forze maggiori

martedì

ore 6 sveglia non richiesta, frutto di fantasie, pensieri e nevrosi varie sonnifughe.

ore 7 sveglia imposta, con immediata preparazione di panini per la gita dello hobbit grande, e conseguente riflessione sull’inopportunità di attività quali l’inserimento del salame dentro il pane prima delle dieci del mattino.

ore 810 accompagnamento dei due hobbit maggiori a scuola.

ore 855 accompagnamento dello hobbit piccolo all’asilo.

ore 930-1230 homeworking (la migliore invenzione dell’uomo dopo la lavatrice e la posta elettronica).

ore 13 pranzo di lavoro con una buona dose di apprensione annessa.

ore 1430 a scuola per assistere, allo spettacolo la carica dei 101 in inglese interpretato, cantato, ballato e recitato dai bambini della classe dello hobbit di mezzo, opportunamente accessoriati di pallozze nere adesive, comprate in colorificio e ritagliate nella cucina di casa.

ore 1530 senza soluzione di continuità né possibilità di riaversi dalle emozioni teatrali, segue la lezione aperta di musica, sulle note de il carnevale degli animali, degli infaticabili, seppur a tratti provati, bambini maculati della classe dello hobbit di mezzo.

ore 1630 recupero, all’uscita da scuola, di un catatonico hobbit grande reduce dalla gita, febbricitante, allergico e con mal di pancia.

ore 17 spedizione familiare dalla dottoressa tic tic, la pediatra, per il tagliando annuale. lo hobbit piccolo è diffidente, il medio euforico, il grande istrionicamente sofferente.

ore 1930 tutti più o meno abili e arruolati, si ritorna a casa.

ore 2030 cena.

ore 21 elastigirl punta la sveglia alle ore 450 del mattino di mercoledì.

mercoledì

ore 450 sveglia

ore 620 imbarco del volo per bari palese

ore 9 elasti-incontro con gli alunni di una scuola media di bitonto per presentare dire fare baciare. elastigirl è circondata da una quantità di adolescenti tale da gelarle il sangue. pioggia di domande, anche molto divertenti.

ore 11 elasti-incontro con gli alunni di una scuola media di polignano a mare. come sopra con meno domande da parte dei temibili adolescenti.

ore 13 pranzo a bari vecchia con tony, il mentore pugliese di elastigirl, nonché agente della casa editrice, nonché scuola di vita fatta a uomo. elastigirl cade in deliquio al cospetto degli antipasti.

ore 18 incontro in piazza mercantile a bari per il festival la città dei libri. con adulti che, per definizione, sono molto più comprensibili e meno alieni dei ragazzi delle scuole medie.

ore 1930 corsa verso l’aeroporto con tony, i suoi occhiali neri e la sua automobile, sempre nera. durante il tragitto elastigirl chiama nonna J, annalisa portapazienza e tutta la rete di task force di emergenza per far fronte a uno hobbit grande ancora febbricitante e alla sua permanenza a casa l’indomani sperabilmente non da solo, data l’assenza di mister i e di elastigirl non più homeworker ma in ufficio.

ore 21 volo per milano.

ore 2330 arrivo in una casa dove tutti dormono, compreso mister i, in partenza per rotterdam (“rotterdam??? e che ci vai a fare a rotterdam?” “un convegno nella civile olanda, elasti!”). cena a base di yogurt e cereali.

 

ecco, excusatio non petita. ma queste che precedono sono le forze maggiori che hanno impedito a elastigirl negli ultimi giorni di transitare da qui.

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domani è un altro giorno

era cominciato con l’insonnia che, diciamolo, è una bella seccatura. poi è arrivata la congiuntivite deformante che, grazie al cielo, ha smesso di deformare dopo un paio di giorni scarsi. poco dopo lo hobbit grande ha cominciato a lamentare un gran mal di testa e a vomitare perché il vomito è un po’ la cifra stilistica hobbit, un passepartout per tutte le stagioni, come il tubino nero o il trench. elastigirl aveva appena familiarizzato con l’automobile nuova seppur usata quando, questo pomeriggio, chiudendo la portiera, il vetro posteriore destro è andato in mille pezzi, come una magia, come il barattolo di senape esploso ieri nell’elasti-cucina grazie al maldestro e scollegato hobbit di mezzo. almeno il finestrino in frantumi non aveva senape intorno. allora è andata in cantina e ha preso la bicicletta che da giorni dava segnali di inquietudine e disagio che lei aveva negligentemente ignorato. e mentre pedalava alla volta della scuola per prender lo hobbit di mezzo e portarlo altrove, l’inquietudine e il disagio del sublime mezzo si sono manifestati in modo esplicito. e il portapacchi, con cestino e supporto annessi, è caracollato giù, andando a incastrarsi tra i raggi della ruota anteriore. questa sera il medio ha dichiarato “credo che mio fratello mi abbia passato il suo virus”.

domattina elastigirl andrà a roma, a rai tre, tra le 1130 e le 12. poi tornerà a milano e presenterà dire fare baciare alle 1830 alla feltrinelli di corso buenos aires. non sa bene in quali condizioni verserà domani a quest’ora. ma mister incredible sarà tornato dagli usa, benché forse un po’ triste per avere lasciato hiroshi, il suo fidanzato giapponese travestito da coautore. e soprattutto domani è un altro giorno. e magari questa vita da paolino paperino avrà preso un’altra piega.

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senape

lo hobbit di mezzo vive altrove, anche quando ce l’hai lì, accanto, e puoi guardare i suoi occhi tondi da civetta, toccare i suoi capelli pazzi e farti venire il mal di mare per quell’agitarsi inquieto, senza tregua e senza scopo. lui sembra lì ma in realtà è quasi sempre scollegato. “ho dimenticato di nuovo il tubo da qualche parte”, afferma ogni tanto, consapevole di essere una causa persa perché quel tubo che lo connette al mondo intorno è quasi sempre staccato, abbandonato chissà dove.

lo hobbit di mezzo vive in una realtà parallela popolata da numeri, da moltiplicazioni, da somme, sottrazioni, recentemente anche da divisioni, che ama moltissimo, e poi da domande improbabili, da racconti di leoni, agnelli e samurai, da fumetti di oltre mille pagine che quando finiscono si ricominciano da capo, da dichiarazioni improvvise di amore e passione, da uno sguardo sognante e divertito su universi tangenti al nostro.

per questa sua cronica distrazione, tuttavia, lo hobbit di mezzo fa disastri a ripetizione: rovescia il cibo dal piatto, l’acqua dal bicchiere, i cereali dal loro sacchetto. inciampa, si dimentica la cartella a casa e le scarpe a scuola, si mette i vestiti sopra il pigiama, perde pezzi ovunque.

questo weekend elastigirl era sola con gli hobbit. sabato mattina si è svegliata con una congiuntivite deformante che le aveva gonfiato a dismisura una palpebra e portato un sopracciglio al piano superiore, come se fosse stata selvaggiamente picchiata. solo il burqa, incidentalmente in lavanderia, avrebbe potuto consentirle di mettere il naso fuori casa senza turbamenti. e invece le è toccato fare la spesa al supermercato con un paio di occhiali da mosca con cui andava a sbattere contro gli scaffali, gli altri clienti, i loro carrelli e le casse. in compenso gli hobbit hanno molto apprezzato la loro mamma in versione zombie perché, si sa, i bambini amano i mostri.

stamattina, domenica, andava molto meglio. pensava.

poi, durante la preparazione della colazione, lo hobbit di mezzo ha aperto un armadio per prendere del pane, si è messo in punta di piedi, ha fatto uno dei suoi movimenti scomposti e sdeng, splash, tling, blob! giallo ovunque. perché, chi se lo aspettava, la senape ha poteri sovrannaturali. e quando uno la fa cadere, insieme al suo barattolo di vetro, lei si appiccica dovunque. sui muri, sul pavimento, sui mobili e dentro i mobili e anche sulle finestre. una sostanza magica e odorosa. e se per caso ha dei vetri dentro, fa da colla. e anche i vetri si appiccicano dovunque. in verticale, in obliquo e in orizzontale. grazie a lei, la senape.

e pulirla, insieme alle schegge che si è mangiata nella collisione con il mondo, è un incubo, quasi come andare al supermercato con la congiuntivite deformante e il sopracciglio sinistro salito a metà della fronte.

quando elastigirl ha finito di togliere vetri e senape dall’universo, lei e gli hobbit si sono seduti a tavola, per fare colazione finalmente. e il medio, non pago, ha versato tutto il latte sul tavolo.

quelli come lo hobbit di mezzo c’è chi li ama follemente e chi li vorrebbe uccidere. elastigirl appartiene alla prima categoria, ma stamattina ha transitato un momento nella seconda.

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la regina della casa

arriva a casa dall’ufficio alle 745, in bicicletta. pedala da trenta minuti e vorrebbe dormire da circa sei ore. mister incredible è in america, a trovare hiroshi, il suo coautore, nonché fidanzato giapponese che lo aspetta nella città di A, come penelope a itaca. nonna J è in birmania da settimane e di lei si è persa ogni traccia, fatta eccezione per una brevissima telefonata in cui ha detto: “come state?” e “qui è bello ma siamo in asia. e a me piace di più l’africa”. elastigirl soffre di insonnia, fa troppe cose, fatica a dire di no e ha perso il controllo sul lato pratico, e non solo, della vita.

entra. e trova gli hobbit a tavola in autogestione, come succede ormai da giorni, con eliza, la ragazza alla pari americana e vegetariana al comando, che pare alice nel paese delle meraviglie anche quando intorno si scatena l’inferno, con il ketchup, il burro di noccioline e la polvere proteica per quelli che non mangiano la carne.

non ha ancora varcato veramente la soglia e lo hobbit piccolo le comunica che gli scappa molta cacca e vorrebbe essere accompagnato in bagno e che il suo amico-nemico giorgio gli ha stortato il mignolo provocandogli un dolore terribile che nessuno si immagina (“e ola baciami subito qui! no! non qui! qui!” “sul ginocchio? ma non ti aveva stortato il mignolo?” “tu baciami qui e non ti pleoccupale”). e lo hobbit di mezzo le mostra uno sbrego sulla faccia, tra l’occhio e la guancia ma non si sa come sia successo e le chiede di interrogarlo sulle tabelline (“le sai già benissimo! cosa te le chiedo a fare?” “non importa se le so o non le so. dir le tabelline mi rilassa”). e il grande le sventola sotto il naso la ricerca sulla puglia e, nel panico, vorrebbe che la sua mamma preparasse qualche specialità barese, così, entro sera – magari la focaccia o le cartellate di natale o le scarcelle pasquali con il giuleppe che è una glassa da mettere sopra o qualsiasi altra cosa basta che sia casalinga e barese e si possa portare domani a scuola stupendo maestra e compagni con effetti speciali commestibili.

poi, siccome ha una fame tremenda, lei decide di mangiare gli avanzi di una pasta scotta dimenticata nella pentola, senza ketchup e senza burro di noccioline ma con un po’ di polvere proteica per le diete ipoproteiche americane.

e vorrebbe andare a dormire subito. ma non può. e, chissà perché, le viene in mente quella definizione. com’era? ah, già, la regina della casa. “tu con tutti quei maschi sarai proprio la regina della casa”. ogni tanto qualcuno glielo dice, in caso se ne dimenticasse. già. proprio. esattamente lei, la regina.

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non va mica bene

un tempo non era così. un tempo era una professionista seria, dotata di indiscusso talento e poteri quasi soprannaturali. un tempo poteva andare a letto alle 10 di sera, svegliarsi alle 11 del mattino dopo, fare colazione e un riposino di un paio d’ore, prima del pranzo e della siesta pomeridiana. un tempo, a qualsiasi ora del giorno, poteva dire: “quasi quasi dormo dieci minuti” e non aveva nemmeno bisogno di mettersi in orizzontale per riuscirci. le bastava chiudere gli occhi, un tempo.
super w, la suocera,  glielo aveva detto, con quell’aria sorniona di chi la sa lunga. “vedrai cosa succede con i figli. io un tempo ero capace di dormire come un ghiro. e ora invece…”. lei non ci aveva creduto. eppure doveva saperlo. perché le premonizioni di quella donna sono terrificanti e temibili. anni fa, super w la guardò intensamente negli occhi e, poi, distogliendo lo sguardo da lei e posandolo sul mondo intorno, dichiarò: “la vostra sarà una casa di maschi”. e dopo sono nati loro, gli hobbit, uno, due, tre, un pisello dopo l’altro. “cosa ti avevo detto?”. “già. sono una donna di poca fede”.
elastigirl soffre ufficialmente di insonnia.
si addormenta facilmente, tra le dieci e mezzanotte, e si sveglia alle quattro, devastata come uno zombie ma vigile come un grillo. così vigile che potrebbe fare settantadue giri dell’isolato di corsa, al buio, in pigiama. o preparare le patate arrosto che piacciono tanto a eliza, la ragazza alla pari. o fare sei cambi di stagione e passare vorticosamente dall’estate all’inverno e dall’inverno all’estate chiusa dentro un armadio. o imparare a lavorare all’uncinetto che potrebbe venire utile, prima o poi, nella vita.
e durante il giorno vorrebbe ogni tanto accasciarsi in un angolo ed essere dimenticata da tutti. e dimenticarsi di tutto.
non va mica bene.

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pensava fosse una pratica da rockstar

il problema è che quando uno, poniamo in novembre, ti chiede “ehi, scusa, che fai il 27 marzo?”, a meno che tu non sia bruce springsteen, detto the boss, o la duchessa di cambridge, detta la kate, è complicato, oltre che un po’ maleducato, rispondere “proprio quel giorno, ora che guardo la mia inseparabile agenda triennale, vedo che ho un improcrastinabile impegno”.
così, se non sei the boss o la kate, tendenzialmente dici: “boh, probabilmente non farò niente il 27 marzo”. E succede che, in un giorno a caso di ottobre o di novembre o di dicembre, date primaverili, che parevano lontane ere geologiche, siano state infarcite di appuntamenti e impegni che improvvisamente ti fanno toc toc sulla spalla e ti alitano sul collo con il respiro di darth vader.
elastigirl pensava fosse una pratica da rockstar o da duchesse di cambridge, andare in tour.
e invece, se non sai gestire bene i tuoi no, la tua agenda triennale e il tuo senso tempo e delle ere geologiche succede così:

- domani, martedì, sarà a bologna, per un incontro in biblioteca, insieme ad alunni di seconda media (e cosa si racconta agli studenti di seconda media? quanto sono grandi, o piccoli? e come sono, visti tutti insieme?) e poi per un convegno alla fiera del libro per ragazzi
(dettagli qui) e infine per conoscere i librai che sono per fortuna una categoria simpatica e probabilmente più facile e morbida rispetto ai preadolescenti.

- dopodomani, mercoledì, la mattina sarà a bari e vedrà gli studenti di un liceo scientifico, il pomeriggio sarà a bitonto con studenti e genitori di una scuola media di bitonto, e la sera, alle 19,00, sarà alla libreria culture club di mola di bari per presentare dire, fare, baciare. e qui chi vuole venire è benvenuto.

- giovedì mattina incontrerà altri studenti alla fiera del levante di bari, mentre la sera, alle 19,30, sarà a ostuni che è un posto bellissimo, al casbah art cafe, per una presentazione organizzata in collaborazione con la libreria bottega del libro.

- venerdì mattina, alle 9,30, alla libreria cialuna di barletta parlerà agli studenti di una scuola media, ma, sperabilmente, a questo punto, avrà imparato che cosa si dice e come si parla a quelle creature, quando sono in assetto scolastico. subito dopo incontrerà un’altra scuola media, sempre a barletta, mentre alle 16,30 affronterà alunni di terza media e loro genitori a cassano delle murge.
la sera, se questo tour non l’avrà trasformata in una rockstar, nella duchessa di cambridge o in uno zombie, prenderà un aereo e tornerà a casa sua.

tutto questo potrebbe essere una vacanza, un gran divertimento, una festa, un incubo, un trauma, un massacro. l’unica certezza è che sarà indimenticabile.

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come una medicina

da qualche tempo elastigirl è alle cozze, come direbbe mister i, la cui baresità è incorruttibile.
essere alle cozze, nella fattispecie elastica, si manifesta con sfinimento fisico e mentale, dipendenza ossessiva-compulsiva da social network, posta elettronica e diavolerie connesse, incapacità autodistruttiva di dire di no ex ante e devastazione autoinflitta ex post, ansia diffusa e strisciante, invocazione ripetuta, continua e vana di una pausa, una distrazione, una vacanza, anche piccola.
poiché purtroppo all’orizzonte si staglia un periodo impegnativo e faticoso, l’elasti-disagio raggiunge talvolta vette vertiginose. chiaramente il puzzle non basta – senza contare che proprio oggi i fenomeni – per la precisione il fenomeno alfa – lo hanno completato. pertanto, onde evitare un tracollo che al momento non sarebbe auspicabile bisogna correre ai ripari. un’alternativa adottabile, preferibilmente, in un secondo, estremo, momento, potrebbe essere l’assunzione di sostanze psicotrope in grado di alterare la percezione della realtà e soprattutto di sé. un’altra, dall’efficacia più incerta, potrebbe essere ritagliarsi dei fazzoletti di libertà, di sconnessione, di puro piacere, di distrazione obbligata.

stamane la scuola materna dello hobbit piccolo era chiusa, per un’assemblea sindacale. eliza, la ragazza alla pari, aveva un impegno, nonna j pure, mister incredible doveva assolutamente lavorare ed elastigirl ha pensato che fosse un segnale del destino, o del buon senso.
“ehi, tu, hai voglia di stare un po’ da solo con la mamma? tu e io e basta? magari ce ne andiamo ai giardini pubblici e pranziamo con i toast e il gelato e poi facciamo solo quello che ci piace e ci pare…” “senza flatelli?” “senza fratelli. solo noi due” “ba bene”.

elastigirl ai giardini pubblici, che adesso si chiamano indro montanelli, ci andava sempre con nonno A, quando era piccola. andavano allo zoo, che ora hanno eliminato, e sul trenino, che c’è ancora identico, e poi al museo di scienze naturali. anche dopo, quando è cresciuta, quel parco era rimasto un punto di incontro domenicale a metà strada tra il suo papà e lei, insieme agli hobbit.
da quando nonno A non c’è più, elastigirl, ai giardini pubblici, c’era solo passata, quasi per sbaglio. ma non ci aveva più portato gli hobbit. aveva bisogno di ritornarci, perché è un posto bello e perché è sbagliato scappare dai ricordi.
andarci con il piccolo, armato della sua aria spavalda e sicura, ai limiti della spacconeria, le ha dato coraggio, l’ha protetta dalle tristezze e le ha fatto bene.
per mano, hanno visto le papere, dei pesci giganti in un laghetto (“credo che siano mostri marini…” “davvelo?” “be’, guardali! secondo te cosa sono?” “mostli malini” “ecco, appunto. cosa ti dicevo?”), le tartarughe che prendevano il sole con il collo proteso verso il cielo, un ragno dentro la sua ragnatela. sono saliti sullo scivolo e hanno fatto la gara a chi andava più in alto sull’altalena. hanno pranzato sul prato e poi ci si sono sdraiati, ognuno con un auricolare nell’orecchio. “che canzone vuoi ascoltare?” “gamgnam style” “ah, bella. abbastanza romantica. perfetta per questo momento nostro” … “e adesso?” “bomba un movimento secsy” “speravo me la chiedessi”.

è stata una cosa nuova, perché i terzi figli non conoscono la magia di un tête à tête, e nemmeno le loro mamme. è stata una cosa bella, perché ognuno ha dato il meglio di sé. è stata una cosa utile, come una medicina.

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per caso

fuori piove e fa freddo. dentro non piove e fa freddo. mister incredible è a londra, eliza parla con il tablet in cucina, gli hobbit sono in camera loro, sperabilmente dormienti, elastigirl è sotto il piumone. ma non è sola. con lei un tutone diserotizzante, un paio di piedi gelidi e una stanchezza che arriva da lontano: da un sabato passato a cucinare e a cenare con gli amici del nonno A, da una domenica trascorsa a celebrare il compleanno di eliza, da un lunedì a roma e poi a frosinone, in un viaggio di lavoro e della speranza che ha comportato nove ore di treno, una gita alla radio e una chiacchierata con una sedicenne madre dalla vita oggettivamente difficilissima e soggettivamente beata (“io di più non potrei chiedere” “ma hai un figlio piccolo, non hai un lavoro, sei poco più che una ragazzina…” “non sono mai stata così felice” “non mi stai prendendo in giro, vero?” “no”), da un martedì di lavoro e pagelle e da un mercoledì di ufficio all’alba e ancora pagelle perché quando una cosa è divertente bisogna ripeterla.

buio, sfinimento e rumore di pioggia battente. sarebbe quasi piacevole se non ci fosse questo ossessivo toc toc toc sulla porta. effettivamente non è normale questo rumore, pensa elastigirl, facendo invano finta di essere sorda.

“chi sei?”

“chi sei? se sei il medio sonnambulo torna a letto ché mi fai paurissima”

toc toc toc toc toc

“fatti vedere subito o urlo”

“ah, sei tu, hobbit piccolo. non dormi?”

“no”

“cosa posso fare per te?”

“non so”

“…”

“posso andale a contlollale in bagno se pel caso sto gomitando?”

“prego”

“stai vomitando per caso?”

“no”

“bene”

“ma non si può essele mai siculi”

“già”.

fuori piove e fa freddo. mister incredible è a londra, eliza parla con il tablet in cucina… elastigirl è sotto il piumone. ma non è sola. con lei un tutone diserotizzante, una stanchezza che arriva da lontano e uno hobbit piccolo che non ha vomitato anche se sicuri non si può essere mai e che, in compenso, le ha riscaldato i piedi, che non sono più gelidi.

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a volte, non sempre, può succedere

questa mattina elastigirl si è svegliata all’alba, si è lavata, si è vestita, ha fatto colazione, ha preso la bicicletta che di notte dorme in cantina, è andata in ufficio alle 7, è stata al centro della redazione per svariate ore, ha bevuto tre caffè, ha pranzato con un’amica, ha avuto un pomeriggio postlavorativo impegnativo a causa di incombenze varie, è passata a salutare nonna J che la settimana scorsa si è fatta male a un piede e deve restare ferma per 15 giorni (“come è successo, mamma?” “sono caduta dalle scale in metropolitana” “e come hai fatto?” “sono inciampata, correndo” “mamma, te l’ho già detto, te lo dice anche il dottore, che bisogno avevi di correre?” “stavo perdendo il mio treno…”) e, verso le 19,30, è tornata a casa.
era stravolta. come una che ha solo bisogno di mangiare un quintale di pasta e una tavoletta di cioccolata per poi svenire vestita sul letto o, se non ci arriva, va bene anche sul divano. era devastata. come una che non si ricorda nemmeno bene i nomi dei suoi figli e che non è in grado di gestire se stessa, figuriamoci tre hobbit e un’eliza. era sfinita. come una che butta la carta nel bidone dell’umido, la plastica in quello nella carta e se stessa in quello dell’indifferenziata.
insomma, questa sera, elastigirl non era proprio in grado di fare la madre. ma mica si può tornare a casa e dire: “ragazzi! facciamo un gioco bellissimo! io adesso non sono la vostra mamma. no, non sono nemmeno vostra zia, vostra sorella, vostra nonna o la vostra vicina di casa. io non esisto. ciao. a domani, forse”.
così, con la leggerezza della martire data in pasto ai leoni, ha fatto il suo derelitto ingresso nel focolare.
“ragazzi, io veramente questa sera non so bene cosa…”
“abbiamo già cenato, mamma. non devi preoccuparti. siediti pure. noi andiamo di là”
il piccolo si è sdraiato sul divano, si è coperto con un plaid e si è messo a far finta di leggere il fumetto dello hobbit, interpretando magistralmente l’espressione “de te fabula narratur”.
il medio si è messo le cuffie e ha ascoltato in loop “sotto casa” di max gazzè, sua passione e perversione.
il grande ha visto un episodio di modern family, dentro cui ormai vive ben più che dentro la sua vera famiglia (“mamma, sono tesissimo” “perché?” “perché il bambino non è ancora nato. stiamo aspettando” “vedrai che andrà tutto bene” “sicura?” “ma certo” “io non posso stare qui, con le mani in mano, senza nemmeno sapere se è maschio o femmina…” “vorrei solo farti notare che non sei tu il padre…”).
ognuno ai propri posti, a coltivarsi in autonomia il proprio amore, senza battibeccare, senza massacrarsi di botte, senza richieste, senza fare alcun rumore.
praticamente un miracolo. a volte, non sempre, può succedere, quando i figli crescono, almeno un po’.

ps di servizio.
venerdì mattina, 24 gennaio, elastigirl sarà al forum delle politiche sociali del comune di milano, al teatro elfo puccini. qui i dettagli.

sabato, 25 gennaio, alle 15 sarà al porto delle storie a campi bisenzio, firenze. qui i dettagli.

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maschia cecità

oggi elastigirl è andata a roma, con il treno, per fare una cosa bella con amref e radio capital. ha lasciato alle 8 una milano che si era svegliata insolitamente luminosa e brillante, con le montagne all’orizzonte e il cielo blu, ed è arrivata alle 11 in una roma grigia e fradicia di pioggia. (“ah, sì! questo è quel che vi meritate. ben vi sta!” “scusa?” “ehm, no, niente. è la milanese invidiosa, livorosa e meschina che alberga in me che affiora in questi frangenti. fai come se non avessi detto niente”).
si è fatta ipnotizzare, come le succede sempre, dalla radio, ha rivisto un’amica che aveva una meravigliosa matita coloro ottanio sotto un paio di occhi belli, ha fatto un pranzo a base di passato di carota (“che sei proprio sicura di volere mangiare quella roba? non è che vuoi fare scambio con le mie pappardelle al ragù?” “certo che voglio mangiarla! e no, non voglio fare scambio con te, grazie” “ah, meno male. per un attimo ho avuto paura della mia generosità”), pieno di bellicosi progetti futuri, si è infradiciata sotto il diluvio metropolitano e alle 4 ha preso il treno all’indietro.
è arrivata a milano, in stazione, che erano le sette ma le sembrava l’una di notte, si è rallegrata che la sua bicicletta fosse ancora lì, dove l’aveva lasciata e ha pedalato verso casa riflettendo sulla sua tempra che forse è sulla via del deperimento.
ha ritrovato i tre hobbit in procinto di mangiare pasta al pesto e un’annalisa portapazienza in procinto di mollare l’elasti-famiglia e tornare a casa sua (“non è che magari hai voglia di fermarti a mangiare con noi? a guardare un film? a dormire??? ti prego non mi lasciare sola con loro. oggi non ce la posso fare” “grazie elasti, mi piacerebbe molto ma ho altri programmi per la serata…” “vigliacca!” “ciao a tutti!”).
“ragazzi, vado a lavarmi le mani e vi raggiungo. cominciate pure a mangiare…”, ha detto elastigirl arrancando verso il bagno.
guardandosi allo specchio ha trovato l’ombra di se stessa. colorito verdognolo, occhiaie al mento, capelli come spinaci, sguardo della devastazione e dell’incipiente, deprimente pms. e, in questo stato derelitto, ha strisciato in cucina.
“cos’hai da guardarmi in quel modo, hobbit di mezzo?”
“niente. ti guardo e basta. non posso guardare mia madre?”
“no, certo che puoi. è che sono stravolta e, ecco, mi metti un po’ di ansia a fissarmi così”
“…”
“…”
“mamma…”
“cosa c’è?”
“lo sai che questa sera sei veramente, ma veramente bellissima?”.
ha detto proprio così. con la faccia, gli occhi e le parole di uno che, a questa cosa inverosimile proprio stasera, ci credeva con tutto se stesso.
perché i maschi piccoli, con tutti i loro lati oscuri, i loro difetti, i loro eccessi e la loro rissosità testosteronica, a volte danno enormi, ma proprio enormi, soddisfazioni.

ps qui, per chi volesse, è possibile ascoltare in streaming l’elasti-intervista romana a radio capital su amref e la campagna #standupforafricanmothers

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