last minute panic

"va tutto bene?"
"no, sono stravolto. troppa vita mondana nel weekend"
"vita mondana? non definirei ‘mondani’ un pranzo con mio padre e una cena con una coppia di amici con bambini. non definirei ‘mondane’ nemmeno la spesa alla coop e la passeggiata domenicale fino all’edicola…"
"per me abbiamo fatto troppe cose… e anche gli hobbit sono stanchi. dobbiamo rallentare i ritmi"
"guarda che sono io la gestante flemmatica e narcolettica alla fine dell’ottavo mese e voi siete i baldi maschi, bastone della mia gravidanza…"
"ripeto, dobbiamo rallentare. così non si può andare avanti"

mister incredible ha un colorito verdognolo, occhiaie da vampiro e lo sguardo annebbiato, quasi privo di traccia del suo irresistibile guizzo folle. mister incredible è stanco e irritabile. al gotico fumetto dampyr e all’appassionante best seller making sense of marx preferisce la lettura di D di repubblica. e invece di soffermarsi sulle signorine discinte, come farebbe in tempi normali, preferisce le ricette a base di tofu.
mister incredible non sta bene, fa brutti pensieri ed è inquieto.
ed elastigirl, fuori tempo massimo, è assalita dal panico.
perché il primo figlio è una impresa titanica, il secondo è il complemento a uno del primo, è la consapevolezza e il desiderio, è la normalità.
ma il terzo figlio forse è follia, o incoscienza, o stupidità, o ottuso amore per la vita. il terzo figlio, voluto con ardore e integralismo, è bulimia, è un giro bendati sul bordo del precipizio, è spingersi oltre le proprie possibilità, è scardinare un equilibrio faticosamente costruito. il terzo figlio forse non fa per noi, forse ci manderà in frantumi, ci darà una botta in testa e ci lascerà esauriti e tramortiti sul pianerottolo di casa.
"si può rimpiangere un’assenza ma mai si rimpiangerà una presenza", diceva un giorno elastigirl, quando ancora non arrancava sotto il peso della sua enorme pancia e quando ancora non aveva visto le occhiaie da vampiro di mister incredible.
oggi non lo sa più. oggi c’è un tempo grigio, il verdognolo mister incredible è a londra, lo hobbit piccolo le ha funestato la notte per poi salutare elastigirl, all’ingresso della scuola materna, con un "zao cuzzola" (= ciao cucciola) che le ha dato il definitivo colpo di grazia.
però domani passa tutto. promesso.

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fiuhhh

"mamma, ma che tette grandi ti sono venute…", dice lo hobbit grande con tono di rimprovero e sguardo di disapprovazione.
"è normale quando si è incinta. e poi io ne sono molto fiera. se solo non ci fosse questa enorme pancia sotto, sarebbero fantastiche"
"secondo me sono troppo grandi"
"secondo me no"
"senti… ma non è che poi ti restano così per sempre?"
"è quello che speravo quando aspettavo e allattavo te e tuo fratello, ma purtroppo no. tornano come prima"
"esattamente come prima? cioè normali?"
"non torneranno ‘normali’ perché le ‘tette normali’ non esistono. torneranno piccolette, come prima, più o meno"
"fiuhhh"
.

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save private little hobbit

gira per casa con una cuffia da piscina bianca e nera, completamente sformata, calata sul viso, come il rapinatore di una banca con una calza di naylon.
all’altezza degli occhi porta, sopra la cuffia, i suoi occhiali da sole rossi con una folla di ranocchie disegnate sulle stanghette.
indossa una tuta da superman con gli addominali e i pettorali imbottiti.
sostiene di non potersi chinare perché ha due bambine irrequiete e ingombranti nella pancia, martina e benedetta, figlie del suo amico immaginario marìotereso che aveva bisogno di un ventre in prestito per qualche mese.
nei quaranta giorni mancanti alla nascita del microbbit, la situazione potrebbe precipitare e lo hobbit piccolo perdersi irrimediabilmente nel gorgo della follia.

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parlando con il pavimento pelvico

gli hobbit frequentano con alterne soddisfazioni rispettivamente i corsi di nuoto junior e baby della piscina comunale di zona.
"elasti, ma tu niente?", ha chiesto la responsabile della piscina.
"in che senso niente?"
"be’, con quella bella pancia abitata potresti frequentare il nostro corso di acquaticità in gravidanza…"
"non saprei…"
"su su, non fare la pigra"
improvvisamente è risuonato nell’elasti-coscienza l’imperativo ‘hop hop!’ di nonna J, quello che ha funestato l’elasti-infanzia, quello al cospetto del quale si deve scattare sull’attenti, quello che non ammette mollezze né esitazioni.
effettivamente ti stai trasformando in bradipo: passi dal divano alla poltrona, dal libro al computer, dai gormiti ai bakugan, dal quaderno rosso di italianoa quello blu di matematica. meno male che accompagni gli hobbit a scuola e vai a comprare i giornali, altrimenti ti si atrofizzerebbero le gambe. smidollata che non sei altro… dov’è finita l’elasti di un tempo?
"ma non è uno di quei corsi in cui si chiudono gli occhi e si parla con il pavimento pelvico, in cui ci si prende per mano e si scambiano flussi energetici armonici, in cui si inspira ed espira ritmicamente insieme allo scopo di uscire dal proprio corpo? perché io, in quel caso, non mi sento pronta"
"macché. è un corso di ginnastica, ginnastica per ippopot… pardon, gestanti"
"va bene. se mi garantisci che è semplice ginnastica, laica e positivista, mi iscrivo"
"ottimo. ti aspettiamo il lunedì e il giovedì alle 9,30"
"alle 9,30 del mattino? ma che orario è?"
"orario per gestanti in cova. hai da fare a quell’ora?"
"no, effettivamente no".

lunedì, ore 9,30.
sei pance smisurate, coperte da altrettanti castigati costumi diserotizzanti, immerse in una pozza di acqua tiepida fronteggiano un’aitante silfide con i capelli rossi a fusillo.
"bene ragazze. eccoci. questo deve essere un momento di piacere per voi e per le vostre creature. cosa vi dà piacere? nuotare? fare ginnastica? io sono qui per farvi sentire bene", dice la silfide con un sinistro guizzo estatico nello sguardo.
"io vorrei passare un’ora ad occhi chiusi galleggiando come in un mare di liquido amniotico"
"io vorrei concentrarmi sul mio pavimento pelvico che sarà la chiave di volta di quell’esperienza magica e totale che è il parto"
"io vorrei che ci parlassimo delle nostre paure, magari tenendoci per mano"
"io vorrei re-imparare a respirare, proprio come un neonato che esce dal grembo materno"
"io vorrei che diventassimo amiche, che inspirassimo ed espirassimo in armonia"
"io mi sento poco bene".

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28 dicembre

"buongiorno elasti, buongiorno mister incredible. e tu chi sei?"
"sono lo hobbit grande e sono venuto a vedere mio fratello fotografato nella pancia"
"piacere, io sono il dottore. sali qui su questa pedana e guarda nello schermo di questa macchina che si chiama ecografo. adesso metto questo gel sulla pancia della mamma e poi ci passo sopra questa sonda. sei pronto?"
"prontissimo"
"questa è la testa, questa è la gamba, questa è l’altra gamba, queste sono le mani… no, veramente sono i piedi: 1, 2, 3, 4, 5 dita. sembrano i piedi di un personaggio di un fumetto giapponese, con le dita staccate e l’alluce enorme"
"sì. sono i piedi da hobbit. ce li abbiamo tutti così in famiglia. a parte la mamma. dovresti vedere i piedi dello zio con l’orecchino al naso e capiresti da chi abbiamo preso"
"accidenti. complimenti"
"grazie"
"in questo momento si sta toccando il pisellino. vedi?"
"già, questa cosa di mettersi le mani lì invece l’ha presa dallo hobbit piccolo, l’altro mio fratello che ha tre anni e mezzo ed è ossessionato dal suo pisello. andranno d’accordo, due ossessionati"
"l’ecografo dice che in questo momento tuo fratello con i piedi da hobbit ossessionato dal pisello pesa circa 2,2 kg e sta bene".

il microbbit nuota e si fa, impunemente e senza alcuna inibizione, i fatti suoi nell’elasti-pancia, da cui uscirà, salvo imprevisti, il 28 dicembre, con un cesareo purtroppo, come i suoi predecessori.

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in attesa

in attesa guardi dalla finestra il mondo che gira. e aspetti. mentre gli altri fanno le cose.
intorno a te si cammina senza far rumore e prima di entrare si bussa, con delicatezza.
"riposati, stai tranquilla, dormi e cova. magari leggi un libro, ma che sia lieve, non troppo triste né troppo profondo. un libro così così, che non ti travolga ma ti intrattenga".
in attesa fuori piove e c’è la pandemia dell’influenza che se te la prendi, intanto che aspetti, "c’è un alto tasso sia di mortalità tra le gestanti sia di aborti", dice il giornale e se ti vaccini "non si sa bene che succede ma può essere rischioso sia per la gestante sia per il feto", dicono il ginecologo e la pediatra. fantastico. nel dubbio aspetti, sei lì apposta.
in attesa qualcuno ti telefona dall’ufficio. "ehi, bella la vita, vero? qui è la follia. c’è la pandemia, le nevrosi, la pausa pranzo, il desiderio di fuga, la grande famiglia e un tempo di merda. insomma il solito. tu riposati".
in attesa la vita è scandita dall’entrata della scuola ("ma che bella pancia, signora. quanto manca? un altro maschietto? oh signur benedètt!"), l’uscita della scuola ("mamma, oggi eravamo solo in 11, c’erano 13 assenti. zac zac zac, cadiamo giù come birilli"), il corso di nuoto junior e baby ("io fazzo li tuffi, mamma"), la spesa, gli SMS di nonna J dall’egitto ("qui tempo meraviglioso, siamo in barca"), una mail di mister incredible da londra ("scusa, devo essere breve, sono qui con l’economista marxista workaholic di tokyo che mi ha invaso la stanza e la vita. ma i giapponesi non dormono mai?").
in attesa dovresti riordinare le vecchie foto, i libri, i documenti della banca, il tuo archivio (archivio di che?), i vestiti, te stessa ("ma te la metti la crema antismagliature? e quella idratante? e il peeling? te lo fai il peeling?") e fare nesting ("che bello il nesting! la culla, i bodini, i pannolini, il fasciatoio… che bei momenti") e siccome ognuna di queste attività ti mette una terribile ansia, ti volti dall’altra parte e continui a guardare dalla finestra.
in attesa sei sospesa, avvolta nella tua bolla pacida, aspetti che il cielo ti cada sulla testa, perché dopo sarà il caos, l’entropia, il delirio, dicono.
in attesa ti guardi lievitare e ti chiedi se dopo tutto questo aspettare ritroverai quella di prima.

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ha i jeans e fa le puzze

"nano, ma secondo te com’è questo fratellino nella pancia?"

"lassami penzale…" (= dammi due minuti per raccogliere le idee)

"prego, fai pure"

"allola: ha li zinz, fa le putze, è pelato, puta, potta cazze antisivolo, ha un cuole di dlago, è tloppo piccolo, non vuole ussile pelché ha paula, dà fattidio, occupa tloppo patzio" (= ecco, sono pronto e lo sto visualizzando: ha i jeans, sempre, mattino pomeriggio sera e notte non si cambia mai. fa le puzze: e quando senti quel ben noto afrore è inutile che tu te la prenda con noi che siamo fuori. è chiaramente lui, zitto e infido lì dentro. è pelato, sputa perché si illude che nessuno lo veda, porta calze antiscivolo che sono un must per tutti noi ragazzi in età prescolare. ha un cuore di drago, e non è un complimento. è troppo piccolo e questo comincia a seccarmi anche perché "piccolo" è un aggettivo di cui posso fregiarmi io e una selezionata schiera di individui miei pari, a cui lui non appartiene. si ostina a stare asserragliato laggiù, dando prova di inequivocabile viltà. è fastidioso, caratteristica dimostrata dallo stato di prostrazione fisica in cui versa quella santa donna di mia madre, un tempo vispa e scattante ora ridotta a balena spiaggiata. occupa infine territori non suoi e prima o poi pagherà le conseguenze della sua protervia).

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ehi tu

ehi tu,
che stai qui dentro, stretto, compresso e irrequieto ma nel complesso a tuo agio perché laggiù è comunque casa ed è l’inizio e la fine del tuo piccolo universo, l’unico che tu conosca.
che non ho avuto tempo, energie o coraggio di immaginare, che l’unica volta che ti ho sognato avevi i capelli rossi e mangiavi solo carne di cavallo cruda e assomigliavi a un cucciolo di drago più che di uomo.
che non riesco ad afferrare, su cui non riesco a concentrarmi, a cui non parlo e non canto e non faccio nemmeno ascoltare mozart che, pare, ti farebbe diventare più intelligente.
che sei qui, proprio al centro di me che vengo risucchiata da forze centrifughe.
che ho desiderato con struggimento e prepotenza, a dispetto della razionalità, del quieto vivere, dell’autoconservazione, di chi domanda "ancora? ma sei pazza?"
che non sai come sarà dopo, quando uscirai, ma non lo so bene nemmeno io.
che nel momento stesso in cui verrai a galla sarò io ad annegare nel tuo gorgo senza scampo, che mi prenderai la testa, il cuore e il sonno.
che sarai diverso da tutti gli altri e mi sembrerai ugualmente straordinario o magari di più, e completamente matto perché è questo che dicono dei terzi figli.
ehi tu,
anche se ogni tanto ti sembro distratta, anche se ancora non ci siamo parlati per bene, anche se a volte ti chiedi chi te lo faccia fare di uscire da lì, sappi che ti sto aspettando, ogni giorno di più, e che qui fuori il mondo non è affatto male.

la tua mamma, quella che sta intorno al tuo universo rotondo.

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tutto in una notte

- gli elfi della casa editrice che ha pubblicato l’elasti-libro l’hanno invitata a pranzo e le hanno detto: "elasti, da oggi la tua dieta sarà philadelphia light e yogurt greco con il 2% di grassi. noi mangiamo così e vedi come siamo in forma. tu mangi carne, uova, pesce e carboidrati e guarda come ti sei ridotta, con quella enorme pancia. non puoi certo pensare di scrivere un altro libro nel tuo stato"

- in redazione la sostituisce patsy kensit, bionda cantante inglese che un giorno, circa 20 anni fa, ebbe un incidente con la spallina del reggiseno mentre si esibiva a sanremo nell’indimenticabile will you remember e per questo ha marchiato a fuoco l’immaginario erotico degli adolescenti degli anni ’80. "non ci manchi affatto, elasti", ha scritto in un sms il collega G, adolescente negli anni ’80.

- mister incredible le telefona da londra comunicandole che la rivoluzione proletaria è finalmente scoppiata. il focolaio, le spiega, è nell’east end, alla fermata della metropolitana bethnal green. "di fronte alla rivoluzione non c’è vincolo familiare che tenga. bisogna spezzare le catene. ci ritroveremo un giorno, forse, quando il capitalismo sarà stato rovesciato e la classe operaia sarà al potere. addio moglie. bacia i bambini", dice prima di riagganciare.

- nonna J e suo marito artù hanno adottato sei fratellini cambogiani, tra i due e i dieci anni. "nella nostra famiglia mancava un bambino. adesso siamo finalmente appagati. saranno la nostra ragione di vita", annunciano garruli.

- marìotereso, l’amico immaginario dello hobbit piccolo, gli ha regalato un cane, precisamente un mastino napoletano, non immaginario.

- il microbbit è uscito dalla pancia: pesa 5,7 kg, ha i capelli rossi, è allergico al latte materno e si nutre solo di carne di cavallo, meglio se cruda.

sarà colpa del congedo maternità, della protratta assenza di mister incredible , chiuso in una stanza polverosa dell’università di londra ormai da giorni insieme a un economista marxista giapponese workaholic, della proverbiale inquietudine notturna delle gestanti, dei placidi ritmi casalinghi, ma nelle ultime 48 ore l’elasti-attività onirica ha toccato vette finora inesplorate.

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il diabolico marìotereso

nel momento esatto in cui  ha preso coscienza della gravidanza di elastigirl, lo hobbit piccolo ha annunciato di avere non una ma due bambine nella pancia: martina e benedetta. le due ospiti – pare – si agitano come marionette isteriche dalla mattina alla sera.
"guadda mamma! guadda! sono due patze le mie bambine!" dice il nano compiaciuto gonfiando e contraendo i minuscoli addominali.
"veramente impressionante!"
martina e benedetta, al pari del microbbit, sono entrate a piano titolo nell’elasti-famiglia.
stamane tuttavia elastigirl ha avuto la pessima idea di chiedere chiarimenti.
"nano, ma se tu sei il papà di martina e benedetta, chi è la loro mamma?"
"io non sono il papà lolo" (= ohibò che osservazioni fai? ti sembra che io possa essere il padre delle bambine che porto in grembo?)
"allora tu sei la loro mamma?"
"io sono macchio e ho il pello. non pozzo essele una mamma" (= ti ricordo che sono maschio, consapevole della mia virilità e orgoglioso del mio pisello. i maschi non possono essere madri e non devo essere io a spiegarti queste cose)
"ma allora di chi sono figlie queste due tizie irrequiete dentro la tua pancia?"
"di malìoteleso" (= di marìotereso, il mio amico immaginario che vive dentro il muro della cucina. conosci il rapporto di reciproca stima e di profondo affetto che ci lega. mi ha chiesto un favore e, come tu mi insegni, agli amici i favori non si negano).

sono al momento ignote le intenzioni di marìotereso una volta che martina e benedetta si decideranno a venire alla luce. in considerazione del suo carattere bizzoso, incostante e della sua pericolosa tendenza all’opportunismo, non è da escludere che lo sciagurato genitore abbandoni le due marionette isteriche nell’elasti-casa, in prossimità della culla del microbbit.

"guarda, nano che se quando escono vengono ad abitare con noi, io la cacca, a martina e a benedetta, non gliela pulisco"
"zi penselò io, povelette".

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