venerdì, 05 febbraio 2010
lo hobbit grande qualche giorno fa ha perso il suo terzo dente: l'incisivo superiore destro, che ha seguito di quasi un anno la dipartita dei due inferiori. adesso ha una finestra panoramica sull'interno della bocca, un sorriso bucato e un orgoglio smisurato.
ad aggiungere eroismo all'atto già eroico di separarsi dai propri denti da latte, la perdita è avvenuta durante la lezione di nuoto, dentro la piscina in una selva urlante di cuffie, costumi, bambini, insegnanti e molto altro che è preferibile tralasciare.
tornando a casa, lo hobbit, pur felice di cotanta prova di maturità e stoicismo, era attanagliato dal dubbio che il malfidato topolino dei denti, non trovando il suo tesoro osseo sotto il cuscino, avrebbe a sua volta negato il pur meritato regalo.
la mattina successiva, sollevato dalla generosa nobiltà d'animo del roditore, lo hobbit è andato a scuola felice.
"sai mamma, caterina mi guarda con faccia d'amore. a lezione di teatro, quando il maestro ha detto che dovevamo fare uscire le nostre emozioni con il ballo lento di coppia, lei mi ha chiesto di ballare e mi ha anche detto nell'orecchio che non dovevo farle fare brutta figura"
"anche tu la guardi con faccia d'amore?"
"non so"
"ma caterina ti guarda con faccia d'amore anche da quando sei schignato (= aggettivo appartenente allo slang dialettale barese indicante l'assenza o la rottura di alcuni denti, con inevitabili conseguenze di natura estetica)?"
"be', non è che lei sia messa molto meglio di me..."
martedì, 29 settembre 2009
elastigirl, fino a ieri, era convinta che lo hobbit piccolo appartenesse a quella categoria di uomini che non devono chiedere mai, che si fanno poche domande e si danno molte risposte, che si bastano, che ballano da soli, che conoscono la strada e non hanno bisogno del tom tom.
e non era sicura che fosse una fortuna, per lui, per il suo prossimo e, soprattutto, per la sua prossima.
elastigirl, fino a ieri, era anche convinta che francesca, colei che con lo hobbit piccolo condivide classe blu, maestra, armadietto delle pantofole e materasso nell'angolo morbido e che ormai da un anno è stata fregiata dell'appellativo 'fidantzata', fosse per lo hobbit piccolo soltanto uno status symbol, creato al solo scopo di emulare il fratello precocemente donnaiolo e cascamorto.
e tutto questo non la inorgogliva affatto.
oggi elastigirl ha visto, per la prima volta, lo hobbit piccolo e francesca insieme ai giardinetti. e ha capito di avere commesso dei grossolani errori di valutazione.
"marito-mio, vieni qua! marito mio, seguimi! marito-mio, raccogli i sassolini! marito-mio, dammi la mano! marito-mio, sei mio!", diceva francesca, dominatrix in erba.
lui taceva ed eseguiva, adorante e interdetto, obbediente e solerte. un altro servo della gleba al cospetto del gentil sesso.
lunedì, 13 luglio 2009
lei ha dita sottili, occhi nocciola e i ricci.
lui ha lo sguardo torvo e obliquo di chi non si fida.
lei lo accoglie sulla porta, con un vestito leggero sopra il ginocchio e gli dice: "bene arrivato. ti ricordi di me? sono lella e sono felice di rivederti"
lui la osserva di sottecchi e le tende la mano ma solo perché un giorno la sua mamma gli ha spiegato che in società si fa così.
"entra, ho qualcosa per te", dice lei.
lui la segue e, suo malgrado, viene attraversato da un fremito di eccitata curiosità.
lei si siede su un divano bianco.
lui chiede di togliersi le scarpe e, liberatosi di un paio di all star blu, muove in aria, compiaciuto e seduttivo, le dita dei suoi piedi grassocci, come un ventaglio.
"tieni", sussurra lei porgendogli un regalo.
lui spalanca gli occhi, incredulo e rapito. estrae da un fodero intarsiato una spada azzurra di plastica.
alza uno sguardo nero e rotondo e lo posa su di lei, quasi la volesse inghiottire nel suo tunnel.
"glazie, lellona" (= ti sono grato, lellona. posso chiamarti così vero? perché io, che sono un uomo eccentrico e di mondo, amo usare l'accrescitivo con i nomi delle donne di fascino. lo trovo virile e, per esperienza, irresistibile, modestamente)
"sono contenta che ti piaccia"
lui brandisce la sua nuova arma, per stupirsi e per stupirla.
"devo fale la cacca, lellona" (= pardon, avrei bisogno della toilette. mi succede spesso, per non dire sempre, quando sono particolarmente a mio agio. è il mio modo per esprimere gradimento e benessere. è il mio modo per dirti che questo posto mi incanta).
"prego, il bagno è lì, oltre quella porta"
"ti vollio con me" (= vorrei che stessi con me e mi facessi compagnia, in questo momento delicato e importante. non lo chiedo a molte donne, sai. è il mio modo per dirti che mi piaci, bambolina, anzi bambolona)
"ehm, magari può accompagnarti la tua mamma. io devo finire di preparare in cucina, così quando hai finito possiamo andare a tavola"
"ba bene", si arrende lui.
durante il pranzo le lancia occhiate da triglia, fa scivolare furtivo le dita paffute sulle esili braccia di lei, le chiede tre porzioni di gelato al cioccolato con espressione lasciva. ignora gli altri commensali. ignora con grande disinvoltura anche il marito di lella e finge di essere ad un tête à tête, lui, lei e il gelato al cioccolato.
"torna presto a trovarmi", dice lei congedandolo.
"sì, vengo domani", risponde lui senza esitazioni.
poi si volta e si erge in tutti i suoi 99 centimetri in direzione dei 188 centimetri del marito di lei.
"fai il blavo con lellona" (= hai la fortuna di avere al fianco una donna eccezionale. che probabilmente non ti meriti. vedi di trattarla bene, di onorarla e rispettarla. altrimenti sono guai).
durante il weekend elastigirl e gli hobbit sono andati a pranzo da una coppia di amici. lo hobbit piccolo si è innamorato di una donna sposata. perdutamente.
martedì, 28 aprile 2009
arrivano al parco della città di A: lei davanti, sicura e scattante, lui dietro, ciondolante e svogliato.
lei scruta il prato circospetta alla ricerca del posto migliore, lui attende passivo la scelta della sua signora.
lei individua uno spiazzo verde immacolato sotto una quercia e lancia un'occhiata complice a lui che annuisce.
viene steso un lenzuolo bianco e lindo, sui cui si siedono, composta e rigida lei, rilassato e disinibito lui.
lei estrae da un sacchetto una bibita a testa, con ghiaccio, forse cappuccino freddo o magari Baileys, e una scatola di bocconcini di pollo fritti e ketchup.
sono le sei di pomeriggio e, nel new england, è ora di cena.
i due si preparano al picnic e sorseggiano con la cannuccia il loro beverone, occhi negli occhi.
lei si lava le mani con uno di quegli spray disinfettanti, considerati qui un bene di prima necessità, che uccidono tutti i germi e ti rendono asettico come un bisturi di sala operatoria. tira fuori una forchetta di plastica dal sacchetto e infilza un bocconcino per volta. uno a me, un a te, uno a me, uno a te e adesso un sorso di sbobba marrone altrimenti i chicken nuggets si inchiummano a metà strada, come direbbe mister incredible il barese.
ogni tanto lei sorride intenerita e gli sussurra “I love you honey” o “I am so happy to be here with you, sweetheart”, mentre lo imbocca con la loro unica forchetta.
lui la guarda, con i suoi grandi occhi liquidi e ottusi, inclinando la testa in segno di apprezzamento ed emettendo gemiti di piacere ad ogni boccone di pollo e ketchup.
quando hanno finito, lei pulisce, getta i rifiuti in un cestino, ripiega il lenzuolo, lo ripone nella sua borsa rosa e si incammina verso la macchina, con lui, il suo bulldog, al guinzaglio.
lunedì, 19 gennaio 2009
"valentina, è un po' che non giochiamo a fidanzati"
"uffa, nano. ti ho già spiegato mille volte che io sono la tua tata e non possiamo fidanzarci. senza contare che io sono già impegnata con fabio e tra poco ci sposiamo"
"giocare, si può giocare comunque"
"..."
"inizio io allora: amore... sei bellissima"
"..."
"hai gli occhi come il mare e adesso ti devo baciare"
"no! sulla bocca no!"
"va beh. continuiamo. hai capelli lunghi e saporiti..."
"saporiti?"
"hai la voce dolce come un canto e le orecchie morbide come farfalle"
"..."
"adesso tocca a te"
"come tocca a me?"
"guarda che tra fidanzati non funziona mica che una sta zitta e l'altro si sgola a fare complimenti! mica posso essere solo io a dirti che ti amo e che sei bella. devi essere un po' anche tu ad amarmi. devi dire per esempio: sei fortissimo, sei fantastico, sei il mio sogno, non ho mai visto uno come te, mi fai impazzire... chiaro? prova, almeno prova. se no che fidanzata sei? se ci si ama, ci si ama in due, no? va beh, ho capito, non sei capace. passami i gormiti che è meglio"
mercoledì, 19 novembre 2008
"mamma, chi ti ha regalato questo librino?"
"degli amici"
"di cosa parla?"
"di due pinguini che si amano"
"ah. sono questi due?"
"già"
"e la femmina qual è?"
"non c'è la femmina, sono due pinguini maschi"
"allora sono amici"
"sono amici e anche di più. sono innamorati"
"vivono insieme?"
"sì, vivono insieme"
"adesso è tutto chiaro. raccontami la loro storia"
c'erano due pinguini con gli occhi tondi, come tuo fratello, un po' cicciottelli e un po' tristi. uno guardava sempre fuori dalla finestra, l'altro si riscaldava nel microonde il merluzzo con la besciamelle, pensa che schifezza. erano single, che vuol dire senza fidanzato, e avevano sempre la malinconia. persino quando andavano al cinema e tutti gli altri intorno ridevano, loro sospiravano e tiravano su col naso. poi un giorno sulle scale mobili si incontrarono e il loro mondo grigio si riempì di colori. capirono che erano innamorati e si fidanzarono: giocavano, viaggiavano, si facevano le coccole, ballavano, si mettevano la crema idratante sulla faccia, mangiavano tantissimi dolci e l'indomani facevano la dieta dimagrante.
un giorno decisero di farsi un regalo ma sbagliarono. "questo regalo fa schifo!", diceva uno. "questo regalo è orrendo!", diceva l'altro. e litigarono talmente tanto che volevano lasciarsi.
"e si sono lasciati?"
"secondo te?"
"no"
"perché no?"
"perché lasciarsi per un regalo è un po' da scemi. al massimo vai al negozio e lo cambi"
"infatti. hanno fatto pace e sono stati insieme per tutta la loro vita di pinguini"
"ah"
"ti è piaciuta questa storia?"
"carina. un po' da femmine ma carina"
elastigirl avrebbe voluto spiegare che non esistono le storie da femmine, ma l'educazione di uno hobbit maschio è impresa titanica e non si può chiedere troppo, tutto insieme.
mercoledì, 05 novembre 2008
ore 20,00. l'elasti-famiglia sta cenando.
"ah! bééélla zina...", sospira lo hobbit piccolo, l'aria sognante e la bocca piena di fusilli con i broccoli.
"gina? la tua compagna di asilo? bella? ma se è orribile...", esclama lo hobbit grande, con una smorfia di disgusto.
"no. zina bééélla"
"è la tua fidanzata?"
"sì, mia zata zina. ah bééélla zina!"
"gina è una ciccia-grassa"
"no zizza-gassa, zina bééélla. io tanti bazi zina"
"le dai tanti baci? che orrore. e poi cosa fate tu e gina?"
"tiamo pulia pulia"
"cantate vieni a ballare in puglia? che ne sa gina della puglia?"
"zina tutto sa. bééélla zina".
se uno hobbit ha lo sguardo da triglia, forse sta solo pensando ai fatti suoi.
se ti dice bééélla può volere qualcosa in cambio.
se ti lecca come un forsennato dicendoti "tanti bazi" e non sei né una crostata di mirtilli né una tavoletta di cioccolata, stai in guardia.
se ti canta le canzoni di caparezza non c'è alcun dubbio: è perdutamente innamorato.
mercoledì, 08 ottobre 2008
lo sapevo, non ci dovevo venire. questa sera no. è uno schifo. due ore, dico due ore a fare tappezzeria. inizio ad odiare questo posto, questa gente, questo ballo di merda. e pensare che quando sono arrivata qui ero di ottimo umore.
devo inventarmi qualcosa altrimenti mi abbatto definitivamente.
oh! non l'avevo visto. alto come un watusso, sensuale come che guevara, balla da dio. devo dare un senso a questa serata da derelitta.
lo sguardo! ora gli lancio uno sguardo di fuoco. com'è lo sguardo di fuoco? uno sguardo grondante passione. ma mi vede? ma ci vede?
gira vorticosamente, avvinghiato a quella scopa di una ballerina e non si accorge delle fiamme che arrivano dalla mia sedia. idiota. o forse sono io che perdo colpi. ecco, perdo colpi. lancio sguardi trombini e lui non mi vede nemmeno. me ne vado. un'ultima sigaretta e me ne vado. 'fanculo al tango.
cosa le racconto io a questa adesso? non è una ballerina. è un legno. ma possibile che questa sera non ce ne sia una rilassata? non una che si lasci andare? non una che sorrida? non una che rida alle mie irresistibili battute? una serata così mi deprime per una settimana. ma perché è così ingrugnita questa? forse puzzo? guarda che non mi voglio fidanzare con te, non voglio nemmeno essere tuo amico. voglio solo che ci godiamo questo tango. ma dopo basta, eh? altrimenti mi viene la rabbia e la tristezza e poi vado a casa ed entro nella fase 'interrogativi esistenziali'... e mi monta l'ansia e non dormo più. tutto per colpa di quattro tizie con il broncio, rigide come pali. basta. me ne vado...
carina quella là seduta... va beh. è tardi. ormai ho deciso che vado.
lei aspira l'ultima boccata della sua sigaretta e chiude gli occhi.
quando li riapre, per terra, di fronte, c'è un paio di scarpe nere, numero 47. "vuoi ballare?", chiede lui esitante.
lei sorride, poi ride e spegne la sigaretta.
sono l'elasti-amica kappa e il suo fidanzato P. si sono conosciuti così, in una milonga. adesso vanno sott'acqua con le bombole, hanno una casa piccola con un giardino grande e a volte ballano il tango, come allora. lui la invita e lei ride, per dire sì.
domenica, 25 maggio 2008
era libero come l'aria, bello come il sole, tamarro come pochi.
portava capelli al vento, orecchino al naso e canottiere inguardabili.
faceva viaggi solitari e avventurosi da cui portava indietro mille regali e un'insopportabile "puzza di lombrico", come diceva lo hobbit grande.
viveva serate alcoliche, notti pirotecniche e un gaudente randagismo sessuale.
era una leggenda per amici, fratelli, cognate e nipoti.
ora non più.
ora sospira al telefono, dice "pucci pucci cicci cicci", organizza vacanze romantiche e cene in doppia coppia.
presto si taglierà i capelli, forse metterà in un cassetto l'orecchino ed eliminerà dal suo guardaroba le inguardabili canottiere (ma per questo nessuno piangerà).
lo zio con l'orecchino al naso, il fratello di mister incredible, si è fidanzato.
mercoledì, 12 marzo 2008
lo hobbit grande è sensibile al fascino muliebre.
si innamora delle sue compagne di asilo, della sua baby sitter, della bambina seduta al tavolo di fianco in pizzeria. si invaghisce di una biondina con le trecce ai giardini e, per non far torto a nessuno, si prende una cotta anche per la sua mamma.
lo hobbit grande ama l'universo femminile e lo osserva sgranando gli occhi, adorante.
lo hobbit sogna di vivere in un harem di concubine sorridenti e disponibili, tutte ugualmente amate, tutte felicemente amanti.
"mamma, mi sono innamorato" è la sua dichiarazione più frequente.
tuttavia questo slancio amoroso, apparentemente universale, democratico e indiscriminato verso il gentil sesso, ha una precisa gerarchia di preferenze.
lo hobbit non si innamora a caso, benché talvolta dia questa impressione a un occhio distratto. lo hobbit ha gusti precisi e definiti. lo hobbit sceglie con criteri rigorosi.
lo hobbit ama, in ordine di preferenza:
1. le bambine bionde con gli occhi blu (e qui rivela una certa banalità nel gusto)
2. le bambine leader, possibilmente trasgressive, preferibilmente devianti
3. le sorelle maggiori dei suoi amici
4. le bambine cubane (e di questo mister incredible è molto orgoglioso, compiacendosi di una presunta acerba coscienza filo-rivoluzionaria del primogenito)
5. le bambine aggressive che gli danno mazzate
6. le bambine che accavallano le gambe
7. le bambine con le calze verdi
8. le bambine che amano le armi bianche (spade e pugnali)
9. le bambine che conoscono legolas, bilbo baggins e gimli
10. tutte le altre