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domenica, 15 novembre 2009
nonna sara, la nonna atea, ebrea e comunista di elastigirl aveva una bizzarra teoria. sosteneva che nella vita ci sono tre cose che una donna deve assolutamente saper fare: nuotare, sciare e scrivere a macchina.
giunte alla veneranda età di 16 anni, elastigirl e la sua amica kappa si resero conto con orrore di essere ancora molto indietro. sapevano nuotare, scrivevano a macchina con i due indici lente come lumache ma soprattutto non avevano mai indossato un paio di sci.
"io inizierei a preoccuparmi", diceva nonna sara guardando grave la nipote.
elastigirl e kappa dovevano correre rapidamente ai ripari e decisero di passare la settimana di capodanno in una località sciistica segreta, nel totale anonimato, per mettere una pezza, per quanto tardiva, alla loro imperdonabile lacuna.
ma erano minorenni e piuttosto sprovvedute benché intraprendenti. ogni iniziativa indipendentista doveva pertanto passare al vaglio delle rispettive patrie potestà.
"sapete per caso dove andare?", chiese il padre di K.
"assolutamente no, ma di montagne sciabili è piena l'italia. non sarà una ricerca difficile", rispondevano loro.
"mica vorrete andare in albergo da sole voi due?", chiedeva nonno A, allora solo elasti-genitore.
"ma veramente..."
"non se ne parla nemmeno", concludeva perentorio.
nonno A, forse colto dal panico che assale i padri di figlie adolescenti in preda a slanci autonomisti, in 48 ore trovò la soluzione.
millantando un'improbabile conoscenza del meraviglioso mondo dei circoli ricreativi universitari, decretò che le due pulzelle avrebbero trovato accudimento, sicurezza, amici, (moderato) svago e lezioni di sci nella settimana bianca organizzata dal cus al monte bondone presso l'hotel bellavista.
"sei sicuro che sia il posto giusto per noi, papà?"
"ideale. conosco il cus e il monte bondone perfettamente".
"ma mi hai sempre detto che detesti i circoli sportivi e non sopporti la montagna..."
"tu non mi conosci, bambina", tagliò corto nonno A.
elastigirl e kappa partirono quindi per il monte bondone, con due enormi zaini e la determinazione di due atlete olimpiche.
"siamo qui per la settimana bianca con il cus, circolo universitario sportivo. in realtà noi andiamo ancora al liceo, ma siamo piuttosto sveglie per la nostra età...", spegarono alla reception del bellavista.
"cus?", chiese una signora di mezza età con un vestito a fiori.
"già, circolo universitario...."
"qui non c'è nessun cus. in compenso c'è un bel gruppo di signori belgi. occupano tutto l'albergo".
elastigirl e kappa, come due soldatini dello sci da discesa, ogni mattina alle 8 prendevano, non senza difficoltà, l'ovovia anteguerra che le portava in cima al bondone dove le aspettava il maestro giustino che, con disciplina e sadismo teutonici, per sette interminabili ore le vessava fino allo sfinimento, a suon di spazzaneve e insulti.
al tramonto rientravano al bellavista, cantando "son la mondina son la sfruttata" e altre lugubri nenie.
la sera, a cena, incontravano i belgi, appartenenti, loro sì, a un circolo ricreativo di una società produttrice di laminati in zinco per l'edilizia.
i belgi erano gaudenti, amanti del cibo e del vino, della mazurca dopocena e rigorosamente over 50.
il quarto giorno elastigirl ricevette una proposta di matrimonio da paul, un vedovo di liegi, con tre figli a carico e il cravattino. "saresti un'ottima madre per i miei bambini", le sussurrò volteggiando nella sala ristorante dell'albergo.
elastigirl e kappa annegavano nei canederli e nella birra la surreale follia di quelle serate .
la lacuna sciistica, grazie all'abnegazione delle due allieve e all'efficace pugno di ferro di giustino, fu almeno in parte colmata e lo scopo della vacanza fu raggiunto, come fece notare nonno A giorni dopo.
elastigirl vorrebbe che gli hobbit imparassero a sciare presto, malgrado mister incredible sostenga che sia un'attività inutile, sciocca, inquinante e pertanto controrivoluzionaria. elastigirl in verità vorrebbe solo assicurarsi che agli hobbit venga risparmiata, a sedici anni, un'esperienza come il monte bondone.
domenica, 25 ottobre 2009
"cosa leggiamo questa sera?"
"mottlilia"
"il libro di mostrilia?"
"sì, dai"
ci sono due topi, pelorosso e pelogrigio che stanno chiacchierando sulla riva di un fiume. pelogrigio è convinto che i bambini di oggi siano tutti degli imbranati e dei rimbambiti e che non sappiano fare assolutamente niente. mentre discutono del rincitrullimento delle nuove generazioni, arrivano anna e andrea, due ragazzini che decidono di salire su una barca ormeggiata lì vicino.
pelogrigio, per metterli alla prova, taglia con i denti la corda che tiene legata la barca e anna e andrea finiscono in mezzo al fiume, alla deriva.
pelorosso è furibondo con il suo amico topo che si sta rendendo conto di avere fatto una vera idiozia.
la barca, spinta dalla corrente e dalle onde, approda sull'isola di mostrilia, chiamata così perché abitata da un orribile e gigantesco mostrillo che assomiglia un po' a un drago e un po' a un dinosauro e che comunque è cattivissimo.
i due piccoli naufraghi, intirizziti e impauriti, non si perdono d'animo e, un po' aiutati, a loro insaputa, dai due topi, un po' da soli, accendono un fuoco, pescano, cucinano e mangiano un pesce e costruiscono una capanna in cui si rifugiano quando arriva un violento temporale.
pelorosso e pelogrigio sono preoccupatissimi ma anche ammirati dalla capacità dei due bambini di provvedere a se stessi.
è notte e diluvia, anna e andrea si addormentano nella capanna, il mostrillo si avvicina affamato ma, grazie alla pioggia battente, non sente l'odore dei due bambini e si allontana ruggendo per la delusione.
i due topi sono terrorizzati perché sanno che, non appena smetterà di piovere, il mostrillo si accorgerà della presenza di anna e andrea e li divorerà in un sol boccone.
è l'alba, in sogno pelorosso e pelogrigio hanno detto ai due bambini che devono scappare immediatamente e loro sono pronti a partire con la barca. ma arriva il mostrillo assetato di sangue. anna e andrea si imbarcano, il mostrillo li insegue e sta per afferrare anna con i suoi artigli quando andrea fa una manovra velocissima, la barca sfugge al mostrillo che perde l'equilibrio e finisce con lo spaventoso muso nell'acqua.
anna e andrea tornano sani e salvi dai loro genitori. pelogrigio deve riconoscere che i bambini di oggi sono svegli e in gamba quanto quelli di ieri.
"sempe bella quetta mottlilia"
"già, la storia di mostrilia è proprio bella, hai ragione"
"la tolia siamo noi"
"siamo noi? in che senso, nano?"
"io sono pelolosso, mio flatello è peloglizo che ha baiato, tu sei anna e papà è andlea" (= io sono pelorosso, il topo arguto, saggio e simpatico, mio fratello è pelogrigio, il trombone, provocatore, pieno di pregiudizi e combinaguai che alla fine però si rende conto degli errori, chiede scusa e torna sui suoi passi. anna sei tu e il suo amico-fidanzato andrea è papà)
"capisco. e il mostrillo chi è?"
"be', è nolmale. il mottrillo è il flatellino in panza tua!" (= che domande sciocche, mamma. mi sembra evidente: il mostrillo, orrida creatura minacciosa e un po' tonta, è il microbbit, al momento prigioniero nella tua pancia e quindi innocuo, ma presto tra noi, pronto a spiegare la sua potenza distruttrice contro voi due naufraghi poveracci).
giovedì, 13 agosto 2009
quando elastigirl aveva 13 anni nonna J la portò in vacanza con i suoi amici nudisti e fricchettoni in una piccola isola vulcanica dove non c'erano elettricità né acqua corrente ma solo scogli e mare, ovunque ti girassi.
non c'erano mezzi di locomozione né rumori molesti e i pochissimi turisti si guardavano in cagnesco, ognuno sul suo masso battuto dalle onde, come monadi lontane.
le tenebre calavano e il buio avvolgeva tutto, senza scampo.
"un posto da disperati", aveva decretato elasti-ragazzetta la sua prima sera sull'isola.
"un posto da sogno", avevano esclamato in coro nonna J e i suoi amici accendendo un falò e tirando fuori la chitarra.
"vedrai, imparerai ad apprezzare la natura incontaminata di questo luogo magico, la poesia di estrarre l'acqua dal pozzo ogni mattina, la suggestione di una candela che si consuma", dicevano.
elastigirl si svegliava ogni notte nella sua stanzetta spoglia della casa di pietra a picco sulla scogliera in preda all'angoscia.
"mi fa schifo stare qui"
"invece è bellissimo. ci disintossichiamo dalla città. viviamo nudi e liberi, riscopriamo la natura incontaminata, guardiamo calare il sole e sorgere la luna, ci amiamo al ritmo del frinire delle cicale, osserviamo le stelle e cantiamo we shall overcome"
"siete dei pazzi sciroccati e io voglio tornare a milano".
"e invece trascorreremo qui un mese intero, che ti piaccia o no. e smettila di fare la contestatrice malmostosa".
poiché gli esseri umani, dopo i topi e gli scarafaggi, sono tra gli animali più adattabili, elastigirl si rassegnò e iniziò a guardarsi intorno.
un giorno al tramonto, mentre osservava sconsolata i quattro gozzi ormeggiati nel porticciolo meditando la fuga, incontrò vincenzo, detto vinco che aveva gli occhi verdi e andava a pesca di totani.
vinco non si era mai allontanato dall'isola, parlava quasi esclusivamente dialetto ma, nonostante la sua giovane età, conosceva a fondo l'animo femminile.
nei suoi 16 anni di vita aveva probabilmente incontrato decine e decine di elasti-adolescenti turbate dalla sua isola aspra ed estrema e aveva imparato a confortarle e soprattutto a sedurle.
la portò a pescare nelle tenebre con la lampara, le insegnò a sputare lontanissimo, a sbattere i polipi sugli scogli, a bestemmiare in dialetto eoliano, a tuffarsi di testa dalla scogliera e a baciare con la lingua. le avrebbe probabilmente insegnato molte altre cose se solo elastigirl fosse stata meno acerba e bacchettona.
quando la vacanza finì nonna J e i suoi amici erano felici e depurati, elastigirl aveva il cuore spezzato e una foto tessera di vinco il pescatore nello zaino.
ps buon ferragosto a tutti quanti, anche a vinco che su facebook non c'è e chissà cosa sta facendo ora.
lunedì, 09 febbraio 2009
nell'estate tra la terza media e la quarta ginnasio elastigirl conobbe il biondino.
il biondino aveva un anno più di lei, conosceva le cinque declinazioni latine e le tre greche e non perdeva l'occasione di sottolinearlo. aveva occhi blu, spalle larghe e una grande consapevolezza di sè. lui era quello che non era lei e a quattordici anni questo basta per cadere in deliquio.
si baciarono una sera di nascosto, dopocena, facendo finta che fosse notte, sulla spiaggia. fu un bacio sperimentale, diffidente e ruvido. ma fu il primo e, nel delirio romantico e un po' mitomane di un'elasti-adolescente, fu l'inequivocabile espressione di un amore assoluto e definitivo.
elastigirl e il biondino fecero coppia, per i giorni che restavano prima della partenza. goffi e acerbi, euforici e sognanti, troppo compresi nell'intima celebrazione del proprio traguardo amoroso per accorgersi l'uno dell'altra.
tornarono nelle rispettive città. elastigirl scriveva lettere struggenti e interminabili che avrebbero fiaccato amanti ben più resistenti di un adolescente schiavo del testosterone e dell'aoristo greco. lui rispondeva raccontandole in poche righe le sue vittorie nella pallavolo e nella gara di verbi latini.
"soffro troppo, tanto lontana da te. domenica prendo il treno e vengo. mi accompagna la mia mamma", annunciò lei un giorno.
lui disse che forse aveva la piscina, o un compito in classe o un modellino di biplano della prima guerra mondiale da finire insieme a un cugino di secondo grado.
lei, con la determinazione garibaldina e ottusa degli innamorati, si presentò a casa del biondino.
lui la portò nella sua stanza, la baciò irruente e distratto.
"beh?", chiese lei.
"non ti amo più", rispose lui.
lei vacillò, impallidì e vomitò.
già. vomitò la colazione, di fronte a lui, sul parquet, tra il biplano incompiuto della prima guerra mondiale e la scrivania.
vomitò perché era delusa, triste, nervosa. vomitò perché era stata rifiutata e aveva paura che potesse essere il primo "non ti amo più" di una lunga serie. vomitò perché era un atto plateale ed efficace. vomitò perché le donne prevedibili non le erano mai piaciute. vomitò perché al cuore e allo stomaco non si comanda.
accadde a piacenza, nel settembre 1984. da allora elastigirl non ci è più tornata.
ci tornerà venerdì prossimo, il 13 febbraio, alle 18,00, alla libreria coop.
presenterà l'elasti-libro, sempre che non si materializzi il biondino.
lunedì, 26 gennaio 2009
qualche tempo fa elastigirl ricevette un messaggio di posta elettronica che iniziava così: "cara elastigirl, mi chiamo nicôla e manco a farlo apposta sono di bari, come tuo marito...".
lei lo lesse a mister incredible, per telefono, e lui commentò laconico: "siamo proprio un popolo dicchiù" (= noi baresi siamo superiori, fichissimi, ineguagliabili).
questa è la storia di nicôla:
nicôla viene da bari, ama le orecchiette, le cicorie, le cime di rapa, il caffé e una ragazza finlandese che chiameremo, per comodità, tuulikki, ché in finlandia hanno nomi agili e di facile pronuncia.
nicôla, per motivi ignoti ai più, è iscritto all'università di poznan, in polonia, dove studia interlinguistica seguendo a distanza corsi in esperanto. si definisce linguista marxista, ha imparato a ordinare la birra in polacco e, durante i rituali di socializzazione, rigorosamente alcolici, erudisce gli amici slavi con universali e indispensabili passepartout come la canzoncina: "c tu marì, vué ben a mmé u cor mé u dok a ttéé".
tuulikki studia islandese e italiano all'università di reykjavík e nicôla, passionale e impulsivo come ogni barese che si rispetti, si è trasferito lassù per stare accanto all'amata.
nicôla e tuulikki comunicano nella lingua dell'amore che, nella loro personale interpretazione, è l'esperanto.
nicôla si mantiene in islanda facendo il ragazzo alla pari e accudendo un vichingo di anni uno che emette suoni gutturali e incomprensibili. "dopo aver cambiato da solo il pannolino al vichingo nano mi sono sentito invincibile e indistruttibile" - racconta - e la lacerante nostalgia per le cime di rapa si è fatta sopportabile.
nel frattempo l'islanda è andata in bancarotta, il governo è crollato e nicôla si è iscritto ad un corso accelerato di islandese, dove la maestra gli fa i complimenti per la pronuncia, "ma non c'è niente di più facile per un barese, le vocali sono come nel mio dialetto".
il sogno di nicôla è una casetta in islanda, in campagna con una serra in cui coltivare cime di rapa e cicorie, "e in un angolo delle rose rosa, che piacciono tanto a tuulikki".
martedì, 13 gennaio 2009
c'era una volta una signora con i capelli rossi, gli occhi blu e quattro bambini. viveva in una piccola città con un museo d'arte, una piscina comunale, 7.000 abitanti e un centro storico.
la signora con i capelli rossi era contenta dei suoi figli, di suo marito e della sua casa nella piccola città ma aveva un desiderio irrealizzato che, come un tarlo nell'armadio, non le dava pace.
ci pensava spesso, fantasticando, progettando, immaginando. ci pensava quasi tutti i giorni e alla fine il desiderio assunse contorni così nitidi e forme così definite che la signora con i capelli rossi decise di lasciarsi inghiottire dal vortice del suo sogno.
con il pragmatismo e il senso di realtà che contraddistinguono il suo popolo, la signora trovò il luogo adatto, fece un po' di calcoli e decise che quell'impresa non poteva essere compiuta da sola, e nemmeno insieme a un maschio. aveva bisogno di una socia. per qualche tempo se ne andò in giro per la sua piccola città, annusando l'aria, scrutando volti, ascoltando storie.
e finalmente individuò una possibile compagna di avventura.
non sapeva se condividesse il suo desiderio, se volesse imbarcarsi in questa impresa, se ci avesse mai anche solo pensato. non sapeva come avrebbe reagito e cosa avrebbe risposto. ma sapeva che per lei e per il suo sogno quella era la persona giusta.
bussò alla sua porta trepidante, sentendosi come chi chiede la mano di una sconosciuta e le domandò, con un filo di voce : "vuoi?"
"ci devo pensare", disse lei quel giorno.
"sì", disse il giorno dopo.
una sera, qualche mese fa, la signora con i capelli rossi raccontò la sua storia a elastigirl. le raccontò dei suoi quattro figli, del cioccolato svizzero e del sogno di una libreria in una piccola città del canton ticino.
tempo dopo le telefonò e la invitò a presentare l'elasti-libro in terra straniera.
elastigirl accettò immediatamente, come le vere signore non fanno mai, e venerdì 23 gennaio alle 18,30 sarà qui, all'estero, ma non troppo.
lunedì, 29 dicembre 2008
mister incredible è in attesa di comprare enormi panzerotti fritti per tutta l'elasti-famiglia. qualcuno sostiene che si tratti di veleno (la nonna, super W), qualcuno li mangia di nascosto (il nonno, mister brown), qualcun altro potrebbe mangiarne sei uno dopo l'altro, ma si trattiene perché poi diventa 'manzo' come dice lui (lo zio con l'orecchino al naso), il rosso, fidanzato della zia matta, non li ha mai assaggiati e deve assolutamente colmare questa voragine culturale.
elastigirl e gli hobbit aspettano in macchina.
prima che i nani finiscano di smontare la punto di mister brown, elastigirl propone un gioco.
"io inizio a raccontare una storia, voi la continuate"
"va bene, io sono il primo"
"no, io pimo. tu kudi bekko" (= niente affatto. non ho la più pallida idea di cosa debba fare, probabilmente il gioco mi fa schifo e non parteciperò. ma devo comunque difendere il mio ruolo di anarchico disturbatore. quindi sarò il primo e tu, fratello, chiudi il becco)
"io sono il capo e io decido, nani. allora... c'era una volta un bambino che viveva proprio sulla spiaggia... continua, hobbit grande"
"un giorno va a giocare sulla sabbia e vede da lontano uno squalo enorme"
"kualo gaaande, kattiiiivo"
"zitto tu, non ho finito. anche lo squalo vede il bambino e decide di divorarlo. ma il bambino fa rugby ed è fortissimo. prende dei sassi e glieli tira come un pazzo. colpisce lo squalo sulla faccia e lo stecchisce. la storia è finita"
"no, aspetta. adesso tocca a te, nano piccolo"
"hiva mamma sua, con ombello. poi zan zan zan. massa kualo gaaande, kattiiivo. poi vanno casa e manzano papettone" (= arriva la madre del bambino violento e sanguinario. poiché spesso la brutalità dei figli si ritrova nei genitori, la madre è parimenti violenta e sanguinaria. prende pertanto un ombrello e lo scaglia con ferocia contro lo squalo che forse un tempo era pure grande e cattivo ma ora è stremato, essendosi imbattuto in questi due selvaggi assetati di sangue. terminato il loro sporco lavoro, madre e figlio tornano a casa e festeggiano il loro crimine divorando un panettone)
"è veramente una storia tremenda, nani"
"antzi no"
"dimmi nano, se vuoi cambiare il finale, cambialo pure. tanto, peggio di così..."
"manzano pantzehotti" (= madre e figlio festeggiano il loro crimine divorando panzerotti fritti).
lunedì, 15 dicembre 2008
c'erano due orsi, uno grande e uno piccolo.
venne la sera e grande orso mise a letto piccolo orso nell'angolo buio della caverna. poi si accoccolò sulla poltrona orsa, vicino al caminetto, a leggere un libro, sugli orsi.
ma piccolo orso non riusciva a dormire.
"ho paura del buio tutto attorno", disse.
grande orso pensò che sì, effettivamente c'era troppo nero in quell'angolo buio della caverna, aprì l'armadio delle lampade e prese una lampada piccola piccola per rischiarare un po' di quella oscurità paurosa.
"ora dormi", disse a piccolo orso e tornò sulla sua poltrona a leggere.
piccolo orso però si girava e rigirava nel letto.
"ho paura del buio tutto attorno", disse di nuovo.
la lampada era troppo piccola e la sua luce troppo fioca.
grande orso tornò all'armadio delle lampade e prese una lampada più grande, la posò sul comodino accanto all'altra e tornò, sospirando, a leggere il suo libro sugli orsi.
piccolo orso si agitava nel suo letto nell'angolo buio che non era più tanto buio ma gli faceva paura ugualmente.
sbuffando un po', grande orso prese la lampada più grande dall'armadio delle lampade e la appese al soffitto della caverna così da illuminare tutto.
"ho paura del buio là fuori", disse dopo un po' piccolo orso.
effettivamente là fuori dalla caverna orsa c'era un buio pesto ma non sarebbe bastato l'intero armadio delle lampade per rischiarare il nero della notte.
tuttavia grande orso prese piccolo orso per le zampe e lo portò fuori.
"fuori? ma io ho paura"
"non è il caso", rispose grande orso, prendendolo in braccio e mostrandogli la notte.
"ho portato per te la grande luna gialla e le stelle", disse a piccolo orso che però non ascoltava più perché si era addormentato, nel calore dell'abbraccio di grande orso.
così tornarono nella caverna orsa e grande orso si sedette sulla sua poltrona, con piccolo orso acciambellato sul suo petto, finì il suo libro sugli orsi e si addormentò.
letta la prima volta, la storia di grande orso e piccolo orso è struggente. le immagini di grande orso che accorre al letto di piccolo orso, aggiungendo ogni volta una lampada, evocano il tepore di casa, il papà che ognuno vorrebbe avere, le coccole, l'affetto, le rassicurazioni.
alla settantaquattresima volta che un nano moccoloso ti chiede "mamma, lééézzi osso dande osso piiiiito?" (= mamma, mi leggi la storia dei due orsi che soffrono di insonnia?), vorresti scaraventare la bestia grande, la bestia piccola, le loro lampade, la loro caverna e la loro insonnia giù dal balcone intimando loro di non ripresentarsi mai più al tuo cospetto.
al centoquarantaduesimo "mamma, lééézzi osso dande...", ti ricordi di eduardo estivill, il nazista catalano che ha costruito la sua gloria planetaria con un metodo rigoroso e implacabile per insegnare ai bambini a fare la nanna, un metodo che non ammette tentennamenti, cedimenti, indulgenze, un metodo che prevede che il piccolo riottoso impari l'autigestione del sonno a costo di sgolarsi inascoltato per ore tra le sbarre del suo lettino.
e pensi a come l'avrebbe raccontata lui, il pediatra sadico, questa innocente storiella:
ci sono un padre inetto e un figlio delinquente, come tutti i bambini in età prescolare, all'ora della nanna.
il padre, smidollato, è solo con il bambino. forse la madre, accortasi dell'inettitudine del padre e della propensione alla devianza del piccolo, è scappata con un medico, probabilmente catalano.
il bambino fa il furbo, dice di non riuscire a dormire per colpa del buio, una scusa idiota come un'altra per attirare l'attenzione di quel citrullo di un genitore.
il padre fa un errore madornale dopo l'altro, cedendo a ogni richiesta di quello sgorbio profittatore che arriva a domandare le luci stroboscopiche per illuminare uno squallido antro.
il padre perde così credibilità e dignità agli occhi del bambino e del mondo, sancendo irrimediabilmente la sua condizione di fallito.
il figlio ha imparato la protervia, l'arroganza e la prevaricazione. non ha più freni, barriere né limiti ed è pronto per finire in mezzo a una strada a spacciare o a sfruttare la prostituzione.
dopo una settimana di reclusione forzata a casa con gli hobbit, elastigirl, finalmente guarita dall'influenza, guarda la libreria dei nani con altri occhi.
venerdì, 28 novembre 2008
il mio papà allevava cani antidroga ma io non l'ho mai conosciuto. se avessi potuto avrei fatto l'etologo. sono stato tirato su da mia mamma che mi diceva "questo no perché no" e a quattordici anni sono andato a lavorare. mi piace leggere i libri di storia, amo il medioevo e la microstoria.
il mio problema è che mi annoio e devo cambiare mestiere spesso. ho fatto il cameriere, il cuoco, il tappezziere, il casalingo. quando è nata mia figlia ho aperto un negozio di pasta e granaglie perché maneggiare il cibo mi è sempre piaciuto. poi però l'ho venduto e adesso faccio l'autista free lance, una specie di ragazzo squillo: mi chiamano, mi danno la macchina e mi dicono dove devo andare.
mi è capitato di guidare ininterrottamente per 24 ore, di andare a ginevra, a cavalese e a reggio calabria, fermandomi solo per tre ore di sonno e un caffé doppio.
ho portato sofia loren, russel crowe, robert deniro e natalia aspesi che è una donna fantastica. ho portato a londra un signore che aveva paura di volare e a berlino una busta senza sapere cosa contenesse. ho portato coppie che facevano come se io non fossi stato lì e avrei voluto aprire la portiera e farle scendere.
volevo una figlia femmina e l'ho avuta. quello che mi dispiace è che le mancano l'entusiasmo e la passione. e poi va male in storia e in geografia e io preferirei che andasse male in matematica perché avrebbe la scusa che non la capisce.
ma adesso ho un sogno: andare a capoverde e aprire una lavanderia.
non so se lo realizzerò, perché mia figlia ha ancora bisogno di me e quando lei sarà grande e io potrò partire per capoverde qualcuno mi avrà rubato l'idea.
elastigirl questo pomeriggio è andata a ivrea a presentare l'elasti-libro.
è stata accompagnata da un signore che sembrava un lord inglese anche se aveva al polso un braccialetto di perline blu capoverdiane e sul naso un paio di occhiali coordinati con il blu delle perline. "mi racconti chi è lei", gli ha chiesto elastigirl all'inizio del viaggio. ma lui taceva, guidava e guardava la strada.
tornando a milano ha rotto il silenzio e le ha raccontato la sua storia, sorprendendola.
ps elastigirl, durante la presentazione, si è anche un po' innamorata di un gentiluomo piemontese, troppo ironico, troppo signore e troppo più grande di lei per ricambiare.