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lunedì, 24 marzo 2008
mister incredible è tornato da tokyo.
allo hobbit grande ha portato gundam, allo hobbit piccolo un altro robot che produce dei bizzarri suoni guerreschi. a elastigirl la promessa di non partire, almeno per un po', la totale dedizione alla famiglia, giorno e, soprattutto, notte e una montagna di aneddoti.
IL MIO GIARDINO
ore 23,30, giovedì 20 marzo. nel campus deserto dell'università, mister incredible e hiroshi, l'economista workaholic che lo ha invitato a tokyo, camminano uno affianco all'altro dopo le quotidiane 14 ore di lavoro.
“ok, hiroshi, adesso vado a mangiare, poi torno in albergo e provo a risolvere il problema”, dice mister incredible.
“ok, anch’io adesso torno in ufficio e lavoro un altro po’”
“scusa, hiroshi, una curiosità: ma tu hai il computer e internet anche a casa. perché stai fino a tardi in ufficio?”
“vivo vicino e l’ufficio mi piace... è un po’ come se fosse il mio giardino”.
IL WORKSHOP DEI MARXISTI
ore 10,30, venerdì 21 marzo. è una giornata primaverile, tiepida e soleggiata
comincia il workshop degli economisti matematici marxisti giapponesi, "exploitation and class", in cui mister incredible è l'ospite d'onore.
per rompere il ghiaccio una studentessa-lolita con calzettoni e gonnellina a pieghe, passa tra i banchi con un cesto di caramelline colorate per i partecipanti.
il vicino di sinistra di mister incredible indossa un pesante cappotto invernale. fa il suo intervento con con il cappotto addosso e non se lo toglie nemmeno a pranzo e a cena. fa molto caldo e mister incredible dopo qualche ora di fianco al tizio con il cappotto si convince che sotto è nudo.
il vicino di destra, a metà della terza presentazione (per fortuna non quella di mister incredible), si addormenta e cade a peso morto dalla sedia, nell'indifferenza generale.
ma l'economista matematico marxista giapponese che cattura il cuore di mister incredible è sulla cinquantina, porta occhialini tondi scuri, capelli lunghi, jeans aderenti, maglione girocollo.
"di cosa ti occupi?", gli chiede mister incredible.
“di formazione sono un economista matematico marxista. tuttavia di recente mi occupo di cultura pop giapponese. inoltre ho una rock band, ho aperto una piccola casa discografica e produco dischi dei miei studenti”, risponde porgendogli il suo biglietto da visita.
sul biglietto, di fianco a nome, cognome, università, c’è la sua foto, in posa da brian may mentre suona la chitarra elettrica.
in una pausa del convegno, prima di illustrare il suo articolo “computer simulations and the generation and persistence of class and exploitation”, mostra ai partecipanti una presentazione multimediale dei suoi lavori sulla cultura pop in cui, dopo una serie interminabile di nerd che disegnano fumetti erotici e non, compaiono una rock band di suoi studenti in riva a un fiume che saltano come ossessi sul prato, e un servizio sul “maid bar” di tokyo in cui – secondo la sua spiegazione – "cameriere vestite da servette portano da bere a clienti vestiti da padroni".
"sapete suonare qualche strumento?", chiede alla fine il poliedrico economista.
"io suono il tamburello", risponde orgoglioso mister incredible.
"io sono molto bravo nel karaoke", risponde hiroshi, altrettanto orgoglioso.
I LOVE RAPE BLOSSOMS
gli economisti, dopo dieci ore consecutive di workshop, vanno a cena, tutti insieme.
"dopo cinque giorni di brodaglia giapponese, sono tentato di proporre un ristorante indiano, oppure vietnamita o nepalese. ma sapendo di non avere chances, taccio", racconta mister incredible.
"appena entrati nell’ennesimo merdoso ristorante locale sono colto da conati di vomito. mi siedo e per circa mezz’ora ingurgito pesce, carne, verdure in un sol boccone, senza respirare.
quando ormai penso che non sopravviverò alla cena, arriva l’ultima pietanza. sgrano gli occhi incredulo e chiedo come si chiama", prosegue.
hiroshi gli dice il nome in giapponese, poi tira fuori dal taschino il computer con il traduttore simultaneo e conferma ciò che mister incredible aveva solo osato sperare “rape blossoms”, cime di rapa.
"i love rape blossoms!"
mister incredible e la sua anima barese sono scossi da un fremito. le cime di rapa sono per lui nettare degli dei, rappresentano quello che per un essere umano normale sono le lasagne della nonna o l'arrosto con le patate al forno della zia. trattiene a stento la commozione.
afferra le cime di rapa con le bacchette, e, molto lentamente, a occhi chiusi, le avvicina alla bocca...
.... sapore di salsa di soia, odore di pesce...
mister incredible, provinciale fino al midollo, non ce la fa. si scusa e va in bagno.
TAUTOLOGIE GIAPPONESI
ore 14,00, sabato 22 marzo.
mister incredible è sul narita express, il treno per l'aeroporto di tokyo, in procinto di tornare in italia.
una signorina gentile spiega, in inglese che “i passeggeri che volano dal terminal 2 devono scendere alla fermata chiamata ‘terminal 2’. i passeggeri che volano dal terminal 1 devono scendere alla fermata chiamata ‘terminal 1’”.
sabato, 22 marzo 2008
l'elasti-famiglia è in attesa di mister incredible, che questa sera arriverà da tokyo.
"poveretto, chissà il jet lag. dovrai farlo riposare", ha detto qualcuno.
"il jet lag??? poveretto, il jet lag???"
caro mister incredible,
sei stato otto giorni otto in terra giapponese, mangiando sushi, sashimi e imprecando contro quel popolo tanto civile e lontano.
hai lavorato felice con hiroshi, l'economista marxista che non conosce il tempo libero.
hai dormito in una camera d'albergo per 7 notti, solo, senza nessuno che ti chiamasse per dirti "pampa gaal!" (palla goal!) alle 4 del mattino.
hai seguito il filo dei tuoi pensieri senza nessuno che lo attorcigliasse.
hai chiuso gli occhi quando eri stanco senza nessuno che ti richiamasse all'ordine.
hai goduto dei lussi della solitudine, del silenzio e del libero arbitrio.
quindi, caro mister incredible,
sappi che a me del tuo jet lag, della tua stanchezza, del tuo stordimento non me ne importa nulla.
sappi che se alle 7 di sera, ti sembreranno le 3 di notte non ti guarderò con compatimento. sappi che non ti considero un 'poveretto', ma un grande privilegiato.
sappi che nel momento stesso in cui metterai piede a wisteria dovrai essere un marito meraviglioso, un padre onnipresente, un uomo a totale disposizione.
rancorosamente tua
elasti
giovedì, 20 marzo 2008
mister incredible è a tokyo. lavora in un piccolo ufficio all'università, ospite di un professore workaholic che si chiama hiroshi, come gig robot d'acciaio e che circola per i corridoi del dipartimento di economia in tuta e pantofole.
ieri mattina una sirena antiaerei ha squarciato il silenzio del campus.
una voce imperiosa da un altoparlante interrompeva a tratti il boato per impartire ordini secchi, urlati e incomprensibili.
allarmato, mister incredible è corso nell'ufficio di hiroshi.
"hiroshi! che sta succedendo??? è la guerra? il terremoto? la fine del mondo?", ha chiesto nel panico.
"oh! mister incredible che piacere vederti qui. qual buon vento?"
"ma... questa sirena, queste urla..."
"tranquillo. è l'avviso che comunica che tra dieci minuti inizierà il consiglio di facoltà"
per decoro sarà omesso il turpiloquio in barese che ne è seguito.
mercoledì, 19 marzo 2008
mister incredible, dopo cinque giorni a tokyo, non si è ancora abituato al fuso orario giapponese. Si addormenta a notte inoltrata e la mattina non sente la sveglia.
stamane ha aperto gli occhi alle 10,10, poco prima della chiusura del ristorante dell'albergo.
come sai, per un barese rinunciare ad una colazione, per giunta a buffet, per giunta già pagata è come bestemmiare contemporaneamente in teleconferenza in una chiesa, in una moschea e in una sinagoga. quindi ho raccolto i quattro stracci lerci buttati sul pavimento la sera prima, li ho indossati e alle 10,12 ero al ristorante.
il capocameriere mi ha gentilmente fatto notare, con un sorriso di sfida, che avevo 18 minuti per fare colazione. io ho sorriso (un sorriso di sfida anche io) e gli ho risposto che non c'era problema.
alle 10,30 i camerieri, con mille inchini, mi hanno comunicato che il ristorante stava chiudendo.
"nessun problema". tanto in meno di 18 minuti ho consumato: tre tazze di caffè latte, due bicchieri di succo d'arancia, un bicchiere d'acqua, due omelette, due panini al latte con miele, due porzioni di corn flakes e sei fette di pane con marmellata di mirtilli.
devo ammettere, con un certo orgoglio, che sono riuscito a stupirli.
saresti stata fiera di me.
tuo mister i
NB fedelmente tratto dall'odierno carteggio tra mister incredible ed elastigirl.
martedì, 18 marzo 2008
mister incredible cammina per le strade di tokyo, sotto un tiepido sole primaverile.
i mandorli sono in fiore e una lieve brezza accarezza i passanti.
viene improvvisamente colto da un sentimento di fratellanza verso questo popolo tanto diverso ma così vicino. perché in fin dei conti siamo tutti uguali, europei, asiatici, africani, americani, australiani... baresi e tokyoiti.
mister incredible si guarda intorno sorridendo felice, lasciandosi cullare dai flussi di una folla oceanica al semaforo. perché così, tutti appiccicati, tutti uno addosso all'altro a formare una grande onda umana, ci si sente parte di un grandioso tutto.
tunf! mister incredible per poco non cade a terra. un signore di mezza età, intento a guardare le farfalle o la gonnellina di una studentessa, lo travolge.
il barese affiora in superficie. "oh, u' me', auand' a do' va'!" (oh maestro, attento a dove vai). ma è solo un attimo e poi passa.
In preda ai morsi della fame entra in un supermercato. si avvicina al banco della frutta. un melone costa 10.300 yen, circa 66 euro.
"le murt!" (accidenti alla stirpe che ti generò), commenta incredulo.
incontra hiroshi, l'economista workaholic che lo ospita. hiroshi gira per l'università in pantofole e tuta da ginnastica, sciabattando tra studenti deferenti che si inchinano al suo passaggio.
"tu si' numer' iuno" (tu sei il numero uno), esce dal cuore di un ammirato mister incredible.
leggiadre fanciulle volteggiano per il campus universitario.
"ci sono ragazze con i polpacci di antonio cassano e i piedi che si guardano dritti negli occhi", racconta estatico.
in albergo un tizio alla reception deve riportare nome e cognome di mister incredible su una ricevuta. scrive nervoso, a scatti e ogni due lettere si ferma, fa roteare la penna tra le dita, esclama "ah! soooooo" e riprende la trascrizione. trattenendo a stento il desiderio di picchiarlo, mister incredible lo saluta "tenkiù, si' propr' fort'" (grazie, sei proprio forte).
a fine giornata cena con crackers, latte e biscotti al burro. "il solo odore della brodaglia giapponese mi farebbe vomitare", pensa inzuppando i biscotti nel latte.
"vafammocc'" (la traduttrice è pur sempre una signora e soprassiede), aggiunge desolato.
solo grazie alle sue incrollabili convinzioni politiche non fugge nella notte alla ricerca di un mcdonald's.
NB questo post è stato liberamente tratto dall'ultima struggente email di mister incredible a elastigirl.
lunedì, 17 marzo 2008
mister incredible è a tokyo. in un posto talmente lontano che quando qui è giorno là è notte e sentirsi per bene è praticamente impossibile.
passa le sue giornate a lavorare con un economista giapponese workaholic che si chiama hiroshi, come gig robot d'acciaio.
se chiedi a hiroshi: "ma tu che fai nel tempo libero?" lui dice "tempo libero?" e poi arrossisce e si guarda i piedi.
mister incredible, che ama le cicorie, lo yogurt al limone e la focaccia con il pomodoro, mangia sushi, sashimi e tempura. e beve saké, lui che è praticamente astemio.
nell'albergo di mister incredible è in corso una 'anti-ageing fair', una fiera contro l'invecchiamento, dove arzilli vecchietti si scambiano ricette per l'immortalità ascoltando musica chill out 24 ore su 24.
in giappone, per dimostrare di essere veramente giapponesi, bisogna arrampicarsi in cima al monte fuji. una volta arrivati lassù, a 3.776 metri di altezza, si aspetta l'alba e quando il sole sorge si grida 'banzai!' tutti insieme.
"hai chiesto a hiroshi se è un vero giapponese? gli hai chiesto se ha gridato 'banzai' sulla cima del monte fuji?", ha domandato stamane elastigirl a mister incredible.
"no, mi vergogno. dovevi esserci qui tu a chiederglielo", ha risposto lui.
elastigirl è proprio triste di non essere là a fare domande a hiroshi, a guardare gli arzilli vecchietti dell'albergo e a bere saké con mister incredible.
martedì, 11 marzo 2008
mister incredible sabato prossimo partirà per tokyo per una settimana.
è stato invitato da un economista giapponese workaholic.
"potresti venire con me", aveva detto mister incredible tempo fa.
"ma tu lavorerai 16 ore al giorno con l'invasato di tokyo"
"già, ma le restanti 8 staremo insieme"
elastigirl già l'anno scorso aveva accompagnato mister incredible in giappone. aveva visitato tokyo da sola e si era inebriata di libertà mangiando sushi, addormentandosi in metropolitana con l'ipod nelle orecchie e osservando le follie di un popolo seduta su una panchina.
"no, non voglio dividerti con un economista. sto qui con gli hobbit. noi due fuggiremo insieme un'altra volta", aveva risposto lapidaria, per poi pentirsi quattro minuti dopo.
"tranquilla! non sarai sola", ha annunciato ieri mister incredible.
"in che senso?"
"per colmare il vuoto che lascerò, arriveranno lo zio con l'orecchino al naso, la zia matta, super W e mister brown"
"vuoi dire che arrivano tuo fratello, tua sorella, tua mamma e tuo papà? tutti insieme? in questa casa? mentre tu sei a tokyo?"
"già. sarà bellissimo e non ti sentirai sola nemmeno un attimo. contenta?"
lunedì, 10 dicembre 2007
"dovevo andare a new york a febbraio ma forse non vado più. a marzo invece... a marzo mi hanno invitato a tokyo per un seminario. vuoi venire con me?", chiede mister incredible.
a marzo. in giappone, una settimana. come l'anno scorso.
un'altra settimana di toilette intelligenti che si scaldano quando ti siedi e ti fanno il bidet quando hai finito.
di carrozze della metropolitana women only per evitare i molestatori professionisti.
di centinaia di pazzi in estasi che fotografano tutti insieme contemporaneamente un bocciolo di ciliegio.
di adolescenti vestite da porno-infermiere.
un'altra settimana di sguardi interrogativi, di love hotel, di manga e di sushi.
un'altra settimana tra economisti workaholic che alla domanda "che fate nel tempo libero?" rispondono "cos'è il tempo libero?".
perché no?
in fondo la follia non viene mai a noia.
domenica, 25 febbraio 2007
ha una trentina d'anni, giapponese, pesa non più di 40 chili.
porta una candida mascherina, che si toglie solo per bere.
porta immacolati guanti di seta che si toglie solo per mettersi la crema idratante.
tra lei e il sedile ha messo un asciugamano.
di fronte, sul tavolino, ha una sveglia, una bottiglia di acqua portata da casa, un flacone di acqua termale spray, una crema idratante, un barattolo di pastiglie multicolori.
passa dodici ore in silenzio guardando fisso davanti a sé. non dorme, non legge, non ascolta musica, non vede un film. non mangia, non va in bagno.
ogni tanto beve, esclusivamente dalla sua bottiglia, e si spruzza, sul viso coperto dalla mascherina, acqua di vichy. con cadenza regolare si spalma la crema sulle mani. ha dita filiformi e inquiete.
ogni tanto prende una pastiglia.
è la vicina di posto di elastigirl sul volo tokyo-londra.
dopo le prime due ore di fredda osservazione antropologica e dopo le successive tre ore di sincera curiosità per il diverso, elastigirl ha iniziato a odiare il fenomeno che aveva di fianco.
invece di guardare l'igienista anoressica ossessiva con spirito fraterno e compassionevole, elastigirl, in versione miss intolleranza 2007, ha concentrato contro di lei tutta l'insofferenza verso l'eterno volo in classe inferno. la malcapitata vicina si è rapidamente trasformata nel catalizzatore dell'elasti-aggressività verso l'enigmatico popolo nipponico.
elastigirl, esasperata e in preda a sentimenti bassissimi, ha provato a rovesciare il pollo con verdure sui guanti bianchi, a rubare l'acqua termale, a buttare per terra le pillole colorate, a manomettere la sveglia e a nascondere la maledetta crema idratante.
per fortuna elastigirl è piuttosto goffa e i suoi sadici tentativi sono tutti miseramente falliti.
la tizia è arrivata a destinazione sana e salva ed è ora pronta ad affrontare, armata di mascherina e guanti bianchi, la contaminata europa.
sabato, 24 febbraio 2007
aeroporto di narita. tra meno di un'ora prendiamo il volo.
tra circa 20 ore rivedo gli hobbit.
"il nano grande sta benissimo, e' sempre allegro e non chiede mai di voi. ha sventrato qualche pelouche e decapitato qualche pupazzo. per il resto e' molto sereno" ha detto al telefono ieri la baby sitter valentina diolabenedica.
"il nano piccolo sta bene. ma e' perplesso. e spesso striscia per tutta la casa cercandoti" ha aggiunto.
ecco... stavo bene, prima.
lo hobbit minuscolo striscia per tutta la casa cercandomi???
lo hobbit minuscolo??? il mio hobbit? quello con gli occhi enormi e tondi come il protagonista di un manga? quello con lo sguardo a forma di punto interrogativo? lui? lui mi cerca e non mi trova?
"ehm. ok, grazie valentina, ora devo andare, scusa. ciao" click. saluto per non piangere.
basta. 'fanculo tokyo, 'fanculo giappone, sushi, sashimi, arigato'.
e' stato bello. ma un nano con gli occhi tondi striscia per casa cercandomi.
vado.