epifanie di un grigio mercoledì feriale

1. chiudersi in un aula-training per un corso su un nuovo rivoluzionario applicativo aziendale, con il bloc notes, l'occhio a mezz'asta e la prospettiva di 180 minuti mortali e probabilmente inutili. rendersi conto al minuto 21 che il rivoluzionario applicativo che sostituirà gli obsoleti e farraginosi, seppur familiari, vecchi software altro non è che un gigantesco social network che consentirà ai dipendenti di chattare con l'universo mondo in orario di lavoro con la benedizione dell'amministratore delegato.

2. venire casualmente a sapere che la salumeria-gastronomia, che fa i panini più buoni del sistema solare ma è troppo lontana dall'ufficio, fa consegne gratuite a domicilio, e quindi in redazione, previo invio del fantasmogorico menu del giorno via posta elettronica la mattina all'alba.

3. avere in affido un molesto e ansiogeno tamagochi che vomita insulse email di lavoro a ciclo continuo, scoprire dopo oltre un mese di custodia che può contenere tutte le tue canzoni e anche altre, tra cui non mi chiedermi di paola cortellesi, e capire che non puoi più vivere senza lo smart phone aziendale.

4. decidere che con tre figli e il caos esistenziale non ci sono né tempo né soldi per il tempio del benessere o palestra sotto l'ufficio che dir si voglia. abbattersi per dodici minuti e al tredicesimo convincersi che andare a lavorare in bicicletta ed evitare l'ascensore sono comunque un ottimo alibi per strafocarsi di cioccolata al latte con ripieno di latte, almeno per oggi, e magari per domani. facciamo per tutti i giorni feriali e non se ne parli più.

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con la presente

all’attenzione dell’ufficio del personale.

con la presente desidero chiedere la trasformazione del mio rapporto di lavoro, attualmente a tempo pieno, in part time, con modalità e tempi che meglio incontrano le esigenze aziendali.
in attesa di una vostra risposta, approfitto dell’occasione per inviarvi i migliori saluti.

elasti

altrimenti detto:
voi che state al quinto piano, vi prego, vi prego vi prego

lo so, avrei dovuto immaginare che un terzo figlio, un marito a londra e gli anni che passano mi avrebbero dato il definitivo colpo di grazia. ho sopravvalutato le mie forze e ora mi rendo conto che così non ce la posso fare. e poi non è giusto. non è giusto per me e per quei tre maschi piccoli che mi struggono e mi distruggono.
ho bisogno del part time. ecco, l’ho detto. part time. orizzontale, verticale, obliquo, fate un po’ voi, purché sia parziale e purché me lo diate.
va bene, ho detto quello che volevo dire. adesso mi metto qui buona, ad aspettare.
aspetto, eh? sono qui… se avete bisogno di me, sapete dove trovarmi. già. qui.
come? posso andare? non mi rispondete subito? no, ovvio. va bene. entro quando? ah, non sapete. ma quante probabilità ho? non si sa. non dipende solo da voi? be’ certo, immagino. allora vi saluto…
come? mi avete chiamata? scusate, mi era parso di sentire ‘elasti’… no, eh? bene. arrivederci. tante belle cose.

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giorno uno

ore 1,00 mister incredible arriva da londra. cerca di entrare in silenzio ma non ci riesce.
ore 3,00 il microbbit si sveglia. tetta-latte e si riaddormenta.
ore 6,10 il microbbit si sveglia. e non si riaddormenta più.
ore 6,55 suona la sveglia. e quattro quinti dell’elasti-famiglia sono già svegli, alcuni loro malgrado.
ore 8,00 elastigirl prende in braccio il microbbit "ciao amore la mamma va a lavorare". lui si pulisce il moccio del naso sull’elasti giacca.
ore 8,05 elastigirl, la giacca smocciata, la bicicletta e lo hobbit grande vanno a scuola. lo hobbit grande si è dimenticato la cartella. si torna a casa a prenderla.
ore 9,05 elastigirl entra in redazione. baci, abbracci "ciao, colleghi, amici. che belli che siete. tutti adulti, tutti autonomi e indipendenti, addirittura toilet trained… vi amo e non me ne ero mai accorta".
ore 9,10 prima telefonata a bangalore per recupero password. elastigirl si è dimenticata a casa l’agendina con l’employee number. questo rende molto più difficile, praticamente impossibile, il lavoro del call center di bangalore. lei si scusa, spiega che è tornata dalla maternità, che è confusa ma contenta e che ama anche loro che stanno a bangalore perché questa è proprio una bella mattina e speriamo che anche lì ci sia il sole. "che tempo fa a bangalore?".
ore 9,15 affettuosità con la collega C e la collega P.
ore 9,20 seconda telefonata a bangalore perché il sistema è bloccato. lì è parzialmente nuvoloso, la massima è 30 gradi la minima 23. "elasti? non abbiamo nessuno che si chiama in questo modo. grazie"
ore 9,47 terza telefonata a bangalore. "ci sono gli asili nido a bangalore? e ce l’hanno l’inserimento i nidi di bangalore? quanto dura?".
ore 10,05 quarta telefonata a bangalore "tutto risolto, tutto riattivato, tutto ripristinato. addio" "così presto? peccato. adesso che cominciavamo a conoscerci…".
ore 11,00 si scatena il caos. la redazione è semi-vuota. elastigirl naufraga nel vortice lavorativo e scopre che qualcosa se lo ricorda ancora. ma non molto.
ore 12,00 ritiro spirituale in bagno con la collega Z. "ma tu lo sai che hanno mandato via un sacco di gente?" "dove?" "qui, nel marketing, nel customer care, a milano, a roma. tutti a casa. o a bangalore" "e noi?" "boh".
ore 12,40 "non sei uno straccio… pensavo di trovarti uno straccio" "be’, no. sono stata a casa con i bambini, non a lavorare nelle risaie" "sei anche di buon umore" "sì, sono contenta di essere tornata" "ne parliamo tra qualche settimana"
ore 13,21 "esci a pranzo?" "no. faccio l’orario ridotto per l’allattamento. non pranzo ma esco prima" "bella la vita…"
ore 14,40 "ciao"
elastigirl riprende la bicicletta, si ferma alla sua gelateria preferita. esagera con la panna montata e la cioccolata e la crema e un biscotto spiaccicato dentro. ma mica tutti i giorni è il giorno uno.
a casa ci sono mister incredible e il microbbit che da tre settimane sta facendo l’inserimento al nido e oggi è tornato a casa all’una e soltanto lunedì prossimo sarà abile e arruolato fino alle quattro.
ha appena imparato a gattonare e quando vede elastigirl lancia un urlo di incontenibile felicità e si precipita da lei e con lei si rotola sul pavimento della cucina come se non si vedessero da sette mesi invece che da sette ore.

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tra i normali

domani elastigirl tornerà tra i normali. quelli che la mattina all’alba devono pensare a cosa mettersi perché presentarsi al mondo con una felpa del 1985 e un paio di jeans con tracce di pappone biologico sputacchiato e di yogurt alla banana non è il migliore biglietto da visita.
torna tra quelli che lanciano i figli a scuola, nell’atrio, come palle da bowling e non si fermano a prendere il caffè al baretto all’angolo perché devono scappare altrove.
quelli che vanno in bicicletta e arrivano in ufficio sconvolti e sudati e avrebbero bisogno subito di una doccia ma nei bagni degli uffici solitamente le docce mancano.
quelli che salutano, si siedono, accendono il computer e non si ricordano nemmeno una password e perciò passano le successive due ore al telefono con un call center a bangalore, o a ulan bator perché c’è la delocalizzazione e bisogna contenere i costi.
quelli che litigano per i giornali, che alle 10 hanno bisogno di un caffè macchiato perché altrimenti si accasciano sotto il tavolo svenuti, che coltivano la propria ardua socialità tra le mura di un open space.
quelli che quando suona il cellulare tremano perché "ecco, è l’asilo nido del microbbit che mi dice che vomita verde e devo andare a riprenderlo ma come faccio io adesso a mollare tutto?" e tirano un sospiro di sollievo perché è un tizio che aveva sbagliato numero.
quelli che in ufficio respirano perché se hai provato a stare con tre hobbit a tempo pieno sai che lavorare è un rilassante diversivo.
quelli che un po’ sono contenti e un po’ si lamentano.

domani elastigirl tornerà in redazione. dopo dieci mesi, una vita intera, dal punto di vista di un microbbit.
chissà se sarà ancora capace.

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i tempi giusti

inserimento del microbbit al nido.
giorno tre.
"il microbbit è tranquillo, autonomo, indipendente, sereno. si vede che è un bambino abituato a vivere in una comunità", ha dichiarato la maestra mara.
"grazie", ha risposto elastigirl domandandosi per le quattro ore successive se definire l’elasti-famiglia ‘comunità’ potesse essere considerato un complimento.
"l’inserimento sta andando alla grande. alla fine della prossima settimana il bambino potrà fermarsi per il pranzo. potrà pertanto venirlo a prendere alle 12"
"alle 12??? alla fine della prossima settimana? ma ha detto che l’inserimento sta andando bene… io pensavo… e poi giovedì prossimo devo tornare a lavorare…"
"il microbbit reagisce molto bene. ma non si dimentichi che ha otto mesi e che dobbiamo rispettare il suoi tempi, non certo quelli della sua mamma o, peggio, del lavoro della sua mamma"
"sono d’accordo, ma con un’ora al giorno la prima settimana e due ore la seconda, quando l’inserimento sarà finito il microbbit andrà in prima elementare…"
"non dica sciocchezze! pensi che tra due settimane entrerà alle 10 del mattino, come adesso, e uscirà alle 14! contenta, elasti?"
"non è possibile! solo 4 ore la terza settimana? mister incredible è a londra, nonna J a parigi con suo marito artù, la baby sitter valentina diolabenedica ci ha lasciati per una comunità di disabili… io devo tornare in ufficio…"
"le esigenze del microbbit vengono prima di voi… almeno per noi"
"ma io lo so che il microbbit sarebbe felice di mangiare, dormire e fare la cacca qui fino alle quattro del pomeriggio anche da domani!"
"lasci decidere a noi i tempi giusti. è il nostro mestiere"
"…"
 
"pronto, buongiorno capa della redazione. sono elasti"
"elasti, ciao. veloce che sto andando in riunione"
"ehm, volevo salutare e comunicare che…"
"arrivo-arrivo-arrivo!"
"ecco, no"
"elasti, non stavo parlando con te. dimmi adesso. ma rapidamente"
"insomma, l’inserimento al nido, mister incredible a londra, valentina dai disabili, mia madre a parigi… e io… be’ io torno una settimana più tardi del previsto. il 30. è un problema?"
"una settimana più tardi??? una settimana più tardi??? è un casino. un maledetto casino!"
"veramente, avete fatto a meno di me dieci mesi, non pensavo che una settimana potesse creare…"
"un indicibile casino!"
"mi dispiace…"
"non serve dire mi dispiace"
"magari posso provare a…"
"no, no e no! faresti ancora più casino! torna il 30, noi affogheremo ma in qualche modo sopravviveremo, come abbiamo fatto fino a ora"
click.

poche cose fanno sentire bene come la consapevolezza di essere nel posto giusto a fare la cosa giusta nei tempi giusti.

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solo e libero, come l’erba

oh, si è addormentato. adesso mi metto qui e lo guardo un po’. bellino lui…
ma dove sono tutti? ah già: il grande a scuola, il piccolo all’asilo e mister incredible a londra. tutto sotto controllo. che ore sono? le 10? sono le 10??? io a quest’ora devo essere in ufficio. sono in ritardissimo e non ho nemmeno chiamato per avvertire. certo che bisogna essere storditi… e il microbbit che dorme? a chi lascio il microbbit che dorme? ah sì. lui va all’asilo nido. no! l’inserimento sarà tra almeno due settimane. e la baby sitter valentina diolabenedica? ah già, lei ci ha lasciati per una comunità di disabili. e i nonni? super w e mister brown sono a bari, nonna J è con suo marito artù a fare snorkling nel cilento, nonno A è in toscana tra le colline…
oddio squilla il telefono. è l’ufficio, la mia capa… cosa faccio? niente. guardo il telefono in silenzio e magari mi nascondo da qualche parte. mi sento poco bene. no, non c’è via d’uscita. non posso andare a lavorare.
"pronto?"
"pronto, elasti? sono io, la capa della redazione. dove sei?"
"sono qui, nascosta sotto il tavolo. il microbbit dorme, valentina diolabenedica ci ha lasciati, mister incredible è a londra. insomma io adesso ho tre figli"
"lo so che hai tre figli, elasti. quindi?"
"quindi oggi non posso venire. e domani non lo so. dopodomani neppure. tra tre giorni per fortuna sarà sabato. ecco, mi sale l’ansia e il microbbit si è svegliato"
"guarda che i terzi figli stanno a casa da soli"
"ma lui è minuscolo"
"sì, ma è il numero tre e crescerà solo e libero, come l’erba. ti aspettiamo tra mezz’ora"
"aspetta!"
"non posso, il mibtel perde il 6 per cento"
click.

mancano 24 giorni al rientro in redazione dalla lunghissima maternità. elastigirl questa notte ha fatto il suo primo incubo sul tema e si è svegliata in preda al panico, con l’agghiacciante consapevolezza che si tratta soltanto del primo di una lunga serie.

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troppo

il microbbit ha quattro mesi e un po’. con gli altri due hobbit elastigirl aveva aspettato che compissero cinque mesi e un po’ e poi, alternando sollievo e strazio, era tornata a lavorare. in entrambi i casi era fine settembre-inizio ottobre. uscire dal guscio e ricominciare a vivere come tutti gli altri con l’inizio dell’anno scolastico sembra fisiologico, ineluttabile, persino sano. rientrare nel mondo quando il mondo rientra a scuola ha una intrinseca simmetria che aveva a suo tempo pacificato l’elasti-animo.
oggi piove, l’elasti-animo è ben lungi dall’essere pacificato e tra un mese gli hobbit finiranno la scuola e inizierà l’estate.
"quando hai intenzione di tornare, elasti?", ha chiesto tempo fa l’elasti-capa.
"non saprei…"
"un’idea?"
"stt, ott, nonz bn’ sigh sob’"
"scusa?"
"probabilmenteasettembrelosoèlontanissimoscusatelososonounasciagurata"
"…"
"è troppo?"
forse è troppo. ma adesso gli hobbit sono tre e tre bambini, di cui uno tetta-dipendente, non si danno in outsoursing estivo. forse è troppo ma elastigirl invecchiando diventa chioccia. forse è troppo ma elastigirl ha le idee confuse e molta paura di non farcela a ricominiciare la vita di prima. forse è troppo ma a settembre, forse, avrà smesso di piovere.

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why do you work full time?

venerdì sono sbarcati nell’elasti-redazione dodici membri dell’olimpo aziendale per raccontare le magnifiche sorti e progressive del giornalismo finanziario globale e della società che hanno il privilegio di amministrare e per conoscere i sudditi dell’italia, variopinta, pittoresca, a tratti grottesca, scarsamente strategica propaggine dell’impero.
sono arrivati in aereo, carichi di valigie, soprabiti e una chitarra, hanno trovato una milano bloccata dalla manifestazione dei metalmeccanici e una redazione ripulita (sull’elasti-scrivania tampax, castagne matte, pinne misura 34, taralli sbriciolati e gormiti si erano smaterializzati nella notte), compunta e un po’ depressa. sono approdati festosi e chiassosi, come dodici scolari in gita, portando cioccolatini, caos e una stridente ilarità post-crisi.
sei uomini e sei donne, il gotha, la top line del management, aveva spiegato il capo, quelli che non vuoi sapere quanto guadagnano, quelli che decidono, che tagliano, che limano, che elaborano industrial plans e strategic guidelines, che giocano a golf perché sui green ci sono i good contacts. quelli che a volte vorresti essere al posto loro, a volte no.
hanno chiamato l’intera redazione in una grande sala e hanno illustrato industrial plan e strategic guidelines, hanno incoraggiato le iniziative individuali, gli investimenti a costo zero, la condivisione, la comunicazione e l’entusiasmo.
poi c’è stato il coffee break.
"ciao, mi chiamo johanna, sono direttore generale globale strategico, sotto di me ci sono 20.000 dipendenti in tutto il mondo, sono uno dei sei bracci destri dell’amministratore delegato. vivo a new york"
"piacere, sono alicia. mi occupo di hr che poi vuol dire risorse umane ma gli anglosassoni adorano gli acronimi. sono responsabile degli uffici di europa, asia e africa. sto a londra che è una città che amo, ma mi manca tanto barcellona"
"salve, sono colette. sono un altro dei bracci destri dell’amministratore delegato. mi occupo di bilanci e vivo a francoforte"
"e tu chi sei?"
"io sono elasti. faccio la giornalista. lavoro al centro della redazione e…"
"aspetti un bambino! che bello, io ne ho due!", dice johanna.
"è il primo? io ne ho tre. non c’è niente di più bello della maternità", sospira alicia.
"aspetto il terzo. ma non so bene come farò con tre bambini e il lavoro a tempo pieno. sono un po’ preoccupata… ma voi come fate?"
"lavoro a tempo pieno???" esclamano in coro, basite e un po’ schifate.
"mica lavorerai a tempo pieno con due bambini e uno in arrivo?!", chiede indignata colette.
"ma veramente… sì"
"ma sei pazza? noi abbiamo tutte il part time", dice alicia.
"mi state dicendo che voi, donne top manager, l’olimpo aziendale etc etc… avete il part time?"
"naturale. io per esempio il lunedì non lavoro mai. faccio yoga e sto con i bambini e le amiche, mentre il giovedì mi connetto all’ufficio da casa", dichiara alicia.
"io dal lunedì al mercoledì esco alle 2 e vado a prendere i ragazzi a scuola",  spiega johanna serafica.
"io non ho figli, ma ho bisogno di tempo per me. ho molti hobby. il venerdì non lavoro. a volte nemmeno il mercoledì mattina", spiega colette.
"non è difficile lavorare part time. basta organizzarsi e sapere delegare. a qualunque livello"
"immagino, ma qui in italia… be’ non esiste la cultura del part time. c’è molta diffidenza. è difficilissimo da ottenere. a noi hanno sempre detto di no fino ad ora"
le tre scuotono la testa perplesse e turbate. "devi lottare baby. la conciliazione è un tuo diritto. è un diritto dei lavoratori. coalizzatevi e fate la vostra rivoluzione, tesoro. questa azienda, ne sono certa, vi ascolterà. basta insistere a alzare la voce se necessario. i tempi sono maturi"
elastigirl non sa se scoppiare in una grassa risata o in singhiozzi isterici. ringrazia, saluta e si allontana. non è pronta per l’eventuale rivelazione che pure la dea kalì, piena di bracci destri, amministratore delegato del gruppo, è titolare di un contratto di lavoro part time verticale, a tempo indeterminato.

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il colore dei mestieri

"ehi, nano piccolo. è un po’ che non parli più di marìotereso, il tuo amico immaginario. dove è andato a finire?"

"malìoteleso non è qui. è al lavolo"

"ah. e che lavoro fa?"

"blu"

"scusa?"

"malìoteleso fa il lavolo blu"

"capisco… e papà che lavoro fa?"

"vedde"

"verde… e la mamma?"

"zallo"

"e mister brown, il nonno?"

"bianco"

"e super W, la nonna?"

"bianco pule lei"

"e tu? tu che lavoro vuoi fare da grande?"

"io falò il politziotto cantatore" (= io farò il poliziotto, perché è un debole per le divise e mio fratello ha già scelto quella da carabiniere e io mi devo sempre distinguere da lui. ma non sarò un poliziotto banale, di quelli con la pistola che vigilano sulla sicurezza dei cittadini. io sarò un poliziotto con una marcia in più: un poliziotto cantante).

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open space mon amour

in redazione, un afoso mercoledì pomeriggio:

- io l’ho tenuto in mano un ramarro. hanno un carattere di merda

- ho il piede molto largo

- avete già chiamato il bar? io voglio un ghiacciolo gusto chinotto

- io sui giornali italiani non trovo nulla da leggere. quindi non li leggo

- sei pur sempre un giornalista

- me ne frego

- hello! but who are you?

- guarda che non puoi chiedere al telefono a uno sconosciuto in inglese ‘who are you?’ è come se dicessi ‘pronto, chi cazzo sei?’

- va be’, ho sbagliato, ma non fatemelo pesare se no poi mi umiliate, you humiliate me, e vi sogno la notte

- la verità è che in inglese puoi dire un po’ quello che ti pare, basta che ci metti ‘please’ vicino. puoi pure dire ‘chi cazzo sei, please?’ e sembri pure educato

- detesto prendermi cura dei miei capelli

- ora mi stampo l’orario della settimana, mi leggo il report di morgan stanley sugli immobili e telefono all’idraulico

- mannaggia li mortacci

- oh, il 13 luglio si sciopera

- chick si può tradurre con ‘gnocca’?

- chick letteralmente è ‘pollastrella’

- com’è il ristorante vietnamita?

- perché mai una maggiore propensione al rischio dovrebbe far salire l’euro?

- hanno prezzato il bond wind

- qui dentro fa un caldo porco.

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