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domenica, 18 ottobre 2009
a emma piacciono soltanto uomini con almeno 20 anni più di lei. i coetanei sono una palla, dice. ha un destino di amante ma adesso è stufa. emma adesso vorrebbe un bambino.
davide aveva capelli corti, occhiali e l'andatura dinoccolata di superpippo. suonava la chitarra e scriveva canzoni ma aveva studiato economia e commercio e il suo papà voleva per lui un futuro da manager. ora non porta più gli occhiali, ha capelli lunghi e anarchici e l'aura del santone. "abbraccio donne - racconta - e cambio le loro vite. per lavoro". a chi gli chiede se fa l'escort lui risponde: "non proprio. ballo il tango e mostro vie inesplorate a chi ha voglia di scoprirle". va in tivvù e fa seminari. presto scriverà un libro.
valentina ha una figlia di otto anni che soffre indicibili pene d'amore. "mamma, non puoi capire quanto soffro. la mia vita senza di lui non ha alcun senso. voglio morire", dice rotolandosi in lacrime sulle piastrelle della cucina. valentina sta pensando di rivolgersi a uno specialista.
kappa non è potuta venire. è nelle filippine con il suo fidanzato. stanno facendo un corso intensivo di combattimento con armi bianche. "imparo a sferrare colpi mortali in grado di uccidere l'avversario. il mio maestro si chiama supreme master e ha 70 anni. non so se mi interessa veramente tutto ciò. ma ormai sono qui e i filippini sono un popolo meraviglioso", racconta via mail. del resto, per amore si fa questo ed altro.
alessia è scesa nel pozzo nero della malattia del suo bambino e ne è risalita, piano piano, riportandolo su con sè, stretto per mano. "dopo il pozzo la vita ha altri colori e pochissime cose ti fanno ancora paura", dice.
simone è innamorato. della sua compagna del liceo, della giornalaia, della vicina di casa, della cassiera al cinema e della sua analista. è innamorato anche della signorina che sta per svoltare l'angolo e di quella che incontrerà domattina in metropolitana. ma lui è sempre stato così e nessuno ci fa più caso.
"sto sfiorendo", dice elena che non è mai stata così bella ma non lo sa.
quando si sono conosciuti avevano quindici anni. sono stati vicini e lontani, hanno percorso strade parallele, opposte e divergenti. ogni tanto si perdono ma si ritrovano sempre. ieri hanno festeggiato i 40 anni di uno di loro. sono gli elasti-amici.
mercoledì, 08 luglio 2009
hanno gambe lisce e braccia abbronzate, biancheria da mille una notte e la borsa dello stesso colore delle scarpe. sono morbide e vivaci, curiose e lievi, libere come l'aria.
hanno un lavoro importante e fidanzati di passaggio, sono libertine e gaudenti, coraggiose e vivaci. ballano da sole ma hanno amici come reti e amiche solidali a cui telefonare a qualsiasi ora del giorno e della notte.
prendono aperitivi e fanno le ore piccole, studiano il cinese perché è la lingua del futuro e hanno fatto un corso di sommelier perché nella vita viene sempre utile.
leggono e vanno al cinema, a volte hanno l'abbonamento a teatro e nel weekend vanno al mare.
sono padrone del loro tempo, dei loro amori e della loro vita. hanno imparato a navigare nella tempesta, a controllare l'olio alla macchina e a non avere bisogno di nessuno.
a volte fanno le zie e, da brave zie, fanno follie e rubano cuori ma quando si stufano riconsegnano il nipote ai legittimi genitori e vanno a farsi una sauna e una tisana depurativa.
non hanno catene né reti e questo a volte dà le vertigini o la malinconia.
ma hanno imparato a stare al timone e a non addormentarsi mai, hanno conosciuto l'indipendenza e la forza che ti regala.
quando elastigirl era piccola e aveva paura di tutto, nonna J, la sua mamma, le apriva il palmo della mano e le diceva "guarda! hai il mondo in mano". lei faceva sì con la testa ma quel mondo lo vedeva rotolare per terra e aveva l'impressione che mai avrebbe avuto mani abbastanza grandi e una presa abbastanza salda.
ieri sera elastigirl è uscita a cena, come non succedeva da secoli, e ha incontrato donne proprio così, con il mondo in mano. che hanno preso altre strade e altre vite. erano vicine e lontanissime e lei per un attimo ha desiderato essere come loro, con il reggiseno di pizzo e gli accessori coordinati, libera come l'aria, padrona di se stessa, leggera come una farfalla.
poi le è passato, ma non del tutto.
domenica, 17 maggio 2009
può succedere di andare un venerdì alla fiera del libro di torino sotto un diluvio torrenziale senza ombrello. e trovarsi in mezzo a bambini smarriti e adolescenti che mangiano hot dog e chiedersi 'cosa ci faccio io qui, fradicia di pioggia, in questa bolgia infernale?'.
può succedere di perdere la strada e confondersi tra gli stand e avere un momento di sconforto e solitudine e domandarsi se non era meglio restare a casa con gli hobbit che in questo periodo il mondo fuori è troppo difficile e rumoroso.
può succedere di incrociare uno sguardo amico. 'ciao, sei elasti? io sono M, speravo di incontrarti qui. vieni con me che ti mostro la strada', ti dice sorridendo, avvolgente e sicura come una sorella grande. e allora può succedere di lasciarsi un po' andare e accorgersi che questo posto è un inferno, ma è un inferno di libri e ha anche un suo fascino.
può succedere di distrarsi e di accorgersi che è tardi e di dovere correre a un enorme stand con uno grande schermo e un piccolo palco e tante seggioline.
può capitare che una signorina ti dica 'adesso tocca a noi. accomodati vicino al microfono, parleremo di genitorialità'.
e tu in quel momento vorresti essere solo figlia, al massimo nipote e la genitorialità è una parola aliena e ostile.
può succedere di essere al tavolo dei relatori, tra uno scrittore che ha scoperto che fare il papà è un mestiere splendido, cambiare i pannolini è gratificante e che la fatica sta solo in una miniera, e una tata che consiglia di fare capriole sul prato, di stare a tempo pieno con i propri figli mettendo da parte la divorante ansia della carriera e di educarsi alla felicità.
può succedere di essere assaliti dal dubbio di essere la persona sbagliata nel posto sbagliato e di non avere assolutamente nulla da dire.
può succedere che alla fine ti alzi, con un po' di vertigini, e ti si avvicini un poliziotto e ti chieda 'è lei elasti?' e tu sei sempre più convinta che quella mattina avresti fatto meglio a stare a letto a casa tua e ti domandi cosa hai fatto di male perché un poliziotto con la divisa e la pistola cerchi proprio te, tra tutta quella gente e balbetti 'sì, sono proprio io'.
'piacere, sono un'elasti-lettrice e sono felice ed emozionata di incontrarti qui. sono venuta apposta a cercarti. ho due bambine e una vita incasinata, proprio come la tua', ti dice sorridendo. e tu la abbracci, incredula.
può succedere che la vita ti travolga e ti stupisca, a torino, sotto la pioggia, in mezzo a una bolgia infernale.
martedì, 12 maggio 2009
non bastava marìotereso, con suo padre benedetto, come il papa, e sua madre lucia, come la manzoniana mondella, che lo hanno mollato nell'elasti-casa e sono andati in giro per il mondo farsi i fatti loro.
non bastavano il signore della frutta e l'eroe chivalà che non hanno paura di niente e anche con le ragazze ci sanno fare parecchio.
non bastava mariateresa che non ha nessun ruolo e nessun merito se non l'appartenenza al genere femminile in un mondo rigorosamente di maschi.
non bastavano li formichi, che si infilano ovunque e arrivano dove non osa nemmeno la più ardita immaginazione.
da oggi lo hobbit piccolo ha un altro amico immaginario, tutto nuovo: il sinnole de la spatzatula che, dalle scarse informazioni fornite, vive dentro il bidone dell'immondizia.
"ma quale spazzatura, nano?"
"quella polca e putzona" (= naturalmente in quella più immonda, sporca e maleodorante. anche se tu, mamma, già ti stavi illudendo che vivesse tra le bottiglie di vetro, o nella plastica, o magari nella carta)
"oh povero signore della spazzatura. e cosa fa tutto il giorno lì dentro?"
"manza, zòca, dolme e fa le putze"
se non altro resta la rassicurante certezza che la compagnia non sale mai sopra un certo livello.
PS di servizio: venerdì 15 maggio, alle 15, elastigirl parteciperà a un incontro alla fiera del libro di torino, allo spazio deastore. se qualcuno volesse venire potrebbe anche avere il privilegio di conoscere marìotereso o, magari, addirittura il signore della spazzatura. elastigirl pensava di portarli con sè, per farsi coraggio.
domenica, 10 maggio 2009
"ma tu, collega L, come hai conosciuto tuo marito?", chiede elastigirl in una pausa pranzo amarcord.
"durante un weekend in barca con amici. ero in un periodo inquieto e creativo della mia vita. ho pensato che un po' lui mi piaceva. ma piaceva anche a un'altra tizia in barca con noi"
"e cos'hai fatto?"
"gli ho fatto piedino mentre prendevamo il sole nel pozzetto, lui, l'altra ed io"
"tu gli hai fatto piedino??"
"certo, perché no?"
"perché a me verrebbe l'ansia, la tachicardia, la nausea e perderei il controllo degli arti alla sola idea di fare piedino a qualcuno"
"io ho pensato che non avevo niente da perdere, che tentar non nuoce e che ogni lasciata è persa. e poi, te l'ho detto, ero in un periodo inquieto e creativo"
"io nei periodi inquieti e creativi mi chiudevo in casa e ascoltavo guccini e gli inti illimani. ma lui, mentre tu gli facevi piedino, cosa faceva?"
"niente. non capiva. sai quanto sono tordi gli uomini..."
"e quindi?"
"quindi io dopo un po' mi sono stufata e mi sono detta 'ok, non gli piaccio'"
"io sarei andata a prua a vomitare per l'imbarazzo"
"io invece sono andata a farmi pane e nutella in coperta".
alle donne come L che dicono "perché no?" e ci provano, senza pensieri né pudore, che hanno il coraggio di buttarsi, con leggerezza e incoscienza, come troppo spesso fanno solo i maschi.
e un po' anche alle donne come elastigirl che non ne sono capaci ma magari un giorno impareranno, possibilmente prima della pensione.
lunedì, 04 maggio 2009
"mamma, malìoteleso sta fazendo la cacca" (= mamma, volevo comunicarti che marìotereso, il favorito tra i miei numerosi amici immaginari, sta facendo la cacca in questo momento, proprio come me. del resto la sintonia tra le persone si vede anche da queste piccole cose)
"bene, nano. ma tu hai finito? è mezz'ora che sei seduto lì"
"no. pelò malìoteleso sì" (= no, mamma. pur tuttavia marìotereso ha terminato)
"buon per lui"
"adesso tu devi pulillo" (= ora, cara mamma, ti tocca pulire il mio amico)
"nemmeno per idea. marìotereso ha una mamma e un papà?"
"zelto. si chiamano luzia e benedetto" (= naturalmente ce li ha. si chiamano lucia, come la manzoniana lucia mondella, e benedetto, come benedetto sedicesimo, in latino benedictus XVI, vescovo di roma, sommo pontefice della chiesa cattolica, insomma il papa)
"bene. allora mamma lucia o papà benedetto penserà a pulire marìotereso"
"non pozzono. luzia sta cantando una bella cantzone e benedetto sta lezzendo un liblo. malìoteleso devi pulillo tu, mamma"
cara lucia, caro benedetto,
ho accettato di buon grado di accogliere vostro figlio marìotereso nel muro della mia cucina e ho lasciato che venisse con noi negli stati uniti, viaggiando nello schienale del sedile dell'aereo, vicino al finestrino. gli ho consentito di giocare con lo hobbit piccolo, assistendo impotente a litigate furibonde, di andare con lui all'asilo americano delle libertà e di dividere con lui polpette e yogurt che finivano regolarmente spiaccicati addosso alla piccola sienna, colpevole solo di essere bionda e graziosa. ho persino lasciato che fumasse un sigaro al quincy market di boston, travestito da statua di bronzo. ho dato anche a lui le noccioline per nutrire gli scoiattoli della città di A e gli ho allacciato la cintura di sicurezza sulla macchina pacchiana con il cambio automatico che ogni tanto si imbizzarriva e telefonava da sola alla polizia.
gli ho raccontato la storia del gruffalo, facendogli posto sul lettone tra uno hobbit piccolo e uno grande e ho aggiunto un po' di acqua calda nel bagno ogni sera perché, ho saputo, lui ama la vasca piena fino al bordo.
insomma, cari lucia e benedetto, ho aperto le braccia a vostro figlio, alle sue stranezze e alle sue intemperanze, come fosse mio.
ma adesso basta. assumetevi le vostre responsabilità e venite a riprendervelo.
lunedì, 20 aprile 2009
tornando alla città di A da boston, nell'automobile con i sedili in simil pelle, il cambio automatico e gli alettoni:
"oggi dentro di me c'è qualcosa che non va, che proprio mi turba e mi fa stare un po' male", dice lo hobbit grande, guardando la corsia di sinistra fuori dal finestrino.
"devi gomitale?", chiede il piccolo, piedi scalzi e mani coperte dai guanti di lana verdi, guardando la corsia di destra, fuori dal finestrino.
"non fare domande stupide"
"vuoi sentile le mie lime?"
"no, non me ne importa nulla delle tue rime. ti ho detto che oggi sono turbato"
"mi paze-non mi paze!"
"mi piace-non mi piace non è una rima"
"è una sonantza?"
"no, non è nemmeno un'assonanza. è una scemenza"
"vuoi sentile un'antla lima?"
"dimmela"
"ambeli-fioli"
"alberi-fiori non è una rima"
"allola senti: cacca-cacca, putza putza. quette sono belle lime"
"mamma, mio fratello nel cervello non ha le rotelle, come noi. ha dei pezzi di legno che girano al contrario. che tristezza"
ps grazie infinte ai bostoniani, per l'ospitalità, il calore, la generosità, la pazienza e l'immensa tolleranza. accogliere l'elasti-famiglia per un fine settimana non è impresa da poco.
domenica, 19 aprile 2009
è figlio di un ebreo russo da cui ha ereditato i capelli rossi, ora radi e imbiancati.
è stato un geniale allenatore di pallacanestro e in vent'anni ha vinto oltre 900 partite. è stato anche dirigente della national basketball association.
è quello che si dice un uomo di successo.
sta fumando un sigaro, seduto su una panchina, come faceva quando la sua squadra vinceva una partita.
guarda nel vuoto, rapito e un po' perplesso.
lo hobbit piccolo gli si avvicina, gli sfiora la gamba e gli fa un timido, complice sorriso.
poi si siede accanto a lui, posandogli la testa sul braccio, con insolita confidenza.
"ekko malìoteleso" (= ho il piacere di presentarvi marìotereso, il preferito tra i miei numerosi amici immaginari. l'interlocutore più arguto, il compagno più fidato. certo, ha un pessimo carattere, come me del resto, e spesso ci troviamo in disaccordo. talvolta litighiamo e non ci parliamo per giorni. ma gli voglio bene, come a un fratello).
marìotereso, che vive nel muro della cucina ed è venuto in america insieme all'elasti-famiglia, viaggiando nello schienale del sedile dell'aereo, ha finalmente un volto, un corpo e un sigaro.
il mondo lo conosce come red auerbach, morto nel 2006 e oggi statua di bronzo, al quincy market di boston.
mercoledì, 11 febbraio 2009
lo hobbit piccolo aveva un amico.
pare si chiamasse marìotereso, con l'accento tonico sulla i, vivesse nel muro della cucina, accanto al tavolo, fosse un po' taciturno e amasse le olive.
marìotereso stava lì e non si muoveva, poveretto. aspettava lo hobbit piccolo che, all'ora di colazione, di merenda e di cena, gli si avvicinava e conversava.
"ekkomi, mahìotehezo. sono hivato" (= eccomi marìotereso, sono arrivato finalmente), ha annunciato stamane lo hobbit guardando il bianco del muro.
"...", taceva marìotereso.
"ke fatika, pehò, amiko" (= coltivare il nostro rapporto mi costa una gran fatica, sappilo. purtuttavia mi rendo conto del dono prezioso dell'amicizia e non mi sottraggo a questo quotidiano appuntamento teco)
"...", assentiva il muro.
"ài manzato oìve ozzi? io fatto pazel babbapapà, zokato dum dum gande e fatto patzo" (= hai mangiato la tua razione giornaliera di olive, dove per olive intendo olive, uvette, uva e caramelle gommose? io ho fatto il puzzle di barbapà 40 volte nelle ultime 24 ore, ho giocato con il camion grande e ho fatto il pazzo)
"..."
"babè. vuoi sentihe mie hime?" (= va beh, potrei colmare questo tuo silenzio recitando per te qualcuna delle mie poesie. le invento io, modestamente)
"..."
"z'eha una vonta... kakka-kakka, pipì-pipì, putza-putza. ekko fatto" (= c'era una volta... cacca-cacca, pipì-pipì, puzza-puzza. ho terminato. l'hai gradita? è un mio cavallo di battaglia e riscuote sempre un certo successo tra parenti e amici)
"..."
"mahìotehezo... capizzi lo ke diko?" (= amico mio, ho la netta impressione che ci sia un muro di incomunicabilità tra noi...)
"..."
"sai, mahìotehezo... tu fozze non capizzi me pekké io sono mòtto pastizzòne con le pahole" (= sai, marìotereso. devo farti una confessione perché tra amici l'onestà e la sincerità sono importanti. non è colpa tua se non mi capisci, marìotereso e nemmeno del fatto che vivi dentro questo muro bianco e chissà che vita difficile e tremendamente noiosa conduci. tu non mi capisci perché io non ho una grande dimestichezza con la lingua italiana, perché io, nonostante sia alle soglie dei tre anni, sono molto pasticcione con le parole. devi avere pazienza e fare un piccolo sforzo ma sono certo che questa mia, ehm, caratteristica non ostacolerà la nostra preziosa relazione amicale)
"..."
"mahìotehezo? mahìotehezo? mahìotehezo!!! mannazza!"
tunf tunf tunf
"nano! piantala di dare i calci al muro!!!!"
"ma mamma! quetto non capizze me..." (= ma mamma! questo idiota non mi capisce!)
da stamattina lo hobbit piccolo non ha più un amico immaginario.
domenica, 01 febbraio 2009
la vita di elastigirl, a 14 anni, era piuttoso grigia. passava il tempo a studiare greco e latino, con risultati non sempre eccelsi, a leggere i romanzi delle sorelle brontë e a sognare l'arrivo del principe azzurro che, nella sua fervida fantasia di adolescente, si sarebbe chiamato peter, come l'amico di heidi, e avrebbe avuto le fattezze di anthony, il bel giovane che spezzò il cuore di candy candy e morì cadendo da cavallo in una battuta di caccia alla volpe.
tra una versione di greco, una lezione di ginnastica aerobica e uno struggimento amoroso per il principe manga, elastigirl conobbe julie.
julie veniva da un piccolo paese tra le montagne, che ha case di legno e pietra, una chiesetta millenaria e la vista sul monte rosa.
julie era solitaria e magnetica, talentuosa e disarmata, malinconica e geniale.
julie eccelleva in qualsiasi cosa si cimentasse: traduceva il greco senza pensare, scriveva lettere che erano poesie, cantava da soprano, suonava qualsiasi strumento e imparava le lingue come un bambino impara a fare le barchette di carta. julie era inconsapevole, arguta e spesso triste.
per un anno divennero amiche, sorelle, inseparabili, condivisero segreti, sogni, solitudini e interminabili telefonate.
julie insegnò a elastigirl a suonare la chitarra e a cantare canzoni in patois, la lingua della sua mamma e dei suoi nonni.
julie ogni tanto era triste, cadeva in un pozzo nero e buio e ne risaliva dopo un po', affaticata e sfuggente.
presto elastigirl e julie si persero o vollero perdersi.
si ritrovarono dopo oltre dieci anni e julie era bellissima e radiosa, si ripersero, si ritrovarono e si persero di nuovo.
ogni volta elastigirl tornava a subire il fascino di quella profondità limpida e misteriosa, il turbamento per quei pozzi neri, sempre in agguato, ai piedi di julie, che oggi ha una bambina, un uomo che la ama e moltissimo altro che elastigirl non conosce.
in val d'aosta, elastigirl ci era andata con lei, che si inerpicava sui sentieri con gli zoccoletti di legno e la disinvoltura di chi è a casa.
elastigirl venerdì 6 febbraio tornerà dans la vallée, qui, alla biblioteca di pont-saint-martin, alle 21,00, per presentare l'elasti-libro.
ripenserà a lei, solitaria e magnetica, e alla ninna nanna in patois che una sera julie le cantò e che le è rimasta dentro, indelebile.