un post per giovanna

questo è un post per giovanna, del commento 64 al post precedente. per giovanna che dice: "sono a volte triste e depressa e non riesco a fare tutto quello che vorrei, e allora elasti mi sembra un esempio irraggiungibile, che non soffre mai, che riesce a fare tutto con ironia, che riesce a dormire, a scherzare, a vivere". è un post per chi pensa che ci sia qualcuno per cui la vita sia in discesa, sempre e comunque. per chi pensa che l'elasti-vita sia un fumetto e che l'elasti-mondo sia truman show.
questo è un post per dirsi, per dirci, che siamo tutte, o quasi, sulla stessa barca, che l'ironia a volte è l'unica arma che ci rimane, che piangere si può, ma non in pubblico, che ognuna di noi, nessuna esclusa, perde qualche pezzo, giorno dopo giorno.

lui aveva annunciato: "questa settimana non parto, anzi no, parto solo per 24 ore. vado e torno. non te ne accorgerai nemmeno". e lei si era rilassata, come le capita sempre quando lui c'è: viene colta da una sorta di narcolessia, una generalizzata decontrazione, un improvviso incoercibile desiderio di mollare gli ormeggi e lasciarsi andare. "andrò a londra domani sera e tornerò mercoledì", aveva spiegato. lei non aveva dormito, aveva la tosse, il raffreddore, la nausea, la febbre, i brutti pensieri e l'ansia. non era andata a lavorare, vincendo senso di colpa e del dovere in una botta sola, ed era rimasta a letto, a dormire, mentre lui lavorava nell'altra stanza e vegliava su di lei.
alle 6 del pomeriggio la casa era piena di hobbit, lei era in pigiama, ancora ubriaca di sonno e influenza, lui si mise la giacca, le scarpe e si avviò verso la porta. "allora vado. ci vediamo domani", comunicò girando la chiave nella toppa.
e lei fu colta dal panico. perché non poteva restare lì con quei tre bambini. perché non avrebbe saputo badare a se stessa figuriamoci ai suoi figli. perché quello che solitamente era routine la paralizzò e la annichilì. le mancò il respiro. "la vita è troppo difficile per me", disse. "se vuoi posso partire domani e tornare giovedì", propose lui. "non si può. giovedì mattina vado a lavorare all'alba e se tu non ci sei a chi lascio i piccoli alle sei, quando esco?".
lui uscì. lei pensò: "non ce la farò mai". lo hobbit piccolo disse: "mamma, mi viene da gomitale. mi polti una bazinella?", il microbbit fece la cacca, lo hobbit grande si ricordò che non aveva fatto gli esercizi di aritmetica. lei voleva urlare, singhiozzare, accartocciarsi e farsi minuscola, nascondersi e diventare invisibile, arrendersi, scusarsi e scappare via.
inspirò, espirò e chiamò nonna J, la sua mamma, perché quando hai la tachicardia, la voglia di piangere e la consapevolezza di non riuscire a stare al mondo ci sono due sole persone che possono aiutarti: la mamma o lo psichiatra di cui è purtroppo sprovvista. nonna J non rispondeva o forse lei aveva sbagliato numero e intanto qualcuno non doveva più vomitare ma aveva molta fame, qualcun altro aveva infilato la testa nella lavatrice e un altro ancora non voleva fare i compiti.
la tachicardia, la voglia di piangere e la consapevolezza di non riuscire a stare al mondo furono ricacciate piano piano in qualche anfratto del pozzo nero, durante la preparazione della cena.
elastigirl quella sera scrisse un post sul desiderio di una pensioncina a sesto san giovanni e andò a dormire, sull'orlo del precipizio, senza dirlo a nessuno.

ciao giovanna.
elasti, l'esempio irraggiungibile.

Share on Twitter

tra i normali

domani elastigirl tornerà tra i normali. quelli che la mattina all’alba devono pensare a cosa mettersi perché presentarsi al mondo con una felpa del 1985 e un paio di jeans con tracce di pappone biologico sputacchiato e di yogurt alla banana non è il migliore biglietto da visita.
torna tra quelli che lanciano i figli a scuola, nell’atrio, come palle da bowling e non si fermano a prendere il caffè al baretto all’angolo perché devono scappare altrove.
quelli che vanno in bicicletta e arrivano in ufficio sconvolti e sudati e avrebbero bisogno subito di una doccia ma nei bagni degli uffici solitamente le docce mancano.
quelli che salutano, si siedono, accendono il computer e non si ricordano nemmeno una password e perciò passano le successive due ore al telefono con un call center a bangalore, o a ulan bator perché c’è la delocalizzazione e bisogna contenere i costi.
quelli che litigano per i giornali, che alle 10 hanno bisogno di un caffè macchiato perché altrimenti si accasciano sotto il tavolo svenuti, che coltivano la propria ardua socialità tra le mura di un open space.
quelli che quando suona il cellulare tremano perché "ecco, è l’asilo nido del microbbit che mi dice che vomita verde e devo andare a riprenderlo ma come faccio io adesso a mollare tutto?" e tirano un sospiro di sollievo perché è un tizio che aveva sbagliato numero.
quelli che in ufficio respirano perché se hai provato a stare con tre hobbit a tempo pieno sai che lavorare è un rilassante diversivo.
quelli che un po’ sono contenti e un po’ si lamentano.

domani elastigirl tornerà in redazione. dopo dieci mesi, una vita intera, dal punto di vista di un microbbit.
chissà se sarà ancora capace.

Share on Twitter

la paura si è girata

dopo una serie di notti insonni dello hobbit piccolo, quello che sbandiera l'orgoglio medio ("io sono il più medio di tutti, beato me!") ma è rimasto impantanato nel suo guado di figlio di mezzo, assalito da una "paulissima di tutto" al calare delle tenebre, dopo avere consultato gli elasti-amici del blog, la pediatra, i nonni, le maestre dell'asilo, i vicini di casa e la panettiera ma non il neuropsichiatra, elastigirl e mister incredible hanno adottato la strategia della rassicurazione, altrimenti detta "siamo-tutti-un-po'-figli-unici-o-almeno-ci-proviamo".
mentre elastigirl, zavorrata dal vorace microbbit, si è limitata a lunghe partite a memory, tutte puntualmente concluse con umilianti elasti-disfatte, a lunghe sedute di coccole e a lunghissime, surreali conversazioni tête à
tête, con qualche sporadica incursione di marìotereso, l'amico immaginario trasferitosi dal muro della cucina a londra, dove "ha molto da lavolale", mister incredible ha deciso di offrire in esclusiva una giornata all'inquieto secondogenito.
"lo porto in manifestazione, poi in libreria dove sceglierà un regalo e infine a mangiare un panzerotto e un gelato".

in manifestazione lo hobbit piccolo si è legato un foulard rosso al collo e un fazzoletto verde in testa, si è immedesimato nel servizio d'ordine gridando nervosamente "avanti! avanti! scollele! scollele!", ha cantato 'bella ciao' con entusiasmo ma non ha gradito 'l'internazionale', chiedendo al suo mortificato padre "ti plego, falli smettele", ha disapprovato il disordine e l'anarchia dei manifestanti sognando una marcia sincrona in file parallele e quando tutti dicevano "berlusconi no! berlusconi no!", lui, provocatore e bastian contrario, si sgolava con un "bellucconi sì! bellucconi sì!". in libreria ha scelto un puzzle. ha declinato l'offerta di panzerotto e gelato ("plefelisco tonnale a casa e manzale la pasta allotolata") perché è morigerato e bacchettone, proprio come il suo papà.
e la notte ha ripreso a dormire.
"mamma!", ha gridato ieri sera dal suo letto.
"dimmi, nano"
"la paula si è zilata e io sono tlanquillo"
"mi fa molto piacere. sei stato tu a girarla, la paura. bravo!"
"ba bè be bè. la paula si è zilata… pel adesso".

Share on Twitter

meno due

a meno due giorni sono arrivati da bari super W, la nonna, mister brown, il nonno, e la zia matta.
"sei magra! – mente super W sapendo di mentire – sei solo pancia".
"ti sei ingrossata il giusto", dice mister brown che in presenza della famiglia allargata cade in un’estasi di beatitudine e contemplazione, fa un uso smodato dell’aggettivo "straordinario" e compra gratta e vinci con più lena e fiducia del solito.
"ho un nuovo fidanzato. il passato è archiviato e sono pronta per un luminoso futuro", annuncia la zia.
nonna J è inquieta e impaziente, non troppo diversa pertanto dalla sua condizione normale.
suo marito artù dichiara impietoso guardando elasti: "sei ogni giorno più enorme".
"la mia mamma nella vita fa i bambini, li coccola ed è intelligente. il mio papà… be’, il mio papà è barese", afferma lo hobbit grande.
lo hobbit piccolo non è pervenuto perché lui è una prima donna e in mezzo a tutto questo vociare ritiene che il silenzio si noti di più.
mister incredible fa lavatrici e lavastoviglie, scopa per terra in modo compulsivo lamentandosi della produzione industriale di sporcizia dell’elasti-famiglia. nelle situazioni di stress emotivo alcuni economisti marxisti baresi si trasformano in massaie ossessive.
lo zio con l’orecchino al naso arriverà domani, insieme al prozio implacabile e alla prozia che parla al telecomando e cambia i canali della televisione con il cellulare.
elastigirl è acquattata nelle retrovie, nella sua bolla. di giorno panifica, prepara crostate, inspira ed espira. di notte partorisce cinque, sei, sette volte, sogna il suo ginecologo vestito, nudo, presente, latitante, puntuale e in ritardo, con il bisturi in mano, con gli sci ai piedi, con il colbacco in testa e con l’ipod nelle orecchie.
a meno due giorni elastigirl vorrebbe che fosse già dopodomani, è intorpidita, frastornata e annebbiata, vorrebbe non esserci.
a meno due giorni dalla nascita del microbbit, fuori c’è il caos, dentro anche. e il tempo si è fermato.

Share on Twitter

ehi tu, alla paura ci penso già io

ehi tu,
sono sempre io, il buio e il rumore intorno a te, quella che ti aspetta, quella che è stufa e scalpita, quella che per colpa tua non si vede più i piedi e non si allaccia più le scarpe. insomma la tua mamma.
ci sono cose che non si possono dire a chi sta fuori. non si possono dire al tuo papà barese perché si mette a fare gli scongiuri e i gestacci e mi guarda come se fossi pazza. non si possono dire ai tuoi fratelli perché il loro mondo è solo a colori ed è così che deve essere. non si possono dire a nonna J perché la mia vulnerabilità è il suo unico tallone d’achille. non si possono dire a nonno A perché userebbe parole troppo sagge e razionali per essere rassicuranti. non si possono dire a un’amica perché risponderebbe "lo so" e non aiuterebbe oppure "non fare la scema" e aiuterebbe ancora meno.
quindi lo dico a te anche se, come dice il ginecologo, suscitando in tuo padre virile compiacimento e in me una curiosa sensazione di déjà vu, "hai lo scroto" e quindi sei maschio e pertanto dotato di sensibilità ridotta, anche se sei lungo solo 50 centimetri e non ti meriti tanta franchezza, anche se probabilmente, laggiù nel tuo acquario, sei troppo concentrato sulla tua vita da pesce per farti carico delle paturnie materne.
lo dico a te perché è a te che sto pensando ora, perché saremo tanto vicini ancora per poco, perché un giorno vorrei che ridessimo insieme dei nostri fantasmi. 
ho paura.
ecco l’ho detto.
ma non paura di un taglio, dei punti, del mal di pancia, di quel po’ di dolore che qualcuno ritiene persino utile e giusto e che in fondo passa presto.
ho paura per te.
paura che si spenga un interruttore, che qualcosa si rompa, che tu non pianga e non urli la tua sorpresa al mondo. paura della tua fragilità di pesce che diventa uomo. paura che si perdano pezzi per strada. paura che tu non sia.
ecco. non solo l’ho detto. ma te l’ho anche spiegato.
ed è per questa paura che fatico a immaginarti, che non mi chiedo di che colore avrai i capelli e se li avrai, che non penso alla tua voce d’aquila e al tuo profumo di zucchero filato. per questo non ti ho ancora comperato i pannolini e per questo oggi, stendendo il bucato dei tuoi vestiti di terza mano, facevo finta di giocare alle bambole.
ehi tu, piccoletto, unico uomo in grado di mettere in fuga i miei mostri, fai il bravo in questi nove giorni che ci separano, e, soprattutto, non avere paura. che a quella ci penso già io.
la tua pavida mamma

Share on Twitter

last minute panic

"va tutto bene?"
"no, sono stravolto. troppa vita mondana nel weekend"
"vita mondana? non definirei ‘mondani’ un pranzo con mio padre e una cena con una coppia di amici con bambini. non definirei ‘mondane’ nemmeno la spesa alla coop e la passeggiata domenicale fino all’edicola…"
"per me abbiamo fatto troppe cose… e anche gli hobbit sono stanchi. dobbiamo rallentare i ritmi"
"guarda che sono io la gestante flemmatica e narcolettica alla fine dell’ottavo mese e voi siete i baldi maschi, bastone della mia gravidanza…"
"ripeto, dobbiamo rallentare. così non si può andare avanti"

mister incredible ha un colorito verdognolo, occhiaie da vampiro e lo sguardo annebbiato, quasi privo di traccia del suo irresistibile guizzo folle. mister incredible è stanco e irritabile. al gotico fumetto dampyr e all’appassionante best seller making sense of marx preferisce la lettura di D di repubblica. e invece di soffermarsi sulle signorine discinte, come farebbe in tempi normali, preferisce le ricette a base di tofu.
mister incredible non sta bene, fa brutti pensieri ed è inquieto.
ed elastigirl, fuori tempo massimo, è assalita dal panico.
perché il primo figlio è una impresa titanica, il secondo è il complemento a uno del primo, è la consapevolezza e il desiderio, è la normalità.
ma il terzo figlio forse è follia, o incoscienza, o stupidità, o ottuso amore per la vita. il terzo figlio, voluto con ardore e integralismo, è bulimia, è un giro bendati sul bordo del precipizio, è spingersi oltre le proprie possibilità, è scardinare un equilibrio faticosamente costruito. il terzo figlio forse non fa per noi, forse ci manderà in frantumi, ci darà una botta in testa e ci lascerà esauriti e tramortiti sul pianerottolo di casa.
"si può rimpiangere un’assenza ma mai si rimpiangerà una presenza", diceva un giorno elastigirl, quando ancora non arrancava sotto il peso della sua enorme pancia e quando ancora non aveva visto le occhiaie da vampiro di mister incredible.
oggi non lo sa più. oggi c’è un tempo grigio, il verdognolo mister incredible è a londra, lo hobbit piccolo le ha funestato la notte per poi salutare elastigirl, all’ingresso della scuola materna, con un "zao cuzzola" (= ciao cucciola) che le ha dato il definitivo colpo di grazia.
però domani passa tutto. promesso.

Share on Twitter

capita

capita, anche quando non te lo aspetti, anche quando i colori, gli odori e i suoni sono rimasti gli stessi, anche quando non ne vedi il motivo, anche quando ti sembra di essere felice.
capita, mentre pensi ad altro, mentre fai una lavatrice, mentre lavori al computer, mentre pensi che il tuo parco biancheria intima meriterebbe un falò e un totale rinnovo, mentre abbassi la guardia, mentre leggi un libro che ti annoia, mentre canti sotto la doccia, mentre accompagni tuo figlio a scuola o mentre pensi che un figlio lo desideri, mentre ti allunghi sul divano e vorresti dormire, mentre mangi una carota cruda perché è sana, mentre vedi un film che ti fa piangere, mentre ti guardi allo specchio e non sai cosa pensare, mentre ti piaci, mentre non ti piaci e mentre non ti importa.
capita, che qualcosa si rompa, o si sia rotto tempo fa e che nessuno ti abbia avvisata in tempo.
può essere troppo tardi o forse no. ma ormai è capitato e ti chiedi dove fossi e quale vita vivessi per non accorgerti di nulla.
capita che le fondamenta della tua casa cedano, che i bianchi diventino neri, che gli appigli scompaiano. capita che pensavi di essere due e invece sei una sola.
capita che un giorno lui ti dica "c’è un’altra. è capitato".

la gravidanza a volte porta con sè insicurezze e pensieri tetri e richiama dal pozzo nero antiche paure, fantasmi dimenticati.
"queste cose non capitano, si costruiscono piano piano, accumulando disattenzioni, trascurando dettagli, concentrandosi su altri ruoli, scordandosi di quello che si era. queste cose sono colpose, mai casuali", dice mister incredible.
"e se hai una pancia sconfinata? se ti dedichi alla panificazione e alle torte perché la maternità ti fa questo effetto? se sei circondata da maschi e a volte ti scordi qual è quello alfa? sei hai la ritenzione idrica? se hai paura di non ritornare la stessa? se sai che ti aspetta un periodo lungo e massacrante in cui magari ti sentirai vuota, in cui il sesso avrà lo stesso appeal di una puntata di porta a porta, in cui ti dimenticherai di tutto, trascurerai certamente i dettagli e magari ogni tanto, come dice la baby sitter valentina diolabenedica agli hobbit, "farai la frigna"? sarà colposo tutto questo? potrebbe capitare? o se invece non hai nemmeno una pancia abitata. ma sei solo distratta e presa da altro? perché io, se capita, voglio saperlo in tempo. in tempo per tornare indietro, in tempo per darti mazzate, in tempo per dare fuoco ai tuoi vestiti e soprattutto ai tuoi libri, in tempo per aggiustare tutto, magari… insomma, se capita devi dirmelo prima che capiti"
"va bene, adesso però dormiamo"
"facile dire dormiamo…"

Share on Twitter

con il cuore in faccia

"ehi nano, cosa ci fai qui? è notte, torna a dormire in camera tua"
"non potzo. il mio letto è putzone di pipì"
"no! hai fatto di nuovo pipì a letto?"
"sì"
"ma perché? ormai sei un bambino grande. vieni che ci spogliamo, ci laviamo un po’ e ci mettiamo un pigiama pulito"
"che non putza"
"certo, un pigiama che non puzza, ci mancherebbe"
terminate le operazioni essenziali di ripristino del decoro hobbit, elastigirl e la sua pancia abitata arrancano verso il lettone.
"io devo stale con te"
"va bene. ma dormi"
il nano piccolo si incunea tra le ormai prominenti elasticurve e sviene, aderente come il domopak, sudaticcio e trionfante.
sono le quattro.
elastigirl pensa al microbbit lì dentro, pensa che a un certo punto dovrà inevitabilmente uscire e non sarà affatto piacevole ma non c’è scampo perché non si può restare per sempre uno nell’altra come matrioske. e mentre si angoscia sulla sua kafkiana condizione di contenitore imprigionato nel suo contenuto e la gravidanza perde ogni poesia e assume contorni sinistri, tunf tunf, tunf! con una sincronia degna delle gemelle kessler, lo hobbit piccolo scalcia da fuori e il microbbit da dentro. elastigirl si sente soffocare, inspira ed espira, tenta senza successo l’autoipnosi e il training autogeno e finalmente si addormenta, sognando una esperienza extracorporea.
sono le 7,15. a colazione.
elastigirl è l’ombra di se stessa, gli hobbit invece sono in grande forma.
"mamma…"
"dimmi, nano grande"
"noi, io e mio fratello, ti vorremmo…un po’ più…"
"un po’ più?"
lei si guarda dentro e fuori: stravolta, coperta da un enorme camicia da notte blu, modello nonna abelarda, un paio di pantofole etniche e i capelli a carciofo. più che una donna, un disastro.
"ti vorremmo un po’ più tamarra!"
"sì, un po’ più tamalla!"
"e cosa dovrei fare per essere tamarra, come piace a voi?"
"tatuarti un cuore, rosso, bello grande, da qualche parte"
"dovrei tatuarmi un grande cuore rosso? e dove?"
"in faccia, per esempio"
"sì, col cuole in fazza salesti molto calina".

Share on Twitter

effetti collaterali di un inizio

se una domenica sera tuo marito parte per londra inaugurando quel collaudato e massacrante pendolarismo che sarà routine nei successivi dieci mesi.
se tu e i tuoi hobbit lo accompagnate all’aeroporto e gli fate ciao ciao con la mano e poi vi ingozzate di gelatine di frutta per non soccombere alla malinconia, riempiendo la macchina di granelli di zucchero e cartine appiccicose,
se, messi a letto i nani, vieni assalita dal timore, o dalla consapevolezza, che quest’anno proprio non ce la farai e che questo microbbit nella pancia che si agita come un polipo impazzito, invece che il bastone della tua vecchiaia, sarà il definitivo colpo di grazia,
se ti addormenti per puro miracolo pensando alla pensione, al fondo integrativo per giornalisti, al mutuo e all’auto che è troppo piccola e troppo lurida per una famiglia come si deve,
se alle 3 ti svegli e, invece del marito part time, al tuo fianco ci sono una forma di formaggio di plastica, il libro del pettirosso pippo, un paio di calze misura 26, una crema contro le smagliature, la perfetta riproduzione in scala ridotta ma non troppo di gollum del signore degli anelli che, se lo schiacci dietro la schiena, ti sussurra ‘my preciuos’ con voce da oltretomba, e l’ultimo romanzo di sophie kinsella,
se per le successive due ore resti sveglia, talmente sveglia da potere fare pulizia negli armadi o da friggere melanzane per una parmigiana per 15 ,
se alle 7,30, mentre stai preparando la prima colazione, apri il frigorifero e il cartone del latte cade per terra e una cascata bianca ti inonda i piedi nudi e tu ti illudi che almeno loro, i piedi, ne trarranno beneficio,
se ti presenti in redazione e la tua capa, senza nemmeno darti il tempo di dire buongiorno, ti dice "fatti i cazzi tuoi" e tu vorresti piangere, o picchiarla,
forse c’è qualcosa che non va nella tua vita.
o forse è solo un lunedì di settembre.
o più probabilmente tra soltanto una settimana comincia la prima elementare e tu non sai gestire lo stress.

Share on Twitter

incidenti e preoccupazioni

nella wisteria del salento non ci sono automobili, ma solo biciclette, tricicli, passeggini e infradito. ci sono una pineta, una piazzetta e una piccola chiesa che viene usata anche per le riunioni condominiali dove si litiga molto.
la sera, mentre elastigirl e mister incredible preparano la cena, gli hobbit giocano allo stato brado davanti a casa insieme ai bambini del vicinato, assaporando l’ebbrezza della libertà.

ieri sera, ore 21,00:
tunf tunf
ouch
tunf
"basta!"
"ehi! ma che fate? ora vi ammazzo e vi insegno io a mettervi in due contro uno!"
ciaf, sbleng, sdong
"filate a casa, delinquenti. e se vostro padre vi chiede qualcosa dite che è stato lo zio a darvi quattro ceffoni e a mettervi in castigo. ‘fanculo"
silenzio di tomba.
elastigirl e mister incredible escono e vedono nell’ordine:
lo hobbit grande appoggiato a un muro con i capelli ritti in testa e la maglietta hulk contro wolverine.
lo hobbit piccolo con le mani dietro la schiena che finge di non esserci.
daisy, 7 anni, filippina residente e modena, agitatissima.
anna, 9 anni, leccese, che si guarda l’enorme tatuaggio a forma di delfino sulla caviglia.
phil, fratello di daisy, 9 anni, sudatissimo.
simone, 3 anni, romano, in lacrime.
in lontananza un energumeno in zoccoli che trascina per le orecchie due ragazzetti.
"che è successo?"
omertoso silenzio.
"be’? chi ci racconta?"
daisy si fa avanti e si schiarisce la voce e, con forte accento emiliano, racconta che: "sono arrivati quei due delinquenti mentre stavamo giocando belli tranquilli per conto nostro. hanno preso lo hobbit grande e uno gli ha bloccato le braccia dietro e l’altro lo ha preso a pugni in pancia. poi è arrivato il loro zio, gli ha dato due ceffoni fortissimi in faccia e li ha portati via urlando. tutto qui".
"oh signur, i bulli in vacanza"
"nano, come stai? ti sei spaventato?"
"sto bene. meno male che lo zio li ha portati via, altrimenti quei due li ribaltavo a suon di pugni e facevano una bruttissima fine", risponde tremando.
"già… meno male".
"volete venire a casa che parliamo un po’?"
"no, stiamo bene, restiamo qui a giocare".
elastigirl, in preda all’ormone pazzo della gravidanza, non sa se scoppiare in singhiozzi o andare con un tizzone ardente ad appiccare il fuoco a casa dei due piccoli aggressori. mister incredible la riporta alla ragione offrendole un gelato.

ore 23,30
"mamma, sei sveglia?", sussurra lo hobbit grande nelle tenebre, scuotendo elastigirl.
"no"
"devo fare pipì ma non mi viene"
"vuol dire che non ti scappa. torna a dormire"
"non posso. ho i pensieri"
"vieni qui vicino a me e dimmi"
"come sta il fratellino nella pancia?"
"lui benissimo, grazie"
"ah"
"è questo il pensiero?"
"anche"
"ti va di raccontarmi quello che è successo con quei due?"
"non c’è niente da raccontare"
"…"
"ho delle preoccupazioni"
"per esempio?"
"ritornare a milano, cominciare la scuola elementare, imparare a scrivere in minuscolo, comprare la cartella e i libri, ritrovare i miei amici e la mia fidanzata, tuffarsi di testa, essere un pirata, nuotare sott’acqua, insomma le solite cose"
"mi sembrano cose belle"
"alcune sì, altre meno"
"…"
"credo che questa notte dovrò dormire con voi nel lettone, anche se c’è già questa pancia che occupa tanto spazio e c’è il papà che russa. ma tanto russi anche tu e pure io. buonanotte".

Share on Twitter