venerdì, 29 gennaio 2010
ehi tu,
che sei qui da poco ma io già non mi ricordo come fosse la vita prima di quel poco, che hai un nome e un cognome, ma ti chiamano 'piccolo ficcanaso' o 'dart fener' o 'microbbit', che non ti scomponi quando tuo fratello medio (il più medio, come dice lui) mi chiede se può strapparti i capelli o romperti le ossa o prenderti in braccio che forse, tra tutte, è l'unica cosa che devi temere, quando tuo fratello grande ti canta nell'orecchio le canzoni degli abba o quando il suo amico giacomo dichiara che le tue gambe somigliano alle zampe di un insetto.
che non hai paura di niente perché il tuo mondo sa di latte, di mamma e di poco altro o forse perché sai che la paura non serve a niente o magari perché non sai.
che hai sentito la dottoressa tic tic, la pediatra, che diceva "tutti i bambini, hobbit compresi, hanno il desiderio di uccidere il fratellino e siccome i bambini, hobbit compresi, non hanno filtri, possono dire cose terribili tipo 'e se lo buttassi giù dalle scale?' ma questo non significa che metteranno in pratica l'istinto omicida" e non hai smesso di guardare con sguardo adorante caino grande e caino piccolo.
che vai in estasi con una seduta di massaggi, che mi guardi come fossi la tua personale bistecca (e non è tanto romantico e nemmeno lusinghiero, credimi), che hai occhi grandi, liquidi e senza fondo, che oggi hai sorriso per la prima volta, di un sorriso a bocca storta e spalancata, in cambio del quale avresti potuto chiedermi la luna, yoda di guerre stellari in carne ed ossa, la collezione di tex willer del tuo papà, tutti i libri ereditati dalla mia nonna atea ebrea e comunista, la ricetta segreta della focaccia, la password del blog e la bacchetta magica di harry potter e io ti avrei detto sì, senza pensarci un secondo.
ehi tu,
che oggi hai compiuto un mese ma mi sembra di averti sempre avuto con me,
tanti auguri
la tua mamma, guarita dalla mastite grazie a te, alla borsa dell'acqua calda e all'amoxicillina.
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categoria:festa, hobbit
domenica, 18 ottobre 2009
40
a emma piacciono soltanto uomini con almeno 20 anni più di lei. i coetanei sono una palla, dice. ha un destino di amante ma adesso è stufa. emma adesso vorrebbe un bambino.
davide aveva capelli corti, occhiali e l'andatura dinoccolata di superpippo. suonava la chitarra e scriveva canzoni ma aveva studiato economia e commercio e il suo papà voleva per lui un futuro da manager. ora non porta più gli occhiali, ha capelli lunghi e anarchici e l'aura del santone. "abbraccio donne - racconta - e cambio le loro vite. per lavoro". a chi gli chiede se fa l'escort lui risponde: "non proprio. ballo il tango e mostro vie inesplorate a chi ha voglia di scoprirle". va in tivvù e fa seminari. presto scriverà un libro.
valentina ha una figlia di otto anni che soffre indicibili pene d'amore. "mamma, non puoi capire quanto soffro. la mia vita senza di lui non ha alcun senso. voglio morire", dice rotolandosi in lacrime sulle piastrelle della cucina. valentina sta pensando di rivolgersi a uno specialista.
kappa non è potuta venire. è nelle filippine con il suo fidanzato. stanno facendo un corso intensivo di combattimento con armi bianche. "imparo a sferrare colpi mortali in grado di uccidere l'avversario. il mio maestro si chiama supreme master e ha 70 anni. non so se mi interessa veramente tutto ciò. ma ormai sono qui e i filippini sono un popolo meraviglioso", racconta via mail. del resto, per amore si fa questo ed altro.
alessia è scesa nel pozzo nero della malattia del suo bambino e ne è risalita, piano piano, riportandolo su con sè, stretto per mano. "dopo il pozzo la vita ha altri colori e pochissime cose ti fanno ancora paura", dice.
simone è innamorato. della sua compagna del liceo, della giornalaia, della vicina di casa, della cassiera al cinema e della sua analista. è innamorato anche della signorina che sta per svoltare l'angolo e di quella che incontrerà domattina in metropolitana. ma lui è sempre stato così e nessuno ci fa più caso.
"sto sfiorendo", dice elena che non è mai stata così bella ma non lo sa.

quando si sono conosciuti avevano quindici anni. sono stati vicini e lontani, hanno percorso strade parallele, opposte e divergenti. ogni tanto si perdono ma si ritrovano sempre. ieri hanno festeggiato i 40 anni di uno di loro. sono gli elasti-amici.
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categoria:ricordi, amici, festa
martedì, 25 agosto 2009
ieri mister brown, il papà di mister incredible, ha compiuto gli anni.
tradizione vuole che tale evento sia celebrato con una grande festa nella wisteria del salento, che lo zio con l'orecchino al naso suoni la chitarra, che la zia matta balli scalza la pizzica, che gli amici fricchettoni dei nonni cantino canzoni popolari, di lotta e dei ruggenti anni '60, che super W, la nonna, cucini il polpettone e accenda le candeline sulla torta e che mister brown offra a tutti vino e spumante in abbondanza per poi ritirarsi in un angolo con la sua barba bianca e gli occhi lucidi.
da qualche anno l'incontrollabile variabile hobbit si inserisce in un copione collaudato con effetti talvolta destabilizzanti.
ieri sera, mentre gli ospiti tessevano le lodi del polpettone, che, è vero, non è proprio una pietanza estiva, ma, grazie alla ritualità di super W, rappresenta uno dei punti fermi dell'estate salentina, come la notte della taranta e le frise con i pomodori, gli hobbit si sono chiusi in camera.
"ho scritto una canzone per questa bella festa", ha annunciato lo hobbit grande, ricomparendo armato di chitarra e di fratello.
nel patio è calato il silenzio, mister brown, per precauzione, ha tirato fuori un fazzoletto, lo hobbit si è appollaiato su una sedia, tenendo lo strumento al contrario. e ha iniziato a strimpellare, a caso. e a cantare la canzone appena composta, mentre il piccolo, ad occhi chiusi, teneva il tempo ai suoi piedi:
verso il mare
ci sono sempre le tue labbra
verso il mare
ci sono sempre i tuoi occhi blu
verso il mare
c'è sempre la tua nave che naviga con me
verso il mare
ci sono sempre le tue palpebre che navigano con me
verso il mare
c'è sempre il tuo ricordo
verso il mare
c'è sempre un movimento che si muove dentro me
verso il mare
ci sono sempre le tue urla spaventose dentro me
verso il mare
un giorno il capitano della nave
stava per buttarmi giù
ma le tue labbra mi han salvato
verso il mare
oh yes
di nuovo silenzio.
applausi e sconcerto.
"questa canzone è per la mia fidanzata", ha spiegato a chi gli chiedeva se l'opera avesse qualche attinenza con il genetliaco di mister brown.
"ba be', ba be'. ma quando si cominza a ballale?", ha chiesto lo hobbit piccolo.
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categoria:festa, salento, vacanza, nonni, hobbit
lunedì, 27 luglio 2009
15
il primo anno lui si presentò a casa sua, senza avvisare. portava enormi occhiali rotondi e un mazzolino di fiori. la madre di lei arricciò il naso e disse "mah!", il padre, uomo del sud, dichiarò che gli uomini del sud all'inizio sono così, ti coprono di fiori. ma solo all'inizio. lei pensò che bisognava fare un gran lavoro su quegli occhialoni ma che probabilmente ne valeva la pena.

il secondo anno andarono a parigi, durante l'inverno più freddo della storia di francia. passarono il capodanno in un ristorante salvadoregno, a mangiare pappa di mais avvolta in foglie di pannocchia, congelando. "è cibo degli dei, non trovi? in america latina sono veramente avanti", diceva lui ruminando quella sbobba gialla con la bocca allappata. lei sorrideva indulgente e pensava che era completamente pazzo.

il terzo anno andarono a fare una vacanza solidale in nicaragua, con i compagni sandinisti. "vedrai, sarà fantastico", promise lui. lei ne dubitava ma non voleva sembrare controrivoluzionaria. passarono 4 settimane a imbiancare un ospedale, sotto il sole tropicale, in una zona paludosa e malarica. solo per miracolo tornarono solo con una diarrea incoercibile.

il quarto anno lui si laureò e disse "vado a fare un master a londra. voglio diventare un economista marxista". "vengo con te", disse lei. "non ne vale la pena, tra un anno sarà di ritorno", rispose lui mentendo.

il quinto anno viveva in un loculo di un pensionato universitario nell'east end di londra per studenti poveri e comunisti. mangiava pomodori fritti, fagioli e uova strapazzate, tutti i giorni. lei lavorava come trader di borsa in una banca d'affari milanese ed era tremendamente infelice. ogni tanto andava trovarlo, si sdraiavano nel loculo vicini, perché nel loculo si poteva solo stare sdraiati e vicini, e si amavano fino a dimenticare i pomodori fritti e i futures sul mib30.

il sesto anno lei gli chiese di sposarla. lui le disse "scusa, mi sento poco bene".

il settimo anno lei gli disse che voleva un bambino. lui le disse: "ok, ci sposiamo, ma per cortesia non parliamone che mi viene l'ansia"

l'ottavo anno andarono in irlanda d'estate e bevvero moltissima guinness che, dicono gli irlandesi, oltre a essere afrodisiaca, nutriente e sublime, favorisce la procreazione.

il nono anno, nove mesi esatti dopo la guinness, nacque lo hobbit grande, biondo con gli occhi blu e le guance rubizze. la famiglia barese di mister incredible, dopo un momento di smarrimento, si ricordò improvvisamente dei prozii normanni.

il decimo anno lui, sotto lo sguardo allibito di parenti e amici, faceva dichiarazioni di questo tenore: "ho allattato a orari e non a richiesta" e "sono stato costretto a fare il cesareo", perché ai soggetti control freak come lui la paternità può dare alla testa.

l'undicesimo anno era ancora a londra, a fare l'economista marxista. lei era ancora a milano a fare la giornalista finanziaria. lui tornava, tutti i giovedì, lei si convinse che gli amori part time sono i migliori.

il dodicesimo anno arrivò lo hobbit piccolo, torvo e con gli occhi tondi, control freak e bacchettone sin dai primi mesi, come suo padre.

il tredicesimo anno lei era talmente stanca che non ha memoria di quello che è successo.

il quattordicesimo anno lei disse "the more the merrier. se facessimo il numero tre?", lui rispose "scordatelo. piuttosto fallo con il vicino di casa che è pure un bel ragazzo". poi andarono 5 settimane in america, lei si innamorò della gelida città di A e lo convinse che mancava qualcuno.

"buongiorno, elasti", ha esclamato lui stamane, telefonandole in redazione dalla wisteria del salento.
"ehi ciao"
"buongiorno"
"ciao"
"ho detto BUONGIORNO, hai capito? GIORNO! BUON-GIORNO!"
"che dici? ma ti stai rinscemendo laggiù con gli hobbit?"
era il loro compleanno numero 15.
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categoria:festa, marito
mercoledì, 27 maggio 2009
siamo andati in questo posto un po' lontano ma neanche tanto.
c'era un giardino grande bellissimo e il vento faceva muovere i rami degli alberi come orchi dei boschi.
a me è venuto il mal di pancia perché mi sono ingozzato di prosciutto, salame a altre cose. la mamma mi ha fatto un massaggio e io ero piegato in due e dicevo "ohi ohi sto morendo". poi sono andato in bagno, ho fatto tantissima cacca puzzolente e sono stato subito meglio. ho preso delle carote e sono andato a cercare i cavalli ma erano già a dormire. peccato.
alla fine c'era una cascata di cioccolato. mondiale. chi ha inventato la cascata di cioccolata è un genio.
ah, lei era vestita tutta di bianco, lui no.

ieli samo 'ndati là. z'elano li cavalli e la callozza. io fatto tanti zili con li bambini amizi mei. mi paze la callozza. ne la kesa z'ela il liso e li colandoli. belli li colandoli.
la vale lideva, con il vestito banco e li fioli ne la tetta. calina.
fabio ha i muccoli e le tolte in fazza.
sedia si dize cadlega.
abbamo fatto li patzi, io e malìoteleso.
(= ieri siamo andati lassù, nella verde e piatta brianza. c'erano i cavalli e una carrozza che portava i bambini a fare dei giri nel parco. io facevo l'indifferente e guardavo nel vuoto così nessuno si è accorto che da quella carrozza non sono mai sceso e mi sono fatto circa dieci giri. con me c'erano diversi bambini che si davano il cambio sulla carrozza. io li chiamavo amici anche se non li avevo mai visti perché ho capito che un approccio cameratesco e conviviale nei confronti del prossimo paga sempre. in chiesa abbiamo lanciato il riso e i coriandoli. ho molto apprezzato questa usanza di tirarsi addosso delle cose al termine di una cerimonia.
valentina rideva, con il vestito bianco e i fiori tra i capelli. era estremamente graziosa e se mi sbilancio io che sono notoriamente parco di complimenti, significa che lo era veramente. fabio, il novello sposo, ha parecchi muscoli ma questo non gli ha risparmiato il lancio delle torte in faccia, attività alla quale anche io ho partecipato con entusiasmo.
il papà di valentina mi ha insegnato che nella sua lingua, che poi è il dialetto milanese, sedia si dice 'cadrega'. quando mi sono avvicinato a mio padre barese e gli ho detto 'cadrega' con perfetto accento lombardo lui ha vacillato e si è dovuto sedere, giustappunto su una cadrega.
abbiamo fatto i pazzi tutta la sera, il mio grande, immaginario e inseparabile amico marìotereso ed io).

la baby sitter valentina diolabenedica ieri ha sposato il suo storico fidanzato fabio.
l'elasti-famiglia ha partecipato attivamente all'evento.
nell'entusiasmo generale, elastigirl è riuscita persino a dimenticarsi che per quattro settimane la colonna portante della sua vita sarà in giro per il mondo.
basta che torni, a un certo punto.
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categoria:festa, matrimonio, hobbit, baby sitter
giovedì, 30 aprile 2009
Il centro per la cultura ebraica dell'università della città di A ha organizzato su un prato del campus una grande festa in cui l'elasti-famiglia si è casualmente imbattuta.
c'erano spiedini kosher, birra kosher, pretzel, studenti che fumavano narghilè non kosher, musica a tutto volume, un coro a cappella, un campo di pallavolo e un tappeto gonfiabile per fare i salti.
poi si è fatto silenzio. ed è arrivata lei, scalza e seminuda. la belly dancer, la ballerina di danza del ventre.
tutto si è fermato, tranne i tamburi e la sua pancia.
ha ballato sul prato, facendo tintinnare le monetine intorno alla vita e i bracciali alle caviglie, lasciva e sensuale.
poi ha preso il microfono e ha detto che aveva bisogno di un partner per continuare il suo spettacolo.
e gli studenti con la kippah in testa, gli occhialini e l'aria da intellettuali, sono arrossiti e hanno abbassato gli sguardi.
“come on guys, let's dance together. It's easy!”, su ragazzi, balliamo insieme, è facile, diceva lanciando occhiate ammiccanti al pubblico.
nessuno si faceva avanti e l'imbarazzo cresceva.
silenzio, spiedini kosher sulla griglia e imbarazzo.
poi un piccolo hobbit si è tolto le scarpe, le calze e la felpa. ed è rimasto in jeans, maglietta, guanti verdi, piedi nudi e ricci scomposti.
ha guardato serio, con i suoi occhi tondi, la ballerina e le si è avvicinato.
“io e l'eloe chivalà voliamo ballale” (= io e il mio amico immaginario più impavido, l'eroe chivalà, vorremmo ballare. perché il ritmo ce lo abbiamo nel sangue e non conosciamo freni inibitori. hai chiesto un cavaliere? siamo qui in due. adesso fai partire i tamburi che siamo venuti apposta).
lo spettacolo è potuto proseguire senza intoppi.
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categoria:usa , follie, festa, hobbit
domenica, 26 aprile 2009
gli anni scorsi l'elasti-famiglia andava in manifestazione.
quest'anno, nella città di A, è andata a un barbecue, ospite di una famiglia di economisti marxisti originari del midwest.
dopo due bloody mary, tre margarita e due bicchieri di vino rosso californiano, la padrona di casa cucinava hamburger e salsicce, conversando amabilmente con i suoi ospiti. elastigirl al suo posto si sarebbe accasciata priva di sensi dentro il sacco della carbonella.
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categoria:usa , festa
venerdì, 17 aprile 2009
una università piena di economisti marxisti, un circolo di vegani, un'associazione di universalisti umanisti e un centro per la mente contemplativa.
circoli di lettura in ogni casa, due centri per lo studio della cultura ebraica e scuole di yoga ad ogni angolo.
un bosco, gli scoiattoli, la reggio preschool dove vanno gli hobbit e un caffè vicino alla ferrovia con un ragazzo che lavora a maglia, due vecchini che giocano a scacchi con il cappello di lana in testa e la tuta da ginnastica e una signora filiforme e svenevole che si tocca la fronte con il dorso della mano e sospira leggendo il suo libro.
compiere 39 anni nella città di A è un'esperienza lieve e un po' surreale.
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categoria:usa , follie, festa
giovedì, 16 aprile 2009
caro hobbit grande,
che ormai sei un ragazzino,
che hai occhi blu spalancati sul mondo
e una memoria da elefante.
che aspettavi questo giorno da settimane
e stamane ti sei svegliato all'alba urlando: oh yeah!
che sei stonato come una campana ma canti a squarciagola,
che inventi poesie di cavalieri, arcieri e bicchieri.
che sei grande e protettivo,
melodrammatico e istrionico,
seduttore e gaudente.
che esiti e rifletti,
che taci e osservi,
che ti svegli di notte e chiedi l'abbraccio magico per riaddormentarti.
fragile e spavaldo,
timido e sottile,
virile, come un piccolo uomo.
caro hobbit grande,
che compi gli anni tanto lontano da casa
e metti radici dove appoggi il cappello
e trovi una fidanzata dove posi lo sguardo.
che a settembre andrai a scuola,
che da grande vuoi fare il carabiniere,
che sei come me e in te mi specchio disarmata,
buon compleanno
la tua mamma
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categoria:festa, hobbit
martedì, 14 aprile 2009
il diner è un ristorante, generalmente prefabbricato, con i divani colorati in simil pelle, come i sedili della macchina tamarra affittata dall'elasti-famiglia, e un bancone con gli sgabelli alti. nel diner c'è sempre una cameriera procace e provocante, sulla quarantina, con i ricci e il sorriso un po' stropicciato, un grembiule e, sotto, una vertiginosa gonna di jeans.
"hai honei, hud-jiu laik sam cofi?" (= ciao tesoro, gradisci del caffè?), chiede con una cantilena, ancheggiando e brandendo un thermos. come nei film, ogni volta che la tazza non è più colma fino all'orlo, lei torna e ripete la stessa domanda, piegandosi generosamente verso il cliente, con morbida complicità.
nel diner servono pancake alle fragole, con la panna e le noccioline e la marmellata e qualche pistacchio e del burro, che non guasta mai. servono anche uova fritte in bilico su un toast imburrato, muffin ai mirtilli, ripassati in padella nella margarina senza grassi.
nel diner, se si accorgono che uno hobbit piccolo compie gli anni, il cuoco con il cappello in testa, il lavapiatti con le mani ancora insaponate e la cameriera, arrivano al tavolo con una grande fetta di torta ricoperta cioccolato e una candelina accesa sopra. si abbracciano e cantano happy birthday to you e i clienti intorno battono le mani e alla fine la cameriera si china verso il festeggiato e gli sussurra melliflua, sbattendo le ciglia, "mei ai giv iu e kiss, suitiii?", posso darti un bacio, dolcezza?
in un film il festeggiato arrossirebbe e si lascerebbe strapazzare dalla signorina che resterebbe per sempre una pietra miliare dell'immaginario erotico del minuscolo cliente.
nella realtà lo hobbit piccolo la guarda dritto negli occhi, torvo e diffidente. e tace.
"mei ai giv iu e kiss, suitiii?", ripete lei.
"iz taim tu clin ap" (= it's time to clean up, che vuol dire che è il momento di mettere in ordine, che poi è l'unica frase di senso compiuto che ho imparato in quell'asilo di sciroccati pieno di maestre e bambini americani dove mi mandano i miei genitori, convinti di farmi cosa gradita), risponde lui, lapidario.
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categoria:usa , festa, hobbit