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martedì, 19 gennaio 2010
"pronto, elasti?"
"sì, sono io"
"siamo della rivista XYZ, si ricorda? le avevamo detto che avevamo bisogno di una sua fotografia"
"ehm, sì. è che ora ho tre figli, di cui due con il vomito incoercibile e uno minuscolo che sembra un angelo ma, come succede ai neonati, è in equilibrio instabile e potrebbe da un momento all'altro trasformarsi in qualcos'altro. e in verità nemmeno io mi sento molto bene"
"nessun problema, la presenza di bambini e di virus non ci turba. verremmo questo pomeriggio, il mio assistente ed io. avremo bisogno di un'oretta, un'oretta e mezza al massimo. monteremo dei catafalchi bianchi e delle luci stroboscopiche. anche lei dovrà essere vestita di bianco. per il resto non recheremo nessun disturbo"
"voi vorreste venire questo pomeriggio a fotografare me? con la pancia molle post parto, la fascia elastica post cesareo, le occhiaie e l'occhio pallato da puerpera, le coppette assorbilatte dentro il reggiseno, per giunta vestita di bianco che ingrassa e sbatte? per non parlare dei due hobbit che girano per casa come zombie, ognuno con la sua bacinella perché questo virus intestinale è terrificante e non le dico che piacere lavare la bacinella quindici volte in un giorno. e poi c'è il microbbit che dorme e sono certa che il montaggio del catafalco lo sveglierebbe... insomma non so. credo di non essere presentabile"
"guardi che non è necessario che nella foto si veda la faccia"
"ecco, già questo mi consola. ma come cercavo di spiegarle or ora, non è che il resto sia spettacolare..."
"va bene, allora veniamo questo pomeriggio verso le 16,30".
il fotografo e il suo assistente hanno trasformato l'elasti-salotto in una follia bianca di teli, luci e flash ("volete farzi esplodele la casa?", ha chiesto ripetutamente lo hobbit piccolo, tra una vomitata e l'altra nella sua bacinella).
c'è una sola fotografia di cui elastigirl è estremanente fiera, una in cui è di spalle e le si vedono solo i capelli.
"scegliete questa, per piacere. i capelli sono venuti bene, no? e poi al massimo le tracce di vomito si eliminano con photoshop..."
ps per punirla della sua vanità, il virus stamane ha colpito anche elastigirl. gli hobbit non girano più con la bacinella sotto braccio ma sono pallidi, emaciati e provati. mister incredible è stato richiamato con urgenza a casa da londra e tornerà con il primo volo low cost domattina.
giovedì, 07 gennaio 2010
super W e mister brown, i nonni baresi, in visita a milano fino a ieri, si sono assunti l'arduo compito di ampliare l'orizzonte culturale degli hobbit.
se tale immane missione trova terreno permeabile, seppur non fertile, con lo hobbit grande, il piccolo, anarchico e dissacratore, è piuttosto refrattario a stimoli alti.
ciononostante, gli ostinati super W e mister brown hanno portato i nipoti alla mostra di edward hopper.
entrato a palazzo reale, lo hobbit piccolo si è infilato gli inseparabili guanti verdi e ha chiesto in prestito alla nonna il suo cappello di lana cotta a falde spioventi color cammello, per poi calarselo in testa fino al naso.
"possiamo andale dèsso", ha dichiarato il fungo guantato.
"ma ci vedi, nano? e non hai caldo così bardato? non vuoi darmi i guanti e il cappello almeno fino a quando non usciamo dalla mostra?"
"no, glazie"
"ma perché?"
"pelché altlimenti mi liconoscono".
mercoledì, 25 novembre 2009
tunf tunf tunf
"che stai facendo, nano? la smetti di dare calci al muro?"
"ma ho li pedi nudi e non spocco" (= ti faccio notare che ho avuto l'accortezza di denudarmi i piedi prima di infierire contro la parete della cucina, al fine di non lordare il muro che, del resto, ho già provveduto in passato a insozzare a dovere)
"non mi interessa che tu abbia i piedi nudi. non si danno i calci al muro"
"ma è la casa di malìoteleso" (= il muro non è un semplice muro, bensì la dimora del mio amico immaginario marìotereso. e se tento di demolirlo a suon di pedate avrò i miei buoni motivi)
"a maggior ragione: se marìotereso è in casa in questo momento gli stai dando molto fastidio. quindi finiscila"
"malìoteleso è in casa con sua mollie"
"ah. marìotereso oltre ad avere un papà - benedetto come il papa - e una mamma - lucia come la manzoniana mondella - che lo trascurano e lo mollano regolarmente nella nostra famiglia, ha pure una moglie? e come si chiama questa moglie?"
"come si deve chiamale? maliatelesa, no?"
"naturale, come si deve chiamare se no?"
"che poi è la mamma di mattina e benedetta, le bambine che ho in panza" (= mariateresa, moglie di marìotereso, altro non è che la madre naturale e legittima di martina e benedetta, le bambine che io porto in grembo, figlie, sempre legittime e naturali, di marìotereso che mi ha chiesto il favore di covarle al posto loro)
"scusa nano, e perché martina e benedetta non stanno nella pancia di mariateresa ma nella tua?"
"zelto, pelké maliatelesa non ha la panza adatta"
"e tu invece hai pancia adatta per farci crescere le due gemelle?"
"zelto, io vado in pissina, senti ke muccoletti" (= certamente. ti ricordo che io frequento il corso di nuoto baby alla piscina comunale vicino a casa. e per questo sono dotato di muscoli addominali di tutto rispetto. senti che tonicità e che vigore!).
mercoledì, 18 novembre 2009
gira per casa con una cuffia da piscina bianca e nera, completamente sformata, calata sul viso, come il rapinatore di una banca con una calza di naylon.
all'altezza degli occhi porta, sopra la cuffia, i suoi occhiali da sole rossi con una folla di ranocchie disegnate sulle stanghette.
indossa una tuta da superman con gli addominali e i pettorali imbottiti.
sostiene di non potersi chinare perché ha due bambine irrequiete e ingombranti nella pancia, martina e benedetta, figlie del suo amico immaginario marìotereso che aveva bisogno di un ventre in prestito per qualche mese.
nei quaranta giorni mancanti alla nascita del microbbit, la situazione potrebbe precipitare e lo hobbit piccolo perdersi irrimediabilmente nel gorgo della follia.
martedì, 17 novembre 2009
gli hobbit frequentano con alterne soddisfazioni rispettivamente i corsi di nuoto junior e baby della piscina comunale di zona.
"elasti, ma tu niente?", ha chiesto la responsabile della piscina.
"in che senso niente?"
"be', con quella bella pancia abitata potresti frequentare il nostro corso di acquaticità in gravidanza..."
"non saprei..."
"su su, non fare la pigra"
improvvisamente è risuonato nell'elasti-coscienza l'imperativo 'hop hop!' di nonna J, quello che ha funestato l'elasti-infanzia, quello al cospetto del quale si deve scattare sull'attenti, quello che non ammette mollezze né esitazioni.
effettivamente ti stai trasformando in bradipo: passi dal divano alla poltrona, dal libro al computer, dai gormiti ai bakugan, dal quaderno rosso di italianoa quello blu di matematica. meno male che accompagni gli hobbit a scuola e vai a comprare i giornali, altrimenti ti si atrofizzerebbero le gambe. smidollata che non sei altro... dov'è finita l'elasti di un tempo?
"ma non è uno di quei corsi in cui si chiudono gli occhi e si parla con il pavimento pelvico, in cui ci si prende per mano e si scambiano flussi energetici armonici, in cui si inspira ed espira ritmicamente insieme allo scopo di uscire dal proprio corpo? perché io, in quel caso, non mi sento pronta"
"macché. è un corso di ginnastica, ginnastica per ippopot... pardon, gestanti"
"va bene. se mi garantisci che è semplice ginnastica, laica e positivista, mi iscrivo"
"ottimo. ti aspettiamo il lunedì e il giovedì alle 9,30"
"alle 9,30 del mattino? ma che orario è?"
"orario per gestanti in cova. hai da fare a quell'ora?"
"no, effettivamente no".
lunedì, ore 9,30.
sei pance smisurate, coperte da altrettanti castigati costumi diserotizzanti, immerse in una pozza di acqua tiepida fronteggiano un'aitante silfide con i capelli rossi a fusillo.
"bene ragazze. eccoci. questo deve essere un momento di piacere per voi e per le vostre creature. cosa vi dà piacere? nuotare? fare ginnastica? io sono qui per farvi sentire bene", dice la silfide con un sinistro guizzo estatico nello sguardo.
"io vorrei passare un'ora ad occhi chiusi galleggiando come in un mare di liquido amniotico"
"io vorrei concentrarmi sul mio pavimento pelvico che sarà la chiave di volta di quell'esperienza magica e totale che è il parto"
"io vorrei che ci parlassimo delle nostre paure, magari tenendoci per mano"
"io vorrei re-imparare a respirare, proprio come un neonato che esce dal grembo materno"
"io vorrei che diventassimo amiche, che inspirassimo ed espirassimo in armonia"
"io mi sento poco bene".
domenica, 04 ottobre 2009
tra la fine dell'estate e l'inizio dell'autunno nonna J, la mamma di elastigirl, è più inquieta del solito. sarà la prospettiva dei primi freddi, delle tenebre che presto avvolgeranno il castello di suo marito artù, della malinconia della pioggia fuori dalla finestra, sarà l'immotivata paura di reclusioni forzate nei mesi a venire, sarà l'indigesto e improbabile fantasma di un'esistenza quieta di nonna in pensione, scandita dalla spesa, un film con le amiche, un buon libro e pomeriggi da incubo a giocare a rubamazzetto con i nipotini. saranno tutte queste cose insieme o magari insondabili ragioni metafisiche e metaboliche, ma nonna J in questo periodo è ingestibile.
alla fine di agosto è andata in toscana, "perché l'ospitalità degli amici toscani è un'esperienza meravigliosa e impagabile, perché le colline sono morbide e rilassanti, i colori inebrianti e il cibo, be' per il cibo non ci sono aggettivi adeguati".
subito dopo ha passato una settimana in una clinica della salute in alto adige, "a depurarmi dentro e fuori perché non sai come ci si sente meglio dopo sette giorni di finocchi, carote e massaggi linfodrenanti. dovresti provare anche tu".
è transitata da milano per il primo giorno di scuola dello hobbit grande, "perché è un evento emozionante e imperdibile", per poi ripartire per venezia dove "sai, c'è la biennale che, come dice il nome stesso, è ogni due anni e mica si può perdere che poi tocca aspettare un mucchio di tempo per quella successiva".
dopo una breve fuga a bologna "dove è sempre piacevole fare un salto ogni tanto", è andata a parigi per una settimana romantica con artù. "non puoi immaginare che cosine deliziose prémaman si trovano a parigi. ah che posto meraviglioso!".
ieri sera è tornata a milano.
"mamma, ci vediamo? potremmo passare a trovarti", ha detto elastigirl stamane.
"ehm... non so. sai ieri sul treno ho incontrato una straordinaria famiglia di australiani, di origine egiziana. lui è un po' noioso in verità, ma lei è una donna fantastica. insegna in un liceo di sidney. hanno tre figli, dagli undici agli otto anni. due maschi e una bambina, la minore, che però mangia in testa agli altri due perché è femmina e le figlie femmine sono più sveglie, anche in australia. insomma sono qui, per un giro dell'europa. erano un po' stanchi e la bambina non stava molto bene. li ho invitati a dormire. ora sono da me, stanno ancora riposando. ho promesso che li porto a vedere il duomo"
"hai incontrato sul treno 5 potenziali serial killer australiani e adesso bivaccano da te?"
"uff, che esagerata. sono sicura che ti piacerebbero. e poi, poveretti, avevano tanto bisogno di casa".
nonna J non è una madre. è un'iperbole.
lunedì, 21 settembre 2009
"sai mamma, ho un sospetto"
"che sospetto?"
"il sospetto che simona mi ami"
"chi è simona?"
"una mia nuova compagna di scuola"
"e cosa ti fa sospettare che simona ti ami?"
"be'. non è proprio venuta da me dicendomi 'io ti amo'"
"allora cosa ti ha detto?"
"mi ha detto 'sai che tu sei proprio uguale a un mio ex?"
"scusa, quanti anni ha questa simona?"
"quanti anni vuoi che abbia? sei, come me"
"e ti ha detto che sei uguale a un suo ex?"
"già"
"ma ex cosa?"
"mamma, per piacere! se fai queste domande possiamo anche smettere di parlare".
domenica, 20 settembre 2009
qualche tempo fa mister incredible trovò casualmente a casa di amici un volumetto informativo dell'amsa, azienda municipale per la nettezza urbana. prima se lo rigirò tra le mani, poi lo sfogliò, infine si immerse nella lettura, emettendo di tanto in tanto, rigorosamente in barese, gridolini di entusiasmo ("mo'!"), esclamazioni di giubilo ("mo'!") e commenti appassionati ("mo!") in un climax di gaudio e tripudio.
"nel sacco nero rifiuti generici, nel sacco giallo plastica e metallo ma non piatti e bicchieri né rifiuti pericolosi, nel cassonetto verde solo vetro, nel cassonetto bianco carta, cartone e tetrapak. mo'! geniale!", declamava commosso.
"si chiama raccolta differenziata. la facciamo da anni", gli spiegavano i presenti inascoltati.
lui leggeva in visibilio, come al cospetto di un testo sacro.
poi arrivò alla pagina dedicata alle riciclerie e il suo fervore raggiunse vette inesplorate.
"voi non vi rendete conto! la ricicleria è aperta sempre, anche la domenica. e ci porti il vetro in lastre, lo scaldabagno, le tapparelle, i calcinacci e persino i grassi di frittura!"
"ma noi non abbiamo grassi di frittura da smaltire, e nemmeno scaldabagni e tapparelle"
"non importa. è fantastico sapere che ci siano posti così. non avrei mai pensato che un giorno questa orrenda città sarebbe stata in grado di sorprendermi", diceva con quel lampo di follia generamente da lui riservato ai modelli econometrici per l'abbattimento dei sistemi capitalistici.
ieri l'elasti-famiglia, trascinata dal suo invasato condottiero, si è recata al gran completo, microbbit nella pancia incluso, nella ricicleria più vicina, un capannone disperso nell'estrema periferia nord di milano.
mister incredible ha trascorso un sabato mattina a lanciare negli appositi contenitori, diligentemente selezionati, un ferro da stiro, un'aspirapolvere, un seggiolone rotto, pile scariche, vestiti vecchi e altre cianfrusaglie riesumate dagli anfratti più remoti dell'elasti-casa, fianco a fianco con decine di altri cittadini come lui, tutti sorridenti, solidali e virtuosi.
gli hobbit, dopo i primi minuti di entusiasmo, in cui hanno scaraventato un phon e qualche mouse in una grande vasca bianca, hanno cominciato a litigare: il conflitto ha raggiunto il suo apice quando il piccolo ha comunicato al grande "malìoteleso mi ha detto nell'olecchio che sei solo un povelo cletinetti" (= il mio amico immaginario, marìotereso, le cui parole sono perle di verità e saggezza, mi ha appena confidato, sussurrandomi nell'orecchio, che tu, mio fratello, sei soltanto un povero cretinetti. premesso che ambasciator non porta pena, desidero puntualizzare che sottoscrivo appieno).
terminato lo smaltimento dei rifiuti, l'elasti-famiglia si è infilata nell'infernale bolgia dell'ipercoop per l'abbrutente rito settimanale della pantagruelica spesa.
alle 13,30 elastigirl stava scolando mezzo chilo penne rigate, cercando di ricordarsi l'esatto momento in cui la sua vita ha imboccato questa china perversa e apparentemente irreversibile.
domenica, 13 settembre 2009
se ti invitano in tivvù assurgi per qualche ora al prestigioso rango di ospite.
l'ospite che interviene in una trasmissione del sabato mattina presto deve essere a roma non più tardi delle 20 del venerdì.
l'ospite, se viene da milano ed è incinta, prende il volo delle 19, pieno di signori in giacca e cravatta che si alzano in piedi e dicono "prego passi avanti, prego si sieda, prego siete in due" e ridono compiaciuti della loro galanteria e della crescita del tasso di natalità nostrano, felici di tornare in una città come roma dopo una settimana di lavoro in una città come milano.
all'arrivo l'ospite è attesa da una macchina, guidata da un autista che viene dai monti dell'abruzzo ed è a roma da 20 anni. "signorì non faccia sforzi! signorì mi dia 'a bborsa. signorì se sui monti dell'abbruzzo ce fosse lavoro io non sarei qua a impazzì ner traffico del grande raccordo. signorì sta comoda?". l'ospite inizia a pensare che il mondo è un posto fantastico, popolato da persone fantastiche e vorrebbe chiedere all'autista di portarla a cena a casa sua, dove, ha appena saputo, ci sono due bambine piccole e una moglie lucana che questa sera prepara i panzerotti.
invece l'ospite viene depositata in un albergo convenzionato con la tivvù dove le viene assegnata la camera 404 con una tappezzeria a righe rosso cardinalizio e una moquette rosa antico.
l'ospite, se ha fame, ha diritto di cenare in un ristorante, sempre convenzionato, non lontano.
lei non ha mai cenato da sola in un ristorante, ma non capita tutti i giorni di essere ospite in tivvù, e soprattutto ha fame e una passione maniacale per le puntarelle con l'acciuga che a milano non esistono.
al ristorante ci sono le tovaglie a quadretti sempre rosso cardinalizio, le foto di marylin monroe e di totò alle pareti, la televisione che trasmette un documentario sull'inizio della seconda guerra mondiale e un barboncino che si chiama gengis khan a passeggio sotto i tavoli. non ci sono le puntarelle, ma una filiforme cameriera rumena con un ipnotico accento borgataro.
la mattina seguente l'ospite ha la sveglia alle 6,10 e un'automobile di sotto alle 6,40 che però arriva in ritardo. l'ospite sta per addormentarsi all'ingresso dell'albergo ma poi trova al suo fianco sul sedile posteriore dell'auto un altro ospite, molto irritato perché deve andare in onda dopo 20 minuti.
"perché fai l'ospite?"
"perché parlo di mike bongiorno"
"ah"
"e tu? per parlare del bambino nella pancia?"
"non esattamente. per parlare di mamme incasinate. ho un blog"
"tutte le madri al primo figlio hanno un blog"
"io sono al terzo figlio"
"ah"
"che fai nella vita a parte l'ospite?"
"il critico"
"ah"
"tu? fai la casalinga?"
"no, la giornalista finanziaria"
"ah".
il silenzio cala tra gli ospiti sul sedile posteriore.
arrivati a saxa rubra l'ospite maschio critico viene risucchiato dalla macchina televisiva. l'ospite femmina incinta viene scambiata per la moglie dell'ospite maschio e messa a sedere su un predellino.
"può aspettare qui suo marito. se vuole vederlo in diretta lì c'è una televisione".
"veramente..."
"mi scusi ma adesso non abbiamo tempo".
quando la macchina infernale capisce che la tizia incinta sul predellino non è la moglie dell'ospite ma ospite ella stessa, risucchia pure lei.
"te trucco poco perché sennò me sembri un pajaccetto", le dice la truccatrice.
"così hai tre maschi e manco una zucchina?", le dice il parrucchiere.
"zucchina?"
"io le bimbette femmine le chiamo zucchine"
"allora io non ho zucchine"
"manco io, mannaggia. che famo? stiriamo?"
"faccia quello che crede. ho un rapporto difficile con i miei capelli"
"stiriamo".
poi arriva josefa idem, alta, bionda e meravigliosa.
"piacere, mi chiamo sefi. sono felice di incontrarti e di essere ospite insieme a te"
e l'ospite incinta, che si sente una ranocchia di fronte a un levriero, scopre che la normalità, nel senso più alto e nobile, sta dove meno te l'aspetti. persino dietro al sorriso disarmante e disarmato di una campionessa del mondo.
ps grazie all'intervento e al lavoro di brix a cui va l'elasti-gratitudine, il video è qui, sul suo sito:
www.tizianapannunzio.it/DOWNLOAD/Sabato%20%26%20Domenica%20estate.mov
lunedì, 10 agosto 2009
la frase "mister incredible è in vacanza" è un ossimoro.
un uomo che ha un rapporto voluttuoso con le cicorie e che considera le cime di rapa l'apoteosi della lussuria, difficilmente è in grado di apprezzare il piacere effimero dell'ozio, la musicalità dello sciabattìo delle infradito che si trascinano senza meta sotto le fresche frasche dei pini e lo scorrere vacuo e gaudente di mattinate in spiaggia e pomeriggi in una piazzetta gremita di bambini chiassosi e genitori alienati.
un uomo alla eterna ricerca del modello econometrico per la rivoluzione proletaria, che scrive formule matematiche sulla carta igienica in bagno e legge marxism and ethics per rilassarsi prima di dormire non può godersi una serata di baby dance sulle note de il coccodrillo come fa.
un uomo così un mese intero nella wisteria del salento può implodere.
poiché tuttavia il suddetto soggetto ha anche un fortissimo senso della famiglia, una stellare considerazione delle sue qualità paterne e un senso del dovere schiacciante, ha deciso di vivere questo agosto da superuomo, camminando sul filo della bulimia lavorativa e familiare, possibilmente senza ricorrere alla cocaina.
mister incredible si sveglia alle 4, lavora fino alle 8, fa colazione con elastigirl e gli hobbit, lava i piatti, si rimette al computer per un'oretta mentre spalma crema protezione 50 alla betoniera dello hobbit piccolo convinto che sia la schiena del secondogenito. alle 9,30 raccoglie borse di giocattoli, asciugamani e succhi di frutta e si avvia stralunato verso il mare, lanciando occhiate furtive a una fotocopia di funzioni logaritmiche e matrici input-output. arriva in spiaggia in trance e mentre il resto della famiglia si tuffa in acqua, lui, completamente vestito si accovaccia su uno scoglio. "mo' che mare!" esclama, prima di piombare nelle sue riflessioni. verso le 11,30 toglie calzoncini e maglietta e indossa i panni del padre-modello: cattura granchi, scrive sulla sabbia i nomi in stampatello dei personaggi del signore degli anelli ad uso e consumo dello hobbit grande che sta imparando a leggere e fa fare capriole allo hobbit piccolo.
e la giornata prosegue così, nel tunnel della doppia personalità: gli altri fanno il pisolino, lui studia, gli altri si svegliano, lui prepara la merenda, gli altri si distraggono, lui con una pietra pomice prende appunti sul muretto. il mondo va a 33 giri, lui a 45.
finché dura.