saturazioni

stamane, quando hanno preso il treno per rientrare a milano, dopo la vacanza romana, elastigirl era molto soddisfatta. perché, in formazione ridotta senza pater familias, lei e i tre hobbit erano stati proprio bene, avevano visto posti belli, passato del tempo con affetti e amici simpatici, mangiato parecchio cioccolato, dormito quasi sempre senza interruzioni e scoperto un’intimità nuova, complice e ridanciana.

subito dopo essere saliti sul frecciarossa, carrozza otto posti sedici a e b, quindici a (ché il piccolo è ancora piccolo e non ha diritto o il dovere al posto), hanno cominciato a montarle un’insofferenza bizzosa, un desiderio di solitudine, un fastidio sottile che, con l’approssimarsi della meta, virava in esasperazione allo stato puro.

perfino quando lo hobbit piccolo ha annunciato a se stesso e al treno “io ho l’ansia”, perché da quando ha scoperto che esiste questa bella parola, unita a questo bel concetto, la usa e ne abusa, accompagnando l’annuncio con un respiro affannoso e dei colpi vigorosi sul petto, lei, invece di ridere, ha pensato che non si può sempre dare spettacolo e assomigliare più a un circo di weirdos, come direbbe eliza, che a una tranquilla famiglia con padre emigrato.

e ha capito di avere i sintomi della saturazione. e quando è arrivata a casa, ha trovato eliza, la ragazza alla pari, reduce da cinque giorni in giro freneticamente per l’italia, che aveva già il mantello da cavaliere e la spada per un combattimento hobbit. “avevo così tanta voglia di tornare qui a casa a giocare con i ragazzi”, ha detto. elastigirl ha vuotato le valigie, ha fatto andare la prima lavatrice, è andata a fare la spesa, l’ha sistemata con lo hobbit picccolo che si era fatto passare momentaneamente l’ansia, ha steso e ha fatto partire la seconda lavatrice. “eliza, ho bisogno di non esserci, per un po’”, ha dichiarato. e si è infilata nella vasca da bagno, con i rapper francesi nelle orecchie e l’illusione di essere sola ché da quei tre là doveva disintossicarsi. lo hobbit piccolo ha passato vari minuti a cercare di sfondare la porta del bagno, ma questa è un’altra storia, o forse la stessa.

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10 cose belle

ci sono periodi in cui la vita è un po’ più faticosa del solito. in cui si avrebbe voglia di fuggire ma non si può, di dormire ma qualcuno ti sveglia all’alba, di amoreggiare ma manca l’oggetto dell’amoreggiamento, di stare in silenzio ma qualcuno suona il flauto o grida o sposta i mobili, di stare da soli ma c’è sempre un gran caos intorno, di avere idee brillanti ma mancano le energie anche per quelle, di sentirsi leggeri ma le responsabilità ti schiacciano per terra. insomma ci sono periodi che prima o poi passano ma mentre ci sei dentro vorresti scendere, come da un aereo in volo.

tuttavia siamo tutte un po’ pollyanna e da piccole ci hanno abituato a non rompere l’anima al prossimo e a cogliere il lato positivo del mondo, facendo grandi sorrisi a tutti,  perché la vita, comunque vada, avrebbe potuto essere un miliardo di miliardi di volte peggiore di quanto non sia. quindi, anche se pollyanna non lo avrebbe mai detto perché lei veniva dal new hampshire, tirèm innànz e facciamo un gioco che elastigirl si è inventata questa sera, riflettendo sulla stanchezza universale e altre piacevoli faccende.

10 cose belle:

1. un mazzo di tulipani bianchi, trovato ieri in cucina, con un biglietto che diceva testualmente: “per la mama spettacolare”, emme singola compresa. arrivava da eliza, la ragazza alla pari, che sabato sera aveva chiacchierato a lungo con elastigirl, di cose da femmine, come fanno le amiche.

2. gli inviti a pranzo dalle amiche che sanno che, il fine settimana, stare sola con i tre, può essere parecchio faticoso. e allora chiamano, con aria casuale, e poi preparano le tagliatelle al ragù o le lasagne perché sono un sublime cibo hobbit.

3. il gioco delle associazioni con gli hobbit, quando il sostantivo “cacca” ricorre ogni sei parole e non si capisce bene perché e alla fine viene la ridarella e l’elasti-autorità va a farsi benedire.

4. spotify, che è l’ultima elasti-droga. perché avere accesso a tutta la musica del mondo dà una vertigine di onnipotenza. al momento tuttavia lei è finita nel tunnel del rap francese e forse avrebbe bisogno di disintossicarsi.

5. una chat con l’elasti-fratello in cui si pianifica una gita sul trebbia che era un posto che a nonno A piaceva e che elastigirl e gli hobbit non hanno mai visto.

6. una enorme cassetta di fragole comprata in offerta, che quando la vede lo hobbit di mezzo dice: aleeeeee! ed eliza dice: what a treat!

7. il regalo di 75 minuti di libertà, una domenica pomeriggio, usati per incontrare mister i su skype, senza alcuna interruzione hobbit e per correre, con un rapper francese nato a kinshasa nelle orecchie.

8. uno hobbit piccolo con un mantello da cavaliere, una scimitarra da pirata e un cappello con la testa di un panda che combatte scalzo contro un drago. e lo uccide. e poi dice “sono un velo eloe”.

9. un pacchetto arrivato da amazon, ordinato da mister i a sorpresa, con dentro una serie tv da vedere insieme, la prossima volta che torna dagli usa. per chi fosse roso dalla curiosità si tratta di games of thones.

10. la sera, quando tutti dormono, come ora.

 

chi ne avesse desiderio, urgenza, necessità, può mette le sue cose belle – da un minimo di due a un massimo di 15, qui sotto e condividerle. perché l’unione delle pollyanne crea una forza bruta e invincibile che consente di conquistare il mondo.

 

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oggi

si è svegliata alle 6, è uscita di casa sotto la pioggia alle 6,30, lasciando gli hobbit ed eliza dormienti e beati, è arrivata in redazione alle 7. alle 12,50 ha incontrato un’amica che tra un mese si sposa con la sua compagna, a barcellona, e hanno parlato di vestiti da sposa, di estetista,di trattamenti di bellezza, di parrucchiere e di trucco, di figli, di vacanze in camper e di un milioni di altre cose, tutte in una pausa pranzo che è stata come un tesoro, di quelli piccoli e preziosi. è rientrata in ufficio, in tempo per assistere al crollo del sistema informatico editoriale e per offrirsi volontaria per telefonare all’help desk, a bangalore, a londra, a new york, a lubiana, a dublino o a ivrea, non si sa bene, dove tal tania con voce baritonale le ha fatto mille domande a cui elastigirl non sapeva rispondere. finito il suo turno, ha abbandonato tania e la sua voce da ivan al loro destino, il sistema editoriale ancora in panne e un manipolo di colleghi disorientati, avviliti, preoccupati, sollevati, felici dall’improvvisa impossibilità di lavorare. è tornata a casa, ha trovato eliza, la ragazza alla pari, che suonava l’ukulele e lo hobbit piccolo che cantava e ballava, che non l’hanno degnata di uno sguardo. lei ha recuperato le chiavi della macchina e 123 shopper ecologiche per la spesa ed è andata a prendere gli hobbit grande e medio. “allora, elasti, lo hobbit grande viene da cena da noi sabato?” “ehm, no veramente sabato è stato invitato a giocare e a cena da…” “nessun problema, allora lo invitiamo domani” “ok. grazie”, ha risposto elastigirl facendo un rapido ma deprimente confronto tra la sua vita mondana e quella dei suoi figli. ha portato lo hobbit grande al corso di teatro, dove si diverte come un pazzo e dove c’è anche moltissima gente che bivacca qua e là, aspettando altri corsi o forse la fama, e dove tutti si sentono tremendamente artisti e per questo stanno in leggings, senza scarpe, senza calze, declamano copioni seduti per terra e quando si incontrano si baciano sulla bocca, o in bocca, come dicono gli hobbit. con il medio è andata al supermercato e hanno chiacchierato parecchio e comprato un vasetto di lamponi – ché  lo hobbit di mezzo ne va pazzo – e un regalo per l’ennesima festa di compleanno del 2013 dove, per la prima volta, l’invitato è lo hobbit piccolo perché non vorremo privare anche lui di una socialità indefessa, gioiosa e frenetica fin dalla più tenera infanzia? sono tornati a casa con i 123 shopper ecologici pieni zeppi e hanno trovato i due musicanti che giocavano a scacchi (“eliza ma il piccolo ha tre anni, come fate a giocare?” “giochiamo benissimo. abbiamo poche ma coerenti e severe regole”). elastigirl ha svuotato i 123 sacchetti, ha messo a posto la spesa, ha apparecchiato, avviato la cena ed è andata a recuperare lo hobbit grande che quando esce dal corso di teatro si sente artista pure lui e anche  un po’ adolescente taciturno e affetto da complessi di superiorità verso l’universo. arrivati a casa hanno litigato, cenato, chiamato mister incredible su skype ed elastigirl ha sparecchiato e sistemato la cucina. alle 9 eliza era asserragliata in camera sua, gli hobbit erano a letto ma il piccolo urlava perché non trovava il ciuccio blu, il medio piangeva perché era stravolto e non ha la maturità per chiudere gli occhi, tacere e dormire, il grande mugugnava perché, a suo dire, a lui era stata riservata la razione di coccole più scarsa. elastigirl avrebbe voluto piangere ma si è limitata a gridare più forte di tutti. alle 9,30 il silenzio è calato nella stanza hobbit, elastigirl si è fatta una doccia lunghissima e bollentissima e ha pensato, senza successo, a una via di fuga.

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party time

ore 7,30 sveglia.
ore 8,30 accompagnamento dello hobbit grande al centro estivo del parco nord, munito (lo hobbit, non il parco nord) di cambio completo, mutande comprese, giacca a vento, asciugamano, posate, bicchiere, tovagliolo e tovaglietta rigorosamente riutilizzabili perché bisogna essere ecosostenibili e a impatto zero, archi e frecce autoprodotti e saudade di ordinanza del lunedì mattina.
ore 9,00 accompagnamento degli hobbit medio e piccolo rispettivamente alla scuola materna e al nido.
ore 9,15-11,30 homeworking che poi vuol dire mettersi al tavolo della cucina con un computer e fare in due ore e un quarto quello che si potrebbe fare in un’ora scarsa.
ore 12 dichiarazione dei redditi al caf del sindacato dei giornalisti dove un tizio calvo e geniale le ha schiuso un mondo di detrazioni fino a oggi ignote, l’ha messa di fronte alla sua inettitudine e la sua inadeguatezza al cospetto del fisco e l’ha rimandata a martedì prossimo perché mancavano pezzi fondamentali per accedere al suddetto, sconosciuto mondo delle detrazioni.
ore 13,30 incontro in un baretto dei giardini pubblici, vicino al caf, con l’amica kappa, che di mestiere fa l’architetto, e con la piantina della casa nuova. elastigirl si è entusiasmata e ha detto sì a tutte le idee dell’amica kappa, incurante dello stringente vincolo di bilancio.
ore 15,30 adempimenti burocratici in banca dopo una fila di 30 minuti. per fortuna con lei c’era mister incredible e insieme hanno guardato la piantina e le idee di kappa. poiché mister incredible è un control freak cauto e dubbioso ha fatto a elastigirl una serie infinita di domande a cui lei non ha saputo rispondere. per fortuna è arrivato il loro turno e un impiegato bergamasco l’ha salvata dall’implacabile terzo grado.
ore 16,20 pagella dello hobbit grande e colloquio con la maestra bionda e la maestra bruna. “i voti sono buoni ma dovrebbe impegnarsi di più nello studio a casa”. “ha perfettamente ragione. fosse per lui non farebbe mai i compiti, non leggerebbe un libro e a scuola ci verrebbe soltanto per il lato conviviale… noi lo sproniamo, lo sgridiamo, a volte lo reprimiamo ma non è che i risultati… comunque la scuola gli piace un sacco”. “non preoccupatevi. è un bimbo intelligente e anche bello. e ha sempre tutte le bambine addosso. in quarta maturerà certamente”. “speriamo…”.
ore 16,30 recupero degli hobbit dalle rispettive sedi ludico-scolastiche.
ore 18,00 accompagnamento di mister incredible in stazione, dove prende il pullman per l’aeroporto, dove prenderà l’aereo per londra.
ore 18,30 bagno e preparazione della cena.
ore 19,15 cena
ore 19,30 lo hobbit piccolo dà la scopa in testa al medio. il medio urla. il grande telefona trionfante ai nonni di bari per comunicare l’esito della pagella. elastigirl inspira ed espira.

un elasti-collega un giorno le ha detto: “tu mercoledì, giovedì e venerdì hai il part time verticale. lunedì e martedì hai il party time”. elastigirl ogni tanto ci pensa, a quel party time. a volte con un po’ di sfinimento, ma felicemente conscia di non poterne più fare a meno.

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mangiano muffin

questo pomeriggio. ore 16,38.
“pronto, elasti, sono giò, la mamma di lò, l’amico dello hobbit grande. dove sei?”
“ciao giò. sono in ufficio. dimmi”
“volevo dirti che ho preso io lo hobbit all’uscita della scuola perché… ecco, non è venuto nessuno”
“come non è venuto nessuno??? oggi doveva venire lorenza-è-un’emergenza, come tutti i giovedì. anzi no, ho sbagliato, doveva venire annalisa portapazienza che viene il venerdì ma oggi si era scambiata con lorenza-è-un’emergenza che verrà domani e non oggi e quindi… puoi aspettare due minuti che chiamo annalisa portapazienza e verifico, anzi no, aspetta, guardo l’sms che mi ha mandato per comunicarmi che voleva fare scambio… insomma, scusa, giò…”
“tranquilla. controlla. io resto qui. in ogni caso posso portarlo a casa mia, lo hobbit, poi magari lo viene a prendere mister i…”
“no! mister i è in australia e io torno a casa dall’ufficio non prima delle 7,30 stasera… dammi ancora un secondo che non trovo l’sms. oddio suona anche il telefono fisso, anzi no, collega P, puoi rispondere tu?”
“…”
“NOOOOOO!”
“cosa, elasti?”
“sono una maledetta stordita. una cretina totale. annalisa farà scambio il 10 maggio, oggi è solo il 3 maggio… e io ho tre figli abbandonati a loro stessi. adesso vomito. giò! emergenza!”
“dimmi cosa posso fare per te”
“prenditi lo hobbit grande. ora chiamo l’asilo. ma come è possibile??? i due piccoli sarebbero dovuti uscire alle 16 e nessuno mi ha avvertita per dirmi che sono stati abbandonati lì… li avranno portati direttamente ai carabinieri. qualcuno mi ha raccontato che i bambini dimenticati nelle scuole vengono consegnati all’arma. forse è solo una leggenda metropolitana o forse è tutto vero… va be’, giò. grazie mille. ti chiamo dopo ora telefono ai carabinieri, anzi no, prima provo all’asilo”
“ok. ciao. stai tranquilla, però”
“voglio buttarmi giù dalla finestra. ma l’ufficio è al pian terreno e per giunta in vetrina…”

“elasti, ti senti bene? che succede? posso fare qualcosa per te?”
“grazie collega P, potresti teletrasportarti dai miei figli e prelevarli al posto di annalisa, di lorenza e mio… ho abbandonato tre minori sparsi per le scuole di milano nord… e ho la tachicardia e sono sull’orlo di una crisi isterica. ora però scusa, devo telefonare all’asilo degli hobbit medio e piccolo”
“calmati e respira”

“pronto, ehm, sono la mamma dello hobbit di mezzo della classe rossa e dello hobbit piccolo della sezione primavera…”
“buongiorno. gli hobbit sono qui. mangiano muffin”
“mangiano… allora non avete chiamato le forze dell’ordine?”
“no, stanno facendo la merenda. perché?”
“perché, ecco, di solito non fanno la merenda all’asilo. di solito escono alle 4 e oggi, be’, non c’era nessuno a prenderli, per colpa di un disguido, anzi per colpa mia che sono una stordita criminale. e ora io sono in ufficio e… ecco, mi scusi, mi sono parecchio agitata”
“ma gli hobbit li potevano mangiare i muffin per merenda?”
“certo che sì! senta, mi dia una mezz’ora e cerco di organizzare un recupero dei figli…”
“va bene, nel frattempo qui mangiano…”
“fantastico. lasciateli mangiare. viva i muffin della milano ristorazione. grazie”.
ore 16,45.

i suddetti sette minuti sono costati a elastigirl sette anni di vita, oltre che la parte dell’instabile pazza in ufficio, oltre che la consapevolezza di perdere pezzi qua e lì, senza accorgersene, anche quando sono pezzi enormi.

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cosa fai stasera?

ieri sera.
“sei pronto?”
“prontissimo”
“quale pagina è?”
“questa”
“allora, parlami della montagna. hobbit piccolo no! non in piedi sullo sportello della lavastoviglie!”
“la montagna?”
“be’, il titolo del capitolo che dovevi studiare è ‘la montagna’, fai un po’ tu…”
“ah. sì. dunque… la montagna è… fatta così… a cono!”
“mamma, possiamo vedere un film?”
“a cono??? no, hobbit di mezzo: nessun film. non vedi che tuo fratello sta studiando?”
“no, cioè. a cono rovesciato…”
“senti, facciamo così: io ti restituisco il libro, tu riguardi la pagina e tra dieci minuti ti interrogo”
“no! no! ho già studiato. la so bene!”
“allora dimentichiamoci del cono e dimmi… la montagna è molto o poco popolata? e perché?”
“molto popolata!”
“no!”
“ah. già. fa freddo e le strade sono in salita. quindi nessuno vuole andarci a vivere”
“non è esattamente così. comunque. andiamo avanti. quali sono le risorse della montagna? cosa si coltiva?”
“si coltivano ovi e bovi”
“prego?”
“ovi e bovi! sono sicuro. c’è scritto lì. guarda bene!”
“oviNI e bovINI che sono le pecore e le mucche. e non si coltivano! si all…”
“allevano!”
“ma io ti ho chiesto cosa si coltiva”
“questo lo so: legumi, orzo, il segale”
“CACCA-PIPI’-CACCA-PIPI’”
“lA segale e poi? la smetti di urlare hobbit piccolo?”
“e altre spezie…tra cui il formaggio”
“come altre spezie??? mica saranno spezie i legumi, l’orzo e la segale. le lenticchie e lo zafferano secondo te sono la stessa cosa? la farina con cui si fa il pane nero è della stessa famiglia del pepe?! e poi è il foraggio! il formaggio lo si produce da cosa?”
“dal latte, facilissimo!”
“grazie hobbit di mezzo, ma è tuo fratello a dover studiare geografia. perché non ti porti il piccolo un po’ di là a giocare invece di stare qui come il grillo parlante e la scimmia urlatrice?”
“infatti. io così non riesco a concentrarmi…”
“tu non cercare scuse. adesso prendi il tuo libro e vai di là in camera a ristudiare tutto. perché non possiamo andare avanti con questo teatrino”
“ma no! io ho già studiato”
“e io vado a vedere un film!”
“io bimba pezza mia” (= io e bimba, la mia bambola del cuore invece puliamo la cucina con questa pezza, o spugnetta che dir si voglia)
“ho detto in camera a studiare”
“no!”
“ho deciso: mi guardo cattivissimo me”
“no!”
“sì!!”
“bella pezza!”.

superfluo dire che la serata è sfociata in tragedia, con urla, pianti, strepiti, minacce, punizioni e melodrammatica e lacrimosa riconciliazione finale. praticamente l’inferno.
mister incredible, rientrato all’1 di notte da londra, ha trovato lo hobbit piccolo nel suo lettino insieme a bimba e alla pezza, elastigirl e i due hobbit nel lettone, sudati e stremati.

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scintille

- svegliarsi da un incubo catastrofico-luttuoso e trovare accanto mister incredible, sano e salvo, in uno di quei fantastici cinque giorni consecutivi, denominati reading week, in cui lui non va a londra a lavorare.
- mangiare gamberi al curry e riso, durante la pausa pranzo, con un’amica curiosa, in entrambe le direzioni, che è il modo migliore di esserlo.
- andare in redazione, solo per questa settimana, tutti i giorni e cogliere l’ormai irrinunciabile meraviglia del part time verticale.
- farsi truccare e pettinare, con cadenza regolare e per superiori motivi televisivi, da quella che non sei e non sarai mai. e accorgersi che un po’ di finzione, a piccole dosi e a tempo determinato, non è poi male.
- pedalare lungo il naviglio della martesana e incontrare nell’ordine: vari cani, un gatto con il collare, quattro papere, due nutrie che amoreggiano e un ratto. e rendersi conto che nutrie e ratti sono parenti non troppo lontani e che il sellino di una bicicletta mette la giusta distanza tra te, la flora e, soprattutto, la fauna.
- parlare al telefono con nonno A dopo una visita medica importante e paurosa e scoprire che “operabile” è uno dei più begli aggettivi che abbia mai incontrato sulla tua strada.

tutto il resto al momento è nebbia e incontenibile voglia di dormire.

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non era mai successo

non era mai successo, in tanti anni di onorata contribuzione.
non era mai successo perché, tra i tanti pezzi che si perdevano, quello mai.
non era mai successo perché avere debiti le mette un’ansia, ma un’ansia che preferisce andare dal dentista.
non era mai successo perché scrive tutto sull’agenda.
non era mai successo perché una volta sul giornale aveva letto che i figli di quelli a cui succedeva li mettevano in un angolino e mentre gli altri mangiavano, loro guardavano e basta.
non era mai successo perché, sotto sotto, anche se in pubblico non lo ammetterebbe mai, andare in posta le piace parecchio,
non era mai successo e adesso è successo.
elastigirl ha dimenticato di pagare la retta dell’asilo nido dello hobbit piccolo.
oggi ha trovato appeso al muro in cucina il cedolino scaduto del comune di milano.
“non è possibile, non era mai successo”, ha detto.
e voleva sbattere fortissimo la testa contro il muro, proprio dietro il cedolino.
poi ha deciso che, visto che non si può andare in vacanza, era il caso di andare a dormire un po’.

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fermentazione, tosatura e altre faccende

mister incredible è rientrato dal convegno di economisti americani tristoni, senza regali compensativi, senza avere espiato nulla e probabilmente senza i sensi di colpa che avrebbero invece divorato elastigirl se fosse stata lei a tornare dopo una settimana in giro per il mondo. è rientrato però di ottimo umore.
“mo’, cos’è quello sfaccimmo di scatolo nel corridoio?”
“come cos’è? non ti ricordi? è il regalo dei tuoi fratelli, la zia matta e lo zio con l’orecchino al naso, insieme al sociologo guatemalteco e alla zia romana. il kit per fare la birra in casa”
“mo’. fichissimo”
“va be’, io vado a fare la spesa all’ipermercato. mi porto lo hobbit di mezzo perché deve fare le fototessera per l’iscrizione alla scuola elementare che solo il pensiero mi agita”
“ok. sappi che io mi sento faber”
“non voglio sapere, grazie”.
e mentre elastigirl faceva la spesa e lo hobbit si fotografava chiuso dentro una macchinetta, l’iperattivo homo faber sterilizzava gli attrezzi del piccolo birraio barese dentro enormi pentoloni e contemporaneamente, armato di tosatore, faceva scempio delle chiome del primo e del terzogenito.
“ma… ma… cos’hai fatto?!”
“ho preparato tutto per la fermentazione. possiamo farla insieme…”
“ma no, sulle teste di quei poveretti!”
“non sono bellissimi?”
“no”.

adesso che lui è ripartito, dallo sgabuzzino proviene il costante e inquietante gorgoglìo della fermentazione, insieme all’odore dolciastro del malto. il tosatore è sotto chiave, l’impianto elettrico dell’elasti-casa ha avuto un corto circuito e la luce se ne è andata, proprio all’ora di cena, mentre l’acqua della pasta stava bollendo e lo hobbit piccolo aveva una crisi isterica da fame. elastigirl e gli hobbit sarebbero ancora al buio se la vicina astronoma, elettricista mancata, non fosse intervenuta in loro aiuto restituendo l’elettricità a tutta la casa tranne in cucina. adesso funziona tutto a meraviglia tranne il frigorifero, il forno, la lavatrice e la lavastoviglie. ma nella vita non si può avere tutto.

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giorni un po’ così

sono giorni un po’ così nell’elasti-casa.
lo hobbit grande somatizza. non si sa bene che cosa ma somatizza e ha mal di pancia da tre giorni (“ahhh! mamma, ho un dolore terribile qui!”. “ma come? fino a tre minuti fa facevi la lotta con i tuoi fratelli chiamandoli ‘vili carogne’?”. “fingevo, mamma. fingevo di stare bene per non preoccuparvi”). potrebbe somatizzare un nonno in ospedale anche se il concetto di nonno-in-ospedale è per lui molto vago e molto lieve. potrebbe somatizzare la scelta di non partecipare al programma di gare di nuoto per cui era stato gloriosamente selezionato. tuttavia ha deciso di non fare le gare per evitare di somatizzare l’ansia della competizione e, a questo punto, somatizzare una scelta fatta per evitare di somatizzarne altre, sarebbe un po’ contorto anche per lo hobbit grande che di contorcimenti è piuttosto esperto. potrebbe somatizzare la recita scolastica, ma è tra sei mesi e se somatizza ora chissà cosa potrebbe succedere a giugno.
lo hobbit di mezzo ha scoperto, di giorno, un’inesplorata vena pittorica. indossa un cappello a falde larghe, fondamentale per fare uscire l’artista che alberga in lui, e, armato di pennelli e tempere, disegna interminabili file di finestre con rubusti serramenti in legno. di notte invece ripone il pittore nella cesta dei giochi e tira fuori il sonnambulo. certe volte si limita a fare brevi e mute incursioni in bagno o nell’elasti-letto. certe altre terrorizza elastigirl, tra le due e le tre, con l’urgenza dei suoi interrogativi sui benefici che trarrebbe il genere umano dal possedere le branchie o sulla direzione delle fiamme all’interno del sole.
lo hobbit piccolo, a poco più di venti giorni dai due anni, possiede il vocabolario di un mastino napoletano adulto, superando l’insuperabile inettitudine verbale di suo fratello di mezzo alla sua età, e l’espressività corporea di marcel marceau, uniti a una passione smodata per le canzoni russe (kalinka su tutte) e napoletane (iamme’ iamme’ top of the pops assoluta nella sua categoria).
mister incredible è a londra e se non tornerà rapidamente elastigirl prenderà al suo posto un mastino napoletano che, oltre a proteggere il territorio, potrebbe intrattenere il terzogenito con reciproco diletto.
elastigirl è sfinita ma la sindrome di pollyanna non le consente di articolare oltre.
nonno A, nel reparto sorvegliati speciali, porta sempre la sua vestina bianca ma ha abbandonato l’ossigeno. ogni tanto si alza in piedi, per sgranchirsi un po’, ma non può camminare perché è attaccato a troppi fili. le infermiere lo prendono in giro e lo chiamano la bella statuina. lui ride. ha chiesto una radiolina per ascoltare un po’ di musica e ha scoperto con sconcerto che la radiolina a cui pensava lui non esiste più ed è stata sostituita da mp3 che fanno anche inutili filmini.
piano piano migliora. venerdì farà una tac e fino ad allora elastigirl avrà il mal di pancia, perché anche lei, come lo hobbit grande, è campionessa olimpionica di somatizzazione.

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