domenica, 11 ottobre 2009
venerdì sono sbarcati nell'elasti-redazione dodici membri dell'olimpo aziendale per raccontare le magnifiche sorti e progressive del giornalismo finanziario globale e della società che hanno il privilegio di amministrare e per conoscere i sudditi dell'italia, variopinta, pittoresca, a tratti grottesca, scarsamente strategica propaggine dell'impero.
sono arrivati in aereo, carichi di valigie, soprabiti e una chitarra, hanno trovato una milano bloccata dalla manifestazione dei metalmeccanici e una redazione ripulita (sull'elasti-scrivania tampax, castagne matte, pinne misura 34, taralli sbriciolati e gormiti si erano smaterializzati nella notte), compunta e un po' depressa. sono approdati festosi e chiassosi, come dodici scolari in gita, portando cioccolatini, caos e una stridente ilarità post-crisi.
sei uomini e sei donne, il gotha, la top line del management, aveva spiegato il capo, quelli che non vuoi sapere quanto guadagnano, quelli che decidono, che tagliano, che limano, che elaborano industrial plans e strategic guidelines, che giocano a golf perché sui green ci sono i good contacts. quelli che a volte vorresti essere al posto loro, a volte no.
hanno chiamato l'intera redazione in una grande sala e hanno illustrato industrial plan e strategic guidelines, hanno incoraggiato le iniziative individuali, gli investimenti a costo zero, la condivisione, la comunicazione e l'entusiasmo.
poi c'è stato il coffee break.
"ciao, mi chiamo johanna, sono direttore generale globale strategico, sotto di me ci sono 20.000 dipendenti in tutto il mondo, sono uno dei sei bracci destri dell'amministratore delegato. vivo a new york"
"piacere, sono alicia. mi occupo di hr che poi vuol dire risorse umane ma gli anglosassoni adorano gli acronimi. sono responsabile degli uffici di europa, asia e africa. sto a londra che è una città che amo, ma mi manca tanto barcellona"
"salve, sono colette. sono un altro dei bracci destri dell'amministratore delegato. mi occupo di bilanci e vivo a francoforte"
"e tu chi sei?"
"io sono elasti. faccio la giornalista. lavoro al centro della redazione e..."
"aspetti un bambino! che bello, io ne ho due!", dice johanna.
"è il primo? io ne ho tre. non c'è niente di più bello della maternità", sospira alicia.
"aspetto il terzo. ma non so bene come farò con tre bambini e il lavoro a tempo pieno. sono un po' preoccupata... ma voi come fate?"
"lavoro a tempo pieno???" esclamano in coro, basite e un po' schifate.
"mica lavorerai a tempo pieno con due bambini e uno in arrivo?!", chiede indignata colette.
"ma veramente... sì"
"ma sei pazza? noi abbiamo tutte il part time", dice alicia.
"mi state dicendo che voi, donne top manager, l'olimpo aziendale etc etc... avete il part time?"
"naturale. io per esempio il lunedì non lavoro mai. faccio yoga e sto con i bambini e le amiche, mentre il giovedì mi connetto all'ufficio da casa", dichiara alicia.
"io dal lunedì al mercoledì esco alle 2 e vado a prendere i ragazzi a scuola",  spiega johanna serafica.
"io non ho figli, ma ho bisogno di tempo per me. ho molti hobby. il venerdì non lavoro. a volte nemmeno il mercoledì mattina", spiega colette.
"non è difficile lavorare part time. basta organizzarsi e sapere delegare. a qualunque livello"
"immagino, ma qui in italia... be' non esiste la cultura del part time. c'è molta diffidenza. è difficilissimo da ottenere. a noi hanno sempre detto di no fino ad ora"
le tre scuotono la testa perplesse e turbate. "devi lottare baby. la conciliazione è un tuo diritto. è un diritto dei lavoratori. coalizzatevi e fate la vostra rivoluzione, tesoro. questa azienda, ne sono certa, vi ascolterà. basta insistere a alzare la voce se necessario. i tempi sono maturi"
elastigirl non sa se scoppiare in una grassa risata o in singhiozzi isterici. ringrazia, saluta e si allontana. non è pronta per l'eventuale rivelazione che pure la dea kalì, piena di bracci destri, amministratore delegato del gruppo, è titolare di un contratto di lavoro part time verticale, a tempo indeterminato.
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categoria:ufficio, lavoro, giornalisti
mercoledì, 12 agosto 2009
"ehi, nano piccolo. è un po' che non parli più di marìotereso, il tuo amico immaginario. dove è andato a finire?"

"malìoteleso non è qui. è al lavolo"

"ah. e che lavoro fa?"

"blu"

"scusa?"

"malìoteleso fa il lavolo blu"

"capisco... e papà che lavoro fa?"

"vedde"

"verde... e la mamma?"

"zallo"

"e mister brown, il nonno?"

"bianco"

"e super W, la nonna?"

"bianco pule lei"

"e tu? tu che lavoro vuoi fare da grande?"

"io falò il politziotto cantatore" (= io farò il poliziotto, perché è un debole per le divise e mio fratello ha già scelto quella da carabiniere e io mi devo sempre distinguere da lui. ma non sarò un poliziotto banale, di quelli con la pistola che vigilano sulla sicurezza dei cittadini. io sarò un poliziotto con una marcia in più: un poliziotto cantante).
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categoria:lavoro, hobbit
mercoledì, 01 luglio 2009
in redazione, un afoso mercoledì pomeriggio:

- io l'ho tenuto in mano un ramarro. hanno un carattere di merda

- ho il piede molto largo

- avete già chiamato il bar? io voglio un ghiacciolo gusto chinotto

- io sui giornali italiani non trovo nulla da leggere. quindi non li leggo

- sei pur sempre un giornalista

- me ne frego

- hello! but who are you?

- guarda che non puoi chiedere al telefono a uno sconosciuto in inglese 'who are you?' è come se dicessi 'pronto, chi cazzo sei?'

- va be', ho sbagliato, ma non fatemelo pesare se no poi mi umiliate, you humiliate me, e vi sogno la notte

- la verità è che in inglese puoi dire un po' quello che ti pare, basta che ci metti 'please' vicino. puoi pure dire 'chi cazzo sei, please?' e sembri pure educato

- detesto prendermi cura dei miei capelli

- ora mi stampo l'orario della settimana, mi leggo il report di morgan stanley sugli immobili e telefono all'idraulico

- mannaggia li mortacci

- oh, il 13 luglio si sciopera

- chick si può tradurre con 'gnocca'?

- chick letteralmente è 'pollastrella'

- com'è il ristorante vietnamita?

- perché mai una maggiore propensione al rischio dovrebbe far salire l'euro?

- hanno prezzato il bond wind

- qui dentro fa un caldo porco.
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categoria:ufficio, lavoro, giornalisti
giovedì, 21 maggio 2009
"piantala di mangiare patatine. ti fanno male"

"io seguo i dettami del guerriero sciamanico. sono pragmatico e fluido e soprattutto mangio quello che mi pare"

"ho trovato in un negozietto qui sotto dei boxer fantastici fatti con i ritagli del tessuto delle camicie. me ne sono innamorato. voi guerrieri sciamanici usate i boxer?"

"no. noi andiamo in giro nudi. al massimo usiamo un perizoma per combattere"

"questa settimana finisco di lavorare alle 4. una vera jattura"

"perché? non sei contento?"

"stai scherzando? per un uomo tornare a casa alle 4 è deprimente, frustrante, terribile"

"ma non ti fa piacere stare un po' con i tuoi figli?"

"stare con i figli è un incubo. e poi la baby sitter cosa la pago a fare?"


talvolta elastigirl si domanda se i suoi colleghi uomini siano un campione rappresentativo dell'universo maschile di questo paese. e le viene la pelle d'oca.
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categoria:lavoro, giornalisti
lunedì, 18 maggio 2009
quando dei tuoi colleghi conosci tutto. conosci le passioni, le nevrosi, le manie e le perversioni. quando sai di cosa ridono, di cosa hanno paura e in cosa sperano.
quando sai cosa votano, cosa sognano, quali libri leggono, quali tesori e quali abissi nascondono. quando conosci il nome del loro oculista, del loro idraulico, della loro fidanzata e della loro crema idratante e sai con chi parlano al telefono da come dicono "pronto?".
quando ti irritano prima ancora di aprire la bocca, ti esasperano prima ancora di entrare in ufficio e ti mancano un po' quando sei lontano. quando guardi gli uomini come guarderesti dei fratelli molesti e ingombranti e le donne come compagne di sventura.
quando li riconosci dall'odore e il suono della loro voce ti è familiare come il drin della sveglia la mattina. quando li hai incontrati ragazzini e li hai visti diventare grandi, insieme a te.
quando anche loro di te conoscono ogni paturnia, ogni buco nero, ogni ciocca dei tuoi capelli a carciofo. e ti sopportano, come tu sopporti loro, come in una famiglia, come nella terza B del liceo, come in un open space,
allora forse è arrivato il momento di cambiare e di fuggire,
o forse è arrivato il punto di non ritorno, in cui sei impantanato in questo abbraccio appiccicoso e tiepido e mai avrai la forza di affrancarti.
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categoria:ufficio, lavoro, autocoscienza
martedì, 03 marzo 2009
"mi stai facendo venire i pensieri. smettila"

"ma quali pensieri?"

"pensieri di sesso, no?"

"se non si pensa al sesso a cosa si deve pensare?"

"già, ma io sono ossessiva compulsiva"

"l'importante è che tu non sia una control freak perché i control freak io non li posso sopportare"

"rispondete a quel telefono. non sentite che sta suonando?"

"quel telefono è la linea diretta con l'inferno. io mi rifiuto di rispondere"

"devo fare uno shutdown"

"il tuo problema è che passi la vita a fare shutdown. è un modo come un altro per non fare una mazza"

"devo andare"

"ma sono le tre del pomeriggio..."

"già, ma ho un moncone marcio di dente e il dentista me lo deve togliere"

"che schifo! proprio adesso che sto facendo merenda..."

"cambiami l'attacco"

"perché?"

"perché il quote non giustifica il lead"

"mia figlia ieri mi ha raccontato la parabola della pecorella smarrita che ha appena imparato a scuola. alla fine del racconto mi ha chiesto se quella della pecorella era la stessa parabola di sky"

"fai bene a mandarla dai preti"

"quando la sfiga si tinge di colori magici..."

"cosa ti è successo adesso?"

"devo fare un altro shutdown"

"se non volete che io domani venga in redazione e inizi a urlare che sono l'anticristo, vi consiglierei di darmi un giorno di ferie. grazie".
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categoria:ufficio, lavoro, giornalisti
lunedì, 16 febbraio 2009
"devo fare uno shut down"

"chissenefrega"

"nel weekend mi sono proprio rilassato"

"ultimamente sono spossata. sarà che mi manca il ferro"

"io ho sempre avuto la cellulite. una volta mi sono tagliata una coscia con un vetro e sono usciti tanti pallini bianchi: era la cellulite"

"ma che schifo! pallini bianchi tipo polistirolo?"

"tipo"

"le donne non possono fare la haka"

"se è per questo le donne non possono fare moltissime cose"

"se qualcuno mi mantiene io sto anche a casa a fare la calzetta"

"io sto a casa a farmi l'idraulico"

"il capitano della squadra di cricket dello sri lanka si è dimesso"

"quel mourinho sa il fatto suo"

"15.000 euro per ristrutturare il bagno sono una follia"

"vorrei vivere di rendita con i diritti d'autore di una canzone natalizia per bambini scritta da mio padre, come il protagonista di 'about a boy'. se mio padre invece che stressarmi dalla mattina alla sera avesse scritto una canzone di natale per bambini, adesso non lavorerei in questo posto con voi sfigati"

"prima o poi qualcuno entra qui con un bazooka e fa una strage. e avrebbe pure le sue buone ragioni"

"ma chi è che ha mangiato il tonno direttamente dalla lattina nel bagno delle donne?"


il lavoro in un open space è una quotidiana seduta di autocoscienza, una continua scoperta di mondi paralleli, uno scambio compulsivo di pensieri senza censura, un perverso meccanismo di vasi comunicanti, una bomba a orologeria pronta ad esplodere.
l'inventore degli open space era un sadico o un folle.
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categoria:ufficio, lavoro
giovedì, 12 febbraio 2009
vorrei un lavoro utile, di quei lavori per cui la gente, vedendoti, dice: "grazie! meno male che ci sei tu".
un lavoro divertente e creativo per quando sei energico e arguto, ma anche un po' ripetitivo per i giorni in cui hai dormito poco e non hai la forza di pensare.
un lavoro senza tempi morti e senza nevrosi.
un lavoro in cui tutti sono uguali, ugualmente responsabili, ugualmente simpatici, ugualmente democratici.
vorrei un lavoro in cui sei stato scelto perché nessun altro poteva farlo come te.
un lavoro che se fuori fa freddo e piove, telefoni e dici "scusate, oggi non ce la faccio. sto qui, sotto il piumone a leggere e a pensare" e dall'altra parte qualcuno ti risponde "brava: leggere e pensare oggi farà di te una collega migliore domani".
vorrei un lavoro che il venerdì sera sei un po' triste perché è finito.
un lavoro che ti riempie la mente e fa di te una persona migliore.
un lavoro che ti insegna qualcosa ogni giorno, che ti accende, che ti fa ridere e non ti viene a noia.
un lavoro pieno di colleghe solidali e simpatiche e di colleghi bellocci e sexy che pure l'occhio e i sensi vogliono la loro parte.
un lavoro che quando annunci di aspettare un bambino si fa una festa che dura tre giorni e il tuo capo scoppia in singhiozzi commossi e ti abbraccia.
un lavoro che nella pausa pranzo ognuno tira fuori un materassino e una tuta sbrindellata e si fa pilates, tutti insieme. e alla fine, un po' puzzoni e sudati si mangia un enorme gelato al cioccolato con la panna "perché tanto ho fatto pilates e con il pilates viene un corpo statuario, alla faccia del gelato e della panna".
vorrei un lavoro che se chiedi il part time ti sorridono, ti stringono la mano e ti dicono: "apprezziamo le persone che non vivono per lavorare. il part time misura la civilità di un popolo. non solo te lo concediamo ma ti aumentiamo lo stipendio".

se qualcuno ce l'ha, questo lavoro, è pregato di farsi avanti.
se  qualcuno non ce l'ha ma ne ha in mente un altro, diverso ma altrettanto ideale, è pregato di descriverlo.
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categoria:giochi, sogni, lavoro
giovedì, 29 gennaio 2009
"elasti, domani vai a bologna"
"domani? a bologna? non posso, rischio di tornare a milano troppo tardi. mister incredible è a londra, la baby sitter valentina diolabenedica si deve laureare e poi sposare, insomma non può fare straordinari, mia madre è con il suo fidanzato artù e non so a chi lasciare gli hobbit"
"capisco..."
"beh, allora, se capisci, a bologna ci può andare qualcun altro"
"no, ci vai tu"
"ma non ce la faccio"
"ci vai tu, ho detto"
"non so..."
"trova una soluzione, elasti. dopo lo so che sei contenta anche tu"

elastigirl oggi è andata a bologna per lavoro, con il treno ad alta velocità che ci mette un'ora, che ti regala l'ebbrezza dei 300 chilometri orari e un desiderio incorecibile di vomitare sul tavolinetto di fronte a te o direttamente sul grembo del dirimpettaio.
ha mangiato la piadina più triste della storia delle piadine nel bar più squallido dell'emilia romagna e forse di tutto il centro italia perché quando ci si avvilisce bisogna farlo fino in fondo.
ha intervistato un signore che le ha aperto il suo cuore ma poi ha dichiarato che no, che quelle cose gliele diceva facendo finta che fossero due amici che chiacchierano ai giardinetti, non un manager e una giornalista in una sala riunioni. "mica le vorrà scrivere queste cose, signorina. le pare?", diceva lui.
"beh veramente, sarei venuta per questo..."
"ma le pare signorina che io la invitavo qui per scrivere?"
"beh..."
"su su, bando alle ciance. vuole un caffè?"
"mah..."
"va bene, glielo faccio portare macchiato"
elastigirl ha perso il treno, ha aspettato un'ora, ha rischiato nuovamente di vomitare a 300 chilometri orari, ha sperato invano che le avessero rubato la bicicletta parcheggiata davanti alla stazione, per avere la scusa per prendere un taxi.
ha varcato la soglia di casa, a un'ora in cui gli hobbit di solito dormono già.
lo hobbit grande intingeva i pennelli nella tempera rossa, seduto sul divano.
lo hobbit piccolo addentava la sua quarta fetta di panettone.
nonna J e il suo fidanzato artù parevano molto orgogliosi dei due nani allo stato brado.
"noi due dobbiamo parlare", le ha detto lo hobbit grande, senza distogliere lo sguardo dalla tempera rossa.
"io ghiato" (= io sono molto arrabbiato e non credere di cavartela con le solite moine che io mica sono un mammalucco che si lascia abbindolare come quel sempliciotto di mio fratello), ha detto lo hobbit piccolo aggrottando le sopracciglia, le mani sui fianchi.
elastigirl ha rimpianto il posto 61, lato finestrino, carrozza 11, a 300 chilometri orari.
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categoria:lavoro, hobbit, sfinimento
giovedì, 15 gennaio 2009
ok, ora vado. inspiro ed espiro, inspiro ed espiro. sorrido e lo guardo negli occhi come chi sa il fatto suo. anzi no, potrei indisporlo. non sorrido affatto e tengo gli occhi bassi. aria contrita e capo chino. devo ispirargli empatia, comprensione e solidarietà. devo ispirargli pure un po' di pena... no, pena no, sarebbe eccessivo.
devo essere convincente, ferma ma interlocutoria, decisa ma umile.
anzi no, non posso affrontarlo, non oggi. non me la sento. e poi ho la sindrome premestruale e una certa propensione alla polemica gratuita. ho le occhiaie e mi devo lavare i capelli. no, oggi proprio no.

"elasti, avevi detto che dovevi parlarmi?"

"ehm, sì. ma se non hai tempo ora possiamo anche..."

"no, no. adesso va benissimo. andiamo pure nel mio ufficio"

ecco. non sono pronta. cosa gli dico ora? mi dirà di no. mi dirà che sono un'ingrata, una stronza, una fannullona, una profittatrice. mi dirà che da me non se lo sarebbe mai aspettato. mi dirà che no, non se ne parla nemmeno. mi dirà che sono senza pudore. mi indicherà la porta, senza aggiungere altro.
"ottimo. arrivo"

"bene elasti, cosa devi dirmi?"

che ho lo stomaco chiuso e se mi concentro mi viene anche un po' di nausea...
"volevo dire che... beh, sai che mister incredible lavora lontano..."

"da oltre dieci anni mi pare"

scoppio in singhiozzi ora o tra un po'?
"già. ma adesso... lo hanno invitato negli stati uniti, cinque settimane, in un'università del massachussetts, dove ci sono moltissimi economisti marxisti marginali ed emarginati come lui e... insomma lui dice che vorrebbe andarci, che sarebbe un'ottima opportunità e... adesso negli stati uniti c'è pure obama e se negli stati uniti non ci si va adesso quando ci si deve andare?"

"e quindi?"

e quindi io non voglio stare qui, al centro della redazione, sola per cinque settimane. non voglio stare 35 giorni tanto lontana da lui. non voglio sentire lo hobbit piccolo che chiede: "mio béééélo papà v'è?", che poi significa: "dov'è quello sciagurato del mio genitore preferito che sarà pure il mio preferito ma se continua a latitare così mi trasformerò in un deviante trasgressivo e quando compirò quattro anni comprerò la mia prima dose di crack e me la fumerò e la offrirò pure a mio fratello che se aspetto lui al massimo mi trovo adolescente a bere coca cola di nascosto in bagno". e non voglio nemmeno che lo hobbit grande pianti le sue tende nel nostro lettone e si trasformi definitivamente nel maschio alfa dell'elasti-famiglia. insomma io...
"io pensavo di partire con lui e con i bambini. in fin dei conti sono solo cinque settimane. potrei prendere ferie e magari un po' di congedo maternità, potrei..."

"quando partiresti?"

adesso mi sputa in faccia e mi dice che sono licenziata.
"a fine marzo, il 28 per la precisione. e torneremmo all'inizio di maggio, il 2 per essere esatti"

"mi sembra una cosa bellissima"

c'è una candid camera da qualche parte.
"scusa?"

"dicevo che sarà un'esperienza meravigliosa. per voi, per i piccoli. sarà indimenticabile"

ma...
"quindi io posso... beh, spero di non creare problemi qui, in redazione"

"nessun problema. non bisogna rinunciare alle cose belle"

vuoi dire che non vi mancherò nemmeno un po'? che mi lasci andare così, senza colpevolizzarmi neanche poco poco?
"grazie. veramente grazie"

"e di cosa? vai e divertiti"

ho capito, non mi vuoi più bene.
"va bene... comunque se ci ripensi e vuoi che ne riparliamo... io sono qui".
postato da: nonsolomamma alle ore 18:22 | Permalink | commenti (116) | commenti (116)(pop-up)
categoria:ufficio, lavoro, usa , viaggio, autocoscienza