domenica, 15 novembre 2009
nonna sara, la nonna atea, ebrea e comunista di elastigirl aveva una bizzarra teoria. sosteneva che nella vita ci sono tre cose che una donna deve assolutamente saper fare: nuotare, sciare e scrivere a macchina.
giunte alla veneranda età di 16 anni, elastigirl e la sua amica kappa si resero conto con orrore di essere ancora molto indietro. sapevano nuotare, scrivevano a macchina con i due indici lente come lumache ma soprattutto non avevano mai indossato un paio di sci.
"io inizierei a preoccuparmi", diceva nonna sara guardando grave la nipote.
elastigirl e kappa dovevano correre rapidamente ai ripari e decisero di passare la settimana di capodanno in una località sciistica segreta, nel totale anonimato, per mettere una pezza, per quanto tardiva, alla loro imperdonabile lacuna.
ma erano minorenni e piuttosto sprovvedute benché intraprendenti. ogni iniziativa indipendentista doveva pertanto passare al vaglio delle rispettive patrie potestà.
"sapete per caso dove andare?", chiese il padre di K.
"assolutamente no, ma di montagne sciabili è piena l'italia. non sarà una ricerca difficile", rispondevano loro.
"mica vorrete andare in albergo da sole voi due?", chiedeva nonno A, allora solo elasti-genitore.
"ma veramente..."
"non se ne parla nemmeno", concludeva perentorio.
nonno A, forse colto dal panico che assale i padri di figlie adolescenti in preda a slanci autonomisti, in 48 ore trovò la soluzione.
millantando un'improbabile conoscenza del meraviglioso mondo dei circoli ricreativi universitari, decretò che le due pulzelle avrebbero trovato accudimento, sicurezza, amici, (moderato) svago e lezioni di sci nella settimana bianca organizzata dal cus al monte bondone presso l'hotel bellavista.
"sei sicuro che sia il posto giusto per noi, papà?"
"ideale. conosco il cus e il monte bondone perfettamente".
"ma mi hai sempre detto che detesti i circoli sportivi e non sopporti la montagna..."

"tu non mi conosci, bambina", tagliò corto nonno A.
elastigirl e kappa partirono quindi per il monte bondone, con due enormi zaini e la determinazione di due atlete olimpiche.
"siamo qui per la settimana bianca con il cus, circolo universitario sportivo. in realtà noi andiamo ancora al liceo, ma siamo piuttosto sveglie per la nostra età...", spegarono alla reception del bellavista.
"cus?", chiese una signora di mezza età con un vestito a fiori.
"già, circolo universitario...."
"qui non c'è nessun cus. in compenso c'è un bel gruppo di signori belgi. occupano tutto l'albergo".
elastigirl e kappa, come due soldatini dello sci da discesa, ogni mattina alle 8 prendevano, non senza difficoltà, l'ovovia anteguerra che le portava in cima al bondone dove le aspettava il maestro giustino che, con disciplina e sadismo teutonici, per sette interminabili ore le vessava fino allo sfinimento, a suon di spazzaneve e insulti.
al tramonto rientravano al bellavista, cantando "son la mondina son la sfruttata" e altre lugubri nenie.
la sera, a cena, incontravano i belgi, appartenenti, loro sì, a un circolo ricreativo di una società produttrice di laminati in zinco per l'edilizia.
i belgi erano gaudenti, amanti del cibo e del vino, della mazurca dopocena e rigorosamente over 50.
il quarto giorno elastigirl ricevette una proposta di matrimonio da paul, un vedovo di liegi, con tre figli a carico e il cravattino. "saresti un'ottima madre per i miei bambini", le sussurrò volteggiando nella sala ristorante dell'albergo.
elastigirl e kappa annegavano nei canederli e nella birra la surreale follia di quelle serate .
la lacuna sciistica, grazie all'abnegazione delle due allieve e all'efficace pugno di ferro di giustino, fu almeno in parte colmata e lo scopo della vacanza fu raggiunto, come fece notare nonno A giorni dopo.

elastigirl vorrebbe che gli hobbit imparassero a sciare presto, malgrado mister incredible sostenga che sia un'attività inutile, sciocca, inquinante e pertanto controrivoluzionaria. elastigirl in verità vorrebbe solo assicurarsi che agli hobbit venga risparmiata, a sedici anni, un'esperienza come il monte bondone
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categoria:ricordi, storie, vacanza
domenica, 18 ottobre 2009
40
a emma piacciono soltanto uomini con almeno 20 anni più di lei. i coetanei sono una palla, dice. ha un destino di amante ma adesso è stufa. emma adesso vorrebbe un bambino.
davide aveva capelli corti, occhiali e l'andatura dinoccolata di superpippo. suonava la chitarra e scriveva canzoni ma aveva studiato economia e commercio e il suo papà voleva per lui un futuro da manager. ora non porta più gli occhiali, ha capelli lunghi e anarchici e l'aura del santone. "abbraccio donne - racconta - e cambio le loro vite. per lavoro". a chi gli chiede se fa l'escort lui risponde: "non proprio. ballo il tango e mostro vie inesplorate a chi ha voglia di scoprirle". va in tivvù e fa seminari. presto scriverà un libro.
valentina ha una figlia di otto anni che soffre indicibili pene d'amore. "mamma, non puoi capire quanto soffro. la mia vita senza di lui non ha alcun senso. voglio morire", dice rotolandosi in lacrime sulle piastrelle della cucina. valentina sta pensando di rivolgersi a uno specialista.
kappa non è potuta venire. è nelle filippine con il suo fidanzato. stanno facendo un corso intensivo di combattimento con armi bianche. "imparo a sferrare colpi mortali in grado di uccidere l'avversario. il mio maestro si chiama supreme master e ha 70 anni. non so se mi interessa veramente tutto ciò. ma ormai sono qui e i filippini sono un popolo meraviglioso", racconta via mail. del resto, per amore si fa questo ed altro.
alessia è scesa nel pozzo nero della malattia del suo bambino e ne è risalita, piano piano, riportandolo su con sè, stretto per mano. "dopo il pozzo la vita ha altri colori e pochissime cose ti fanno ancora paura", dice.
simone è innamorato. della sua compagna del liceo, della giornalaia, della vicina di casa, della cassiera al cinema e della sua analista. è innamorato anche della signorina che sta per svoltare l'angolo e di quella che incontrerà domattina in metropolitana. ma lui è sempre stato così e nessuno ci fa più caso.
"sto sfiorendo", dice elena che non è mai stata così bella ma non lo sa.

quando si sono conosciuti avevano quindici anni. sono stati vicini e lontani, hanno percorso strade parallele, opposte e divergenti. ogni tanto si perdono ma si ritrovano sempre. ieri hanno festeggiato i 40 anni di uno di loro. sono gli elasti-amici.
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giovedì, 13 agosto 2009
quando elastigirl aveva 13 anni nonna J la portò in vacanza con i suoi amici nudisti e fricchettoni in una piccola isola vulcanica dove non c'erano elettricità né acqua corrente ma solo scogli e mare, ovunque ti girassi.
non c'erano mezzi di locomozione né rumori molesti e i pochissimi turisti si guardavano in cagnesco, ognuno sul suo masso battuto dalle onde, come monadi lontane.
le tenebre calavano e il buio avvolgeva tutto, senza scampo.
"un posto da disperati", aveva decretato elasti-ragazzetta la sua prima sera sull'isola.
"un posto da sogno", avevano esclamato in coro nonna J e i suoi amici accendendo un falò e tirando fuori la chitarra.
"vedrai, imparerai ad apprezzare la natura incontaminata di questo luogo magico, la poesia di estrarre l'acqua dal pozzo ogni mattina, la suggestione di una candela che si consuma", dicevano.
elastigirl si svegliava ogni notte nella sua stanzetta spoglia della casa di pietra a picco sulla scogliera in preda all'angoscia.
"mi fa schifo stare qui"
"invece è bellissimo. ci disintossichiamo dalla città. viviamo nudi e liberi, riscopriamo la natura incontaminata, guardiamo calare il sole e sorgere la luna, ci amiamo al ritmo del frinire delle cicale, osserviamo le stelle e cantiamo we shall overcome"
"siete dei pazzi sciroccati e io voglio tornare a milano".
"e invece trascorreremo qui un mese intero, che ti piaccia o no. e smettila di fare la contestatrice malmostosa".
poiché gli esseri umani, dopo i topi e gli scarafaggi, sono tra gli animali più adattabili, elastigirl si rassegnò e iniziò a guardarsi intorno.
un giorno al tramonto, mentre osservava sconsolata i quattro gozzi ormeggiati nel porticciolo meditando la fuga, incontrò vincenzo, detto vinco che aveva gli occhi verdi e andava a pesca di totani.
vinco non si era mai allontanato dall'isola, parlava quasi esclusivamente dialetto ma, nonostante la sua giovane età, conosceva a fondo l'animo femminile.
nei suoi 16 anni di vita aveva probabilmente incontrato decine e decine di elasti-adolescenti turbate dalla sua isola aspra ed estrema e aveva imparato a confortarle e soprattutto a sedurle.
la portò a pescare nelle tenebre con la lampara, le insegnò a sputare lontanissimo, a sbattere i polipi sugli scogli, a bestemmiare in dialetto eoliano, a tuffarsi di testa dalla scogliera e a baciare con la lingua. le avrebbe probabilmente insegnato molte altre cose se solo elastigirl fosse stata meno acerba e bacchettona.
quando la vacanza finì nonna J e i suoi amici erano felici e depurati, elastigirl aveva il cuore spezzato e una foto tessera di vinco il pescatore nello zaino.

ps buon ferragosto a tutti quanti, anche a vinco che su facebook non c'è e chissà cosa sta facendo ora.
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categoria:ricordi, storie, vacanza
martedì, 07 aprile 2009
si chiamava michele e veniva da sant'angelo dei lombardi.
aveva i ricci e lo sguardo sornione. aveva poco più di vent'anni e aveva rubato parecchi cuori tra le bambine di quella scuola elementare, dove di solito i bidelli non avevano ricci neri e occhi blu, come lui, ma una scopa in mano e la faccia scura.
michele rideva, raccontava storie e giocava a pallone all'intervallo.
amava il suo lavoro e lo faceva con passione e allegria.
aveva vinto un concorso pubblico, aveva lasciato la sua mamma, il suo papà e i suoi fratelli ed era venuto a milano a lavorare.
era felice, diceva facendo le smorfie per farci ridere.
michele era il fratello maggiore che tutti noi avremmo voluto avere.
un giorno non si presentò a scuola. e nemmeno il giorno dopo, né il giorno dopo ancora.
"che gli è successo?", chiedevano tutti.
i bidelli scappavano via, le maestre abbassavano lo sguardo.
nessuno aveva il coraggio di spiegare.
era la fine di novembre del 1980 e michele era tornato a casa, in irpinia.
il terremoto aveva devastato sant'angelo dei lombardi e si era portato via tutta la sua famiglia.
dopo qualche settimana tornò a scuola.
ma non era più michele.
il terremoto gli aveva svuotato lo sguardo, strappato il sorriso, rubato la passione e l'allegria, gli aveva spezzato qualcosa dentro. michele si era spento, lasciandoci increduli e smarriti.
visto da qui, dalla lontana città di A, nel mezzo del nulla, il terremoto in abruzzo ha gli occhi vuoti di michele.
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mercoledì, 18 marzo 2009
da: collega G
a: colleghi-amici
oggetto: teen dinner
è la moda del momento a manhattan. i quarantenni dell'upper class newyorkese si riuniscono per la 'teen-dinner', una cena in cui banchieri, avvocati di successo, broker e professori universitari mostrano le loro foto di quando andavano al liceo.
lo facciamo anche noi?
vi aspetto a casa mia, con le immagini di quando eravate adolescenti, brufolosi e nerd.


elastigirl qualche giorno fa è andata alla teen dinner a casa del collega G - che abita a lambrate, nord-est milano, e non a manhattan, downtown new york, ma fa lo stesso - e ha scoperto:
- che la collega S quindicenne si vestiva da bacio perugina e posava davanti all'obiettivo come un'attrice degli anni '50.
- che la collega C, attuale incarnazione dei sogno erotici del padrone del bar sotto l'ufficio, portava occhialoni e apparecchio ai denti.
- che il collega M a 16 anni aveva mèches biondo platino. naturali, dice lui.
- che la collega A era identica ad ora, tranne le treccine da pippi calze lunghe.
- che il collega P è l'unico a possiedere foto digitali della sua adolescenza ed è pertanto troppo giovane per una teen dinner
- che la collega B era una siciliana procace, mentre ora è una silfide milanese.
- che il collega G, a soli 14 anni, aveva spalle da lottatore e addominali a tartaruga ed è forse per mostrare gli antichi fasti che ha organizzato tutto questo.

da quella sera tuttavia lavorare gomito a gomito in redazione con il bacio perugina, la bocca metallica, il biondo naturale, pippi calze lunghe, la maggiorata e mister muscolo regala qualche brivido in più.


ps per dovere di completezza: elastigirl aveva portato una fotografia che la ritraeva a 14 anni insieme al suo primo amore, un biondino piacentino quindicenne che la sedusse in agosto e la abbandonò in settembre. sorrideva spavalda, ignara che tre settimane dopo lui le avrebbe detto "non ti amo più" e lei, per l'incontenibile dolore, avrebbe vomitato l'anima ai suoi piedi.
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categoria:ricordi, ufficio, giornalisti
lunedì, 09 febbraio 2009
nell'estate tra la terza media e la quarta ginnasio elastigirl conobbe il biondino.
il biondino aveva un anno più di lei, conosceva le cinque declinazioni latine e le tre greche e non perdeva l'occasione di sottolinearlo. aveva occhi blu, spalle larghe e una grande consapevolezza di sè. lui era quello che non era lei e a quattordici anni questo basta per cadere in deliquio.
si baciarono una sera di nascosto, dopocena, facendo finta che fosse notte, sulla spiaggia. fu un bacio sperimentale, diffidente e ruvido. ma fu il primo e, nel delirio romantico e un po' mitomane di un'elasti-adolescente, fu l'inequivocabile espressione di un amore assoluto e definitivo.
elastigirl e il biondino fecero coppia, per i giorni che restavano prima della partenza. goffi e acerbi, euforici e sognanti, troppo compresi nell'intima celebrazione del proprio traguardo amoroso per accorgersi l'uno dell'altra.
tornarono nelle rispettive città. elastigirl scriveva lettere struggenti e interminabili che avrebbero fiaccato amanti ben più resistenti di un adolescente schiavo del testosterone e dell'aoristo greco. lui rispondeva raccontandole in poche righe le sue vittorie nella pallavolo e nella gara di verbi latini.
"soffro troppo, tanto lontana da te. domenica prendo il treno e vengo. mi accompagna la mia mamma", annunciò lei un giorno.
lui disse che forse aveva la piscina, o un compito in classe o un modellino di biplano della prima guerra mondiale da finire insieme a un cugino di secondo grado.
lei, con la determinazione garibaldina e ottusa degli innamorati, si presentò a casa del biondino.
lui la portò nella sua stanza, la baciò irruente e distratto.
"beh?", chiese lei.
"non ti amo più", rispose lui.
lei vacillò, impallidì e vomitò.
già. vomitò la colazione, di fronte a lui, sul parquet, tra il biplano incompiuto della prima guerra mondiale e la scrivania.
vomitò perché era delusa, triste, nervosa. vomitò perché era stata rifiutata e aveva paura che potesse essere il primo "non ti amo più" di una lunga serie. vomitò perché era un atto plateale ed efficace. vomitò perché le donne prevedibili non le erano mai piaciute. vomitò perché al cuore e allo stomaco non si comanda.
accadde a piacenza, nel settembre 1984. da allora elastigirl non ci è più tornata.

ci tornerà venerdì prossimo, il 13 febbraio, alle 18,00, alla libreria coop.
presenterà l'elasti-libro, sempre che non si materializzi il biondino.
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categoria:ricordi, storie, libro
domenica, 01 febbraio 2009
la vita di elastigirl, a 14 anni, era piuttoso grigia. passava il tempo a studiare greco e latino, con risultati non sempre eccelsi, a leggere i romanzi delle sorelle brontë e a sognare l'arrivo del principe azzurro che, nella sua fervida fantasia di adolescente, si sarebbe chiamato peter, come l'amico di heidi, e avrebbe avuto le fattezze di anthony, il bel giovane che spezzò il cuore di candy candy e morì cadendo da cavallo in una battuta di caccia alla volpe.
tra una versione di greco, una lezione di ginnastica aerobica e uno struggimento amoroso per il principe manga, elastigirl conobbe julie.
julie veniva da un piccolo paese tra le montagne, che ha case di legno e pietra, una chiesetta millenaria e la vista sul monte rosa.
julie era solitaria e magnetica, talentuosa e disarmata, malinconica e geniale.
julie eccelleva in qualsiasi cosa si cimentasse: traduceva il greco senza pensare, scriveva lettere che erano poesie, cantava da soprano, suonava qualsiasi strumento e imparava le lingue come un bambino impara a fare le barchette di carta. julie era inconsapevole, arguta e spesso triste.
per un anno divennero amiche, sorelle, inseparabili, condivisero segreti, sogni, solitudini e interminabili telefonate.
julie insegnò a elastigirl a suonare la chitarra e a cantare canzoni in patois, la lingua della sua mamma e dei suoi nonni.
julie ogni tanto era triste, cadeva in un pozzo nero e buio e ne risaliva dopo un po', affaticata e sfuggente.
presto elastigirl e julie si persero o vollero perdersi.
si ritrovarono dopo oltre dieci anni e julie era bellissima e radiosa, si ripersero, si ritrovarono e si persero di nuovo.
ogni volta elastigirl tornava a subire il fascino di quella profondità limpida e misteriosa, il turbamento per quei pozzi neri, sempre in agguato, ai piedi di julie, che oggi ha una bambina, un uomo che la ama e moltissimo altro che elastigirl non conosce.

in val d'aosta, elastigirl ci era andata con lei, che si inerpicava sui sentieri con gli zoccoletti di legno e la disinvoltura di chi è a casa.
elastigirl venerdì 6 febbraio tornerà dans la vallée, qui
, alla biblioteca di pont-saint-martin, alle 21,00, per presentare l'elasti-libro.
ripenserà a lei, solitaria e magnetica, e alla ninna nanna in patois che una sera julie le cantò e che le è rimasta dentro, indelebile.
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categoria:ricordi, amici, libro
martedì, 25 novembre 2008
avevano 14 anni e frequentavano la quarta F del liceo ginnasio A.B.
lei faceva ginnastica aerobica con gli scaldamuscoli, leggeva jane eyre e aspettava il principe azzurro.
lui fumava camel filters inspirando ad occhi chiusi, si definiva marxista-leninista e aveva qualche problema con il greco scritto.
un giorno la professoressa di lettere disse: "oggi fate un tema libero".
lei lo intitolò la mia famiglia, lui frattura tra bolscevichi e menscevichi al congresso socialdemocratico russo del 1903.
lei nel fine settimana studiava latino, guardava superclassifica show e imparava a suonare alla chitarra ninne nanne in patois dalla sua amica valdostana.
lui organizzava feste baccanaliche nella sua grande casa, quasi sempre libera, leggeva rosa luxemburg e coltivava marijuana sul balcone.
"dove stai andando?", le disse un giorno.
a lei non uscì la voce.
"allora ti accompagno"
lei deglutì.
"hai già avuto rapporti completi?", chiese lui.
lei non capì.
"semi-completi?", la incalzò lui con la disinvoltura di un consumato viveur.
a lei vennero in mente il semi-freddo, il semi-interrato e il costume a due pezzi e rispose "beh, certo!".
lui le prese la mano, lei pensò che si sarebbe liquefatta sul marciapiede.
poi arrivò la filovia e lei ci saltò sopra, senza nemmeno salutarlo.
il giorno dopo non si parlarono e nemmeno quello successivo né quello dopo ancora.
lui cambiò scuola.
lei oggi lo ha trovato su facebook.


PS di servizio: elastigirl giovedì 27 novembre presenterà l'elasti-libro a ivrea alle 18,00 al centro culturale multimediale la serra in corso botta 30.
poiché ha imparato a gestire lo stress e la colite, dopo soli tre giorni, e cioè domenica 30, lo ripresenterà a parma, alle 17,00 al feltrinelli village del barilla center. poi basta, almeno fino all'anno prossimo.
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categoria:ricordi, libro, autocoscienza
domenica, 02 novembre 2008
avevi lo sguardo curioso, il sorriso da bambina e i capelli corvini che per magia non sono mai diventati bianchi.
avevi dita sottili e profumo di crema idratante e di lacca.
nel 1930 avevi sedici anni e decidesti che eri atea e comunista, oltre che ebrea, ma quello non lo scegliesti tu. se non fossi stata tanto timida e cagionevole avresti fatto la rivoluzione.
un giorno il tuo papà disse "scappiamo, altrimenti quelli ci porteranno via" e siete partiti di notte, come ladri, lasciando tutto quello che avevate, prima che quelli inghiottissero le vostre vite e il vostro futuro.
tu partisti per l'egitto, con un giovane medico che ti amava e si prendeva cura di te, mentre tu sognavi, studiavi e guardavi il mondo con stupore.
attraversasti la vita leggendola sui libri, nelle retrovie. eri troppo fragile e troppo candida per la prima linea.
eri lieve, distante, quasi incorporea.
mangiavi yogurt e zucchine lesse perché il cibo era un dovere e la varietà un'inutile fatica.
una notte ero piccola e infelice e tu mi dicesti: "se vuoi puoi dormire con me".
"nel tuo letto, nonna?", chiesi incredula perché la tua intimità era altera e inespugnabile.
"sì, quando si è tristi bisogna stare vicini"
forse quella notte eri triste anche tu perché mi tenesti la mano stretta fino al mattino, come non avevi mai fatto con nessuno.
te ne sei andata un giorno di settembre di qualche anno fa.
ti ho lasciata andare solo perché tu volevi così e fuori c'era il sole e dentro avevo un bambino che avrebbe dato un senso alla tua assenza.
ti ho lasciata andare solo perché sapevo che avresti lasciato tracce di te lungo la mia strada, come fanno le persone speciali.
ti ho lasciata andare, grata del privilegio di averti incontrata.
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categoria:ricordi, nostalgia, nonna
lunedì, 20 ottobre 2008
la casa era enorme, con il parquet ovunque e una grande scala che portava al piano di sopra. dall'ingresso si scorgevano, in fondo a destra, la cucina, un frigorifero con il distributore di ghiaccio, come quelli americani, e un adolescente che mangiava pop corn e guardava i simpson in tv.
"venite, lui è su", disse accogliendoli, una signora elegante, ingioiellata e spettinata.
loro salirono, muti.
lui era su, seduto su un alto letto matrimoniale, le gambe penzoloni e lo sguardo interrogativo di un bambino.
"racconta, racconta ai signori cosa è successo. loro sono qui per aiutarti", gli sussurrò lei, materna e apprensiva.
"non lo so. non ricordo. non mi ricordo niente", rispose lui, con voce atona e incredula.
"in che senso non si ricorda niente?"
"non mi ricordo come mi chiamo, che lavoro faccio, non so chi sia questa donna bionda, non conosco questa casa e non conosco voi, signori strani con queste tute rosse e questi camici. ma sto bene. sto bene. adesso passa. grazie"
e se ne stava lì, balbettando che era tutto a posto e scoprendo quella stanza, quel letto, quei quadri alle pareti, quei tappeti come se li vedesse per la prima volta.
lui era a casa sua, con sua moglie, suo figlio al piano di sotto che mangiava pop corn e guardava i simpson e il suo telefonino sul comò, dove lo aveva posato in un passato prossimo o remoto. lui era lì, disorientato, capitato in una vita che non riconosceva, atterrato in un mondo estraneo.
la signora si avvicinò alla ragazza con la tuta rossa, l'unica donna di quel trio, arrivato con l'ambulanza.
"posso? sa, tra donne ci si spiega meglio...", chiese abbassando gli occhi e stringendole il braccio.
"certo che può"
"beh, lui ed io... mio marito ed io... stavamo... beh, ha capito no? stavamo... insomma eravamo insieme, a letto e ad un certo punto... lui mi ha chiesto 'ma tu chi sei?' e io ho pensato stesse scherzando... ma non scherzava. nostro figlio era di sotto..."

lui aveva perso la memoria, una domenica pomeriggio, durante l'amore con sua moglie che gli aveva detto "non fare lo stupido", ma lui non faceva lo stupido. lui si era perso veramente.
elastigirl non sa se quel signore si è ritrovato, dopo un'ora, un giorno o un mese o se magari ancora adesso, a distanza di quasi vent'anni, ha un buco nero al posto del passato, apertosi quella domenica.
elastigirl, entrata nella sua vita come volontaria dell'ambulanza che lo portò in ospedale, non ha saputo più niente di lui, ma serba vivido il ricordo di quelle gambe penzoloni e di quello sguardo interrogativo, di bambino.
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categoria:ricordi