positive thinking

ieri sera, ore 21
“mamma, ci racconti ancora la barzelletta del fantasma formaggino come ieri sera?”
“no, ho troppo sonno. e poi non fa ridere per niente. era solo per mostrarvi quanto erano sceme le barzellette che ci raccontavamo quando ero piccola”
“dai, era bella…”
“no, si dorme ora. buonanotte”
“uffa. buonanotte”
“mamma?”
“…”
“mamma, ma non vai di là, nel tuo letto?”
“…”
“mammaaaa!”
“…”
“si è addormentata?!”
“mi sa di sì”.

ore 2,50
ma quanto si sta scomodi in questo posto? sembra di essere in campeggio, in sei dentro una tenda monoposto. o in automobile. o nell’armadio. oddio cos’è ‘sta cosa dura e pelosa? una testa. la testa dello hobbit di mezzo. mi sono addormentata come una polla nel suo letto. ohi, perché mi fa così male il sedere? ah già, la botta di quando lo hobbit piccolo mi ha tolto la sedia da sotto, all’infamona. possibile che mi faccia ancora così male dopo tutto questo tempo. uhi… sono quasi le tre di notte. nevica ancora? chissenefrega. devo andare nel mio letto. ma… ehi, nel lettone ci sarà mister incredible tornato da londra! niente guepière né piume di struzzo nemmeno oggi… il solito tutone diserotizzante, poveraccio. del resto non è che lui si sforzi più di tanto, con la maglietta gattocomunisti-sempre o da-vicino-nessuno-è-normale…
ops. non c’è. no, il letto è vuoto.
magari è di là sul divano, con le finestre aperte perché altrimenti gli si secca la gola. del resto, quando uno è pazzo, è pazzo.
no. non c’è nemmeno qui.
avrebbe dovuto arrivare a mezzanotte…
twitter. devo controllare su twitter se c’è stato un incid… non fare la cretina! queste cose non si pensano nemmeno. devo controllare su twitter se ci sono gli aeroporti chiusi per neve…
non trovo nulla… solo i tweet di vendommerda che ritwitta i pensieri dei coatti teledipendenti… seguo la gente sbagliata. e pensare che faccio pure la giornalista…
calma, calma, calma e calma.
non è successo niente. sono solo le tre di notte e lui, il padre dei tuoi tre figli piccoli e maschi, non è tornato a casa. ha solo preso un aereo, come fa ogni settimana per ben due volte. e nevica. nevica che dalla finestra c’è solo neve, anzi nene, come dice lo hobbit piccolo. provo a telefonargli… fa il tu-tu inglese. si è dimenticato di nuovo il telefonino a londra. ma porca miseria. perché, perché è così stordito? quando arriva, se arriva, lo massacro…
oh signur. non è ancora arrivato. a qualcuno lo devo dire.
se avvertissi i vicini? secondo me capirebbero. scusate, sì, lo so che ho il tutone diserotizzante e i calzerotti inguardabili di lana. lo so che sono le tre di notte e che avete due bambini piccoli e se si svegliano è un casino. lo so che abbiamo rapporti di ottimo vicinato ma non siamo fratelli. lo so, so tutto. ma, ecco, lui non è ancora tornato e se ci penso intensamente mi viene la tachicardia e anche un po’ da piangere. e a qualcuno dovevo pur dirlo e i vicini di casa a cosa servono?
no, non posso.
click clack click clack
“le murt’”
“amore! sei arrivato!”
“le murt dell’aereo. le murt’ della neve. a verona siamo atterrati. a verona! ti rendi conto??? mannaggiallamiseria”.

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picio pacio

“sei in piedi! guarda un po’ come cammini. bravo papà”
“hai visto? ormai faccio le passeggiate e giovedì mi fanno uscire”
“fantastico. hai voglia di andare a casa?”
“certo. io ho sempre voglia di andare a casa mia. qui puzzo di ospedale anche io. però il mio compagno di stanza è un signore simpatico. mi piace molto. e stasera mi vedo due film”
“fammi un po’ vedere quanti fili hai ancora attaccati?”
“ho questo al collo che mi dà parecchio fastidio, poi questo e quest’altro. ah! guarda un po’ questa cosa blu che penzola. quando vado in giro posso lasciarla così ma quando sono a letto devo attaccarla al monitor così medici e infermieri in quella sala controllano il mio cuore”
“fichissimo”
“già. la caposala mi ha detto: ‘mi raccomando, quando è a letto attacchi questo filo alla presa. sa com’è, noi infermiere di là siamo delle guardone’. e io obbedisco”
“bravo papà, fai contente le guardone”
“che si dice là fuori?”
“nevica e fra un freddo cane. però tutti sono amici di tutti perché il gelo unisce i cuori e si chiacchiera del tempo come tra cordiali colleghi meteorologi”

“ora vado, papà. altrimenti arrivo a casa troppo tardi e gli hobbit protestano. ci vediamo domani”
“ma senti, visto che giovedì torno a casa è inutile che tu venga domani…”
“come vuoi. io mi sono già organizzata per venire ma se non…”
“no, va be’, se ci tieni a venire vieni”
“se a te fa…”
“insomma, basta stare qui a perdere tempo in discussioni inutili. ci vediamo domani e non se ne parli più”.

uscita dall’ospedale della profonda periferia est, elastigirl ha perso l’autobus e ha aspettato il successivo. la neve scendeva da destra, da sinistra, da sopra e, a guardare bene, anche un po’ da sotto. se il freddo non le fosse entrato dentro i pantaloni, nelle maniche, dentro il naso e le orecchie, nella sciarpa, tra i capelli e i denti, quel paesaggio lunare alla fermata, in mezzo a tante signore con la borsetta, i guanti e le guance rosse, incantate a guardare in su, sarebbe stato bellissimo.
poi l’autobus è arrivato, aveva anche il riscaldamento e una signora ha detto: “domani ci sarà un picio pacio…”. elastigirl allora ha pensato che esistono parole capaci di riconciliarti con la tua città e con il mondo e “picio pacio” è una di quelle.

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proprio lui

“come si sente?”
“posso farle l’elenco di tutte le cose che mi fanno male, dottoressa?”
“va bene, ho capito. aumentiamo l’analgesico”
“allora: la gamba, il petto, la gola…”
“d’accordo ho capito. ora aumentiamo un po’”
“la spalla, la schiena”
“se può consolarla, l’intervento è andato bene e tutto sta procedendo nella norma”
“anche qui di lato mi fa un po’ male”.

“guardi che io lo so che sono noioso”
“non si preoccupi. non è noioso. e poi io sono infermiere, è il mio lavoro occuparmi di lei”
“lei è molto gentile e io mi scuso se sono noioso, ma quando mi togliete queso tubo che mi fa colare il naso?”
“domattina”
“lei si scandalizza se io dico una parolaccia?”
“no, può dire una parolaccia”
“va bene, non la dirò adesso. grazie”
“prego, ci mancherebbe”
“è normale che mi dia fastidio qui di lato sul collo?”
“normalissimo. ha un ago con cinque tubicini attaccati”
“ah”
“anche quelli, almeno una parte, glieli togliamo domani”
“mi sembra di avere una bolla in gola”
“è colpa del tubo che però adesso non ha più e questa brutta sensazione passerà”
“mmmh. sono noioso, ma sono anche grato. fino a che ora resta insieme a me questa sera?”

“papà, adesso basta dare fastidio a tutti quanti. rilassati. ti hanno operato al cuore sei ore fa. è normale che tu non sia in splendida forma. a me sembra già un miracolo vederti così, con tutta questa energia per fare domande a tutti i poveracci che ti capitano sotto tiro”
“vieni domani, elasti?”.

stamane hanno messo un bypass a nonno A. lì per lì, quando elastigirl lo ha visto, con tutti quei fili e quei tubi attaccati ovunque, coperto da un lenzuolo bianco, circondato da monitor, le spalle nude, un cerotto sullo sterno, in una grande sala che lo faceva sembrare piccolo e fragile, così uguale ai suoi dieci compagni della terapia intensiva, tutti piccoli, fragili e pieni di fili e tubi, insomma lì per lì elastigirl ha pensato che il suo papà si fosse perso da qualche parte, nella periferia est di milano, tra la sala operatoria e la sala d’attesa. poi però si è accorta che no, non si era perso e che quel signore in fondo a sinistra, che sfiniva la dottoressa bionda e l’infermiere con la barba con quella tecnica sottile,  a metà tra la galanteria e l’artiglieria pesante, era proprio lui.

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aggiornamenti e spostamenti

“resti un gran bel’om, papà. anche così, un po’ derelitto con la vestina bianca e l’elegante vestaglia scozzese che ti fa sembrare un po’ una coperta buttata su una sedia”
“umpf”
“sul serio, sai?”
“sono una schifezza”
“lascia giudicare a chi se ne intende”
“voglio uscire da questo posto di malati”
“dai, oggi ti trasferiscono in un altro reparto ancora. almeno cambi…”
“sai che allegria”
“e comunque hai sentito cos’ha detto la dottoressa? ti sei trascurato”
“non è che mi sono trascurato. mi sono disinteressato. è diverso”
“il risultato è uguale”
“intanto se non mi fossi trascurato, come dite voi, non avrei avuto un cedimento strutturale e, se non avessi avuto un cedimento strutturale, non mi avrebbero mai fatto tutti gli esami che hanno fatto e, se non mi avessero fatto tutti gli esami che hanno fatto, non avrebbero scoperto per caso che c’è un problema grosso, probabilmente rimediabile, che avrebbe potuto diventare enorme e irrimediabile. quindi meno male che mi sono trascurato”
“effettivamente…”
“voglio uscire da questo posto di malati”.

nonno A è ancora in ospedale. il cedimento strutturale è in via di ricomposizione, anche se ci vorrà un po’. è stato individuato, casualmente, un altro problema, che non c’entra con il cedimento ma che avrebbe potuto portarne altri, ben più gravi. l’altro problema è ora la priorità ma il cardiologo, il chirurgo, lo pneumologo, la caposala di passaggio, l’ex vicino di letto sardo, l’infermiera lucana e l’amica medico con gli occhi azzurri sono ottimisti e quando tante persone insieme sono ottimiste forse puoi diventarlo anche tu, che in certi momenti hai le gambe che tremano e la pancia che si attorciglia.

nel frattempo, domani pomeriggio, l’elasti-famiglia partirà per bari dove, venerdì mattina, la zia matta e il suo fidanzato guatemalteco si sposeranno.
elastigirl è in alto mare, gli hobbit, gelosi e diffidenti, hanno chiesto di vestirsi “di stracci puzzoni” e mister incredible, in arrivo da londra, biascica al telefono il mantra: “la mia sorellina ooooh la mia sorellina ooooh”.

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due stanze in due giorni

nonno A è in ospedale.
ha cambiato due stanze in due giorni.
ieri era insieme a un signore piccolo piccolo che guardava il muro senza vederlo. aveva i baffi e una figlia con gli occhi bistrati. “mi trucco da sola, sai? da quando ho 12 anni. senza trucco non mi sento a posto. l’anno scorso se ne è andata mia mamma. con lei sono morta pure io. a mio padre hanno dato ancora un mese, poco più. mi vedi così, allegra e truccata ma quando sono a casa non faccio altro che piangere. sai che hai dei bei capelli? 3 figli?! li hai allattati? per fortuna ho mio marito che mi sostiene. e l’inter che è la mia passione”, ha detto lei nel corridoio a elastigirl mentre i medici erano in camera intorno a nonno A, che aveva bisogno.
oggi è stato trasferito in una grande camera con altre sei persone, sei sorvegliati speciali, cinque uomini e una signora con i ricci, un po’ defilata. ogni letto ha un monitor che mostra quello che fa il cuore. in quella camera si può entrare uno per volta e prima di entrare bisogna mettersi le sovrascarpe blu come all’asilo nido e un camice verde che si allaccia dietro.
nonno A porta una vestina bianca e due tubicini nel naso, per l’ossigeno, che lo fa stare bene.
“i polmoni sono a posto”, hanno detto i medici. ed elastigirl avrebbe voluto piangere un po’, perché nonno A è un fumatore appassionato e accanito (“ma adesso smetto, eh? esco di qui e basta sigarette”).
“il cuore è un po’ sofferente, ci sono valori strani. comunque niente di grave, direi”, ha detto il cardiologo.
ma nonno A respira bene solo con quei tubicini dentro il naso.
“siamo un po’ preoccupati per i reni: non lavorano come dovrebbero”, dice un dottore di passaggio, con gli zoccoli.
“bisogna capire che succede”, dicono tutti.
“hai avuto un cedimento strutturale, papà”, dice elastigirl.
lui dice sì ma non ha tanta voglia di ridere, e nemmeno di leggere perché ha molto sonno.
elastigirl pensava di essere preparata a tutto questo.
e invece non lo è affatto e stanotte ha sognato la maturità e l’angoscia di non avere studiato niente.

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lasciami i giornali

l'angioplastica non fa male. fastidio sì. un po' di fastidio ma poca roba. mi hai portato i giornali? sì, sono un po' stanca ma sto bene. qui si mangia da schifo. è normale: è un ospedale. no, non rispondo al telefono, rispondi tu. è artù, mio marito, che si preoccupa? va bene passamelo. pronto, no, per carità, non venire! mi vieni a prendere domenica, quando mi mandano a casa. oggi no. ciao tesoro ciao ciao ciao. uff, no, meglio che artù stia a casa sua. lui si impressiona negli ospedali. mi hanno messo una retina cilindrica di metallo che tiene aperta l'arteria. si chiama stent. dove? non so, non ho chiesto. qui non dicono niente ma sono gentilissimi. no, non credo che suonerò nel metal detector degli aeroporti. ma tu pazza sei venuta in bicicletta? e ti sei anche dimenticata il caschetto? qui siamo lontanissimi… a proposito, dove siamo qui? venendo con l'ambulanza non ho visto. ovest? boh, non so, non mi interessa. però è lontanissimo da casa. perché non lasci la bicicletta qui sotto e prendi un taxi? va be' fai come vuoi. non ci voglio pensare a te che pedali nel traffico. e i bambini? con chi sono i bambini? e mister incredible? quando arriva? ecco, ecco. è uscita. come 'chi?'? la mia compagna di stanza! la signora rosa. quella che voleva tenere sempre la tv accesa a volume altissimo. è una donnina carina, sai? abbiamo chiacchierato tanto. ferroviera in pensione, come suo marito. viene dalla puglia. pensa che a casa ha l'orto con la verdura e la frutta e manda tutto ai suoi sei figli che lavorano in giro per l'italia. mi piace proprio la signora rosa. no, da quando abbiamo cominciato a parlare non ha più acceso la tv. lei è qui per la riabilitazione.
pensavo oggi a quando eri adolescente. una volta, eravamo sul tram, entrò un tizio enorme, sudato, sbrindellato, pelosissimo, unto, volgare, orribile. e tu mi dicesti che ti piaceva, che avresti voluto un fidanzato così un giorno. avevi 13 anni circa ed eri serissima. io lo sapevo che lo dicevi per provocarmi ma mi venivano i brividi a pensare a te, tutta bellina, insieme a uno così, uno yeti. sì, magari dormo un po' adesso. tu vai ché è tardi e devi fare un sacco di strada. carina questa maglietta, ti sta bene. mi metti in carica il telefonino? ciao ciao. vai. sì, no, non ho bisogno di niente. ah, lasciami i giornali.

nonna J oggi è tornata a casa. sta bene, come se niente fosse stato. la cardiochirurgia (che in realtà in questo caso non è cardiochirurgia ma, mi dicono, emodinamica) è balzata ai primi posti nell'elasti-classifica delle meraviglie del mondo. 

ps di servizio: per un errore involontario o per mano del diabolico inconscio, elastigirl qualche giorno fa ha cancellato irrimediabilmente tutti i messaggi arrivati nella casella di posta elettronica nonsolomammaATtiscaliPUNTOit dal 27 aprile al 4 maggio. chi avesse scritto in questo intervallo di tempo e non avesse ottenuto risposta è pregato di inviare nuovamente il suo messaggio. grazie.

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sto benissimo

ore 9,00
driiin
"pronto?"
"elasti, sono la mamma, nonna J, sei in ufficio?"
"sì. come stai? cos'è quella voce?"
"sto bene, anzi benissimo. sto aspettando l'ambulanza"
"che dici? come l'ambulanza? dove sei?"
"sono qui, dalla cardiologa. avevo un appuntamento, mi ha fatto l'elettrocardiogramma, non le è piaciuto e ha chiamato l'ambulanza. ora arriva e mi ricoverano. ma sto benissimo e tu devi stare tranquilla. non volevo nemmeno chiamarti"
"mamma, spiegami. una che sta benissimo non aspetta l'ambulanza"
"ma sì, una sciocchezza. un senso di oppressione al petto da qualche giorno (non te l'ho detto perché poi ti preoccupi e quando ti preoccupi sei noiosa), il colesterolo alle stelle – ma ce lo aveva anche tua nonna che mangiava solo zucchine lesse e yogurt magro bianco, quindi è di famiglia -, pressione alta, aritmia, un tracciato non bello, dice la cardiologa. lei sostiene che ci sono condizioni che potrebbero, ma solo in rarissimi casi, portare a… comunque sto benissimo io ed è solo una precauzione"
"portare a cosa?"
"all'infarto, ma in casi rarissimi. tu stai tranquilla ora vado in ambulanza, mi ricoverano in un ospedale nuovo specializzato… ci sentiamo quando sono sistemata, eh? così magari dopo mi porti il kindle che non posso stare senza. e magari anche una camicia da notte, la vestaglia, lo spazzolino e… le solite cose che servono in questi casi. ah ricordati la liseuse ché una vera signora deve avere sempre una liseuse…".

nonna J è in ospedale. domani le faranno una coronarografia, vedranno che succede lì dentro e decideranno il da farsi. lei è tranquilla, sostiene di essere un posto bellissimo e si comporta come se fosse in una beauty farm. divide la stanza con una signora minuta che vorrebbe sempre guardare la televisione a tutto volume. probabilmente finirà a mazzate. con la signora minuta.

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adrenalinici incastri

"pronto, elasti? chiamo da rai3. volevo organizzare il suo viaggio a roma per venire in trasmissione martedì 21 dicembre"

"ah, sì, buongiorno. certo. la trasferta romana"

"viene la sera prima?"

"no! giammai! cioè, volevo dire, no grazie. se fosse possibile verrei la mattina stessa. ho qualche problema… ehm, familiare"

"benissimo. potrebbe prendere un volo da milano linate alle 7,30…"

"sì, alle 7,30 ce la posso fare"

"ma… deve fare il completo o un ritocchino?"

"prego?"

"il trucco… lo vuole completo o viene già truccata?"

"no, arriverò pallida, emaciata, un po' devastata, per non parlare dei capelli. ecco, in verità il motivo principale per cui vengo è la prospettiva di mezz'ora di smanacciamenti, tra trucco e parrucco"

"scusi?"

"completo, vorrei il trucco completo. grazie"

"allora le prenoto il volo alle 7, così stiamo tranquilli. e il rientro? con calma?"

"no… veramente devo essere alle 15,30 alla festa di natale della scuola dello hobbit grande. voci incontrollate parlano di recita collettiva di una poesia… e poi alle 17,30 devo portare il grande e il piccolo in piscina. mi sa che c'è l'open day e i genitori possono andare a bordo vasca in ciabatte a vedere le prodezze natalizie dei loro bambini. non capita tutti i giorni un pomeriggio così, quindi… non c'è un aereo alle 12?"

"elasti, la trasmissione è tra le 11 e le 12, in diretta…"

"ah, già. allora alle 13. ce la faccio a prendere un aereo alle 13?"

"no. glielo prenoto alle 14 e non ne parliamo più"

"poi mi tocca presentarmi alla festa di natale delle seconde elementari con il trucco completo e i capelli da sciantosa… se va bene mio figlio non mi riconosce, se va male mi disconosce …"

"la aspettiamo martedì 21 come ospite di apprescindere, con michele mirabella, tra le 11 e le 12, su rai3"

"salvo emergenze"

"come?"

"niente. a martedì"

la prima volta che andò in tivvù, circa due anni fa, elastigirl era terrorizzata dai soffitti alti, dalle luci troppo forti, dalle poltroncine arancioni, da chi fa domande e non ascolta le risposte e dalle signorine bonissime al suo fianco, non sapeva come vestirsi e aveva paura di impappinarsi, di paralizzarsi e di sembrare un'idiota.
questa volta, dopodomani, è ancora, come allora, terrorizzata dai soffitti, dalle luci, dalle poltroncine e da tutto il resto, non sa come vestirsi e ha paura di impappinarsi e di sembrare un'idiota. ma più di tutto ha l'ansia di non riuscire ad incastrare l'adrenalinica e fulminea gita romana con l'adrenalinica e strutturale entropia familiare.

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un post per giovanna

questo è un post per giovanna, del commento 64 al post precedente. per giovanna che dice: "sono a volte triste e depressa e non riesco a fare tutto quello che vorrei, e allora elasti mi sembra un esempio irraggiungibile, che non soffre mai, che riesce a fare tutto con ironia, che riesce a dormire, a scherzare, a vivere". è un post per chi pensa che ci sia qualcuno per cui la vita sia in discesa, sempre e comunque. per chi pensa che l'elasti-vita sia un fumetto e che l'elasti-mondo sia truman show.
questo è un post per dirsi, per dirci, che siamo tutte, o quasi, sulla stessa barca, che l'ironia a volte è l'unica arma che ci rimane, che piangere si può, ma non in pubblico, che ognuna di noi, nessuna esclusa, perde qualche pezzo, giorno dopo giorno.

lui aveva annunciato: "questa settimana non parto, anzi no, parto solo per 24 ore. vado e torno. non te ne accorgerai nemmeno". e lei si era rilassata, come le capita sempre quando lui c'è: viene colta da una sorta di narcolessia, una generalizzata decontrazione, un improvviso incoercibile desiderio di mollare gli ormeggi e lasciarsi andare. "andrò a londra domani sera e tornerò mercoledì", aveva spiegato. lei non aveva dormito, aveva la tosse, il raffreddore, la nausea, la febbre, i brutti pensieri e l'ansia. non era andata a lavorare, vincendo senso di colpa e del dovere in una botta sola, ed era rimasta a letto, a dormire, mentre lui lavorava nell'altra stanza e vegliava su di lei.
alle 6 del pomeriggio la casa era piena di hobbit, lei era in pigiama, ancora ubriaca di sonno e influenza, lui si mise la giacca, le scarpe e si avviò verso la porta. "allora vado. ci vediamo domani", comunicò girando la chiave nella toppa.
e lei fu colta dal panico. perché non poteva restare lì con quei tre bambini. perché non avrebbe saputo badare a se stessa figuriamoci ai suoi figli. perché quello che solitamente era routine la paralizzò e la annichilì. le mancò il respiro. "la vita è troppo difficile per me", disse. "se vuoi posso partire domani e tornare giovedì", propose lui. "non si può. giovedì mattina vado a lavorare all'alba e se tu non ci sei a chi lascio i piccoli alle sei, quando esco?".
lui uscì. lei pensò: "non ce la farò mai". lo hobbit piccolo disse: "mamma, mi viene da gomitale. mi polti una bazinella?", il microbbit fece la cacca, lo hobbit grande si ricordò che non aveva fatto gli esercizi di aritmetica. lei voleva urlare, singhiozzare, accartocciarsi e farsi minuscola, nascondersi e diventare invisibile, arrendersi, scusarsi e scappare via.
inspirò, espirò e chiamò nonna J, la sua mamma, perché quando hai la tachicardia, la voglia di piangere e la consapevolezza di non riuscire a stare al mondo ci sono due sole persone che possono aiutarti: la mamma o lo psichiatra di cui è purtroppo sprovvista. nonna J non rispondeva o forse lei aveva sbagliato numero e intanto qualcuno non doveva più vomitare ma aveva molta fame, qualcun altro aveva infilato la testa nella lavatrice e un altro ancora non voleva fare i compiti.
la tachicardia, la voglia di piangere e la consapevolezza di non riuscire a stare al mondo furono ricacciate piano piano in qualche anfratto del pozzo nero, durante la preparazione della cena.
elastigirl quella sera scrisse un post sul desiderio di una pensioncina a sesto san giovanni e andò a dormire, sull'orlo del precipizio, senza dirlo a nessuno.

ciao giovanna.
elasti, l'esempio irraggiungibile.

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tra i normali

domani elastigirl tornerà tra i normali. quelli che la mattina all’alba devono pensare a cosa mettersi perché presentarsi al mondo con una felpa del 1985 e un paio di jeans con tracce di pappone biologico sputacchiato e di yogurt alla banana non è il migliore biglietto da visita.
torna tra quelli che lanciano i figli a scuola, nell’atrio, come palle da bowling e non si fermano a prendere il caffè al baretto all’angolo perché devono scappare altrove.
quelli che vanno in bicicletta e arrivano in ufficio sconvolti e sudati e avrebbero bisogno subito di una doccia ma nei bagni degli uffici solitamente le docce mancano.
quelli che salutano, si siedono, accendono il computer e non si ricordano nemmeno una password e perciò passano le successive due ore al telefono con un call center a bangalore, o a ulan bator perché c’è la delocalizzazione e bisogna contenere i costi.
quelli che litigano per i giornali, che alle 10 hanno bisogno di un caffè macchiato perché altrimenti si accasciano sotto il tavolo svenuti, che coltivano la propria ardua socialità tra le mura di un open space.
quelli che quando suona il cellulare tremano perché "ecco, è l’asilo nido del microbbit che mi dice che vomita verde e devo andare a riprenderlo ma come faccio io adesso a mollare tutto?" e tirano un sospiro di sollievo perché è un tizio che aveva sbagliato numero.
quelli che in ufficio respirano perché se hai provato a stare con tre hobbit a tempo pieno sai che lavorare è un rilassante diversivo.
quelli che un po’ sono contenti e un po’ si lamentano.

domani elastigirl tornerà in redazione. dopo dieci mesi, una vita intera, dal punto di vista di un microbbit.
chissà se sarà ancora capace.

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