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giovedì, 25 giugno 2009
ho tre figli, due adolescenti e uno piccolo, che ha quasi tre anni.
il piccolo non lo abbiamo cercato, è arrivato. e quando io ho scoperto di essere incinta di nuovo ho avuto paura. perché era un altro maschio, perché mio marito ed io avevamo appena ricominciato a respirare, perché il mio corpo si sarebbe trasformato di nuovo e non sapevo se mai sarebbe tornato come prima. ho avuto paura di affrontare tutto di nuovo, da capo, quando ormai mi sentivo libera, quando avevo ricominciato ad andare al cinema, a uscire a cena e a pensare a me.
il piccolo è nato in un posto dove tutto era facile.
poi siamo arrivati a milano e qui la vita è dura.
qui manca la cultura dell'accoglienza, qui non parlano le lingue, qui sono diffidenti.
diffidano perché hai una famiglia numerosa, perché hai il capo coperto, perché non mangi il prosciutto, perché non sei identico a loro, perché non ti capiscono.
noi cambiamo città ogni tre-quattro anni, siamo stati a dubai, a parigi, a bruxelles e a hong kong e mai ho trovato la chiusura che ho trovato qui.
ho imparato l'italiano perché è una lingua che amo ma nessuno mi ha mai aiutata qui, nessuno mi ha mai fatto sentire a casa, nessuno mi ha mai teso la mano. adesso va meglio rispetto ai primi tempi, ma tutto costa molta fatica.
hasem l'anno prossimo andrà all'asilo francese perché non voglio che soffra e lì so che sarà più semplice.
ha il capo capo coperto, un corpo minuto, lo sguardo sfrontato e una passione per proust. vorrebbe fare la mediatrice culturale e per questo ha studiato. suo marito è diplomatico e lei lo segue, in giro per il mondo. è gaudente e perplessa, curiosa e incredula, lucida e sfuggente, vicina e lontanissima.
è la mamma di hasem, il bambino tunisino, compagno di nido dello hobbit piccolo.
quando parla così vorresti chiederle scusa, per tutta quella strada ancora da percorrere.
mercoledì, 10 giugno 2009
alla riunione dell'asilo nido dello hobbit piccolo il papà di alberto ha alzato la mano.
"prego, papà di alberto. dica pure", ha detto la maestra susanna.
"volevo dire che sono preoccupato perché alberto a volte fa strani versi, dice brum brum e shsh e tuptì. e quando noi gli chiediamo perché parla così, lui risponde che è hasem, l'egiziano, che parla in questo modo"
"hasem non è egiziano, è tunisino"
"va be', fa i' stèss, comunque, per colpa di quel bambino egiziano..."
"tunisino"
"insomma per colpa di quello lì il mio alberto sta disimparando l'italiano"
"mi sembra improbabile che alberto possa disimparare la sua lingua per colpa di un compagno di classe. hasem parla arabo e francese e piano piano sta imparando anche l'italiano"
"insomma, maestra susanna, io sono preoccupato"
"e io la voglio tranquillizzare, papà di alberto. non ha ragione di preoccuparsi. senza contare che il contatto con i piccoli stranieri, in una classe di soli dodici bambini come la nostra, è fonte di arricchimento per i vostri figli che hanno moltissimo da imparare dalle culture diverse"
"già, per esempio alberto da hasem può imparare... a fare la pizza! gli egiziani non sono tutti pizzaioli?"
il papà di alberto, dopo le elezioni di sabato e domenica scorsi, sarà rappresentato ancora meglio in questo paese. ne sarà contento. almeno lui.
giovedì, 04 giugno 2009
"sai, mamma? oggi la-simo ha fatto super-simo"
"chi è la-simo?"
"dai, la-simona, la mia compagna di classe dell'asilo, l'unica femmina del gruppo di noi grandi"
"ah. e come ha fatto super-simo?"
"allora, adesso ti spiego. stavamo mangiando la pasta al pomodoro alla refezione. e lei a un certo punto ha detto alla maestra dominatrix 'devo fare pipì', si è alzata e saltellando è andata in bagno"
"e poi?"
"calma, mamma. fammi raccontare perché questa è una storia fenomenale"
"racconta"
"insomma è andata in bagno e ci è rimasta un po'. poi è tornata ed era nuda"
"come nuda?"
"nuda. senza vestiti. nuda completa. è arrivata ballando, nuda, dove noi mangiavamo la pasta al pomodoro"
"e dominatrix? cos'ha detto?"
"aspetta. la-simo è arrivata, ha preso elio che ha quattro anni e si è messa a ballare il valzer con elio"
"ed elio?"
"elio ha ballato il valzer"
"e dominatrix? e le altre maestre?"
"guardavano con gli occhi grandissimi. sconvolte. come zombie"
"e voi?"
"noi abbiamo applaudito. balla bene il valzer, la-simo".
la cosa inquietante dei racconti dell'asilo è che non sai mai se la fantasia dei nani supera la realtà o viceversa. e siccome forse preferisci non saperlo, non troverai mai nemmeno il coraggio di chiedere lumi a dominatrix.
PS messaggio di benvenuto:
ieri è nato zauberpargolo, il bambino di zauberei, elasti-amica, gran donna, gran blogger, arguta e assidua commentatrice in questo posto.
giovedì, 14 maggio 2009
- sai mamma, oggi la maestra dominatrix ci ha messi in punizione perché nell'angolo morbido invece del relax abbiamo fatto i pazzi
- e quale punizione vi ha dato?
- ci ha fatto stare seduti al tavolo per un sacco di tempo
- seduti al tavolo a fare cosa?
- a pensare ad occhi chiusi
- e tu a cosa hai pensato?
- alla mia vita
- ah
- già
- per esempio?
- ho pensato che per natale vorrei una sanguisuga vera e gli artigli di wolverine. ho pensato che non mi scorderò mai il bacio che mi ha dato helene, la bambina che mi aspettava all'asilo con le gambe accavallate quando avevo quattro anni. figurati che mi aveva baciato in bocca, in mezzo a tutti i bambini e alle maestre. non me la scorderò mai quella helene che adesso è tornata a casa sua nelle filippine. poi ho pensato che noi non siamo né ricchi né poveri, siamo giusti. ho pensato che se dovessi cambiare mamma vorrei la mamma di alessandro che è bionda e ha i ricci, anche se ogni tanto gli dà qualche mazzata, ma solo quando lui esagera. ho anche pensato che noi mangiamo troppo poco cioccolato e che non vedo l'ora di andare al mare dai nonni. poi ho pensato che a mio fratello ormai sono affezionato, nonostante tutto. ho pensato che adesso la mia fidanzata è antonella e che l'anno prossimo alle elementari possiamo sposarci, poi alle medie andiamo a vivere insieme. e ho pensato che devo farvi qualche fotografia, a te e papà, che non si sa mai".
venerdì, 10 aprile 2009
"io alla ccuola amelicana de li gandi puto sienna. calina sienna!" (= io alla scuola americana - che, badate bene, non è un asilo bensì una scuola poiché ci sono solo ragazzi grandi oltre a me che sono il più piccolo ma non ho niente da invidiare a nessuno - sputo addosso a sienna. sienna è una figliola molto carina ed è proprio per questo motivo che la degno delle mie cavalleresche attenzioni)
"nano, ma che schifo! non si sputa!"
"io tilo anke li pomodoli alla ccuola amelicana" (= se è per questo sappi che io sono solito a utilizzare i pomodori che tu la mattina riponi amorevolemente nel cestino del pranzo come oggetti contundenti, laddove lo sputo si dimostra un'arma inefficace. del resto siete stati voi a mandarci alla reggio preschool, che, nella fantasiosa interpretazione americana, altro non è che un asilo delle libertà dove ognuno fa un po' quello gli pare e l'educazione è un concetto astratto e lontano)
"sei un selvaggio. la mamma non è affatto orgogliosa di te"
"sai come si kiama quetta, mamma? ze zèèèèhr!" (= orsù non esageriamo! sai mamma come si chiama questa suppellettile su cui sono seduto? the chair! niente male la mia pronuncia americana, nevvero?)
domani sarà il compleanno dello hobbit piccolo. tre anni e non sentirli.
giovedì, 02 aprile 2009
stamattina nella città di A è nuvoloso, c'è moltissima nebbia, fa freddo e l'umidità è al 97%.
mister incredible è a chicago.
elastigirl e gli hobbit prendono l'autobus numero 32, guidato da una ragazza bionda che sbadiglia a ogni fermata. qui il servizio di autobus è gestito dagli studenti universitari. Il 32 fa solo sei corse al giorno ma è gratis e se hai la fortuna di salirci, all'interno c'è una rete wireless con cui si può navigare su internet.
ieri lo hobbit grande ha perso il suo secondo dentino e stanotte una fata, versione americana del topo, ha prelevato la minuscola reliquia da sotto il cuscino e ha lasciato due sorprese, una per ogni hobbit perché, essendo lei americana, un po' stordita ma molto generosa, nel timore di fare il regalo al bambino sbagliato, ha preferito abbondare.
lo hobbit piccolo, semisdraiato sul sedile del 32, tiene stretto il piccolo trattore rosso, trovato stamane tra le lenzuola, porta guanti verdi da cui non si separa mai e parla con marìotereso, l'amico immaginario.
lo hobbit grande è infagottato nel suo giubbotto, gli occhi spalancati nel vuoto e la lingua che tormenta il nuovo buco tra i denti. apre e chiude il contenitore del pranzo per l'asilo.
"cosa ci hai preparato, mamma?"
"focaccia, formaggio, carote e yogurt"
"le carote mi fanno schifo"
"le puoi sempre scambiare con la gelatina alla menta di duc, il bambino cinese"
l'asilo degli hobbit, la reggio preschool, è una casetta bianca di legno, su due piani. davanti, a destra e a sinistra c'è il bosco, dietro l'enorme giardino in cui giocano i bambini.
il cielo è grigio e lo hobbit piccolo oggi ha gli occhi particolarmente grandi e tondi e una massa di ricci spettinati che gli cascano sulla fronte, perché ha saltato la rasatura bimestrale. sono le 8,30.
"è una giornata tiepida e piacevole. stiamo fuori in giardino bambini!", grida la maestra rachel, piedi scalzi e berretto da neve in testa.
lo hobbit grande si spoglia e corre dal suo amico jody, giamaicano che non sembra dare segni di squilibrio.
il papà di sienna chiede a elastigirl come si dice i love you mummy in italiano perché deve dirlo a sua moglie quando torna a casa.
tim, il bambino che di solito vive dietro la tenda, è sdraiato sul prato bagnato, a occhi chiusi, gambe e braccia spalancate.
"la mamma va", dice elastigirl.
lo hobbit grande è lontano, abbracciato a jody.
lo hobbit piccolo fa sì con la testa e ciao con la mano, lo sguardo serio, il trattore in tasca.
elastigirl vorrebbe che rachel lo abbracciasse un po' ma qui non si fa, qui sono dei duri.
lui rimane così, i ricci al vento, i piccoli guanti che salutano, gli occhi bui come tunnel, mentre elastigirl si allontana, tira su con il naso e ripete come un mantra "staranno-bene-staranno-bene-staranno-bene".
vicino alla reggio preschool, attraversati i binari della ferrovia, c'è un'altra casetta nel bosco. sembra una baita di montagna ma è colorata di blu. dentro ci sono dei tavolini, un bar, l'accesso a internet, due vecchietti con lunghe barbe bianche e la tuta da ginnastica che giocano a scacchi, ragazzi che studiano e mangiano uova fritte e salsiccia, signore che prendono il tè ed elastigirl che lavora, aspettando che gli hobbit escano dall'asilo.
mercoledì, 21 gennaio 2009
"ciao nano piccolo. adesso la mamma va a lavorare"
"poi tonni?" (= poi torni? che questa cosa che vai e vieni non mi piace per niente. che io le donne lavoratrici emancipate proprio non le capisco. che mi sei toccata in sorte tu che mi accompagni qui tutte le mattine e poi scompari fino a sera, mentre a me sarebbe tanto piaciuta la mamma di nino, che è prosperosa, elegante e casalinga)
"certo che torno. dove vuoi che vada senza il mio nano minuscolo?"
"poi un zonno tonni pù?" (= non è che un giorno, a furia di vai e vieni, di emancipazione e di indipendenza, mi molli qui all'asilo e non ti fai più vedere? che io lo so come sono le donne: infide. tranne quella santa donna della mamma di nino. di lei sì che mi fiderei. devo parlare con mio padre, il mio genitore preferito. perché tutta questa libertà che ti abbiamo concesso non può che nuocerci)
"stai tranquillo. torno sempre. torno perché ti voglio bene e senza di te sono triste. adesso ti posso dare un bacio?"
"no. io ghiato" (= scordatelo. sono arrabbiato e poi tutte queste smancerie mi innervosiscono).
giovedì, 18 dicembre 2008
"mamma, ti è piaciuto lo spettacolo dell'asilo?"
"moltissimo, nano"
"e le canzoni?"
"le canzoni erano fantastiche e voi siete stati grandiosi"
"già, grandiosi"
"e poi eravate proprio belli, tutti vestiti di rosso e blu"
"e hai visto antonella com'è bella? lei è la mia donna"
"la tua donna?"
"già, la mia donna, la mia fidanzata, come dici tu?"
"avendo antonella quattro anni, non la definirei la 'tua donna'"
"va beh insomma. quella che amo. e poi..."
"poi cosa?"
"hai visto quando sono entrato in scena?"
"sì, sei stato il primo. è stato molto emozionante"
"macché emozionante"
"mi sembrava fossi un po' emozionato. io ero molto emozionata"
"nessuna emozione. ridevo talmente che mi uscivano le lacrime dagli occhi come pioggia"
"veramente non ti ho visto ridere"
"allora non mi hai osservato bene. mica piangevo, eh? non piangevo. no no che non piangevo. mi lacrimavano gli occhi a pioggia perché ridevo"
"ah. io invece ho anche pianto un po'. ma lo sai che io piango persino leggendo la pimpa, figuriamoci alla tua festa di natale..."
"già. per fortuna avevi il fazzoletto. io avevo solo la manica della maglietta"
"infatti l'hai conciata da buttare quella manica"
"bella festa, vero?"
"fantastica, nano"
lunedì, 01 dicembre 2008
l'attenzione al bambino come soggetto degno di rispetto e considerazione risale agli anni '40, grazie alla scoperta della penicillina. prima della penicillina la mortalità infantile era elevatissima e i bambini erano creature troppo fragili e precarie per meritare un investimento affettivo, educativo e sociale.
per noi, qui, il bambino è centrale. rilevante è l'essere più che il fare, il soggetto più che l'attività.
il bambino, come ogni essere umano, è relazionale e può crescere solo attraverso un percorso affettivo che gli consente di acquistare la percezione e la sicurezza di sè.
il gioco è l'attività con cui il bambino scopre il mondo e noi vi invitiamo a giocare con i vostri bambini, a osservarli, a liberarvi dei vostri schemi mentali e a provare ad entrare nei loro che sono destrutturati, aperti, creativi.
noi offriamo noi stesse ai vostri figli. li seguiremo, li incoraggeremo, li sosterremo, li coccoleremo ma metteremo intorno a loro anche dei no e dei paletti perché non perdano la strada e non siano colti da vertigine.
alla riunione del nido dello hobbit piccolo l'educatrice susanna ha fatto un discorso introduttivo.
elastigirl, che si commuove con la pubblicità delle penne rigate, con le canzoni delle mondine, con i libri della pimpa, con i film di stanlio e ollio e con il foglietto illustrativo dei tampax perché pensa a quando era incinta e non ne aveva bisogno, ha passato tutto il tempo a tirare su con il naso, nelle retrovie.
quando poi susanna ha concluso dicendo "...perché una società che non ha un pensiero forte verso i bambini, gli anziani e i malati è una società che muore", elastigirl si è improvvisamente ricordata della mariastella, del suo accento bresciano e della scuola che ha in serbo per noi, e ha dovuto tirare fuori il fazzoletto e trattenere i singhiozzi.
mercoledì, 15 ottobre 2008
negli ultimi tempi, intorno alle 8 di sera, il bagno dell'elasti-casa si trasforma in un angusto ma accogliente salotto, in cui si discetta di grandi e piccoli temi. lo hobbit grande è seduto sul WC e fa la cacca, lo hobbit piccolo è seduto sul vasino e fa la cacca, elastigirl è seduta per terra e modera il dibattito.
"come è andata oggi all'asilo?"
"io mi sono fidanzato un'altra volta"
"e con chi, nano grande?"
"con antonella. ma questo non vuol dire che non sono più fidanzato con le altre"
"grazie per la precisazione. e cosa ti piace di questa antonella?"
"il fisico"
"ma come? il fisico? ma che risposta è? e poi avete solo cinque anni!"
"lei veramente ne ha quattro"
"anke io silo"
"sì, lo so, nano piccolo, che anche tu vai all'asilo. e cosa fai quando sei all'asilo?"
"fazzo hime, volo e hido tanto" (= compongo rime, volo e mi faccio grandi risate)
"ma che meraviglia amore mio! fai cose bellissime tu..."
"mamma!"
"cosa vuoi, nano grande?"
"è inutile che ti illudi. guarda che il fratellino dice così per farti piacere. ma anche lui all'asilo guarda il fisico delle ragazze"
"siete due mostri".