quando elastigirl era piccola, nonna J, che allora era solo la sua mamma, la portava alla festa dell'unità nei giardinetti del quartiere. era una festa piccola, senza lo stand delle braciole e lo spazio dibattiti, ma c'erano il gioco dei tappi, di cui al momento ricorda solo il sughero e il brivido dell'azzardo, e la lotteria a cui non si vinceva mai niente.
nonna j aveva un amico, anzi un compagno, come si diceva a quelle feste dell'unità. di lui nell'elasti-memoria si è perso il nome e molto altro ma sono rimaste una sagoma altissima, con i ricci, e una dichiarazione lapidaria: "io alle lotterie vinco sempre".
sedotta da quella sicumera, elastigirl lo sfidò. "allora compra un biglietto e vinci per me il primo premio, il panda gigante, l'orso che ogni bambina vorrebbe al suo fianco nei momenti difficili e anche in quelli facili". e indicò una spropositata bestia di peluche in alto a destra che la guardava con enormi e ottusi occhi di vetro. era morbido, avvolgente e soprattutto grande, così grande che da una porta ci sarebbe passato a stento, così grande che di pupazzi di pezza di quelle dimensioni non ne aveva mai visti, così grande da trasformarsi, dall'ambo alla cinquina, nella meraviglia delle meraviglie, nel più sublime oggetto del desiderio, nell'unica cosa per cui valesse la pena avere un'infanzia.
"te lo avevo detto che vinco sempre", disse il compagno senza nome e senza volto, quando chiamarono il numero 32, quello della vittoria e del panda gigante.
elastigirl tornò a casa in macchina perché a piedi la bestia non era trasportabile. fece quel breve tragitto sul sedile posteriore di una fiat 125 color blu, avvinghiata all'orso, felice, grata, stupefatta, stranita e incredula.
esattamente come si sente oggi, con un sindaco tutto nuovo e l'aliena vertigine della vittoria.
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amarcord
quando era malata, da piccola, elastigirl si trasferiva al quinto piano, a casa della nonna sara. si installava sul letto che un tempo era stato della sua mamma, con il copriletto di cotone verde ricamato. per l'occasione veniva tirato fuori da un armadio un tavolino-per-malati, pieghevole, di legno, dotato di ogni comfort, tra cui un leggìo incorporato. elastigirl aveva, oltre al tavolino delle meraviglie, libri, fumetti, due cuscini dietro la schiena, il gioco della dama e un mazzo di carte per i tornei di rubamazzetto con la nonna.
quando era malata, da piccola, elastigirl era in paradiso.
in quella stanza, quella del letto con il copriletto verde ricamato, c'era un parquet scuro, scricchiolante su cui era vietato camminare scalzi perché, narrava la leggenda, era pieno di temibili spine di legno pronte a infilarsi nelle piante dei piedi. c'era anche un armadio con un grande specchio che aveva il potere di farti sembrare bellissima, anche se avevi la febbre e il mal di gola ed eri pallida come un cencio. c'era un tavolo con la macchina da scrivere della nonna e un cassetto che conteneva carta carbone, carta assorbente, graffette, puntine e varia cancelleria tutta dotata di un ipnotico profumo.
a casa della nonna, quelle mattine senza scuola, la vita aveva ritmi, sapori e odori diversi e preziosi che sono rimasti impressi, nascosti da qualche parte, nell'elasti-coscienza.
grazie al part time verticale, ieri e oggi elastigirl è stata a casa insieme allo hobbit piccolo, per smaltire gli effetti di un fulmineo virus intestinale.
hanno fatto mille partite di rubamazzetto, hanno letto un libro che parlava di un fantasma pittore dentro un castello, hanno mangiato petti di pollo dietetici, hanno ascoltato qualche marcia scozzese (poche però) e due fiabe sonore. sono stati bene.
per un attimo i ritmi, i sapori e gli odori di quelle mattine, sono affiorati oggi tra un asso di cuori e un re di picche, nello sguardo beato di uno hobbit inconsapevole.
una settimana all’elba
qualche giorno fa elastigirl ricevette via facebook delle fotografie di oltre 20 anni fa. risalivano a una vacanza all’isola d’elba dove era andata con la sua amica kappa. lì conobbero G, che divenne un grande amore di kappa, e T che divenne prima un breve amore, poi il migliore amico e infine l’avvocato preferito di elastigirl. fu una delle vacanze più belle dell’elasti-vita.
in una fotografia elastigirl e kappa si abbracciavano e avevano ognuna un enorme cuore tatuato sulla guancia. kappa aveva i capelli lunghi e ora li ha cortissimi, elastigirl aveva un dente un po’ storto e ora non più, grazie a un tardivo apparecchio fisso.
in un’altra, di gruppo, kappa si toccava il palmo della mano con una penna, con un gesto che fa ancora, quando è assorta o intimidita.
nell’ultima, elastigirl era mollemente adagiata sulla spalla di un amico, in atteggiamento un po’ lascivo perché a quei tempi, come direbbe la nonna memé, bisnonna degli hobbit, era una "ragazza leggerina" e non "ferma ferma" come virtù vorrebbe.
nelle tre immagini avevano l’aria felice, sfrontata e spavalda dei 18 anni, di quando il mondo ti appartiene e tutti i mondi sono possibili, di quando sei onnipotente e conquistatore.
elastigirl le ha guardate a lungo e una notte le ha persino sognate, quelle fotografie.
e si è resa conto che, nonostante l’entropia familiare, le notte insonni, lo hobbit piccolo che alle due di notte dice "ho palissima" e "vollio essele fillio unico", lo hobbit grande che grida "in questa casa non si può dormire in pace, voglio vivere da solo", il microbbit che medita e la guarda come la sua personale bistecca, mister incredible che vuol fare la rivoluzione e urla "è tardi è tardi!" come bianconiglio di alice nel paese delle meraviglie, nonostante la stanchezza, l’impotenza, la paura di sbagliare, elastigirl, se tornasse a quella estate all’elba con i cuori disegnati sulla guancia e mille porte, tutte spalancate ad accoglierla, imboccherebbe la stessa strada che l’ha portata dove si trova ora. magari risparmiandosi una tesi di laurea sui modelli stocastici per la previsioni dei tassi di interesse di cui non solo non le importava nulla ma non ha nemmeno mai capito una mazza.
detto questo, al momento, pagherebbe tanto oro quanto il peso dei tre hobbit per una settimana all’isola d’elba, diciottenne e leggerina con un cuore disegnato in faccia e lo sguardo da gatta morta.
bondone che passione
nonna sara, la nonna atea, ebrea e comunista di elastigirl aveva una bizzarra teoria. sosteneva che nella vita ci sono tre cose che una donna deve assolutamente saper fare: nuotare, sciare e scrivere a macchina.
giunte alla veneranda età di 16 anni, elastigirl e la sua amica kappa si resero conto con orrore di essere ancora molto indietro. sapevano nuotare, scrivevano a macchina con i due indici lente come lumache ma soprattutto non avevano mai indossato un paio di sci.
"io inizierei a preoccuparmi", diceva nonna sara guardando grave la nipote.
elastigirl e kappa dovevano correre rapidamente ai ripari e decisero di passare la settimana di capodanno in una località sciistica segreta, nel totale anonimato, per mettere una pezza, per quanto tardiva, alla loro imperdonabile lacuna.
ma erano minorenni e piuttosto sprovvedute benché intraprendenti. ogni iniziativa indipendentista doveva pertanto passare al vaglio delle rispettive patrie potestà.
"sapete per caso dove andare?", chiese il padre di K.
"assolutamente no, ma di montagne sciabili è piena l’italia. non sarà una ricerca difficile", rispondevano loro.
"mica vorrete andare in albergo da sole voi due?", chiedeva nonno A, allora solo elasti-genitore.
"ma veramente…"
"non se ne parla nemmeno", concludeva perentorio.
nonno A, forse colto dal panico che assale i padri di figlie adolescenti in preda a slanci autonomisti, in 48 ore trovò la soluzione.
millantando un’improbabile conoscenza del meraviglioso mondo dei circoli ricreativi universitari, decretò che le due pulzelle avrebbero trovato accudimento, sicurezza, amici, (moderato) svago e lezioni di sci nella settimana bianca organizzata dal cus al monte bondone presso l’hotel bellavista.
"sei sicuro che sia il posto giusto per noi, papà?"
"ideale. conosco il cus e il monte bondone perfettamente".
"ma mi hai sempre detto che detesti i circoli sportivi e non sopporti la montagna…"
"tu non mi conosci, bambina", tagliò corto nonno A.
elastigirl e kappa partirono quindi per il monte bondone, con due enormi zaini e la determinazione di due atlete olimpiche.
"siamo qui per la settimana bianca con il cus, circolo universitario sportivo. in realtà noi andiamo ancora al liceo, ma siamo piuttosto sveglie per la nostra età…", spegarono alla reception del bellavista.
"cus?", chiese una signora di mezza età con un vestito a fiori.
"già, circolo universitario…."
"qui non c’è nessun cus. in compenso c’è un bel gruppo di signori belgi. occupano tutto l’albergo".
elastigirl e kappa, come due soldatini dello sci da discesa, ogni mattina alle 8 prendevano, non senza difficoltà, l’ovovia anteguerra che le portava in cima al bondone dove le aspettava il maestro giustino che, con disciplina e sadismo teutonici, per sette interminabili ore le vessava fino allo sfinimento, a suon di spazzaneve e insulti.
al tramonto rientravano al bellavista, cantando "son la mondina son la sfruttata" e altre lugubri nenie.
la sera, a cena, incontravano i belgi, appartenenti, loro sì, a un circolo ricreativo di una società produttrice di laminati in zinco per l’edilizia.
i belgi erano gaudenti, amanti del cibo e del vino, della mazurca dopocena e rigorosamente over 50.
il quarto giorno elastigirl ricevette una proposta di matrimonio da paul, un vedovo di liegi, con tre figli a carico e il cravattino. "saresti un’ottima madre per i miei bambini", le sussurrò volteggiando nella sala ristorante dell’albergo.
elastigirl e kappa annegavano nei canederli e nella birra la surreale follia di quelle serate .
la lacuna sciistica, grazie all’abnegazione delle due allieve e all’efficace pugno di ferro di giustino, fu almeno in parte colmata e lo scopo della vacanza fu raggiunto, come fece notare nonno A giorni dopo.
elastigirl vorrebbe che gli hobbit imparassero a sciare presto, malgrado mister incredible sostenga che sia un’attività inutile, sciocca, inquinante e pertanto controrivoluzionaria. elastigirl in verità vorrebbe solo assicurarsi che agli hobbit venga risparmiata, a sedici anni, un’esperienza come il monte bondone.
40
a emma piacciono soltanto uomini con almeno 20 anni più di lei. i coetanei sono una palla, dice. ha un destino di amante ma adesso è stufa. emma adesso vorrebbe un bambino.
davide aveva capelli corti, occhiali e l’andatura dinoccolata di superpippo. suonava la chitarra e scriveva canzoni ma aveva studiato economia e commercio e il suo papà voleva per lui un futuro da manager. ora non porta più gli occhiali, ha capelli lunghi e anarchici e l’aura del santone. "abbraccio donne – racconta – e cambio le loro vite. per lavoro". a chi gli chiede se fa l’escort lui risponde: "non proprio. ballo il tango e mostro vie inesplorate a chi ha voglia di scoprirle". va in tivvù e fa seminari. presto scriverà un libro.
valentina ha una figlia di otto anni che soffre indicibili pene d’amore. "mamma, non puoi capire quanto soffro. la mia vita senza di lui non ha alcun senso. voglio morire", dice rotolandosi in lacrime sulle piastrelle della cucina. valentina sta pensando di rivolgersi a uno specialista.
kappa non è potuta venire. è nelle filippine con il suo fidanzato. stanno facendo un corso intensivo di combattimento con armi bianche. "imparo a sferrare colpi mortali in grado di uccidere l’avversario. il mio maestro si chiama supreme master e ha 70 anni. non so se mi interessa veramente tutto ciò. ma ormai sono qui e i filippini sono un popolo meraviglioso", racconta via mail. del resto, per amore si fa questo ed altro.
alessia è scesa nel pozzo nero della malattia del suo bambino e ne è risalita, piano piano, riportandolo su con sè, stretto per mano. "dopo il pozzo la vita ha altri colori e pochissime cose ti fanno ancora paura", dice.
simone è innamorato. della sua compagna del liceo, della giornalaia, della vicina di casa, della cassiera al cinema e della sua analista. è innamorato anche della signorina che sta per svoltare l’angolo e di quella che incontrerà domattina in metropolitana. ma lui è sempre stato così e nessuno ci fa più caso.
"sto sfiorendo", dice elena che non è mai stata così bella ma non lo sa.
quando si sono conosciuti avevano quindici anni. sono stati vicini e lontani, hanno percorso strade parallele, opposte e divergenti. ogni tanto si perdono ma si ritrovano sempre. ieri hanno festeggiato i 40 anni di uno di loro. sono gli elasti-amici.
amarcord di ferragosto
quando elastigirl aveva 13 anni nonna J la portò in vacanza con i suoi amici nudisti e fricchettoni in una piccola isola vulcanica dove non c’erano elettricità né acqua corrente ma solo scogli e mare, ovunque ti girassi.
non c’erano mezzi di locomozione né rumori molesti e i pochissimi turisti si guardavano in cagnesco, ognuno sul suo masso battuto dalle onde, come monadi lontane.
le tenebre calavano e il buio avvolgeva tutto, senza scampo.
"un posto da disperati", aveva decretato elasti-ragazzetta la sua prima sera sull’isola.
"un posto da sogno", avevano esclamato in coro nonna J e i suoi amici accendendo un falò e tirando fuori la chitarra.
"vedrai, imparerai ad apprezzare la natura incontaminata di questo luogo magico, la poesia di estrarre l’acqua dal pozzo ogni mattina, la suggestione di una candela che si consuma", dicevano.
elastigirl si svegliava ogni notte nella sua stanzetta spoglia della casa di pietra a picco sulla scogliera in preda all’angoscia.
"mi fa schifo stare qui"
"invece è bellissimo. ci disintossichiamo dalla città. viviamo nudi e liberi, riscopriamo la natura incontaminata, guardiamo calare il sole e sorgere la luna, ci amiamo al ritmo del frinire delle cicale, osserviamo le stelle e cantiamo we shall overcome"
"siete dei pazzi sciroccati e io voglio tornare a milano".
"e invece trascorreremo qui un mese intero, che ti piaccia o no. e smettila di fare la contestatrice malmostosa".
poiché gli esseri umani, dopo i topi e gli scarafaggi, sono tra gli animali più adattabili, elastigirl si rassegnò e iniziò a guardarsi intorno.
un giorno al tramonto, mentre osservava sconsolata i quattro gozzi ormeggiati nel porticciolo meditando la fuga, incontrò vincenzo, detto vinco che aveva gli occhi verdi e andava a pesca di totani.
vinco non si era mai allontanato dall’isola, parlava quasi esclusivamente dialetto ma, nonostante la sua giovane età, conosceva a fondo l’animo femminile.
nei suoi 16 anni di vita aveva probabilmente incontrato decine e decine di elasti-adolescenti turbate dalla sua isola aspra ed estrema e aveva imparato a confortarle e soprattutto a sedurle.
la portò a pescare nelle tenebre con la lampara, le insegnò a sputare lontanissimo, a sbattere i polipi sugli scogli, a bestemmiare in dialetto eoliano, a tuffarsi di testa dalla scogliera e a baciare con la lingua. le avrebbe probabilmente insegnato molte altre cose se solo elastigirl fosse stata meno acerba e bacchettona.
quando la vacanza finì nonna J e i suoi amici erano felici e depurati, elastigirl aveva il cuore spezzato e una foto tessera di vinco il pescatore nello zaino.
ps buon ferragosto a tutti quanti, anche a vinco che su facebook non c’è e chissà cosa sta facendo ora.
michele
si chiamava michele e veniva da sant’angelo dei lombardi.
aveva i ricci e lo sguardo sornione. aveva poco più di vent’anni e aveva rubato parecchi cuori tra le bambine di quella scuola elementare, dove di solito i bidelli non avevano ricci neri e occhi blu, come lui, ma una scopa in mano e la faccia scura.
michele rideva, raccontava storie e giocava a pallone all’intervallo.
amava il suo lavoro e lo faceva con passione e allegria.
aveva vinto un concorso pubblico, aveva lasciato la sua mamma, il suo papà e i suoi fratelli ed era venuto a milano a lavorare.
era felice, diceva facendo le smorfie per farci ridere.
michele era il fratello maggiore che tutti noi avremmo voluto avere.
un giorno non si presentò a scuola. e nemmeno il giorno dopo, né il giorno dopo ancora.
"che gli è successo?", chiedevano tutti.
i bidelli scappavano via, le maestre abbassavano lo sguardo.
nessuno aveva il coraggio di spiegare.
era la fine di novembre del 1980 e michele era tornato a casa, in irpinia.
il terremoto aveva devastato sant’angelo dei lombardi e si era portato via tutta la sua famiglia.
dopo qualche settimana tornò a scuola.
ma non era più michele.
il terremoto gli aveva svuotato lo sguardo, strappato il sorriso, rubato la passione e l’allegria, gli aveva spezzato qualcosa dentro. michele si era spento, lasciandoci increduli e smarriti.
visto da qui, dalla lontana città di A, nel mezzo del nulla, il terremoto in abruzzo ha gli occhi vuoti di michele.
teen dinner
da: collega G
a: colleghi-amici
oggetto: teen dinner
è la moda del momento a manhattan. i quarantenni dell’upper class newyorkese si riuniscono per la ‘teen-dinner’, una cena in cui banchieri, avvocati di successo, broker e professori universitari mostrano le loro foto di quando andavano al liceo.
vi aspetto a casa mia, con le immagini di quando eravate adolescenti, brufolosi e nerd.
elastigirl qualche giorno fa è andata alla teen dinner a casa del collega G – che abita a lambrate, nord-est milano, e non a manhattan, downtown new york, ma fa lo stesso – e ha scoperto:
- che la collega S quindicenne si vestiva da bacio perugina e posava davanti all’obiettivo come un’attrice degli anni ’50.
- che la collega C, attuale incarnazione dei sogno erotici del padrone del bar sotto l’ufficio, portava occhialoni e apparecchio ai denti.
- che il collega M a 16 anni aveva mèches biondo platino. naturali, dice lui.
- che la collega A era identica ad ora, tranne le treccine da pippi calze lunghe.
- che il collega P è l’unico a possiedere foto digitali della sua adolescenza ed è pertanto troppo giovane per una teen dinner
- che la collega B era una siciliana procace, mentre ora è una silfide milanese.
- che il collega G, a soli 14 anni, aveva spalle da lottatore e addominali a tartaruga ed è forse per mostrare gli antichi fasti che ha organizzato tutto questo.
da quella sera tuttavia lavorare gomito a gomito in redazione con il bacio perugina, la bocca metallica, il biondo naturale, pippi calze lunghe, la maggiorata e mister muscolo regala qualche brivido in più.
ps per dovere di completezza: elastigirl aveva portato una fotografia che la ritraeva a 14 anni insieme al suo primo amore, un biondino piacentino quindicenne che la sedusse in agosto e la abbandonò in settembre. sorrideva spavalda, ignara che tre settimane dopo lui le avrebbe detto "non ti amo più" e lei, per l’incontenibile dolore, avrebbe vomitato l’anima ai suoi piedi.
il primo biondino non si scorda mai
nell’estate tra la terza media e la quarta ginnasio elastigirl conobbe il biondino.
il biondino aveva un anno più di lei, conosceva le cinque declinazioni latine e le tre greche e non perdeva l’occasione di sottolinearlo. aveva occhi blu, spalle larghe e una grande consapevolezza di sè. lui era quello che non era lei e a quattordici anni questo basta per cadere in deliquio.
si baciarono una sera di nascosto, dopocena, facendo finta che fosse notte, sulla spiaggia. fu un bacio sperimentale, diffidente e ruvido. ma fu il primo e, nel delirio romantico e un po’ mitomane di un’elasti-adolescente, fu l’inequivocabile espressione di un amore assoluto e definitivo.
elastigirl e il biondino fecero coppia, per i giorni che restavano prima della partenza. goffi e acerbi, euforici e sognanti, troppo compresi nell’intima celebrazione del proprio traguardo amoroso per accorgersi l’uno dell’altra.
tornarono nelle rispettive città. elastigirl scriveva lettere struggenti e interminabili che avrebbero fiaccato amanti ben più resistenti di un adolescente schiavo del testosterone e dell’aoristo greco. lui rispondeva raccontandole in poche righe le sue vittorie nella pallavolo e nella gara di verbi latini.
"soffro troppo, tanto lontana da te. domenica prendo il treno e vengo. mi accompagna la mia mamma", annunciò lei un giorno.
lui disse che forse aveva la piscina, o un compito in classe o un modellino di biplano della prima guerra mondiale da finire insieme a un cugino di secondo grado.
lei, con la determinazione garibaldina e ottusa degli innamorati, si presentò a casa del biondino.
lui la portò nella sua stanza, la baciò irruente e distratto.
"beh?", chiese lei.
"non ti amo più", rispose lui.
lei vacillò, impallidì e vomitò.
già. vomitò la colazione, di fronte a lui, sul parquet, tra il biplano incompiuto della prima guerra mondiale e la scrivania.
vomitò perché era delusa, triste, nervosa. vomitò perché era stata rifiutata e aveva paura che potesse essere il primo "non ti amo più" di una lunga serie. vomitò perché era un atto plateale ed efficace. vomitò perché le donne prevedibili non le erano mai piaciute. vomitò perché al cuore e allo stomaco non si comanda.
accadde a piacenza, nel settembre 1984. da allora elastigirl non ci è più tornata.
ci tornerà venerdì prossimo, il 13 febbraio, alle 18,00, alla libreria coop.
presenterà l’elasti-libro, sempre che non si materializzi il biondino.
dans la vallée
la vita di elastigirl, a 14 anni, era piuttoso grigia. passava il tempo a studiare greco e latino, con risultati non sempre eccelsi, a leggere i romanzi delle sorelle brontë e a sognare l’arrivo del principe azzurro che, nella sua fervida fantasia di adolescente, si sarebbe chiamato peter, come l’amico di heidi, e avrebbe avuto le fattezze di anthony, il bel giovane che spezzò il cuore di candy candy e morì cadendo da cavallo in una battuta di caccia alla volpe.
tra una versione di greco, una lezione di ginnastica aerobica e uno struggimento amoroso per il principe manga, elastigirl conobbe julie.
julie veniva da un piccolo paese tra le montagne, che ha case di legno e pietra, una chiesetta millenaria e la vista sul monte rosa.
julie era solitaria e magnetica, talentuosa e disarmata, malinconica e geniale.
julie eccelleva in qualsiasi cosa si cimentasse: traduceva il greco senza pensare, scriveva lettere che erano poesie, cantava da soprano, suonava qualsiasi strumento e imparava le lingue come un bambino impara a fare le barchette di carta. julie era inconsapevole, arguta e spesso triste.
per un anno divennero amiche, sorelle, inseparabili, condivisero segreti, sogni, solitudini e interminabili telefonate.
julie insegnò a elastigirl a suonare la chitarra e a cantare canzoni in patois, la lingua della sua mamma e dei suoi nonni.
julie ogni tanto era triste, cadeva in un pozzo nero e buio e ne risaliva dopo un po’, affaticata e sfuggente.
presto elastigirl e julie si persero o vollero perdersi.
si ritrovarono dopo oltre dieci anni e julie era bellissima e radiosa, si ripersero, si ritrovarono e si persero di nuovo.
ogni volta elastigirl tornava a subire il fascino di quella profondità limpida e misteriosa, il turbamento per quei pozzi neri, sempre in agguato, ai piedi di julie, che oggi ha una bambina, un uomo che la ama e moltissimo altro che elastigirl non conosce.
in val d’aosta, elastigirl ci era andata con lei, che si inerpicava sui sentieri con gli zoccoletti di legno e la disinvoltura di chi è a casa.
elastigirl venerdì 6 febbraio tornerà dans la vallée, qui, alla biblioteca di pont-saint-martin, alle 21,00, per presentare l’elasti-libro.
ripenserà a lei, solitaria e magnetica, e alla ninna nanna in patois che una sera julie le cantò e che le è rimasta dentro, indelebile.
