stamane, quando hanno preso il treno per rientrare a milano, dopo la vacanza romana, elastigirl era molto soddisfatta. perché, in formazione ridotta senza pater familias, lei e i tre hobbit erano stati proprio bene, avevano visto posti belli, passato del tempo con affetti e amici simpatici, mangiato parecchio cioccolato, dormito quasi sempre senza interruzioni e scoperto un’intimità nuova, complice e ridanciana.
subito dopo essere saliti sul frecciarossa, carrozza otto posti sedici a e b, quindici a (ché il piccolo è ancora piccolo e non ha diritto o il dovere al posto), hanno cominciato a montarle un’insofferenza bizzosa, un desiderio di solitudine, un fastidio sottile che, con l’approssimarsi della meta, virava in esasperazione allo stato puro.
perfino quando lo hobbit piccolo ha annunciato a se stesso e al treno “io ho l’ansia”, perché da quando ha scoperto che esiste questa bella parola, unita a questo bel concetto, la usa e ne abusa, accompagnando l’annuncio con un respiro affannoso e dei colpi vigorosi sul petto, lei, invece di ridere, ha pensato che non si può sempre dare spettacolo e assomigliare più a un circo di weirdos, come direbbe eliza, che a una tranquilla famiglia con padre emigrato.
e ha capito di avere i sintomi della saturazione. e quando è arrivata a casa, ha trovato eliza, la ragazza alla pari, reduce da cinque giorni in giro freneticamente per l’italia, che aveva già il mantello da cavaliere e la spada per un combattimento hobbit. “avevo così tanta voglia di tornare qui a casa a giocare con i ragazzi”, ha detto. elastigirl ha vuotato le valigie, ha fatto andare la prima lavatrice, è andata a fare la spesa, l’ha sistemata con lo hobbit picccolo che si era fatto passare momentaneamente l’ansia, ha steso e ha fatto partire la seconda lavatrice. “eliza, ho bisogno di non esserci, per un po’”, ha dichiarato. e si è infilata nella vasca da bagno, con i rapper francesi nelle orecchie e l’illusione di essere sola ché da quei tre là doveva disintossicarsi. lo hobbit piccolo ha passato vari minuti a cercare di sfondare la porta del bagno, ma questa è un’altra storia, o forse la stessa.
