può parlare di meccanica quantistica, di neutrini e di neutroni, di ideogrammi e di steve jobs, di finanza, di mariti e di cinema, di telefonia, di vulcani, di vampiri e di russel crowe, di cui è innamorata. può aprirti gli occhi e folgorarti, può affascinarti e sfinirti. è una vera signora e, come le vere signore, ha una borsa per ogni stato d'animo, una sciarpetta per ogni giorno e un dettaglio prezioso per ogni drin della sveglia la mattina.
è arguta, spiritosa, solare, capace di inaudite generosità e di sublimi slanci. ha una gatta, una mamma e un papà d'antan che ogni tanto chiamano e te li immagini piccoli, seduti in poltrona, che si raccontano tanti fatti, fitto fitto, vivaci e inquieti, come lei. ha una casa che le somiglia e il desiderio periodico di buttarla via e trovarne una nuova.
è iperbolica e ha gli occhi che ridono. è curiosa e questo, insieme a tutto il resto, fa di lei una persona speciale.
è un'elasti-collega, pure un po' capa, ma non nell'anima. un giorno, al centro della redazione, aveva detto, nel bel mezzo di un monologo sull'universo, "ascoltarmi mi annoia a morte". ma la noia, con lei, non c'entra proprio niente.
lunedì andrà in pensione, per seguire le sue passioni, perché vuole mettersi alla prova di fronte a un muro bianco, perché le manca il tempo, perché, dice lei, "ho l'età giusta".
e dalla settimana prossima l'elasti-redazione, seppur part-time, sarà più vuota, più triste e molto meno colorata.
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intellettuali della magna grecia
"il problema è che le donne non possono fare le guardalinee nel calcio"
"scusa, perché no?"
"perché la divisa da guardalinee fa schifo su una donna"
"ma che idiozie dici? noi stiamo benissimo con la divisa da guardalinee"
"macché. e più tette avete meno vi dona la divisa"
"senza contare che le tette ostacolano la visuale delle linee, il che rappresenta un chiaro impedimento strutturale all'esercizio di un ruolo che, non per niente, è e deve essere maschile"
"e poi, vuoi mettere? una donna guardalinee mica la puoi insultare"
"perché no?"
"mica puoi dire a una donna: 'sai dove te la devi mettere quella bandierina?'. come minimo ti denuncia per sexual harrassment…"
"be', puoi sempre urlarle 'bottana!' con accento catanese".
no, non è una conversazione ascoltata sugli spalti dello stadio tra fanatici tifosi abbrutiti dallo spirito del branco. non è nemmeno un dibattito al bancone del bar sport, nel degrado di una periferia dimenticata. è un simposio di sedicenti intellettuali della magna grecia, stamane, nell'elasti-redazione, aperta nonostante l'unità d'italia e la sua festa.
suggestioni e svago
"c'è un'istruttrice il martedì sera che fa body pump, ha i capelli cortissimi, è muscolosissima ed è completamente senza seno. in teoria non sarebbe il mio tipo però la trovo fantastica"
"non so una mazza di edison"
"nella nuova sede avremo il bagno tutti insieme"
"alessio ha chiesto l'orario allattamento per aprile e maggio"
"sarà arrapantissima"
"ignorance has never stopped me writing stories"
"hai presente lisbeth salander di uomini che odiano le donne? tipo lei"
"ma è un maschio. mica allatta"
"anche i padri possono chiedere l'allattamento, se la madre lavora"
"cosa vuol dire tutti insieme?"
"maschi e femmine nello stesso posto, a fare pipì e cacca nello stesso water"
"nella nuova sede ci sarà anche la moquette"
"secondo me comunque è lesbica"
"questo è un posto fantastico se hai dei figli, se non ne hai è un incubo"
"che schifo! io non voglio trovare l'asse del water lurida"
"perché lo dici?"
"la moquette è un ricettacolo di acari. dobbiamo subito firmare una petizione contro la moquette"
"perché martedì scorso c'ero solo io al corso di body pump e lei si è rifiutata di farmi lezione. si è persa un'irripetibile occasione. evidentemente non le piacciono gli uomini"
"faremo pipì seduti, dai. quante storie"
"sei un mitomane"
"a me l'acaro fa venire l'asma e con l'asma si può morire. firmi la petizione?"
"hai dei capelli belli"
"nessuno è indispensabile qui dentro".
perfino l'inferno dell'open space, part time, diventa un luogo di suggestioni e di svago.
un latte freddo in bicchiere piccolo
"pronto, bar!"
"pronto, buongiorno barista gigi. qui è l'elasti-redazione. posso fare un ordine?"
"certamente, aspetti che prendo una penna e sono da lei… eccomi. mi dica"
"un caffè macchiato con il latte a parte, un caffè lungo in tazza grande, un cappuccio senza schiuma e un cappuccio normale ma bollentissimo, una frolla con la marmellata di ciliegie, un…"
"non abbiamo la frolla con la marmellata di ciliegie"
"ah, aspetti un attimo. collega I! non hanno la frolla con la marmellata di ciliegie. cosa? una brioche con il cioccolato, possibilmente un po' bruciata"
"le abbiamo finite"
"allora aspetti… collega I… una brioche vuota poco cotta"
"va bene. arriviamo subito"
"no, aspetti, non ho finito"
"mi dica"
"un toast farcito con i sottaceti, un tè verde ma assolutamente non aromatizzato al gelsomino e nemmeno al limone, un ginseng, un latte freddo in bicchiere piccolo e due amaretti, ah! anche delle cicche a forma di cubo gusto frutti di bosco. grazie"
click.
tra qualche mese l'elasti-redazione cambierà sede. il barista gigi forse si dispiacerà. o forse no.
effetti collaterali
"dove porco cane è il sole 24 ore che stavo leggendo? si può sapere perché qui dentro appena uno si distrae, arriva un bastardo che se ne approfitta?"
"prendi pure il mio. lo leggo più tardi, quando tu hai finito"
"non posso fare l'apertura domani. io ho bisogno di dormire e anche di fare colazione con calma, senza contare che l'apertura è un turno di merda che mi fa schifo"
"apro io volentieri al tuo posto, se vuoi"
"già, e poi chissà cosa mi chiedi in cambio…"
"niente, apro gratis, per il piacere di farti un piacere"
"questo è un posto di psicopatici nevrotici. vi odio tutti"
"dici davvero? io vi trovo adorabili"
"fa un caldo porco. sembra di lavorare in un rettilario"
"mah… a me sembra che ci sia una temperatura ideale"
"alle 12 c'è la conference call, io ho un appuntamento a pranzo all'1, la collega S pure, il collega R va in piscina alle 2, la collega I è in ferie mezza giornata e lo stagista è scaduto. gli altri sono tutti fuori. la redazione resta vuota fino alle 3,30, è inammissibile"
"nessun problema: vi aspetto e vado a pranzo alle 4. tanto non ho fame"
"elasti, ma che ti succede? ti sei rimbecillita? hai la sindrome di santa maria goretti? cos'è quel sorriso estatico da pazza illuminata? perché sei così fastidiosamente di buon umore? perché dici sempre sì? che cos'hai?"
"ho il part time".
a vederla così non si direbbe
ore 14,00
"venga pure da questa parte. ecco la nostra postazione al centro della redazione. tutti i giornalisti inviano qui i loro pezzi che vengono letti, controllati, ove necessario corretti e infine pubblicati…"
"capisco…"
"ti presento il compliance auditor, è qui per verificare la conformità del nostro lavoro con i processi e le procedure operative previsti dalla legge. in pratica è un ispettore"
"gnam gnam, ehm, scusate. stavo pranzando. burp. piacere signor compliance auditor, sono elasti"
"uhm, piacere, elasti. scusi, signora capa della redazione, le spiace se prendo appunti?"
"appunti? no che non mi spiace se prende appunti… ecco… elasti in questo momento sta, ehm, dirigendo il traffico. controlla e passa gli articoli dei redattori. lei è… be', una giornalista senior. oddio, a vederla così non si direbbe moltissimo. tuttavia, ha parecchia esperienza e questo, al centro della redazione, è il suo lavoro"
"interessante…"
scusa? come sarebbe a dire 'a vederla così non si direbbe moltissimo'? cosa significa?
1. a vederla così, con i jeans e le scarpe da ginnastica, sembra piuttosto un'acerba ma promettente stagista, sogno proibito di tutti i redattori maschi nonché dei compliance auditor in transito
2. a vederla così, con questa coda di cavallo da massaia in azione e il panino al prosciutto in mano, sembra piuttosto la ragazza del bar, che porta su i caffè e porta giù le tazzine, in una pausa relax, prima di un nuovo servizio alla banca dell'angolo
3. a vederla così, con l'occhio vitreo e lo sguardo catatonico davanti allo schermo, sembra piuttosto l'attempata signora alzheimeriana del quinto piano che ogni tanto si confonde con i tasti dell'ascensore e si ritrova in una redazione invece che nella sua cucina. e ne approfitta per scambiare due chiacchiere sulla nebbia, sulle nuove generazioni e sui btp
4. a vederla così, estatica e inebetita, sembra piuttosto una madre fuggita di nascosto dal lazzaretto familiare, pieno di bambini, di virus e di Gomito, felice e inebriata per la ritrovata, seppur temporanea, libertà.
il compliance auditor se ne è andato, dopo un'ora circa, salutando l'elasti-capa cordialmente. sembrava soddisfatto. l'elasti-redazione ha passato l'esame. nonostante la tizia al centro.
sulle barricate
hanno lavorato tutti i giorni, sant'ambrogio e immacolata compresi, perché le borse non si fermano di fronte a niente. erano lì dalle 7 del mattino, perché i mercati finanziari non dormono mai e, se dormono, si svegliano all'alba. sono i giornalisti dell'open space, elasti compresa. incuranti delle festività, degli affetti a casa, della pioggia fuori dalle finestre, del riscaldamento che funziona a singhiozzo e fa un freddo cane, dei colleghi in vacanza che si sollazzano sulle piste da sci mentre qui, sulle barricate, non c'è tregua. Sguardo fisso sugli schermi, indefessi, concentrati e professionali. paladini della redazione, sempre.
ieri, festività dell'immacolata concezione, ore 8,30 le piazze europee stanno per aprire, le piazze asiatiche hanno appena chiuso, il presidente del fondo monetario, strauss-kahn, ha dichiarato che il futuro è più incerto che mai.
"ma secondo voi… i capelli trapiantati diventano bianchi?"
"…", lo sconcerto serpeggia nell'open space.
"cioè, i capelli trapiantati sono vivi o morti?"
"bella domanda…"
"secondo me morti"
"però crescono… o no?"
"già, crescono…"
"quindi sono vivi"
"e chi lo sa…"
"se crescono invecchiano"
"… e quindi diventano bianchi"
"non saprei"
"ma i capelli trapiantati si lavano normalmente?"
"e soprattutto, tutti possono donare i capelli per un trapianto?"
"che tema affascinante".
au revoir
lui è arrivato. è algido e altero, come si conviene a chi discende da generazioni di colonialisti. è cortese e sfuggente, come si conviene a chi ha girato il mondo tutta la vita, ha poco tempo, come si conviene a un capo, perché questo è quello che è. il nuovo supremo elasti-capo. francese, elegante, carismatico, di passaggio.
ha sorvolato l'elasti-redazione per qualche ora, scatenando trepidazione, nervosismo, omaggi, deferenza e un brindisi in sala riunioni, senza discorsi perché non ci si perde in chiacchiere.
"elasti, è la tua occasione. chiedigli il part time. ora o mai più", aveva consigliato la collega P.
"ma io il part time l'ho già chiesto, per lettera, più di due mesi fa. e la settimana scorsa ho mandato anche un sollecito"
"e?"
"e cosa?"
"e hai ottenuto…"
"un silenzio gelido di morte"
"appunto. ora lui, il boss, è qui. approfittane"
"ma la mia richiesta era indirizzata anche a lui. l'avrà vista… non posso molestarlo così, il primo giorno. senza dargli nemmeno il tempo di capire dov'è. che figura ci faccio? non mi ha mai vista e zac! 'piacere sono elasti voglio il part time altrimenti mi suicido, grazie' e torno al mio posto. non posso! faccio una figura di merda"
"allora rimani pure nel tuo pantano a tempo pieno. vuol dire che al part time non ci tieni sul serio"
"che dici? il part time per me è fondamentale. senza part time non sopravvivo"
"presentati allora, parlagli. hai pure un vestitino oggi e non i soliti stracci…"
"soliti stracci? tu dici che di solito vengo in ufficio troppo… sciatta? sportiva? dimessa? sgualcita? sfigata?"
"ne parliamo un'altra volta. oggi hai il vestitino. vai"
"c'è la coda per avere udienza…"
"e tu ti accodi"
"sei sicura?"
"sì"
"e in che lingua devo parlargli?"
"fai un po' tu. ora lasciami lavorare"
…
"avanti"
"ehm. bonjour, je suis elastì, quella che aveva chiesto il part time"
"…"
"no, ecco. je voulais seulement me présenter… così quando vede la mia richiesta, be', sa che faccia ho"
"molto lieto, enchanté"
"anche io sono enchantée… allora… grazie"
"come ha detto che si chiama?"
"elastì, cioè elasti, senza accento"
"bene elastì. au revoir".
se il ragionier fantozzi avesse chiesto il part time, avrebbe certamente saputo fare di meglio.
te la consiglio
nei bagni dell'ufficio. ore 10,30.
"… e quindi alla fine mi sono decisa ad andarci"
"e?"
"ed è stato fantastico. mi ha tenuta un'ora intera"
"a fare che?"
"a parlare, di me, delle mie abitudini, delle mie ambizioni, dei miei gusti, delle cose che amo…"
"come in una seduta di psicoterapia?"
"tipo, ma secondo me meglio"
"va be', fammi degli esempi"
"allora, mi ha chiesto se ero felice del mio lavoro"
"e tu?"
"io ho risposto: mica tanto. 'non va bene', ha detto"
"grazie tante che non va bene. intanto un lavoro ce l'hai e ringrazia"
"vedi, non capisci. non capisci lo spirito. tu sei troppo terra terra"
"spiegami lo spirito, mi interessa"
"insomma, dice che il nostro obiettivo deve essere la felicità e che l'ideale per ognuno di noi sarebbe passare sei mesi qui e sei mesi in polinesia ma siccome non è possibile, bisogna portare qui la polinesia"
"qui? a milano? la polinesia?"
"già. ha anche detto che ognuno di noi deve ritagliarsi una cosa bella, soltanto per sè, da fare almeno una volta alla settimana"
"mi sembra saggio. tu cosa fai di bello per te una volta alla settimana?"
"yoga"
"ecco, io invece non faccio niente di bello solo per me, nemmeno una volta al mese. sono proprio una sfigata"
"poi ti dà qualche rimedio, qualche consiglio sull'alimentazione perché sostiene che tutto parte da una corretta alimentazione, ti chiede 80 euro e ti congeda"
"80 euro e via"
"ma ti assicuro che quando esci sei proprio contenta, stai bene con il mondo"
"magari la provo."
"io te la consiglio, ti farebbe un gran bene…"
"effettivamente peggio di così…posso solo migliorare"
"c'è un problema però"
"quale?"
"odia il cioccolato. dice che fa malissimo, che è veleno"
"vade retro. non posso pagare una tizia che mi vieta il cioccolato. ci manca solo l'omeopata ciocco-fobica in questa fase di privazioni"
"secondo me invece lei ti piacerebbe moltissimo. è una dottoressa fantastica, farebbe proprio al caso tuo. se vuoi te lo prendo io l'appuntamento, elasti"
"non so. sono scettica. poi 'sta cosa del cioccolato mi mette un'ansia…".
epifanie di un grigio mercoledì feriale
1. chiudersi in un aula-training per un corso su un nuovo rivoluzionario applicativo aziendale, con il bloc notes, l'occhio a mezz'asta e la prospettiva di 180 minuti mortali e probabilmente inutili. rendersi conto al minuto 21 che il rivoluzionario applicativo che sostituirà gli obsoleti e farraginosi, seppur familiari, vecchi software altro non è che un gigantesco social network che consentirà ai dipendenti di chattare con l'universo mondo in orario di lavoro con la benedizione dell'amministratore delegato.
2. venire casualmente a sapere che la salumeria-gastronomia, che fa i panini più buoni del sistema solare ma è troppo lontana dall'ufficio, fa consegne gratuite a domicilio, e quindi in redazione, previo invio del fantasmogorico menu del giorno via posta elettronica la mattina all'alba.
3. avere in affido un molesto e ansiogeno tamagochi che vomita insulse email di lavoro a ciclo continuo, scoprire dopo oltre un mese di custodia che può contenere tutte le tue canzoni e anche altre, tra cui non mi chiedermi di paola cortellesi, e capire che non puoi più vivere senza lo smart phone aziendale.
4. decidere che con tre figli e il caos esistenziale non ci sono né tempo né soldi per il tempio del benessere o palestra sotto l'ufficio che dir si voglia. abbattersi per dodici minuti e al tredicesimo convincersi che andare a lavorare in bicicletta ed evitare l'ascensore sono comunque un ottimo alibi per strafocarsi di cioccolata al latte con ripieno di latte, almeno per oggi, e magari per domani. facciamo per tutti i giorni feriali e non se ne parli più.
