va bene così

oggi elastigirl si è svegliata all’alba, sognando formiche sotto le coperte.
mister incredible era concentrato, lo hobbit grande indossava un inguardabile ciondolo con un teschio (“ma è terrificante!” “me lo ha regalato lo zio con l’orecchino al naso quindi è bellissimo”), lo hobbit medio cantava ai se eu te pego e il piccolo mangiava cereali senza latte che era finito e spiegava al tavolo, in una lingua incomprensibile ai più, che avrebbe di lì a poco preso un aereo con un tappo. non è dato sapere che cosa rappresenta il tappo dell’aereo nell’immaginario hobbit.
elastigirl ha accompagnato la famiglia in aeroporto dove la signora del check-in ha guardato mister incredible e gli ha chiesto: “lei (maschio inetto per definizione) viaggia solo con tutti questi bambini? e quanti sono? tre, quattro… boh, va a capire”. nonostante la signora, sono partiti per bari. lo hobbit piccolo ha rubato grissini a una passeggera durante tutto il viaggio, e all’arrivo, super w, la nonna, era talmente eccitata per la gioia di rivedere i nipoti che ha importunato tutti gli sventurati in attesa del volo da milano.
alle 8 nonno A è entrato in sala operatoria e, quando elastigirl è arrivata in ospedale, c’era un gran silenzio.
alle 14,00 circa un signore piccoletto e rubizzo, che poi era il chirurgo luminare del torace, ha detto: “l’operazione è tecnicamente riuscita. siamo soddisfatti. ora però andate via che qui siete inutili. il paziente è in terapia intensiva e dorme. arrivederci e grazie. tornate non prima delle 17,00″.
le file si sono rotte e nessuno sapeva bene che fare in quelle tre ore di inutilità.
in terapia intensiva c’era un’infermiera bionda che si chiama cristina. sorrideva.
“come ti senti, papà?”
“una schifezza. vedo doppio ma non mi fa male la gola e posso muovere le gambe. mica come dopo il bypass. mi fa molto male dietro la schiena. e ho sete. e sono tutti molto molto gentili”
“ehi, che succede? non protesti per niente?”
“no. mi sta cambiando il carattere, sai?”
“allora magari diventi più buono”
“no, divento solo un mollacchione. e non è un miglioramento”.
poi nonno A ha sgridato elastigirl perché gli aveva spiegato due volte che le visite alla terapia intensiva sono permesse dalle 15 alle 20. “guarda che non sono rincretinito! lo so: dalle 15 alle 20! non devi dirmi le stesse cose tante volte! per chi mi hai preso?”, ha esclamato stizzito. e allora elastigirl ha capito che no, non è vero che nonno A sta cambiando carattere, non diventerà più buono e nemmeno più mollacchione. ma in fondo va bene così.
al momento elastigirl è esausta. come se nonno A lo avesse operato lei stamane, per ore, invece del piccoletto luminare e rubizzo.

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la televisione, 10 cose più una

qualche mese fa elastigirl ricevette una telefonata. “elasti, buongiorno. stiamo organizzando un programma tivvù sulle mamme, sui papà, sui figli e sulle loro imperfezioni. vorremmo averti con noi, come ospite fissa, o almeno semi-fissa. possiamo incontrarci per parlarne?”, le chiese una voce femminile.
elastigirl non guarda la televisione, non conosce la televisione e ha un pregiudizio negativo nei confronti della televisione. in pratica, elastigirl non c’entra nulla con la televisione.
per tutti questi motivi ha detto sì a quella voce femminile che, una volta incontrata, aveva gli occhi blu, i capelli né lunghi né corti e le è stata simpatica.
elastigirl ha pensato anche che potesse essere divertente vedere come funziona una macchina aliena e che magari avrebbe imparato qualcosa e visto mondi e facce nuove.
così è stato. e dopo oltre due mesi, si può fare un bilancio di fine produzione, come dicono loro, quelli della televisione.
10 cose più una imparate in quasi 40 puntate in tivvù:
1. in televisione ci sono tempi morti in cui si aspetta, si pensa a tutto quelle che si sarebbe potuto fare altrove, nella vita vera, e ci si domanda perché si debba sbattere via così una risorsa scarsa e preziosa come il tempo.
2. in televisione ci sono professionalità affascinanti e un po’ oscure, tra cui il microfonista che ti microfona e, dopo una breve fase iniziale di pudore e timidezza, si insinua, armato di fili e antenne, nei meandri della tua biancheria con una disinvoltura che tuo marito, nonché padre dei tuoi figli, nonché al tuo fianco da una vita, nemmeno si sogna.
3. in televisione si lavora di domenica e, alla lunga, non è divertentissimo.
4. in televisione ci sono creature leggiadre e sorridenti che ti truccano e ti parruccano. che poi significa che ti smanacciano piacevolmente viso e capelli e tu vorresti che non finisse mai e pensi che sì, vale proprio la pena venire in televisione, tempi morti domenicali compresi.
5. in televisione c’è un signore carismatico con una cuffia in testa che applaude quando si deve applaudire, che dice quanti minuti mancano al nero, che poi è la pubblicità, e che tiene alto il morale. si chiama direttore di studio ed è ipnotico.
6. in televisione, se hai il microfono e fai uno starnuto lo sentono tutti. anche se dici “devo fare pipì” o “che fico il biondino là in fondo” sentono tutti, anche a casa.
7. in televisione, se guardi gli schermi con la televisione dentro, il signore carismatico ti sgrida e dice che non è bello. e ha ragione anche perché vedere la tua immagine dentro uno schermo nel momento stesso in cui una telecamera ti sta inquadrando ti lascia, a seconda, imbarazzata o inorridita e, in entrambi i casi, l’effetto estetico finale è inquietante.
8. in televisione, si fa amicizia, come tra compagni di scuola, con un cameratismo solidale e un po’ goliardico che elastigirl aveva dimenticato.
9. in televisione tutti si preoccupano dell’audience. ma l’ospite no. lui  o lei può essere superiore a certi dettagli ansiogeni e godersi lo show, come al cinema, incurante di essere uno dei cinque o dei cinque milioni di spettatori.
10. in televisione è tutto molto veloce: le frasi devono essere brevi, le storie sintetiche, le parole facili. e non è necessariamente una cosa bella.
10 + 1. in televisione ci sono talenti, oltre che professionisti. e guardarli all’opera è un piacere, quasi come farsi smanacciare la faccia e i capelli.

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giovedì

nonno A, ormai quasi quattro mesi fa, ha avuto un cedimento strutturale, uno di quei cedimenti che mettono in discussione molte cose, prima tra tutte la presunta invulnerabilità di un signore settantenne un po’ workaholic e molto fumatore.
negli ultimi quattro mesi ha conosciuto la terapia intensiva, il sollievo di una mascherina dell’ossigeno, tac, scintigrafie, vari esami che finiscono in “scopia” e non sono piacevoli, compagni di stanza molesti e amabili, in salute e in fin di vita, medici simpatici e antipatici, infermieri appassionati e implacabili, la grande invenzione della telemedicina, la meraviglia dell’aggettivo “operabile”. ha conosciuto paura, panico,sollievo, speranza, disperazione, sconforto, esasperazione, gratitudine, noia, smarrimento, anche tutti insieme in uno stesso pomeriggio. negli ultimi quattro mesi ha scoperto che il suo cedimento strutturale aveva parecchi colpevoli e ognuno di loro andava rimesso in riga.
dopo l’intervento di by-pass ha fatto rieducazione, fisioterapia, ginnastica, elettrocardiogrammi quotidiani e ha soffiato ogni ora ogni giorno dentro uno strano aggeggio con uno stantuffo dentro. e dopo un mese circa si è ripreso.
“adesso dobbiamo farle ancora qualche “scopia”, un’altra tac, un’altra scintigrafia e due o tre controlli qua e là. se va tutto bene siamo pronti per l’operazione al polmone. dopo sarà un uomo libero. o quasi”, ha detto il dottore.
nonno A, a volte di pessimo, a volte di buon umore, a volte ottimista a volte no, a volte allegro a volte triste, ha fatto i mille esami necessari per l’intervento, dopo il quale, gli hanno detto, sarà quasi come nuovo.
“bene. abbiamo tutto quello che ci serve. il chirurgo ha detto che per lui si può operare, l’anestesista ha detto che per lei si può addormentare e sedare, il cardiologo ha detto che il cuore è pronto. la chiamiamo noi”, hanno comunicato dall’ospedale.
“va bene. aspetto”, ha risposto nonno A.
ha aspettato una, due, tre settimane, torvo e inquieto, seduto sul telefono. nessuno chiamava, l’inquietudine montava, lui si avviliva e i brutti pensieri lo inghiottivano.
“pronto, elasti. hanno chiamato”
“e?”
“mi ricoverano mercoledì. giovedì mi operano”
“bene. finalmente. come ti senti?”
“contento da un lato. dall’altro…”
“già”
“già”
“giovedì”
“voi non dovevate andare a bari giovedì, per pasqua?”
“sì, ci andranno gli hobbit e mister incredible. io aspetto qui”
“come vuoi”
“come voglio, sì”
“ma non c’è da preoccuparsi”
“no, però aspetto qui”
“allora ci sentiamo domani”.

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tanto buio a te

a cena, domenica sera.

“dando buio a teeee”
“cosa canti?”
“chi canta a tavola e fischia a letto è un matto perfetto… lo diceva la mia nonna e poi anche mio papà”
“dando buio, dando buio…”
“mamma, ma cosa mangi?”
“pane integrale di segale, rucola, pomodori, finocchio e formaggio di capra. sono a dieta, ti ricordi?”
“sta cantando tanti auguri a te!”
“buono! posso assaggiare?”
“certo che puoi, ma tu hai la pasta al forno…”
“tanto buio vuol dire tanti auguri???”
“chi era sandokan?”
“buona questa roba che mangi tu!”
“come buona? la rucola, i finocchi e il pane integrale di segale li hai sempre schifati e, adesso che sono il mio unico cibo, decidi che devi rubarmeli? guarda che sei un bel tipo…”
“anche io bane e bazzo”
“pure tu pane nero e formaggio di capra? ma la pasta al forno non la mangia nessuno? certo che voi siete belli strani…”
“un eroe che combatteva contro gli inglesi che volevano occupare la sua isola”
“io sono sandokan!”
“no! io! lo avevo detto per primo”
“io andokà!”
“bugiardo”
“chi ti ha detto di alzarti??? siediti istantaneamente!”
“ma papà, devo…”
“siediti ho detto! o mi infurio”
“mister i, vorrei ricordarti che questa è una tranquilla cena domenicale in famiglia, non il rancio in caserma. puoi anche rilassarti. non siamo i tuoi soldati…”
“simpatica la mamma, questa sera!”
“allora, se tu sei sandokan, io sono harry potter e anche voldemort”
“va be’, tanto io sono ron…”
“la mamma invece è dolores umbridge”
“no! se devo essere una cattiva voglio essere bellatrix. tu invece, mister i, chi sei?”
“albus silente. ovvio”
“al massimo sei un mangiamorte”
“ma noooo! mi avete finito il caprino. e pure i finocchi… siete dei fetenti”
“puoi sempre mangiare un po’ di cioccolata, mamma”
“adesso scoppio in singhiozzi isterici, vi ho avvertiti”
“dando buio a te!”.

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cosa fai stasera?

ieri sera.
“sei pronto?”
“prontissimo”
“quale pagina è?”
“questa”
“allora, parlami della montagna. hobbit piccolo no! non in piedi sullo sportello della lavastoviglie!”
“la montagna?”
“be’, il titolo del capitolo che dovevi studiare è ‘la montagna’, fai un po’ tu…”
“ah. sì. dunque… la montagna è… fatta così… a cono!”
“mamma, possiamo vedere un film?”
“a cono??? no, hobbit di mezzo: nessun film. non vedi che tuo fratello sta studiando?”
“no, cioè. a cono rovesciato…”
“senti, facciamo così: io ti restituisco il libro, tu riguardi la pagina e tra dieci minuti ti interrogo”
“no! no! ho già studiato. la so bene!”
“allora dimentichiamoci del cono e dimmi… la montagna è molto o poco popolata? e perché?”
“molto popolata!”
“no!”
“ah. già. fa freddo e le strade sono in salita. quindi nessuno vuole andarci a vivere”
“non è esattamente così. comunque. andiamo avanti. quali sono le risorse della montagna? cosa si coltiva?”
“si coltivano ovi e bovi”
“prego?”
“ovi e bovi! sono sicuro. c’è scritto lì. guarda bene!”
“oviNI e bovINI che sono le pecore e le mucche. e non si coltivano! si all…”
“allevano!”
“ma io ti ho chiesto cosa si coltiva”
“questo lo so: legumi, orzo, il segale”
“CACCA-PIPI’-CACCA-PIPI’”
“lA segale e poi? la smetti di urlare hobbit piccolo?”
“e altre spezie…tra cui il formaggio”
“come altre spezie??? mica saranno spezie i legumi, l’orzo e la segale. le lenticchie e lo zafferano secondo te sono la stessa cosa? la farina con cui si fa il pane nero è della stessa famiglia del pepe?! e poi è il foraggio! il formaggio lo si produce da cosa?”
“dal latte, facilissimo!”
“grazie hobbit di mezzo, ma è tuo fratello a dover studiare geografia. perché non ti porti il piccolo un po’ di là a giocare invece di stare qui come il grillo parlante e la scimmia urlatrice?”
“infatti. io così non riesco a concentrarmi…”
“tu non cercare scuse. adesso prendi il tuo libro e vai di là in camera a ristudiare tutto. perché non possiamo andare avanti con questo teatrino”
“ma no! io ho già studiato”
“e io vado a vedere un film!”
“io bimba pezza mia” (= io e bimba, la mia bambola del cuore invece puliamo la cucina con questa pezza, o spugnetta che dir si voglia)
“ho detto in camera a studiare”
“no!”
“ho deciso: mi guardo cattivissimo me”
“no!”
“sì!!”
“bella pezza!”.

superfluo dire che la serata è sfociata in tragedia, con urla, pianti, strepiti, minacce, punizioni e melodrammatica e lacrimosa riconciliazione finale. praticamente l’inferno.
mister incredible, rientrato all’1 di notte da londra, ha trovato lo hobbit piccolo nel suo lettino insieme a bimba e alla pezza, elastigirl e i due hobbit nel lettone, sudati e stremati.

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dentro e fuori

“e twitter a cosa mi serve?”
“a sapere cosa succede nel mondo, cosa scrivono i giornali, cosa pensano i tuoi amici, cosa fanno quelli che ti stanno simpatici…”
“voyeurismo puro, in pratica”
“ma no. perché dici così?”
“perché la mia amica giovanna scrive i fatti suoi su twitter e seguirla è come guardarle in casa. e io a casa mia chiudo tutto, anche le tende perché quella è la mia vita e nessuno ci deve entrare, a meno che non gli apra la porta io. giovanna è un’esibizionista e come lei un mucchio di altri che ritengono di dovere condividere. ma chi se ne frega di condividere!”
“…”
“e facebook. non mi dirai che è utile facebook…”
“ma… dipende. facebook non è male secondo me”
“e linkedin? e tutte le altre boiate di social network? dei bei metodi per ripiegarsi sui propri mondi virtuali e smettere di vivere fuori, per davvero”
“be’, la vita reale e quella sui social network non si escludono a vicenda”
“mica si può moltiplicare il tempo! la verità è che se sei troppo lì, non fai una mazza nella vita vera. la verità è che non riesci più a concentrarti su niente e fai tutto alla carlona…”
“bisogna forse imparare a vivere su più livelli. del resto i ragazzini fanno così e sono bravissimi credo e probabilmente molto più flessibili e aperti di quanto non lo fossimo noi alla loro età”
“i ragazzini hanno deficit di attenzione bestiali. te lo dico io”.

questo pomeriggio, durante una conversazione in un luogo improbabile ma rappresentativo di una variegata umanità, elastigirl ha avuto l’impressione – e non per la prima volta – che il mondo si divida in due: chi sta dentro e chi sta fuori, chi da una parte e chi dall’altra, chi è integrato e chi resiste, chi si perde e chi no, chi è risucchiato e chi chiude la porta e le tende.
e ha avuto per un attimo l’atroce dubbio di essere finita nella parte sbagliata, insieme agli esibizionisti, ai ragazzini con bestiali deficit di attenzione, a quelli che fanno tutto alla carlona, ripiegati su troppi mondi. e che ormai sia troppo tardi.

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il giorno uno non si scorda mai

colazione:
un tè con un’ombra di latte + due merdose gallette di riso.
metà mattina:
una mela che ha aperto una voragine in cui ci sarebbero comodamente stati un panino con il salame e un cono grande ai gusti maron glacé e caramello.
pranzo:
una zucchina grigliata e scondita + un etto di carne salada, scondita pure lei + un’altra merdosa galletta di riso (“perché ti ostini a mangiare polistirolo?” “perché è biologico e un po’ fa mappazza. e soprattutto dopo ho la nausea perché mangiare polistirolo mi fa quell’effetto lì. strano, no?”).
merenda:
niente di niente di niente.
cena:
pesce al forno e finocchio crudo e scondito. niente galletta di riso altrimenti sarebbe successo qualcosa di brutto e davanti ai bambini è meglio di no.
dopocena:
gli hobbit mangiavano tre quadratini a testa di cioccolato fondente. elastigirl continuava a ruminare finocchio crudo. e li odiava, proprio loro che, fino a ieri, erano oggetto di incondizionato e obnubilato amore materno.

elastigirl da stamane è a dieta. una dieta autoinflitta e autoprodotta che prevede l’eliminazione di tutto ciò per cui vale la pena vivere, gallette di riso, per ovvie ragioni, escluse. l’obiettivo, visto da lontano, non è affatto ambizioso. visto da vicino è eroico e titanico: elastigirl ha infatti deciso di eliminare i tre chili ereditati dalla gravidanza dello hobbit piccolo, rimasti attaccati laddove non dovevano, come cozze allo scoglio.
alla fine del giorno uno elastigirl si è resa conto di non essersi pesata prima di cominciare, in quanto non possiede una bilancia. tuttavia, guardandosi allo specchio questa sera, dopo la doccia, con sgomento, incredulità e cocente delusione, non ha notato alcun miglioramento nella silhouette, rispetto alla doccia precedente, esattamente 24 ore prima.
in compenso è di pessimo umore.

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10 piccolezze da non sottovalutare

1. spegnere la luce e guardare un film tutti insieme, intorno al computer, sul lettone. scoprire che i maschi della famiglia ti hanno ingannata e non si tratta di una commedia, come pensavi, ma della storia dark della guerra tra licantropi e vampiri. e addormentarsi così, tra un lupo che ulula e un canino che sporge, mentre nessuno si accorge di te.
2. togliersi il reggiseno, la sera. perché ti sembrava di non sentirlo ma quando lo levi sei così contenta che probabilmente ti sbagliavi.
3. rispondere “sì, grazie” a chi ti offre di farti una spremuta d’arancia. e, mentre la bevi, riflettere sullla rarissima accoppiata di aggettivi “buonissima-sanissima”, per una volta non auto-escludentesi.
4. comprare un rossetto, una matita colorata, un qualsiasi accessorio che costi meno di dieci euro e ti faccia sentire fichissima.
5. ascoltare una canzone trash e trovarla strepitosa. e riascoltarla. e trovarla fantastica. e via così, superlativo dopo superlativo, trash dopo trash.
6. studiare la piantina di una casa enorme, decidere la destinazione di ogni stanza, sala della musica (trash) e biblioteca comprese. e sognare che sia tua.
7. guardare un catalogo di cucine spaziali e inabbordabili e scegliere quella più adatta a quell’enorme casa nella piantina di cui sopra.
8. conoscere una persona e desiderare tantissimo che diventi tua amica, come ti succedeva quando eri piccola.
9. lavare la macchina, dopo tre anni. e vedere i tuoi figli che non la riconoscono più. e pensare che per altri tre anni ti sei tolta il pensiero.
10. coltivare il proprio lato fetish, e, nell’elasti-fattispecie, stare sotto le coperte a sfogliare libri di cucina.

chi vuole può mettere qui sotto le sue 2, 3, 5, 74 piccolezze da non sottovalutare, perché anche condividere fa parte dell’elenco.

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espiazioni

mister incredible è tornato ieri sera, alle 22.
- dalle 22 all’1 è stato ragguagliato da elastigirl su tutto ciò che era successo nei dieci giorni di assenza, dettagli insulsi intenzionalmente compresi (rumore di astronave al decollo del programma risparmio-energia della lavastoviglie, inclinazione al morso dello hobbit piccolo, particolari splatter del virus hobbit, passi e musiche della coreografia del corso di step per over 65 della palestra di quartiere, desiderio incoercibile di un tablet, batteria scarica della macchina per colpa dello hobbit piccolo e della sua mania di schiacciare interruttori a caso e di nascosto, commenti su 10 giorni di politica/economia/attualità, recensione dell’ultimo libro letto e dell’ultimo film visto in dvd con gli hobbit, varie ed eventuali)
- dall’1 alle 6 ha dormito
- alle 6,05 è stato raggiunto dal suo discepolo adorante, nonché logorroico pupillo, hobbit di mezzo che si è infilato nel lettone e, per l’euforia del rientro paterno, ha parlato ininterrottamente fino alle 7,15 ora in cui è suonata la sveglia ed elastigirl ha comunicato che, dovendo lei iniziare a lavorare alle 10,30, poteva dormire almeno fino alle 9. “quindi per cortesia adesso lasciatemi qui da sola. tu mister i prepari i tre, fai far loro colazione e portali a scuola. se, quando torni a casa, fai il caffè sono contenta”.
- dalle 10,30 alle 19,40 è stato fuori dall’elasti-radar. di lui tuttavia si sa che ha recuperato dai vicini le pinze, ha resuscitato la batteria scarica e, per ricaricarla, ha girato senza meta, come un disperato, per le strade di milano nord, ha preparato un sugo di pomodori, ha messo l’acqua a bollire e ha buttato la pasta.
- alle 20 elastigirl ha esclamato: “che puzza! il piccolo deve avere fatto un sacco di cacca” e lui ha risposto “lo cambio subito”, facendo seguire i fatti alle parole e consegnando l’adorabile duenne morsicatore, lindo e profumato, alla sua mamma che, dopo la quotidiana seduta di amoreggiamento selvaggio e clandestino al buio, lo ha messo a letto.
- alle 20,30 ha visto mezz’ora di harry potter 4 con i due hobbit ancora svegli mentre elastigirl si concedeva un’interminabile doccia.
- alle 21,00 ha messo a letto il primo e il secondogenito mentre elastigirl si spalmava crema idratante allo zucchero di canna .
- alle 21,10 ha chiesto: “posso fare qualcosa per te, amore?”

il senso di colpa maschile è un fenomeno raro e virtuoso che va coltivato come una piantina preziosa.

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tu dove lo metti?

senza non puoi entrare, non puoi uscire, non puoi andare a fare pipì e nemmeno a lavarti i denti. senza non sali in ascensore e non raggiungi la macchinetta del ginseng. senza le signorine ti guardano male. senza sei tagliato fuori. senza sei uno sfigato. anzi, senza non sei. senza puoi passare ore a battere i palmi contro una porta di vetro trasparente ma insonorizzata e nessuno si accorgerà di te. senza puoi anche tornartene da dove sei venuto.
e allora ognuno si organizza come può.
A se lo è legato al collo come il collare del cane di sua sorella che si chiamava mucca anche se era maschio.
G lo mette nel portafoglio e quando va in bagno, con tutti i soldi e i documenti, precisa: “non è che non mi fidi di voi, eh. ma senza…”.
C lo attacca alla cintura dei pantaloni, come il fodero di una pistola.
N lo appende alla cravatta e se lo vede sartorialist lo fotografa subito in mondovisione da milano.
M lo usa come ciondolo e se lo vede sartorialist si gira dall’altra parte e piange un po’.
R lo tiene nella tasca dei pantaloni e quando li mette a lavare è un dramma.
S lo infila dietro l’orecchio come faceva con la matita enzo, il fruttivendolo quindicenne sotto casa che turbava elastigirl e le sue fantasie adolescenti tanti anni fa.
T dice che sono tutti dei penosi coatti e dovrebbero ribellarsi a questa schiavitù ma non ha voluto rivelare dove lo nasconde.
da quando l’elasti-ufficio è in vetrina, il badge, personale e in un unico esemplare numerato, è diventato il solo oggetto veramente indispensabile alla sopravvivenza dei dipendenti e forse dell’azienda stessa. con conseguenze, almeno esteticamente, devastanti.

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