ieri l’ospedale ha chiamato lo zio C.
lo zio C aspettava un fegato nuovo da 14 mesi.
ieri qualcuno se ne è andato.
ieri qualcuno ha regalato una chance allo zio C.
alle 9 ieri sera lo zio C, che zio non è ma è come se lo fosse, è arrivato in ospedale.
gli hanno dato una vestaglina bianca e una stanza.
e gli hanno detto di aspettare, ancora un po’.
con lui c’era M, che gli hobbit chiamano nonna anche se nonna non è.
C e M hanno parlato per ore. non si sa cosa si siano detti in quella stanza buia e silenziosa.
forse hanno parlato di quando erano bambini, forse hanno parlato di quando saranno vecchi, insieme. forse hanno riso e pianto, con la complicità di due fratelli lasciati soli. forse non si sono detti nulla come spesso succede quando servirebbero parole memorabili.
a notte fonda, era l’1 passata, è arrivata una signorina con una tuta verde e una cuffia in testa.
"che dice, architetto, viene con me?", ha chiesto con un sorriso gentile.
tutto intorno c’era un gran silenzio.
venire con lei? no, grazie, signorina. ci ho ripensato. forse è meglio lasciare le cose al loro posto. io sto bene così. anzi guardi, quasi quasi ora me ne torno a casa mia, che è tardi e sono molto stanco.
"architetto?", ha ripetuto la signorina gentile.
"sì, vengo. sono pronto"
da oggi lo zio C ha un fegato nuovo.
ma forse non lo sa perché sta ancora dormendo.
glielo dirà M, domattina.
