e va bene

questa sera. a cena.
“sai, papà? io prenderei il coltello del pane e mi suiciderei, talmente ti voglio bene. io”.

e va bene che è enfatico, proprio come il suo amato.
e va bene che ne è innamorato pazzo da quel giorno di quasi sei anni fa in cui gliel’ho presentato, e quindi da sempre.
e va bene che è imprevedibile e passionale, come gli uomini del sud dei film.
ma a volte lo hobbit di mezzo esagera.

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povero van gogh

“mamma, lo sai che van gogh si è tagliato un orecchio?”
“già. tremendo eh? ma chi te lo ha detto?”
“me lo ha detto mister brown, il nonno, che mi spiega i pittori, anche al telefono da bari”
“ah. secondo te perché lo ha fatto, van gogh?”
“non lo so. forse per il nervoso. però il vero problema non è tanto avere un orecchio tagliato
“e qual è il vero problema?”
“il vero problema è che, senza l’orecchio non si può fare la carta di identità. mica è valida una foto senza un orecchio”
“…”
“proprio un bel problema, povero van gogh, senza l’orecchio e senza carta di identità”.

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meglio non fidarsi

a letto, prima di dormire.
“mamma, ho un problema”
“dimmi”
“il signore del pisello…”
“cosa gli è successo?”
“portando un carrello pieno di pipì dentro il mio pisello, è caduto e si è rotto una gamba”
“oh poveraccio. e adesso?”
“adesso è fermo, immobile in ospedale. forse lo devono operare”
“mi dispiace”
“anche a me. sarà assente almeno dieci, forse undici giorni”
“come farai senza il signore del pisello tutti quei giorni? mica puoi smettere di fare pipì”
“no, infatti. c’è un sostituto”
“e com’è?”
“orrendo. praticamente un nazista”
“perché hai chiamato un nazista come sostituto del tuo signore del pisello di fiducia?”
“non l’ho chiamato io. lo ha chiamato il signore del pisello in persona”
“ah. ma adesso come faccio a fidarmi di te che hai un nazista dentro il pisello?”
“non so. forse per dieci o undici giorni, è meglio che non ti fidi di me”
“va bene. non mi fiderò. ora però dormi”.

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un bimbo canta ballando e mostri suonano

durante le vacanze baresi, mister brown, il nonno, con aria cospiratoria, ha chiamato a raccolta lo hobbit grande e quello di mezzo.
“ho preparato un gioco per voi”, ha annunciato.
mister brown ama il cinema degli anni ’30 e ’40, le canzoni di frank sinatra, il diritto del lavoro, le camicie a cui ha tagliato il colletto per stare più comodo e i gratta e vinci perché, come dice sua moglie, super w, “è posseduto dal demone del giôco”.
elastigirl e mister incredible hanno pertanto tremato alla prospettiva di un intrattenimento per hobbit prodotto e ideato da quella mente diabolica.
“ditemi un po, di cosa sono fatti i film?”, ha domandato ai nipoti.
dopo un’ora di elucubrazioni private, chiusi in una stanza con il nonno, le conclusioni sono state le seguenti:
“un film è fatto di figure, di musica, di suoni, di immagini, di parole e di movimento”.
“la prima parte del gioco finisce qui. l’appuntamento è per domani alle 10,00 in cucina”, ha annunciato mister brown, che è un uomo preciso, ai nipoti un po’ interdetti, convinti che finalmente fosse arrivato il momento interessante, quello cioè dove ci si danno mazzate e qualcuno muore o almeno resta gravemente offeso.
il giorno dopo, armato di blocco A4 e penna a sfera, mister brown ha detto agli hobbit: “si possono usare le parole per costruire scene dove si sentono i suoni e si vedono i colori e si assiste ad azioni. quello che sto cercando di spiegarvi è che anche scrivendo si può vedere uno spettacolo cinematografico. per capirlo meglio, inventatevi frasi con figure, musica, suoni, parole, movimento mescolati come volete”.
gli hobbit hanno pensato, discusso, litigato, si sono distratti e si sono dati anche qualche sberla. poi, alla fine, hanno prodotto questo, ligiamente riportato sul foglio A4 di mister brown.

produzione n. 1:
“un bimbo canta ballando
al suono di un’orchestra di ombre
dentro un quadro con parole
dove un pittore con verde e arancione
disegna un banjo che suona una canzone.
bussa qualcuno all’uscio con velocità
e porta un libro rosso.
mentre fuori
l’assalto alla nave è guidato
da uno squillo di tromba”.

produzione 2:
c’è una guerra con morti
e nella battaglia i mostri suonano
mentre un pazzo dà spettacolo con racconti.
una banda rock accompagna i soldati.
un assassino e un impiccato camminano
tra oggetti rotti e un postino massacrato.
la zia si sposa con l’oro
mentre una banda rock suona
tra discorsi fatti al microfono d’argento e una lampada che balla”.

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con il lombricaio dentro il cuore

in aeroporto, in coda, al check-in per il volo milano linate-bari palese, perché l’elasti-famiglia, da prima ancora di diventare l’elasti-famiglia, le vacanze di natale (ma non il natale vero e proprio) le passa a bari, con super w e mister brown, i nonni.
“no mamma! ho dimenticato di mettere il cibo dentro il lombricaio!”
“prego?”
“non ho messo le scorte di cibo nel lombricaio. e nemmeno l’acqua”
“quale lombricaio?”
“come quale? quello che abbiamo a casa”
“noi a casa abbiamo un lombricaio?”
“certo, almeno da un mese. io ogni giorno raccolgo gli avanzi di cibo dentro la spazzatura e do da mangiare ai lombrichi…”
“e perché io non sapevo che in casa nostra si allevano bruchi?”
“sono lombrichi. e comunque non era necessario che lo sapessi”
“certo, non era necessario… ma dove stanno, questi vermi?”
“sono lombrichi, mamma. e stanno dentro il lombricaio”
“quello lo immagino. ma il lombricaio dove sta?”
“un po’ in camera nostra, un po’ sul balcone, una volta è stato anche in cucina, ma per poco… senti, non è che possiamo tornare un attimo a casa a nutrire quei poveri lombrichi?”
“secondo te?”

con il cuore ancora un po’ dentro il lombricaio, l’elasti-famiglia è felicemente atterrata a bari. oltre ai nonni, ha incontrato la zia matta che, da quando si è sposata, sostiene di appartenere alla compagnia dell’anello, insieme a frodo baggings, sam, pipino, merry, legolas, gandalf, aragorn, boromir, gimli e tutte noi, ragazze maritate.

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della sposa in ottanio e di altri fatti

“uff, quanto parla… quando tocca a noi?”
“tra poco. appena dicono: ‘sì lo voglio’ dovete portare gli anelli”
“praticamente noi facciamo la cosa più importante di tutte. senza di noi la zia non si può sposare…”
“mmmh, più o meno… hai visto come è bella la zia?”
“mpf”
“sei ancora arrabbiato con lei?”
“non so”
“a me il sociologo guatemalteco sembra molto carino e anche simpatico…”
“sì, è carino, ma l’ho visto adesso per la prima volta e ancora non gli ho parlato molto”
“adesso avrete un nuovo zio”
“lo decido io se ho un nuovo zio, e poi…”
“vai vai vai! tocca a voi. prendete le fedi, presto!”.

la zia matta è entrata nella sala del comune di bari nel suo vestito color ottanio che assomiglia all’azzurro ma proprio azzurro non è. è arrivata a braccetto di mister brown e, quando hanno varcato la soglia, è partito un merengue che si chiama ‘a pedir su mano’ e il padre della sposa, per la sorpresa e l’emozione, ha cominciato a correre a ritmo verso l’ufficiale dello stato civile che aveva la fascia tricolore ma in realtà era un amico archeologo della zia matta. “vai piano!”, diceva la sposa a mister brown ma lui non sentiva e già era troppo commosso per capire la nostra lingua.
mister incredible era il testimone della zia matta. “non ce la faccio. dammi subito un fazzoletto”, ha detto a elastigirl alle prime note del merengue. ma il fazzoletto non c’era e lui ha testimoniato singhiozzando, dall’inizio alla fine, in modo poco onorevole ma molto appassionato. “non avevi mica pianto così al nostro matrimonio”, ha osservato elastigirl, quando lo ha raccattato con gli occhi gonfi e l’aria stravolta, alla fine della cerimonia. “pianto? io? quando mai?”, ha riposto mister i senza ritegno.
lui, il sociologo guatemalteco, nonché sposo, guardava la piccoletta bionda in ottanio, accudente e innamorato, e, senza saperlo, superava l’esame degli hobbit che lo scrutavano sempre meno torvi e diffidenti.
in prima fila, oltre a super w, con gli occhiali scuri, e a mister brown con la barba bianca, c’erano i genitori e la sorella dello sposo, arrivati dal guatemala, con lo sguardo perso nel vuoto, per il jet lag o l’incredulità. elastigirl per un attimo ha fatto finta di essere quella mamma guatemalteca, catapultata a bari, per il matrimonio del figlio sociologo con un’antropologa matta. ha pensato a tutti quei chilometri e a tutta quella strada e le sono montate l’ansia, la nostalgia, la malinconia e lo struggimento. e siccome le è venuto un po’ da piangere ha prontamente interrotto il transfert e si è data una calmata.
alla fine l’archeologo con la fascia tricolore che non aveva mai celebrato un matrimonio prima di allora, ha fatto un discorso, per gli sposi. un discorso sulla follia, perché un po’ di questo si tratta.
alla festa, la zia matta ha ballato il merengue, la salsa, il raeggeton, la pizzica, il tango e le canzoni degli anni ’80 e ’90. gli invitati anche, hobbit e parenti guatemaltechi compresi. fuori c’erano il mare, il cielo terso e 18 gradi.
lo zio con l’orecchino al naso, fratello gemello della sposa, ha regalato la sciarpa del bari ai neo suoceri e alla neo cognata e ieri li ha portati allo stadio, in curva.

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mi distrugge la vista

ore 21,00
a letto.
“ahia! no, non mi abbracciare lì”
“cosa ti è successo?”
“quella. mi ha morso”
“quella chi?”
“una piculètt della mia classe. si chiama isabella ma non conta niente”
“e ti fai morsicare da una piculètt che non conta niente?”
“mpf”
fammi un po’ vedere… accidenti che bel livido. ma tu cosa hai combinato per scatenare isabella?”
“niente… ogni tanto la prendo un po’ in giro. la chiamo isabellO o signora fiordilatte”
“signora fiordilatte?!”
“sì. lei si arrabbia e mi picchia. ogni tanto cerca anche di mordermi”
“magari se tu smettessi di chiamarla signora fiordilatte, lei ti lascerebbe in pace”
“non credo che smetterebbe. e comunque lei mi dà il noio perché non sta mai ferma”
“mi ricorda qualcuno…”
“e invece di camminare saltella. popòn popòn popòn
“e tu lasciala saltellare…”
“non posso. perché lei praticamente mi passa davanti e giustamente mi distrugge la vista”
“praticamente e giustamente ti distrugge la vista…”
“già. tutto il santo giorno”.

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UNA SENSAZIONE DENSA

“pronto, mister incredible ciao, sono io, la zia matta”

“ehi! fammi chiamare elasti e gli hobbit”

“no, aspetta. devo dirti una cosa importante”

“…”

“perché quel silenzio?”

“hai detto che devi dirmi una cosa e io ti ascolto. deglutisco, ascolto e guardo le mani che mi sudano”

“il 16″

“cosa?”

“il 16 dicembre”

“be’?”

“tenetevi liberi”

“le murt’, zia matta, non fare scherzi. va bene essere pazza, però…”

“mi sposo”

“…”

“non dici niente?”

“con chi?”

“come con chi? con il mio fidanzato guatemalteco che balla il tango e mi solleva per attraversare le pozzanghere”

“le ‘stramurt. manco l’ho mai visto”

“ti piacerà tantissimo, ne sono sicura. mi ha anche regalato un anello di fidanzamento”

“non mi sento bene. ti passo elasti”

“ah, aspetta. sarai testimone, ovviamente”

“testimone del tuo matrimonio con un tizio che non conosco…”

“non sei felice?”

“non so. devo pensare. sì, boh. ti passo elasti. elasti!!! è la zia matta. ti deve dire una cosa. elastiiiiiii!”

“eccomi, eccomi, sono qui. ehi, ma che succede? perché stai dando testate al muro?”

la zia matta si sposa, con il suo amore guatemalteco, incontrato l’estate del 2010 e rivisto nell’autunno del 2011. lo ha aspettato un anno, placida, estatica e solitaria, come non è mai stata per più di 30 secondi, nella sua vita precedente la folgorazione amorosa.
si sposa tra 15 giorni, a bari, incosciente e incurante dell’organizzazione, degli inviti, del vestito, delle scarpe e dei confetti, dei parenti e degli amici che molleranno tutto per vederla dire sì. perché il senso pratico non è un talento della sposa.

“allora la zia matta si sposa con quello”

“quello ha un nome”

“che me ne frega”

“non dire così, se piace alla zia matta piacerà pure a noi, non credi?”

“mpf”

“ma che sensazione ti dà questo matrimonio?”

“una sensazione densa. molto densa”.

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igiene dentale e televisiva

"la vedete anche voi?"

"ssshhht! dai, mamma ché questa è una scena importante"

"no, scusate, ma è enorme e fa pure schifo. come fate a non vederla?"

"eddai, dopo!"

"no, fermate un secondo. non si può vedere un film con quella roba sullo schermo del televisore!"

"ma cosa?"

"quella macchia, al centro, che parte in alto, finisce in basso e si allarga in mezzo"

"quella? quella c'è sempre, da un sacco di tempo"

"be', allora puliamola, tiriamola via!"

"guarda che io la pulisco tutti i giorni con lo straccetto. ma torna sempre"

"non è possibile. ora la tolgo io e la facciamo finita"

"tanto lui torna"

"lui chi? il fantasma di canterville?"

"no, lo hobbit piccolo"

"ah. la macchia è opera sua?"

"sì. ogni sera, quando deve lavarsi i denti, va davanti al televisore e passa dentifrizo e spazzolino sullo schermo"

"scusate, ma io dove sono quando lui provvede all'igiene orale degli elettrodomestici? e, soprattutto, voi vedete vostro fratello che ogni sera lava i denti al televisore e non gli avete mai detto niente?"

"no, perché?".

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liberate lo straniero

la zia matta, sorella minore di mister incredible, nonché gemella dello zio con l'orecchino al naso, è fidanzata. e questa, in circostanze normali, non sarebbe una notizia. tuttavia il soggetto in questione non si fregia a caso dell'aggettivo "matta" e tutto ciò che la riguarda, questioni di cuore in primis, è avvolto da un'aura misteriosa, eccentrica e iperbolica.
il burrascoso passato della zia matta è popolato di meteore, individui senza volto, amori folli trasformatisi, dall'alba al tramonto, in bersagli per freccette, cavalieri serventi senza nome.
la banale, rassicurante normalità di una tresca con il vicino di casa, il collega di lavoro, il figlio nerd degli amici di famiglia non fa per la zia matta.
l'anno scorso l'elasti-cognata passò qualche mese in guatemala, per una ricerca antropologica sulla partecipazione politica delle donne latinoamericane. "ho incontrato un ragazzo… non potete nemmeno immaginare. quando piove mi prende in braccio così non mi bagno i piedi", raccontava via skype. "zia matta, prenderti in braccio per non farti bagnare è un gesto carino ma… chi è questo tizio?". "lo conoscerete. ah… e mi porta a ballare il tango. e come balla il tango lui…". l'avevano persa ma tanto sarebbe tornata, prima o poi, e l'avrebbero ripresa.
"mi sono fidanzata", annunciò scendendo dall'aereo. "ma quando vi rivedrete? e dove?". "non si sa. forse qui, forse là. non si sa. adesso dobbiamo sistemare un po' di cose. poi decideremo".
i mesi passavano, lei continuava a vaneggiare del suo amore che la sollevava per attraversare le pozzanghere, la famiglia si abituò presto.
"abbiamo avuto il fidanzato trasgressivo, il taciturno, il clandestino… adesso abbiamo il fidanzato immaginario. se non altro non fa troppi danni", dicevano i congiunti.
a capodanno la zia matta riunì i fratelli che, da bravi fratelli maschi e meridionali, affrontano con scarsa sportività le questioni amorose della sorella. "mister i, zio con l'orecchino al naso. devo dirvi una cosa! alzate i calici". "prima dicci la cosa". "un giorno non troppo lontano mi sposerò e farò un sacco di bambini un po' guatemaltechi un po' baresi". "le murt'". "le stramurt!". "be'? non siete felici?". "scusa, mi manca l'aria". "anche a me. mi gira la testa. forse devo vomitare. sarà lo spumante".
lontano dagli occhi lontano dal cuore. finché il fidanzato della zia matta restava immaginario, con qualche incursione ectoplasmatica via skype, si poteva stare tranquilli.
"arriva a febbraio", annunciava lei. "ci sono stati dei problemi. lo aspetto ad aprile", diceva senza perdere l'estatico buon umore dell'illuminata. "non ce la fa per aprile. probabilmente arriva entro l'estate".
"la cosa che mi preoccupa è che mia sorella non si sia stufata di aspettare. anzi, più lunga è l'attesa più l'entusiasmo va alle stelle", mugugnava mister i. "capita, con i fidanzati immaginari", rispondeva elastigirl.
finalmente lui, il vero amore, l'unico uomo dell'universo per cui la zia matta sia riuscita a reprimere la follia per un intero anno, è atterrato a bari.
è stato visto l'ultima volta in aeroporto, tramortito dal jet lag.
da allora di lui non si è avuta più notizia.
da giorni è prigioniero della zia matta.

ps di servizio.
mercoledì sera, 19 ottobre, alle 21, elastigirl parlerà degli elasti-libri e di varie ed eventuali alla biblioteca civica di cernusco sul naviglio. chi fosse nei paraggi e avesse voglia di partecipare è stra-benvenuto.

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