giorno due

con i calzettoni afghani,
con la coperta sulla testa,
con i pentoloni di acqua sul fuoco per mezz'ora per tre dita di acqua calda dentro una vasca gelida,
con la punta del naso ghiacciata,
con il senso di colpa e la rabbia che montano per le punte di tre piccoli nasi ghiacciate (che poi una riesca a sentirsi in colpa anche per interposta caldaia è un problema che va affrontato, non ora che fa freddo ma va affrontato),
con nonna J nell'inconsueta modalità nonna papera accudente,
con gli hobbit coperti di pile e piumoni dalla testa ai piedi (che per fortuna oggi avevano piscina e si sono fatti una doccia calda e pubblica),
con quel senso di strisciante malessere che ti fa preferire la tisana di finocchio al cioccolato bianco pralinato e ti convince che quella creatura imbottita da cui spuntano improbabili calzari non sia veramente tu.

la caldaia ha un problema serio che ha colpito l'intero condominio. sono tutti nella stessa barca ma non per questo hanno meno freddo. pare che per sostituire una caldaia ci voglia una riunione condominiale ad hoc, pare che l'amministratore sia stato sfiduciato e se la rida pensando a quegli ingrati condomini con le stalattiti dentro il naso, pare che il riscaldamento non sia un diritto garantito dalla costituzione.

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con il rimmel

ore 8,50. aspettando di fare una copia di una chiave dal ferramenta vicino all’ufficio.
"… perché la verità è che la carpenteria non è un mondo per donne", dice il ragazzo che fa le chiavi. 
"già, cosa ci fa una donna nella carpenteria? a meno che non sia gnocca e allora qualcosa da farle fare si trova sempre", ribatte
un tizio vestito da motociclista, in attesa o forse in visita.
risate.
"a parte la gnocca, fuori dalla carpenteria le donne! non è roba loro"
"fuori fuori…"
"immaginati di chiamare qualcuno per fare… che ne so… le sbarre alle finestre di casa. e ti arriva una donna"
"seeee, una donna, magari pure cessa!"
"con cosa ti prende le misure? con il rimmel???"
e giù grasse risate.
"ecco le sue chiavi. sono 90 centesimi"
"grazie. arrivederci", ha risposto elastigirl. e se ne è andata, in preda a sconforto e inettitudine per non avere trovato la reazione e parole giuste di fronte a quel becero siparietto. a distanza di quattordici ore, la frustrazione non l’ha ancora abbandonata.

se qualcuna, o qualcuno, quella reazione e quelle parole invece ce le avesse, è pregato di condividerle, per arrivare preparati e armati la prossima volta. perché purtroppo una prossima volta ci sarà certamente, prima o poi.

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disarmonia cosmica

"dica"
"buongiorno. ecco, avevo un appuntamento importante alle 10, incastrato tra l’ingresso al nido del microbbit alle 9,00 e l’uscita alle 12. sa, sta facendo l’inserimento…e … la bicicletta… mi ha abbandonata. pam, ha tentato di suicidarsi mentre pedalavo. e sono le 10,20 e il mio appuntamento è saltato ormai. i tram sono nel caos, la metropolitana è allagata per l’alluvione, c’è la settimana della moda e in macchina non ci si muove…"
"sono duro d’orecchi. cosa vuole?"
"ehm, volevo sapere se può riparare la bicicletta che si è rotta mentre andavo. vede la catena? è andata"
"questa bici ha il seggiolino dietro. e il cestino davanti… è troppo ingombrante! perché è così ingombrante?"
"non le sto proponendo di metterla nel salotto di casa sua. solo di ripararla e di restituirmela. lei non ripara biciclette?"
"sì, ma la sua bici ha il seggiolino per i bambini. occupa troppo spazio… e poi… ma come ha fatto a ridurla in questo stato? tutta arrugginita… che disastro"
"la tengo fuori…"
"e il garage? le bici vanno nel garage. non ce l’ha un garage?"
"no, non ce l’ho il garage"
"porco mondo!"
"va be’, se non vuole ripararmi la bici, me ne vado. mi abbatterò un po’, qui fuori sul marciapiede, e poi troverò una soluzione"
"no, gliela riparo. però deve venire a riprendersela nel pomeriggio. le do la priorità. ma non perché è lei. solo perché la sua bicicletta non la voglio nel mio negozio"
"ma io questo pomeriggio sono sola con tre bambini. come vengo a prenderla?"
"in auto"
"ottima idea. poi io torno a casa in bici e l’auto la guida il mio primogenito che ha sette anni"
"faccia come crede. basta che mi toglie l’ingombro entro le 18".

elastigirl ha lasciato la sua bicicletta all’affabile signore, ha preso un tram, un autobus sostitutivo della metropolitana allagato dal seveso esondato e un pullman sostitutivo dei tram dai binari alluvionati. è arrivata a casa e ha trovato nella casella delle lettere un inatteso pacchetto bianco senza mittente. lo ha aperto con trepidazione e curiosità. dentro c’era un libro: guida alla separazione e al divorzio. ha fatto due o tre scongiuri, si è ricordata che non è superstiziosa e lo ha rimesso nel pacchetto bianco, sigillandolo, perché non si sa mai.
ci sono giorni, talvolta periodi, in cui l’universo circostante è un luogo alieno a cui si è impreparati. questo è uno di quelli.

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i tempi giusti

inserimento del microbbit al nido.
giorno tre.
"il microbbit è tranquillo, autonomo, indipendente, sereno. si vede che è un bambino abituato a vivere in una comunità", ha dichiarato la maestra mara.
"grazie", ha risposto elastigirl domandandosi per le quattro ore successive se definire l’elasti-famiglia ‘comunità’ potesse essere considerato un complimento.
"l’inserimento sta andando alla grande. alla fine della prossima settimana il bambino potrà fermarsi per il pranzo. potrà pertanto venirlo a prendere alle 12"
"alle 12??? alla fine della prossima settimana? ma ha detto che l’inserimento sta andando bene… io pensavo… e poi giovedì prossimo devo tornare a lavorare…"
"il microbbit reagisce molto bene. ma non si dimentichi che ha otto mesi e che dobbiamo rispettare il suoi tempi, non certo quelli della sua mamma o, peggio, del lavoro della sua mamma"
"sono d’accordo, ma con un’ora al giorno la prima settimana e due ore la seconda, quando l’inserimento sarà finito il microbbit andrà in prima elementare…"
"non dica sciocchezze! pensi che tra due settimane entrerà alle 10 del mattino, come adesso, e uscirà alle 14! contenta, elasti?"
"non è possibile! solo 4 ore la terza settimana? mister incredible è a londra, nonna J a parigi con suo marito artù, la baby sitter valentina diolabenedica ci ha lasciati per una comunità di disabili… io devo tornare in ufficio…"
"le esigenze del microbbit vengono prima di voi… almeno per noi"
"ma io lo so che il microbbit sarebbe felice di mangiare, dormire e fare la cacca qui fino alle quattro del pomeriggio anche da domani!"
"lasci decidere a noi i tempi giusti. è il nostro mestiere"
"…"
 
"pronto, buongiorno capa della redazione. sono elasti"
"elasti, ciao. veloce che sto andando in riunione"
"ehm, volevo salutare e comunicare che…"
"arrivo-arrivo-arrivo!"
"ecco, no"
"elasti, non stavo parlando con te. dimmi adesso. ma rapidamente"
"insomma, l’inserimento al nido, mister incredible a londra, valentina dai disabili, mia madre a parigi… e io… be’ io torno una settimana più tardi del previsto. il 30. è un problema?"
"una settimana più tardi??? una settimana più tardi??? è un casino. un maledetto casino!"
"veramente, avete fatto a meno di me dieci mesi, non pensavo che una settimana potesse creare…"
"un indicibile casino!"
"mi dispiace…"
"non serve dire mi dispiace"
"magari posso provare a…"
"no, no e no! faresti ancora più casino! torna il 30, noi affogheremo ma in qualche modo sopravviveremo, come abbiamo fatto fino a ora"
click.

poche cose fanno sentire bene come la consapevolezza di essere nel posto giusto a fare la cosa giusta nei tempi giusti.

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che sta succedendo?

"mamma, che sta suzzedendo?", chiede lo hobbit piccolo incredulo, con i capelli pazzi e un insolito sguardo smarrito.
milano, domenica pomeriggio, l’elasti-famiglia sudata e sbrindellata, munita di ospite giapponese fresco e impeccabile, sta entrando al castello sforzesco dopo essersi inerpicata in cima al duomo, in un tour de force turistico in onore del marxista workaholic asiatico, collega di mister incredible.
una fiat punto grigia atterra sgommando sul marciapiede. inchioda. ne schizzano fuori due tizi con quell’aria patibolare che riescono ad assumere solo i poliziotti in borghese.
intorno a loro panico e fuggi fuggi generale tra i venditori ambulanti. per terra restano borse, portafogli, occhiali da sole. i due prendono a calci la merce, la calpestano, rientrano in macchina. ne escono indossando guanti neri e portando scatoloni in cui lanciano rabbiosi quello che trovano.
nel frattempo, con lo stesso trionfale ingresso tra la folla attonita, inchiodano due auto dei vigili urbani. risatine, commenti, frizzi e lazzi tra le forze dell’ordine.
un passante si china, prende un paio di occhiali rimasti a terra e se li mette in tasca, fa tre passi, si volta, torna indietro e preleva anche il portaocchiali. una signora raccoglie una borsa simil louis vuitton e se la mette a tracolla, un’altra si impossessa di una collana e la mostra con orgoglio al marito e ai figli.
tutto sotto lo sguardo incurante di polizia e vigili.

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miserie

nella classe dello hobbit grande giovanni non è più in grado di partecipare alle gite scolastiche perché il suo papà ha perso il lavoro.
la rappresentante di classe ha proposto di utilizzare la cassa comune versata a inizio anno, prelevando 2,50 euro a bambino, per consentire a giovanni di andare insieme ai suoi compagni al parco nord, alla libreria dei ragazzi e a vedere le api che fanno il miele.
"siamo proprio sicuri? ma abbiamo chiamato la società in cui lavora il padre per verificare che sia stato effettivamente licenziato? e il modello isee? e il 730? l’abbiamo visto il 730 del papà del giovanni? il mondo è pieno di furbi e io non mi faccio infinocchiare", ha chiesto una mamma che ha detto che lei no, i suoi due euro virgola cinquanta non li avrebbe dati a nessuno senza una certificazione ufficiale di indigenza.

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c’è un posto

a milano c’è un posto piccolo con i muri colorati e le finestre affacciate su un giardino.
in quel posto, su una porta, hanno appeso una poesia, che inizia così:
piango fin che mi pare e piango più che posso.
piango perché non so parlare.
e a un certo punto dice:
piango perché ho caldo, perchè ho freddo,
perchè sto bene, ma non voglio darvi la soddisfazione.
e poi
piango perché per ora è la cosa che so fare meglio.
piango perché così creo un gran bel putiferio.
piango perché anche voi alla mia età piangevate.
non ricordo più perché ho iniziato a piangere…

piangere però non fa male, non si muore di pianto,
anzi se non piangessi morirei…
non è dante ma ti fa tirare un bel sospiro di sollievo, almeno fino al prossimo pianto.
in quel posto c’è una infermiera con i ricci e i capelli rossi che prende per mano te e in braccio il tuo bambino, che ti sorride e ti rassicura, che ti dice che va benissimo così e se ti sembra che non sia vero puoi tornare da lei tutte le volte che vuoi e lei te lo ripeterà all’infinito.
in quel posto ti insegnano ad allattare tuo figlio, a massaggiarlo, ti insegnano la consapevolezza e la fiducia e allontanano quell’essere tremebondo e imperfetto che incontri allo specchio ogni mattina.
lì c’è anche un pediatra che ti spiega perché sono utili le vaccinazioni e compila una cartella in cui c’è la vita del tuo bambino da zero a tre anni.
c’è un posto avvolgente e ospitale in cui sentirsi accuditi, un posto che funziona bene e accoglie tutti, un posto bello, aperto e gratuito.
si chiama consultorio pediatrico.
tra poco non ci sarà più. costa troppo. sarà mangiato da un "centro socio-sanitario integrato". e se ne sentirà la mancanza.

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giù le mani dalla sacra diade

"… l’allattamento in quanto parte della vita sessuale di una donna, ha bisogno delle stesse condizioni in cui avviene l’incontro col partner: intimità, calore, silenzio, non sentirsi osservate, non avere fretta. In altre parole, individualità, spazio e tempo in maniera imprevedibile e non circoscrivibili da limiti preconfezionati".

ore 18,45
elastigirl si accomoda sul divano con il microbbit. sono soli. ha già preparato la cena per gli hobbit, ha steso i pannolini lavabili, ha fatto la doccia e si è infilata un tutone rosso, respingente agli occhi di mister incredible ma estremamente gradito al nano minuscolo.
la diade madre-figlio è sacra, l’allattamento un momento magico, dice qualcuno, e lei è completamente compresa in questo rituale unico e antichissimo. mancano solo le candele e i tamburi tibetani. il microbbit guarda il suo materno complemento come fosse un prosciutto e si avventa famelico sulla tetta. si contemplano incantati, occhi negli occhi, per qualche secondo. poi lui cade in deliquio e lei si mette a leggere il suo libro. intorno silenzio e pace. la felicità non è lontana da qui.

ore 18,47
dlin dlon
elastigirl si alza con la sua appendice e si trascina verso la porta.
gli hobbit e la baby sitter valentina diolabenedica tornano dalla piscina.
il nano grande entra in scivolata sulle ginocchia, alza le braccia in segno di vittoria, urlando frasi sconnesse.
il nano piccolo entra barcollando con il costume a righe in testa. "il maestlo mi ha visto così e ha detto ‘tu falai stlada, lagazzo’", dichiara orgoglioso.
fuori nevica. valentina teme il gelo sulla strada per la brianza e abbandona l’elasti-casa.
elastigirl si risiede e ripete a se stessa e al microbbit, usando la telepatia, "inner peace" come faceva master shifu in kung fu panda.
"andate un po’ a giocare in camera. quando ho finito qui vi chiamo io"

ore 18,50
"mamma, mi metti il costume da cavaliele jedi?"
"nano, è cmplicatissimo infilare il costume di anakin skywalker e io ho solo una mano libera"
"ti plego mamma!"
elastigirl, imprecando in silenzio, infila pantaloni, calzari, camicia, cintura, spada laser e mantello, cappuccio incluso, allo hobbit piccolo.

ore 18,53
"adesso sei pronto. puoi andare a giocare"
"glazie mamma"
"prego, però lasciaci tranquilli per dieci minuti"

ore 18,55
"mamma…"
"dimmi nano grande"
"devo leggere pagina 15 del libro di lettura"
"ok. vieni qui vicino e leggi"
la piccola idrovora continua a succhiare ma il flusso di energie all’interno della diade è stato un po’ inquinato e la sacralità dell’indissolubile binomio ha qualche crepa.

ore 19,00
"mamma…"
"dimmi, nano piccolo"
"mi scappa la cacca"
"ma come? adesso che hai addosso tutto l’ambaradan di anakin???"
"mi sa che ho di nuovo la diallea. mi spogli? mi fai compagnia?"
elastigirl striscia in bagno con la micro-ventosa che non molla la presa.
"ho fatto un pasel di cacca, mamma. guadda!"
 "ho visto nano, un puzzle di cacca. però sbrigati che sono scomodissima ad allattare in equilibrio sul bordo della vasca"
"mi lavi? mi vesti?"
la vestizione del cavaliere jedi  è stata ri-compiuta, sempre più acrobatica e faticosa.
elastigirl torna sul divano e cerca di ricomporre i pezzi di una diade frantumata.

ore 19,08
"mamma…"
"che c’è adesso?"
"mi scappa di nuovo la cacca…"

lo hobbit piccolo ha avuto una ricaduta del virus intestinale, a elastigirl oggi è venuta la mastite con febbrone annesso. il microbbit resiste. lo hobbit grande è assurto ormai a pieno titolo a maschio alfa della famiglia.

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bambini, mamme, mostri e streghe

ore 17,30:
elastigirl porta lo hobbit grande dal dentista che gli mette l’apparecchio fisso per correggere il morso inverso.
lui, stoico, si lascia torturare per un’ora sdraiato sulla poltrona, guardando l’orizzonte oltre il soffitto al piano terreno dello studio odontoiatrico.
"ti fa male da qualche parte? ti dà fastidio? devi avere pazienza due giorni, poi non lo sentirai più", dice il medico.
"non mi fa niente. non sento niente. sono già abituatissimo"
elastigirl, commossa dall’eroismo del primogenito, lo porta al negozio di giocattoli lì accanto e lascia che lui scelga un crociato a cavallo, bardato e armato fino ai denti. non esattamente politically correct ma di suo indubbio gradimento.
"mamma, dobbiamo pensare anche allo hobbit piccolo. non possiamo arrivare da lui a mani vuote", dichiara il virgulto, così giovane e già così nobile d’animo.
elastigirl trabocca di orgoglio.
"hai ragione, nano. scegli tu un regalo anche per tuo fratello"
lui sceglie una piovra. mostruosa.
"sei sicuro che gli piaccia?"
"certo mamma. vedrai, impazzirà", commenta senza esitazioni.

ore 19,00:
lo hobbit grande entra in casa in scivolata con la sua nuova bocca metallica spalancata.
"non zi vede nente. non è un velo appalecchio pel li denti",  dice il perfido hobbit piccolo continuando a giocare con la baby sitter valentina diolabenedica.
"è calina quetta piovla, ma non è un cavaliele. a me pazzono li cavalieli".
valentina saluta e torna dal suo marito fabio, in brianza. elastigirl ha un brivido di terrore pensando a quando la colonna portante della sua vita si stuferà del pendolarismo e opterà per una elasti-famiglia brianzola, piena di hobbit femmine.

ore 19,30
a tavola.
lo hobbit grande non riesce a mangiare, non riesce a parlare, non riesce a deglutire per colpa dell’apparecchio. ma sopporta, alla ricerca di un capro espiatorio.
il piccolo si siede al posto dell’assente mister incredible.
"io sono papà, tu sei mia mollie, e tu sei mio fillio con l’appalecchio a li denti. pozzo pallale solo io a tavola", annuncia prima di avviare uno sproloquio sui gusti di marìotereso, l’amico immaginario, in tema di prosciutto cotto e crudo.
lo hobbit grande è sempre più inquieto, il piccolo discetta senza tregua.
la tensione tra i due monta. elastigirl si distrae per sparecchiare.
vola una forchetta. l’ha lanciata il piccolo. il grande la schiva.
elastigirl urla.
per tutta risposta vola l’apribottiglie. due piccoli selvaggi, due pericolosi criminali, il seme della violenza che germoglia.
piccoli delinquenti. ve ne approfittate perché sono fiaccata da questa enorme pancia, perché vostro padre è a londra, perché siete due contro una, perché siete due maschilisti in pectore e credete di poter fare i vostri comodi. vi faccio vedere io di cosa è capace una strega.
"mostri. siete solo due mostri maleducati e violenti che non meritano le mie attenzioni, non meritano la mia pazienza, non meritano niente. a letto istantaneamente. non vi voglio più vedere"
"io vollio lezzere un liblo"
"il libro te lo lancio dalla finestra se non sparisci in camera"
"ma mamma, io soffro terribilmente in bocca…"
"chi soffre non lancia apribottiglie. lontano da me!"

e adesso sono qui. loro piangono di là. chiedono scusa, implorano perdono. e io sono qui, che fingo di non sentirli.
il microbbit nella pancia penserà di essere atterrato all’inferno.
sono qui dilaniata, tra un poliziotto cattivo e un poliziotto buono, tra il dovere di educarli e il desiderio di infilarmi nei loro letti tiepidi e dire loro che non importa, che tutti sbagliano, che sono, nonostante tutto, i miei due uomini preferiti, a parte mister incredible che però ho trovato già fatto ed è stato un po’ più facile o più difficile, non so.
loro continuano a piangere, probabilmente non si addormenteranno mai più, sono mortificati. e uno è piccolo e ha l’edipo alle stelle. e l’altro ha solo sei anni e già l’apparecchio ai denti.
però potevano finire in ospedale con una forchetta e un apribottiglie conficcati in un occhio. però devono imparare la disciplina e il rispetto. altrimenti poi diventeranno maschi orrendi, che picchiano le fidanzate e intonano cori razzisti negli stadi.
ops. shht.
di là si tace, forse si dorme.
di qui, nell’antro della strega, c’è un silenzio che assorda.

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il vampiro

sarà l’educazione di nonna J, un po’ calvinista, un po’ hop hop, un po’ senza trucco né tacchi, saranno gli ultimi quindici anni al fianco di un monaco trappista che mangia cicorie, fa docce gelide, si veste di stracci e non chiede di meglio, sarà un destino di hobbit maschi senza fronzoli, ma elastigirl difficilmente si dispera per i disastri materiali minori, per gli oggetti che si rompono o la casa che va a rotoli.
lei guarda il muro della cucina appena imbiancato e già coperto di macchie di polpette al sugo senza scomporsi, osserva lo strappo di 27 centimetri sui calzoni nuovi dello hobbit piccolo senza batter ciglio, accoglie il nano grande con il fango nelle scarpe e nelle orecchie dopo il rugby senza neppure una smorfia, assiste al frantumarsi di piatti, bicchieri e persino del vasetto di crema all’acido ialuronico che costa da solo come tre spese settimanali all’ipercoop senza un gemito.

elastigirl ha deciso che le cose importanti non sono quelle che si rompono se scagliate contro il muro da uno hobbit rabbioso. e vive abbastanza serena. di solito.
"elasti… hai visto cosa è successo alla cassettiera in camera?"
"quale cassettiera? la MIA cassettiera. quella che mi ha regalato la MIA mamma quando sono andata a vivere da sola? quella bellissima, MIA, di ciliegio con i cassetti che scorrono come in nessuna cassettiera al mondo? parli di quella?"
"sì. la cassettiera bassa, larga, di legno"
"… cosa le è successo?"
"vieni a vedere"
qualcuno, usando una penna bic blu a mo’ di scalpello ha inciso nel legno dei cerchi enormi, per giunta irregolari. l’arma è ancora sul luogo del delitto come un avvertimento provocatorio e beffardo sulla corruttibilità dei beni terreni, cassettiere comprese.
elastigirl vacilla, si avvilisce, tira sul col naso, si infuria, urla.
"hobbit piccolo! vieni istantaneamente qui!", bercia con voce stridula, perdendo in un attimo quel materno aplomb di cui va tanto orgogliosa.
lui arriva, scalzo, maglietta sbrindellata, una spada di plastica nella sinistra e un mestolo nella destra.
"ke zè? ke ho fatto?", chiede con lo sguardo a punto interrogativo, innocente come chi passa per caso, come chi ha una coscienza candida, come solo uno hobbit infido è capace.
"chi ha combinato questo disastro sulla cassettiera preferita della mamma? chi l’ha rovinata per sempre? chi ha compiuto un gesto insensato e vandalico, sadico e gratuito? eh? rispondimi! chi è stato? e perché?"
"e ke ne so!"
"non fare il furbo con me, sai? perché io lo so che sei stato tu, piccolo mostro distruttore"
"non sono tato io. velamente!"
"e allora chi è stato? sentiamo"
"l’amico vampìlo di malìoteleso"
"l’amico vampiro del tuo amico immaginario?"
"zèlto! se vuoi telefona a malìoteleso e chiedilielo pule".

era parecchio che elastigirl non soffriva così per uno stupido oggetto inanimato. ma ora che sa che la colpa è di un vampiro se ne sta facendo una ragione.

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