disciplina e il rispetto. altrimenti poi diventeranno maschi orrendi, che picchiano le fidanzate e intonano cori razzisti negli stadi.
ops. shht.
di là si tace, forse si dorme.
di qui, nell'antro della strega, c'è un silenzio che assorda.
lunedì, 12 ottobre 2009
sarà l'educazione di nonna J, un po' calvinista, un po' hop hop, un po' senza trucco né tacchi, saranno gli ultimi quindici anni al fianco di un monaco trappista che mangia cicorie, fa docce gelide, si veste di stracci e non chiede di meglio, sarà un destino di hobbit maschi senza fronzoli, ma elastigirl difficilmente si dispera per i disastri materiali minori, per gli oggetti che si rompono o la casa che va a rotoli.
lei guarda il muro della cucina appena imbiancato e già coperto di macchie di polpette al sugo senza scomporsi, osserva lo strappo di 27 centimetri sui calzoni nuovi dello hobbit piccolo senza batter ciglio, accoglie il nano grande con il fango nelle scarpe e nelle orecchie dopo il rugby senza neppure una smorfia, assiste al frantumarsi di piatti, bicchieri e persino del vasetto di crema all'acido ialuronico che costa da solo come tre spese settimanali all'ipercoop senza un gemito.
elastigirl ha deciso che le cose importanti non sono quelle che si rompono se scagliate contro il muro da uno hobbit rabbioso. e vive abbastanza serena. di solito.
"elasti... hai visto cosa è successo alla cassettiera in camera?"
"quale cassettiera? la MIA cassettiera. quella che mi ha regalato la MIA mamma quando sono andata a vivere da sola? quella bellissima, MIA, di ciliegio con i cassetti che scorrono come in nessuna cassettiera al mondo? parli di quella?"
"sì. la cassettiera bassa, larga, di legno"
"... cosa le è successo?"
"vieni a vedere"
qualcuno, usando una penna bic blu a mo' di scalpello ha inciso nel legno dei cerchi enormi, per giunta irregolari. l'arma è ancora sul luogo del delitto come un avvertimento provocatorio e beffardo sulla corruttibilità dei beni terreni, cassettiere comprese.
elastigirl vacilla, si avvilisce, tira sul col naso, si infuria, urla.
"hobbit piccolo! vieni istantaneamente qui!", bercia con voce stridula, perdendo in un attimo quel materno aplomb di cui va tanto orgogliosa.
lui arriva, scalzo, maglietta sbrindellata, una spada di plastica nella sinistra e un mestolo nella destra.
"ke zè? ke ho fatto?", chiede con lo sguardo a punto interrogativo, innocente come chi passa per caso, come chi ha una coscienza candida, come solo uno hobbit infido è capace.
"chi ha combinato questo disastro sulla cassettiera preferita della mamma? chi l'ha rovinata per sempre? chi ha compiuto un gesto insensato e vandalico, sadico e gratuito? eh? rispondimi! chi è stato? e perché?"
"e ke ne so!"
"non fare il furbo con me, sai? perché io lo so che sei stato tu, piccolo mostro distruttore"
"non sono tato io. velamente!"
"e allora chi è stato? sentiamo"
"l'amico vampìlo di malìoteleso"
"l'amico vampiro del tuo amico immaginario?"
"zèlto! se vuoi telefona a malìoteleso e chiedilielo pule".
era parecchio che elastigirl non soffriva così per uno stupido oggetto inanimato. ma ora che sa che la colpa è di un vampiro se ne sta facendo una ragione.
giovedì, 24 settembre 2009
"sono stanca, stravolta, esausta, ho mal di schiena, sonno e i crampi, mi si chiudono gli occhi, ho la pancia, le cosciotte e il sederone, ho i piedi gonfi e mi scappa la pipì ogni tre minuti. ah! dimenticavo. non ho niente da mettermi"
"però hai dei bei capelli"
"cosa me ne faccio dei bei capelli se tutto il resto va in pezzi?"
"anche le unghie non sono male. sono sane e forti come i capelli. devi ringraziare gli estrogeni. vedi che non tutto va in pezzi?"
"ma che mi frega delle unghie forti?"
"non fare la lagna"
"ok. la smetto. ma non è possibile avere un marito part time, un lavoro a tempo pieno, due hobbit e una pancia abitata. non è possibile svegliarsi alle 6,30 ogni mattina, lavarsi, vestirsi, preparare due nani in fretta e furia e scaraventarli fuori di casa, avere 25 minuti per accompagnarli in due scuole diverse e lontane tra loro e poi precipitarsi in redazione, passarci 8 ore, con in mezzo una pausa pranzo in cui andare in posta o infliggersi qualche altra abbrutente commissione, poi tornare a casa che sono passate le 7 di sera e trovare una baby sitter valentina diolabenedica che deve schizzare in brianza, dove la aspetta il suo neo-marito fabio, una cena da preparare e due hobbit a cui non importa nulla di una gestante stremata, bisognosa di silenzio e di un bagno caldo. non è possibile dimenticarsi del microbbit qui dentro e quando uno sconosciuto in metropolitana, guardando la pancia, chiede 'quanto manca?' rispondergli 'tre fermate per la stazione centrale'. non è possibile"
"non te ha lo ordinato il medico tutto questo"
"no, effettivamente no"
"è stata una tua libera, consapevole scelta. o sbaglio?"
"no, non sbagli"
"ecco, appunto. allora piantala. e ringrazia"
l'elasti-coscienza in questo periodo andrebbe soppressa, o almeno messa a tacere. se solo elastigirl sapesse come fare.
lunedì, 07 settembre 2009
se una domenica sera tuo marito parte per londra inaugurando quel collaudato e massacrante pendolarismo che sarà routine nei successivi dieci mesi.
se tu e i tuoi hobbit lo accompagnate all'aeroporto e gli fate ciao ciao con la mano e poi vi ingozzate di gelatine di frutta per non soccombere alla malinconia, riempiendo la macchina di granelli di zucchero e cartine appiccicose,
se, messi a letto i nani, vieni assalita dal timore, o dalla consapevolezza, che quest'anno proprio non ce la farai e che questo microbbit nella pancia che si agita come un polipo impazzito, invece che il bastone della tua vecchiaia, sarà il definitivo colpo di grazia,
se ti addormenti per puro miracolo pensando alla pensione, al fondo integrativo per giornalisti, al mutuo e all'auto che è troppo piccola e troppo lurida per una famiglia come si deve,
se alle 3 ti svegli e, invece del marito part time, al tuo fianco ci sono una forma di formaggio di plastica, il libro del pettirosso pippo, un paio di calze misura 26, una crema contro le smagliature, la perfetta riproduzione in scala ridotta ma non troppo di gollum del signore degli anelli che, se lo schiacci dietro la schiena, ti sussurra 'my preciuos' con voce da oltretomba, e l'ultimo romanzo di sophie kinsella,
se per le successive due ore resti sveglia, talmente sveglia da potere fare pulizia negli armadi o da friggere melanzane per una parmigiana per 15 ,
se alle 7,30, mentre stai preparando la prima colazione, apri il frigorifero e il cartone del latte cade per terra e una cascata bianca ti inonda i piedi nudi e tu ti illudi che almeno loro, i piedi, ne trarranno beneficio,
se ti presenti in redazione e la tua capa, senza nemmeno darti il tempo di dire buongiorno, ti dice "fatti i cazzi tuoi" e tu vorresti piangere, o picchiarla,
forse c'è qualcosa che non va nella tua vita.
o forse è solo un lunedì di settembre.
o più probabilmente tra soltanto una settimana comincia la prima elementare e tu non sai gestire lo stress.
domenica, 17 maggio 2009
può succedere di andare un venerdì alla fiera del libro di torino sotto un diluvio torrenziale senza ombrello. e trovarsi in mezzo a bambini smarriti e adolescenti che mangiano hot dog e chiedersi 'cosa ci faccio io qui, fradicia di pioggia, in questa bolgia infernale?'.
può succedere di perdere la strada e confondersi tra gli stand e avere un momento di sconforto e solitudine e domandarsi se non era meglio restare a casa con gli hobbit che in questo periodo il mondo fuori è troppo difficile e rumoroso.
può succedere di incrociare uno sguardo amico. 'ciao, sei elasti? io sono M, speravo di incontrarti qui. vieni con me che ti mostro la strada', ti dice sorridendo, avvolgente e sicura come una sorella grande. e allora può succedere di lasciarsi un po' andare e accorgersi che questo posto è un inferno, ma è un inferno di libri e ha anche un suo fascino.
può succedere di distrarsi e di accorgersi che è tardi e di dovere correre a un enorme stand con uno grande schermo e un piccolo palco e tante seggioline.
può capitare che una signorina ti dica 'adesso tocca a noi. accomodati vicino al microfono, parleremo di genitorialità'.
e tu in quel momento vorresti essere solo figlia, al massimo nipote e la genitorialità è una parola aliena e ostile.
può succedere di essere al tavolo dei relatori, tra uno scrittore che ha scoperto che fare il papà è un mestiere splendido, cambiare i pannolini è gratificante e che la fatica sta solo in una miniera, e una tata che consiglia di fare capriole sul prato, di stare a tempo pieno con i propri figli mettendo da parte la divorante ansia della carriera e di educarsi alla felicità.
può succedere di essere assaliti dal dubbio di essere la persona sbagliata nel posto sbagliato e di non avere assolutamente nulla da dire.
può succedere che alla fine ti alzi, con un po' di vertigini, e ti si avvicini un poliziotto e ti chieda 'è lei elasti?' e tu sei sempre più convinta che quella mattina avresti fatto meglio a stare a letto a casa tua e ti domandi cosa hai fatto di male perché un poliziotto con la divisa e la pistola cerchi proprio te, tra tutta quella gente e balbetti 'sì, sono proprio io'.
'piacere, sono un'elasti-lettrice e sono felice ed emozionata di incontrarti qui. sono venuta apposta a cercarti. ho due bambine e una vita incasinata, proprio come la tua', ti dice sorridendo. e tu la abbracci, incredula.
può succedere che la vita ti travolga e ti stupisca, a torino, sotto la pioggia, in mezzo a una bolgia infernale.
lunedì, 11 maggio 2009
tornata a casa dopo cinque settimane nel mezzo del nulla americano, elastigirl ha ricominciato ad agitarsi.
si agita perché al centro della redazione ha sempre meno risposte e si pone sempre più domande, mentre dovrebbe essere il contrario.
si agita perché deve andare dall'otorino, alla riunione della scuola materna, all'incontro della scuola elementare, a un mom camp (e non ha ancora capito cosa sia), dalla pediatra, a farsi la ceretta perché ormai fa caldo e non si può circolare sempre in burqa. e non trova il tempo.
si agita perché gli hobbit si sono tolti i guanti, accessorio d'ordinanza all'asilo americano, e pretendono di andare in giro a torso nudo con il petto decorato con il pennarello rosso.
si agita perché mister incredible è a londra e ci starà un sacco di tempo.
si agita perché ascolta alla radio la storia del signor santo, operaio transfrontaliero che vive a ventimiglia, lavora al principato di monaco ed è stato licenziato. e si ritrova a singhiozzare in macchina al semaforo di piazza piola, angolo viale romagna, pensando al triste destino degli operai transfrontalieri.
si agita per le carrozze della metropolitana riservate ai milanesi e per un'italia sempre più piccola. e si ritrova a tirar su con il naso mentre pedala sul lato lungo del quadrilatero della moda, pensando al triste destino di noi tutti.
si agita perché tra due settimane si sposa la baby sitter valentina diolabenedica e poi parte per un lungo viaggio e chissà se tornerà.
le sembrava abbastanza.
poi ha scoperto che le è scaduto il dominio e l'elasti-blog non è più visibile su www.nonsolomamma.com ma solo su nonsolomamma.splinder.com e lei non sa bene come fare e chi sa come fare ci sta lavorando ma ha bisogno di un po' di tempo.
è stata la goccia che ha trasformato l'agitazione in panico.
domenica, 05 aprile 2009
che mister incredible è a chicago,
che oggi faceva molto freddo e la città di A era battuta dal vento,
che il raffreddore non passa da ormai cinque giorni e nemmeno la tosse e nemmeno il mal di testa,
che nel weekend gli autobus sono ancora più rari,
che rudo, il taxista ruandese è in giro con la sua fidanzata giamaicana e oggi non lavora,
che lo hobbit grande è geloso e la gelosia lo trasforma in un troll,
che lo hobbit piccolo ha litigato con marìotereso e con l'eroe chivalà, i suoi amici immaginari, e per questo sbatte le porte e urla "mannazza!"
che in casa ci sono gli spifferi e si congela,
che il contenitore dei rifiuti umidi ha un odore immondo e la padrona di casa tre giorni fa ha detto che sarebbe passata lei a ritirarlo e se ne è dimenticata,
che questo posto tempra il corpo e lo spirito,
che i prossimi giorni è prevista ancora pioggia,
che in california sarebbe stato tutto più semplice,
ma oggi gli unici posti accettabili qui, nel mezzo del nulla, sono sotto la doccia bollente o sotto le coperte.
martedì, 31 marzo 2009
"we live in the middle of nowhere", dicono gli abitanti della città di A e se lo dicono loro, che stanno nel mezzo del nulla, vuol dire che è vero.
nel mezzo del nulla ci sono boschi, stagni, strade su cui sfrecciano buffi camion gialli e neri e una vicina di casa che ti invita al conversation circle, gruppo di autocoscienza tra immigrate, rigorosamente donne, nella biblioteca pubblica.
nel mezzo del nulla se non hai l'automobile fai fatica persino a comprare il pane e ti trovi a camminare sotto la pioggia per chilometri, anzi miglia, con due nani ciondolanti, tra il bosco e camion gialli e neri, alla ricerca della fermata di un autobus fantasma.
"nella città di A sono tutti marxisti e ci sono autobus gratuiti, guidati dagli studenti, che ti portano ovunque", aveva detto mister incredible, sovrastimando enormemente il servizio di trasporto locale.
il signore che noleggia le automobili nella città di A accetta solo clienti con la patente dello stato del massachusetts e si irrita alla sola visione di una patente italiana.
poi qualcuno ha evocato hasem, studente pakistano che per mantenersi agli studi ha un traffico, pare lecito, di auto usate. "voglio venirvi incontro. vi vendo un'auto e ve la ricompro quando partite. è semplice e veloce", ha detto al telefono.
"ma come? e l'immatricolazione? l'assicurazione? la motorizzazione?", ha chiesto elastigirl in preda al panico.
"ci penso io, mi ci vuole mezza giornata. parli con suo marito e mi faccia sapere", ha risposto serafico.
"domani parto per chicago", ha annunciato mister incredible, prima ancora che elastigirl potesse esporle il dossier hasem.
"per chicago???"
"già, vado a un convegno"
"veniamo anche noi!"
"lo escludo. devo essere concentrato e voi mi deconcentrate"
"ma non puoi lasciarci qui, in the middle of nowhere, con la pioggia, il supermercato più vicino lontano quattro miglia e senza lavatrice"
"sarà solo per cinque giorni"
"ma come? mi lasci qui da sola a trattare con lo studente pakistano che traffica in auto usate? mi lasci qui da sola con due hobbit e gli scoiattoli?"
"lo sapevi che sarei andato al convegno"
"lo avevo rimosso. sai che sono bravissima nella rimozione"
"vedrai, quando tornerò ti avranno fatto cittadina onoraria della città di A"
elastigirl aveva invano sperato che nella città di A le sarebbe passata la colite.
venerdì, 13 marzo 2009
"uè com'è che ti chiami?"
"elasti"
"uè elastichètta! io sono il marco. ho iniziato facendo il modèllo. del resto..."
"del resto cosa?"
"del resto... basta guardarmi per capirlo, no? poi mi sono specializzato in medicina dello spòòòrt e adèsso faccio il pt delle veline, che poi sarebbe il personal-tréééner di quelle gran gnocche. ogni tanto però mi chiamano qui, al témpio del benèssere e faccio i controllini. facciamo il controllino, cicci? come hai dètto che ti chiamavi? ah già, elastichètta!"
elastigirl ieri ha fatto il tagliando annuale nella palestra dove, da anni, si ostina a iscriversi per ordine del suo super-io.
il marco, un androide ipertrofico, abbronzato, calvo e coperto di tatuaggi, con l'accento del protagonista di un film dei vanzina, l'ha sottoposta all'umiliante rito del controllo dell'adipe: l'ha pizzicata ovunque con il cicciometro e le ha impietosamente misurato, con un metro da sarta, la circonferenza di braccia, cosce, vita e fianchi.
nel frattempo lei pensava:
1. all'adipe delle veline
2. al senso di questa deprimente pagliacciata
3. all'ultima volta che si era depilata (circa due mesi e mezzo or sono)
4. alla probabilità di trovare in natura bicipiti come quelli di marco
5. all'rc auto in scadenza.
"la cicciometria ha registrato variazioni trascurabili rispetto all'anno scorso, mentre la misurazione delle circonferenze mostra una generalizzata riduzione dei volumi", ha sentenziato l'androide con voce metallica.
"vuol dire che mi sono ristretta? che mi sto rimpicciolendo? che è iniziato il processo di rattrappimento senile?"
"vuol dire tutto e niente, elastichètta. ma siccome sei molto simpa ti regalo una seduta col pt. bèla lì! sei contenta?"