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lunedì, 02 giugno 2008
"così andate a praga..."
"sì. è il regalo di mister incredible per il mio compleanno"
"bello..."
"già. non vedo l'ora"
"e i bambini?"
"stanno con i nonni"
"quando partite?"
"giovedì"
"viaggiate sullo stesso volo?"
"sì, perché? non dovremmo?"
"no. in caso di incidente aereo, viaggiando su due voli separati, diversificate il rischio che i vostri figli restino orfani"
"ommerda! ma..."
"non ci pensi mai a queste cose?"
ci penso in continuazione. ci penso quando esco di casa in bicicletta, ci penso quando mister incredible parte per londra, ci penso quando chiudo gli occhi, ci penso quando li riapro e vedo gli hobbit.
ci penso quando desidero un terzo bambino e ci penso quando mi guardo allo specchio.
ho il terrore di allontanarmi, il terrore che si allontanino, il terrore di perdermi, il terrore che si perdano.
ho paura di ammalarmi, paura di lasciarli, paura di non esserci.
ho talmente paura che se mi fermo soffoco.
ma vado in bicicletta tutte le mattine, guardo mister incredible partire e tornare ogni settimana e giovedì andremo a praga, sullo stesso aereo.
e ricaccerò dentro questo terrore tutte le volte che affiorerà.
"no, non ci penso mai. preferisco vivere".
martedì, 15 aprile 2008
anna ha i capelli corti, gli occhi blu, una bambina di sei anni, che si chiama alice, e un bel lavoro.
aveva un marito che era sempre fuori.
un giorno anna scoprì che lui stava con un'altra, da moltissimo tempo.
"scusa, ho sbagliato. ma ora ho deciso. voglio stare con te", disse lui.
anna chiuse gli occhi, fece un bel respiro e rispose "va bene".
lo faccio per alice, pensò. e anche un po' per me.
sembrava tutto a posto ma non lo era.
lui non aveva deciso affatto.
"vattene!", gli disse.
lo faccio per alice, pensò. e anche un po' per me.
poi arrivarono gli avvocati.
la casa a me, il televisore a te, il computer a me, il decoder e la collezione di fumetti a te. e alice? e la sua bicicletta? il suo cicciobello? la sua barbie cavallerizza? a me. no a me. stronzo. sanguisuga. 'fanculo. 'fanculo tu.
arrivarono la solitudine, la fatica di vivere e la pipì a letto di alice.
"tanto io lo so che state solo facendo finta. poi fate pace e torniamo come i normali", diceva alice.
no alice. non stiamo facendo finta e i normali non esistono.
alice si arrabbiava, anna si avviliva, lui stava con l'altra, un sabato sì e uno no arrivava leggero e sorridente e portava alice con sè, "per un weekend da fidanzati", diceva.
un giorno anna fu convocata dal suo capo in ufficio.
"sei proprio brava", le disse.
"grazie", rispose lei.
"vorrei promuoverti ma..."
"ma..."
"ma per fare carriera devi andare all'estero".
"all'estero?"
"già. se non vai all'estero resterai impantanata qui e ti lascerò appassire. perché nella vita bisogna avere coraggio e io non so se tu ce l'hai"
ma come? coraggio? ma io ho alice, che si arrabbia, che fa pipì a letto, che ha un papà con cui gioca ai fidanzati un sabato sì e uno no.
"io non posso andare all'estero"
"pazienza. ora scusami ma ho da fare".
anna è rimasta qui. lo ha fatto per alice e per il suo papà.
alice non fa più la pipì a letto ma a volte sogna i normali anche se sa che i normali non esistono.
il suo papà è stato promosso e forse si trasferirà a chicago.
l'altra lo ha lasciato per il suo personal trainer.
domenica, 17 febbraio 2008
"se non mi ami ti odio!"
"lasciatemi morire da sola, con il mio abito rosa, i miei capelli lunghi e la mia corona"
"principe! principe! allora? non mi baci?"
"ieri sono andata dal dottore perché avevo un po' di mal di pancia. mi ha fatto un taglietto e mi sono usciti 80 bambini"
"sono bellissima, non trovi?"
"no. tu hai i capelli neri, quindi non puoi essere una principessa. le principesse sono bionde obbligatorie"
"ho le labbra screpolate, vuol dire che sono innamorata"
alla festa di R, che compiva cinque anni, gli hobbit erano gli unici nani maschi in un nugolo di winx, regine e principesse.
una mamma di nani maschi deve imparare a fare la lotta, a calciare un pallone, a gridare più forte. deve imparare a non abbassare mai la guardia, ad avere riflessi pronti e a raccontare storie di mostri e cavalieri.
una mamma di maschi affronta macchine semplici e robuste.
fare la mamma di maschi non è poi così difficile.
fare la mamma di femmine invece deve essere tremendamente complicato.
sabato, 02 febbraio 2008
lo hobbit grande iniziò a parlare molto presto.
a 20 mesi diceva "mamma, il limone è aspro", chiedeva "perché?", declinava verbi e aggettivi, conosceva i nomi di tutti gli strumenti musicali, fagotto compreso, e battezzò con il nome "femmina" la sua unica bambola.
a quell'epoca elastigirl lesse da qualche parte che a due anni un bambino conosce in media circa duecento parole.
"un bambino tonto, forse", commentò mister incredible pensando con orgoglio alla precoce logorrea del figlio.
"il nostro ne conosce almeno mille, o forse duemila, anzi cinquemila. probabilmente un bambino cresciuto in una grotta con genitori cavernicoli, a due anni dice solo 200 parole", proseguì l'incauto padre.
lo hobbit piccolo compirà due anni tra poco più di due mesi.
il suo vocabolario è composto di circa 10 parole, di cui 7 storpiate.
ha circa 70 giorni di tempo per raggiungere il piccolo cavernicolo nella grotta.
domenica, 20 gennaio 2008
se durante una piacevole serata con piacevoli amici qualcuno dicesse:
"il costo marginale di un terzo figlio è superiore al suo beneficio marginale", la gamma di reazioni possibili sarebbe piuttosto ampia:
1. dargli una sberla
2. accendere un bel fuoco nel mezzo della stanza e buttarci dentro il volume "rational choice theory", trovato casualmente nella libreria di casa
3. scoppiare in singhiozzi isterici
4. chiudersi in un torvo e vendicativo mutismo
5. coprire di insulti lui e la squallida categoria degli economisti a cui appartiene
6. dimostrare ai presenti, con una magistrale eloquenza e una logica inconfutabile, l'idiozia della dichiarazione.
se poi quel qualcuno fosse vostro marito, il padre dei vostri due hobbit, l'uomo con cui avete deciso di dividere l'rc auto, il mutuo e il talamo, beh il costruttivo confronto potrebbe anche protrarsi fino all'alba del mattino dopo.
lunedì, 31 dicembre 2007
Nel 2008 elastigirl ha una missione kamikaze: convincere mister incredible a fare il terzo hobbit.
"scordatelo", dice lui.
"tu sei completamente pazza! se fate un altro bambino ti viene un esaurimento, la casa scoppia, la macchina implode e tuo marito ti lascia per una studentessa giamaicana", dice nonna J.
"è una scelta tua, io ho sempre sognato di fare il capostipite di una tribù numerosa", dice nonno A.
"io lo voglio maschio, tutto pelato. può dormire nella cesta dei giochi", dice lo hobbit grande.
lo hobbit piccolo si arrabbierebbe moltissimo perché le novità lo irritano. ma gli passerebbe subito.
super w e mister brown tacciono e sorridono.
elastigirl ci pensa spesso, con desiderio e struggimento.
elastigirl ci pensa spesso perché qui manca qualcuno.
elastigirl ci pensa perché è incosciente.
elastigirl ci pensa perché è stata fortunata e la fortuna va condivisa.
elastigirl ci pensa perché "the more the merrier".
elastigirl ci pensa perché nella vita non bisogna pensare troppo.
elastigirl ci pensa perché in ognuno di noi c'è un piccolo kamikaze.
tanti auguri
domenica, 04 novembre 2007
i weekend con gli hobbit sono maratone.
i weekend con gli hobbit sono sveglie all'alba, corse ai giardini, festicciole rigorosamente under five, wrestling, canzoncine idiote, goal (anzi gaaaal) in corridoio.
i weekend con gli hobbit sono un massacro, fisico e non solo.
i weekend con gli hobbit rendono il lunedì mattina un'ambita meta.
"ma noi, prima, cosa facevamo?", chiede mister incredible lanciando il pallone allo hobbit grande al parco.
"prima di che?", chiede elastigirl cavalcando un gigantesco coccodrillo di legno, aggrappata dietro lo hobbit piccolo.
"prima di loro", risponde il supereroe lanciando un'occhiata ostile ai due nani.
"già. cosa facevamo noi nel fine settimana prima di questi due?", si interroga elasti-disorientata.
"boh, andavamo al cinema"
"e poi?"
"ci svegliavamo tardi la mattina..."
"già. e facevamo colazione in pasticceria con i giornali"
"e poi tornavamo a casa e ci rimettevamo a letto"
"e ci coccolavamo e ridormivamo ancora un po'...."
"e poi vedevamo gli amici..."
"e io andavo in piscina e tu leggevi tex willer, nathan never, dylan dog, julia e tutti i tuoi stupidi fumetti...."
"ah! che bella vita!"
"che vita fantastica..."
"papà!!!! papà!!!! oh la palla!!!!!!", urla lo hobbit grande, mentre il piccolo approfitta della elasti-distrazione per leccare il dorso terroso del coccodrillo.
sabato, 03 novembre 2007
una tranquilla elasti-mattina con gli hobbit:
"lascia stare!"
"non toccare!"
"posa subito quel bastone!"
"tirati su da terra che è tutto zozzo!"
"muoviti"
"basta piagnucolare!"
"non voglio sentirti dire certe parole!"
"copriti che fa freddo!"
"piantala!"
"non correre!"
"attento!"
"sei in punizione!"
oggi gli hobbit si sono trasformati in due creature infernali, umanamente insostenibili.
in alternativa oggi elastigirl è diventata pesante come l'uranio, la scassaballe che nessun bambino vorrebbe avere per madre.
se qualcuno avesse un'opzione tre è pregato di esporla.
martedì, 30 ottobre 2007
"vuoi?", chiede elastigirl al nano piccolo.
"sì", risponde lui sgranando due occhi tondi.
"mamma! hai sentito? ha detto 'sì'", urla lo hobbit grande.
"ehi? cosa hai detto? hai detto 'sì'?, con la S del serpente che sibila e la I del cavallo che nitrisce? hai detto sì??? tu sai dire 'sì'?", chiede incredula l'elasti-mamma.
lo hobbit piccolo arretra e tace.
forse si è sbagliato. forse non è pronto.
perché dire "sì" non è come dire "mamma" o "cacca".
caro nano piccolo, se dici sì apri una porta.
se dici sì ti impegni, per oggi e forse anche per domani.
se dici sì il mondo ti sorriderà ma ti chiederà di dirne altri.
se dici sì tendi una mano e qualcuno la prenderà.
se dici sì smetti per un momento di giocare e ti metti in gioco.
se dici sì diventi grande perché la generosità e l'altruismo sono fatti di sì.
pensaci bene, nano piccolo. se dici sì inizierai a vivere sul serio.
lo hobbit piccolo deve averci ripensato.
dopo quel timido "sì" sono usciti solo dei perentori "no".
lunedì, 22 ottobre 2007
gli hobbit vanno a fare il periodico tagliando dalla dottoressa tic tic, la pediatra.
elastigirl vorrebbe che la deliziosa tic tic fosse sua amica, sua sorella, talvolta anche la sua psicoanalista.
vorrebbe soprattutto che la tic tic fosse folgorata dagli hobbit e li considerasse creature adorabili e uniche.
lo hobbit piccolo entra nello studio dell'amata dottoressa, senza degnarla di uno sguardo.
si impossessa di una palla, la lancia, urla "gaaaal" e fa la cacca, smerdandosi fino al collo.
naturalmente elastigirl si è dimenticata il cambio.
arriva il turno dello hobbit grande, irritato per la precedente mezz'ora di protagonismo pediatrico del fratello.
"ciao, nano grande. accomodati sulla sedia!", dice la tic tic sorridendo da dietro la sua enorme scrivania.
lo hobbit si sdraia per terra, davanti alla sedia.
"fammi pure le domande. mi sento comodo a risponderti da qui sotto", le dice dal pavimento.
"come stai?", chiede lei senza scomporsi.
"male, grazie"
"hai amici?"
"no, nemmeno uno"
"ti lavi i denti?"
"mai, la mamma non vuole"
"mangi frutta e verdura?"
"no"
"vai a giardini?"
"no, non mi porta nessuno"
"ti piace andare alla scuola materna?"
"no, perché c'è il minestrone"
"cosa ti piace fare?"
"il cameriere", conclude lui, spalmato sul marmo.
"sono sani come pesci!", dice la dottoressa tic tic alla fine delle visite.
"mi dispiace. sono stati orrendi", si scusa elastigirl, sognando piccoli lord che recitano poesie e fanno la riverenza, che fanno la cacca solo nell'intimità del bagno di casa e non raccontano montagne di idiozie sdraiati sul pavimento di uno studio medico.