martedì, 09 febbraio 2010
non mi manca sapere come ha chiuso la borsa di tokyo la mattina e nemmeno come ha aperto wall street il pomeriggio. non mi mancano la pausa pranzo, i buoni pasto, i litigi su chi ruba all'alba il buongiorno di gramellini. non mi mancano i pettegolezzi, le riunioni nel bagno delle donne, il boccione dell'acqua che finisce subito. non mi mancano le conference call, i comunicati stampa, i risultati societari, le riunioni in cui si parla di target e di strategic plan. non mi mancano il tempo pieno, il mio computer e le sue 27 password, la mia sedia che, ora che ci faccio caso, è molto più comoda di quella su cui sono seduta in questo momento. non mi manca nemmeno lo shopping perché a dire il vero non sono mai stata una professionista dell'acquisto compulsivo, o dei saldi, o tantomeno degli outlet. non mi manca il tempio del benessere in cui mi facevo umiliare a peso d'oro tra le 13 e le 14, nell'eterna lotta al gluteo rilassato. non mi mancano le corse, la paura di sbagliare, l'illusione di essere al centro del mondo. non mi mancano nemmeno i buffet e i gadget aziendali.
mi manca l'interazione quotidiana con degli adulti. mi manca l'appartenenza a un gruppo che non sia familiare. mi manca un ruolo diverso da quello di mamma. mi mancano gli interlocutori. mi manca la mia bicicletta. mi manca il delirio dell'indispensabilità, anche se nessuno è indispensabile, da nessuna parte. mi manca il lavoro che ho sempre sognato e mai trovato. mi manca il multitasking. mi manca quella che ero in una foto al mare di qualche anno fa. mi manca una fuga di 48 ore con mister incredible. mi manca l'idea di libertà ancor più che la libertà stessa. mi mancano il cinema e una notte di sonno ininterrotto. mi mancano le mie amiche senza figli. mi mancano il tempo, il lusso di un bagno con la schiuma e tutto quello che davo per scontato e che non ricordo più.
a quaranta giorni dalla nascita del microbbit poteva andare molto peggio di così.

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categoria:autocoscienza
martedì, 05 gennaio 2010
ehi tu, qui fuori,
tu che fai le puzze, fai la cacca, dormi e mangi, esattamente in quest'ordine.
sono io, quella su cui tu punti il tuo sguardo famelico, quella che su di te punta il suo sguardo adorante, quella che hai ridotto in schiavitù in meno di una settimana: la tua mamma, insomma.
adesso che sono tranquilla, che il naviglio non è esondato sommergendo la sala operatoria durante il parto, che il ginecologo non mi ha squartata in un momento di follia e l'anestesista non mi ha usata come cavia per un cocktail letale di sua invenzione, che ho visto che hai due mani, due orecchie un po' pelose, due occhi e un cuore che batte forte, che il cielo non ci è caduto sulla testa, che sono ancora qui, nonostante i mille fantasmi che popolavano i miei sonni.
adesso che siamo noi due e il resto del mondo intorno, posso guardarti, un pezzettino per volta, posso annusarti e ubriacarmi di quel profumo di caramelle e zucchero filato, uguale a quello che mi ricordavo e forse persino più buono, posso toccarti, o smanacciarti o mantrugiarti, come direbbero i tuoi fratelli.
posso perdere il senno, come non mi era mai successo perché, devi sapere, quando è nato lo hobbit grande avevo troppa paura di lui e della mia inadeguatezza per lasciarmi andare e quando è arrivato lo hobbit piccolo avevo troppa paura di fare un torto al grande per concedermi il lusso di un colpo di fulmine.
ora che sei arrivato tu, con quei piedi lunghissimi, troppo grandi per qualsiasi tutina della tua misura, con quegli occhi liquidi, stupiti e perplessi, con quella lingua da tartaruga con cui mi fai le boccacce, non ho nessuna paura.
ora che sei arrivato tu mi concedo un amore folle, matto e disperato. un amore da invasata. di quegli amori che se fossimo grandi ti sfinirei di sms e di email alla melassa. di quegli amori che se fossi la tua fidanzata mi considereresti pazza e mi lasceresti subito, senza rimpianti, per una strega che ti maltratta.
mi devi sopportare così, con il privilegio della consapevolezza, l'arroganza dell'esperienza e lo sguardo da triglia. prima o poi mi passerà, almeno un pochino. ma adesso cerca di portare pazienza.

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categoria:maternità, autocoscienza, hobbit
martedì, 01 dicembre 2009
ore 17,30:
elastigirl porta lo hobbit grande dal dentista che gli mette l'apparecchio fisso per correggere il morso inverso.
lui, stoico, si lascia torturare per un'ora sdraiato sulla poltrona, guardando l'orizzonte oltre il soffitto al piano terreno dello studio odontoiatrico.
"ti fa male da qualche parte? ti dà fastidio? devi avere pazienza due giorni, poi non lo sentirai più", dice il medico.
"non mi fa niente. non sento niente. sono già abituatissimo"
elastigirl, commossa dall'eroismo del primogenito, lo porta al negozio di giocattoli lì accanto e lascia che lui scelga un crociato a cavallo, bardato e armato fino ai denti. non esattamente politically correct ma di suo indubbio gradimento.
"mamma, dobbiamo pensare anche allo hobbit piccolo. non possiamo arrivare da lui a mani vuote", dichiara il virgulto, così giovane e già così nobile d'animo.
elastigirl trabocca di orgoglio.
"hai ragione, nano. scegli tu un regalo anche per tuo fratello"
lui sceglie una piovra. mostruosa.
"sei sicuro che gli piaccia?"
"certo mamma. vedrai, impazzirà", commenta senza esitazioni.

ore 19,00:
lo hobbit grande entra in casa in scivolata con la sua nuova bocca metallica spalancata.
"non zi vede nente. non è un velo appalecchio pel li denti",  dice il perfido hobbit piccolo continuando a giocare con la baby sitter valentina diolabenedica.
"è calina quetta piovla, ma non è un cavaliele. a me pazzono li cavalieli".
valentina saluta e torna dal suo marito fabio, in brianza. elastigirl ha un brivido di terrore pensando a quando la colonna portante della sua vita si stuferà del pendolarismo e opterà per una elasti-famiglia brianzola, piena di hobbit femmine.

ore 19,30
a tavola.
lo hobbit grande non riesce a mangiare, non riesce a parlare, non riesce a deglutire per colpa dell'apparecchio. ma sopporta, alla ricerca di un capro espiatorio.
il piccolo si siede al posto dell'assente mister incredible.
"io sono papà, tu sei mia mollie, e tu sei mio fillio con l'appalecchio a li denti. pozzo pallale solo io a tavola", annuncia prima di avviare uno sproloquio sui gusti di marìotereso, l'amico immaginario, in tema di prosciutto cotto e crudo.
lo hobbit grande è sempre più inquieto, il piccolo discetta senza tregua.
la tensione tra i due monta. elastigirl si distrae per sparecchiare.
vola una forchetta. l'ha lanciata il piccolo. il grande la schiva.
elastigirl urla.
per tutta risposta vola l'apribottiglie. due piccoli selvaggi, due pericolosi criminali, il seme della violenza che germoglia.
piccoli delinquenti. ve ne approfittate perché sono fiaccata da questa enorme pancia, perché vostro padre è a londra, perché siete due contro una, perché siete due maschilisti in pectore e credete di poter fare i vostri comodi. vi faccio vedere io di cosa è capace una strega.
"mostri. siete solo due mostri maleducati e violenti che non meritano le mie attenzioni, non meritano la mia pazienza, non meritano niente. a letto istantaneamente. non vi voglio più vedere"
"io vollio lezzere un liblo"
"il libro te lo lancio dalla finestra se non sparisci in camera"
"ma mamma, io soffro terribilmente in bocca..."
"chi soffre non lancia apribottiglie. lontano da me!"

e adesso sono qui. loro piangono di là. chiedono scusa, implorano perdono. e io sono qui, che fingo di non sentirli.
il microbbit nella pancia penserà di essere atterrato all'inferno.
sono qui dilaniata, tra un poliziotto cattivo e un poliziotto buono, tra il dovere di educarli e il desiderio di infilarmi nei loro letti tiepidi e dire loro che non importa, che tutti sbagliano, che sono, nonostante tutto, i miei due uomini preferiti, a parte mister incredible che però ho trovato già fatto ed è stato un po' più facile o più difficile, non so.
loro continuano a piangere, probabilmente non si addormenteranno mai più, sono mortificati. e uno è piccolo e ha l'edipo alle stelle. e l'altro ha solo sei anni e già l'apparecchio ai denti.
però potevano finire in ospedale con una forchetta e un apribottiglie conficcati in un occhio. però devono imparare la disciplina e il rispetto. altrimenti poi diventeranno maschi orrendi, che picchiano le fidanzate e intonano cori razzisti negli stadi.
ops. shht.
di là si tace, forse si dorme.
di qui, nell'antro della strega, c'è un silenzio che assorda.

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categoria:solitudine, autocoscienza, sconforto, hobbit, sfinimento
giovedì, 26 novembre 2009
siccome la pagliuzza nell'occhio del prossimo è sempre più grande della trave nel nostro,
siccome enumerare i difetti altrui dà un certo gusto,
siccome parlare dei pregi non propri fa sentire più buoni,
siccome un momento di autocoscienza giova anche ai maschi, anche se spesso vi si sottraggono,
siccome quando il gioco si fa duro...
ecco qui:

mister incredible è un cattivo padre:
1. perché quando lavora o è immerso nella lettura dei suoi testi sacri, tipo i love marxian economics o econometric models for proletarian revolution, non sente i figli che urlano, che si lanciano oggetti contundenti o che gli annunciano l'intenzione di scaraventare lo stereo e la tivvù fuori dal balcone per fare spazio ai gormiti.
2. perché fa vedere agli hobbit il signore degli anelli, x-man, daredevil, hellboy e altri altri inquietanti film senza censure, come se assistere a guerre, squartamenti e violenze varie conditi da atmosfere gotiche e ansiogene fosse uguale ad assistere alla danza dei sette nani nella miniera di diamanti.
3. perché non sospetta nemmeno che il lunedì mattina alla scuola materna si debbano portare asciugamano, bavaglino e lenzuola puliti e che nello zaino dello hobbit grande vada infilata una merenda, ogni giorno.
4. perché, se fosse per lui, i bambini potrebbero andare in giro a maniche corte, anche a gennaio, con i sandali aperti e i calzoni corti, potrebbero indossare una maglia viola e dei pantaloni a pois marroni o avvolgersi negli stracci della cucina e presentarsi così al mondo e soprattutto alle intemperie.
5. perché non si pone il problema del cibo, dell'appuntamento con la pediatra, del pagamento della refezione scolastica e dei contributi inps della baby sitter valentina diolabenedica.
6. perché non ama i dolci e quando si trasgredisce tutti insieme, con il cioccolato, il gelato e la torta, lui scuote la testa e mangia cicorie.
7. perché non voleva una figlia femmina. ne sarebbe stato letteralmente terrorizzato e, come disse un giorno, l'avrebbe allevata "come il maschio che ho sempre desiderato".
8. perché sostiene di essere "un padre perfetto".

mister incredible è un buon padre:
1. perché adora gli hobbit e li guarda con sguardo da triglia innamorata, ma solo quando pensa di non essere visto.
2. perché li coccola, e fa loro il solletico e li fa ridere e gridare di gioia come nessun altro.
3. perché pulisce con assoluta naturalezza la cacca, il vomito e le altre schifezze hobbit e perché sa accudire un nano come e meglio di una mamma, senza sentirsi eroico o straordinario per questo.
4. perché condivide, partecipa e interviene in tutte le cose importanti, perché è coerente, solido, presente anche quando è lontano.
5. perché, quando c'è bisogno, fa il poliziotto cattivo, lasciando a elastigirl il più comodo ruolo della buona.
6. perché ha insegnato ai nani a dormire, con disciplina  e dolcezza, come elasti-mollacchiona non sarebbe mai stata in grado di fare.
7. perché quando elastigirl allattava, si alzava spesso di notte anche lui, e si accoccolava vicino a lei, aspettando che finisse. e poi diceva "noi allattiamo" ed era un po' vero.
8. perché trasmette le sue passioni agli hobbit e insegna loro il dialetto barese e l'amore per le cartellate e le cime di rapa, regalando loro quelle radici che a elastigirl mancano.

chi volesse partecipare a questo gioco in prima o per interposta persona è, come al solito, caldamente invitato a farlo.
KGNSBFACBHPD
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categoria:giochi, genitori, marito, autocoscienza, papà, hobbit
venerdì, 20 novembre 2009
sono una cattiva madre:
1. perché detesto (ma proprio mi fa schifo) giocare con i gormiti e con tutti gli altri mostruosi personaggi che combattono, si ammazzano e risorgono, che dicono "io sono il più forte, no io, no io sbleng, tong, gunf"
2. perché passare un sabato e domenica interi sola con gli hobbit, senza mister incredible, mi getta nello sconforto e mi sfinisce
3. perché non so disegnare, nemmeno un gatto, un topo, un albero. niente di niente. produco sgorbi immondi che mi imbarazzano. e per questo non incoraggio l'estro artistico dei nani
4. perché non ascolto musica e non la faccio ascoltare ai bambini
5. perché non ho inventiva né manualità, non so cucire nemmeno un cappiolino di un asciugamano o un bottone. la sola idea di creare un costume, una maschera, uno straccio di mantello per carnevale o halloween mi provoca tremori e vertigini
6. perché non cucino mai il minestrone e nemmeno i legumi che dicono sono tanto sani
7. perché non accetterei di smettere di lavorare per occuparmi a tempo pieno dei figli
8. perché a volte mi infurio e allora urlo, oppure sbatto per terra fortissimo un giocattolo a caso. è capitato che si frantumasse sotto gli occhi esterrefatti dei due hobbit.

sono una buona madre:
1. perché con gli hobbit rido, come con nessun altro
2. perché con loro canto, qualsiasi cosa, dalle sigle tv degli anni 70, alle canzoni inventate e spesso ballo
3. perché li lascio parlare, senza interromperli, e passerei la vita ad ascoltarli. perché i racconti hobbit mi incantano
4. perché adoro leggere loro le storie e preparare loro le torte
5. perché provo a mettergli dei paletti intorno, anche se a volte "sbraco" come dice mister incredible e qualche paletto cede
6. perché non sono ansiosa, almeno non troppo, e non mi interessa se non hanno la canottiera rimboccata nei pantaloni
7. perché sono fiera di loro e loro lo sanno e anche per questo hanno le spalle larg
he 
8. perché penso che il mondo sia un posto bello e voglio che lo pensino anche gli hobbit.

se qualcuna/o volesse partecipare a questo rito catartico, può farlo liberamente qui sotto. non ci sono limiti all'autoflagellazione né all'autocelebrazione. e nemmeno limiti di spazio. l'anonimato è concesso, ma solo quando è veramente necessario.
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categoria:giochi, matrimonio, autocoscienza
mercoledì, 28 ottobre 2009
- gli elfi della casa editrice che ha pubblicato l'elasti-libro l'hanno invitata a pranzo e le hanno detto: "elasti, da oggi la tua dieta sarà philadelphia light e yogurt greco con il 2% di grassi. noi mangiamo così e vedi come siamo in forma. tu mangi carne, uova, pesce e carboidrati e guarda come ti sei ridotta, con quella enorme pancia. non puoi certo pensare di scrivere un altro libro nel tuo stato"

- in redazione la sostituisce patsy kensit, bionda cantante inglese che un giorno, circa 20 anni fa, ebbe un incidente con la spallina del reggiseno mentre si esibiva a sanremo nell'indimenticabile will you remember e per questo ha marchiato a fuoco l'immaginario erotico degli adolescenti degli anni '80. "non ci manchi affatto, elasti", ha scritto in un sms il collega G, adolescente negli anni '80.

- mister incredible le telefona da londra comunicandole che la rivoluzione proletaria è finalmente scoppiata. il focolaio, le spiega, è nell'east end, alla fermata della metropolitana bethnal green. "di fronte alla rivoluzione non c'è vincolo familiare che tenga. bisogna spezzare le catene. ci ritroveremo un giorno, forse, quando il capitalismo sarà stato rovesciato e la classe operaia sarà al potere. addio moglie. bacia i bambini", dice prima di riagganciare.

- nonna J e suo marito artù hanno adottato sei fratellini cambogiani, tra i due e i dieci anni. "nella nostra famiglia mancava un bambino. adesso siamo finalmente appagati. saranno la nostra ragione di vita", annunciano garruli.

- marìotereso, l'amico immaginario dello hobbit piccolo, gli ha regalato un cane, precisamente un mastino napoletano, non immaginario.

- il microbbit è uscito dalla pancia: pesa 5,7 kg, ha i capelli rossi, è allergico al latte materno e si nutre solo di carne di cavallo, meglio se cruda.

sarà colpa del congedo maternità, della protratta assenza di mister incredible , chiuso in una stanza polverosa dell'università di londra ormai da giorni insieme a un economista marxista giapponese workaholic, della proverbiale inquietudine notturna delle gestanti, dei placidi ritmi casalinghi, ma nelle ultime 48 ore l'elasti-attività onirica ha toccato vette finora inesplorate.
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categoria:incubi, autocoscienza, gravidanza
lunedì, 28 settembre 2009
nonostante un'infanzia passata a cantare 'sebben che siamo donne paura non abbiamo', l'educazione di nonna J a base di hop hop e di sedute di autocoscienza femminista, nonostante gli aridi studi di economia e l'ancor più arida carriera (carriera?) nel giornalismo finanziario, elastigirl, dentro, è una massaia.
nelle recondite profondità del suo animo, lei porta un grembiulone a fiori macchiato di farina e tuorlo d'uovo e un mattarello sotto il braccio, ha origini contadine e quindici figli urlanti attaccati alla sottana che implorano di leccare l'impasto della torta marmorizzata rimasto appiccicato al mestolo di legno.
l'elasti-massaia, pur essendo una donna spavalda e volitiva tra le mura domestiche,  in pubblico è schiva e preferisce restare nell'ombra, generalmente in una tasca dell'elasti-borsa o tra le pieghe di un'elasti-camicia.
la domenica tuttavia è il suo momento.
"ragazzi, bisogna tagliare tutto quel basilico sul balcone, altrimenti muore. e cosa facciamo di tutto questo bendidio profumatissimo e biologico? il pesto! e poi occorre tagliare anche la salvia che ormai è diventata infestante e stasera cosa si mangia? salvia fritta. olè. venite ad aiutarmi"", ha detto energica e imperiosa agli hobbit ieri pomeriggio brandendo un enorme paio di forbici.
"ehi mamma! guarda! è gigantesco! è verde! è un super verme!", ha gridato lo hobbit grande in estasi mentre lavava le foglie odorose.
"zi sono anke io! fatemi vedele. un vemme? glande! folse è un dlago!"
"ma è bellissimo! guardiamolo da vicino. nano, domani potresti portarlo a scuola e farlo vedere alle maestre e ai compagni. che dici? mettimelo sulla mano!"
già, perché l'elasti-massaia non ha paura di niente e, alla bisogna, combatte a mani nude le sue battaglie contro le mostruose creature, grandi e piccole, di madre natura.
pesto e salvia fritta hanno perso ogni appeal di fronte al vermone ipertrofico, protagonista assoluto dell'imbrunire domenicale.
la sera, prima di andare a dormire, lo hobbit grande ed elasti-massaia hanno infilato il gigante verde in un tupperware dotato di presa d'aria, in cui hanno messo ogni genere di conforto: acqua, basilico, pane, uva e un fiore blu perché anche l'occhio vuole la sua parte.
stamane, nella frenesia malmostosa del lunedì mattina, di quella signora con il mattarello sotto il braccio, amica della salvia e dei vermi, solare ed entusiasta, era rimasto solo uno straccio stropicciato.
"mamma guarda! il verme è ancora più grasso stamattina. e... ha fatto un sacco di cacca! ci sono palline di cacca dappertutto dentro il tapperware! la maestra sarà contentissima!"
elastigirl ha lanciato un'occhiata furtiva e disgustata all'immondo contenitore. la massaia ha ceduto il posto a un'algida e schizzinosa signorina rottermeier: "quell'orrido animaletto produttore di schifezze non è di rappresentanza. escludo che tu possa portarlo a scuola", ha decretato arricciando il naso e gettando tutto in pattumiera.

elastigirl è convinta che, prima o poi, questa scissione interiore la porterà alla follia.
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categoria:autocoscienza
giovedì, 24 settembre 2009
"sono stanca, stravolta, esausta, ho mal di schiena, sonno e i crampi, mi si chiudono gli occhi, ho la pancia, le cosciotte e il sederone, ho i piedi gonfi e mi scappa la pipì ogni tre minuti. ah! dimenticavo. non ho niente da mettermi"

"però hai dei bei capelli"

"cosa me ne faccio dei bei capelli se tutto il resto va in pezzi?"

"anche le unghie non sono male. sono sane e forti come i capelli. devi ringraziare gli estrogeni. vedi che non tutto va in pezzi?"

"ma che mi frega delle unghie forti?"

"non fare la lagna"

"ok. la smetto. ma non è possibile avere un marito part time, un lavoro a tempo pieno, due hobbit e una pancia abitata. non è possibile svegliarsi alle 6,30 ogni mattina, lavarsi, vestirsi, preparare due nani in fretta e furia e scaraventarli fuori di casa, avere 25 minuti per accompagnarli in due scuole diverse e lontane tra loro e poi precipitarsi in redazione, passarci 8 ore, con in mezzo una pausa pranzo in cui andare in posta o infliggersi qualche altra abbrutente commissione, poi tornare a casa che sono passate le 7 di sera e trovare una baby sitter valentina diolabenedica che deve schizzare in brianza, dove la aspetta il suo neo-marito fabio, una cena da preparare e due hobbit a cui non importa nulla di una gestante stremata, bisognosa di silenzio e di un bagno caldo. non è possibile dimenticarsi del microbbit qui dentro e quando uno sconosciuto in metropolitana, guardando la pancia, chiede 'quanto manca?' rispondergli 'tre fermate per la stazione centrale'. non è possibile"

"non te ha lo ordinato il medico tutto questo"

"no, effettivamente no"

"è stata una tua libera, consapevole scelta. o sbaglio?"

"no, non sbagli"

"ecco, appunto. allora piantala. e ringrazia"


l'elasti-coscienza in questo periodo andrebbe soppressa, o almeno messa a tacere. se solo elastigirl sapesse come fare.
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categoria:autocoscienza, sconforto, sfinimento
lunedì, 07 settembre 2009
se una domenica sera tuo marito parte per londra inaugurando quel collaudato e massacrante pendolarismo che sarà routine nei successivi dieci mesi.
se tu e i tuoi hobbit lo accompagnate all'aeroporto e gli fate ciao ciao con la mano e poi vi ingozzate di gelatine di frutta per non soccombere alla malinconia, riempiendo la macchina di granelli di zucchero e cartine appiccicose,
se, messi a letto i nani, vieni assalita dal timore, o dalla consapevolezza, che quest'anno proprio non ce la farai e che questo microbbit nella pancia che si agita come un polipo impazzito, invece che il bastone della tua vecchiaia, sarà il definitivo colpo di grazia,
se ti addormenti per puro miracolo pensando alla pensione, al fondo integrativo per giornalisti, al mutuo e all'auto che è troppo piccola e troppo lurida per una famiglia come si deve,
se alle 3 ti svegli e, invece del marito part time, al tuo fianco ci sono una forma di formaggio di plastica, il libro del pettirosso pippo, un paio di calze misura 26, una crema contro le smagliature, la perfetta riproduzione in scala ridotta ma non troppo di gollum del signore degli anelli che, se lo schiacci dietro la schiena, ti sussurra 'my preciuos' con voce da oltretomba, e l'ultimo romanzo di sophie kinsella,
se per le successive due ore resti sveglia, talmente sveglia da potere fare pulizia negli armadi o da friggere melanzane per una parmigiana per 15 ,
se alle 7,30, mentre stai preparando la prima colazione, apri il frigorifero e il cartone del latte cade per terra e una cascata bianca ti inonda i piedi nudi e tu ti illudi che almeno loro, i piedi, ne trarranno beneficio,
se ti presenti in redazione e la tua capa, senza nemmeno darti il tempo di dire buongiorno, ti dice "fatti i cazzi tuoi" e tu vorresti piangere, o picchiarla,
forse c'è qualcosa che non va nella tua vita.
o forse è solo un lunedì di settembre.
o più probabilmente tra soltanto una settimana comincia la prima elementare e tu non sai gestire lo stress.
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categoria:scuola, paure, autocoscienza, sconforto
mercoledì, 05 agosto 2009
la verità è che quando si ha una voluminosa pancia abitata, bisognerebbe andare in vacanza in trentino alto adige o in islanda, o nell'emisfero australe dove è inverno oppure in un paese islamico fondamentalista dove con un confortevole burqa si nasconde ogni inestetismo, non solo della cellulite.
e comunque bisognerebbe evitare luoghi torridi in cui la divisa d'ordinanza della villeggiante media sono infradito, perizoma e piercing all'ombelico.
perché, a parte forse per le chiome ipertrofiche come mangrovie nella foresta e per i peli miracolosamente assenti, la gravidanza mette a durissima prova l'autostima.
perché sciabattare con i piedi a papera, la pancia all'infuori e lo sguardo stralunato fa venire brutti sogni.
perché emergere dalle acque con uno hobbit per mano e uno in braccio, sentendosi ursula andress in 007-licenza di uccidere dentro e gloria l'ippopotamo di madagascar fuori, crea fratture interiori insanabili.
perché sorprendere il proprio marito, da sempre estimatore di donne esili e filiformi, che seziona con sguardo lubrico le generosissime curve di una pluritatuata jessica rabbit in micro-bikini e sentirlo balbettare "che vuoi che ti dica? con l'età mi sono cambiati i gusti..." è una esperienza che provoca disorientamento, tremori e vertigini oltre che un irrefrenabile desiderio di dargli mazzate.
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categoria:vacanza, autocoscienza, gravidanza