in metropolitana.
13 anni, codini, baby doll rosa tutto pizzi e laccetti, calzettoni bianchi da educanda, scarpe da bambolina con vertiginoso tacco. il tutto semicoperto da un cappotto rosa. tra le mani un telefonino, rigorosamente rosa, da cui pende un pony con le ali, rosa pure lui.
è solo la prima delle centinaia di lolite che incontriamo nelle nostre prime 24 ore a tokyo.
dopo un viaggio eterno siamo due zombie. ma è solo l’1 del pomeriggio e dobbiamo tirare fino a sera.
il luogo di ritrovo domenicale degli adolescenti sembra un buon posto per resistere al sonno.
takeshita dori è una strada pedonale stretta e lunga.
incontriamo ragazzine vestite da infermiera, da contadinella, da vampiro, da cameriera. tutte hanno minigonne inguinali, improbabili trampoli ai piedi, mangiano crepes con la panna e ridacchiano in continuazione.
entriamo e usciamo da folli negozietti che offrono tutto l’occorrente per trasformarsi in perfetta lolita.
mi comprerei volentieri un vestitino da infermiera con sexy macchie di sangue incorporate ma sfortunatamente qui le lolite grasse hanno la 38. taglie superiori non sono nemmeno contemplate.
decidiamo di inerpicarci su per una scaletta, senza nemmeno sapere dove porta.
le pareti sono coperte da fotografie di ragazzine in pose conturbanti.
se fossimo in italia sarebbe senza dubbio l’antro di un pedofilo.
ad ogni piano c’è un negozietto minuscolo ma pieno di meraviglie.
nel “closet child” c’è il kit della perfetta bambina perversa. candida biancheria intima (i reggiseni sono sempre e solo imbottiti), micro-camicie da notte ricamate, vezzose mollette, borsette e spille con innocenti animaletti del bosco, usciti da un racconto di beatrix potter.
nel “gothic lolita” troviamo bamboline-vampiro chiuse in comode bare, completini neri dal sapore sadomaso, anelli a forma di teschio e stivali a punta da dominatrice.
l’età media delle clienti è 15 anni.
usciamo dall’antro del pedofilo, con un certo sollievo.
per la prima volta sono felice di non avere figlie femmine.
ora che ci penso sono anche abbastanza felice di non essere una adolescente giapponese.