mister incredible è a tokyo. in un posto talmente lontano che quando qui è giorno là è notte e sentirsi per bene è praticamente impossibile.
passa le sue giornate a lavorare con un economista giapponese workaholic che si chiama hiroshi, come gig robot d’acciaio.
se chiedi a hiroshi: "ma tu che fai nel tempo libero?" lui dice "tempo libero?" e poi arrossisce e si guarda i piedi.
mister incredible, che ama le cicorie, lo yogurt al limone e la focaccia con il pomodoro, mangia sushi, sashimi e tempura. e beve saké, lui che è praticamente astemio.
nell’albergo di mister incredible è in corso una ‘anti-ageing fair’, una fiera contro l’invecchiamento, dove arzilli vecchietti si scambiano ricette per l’immortalità ascoltando musica chill out 24 ore su 24.
in giappone, per dimostrare di essere veramente giapponesi, bisogna arrampicarsi in cima al monte fuji. una volta arrivati lassù, a 3.776 metri di altezza, si aspetta l’alba e quando il sole sorge si grida ‘banzai!’ tutti insieme.
"hai chiesto a hiroshi se è un vero giapponese? gli hai chiesto se ha gridato ‘banzai’ sulla cima del monte fuji?", ha domandato stamane elastigirl a mister incredible.
"no, mi vergogno. dovevi esserci qui tu a chiederglielo", ha risposto lui.
elastigirl è proprio triste di non essere là a fare domande a hiroshi, a guardare gli arzilli vecchietti dell’albergo e a bere saké con mister incredible.
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AAA cercasi last minute per tokyo
mister incredible sabato prossimo partirà per tokyo per una settimana.
è stato invitato da un economista giapponese workaholic.
"potresti venire con me", aveva detto mister incredible tempo fa.
"ma tu lavorerai 16 ore al giorno con l’invasato di tokyo"
"già, ma le restanti 8 staremo insieme"
elastigirl già l’anno scorso aveva accompagnato mister incredible in giappone. aveva visitato tokyo da sola e si era inebriata di libertà mangiando sushi, addormentandosi in metropolitana con l’ipod nelle orecchie e osservando le follie di un popolo seduta su una panchina.
"no, non voglio dividerti con un economista. sto qui con gli hobbit. noi due fuggiremo insieme un’altra volta", aveva risposto lapidaria, per poi pentirsi quattro minuti dopo.
"tranquilla! non sarai sola", ha annunciato ieri mister incredible.
"in che senso?"
"per colmare il vuoto che lascerò, arriveranno lo zio con l’orecchino al naso, la zia matta, super W e mister brown"
"vuoi dire che arrivano tuo fratello, tua sorella, tua mamma e tuo papà? tutti insieme? in questa casa? mentre tu sei a tokyo?"
"già. sarà bellissimo e non ti sentirai sola nemmeno un attimo. contenta?"
ri-tokyo
"dovevo andare a new york a febbraio ma forse non vado più. a marzo invece… a marzo mi hanno invitato a tokyo per un seminario. vuoi venire con me?", chiede mister incredible.
a marzo. in giappone, una settimana. come l’anno scorso.
un’altra settimana di toilette intelligenti che si scaldano quando ti siedi e ti fanno il bidet quando hai finito.
di carrozze della metropolitana women only per evitare i molestatori professionisti.
di centinaia di pazzi in estasi che fotografano tutti insieme contemporaneamente un bocciolo di ciliegio.
di adolescenti vestite da porno-infermiere.
un’altra settimana di sguardi interrogativi, di love hotel, di manga e di sushi.
un’altra settimana tra economisti workaholic che alla domanda "che fate nel tempo libero?" rispondono "cos’è il tempo libero?".
perché no?
in fondo la follia non viene mai a noia.
in aereo. l’incontaminata vicina e l’intollerante elastigirl
ha una trentina d’anni, giapponese, pesa non più di 40 chili.
porta una candida mascherina, che si toglie solo per bere.
porta immacolati guanti di seta che si toglie solo per mettersi la crema idratante.
tra lei e il sedile ha messo un asciugamano.
di fronte, sul tavolino, ha una sveglia, una bottiglia di acqua portata da casa, un flacone di acqua termale spray, una crema idratante, un barattolo di pastiglie multicolori.
passa dodici ore in silenzio guardando fisso davanti a sé. non dorme, non legge, non ascolta musica, non vede un film. non mangia, non va in bagno.
ogni tanto beve, esclusivamente dalla sua bottiglia, e si spruzza, sul viso coperto dalla mascherina, acqua di vichy. con cadenza regolare si spalma la crema sulle mani. ha dita filiformi e inquiete.
ogni tanto prende una pastiglia.
è la vicina di posto di elastigirl sul volo tokyo-londra.
dopo le prime due ore di fredda osservazione antropologica e dopo le successive tre ore di sincera curiosità per il diverso, elastigirl ha iniziato a odiare il fenomeno che aveva di fianco.
invece di guardare l’igienista anoressica ossessiva con spirito fraterno e compassionevole, elastigirl, in versione miss intolleranza 2007, ha concentrato contro di lei tutta l’insofferenza verso l’eterno volo in classe inferno. la malcapitata vicina si è rapidamente trasformata nel catalizzatore dell’elasti-aggressività verso l’enigmatico popolo nipponico.
elastigirl, esasperata e in preda a sentimenti bassissimi, ha provato a rovesciare il pollo con verdure sui guanti bianchi, a rubare l’acqua termale, a buttare per terra le pillole colorate, a manomettere la sveglia e a nascondere la maledetta crema idratante.
per fortuna elastigirl è piuttosto goffa e i suoi sadici tentativi sono tutti miseramente falliti.
la tizia è arrivata a destinazione sana e salva ed è ora pronta ad affrontare, armata di mascherina e guanti bianchi, la contaminata europa.
appunti aeroportuali, un post sentimentale e un po’ patetico
aeroporto di narita. tra meno di un’ora prendiamo il volo.
tra circa 20 ore rivedo gli hobbit.
"il nano grande sta benissimo, e’ sempre allegro e non chiede mai di voi. ha sventrato qualche pelouche e decapitato qualche pupazzo. per il resto e’ molto sereno" ha detto al telefono ieri la baby sitter valentina diolabenedica.
"il nano piccolo sta bene. ma e’ perplesso. e spesso striscia per tutta la casa cercandoti" ha aggiunto.
ecco… stavo bene, prima.
lo hobbit minuscolo striscia per tutta la casa cercandomi???
lo hobbit minuscolo??? il mio hobbit? quello con gli occhi enormi e tondi come il protagonista di un manga? quello con lo sguardo a forma di punto interrogativo? lui? lui mi cerca e non mi trova?
"ehm. ok, grazie valentina, ora devo andare, scusa. ciao" click. saluto per non piangere.
basta. ‘fanculo tokyo, ‘fanculo giappone, sushi, sashimi, arigato’.
e’ stato bello. ma un nano con gli occhi tondi striscia per casa cercandomi.
vado.
pillole giapponesi, evitare l’uso prolungato
IL FOLLE PACHINKO
il pachinko è un diffusissimo gioco d’azzardo, illegale, per cui i giapponesi vanno pazzi. la macchina del pachinko è un incrocio tra un flipper e una slot machine e contiene un numero infinito di biglie di acciaio che producono un rumore infernale.
le sale del pachinko sono ovunque e sono gremite di giocatori a qualsiasi ora del giorno e della notte.
i giocatori di pachinko hanno dai 15 ai 90 anni, sono uomini e donne e quando giocano fumano come dannati.
per dare una parvenza di legalità a un’attività proibita, invece dei soldi, nella macchina del pachinko si mette una tessera prepagata che consente di giocare a punti.
se si vince si va alla cassa della sala. lì si riceve un pupazzo, con il pupazzo si esce dalla sala e ci si presenta a uno sportello, per strada. allo sportello ritirano il pupazzo e consegnano soldi.
elastigirl è andata in gita al pachinko. c’era un frastuono bestiale, una puzza immonda e tantissima gente. elastigirl è uscita per non vomitare.
IL FANTASTICO MONDO DEI MANGA
i giapponesi adorano i fumetti. ne leggono milioni. i manga rappresentano il 40% di tutto quello che viene pubblicato in giappone.
ci sono manga su tutti gli argomenti. ci sono manga sulla sulla vita di ufficio, sulla gravidanza e la puericoltura e persino sui rapporti tra suocere e nuore.
ci sono manga che raccontano storie gay, particolarmente apprezzati dalle ragazzine (?).
poi ci sono i manga erotici. la protagonista è quasi sempre una bimba con occhi tondi e lacrimosi e tette giganti. gli organi genitali non possono essere mostrati, in compenso la bambina è spesso incatenata e subisce sevizie di ogni tipo.
anche dal negozio di manga elastigirl è uscita un po’ turbata.
MASCHERINE PER TUTTI
la mascherina è un must per moltissimi giapponesi.
quando elastigirl ha visto le prime mascherine ha elaborato una sua teoria furbissima. le mascherine, secondo l’elasti-pensiero, sono una difesa contro i germi per chi ha subito un trapianto di organi.
presto elastigirl si è resa conto che a tokyo la diffusione delle mascherine è inferiore solo alla diffusione dei telefonini.
inizialmente ha pensato che in giappone si cambiano gli organi come in italia si cambiano le scarpe ed è stata assalita da un’enorme angoscia per i donatori. in un secondo momento si è resa conto che la sua teoria furbissima è una totale idiozia.
la verità è che i portatori di mascherina soffrono di allergia ai pollini.
elastigirl ha proposto all’allergico mister incredible di inaugurare la stagione della mascherina. elastigirl preferisce non riferire il commento del supereroe.
IL GENIALE WC CON LA DOCCIA INCORPORATA
i gabinetti in giappone non sono banali sanitari senz’anima. i gabinetti in giappone sono animali intelligenti.
i wc giapponesi sono dotati di vari pulsanti e di un simpatico sistema di riscaldamento dell’asse.
elastigirl la prima volta che ha interagito con un wc giapponese ha incautamente premuto un pulsante a caso ed è stata aggredita da un potentissimo getto d’acqua tiepida. dopo il primo incontro con il wc elastigirl era completamente fradicia, capelli compresi.
poi ha imparato che il gabinetto giapponese ha il bidet incorporato e che a ogni tasto corrisponde un getto di intensità e direzione diverse. dopo avere familiarizzato con i tasti, elastigirl è diventata quasi amica del wc giapponese.
alcuni gabinetti tuttavia hanno un optional perverso. alcuni gabinetti hanno un tasto che riproduce il rumore dello sciacquone. serve per evitare imbarazzi in caso di funzioni fisiologiche cacofoniche.
c’è qualcosa di geniale in tutto questo ma ancora elastigirl non lo ha colto perfettamente.
metropolitana, telefonini e narcolessia
i giapponesi, dai 5 ai 95 anni, in metropolitana si dedicano a due sole attività: giocare con il telefonino e dormire.
i telefonini giapponesi sono tutti uguali ma di mille colori diversi. i giapponesi amano impreziosire un oggetto già di per sé piuttosto elegante, con ogni sorta di ninnoli dalle dimensioni variabili.
elastigirl ha visto telefonini personalizzati con sette o otto agghiaccianti pupazzetti.
in metropolitana tuttavia l’uso del cellulare, nell’accezione nota a noi umani, è vietato. il telefonino non può squillare, ma al più vibrare, non si possono ricevere né fare telefonate perché probabilmente si disturberebbe il sonno del vicino.
grandi e piccini usano il cellulare per
1. rintronarsi con i videogiochi (tetris e slot machine vanno moltissimo)
2. guardare la televisione, dai cartoni animati al telegiornale
3. navigare su internet
4. spedire email
chi non si trastulla con il telefonino, sviene sul sedile, spesso accasciandosi sulla spalla del vicino infastidito.
sembra un popolo cronicamente devastato dalla stanchezza, bambini compresi.
elastigirl è un soggetto piuttosto suggestionabile e con una buona dose di sonno arretrato (è l’onda lunga delle atroci notti con gli hobbit).
elastigirl ogni tanto va in giro da sola per tokyo perché mister incredible deve lavorare.
per raggiungere il centro di tokyo dall’albergo, elastigirl trascorre in metropolitana circa 45 minuti.
elastigirl da quando è piccola si addormenta ovunque, persino sotto la doccia.
elastigirl, non avendo un telefonino con cui giocare, appartiene alla categoria dei passeggeri che svengono nella metropolitana.
ieri elastigirl è stata colpita da narcolessia.
quando ha riaperto gli occhi il vagone del treno era deserto e un omino gentile le stava saltellando intorno, preoccupatissimo.
poiché in questo paese toccarsi è disdicevole e poiché elastigirl aveva nelle orecchie le cuffie dell’ipod, il signore cortese ha passato vari minuti nel disperato tentativo di riportarla in vita. probabilmente nutriva il sospetto che l’occidentale collassata sul sedile fosse ormai cadavere.
con una serie di inchini e frasi incomprensibili, le spiegava che quel treno era fuori servizio e che doveva schiodarsi da quel sedile.
elastigirl, in stato confusionale, ha ricambiato gli inchini e si è dileguata, sentendosi un po’ a disagio.
due cuori e una jacuzzi ovvero due supereroi al love hotel
PREMESSA DIDATTICA
i love hotel sono degli alberghi a ore abitualmente frequentati dai giapponesi – coppie sposate, amanti, fidanzati – per stare in intimità in uno spazio meno angusto e più accogliente delle micro-abitazioni in cui vivono.
spesso hanno stanze a tema, jacuzzi in camera e a volte persino la piscina.
“essi offrono un’esperienza tipicamente giapponese che ogni coppia di turisti a tokyo dovrebbe provare, anche solo per un pomeriggio”. così dice la guida.
elastigirl e mister incredible obbediscono.
CACCIA AL TESORO OVVERO COME SPEGNERE LA PASSIONE
elastigirl e mister incredible scelgono il loro albergo dell’amore, definito dalla guida “tra i più famosi della capitale”. lo individuano sulla mappa ma, arrivati a destinazione, del love hotel nessuna traccia.
“certo che se dessero i nomi alle vie in questa città di pazzi, sarebbe tutto più semplice” dice mister incredible dopo quattro giri a vuoto dell’isolato.
“beh, qual è il problema? chiedi a qualcuno” risponde la pratica elastigirl.
“in quale lingua, visto che parlano solo giapponese? e poi… perché non chiedi tu?
“stai scherzando, vero??? ti sembra che io potrei chiedere a uno sconosciuto ‘scusi, dove devo andare per avere un po’ di intimità con quest’uomo?’”
“che male c’è? e poi ti ricordo che questo non è un popolo di repressi, come te”
“allora vado e dico: ‘scusi, vorrei avere due ore di passione sfrenata con quell’individuo là in fondo, che poi è anche mio marito. ma vorrei farlo in una stanza che sembri uno studio dentistico, anzi no, uno zoo safari, preferibilmente vestita da lupo, sa com’è mio marito vuole sempre fare cappuccetto rosso… mi sa dire dove devo andare? grazie’ ma ti sembra??? vai e chiedi a quel tizio che ha l’aria sveglia”
mister incredible chiede a sei persone diverse che, ridacchiando, gli danno sei diverse indicazioni.
un’ora dopo mister incredible si accorgerà che elastigirl ha guardato male la cartina e il love hotel dei sogni è da tutt’altra parte.
litigano e la passione si sfilaccia un po’, ma sono supereroi e non si arrendono al primo ostacolo.
DIMMI CHE STANZA VUOI E TI DIRO’ CHI SEI
l’albergo è un enorme alveare. all’ingresso c’è un riquadro luminoso con le foto delle stanze. quelle accese sono libere. ci sono poi due opzioni: ‘riposo’ (due ore) o ‘tuttalanotte’.
elastigirl e mister incredible perdono 45 minuti nella contemplazione delle fotografie, mentre altri avventori arrivano, schiacciano il bottone della loro camera con piglio sicuro e in due secondi si dileguano.
“che ne dici della stanza in stile tenda beduina?”
“nooo. guarda qui c’è bali island”
“questa ha anche la piscina… è pure trasparente!”
“cosa ti importa che sia trasparente, se sei dentro mica ti vedi!”
“non capisci niente di erotismo”
“qui c’è la stanza ‘caverna preistorica’, con la jacuzzi scavata nella roccia. fikissima!”
“mica dobbiamo giocare ai flintstones…”
“sei un uomo senza fantasia”
alla fine elastigirl e mister incredible optano per una stanza con muro verde coperto di piante (finte), luce verde psichedelica, due poltrone che fanno i massaggi e megaschermo a tutta parete.
l’albergo dell’amore offre anche dei travestimenti in affitto, ma i due eroi si sentono già abbastanza trasgressivi al naturale.
AIUTO, LA POLTRONA MI STA STRITOLANDO, TI PREGO FERMALA
la stanza è dotata di jacuzzi. mister incredible è già pronto a tuffarsi, ma la vasca è coperta di macchie nerastre e elastigirl si rifiuta di metterci piede. ripiegano su una asettica doccia.
le poltrone sono enormi, di pelle. sono dotate di un telecomando con istruzioni rigorosamente in giapponese. elastigirl schiaccia dei pulsanti a caso.
“uhhh! fantastico questo massaggio. questa poltrona la voglio anche a casa…” dice lei sognante.
“anche io la voglio” dice lui a occhi chiusi.
“… non ti sembra un po’ troppo vigoroso questo massaggio?” chiede lei un po’ in ansia.
“ma no, ti fa bene. rilassati” biascica lui ormai privo di sensi.
“ehi, ma mi fa male. oooh! le gambe, mi sta stritolando le gambe questa stronza di poltrona! aiuto! sono prigioniera. liberami, ti prego liberami, ahi!!!!”
PORNOGRAFIA GIAPPONESE, OVVERO DOTTORE, MI FA MALE LA GOLA
di fronte alle due poltrone assassine c’è il megaschermo. sul megaschermo dei simpatici sketch pornografici in giapponese.
sketch 1. una signorina timorata di dio va dal dottore perché ha mal di gola. dopo 10 minuti abbondanti di moine e risolini il dottore la insidia. lei si spaventa e non ci sta.
sketch 2. una adolescente svaporata vuole fare la pornostar. la truccatrice la insidia con un microfono. lei non capisce perché è completamente idiota.
sketch 3. in ospedale un medico fa il giro della corsia. incontra varia umanità disperata, tra cui una ragazzetta cadaverica con un termometro in bocca. elastigirl non ha capito il senso erotico di questo sketch, ma era un po’ distratta.
CONCLUSIONE
per scrollarsi di dosso la sindrome ‘casti e puri come due genitori’ il love hotel non è necessario. tuttavia l’esperienza ha una sua suggestione, a patto di non prenderla troppo sul serio.
elastigirl si sente a suo agio ovvero la maledetta tessera ‘suica’
elastigirl si sente una donna veramente disinvolta e inserita. una vera cittadina del mondo.
elastigirl, atterrata a tokyo solo da qualche ora, dopo una breve conversazione in giapponese con una macchinetta automatica, ha acquistato la tessera ‘suica’ per la metrolitana.
Trattasi di una tessera verde acido pre-pagata che consente di viaggiare su buona parte della rete metropolitana.
armata di questa chiave magnetica che apre le porte del paradiso, elastigirl ora si muove in totale scioltezza.
purtroppo però quando elastigirl si sente sicura inizia a fare danni.
ieri mattina elastigirl si è diretta a grandi falcate verso il tornello della metropolitana e ha appoggiato compiaciuta la sua tesserina delle meraviglie sull’apposito sensore.
il sensore ha lanciato un urlo sordo e indignato, il tornello si è immediatamente richiuso e gli occhi di 1000 giapponesi stressati si sono posati su elastigirl.
era l’ora di punta, tutti avevano molta fretta e elastigirl stava cercando di aprire il tornello con la tessera della palestra (il tempio del benessere milanese, per intenderci) invece che con la magica suica.
le porte della metropolitana di tutto l’impero del sol levante si sono sbarrate davanti a elastigirl, esponendola al pubblico nipponico ludibrio.
per cancellare l’onta elastigirl si è dovuta prostrare davanti ai signori della biglietteria, chiedendo loro perdono.
elastigirl ha dovuto spiegare ai signori, che naturalmente capivano solo il giapponese, che c’era stato un errore e che era pronta a bruciare la tessera della palestra se le avessero riaperto le porte del paradiso.
i signori finalmente hanno riattivato la suica, probabilmente più per togliersi di torno l’italiana sciroccata che per reale clemenza.
elastigirl, gratissima, si è inchinata una quindicina di volte prima di lasciare la biglietteria e lanciarsi in nuove avventure.
AAA cercasi lolita, preferibilmente gotica
in metropolitana.
13 anni, codini, baby doll rosa tutto pizzi e laccetti, calzettoni bianchi da educanda, scarpe da bambolina con vertiginoso tacco. il tutto semicoperto da un cappotto rosa. tra le mani un telefonino, rigorosamente rosa, da cui pende un pony con le ali, rosa pure lui.
è solo la prima delle centinaia di lolite che incontriamo nelle nostre prime 24 ore a tokyo.
dopo un viaggio eterno siamo due zombie. ma è solo l’1 del pomeriggio e dobbiamo tirare fino a sera.
il luogo di ritrovo domenicale degli adolescenti sembra un buon posto per resistere al sonno.
takeshita dori è una strada pedonale stretta e lunga.
incontriamo ragazzine vestite da infermiera, da contadinella, da vampiro, da cameriera. tutte hanno minigonne inguinali, improbabili trampoli ai piedi, mangiano crepes con la panna e ridacchiano in continuazione.
entriamo e usciamo da folli negozietti che offrono tutto l’occorrente per trasformarsi in perfetta lolita.
mi comprerei volentieri un vestitino da infermiera con sexy macchie di sangue incorporate ma sfortunatamente qui le lolite grasse hanno la 38. taglie superiori non sono nemmeno contemplate.
decidiamo di inerpicarci su per una scaletta, senza nemmeno sapere dove porta.
le pareti sono coperte da fotografie di ragazzine in pose conturbanti.
se fossimo in italia sarebbe senza dubbio l’antro di un pedofilo.
ad ogni piano c’è un negozietto minuscolo ma pieno di meraviglie.
nel “closet child” c’è il kit della perfetta bambina perversa. candida biancheria intima (i reggiseni sono sempre e solo imbottiti), micro-camicie da notte ricamate, vezzose mollette, borsette e spille con innocenti animaletti del bosco, usciti da un racconto di beatrix potter.
nel “gothic lolita” troviamo bamboline-vampiro chiuse in comode bare, completini neri dal sapore sadomaso, anelli a forma di teschio e stivali a punta da dominatrice.
l’età media delle clienti è 15 anni.
usciamo dall’antro del pedofilo, con un certo sollievo.
per la prima volta sono felice di non avere figlie femmine.
ora che ci penso sono anche abbastanza felice di non essere una adolescente giapponese.
