giovedì

nonno A, ormai quasi quattro mesi fa, ha avuto un cedimento strutturale, uno di quei cedimenti che mettono in discussione molte cose, prima tra tutte la presunta invulnerabilità di un signore settantenne un po’ workaholic e molto fumatore.
negli ultimi quattro mesi ha conosciuto la terapia intensiva, il sollievo di una mascherina dell’ossigeno, tac, scintigrafie, vari esami che finiscono in “scopia” e non sono piacevoli, compagni di stanza molesti e amabili, in salute e in fin di vita, medici simpatici e antipatici, infermieri appassionati e implacabili, la grande invenzione della telemedicina, la meraviglia dell’aggettivo “operabile”. ha conosciuto paura, panico,sollievo, speranza, disperazione, sconforto, esasperazione, gratitudine, noia, smarrimento, anche tutti insieme in uno stesso pomeriggio. negli ultimi quattro mesi ha scoperto che il suo cedimento strutturale aveva parecchi colpevoli e ognuno di loro andava rimesso in riga.
dopo l’intervento di by-pass ha fatto rieducazione, fisioterapia, ginnastica, elettrocardiogrammi quotidiani e ha soffiato ogni ora ogni giorno dentro uno strano aggeggio con uno stantuffo dentro. e dopo un mese circa si è ripreso.
“adesso dobbiamo farle ancora qualche “scopia”, un’altra tac, un’altra scintigrafia e due o tre controlli qua e là. se va tutto bene siamo pronti per l’operazione al polmone. dopo sarà un uomo libero. o quasi”, ha detto il dottore.
nonno A, a volte di pessimo, a volte di buon umore, a volte ottimista a volte no, a volte allegro a volte triste, ha fatto i mille esami necessari per l’intervento, dopo il quale, gli hanno detto, sarà quasi come nuovo.
“bene. abbiamo tutto quello che ci serve. il chirurgo ha detto che per lui si può operare, l’anestesista ha detto che per lei si può addormentare e sedare, il cardiologo ha detto che il cuore è pronto. la chiamiamo noi”, hanno comunicato dall’ospedale.
“va bene. aspetto”, ha risposto nonno A.
ha aspettato una, due, tre settimane, torvo e inquieto, seduto sul telefono. nessuno chiamava, l’inquietudine montava, lui si avviliva e i brutti pensieri lo inghiottivano.
“pronto, elasti. hanno chiamato”
“e?”
“mi ricoverano mercoledì. giovedì mi operano”
“bene. finalmente. come ti senti?”
“contento da un lato. dall’altro…”
“già”
“già”
“giovedì”
“voi non dovevate andare a bari giovedì, per pasqua?”
“sì, ci andranno gli hobbit e mister incredible. io aspetto qui”
“come vuoi”
“come voglio, sì”
“ma non c’è da preoccuparsi”
“no, però aspetto qui”
“allora ci sentiamo domani”.

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talenti e silenzi

i talenti si ereditano, così come si eredita la loro assenza.
elastigirl non sa disegnare, non sa cucire, non ha alcuna attitudine per il bricolage, è priva di orecchio musicale, è un impiastro nell’atletica e in tutti gli sport di squadra, compresa la pallavolo in circolo sul bagnasciuga, quando balla è piuttosto sgraziata e ha la manualità di un tridattilo.
però.
però conosce tante, ma tantissime canzoni improbabili. e più sono improbabili più se le ricorda e più se le ricorda più le canta, esattamente come nonno A che le ha trasmesso la memoria elefantiaca per i motivetti trash, oltre che le musiche e le parole dei motivetti stessi.
l’elasti-infanzia è stata segnata da capolavori come “bevete più latte, il latte fa bene, il latte conviene a tutte le età” o “chi non fa la pipì, chi non fa la pipì, prima o poi la farà-a-a-a!” o ancora “basta ch’ t’ sta’ zitt’, basta ch’ t’ sta’ quiet’, basta ch’ nun ce scucc’”, pescando a caso nel mucchio.
elastigirl è grata a nonno A per averle regalato queste perle surreali, è grata per averle insegnato a non prendersi sul serio, ad essere un po’ cialtrona, a ridere del mondo intorno, a ballare senza esserne capace, a giocare con i propri non-talenti, a essere lieve.
nonno A due mesi fa ha avuto un cedimento strutturale e un brutto colpo a quella leggerezza che aveva scambiato per invulnerabilità. si sta lentamente riprendendo dall’intervento al cuore ma le falle a cui porre rimedio non sono finite e l’incertezza è un animale strano, feroce e temibile.
sono giorni difficili per nonno A e per chi, vicino a lui, non si capacita di questo insolito, cupo silenzio.

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positive thinking

ieri sera, ore 21
“mamma, ci racconti ancora la barzelletta del fantasma formaggino come ieri sera?”
“no, ho troppo sonno. e poi non fa ridere per niente. era solo per mostrarvi quanto erano sceme le barzellette che ci raccontavamo quando ero piccola”
“dai, era bella…”
“no, si dorme ora. buonanotte”
“uffa. buonanotte”
“mamma?”
“…”
“mamma, ma non vai di là, nel tuo letto?”
“…”
“mammaaaa!”
“…”
“si è addormentata?!”
“mi sa di sì”.

ore 2,50
ma quanto si sta scomodi in questo posto? sembra di essere in campeggio, in sei dentro una tenda monoposto. o in automobile. o nell’armadio. oddio cos’è ‘sta cosa dura e pelosa? una testa. la testa dello hobbit di mezzo. mi sono addormentata come una polla nel suo letto. ohi, perché mi fa così male il sedere? ah già, la botta di quando lo hobbit piccolo mi ha tolto la sedia da sotto, all’infamona. possibile che mi faccia ancora così male dopo tutto questo tempo. uhi… sono quasi le tre di notte. nevica ancora? chissenefrega. devo andare nel mio letto. ma… ehi, nel lettone ci sarà mister incredible tornato da londra! niente guepière né piume di struzzo nemmeno oggi… il solito tutone diserotizzante, poveraccio. del resto non è che lui si sforzi più di tanto, con la maglietta gattocomunisti-sempre o da-vicino-nessuno-è-normale…
ops. non c’è. no, il letto è vuoto.
magari è di là sul divano, con le finestre aperte perché altrimenti gli si secca la gola. del resto, quando uno è pazzo, è pazzo.
no. non c’è nemmeno qui.
avrebbe dovuto arrivare a mezzanotte…
twitter. devo controllare su twitter se c’è stato un incid… non fare la cretina! queste cose non si pensano nemmeno. devo controllare su twitter se ci sono gli aeroporti chiusi per neve…
non trovo nulla… solo i tweet di vendommerda che ritwitta i pensieri dei coatti teledipendenti… seguo la gente sbagliata. e pensare che faccio pure la giornalista…
calma, calma, calma e calma.
non è successo niente. sono solo le tre di notte e lui, il padre dei tuoi tre figli piccoli e maschi, non è tornato a casa. ha solo preso un aereo, come fa ogni settimana per ben due volte. e nevica. nevica che dalla finestra c’è solo neve, anzi nene, come dice lo hobbit piccolo. provo a telefonargli… fa il tu-tu inglese. si è dimenticato di nuovo il telefonino a londra. ma porca miseria. perché, perché è così stordito? quando arriva, se arriva, lo massacro…
oh signur. non è ancora arrivato. a qualcuno lo devo dire.
se avvertissi i vicini? secondo me capirebbero. scusate, sì, lo so che ho il tutone diserotizzante e i calzerotti inguardabili di lana. lo so che sono le tre di notte e che avete due bambini piccoli e se si svegliano è un casino. lo so che abbiamo rapporti di ottimo vicinato ma non siamo fratelli. lo so, so tutto. ma, ecco, lui non è ancora tornato e se ci penso intensamente mi viene la tachicardia e anche un po’ da piangere. e a qualcuno dovevo pur dirlo e i vicini di casa a cosa servono?
no, non posso.
click clack click clack
“le murt’”
“amore! sei arrivato!”
“le murt dell’aereo. le murt’ della neve. a verona siamo atterrati. a verona! ti rendi conto??? mannaggiallamiseria”.

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picio pacio

“sei in piedi! guarda un po’ come cammini. bravo papà”
“hai visto? ormai faccio le passeggiate e giovedì mi fanno uscire”
“fantastico. hai voglia di andare a casa?”
“certo. io ho sempre voglia di andare a casa mia. qui puzzo di ospedale anche io. però il mio compagno di stanza è un signore simpatico. mi piace molto. e stasera mi vedo due film”
“fammi un po’ vedere quanti fili hai ancora attaccati?”
“ho questo al collo che mi dà parecchio fastidio, poi questo e quest’altro. ah! guarda un po’ questa cosa blu che penzola. quando vado in giro posso lasciarla così ma quando sono a letto devo attaccarla al monitor così medici e infermieri in quella sala controllano il mio cuore”
“fichissimo”
“già. la caposala mi ha detto: ‘mi raccomando, quando è a letto attacchi questo filo alla presa. sa com’è, noi infermiere di là siamo delle guardone’. e io obbedisco”
“bravo papà, fai contente le guardone”
“che si dice là fuori?”
“nevica e fra un freddo cane. però tutti sono amici di tutti perché il gelo unisce i cuori e si chiacchiera del tempo come tra cordiali colleghi meteorologi”

“ora vado, papà. altrimenti arrivo a casa troppo tardi e gli hobbit protestano. ci vediamo domani”
“ma senti, visto che giovedì torno a casa è inutile che tu venga domani…”
“come vuoi. io mi sono già organizzata per venire ma se non…”
“no, va be’, se ci tieni a venire vieni”
“se a te fa…”
“insomma, basta stare qui a perdere tempo in discussioni inutili. ci vediamo domani e non se ne parli più”.

uscita dall’ospedale della profonda periferia est, elastigirl ha perso l’autobus e ha aspettato il successivo. la neve scendeva da destra, da sinistra, da sopra e, a guardare bene, anche un po’ da sotto. se il freddo non le fosse entrato dentro i pantaloni, nelle maniche, dentro il naso e le orecchie, nella sciarpa, tra i capelli e i denti, quel paesaggio lunare alla fermata, in mezzo a tante signore con la borsetta, i guanti e le guance rosse, incantate a guardare in su, sarebbe stato bellissimo.
poi l’autobus è arrivato, aveva anche il riscaldamento e una signora ha detto: “domani ci sarà un picio pacio…”. elastigirl allora ha pensato che esistono parole capaci di riconciliarti con la tua città e con il mondo e “picio pacio” è una di quelle.

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proprio lui

“come si sente?”
“posso farle l’elenco di tutte le cose che mi fanno male, dottoressa?”
“va bene, ho capito. aumentiamo l’analgesico”
“allora: la gamba, il petto, la gola…”
“d’accordo ho capito. ora aumentiamo un po’”
“la spalla, la schiena”
“se può consolarla, l’intervento è andato bene e tutto sta procedendo nella norma”
“anche qui di lato mi fa un po’ male”.

“guardi che io lo so che sono noioso”
“non si preoccupi. non è noioso. e poi io sono infermiere, è il mio lavoro occuparmi di lei”
“lei è molto gentile e io mi scuso se sono noioso, ma quando mi togliete queso tubo che mi fa colare il naso?”
“domattina”
“lei si scandalizza se io dico una parolaccia?”
“no, può dire una parolaccia”
“va bene, non la dirò adesso. grazie”
“prego, ci mancherebbe”
“è normale che mi dia fastidio qui di lato sul collo?”
“normalissimo. ha un ago con cinque tubicini attaccati”
“ah”
“anche quelli, almeno una parte, glieli togliamo domani”
“mi sembra di avere una bolla in gola”
“è colpa del tubo che però adesso non ha più e questa brutta sensazione passerà”
“mmmh. sono noioso, ma sono anche grato. fino a che ora resta insieme a me questa sera?”

“papà, adesso basta dare fastidio a tutti quanti. rilassati. ti hanno operato al cuore sei ore fa. è normale che tu non sia in splendida forma. a me sembra già un miracolo vederti così, con tutta questa energia per fare domande a tutti i poveracci che ti capitano sotto tiro”
“vieni domani, elasti?”.

stamane hanno messo un bypass a nonno A. lì per lì, quando elastigirl lo ha visto, con tutti quei fili e quei tubi attaccati ovunque, coperto da un lenzuolo bianco, circondato da monitor, le spalle nude, un cerotto sullo sterno, in una grande sala che lo faceva sembrare piccolo e fragile, così uguale ai suoi dieci compagni della terapia intensiva, tutti piccoli, fragili e pieni di fili e tubi, insomma lì per lì elastigirl ha pensato che il suo papà si fosse perso da qualche parte, nella periferia est di milano, tra la sala operatoria e la sala d’attesa. poi però si è accorta che no, non si era perso e che quel signore in fondo a sinistra, che sfiniva la dottoressa bionda e l’infermiere con la barba con quella tecnica sottile,  a metà tra la galanteria e l’artiglieria pesante, era proprio lui.

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aggiornamenti e spostamenti

“resti un gran bel’om, papà. anche così, un po’ derelitto con la vestina bianca e l’elegante vestaglia scozzese che ti fa sembrare un po’ una coperta buttata su una sedia”
“umpf”
“sul serio, sai?”
“sono una schifezza”
“lascia giudicare a chi se ne intende”
“voglio uscire da questo posto di malati”
“dai, oggi ti trasferiscono in un altro reparto ancora. almeno cambi…”
“sai che allegria”
“e comunque hai sentito cos’ha detto la dottoressa? ti sei trascurato”
“non è che mi sono trascurato. mi sono disinteressato. è diverso”
“il risultato è uguale”
“intanto se non mi fossi trascurato, come dite voi, non avrei avuto un cedimento strutturale e, se non avessi avuto un cedimento strutturale, non mi avrebbero mai fatto tutti gli esami che hanno fatto e, se non mi avessero fatto tutti gli esami che hanno fatto, non avrebbero scoperto per caso che c’è un problema grosso, probabilmente rimediabile, che avrebbe potuto diventare enorme e irrimediabile. quindi meno male che mi sono trascurato”
“effettivamente…”
“voglio uscire da questo posto di malati”.

nonno A è ancora in ospedale. il cedimento strutturale è in via di ricomposizione, anche se ci vorrà un po’. è stato individuato, casualmente, un altro problema, che non c’entra con il cedimento ma che avrebbe potuto portarne altri, ben più gravi. l’altro problema è ora la priorità ma il cardiologo, il chirurgo, lo pneumologo, la caposala di passaggio, l’ex vicino di letto sardo, l’infermiera lucana e l’amica medico con gli occhi azzurri sono ottimisti e quando tante persone insieme sono ottimiste forse puoi diventarlo anche tu, che in certi momenti hai le gambe che tremano e la pancia che si attorciglia.

nel frattempo, domani pomeriggio, l’elasti-famiglia partirà per bari dove, venerdì mattina, la zia matta e il suo fidanzato guatemalteco si sposeranno.
elastigirl è in alto mare, gli hobbit, gelosi e diffidenti, hanno chiesto di vestirsi “di stracci puzzoni” e mister incredible, in arrivo da londra, biascica al telefono il mantra: “la mia sorellina ooooh la mia sorellina ooooh”.

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due stanze in due giorni

nonno A è in ospedale.
ha cambiato due stanze in due giorni.
ieri era insieme a un signore piccolo piccolo che guardava il muro senza vederlo. aveva i baffi e una figlia con gli occhi bistrati. “mi trucco da sola, sai? da quando ho 12 anni. senza trucco non mi sento a posto. l’anno scorso se ne è andata mia mamma. con lei sono morta pure io. a mio padre hanno dato ancora un mese, poco più. mi vedi così, allegra e truccata ma quando sono a casa non faccio altro che piangere. sai che hai dei bei capelli? 3 figli?! li hai allattati? per fortuna ho mio marito che mi sostiene. e l’inter che è la mia passione”, ha detto lei nel corridoio a elastigirl mentre i medici erano in camera intorno a nonno A, che aveva bisogno.
oggi è stato trasferito in una grande camera con altre sei persone, sei sorvegliati speciali, cinque uomini e una signora con i ricci, un po’ defilata. ogni letto ha un monitor che mostra quello che fa il cuore. in quella camera si può entrare uno per volta e prima di entrare bisogna mettersi le sovrascarpe blu come all’asilo nido e un camice verde che si allaccia dietro.
nonno A porta una vestina bianca e due tubicini nel naso, per l’ossigeno, che lo fa stare bene.
“i polmoni sono a posto”, hanno detto i medici. ed elastigirl avrebbe voluto piangere un po’, perché nonno A è un fumatore appassionato e accanito (“ma adesso smetto, eh? esco di qui e basta sigarette”).
“il cuore è un po’ sofferente, ci sono valori strani. comunque niente di grave, direi”, ha detto il cardiologo.
ma nonno A respira bene solo con quei tubicini dentro il naso.
“siamo un po’ preoccupati per i reni: non lavorano come dovrebbero”, dice un dottore di passaggio, con gli zoccoli.
“bisogna capire che succede”, dicono tutti.
“hai avuto un cedimento strutturale, papà”, dice elastigirl.
lui dice sì ma non ha tanta voglia di ridere, e nemmeno di leggere perché ha molto sonno.
elastigirl pensava di essere preparata a tutto questo.
e invece non lo è affatto e stanotte ha sognato la maturità e l’angoscia di non avere studiato niente.

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lasciami i giornali

l'angioplastica non fa male. fastidio sì. un po' di fastidio ma poca roba. mi hai portato i giornali? sì, sono un po' stanca ma sto bene. qui si mangia da schifo. è normale: è un ospedale. no, non rispondo al telefono, rispondi tu. è artù, mio marito, che si preoccupa? va bene passamelo. pronto, no, per carità, non venire! mi vieni a prendere domenica, quando mi mandano a casa. oggi no. ciao tesoro ciao ciao ciao. uff, no, meglio che artù stia a casa sua. lui si impressiona negli ospedali. mi hanno messo una retina cilindrica di metallo che tiene aperta l'arteria. si chiama stent. dove? non so, non ho chiesto. qui non dicono niente ma sono gentilissimi. no, non credo che suonerò nel metal detector degli aeroporti. ma tu pazza sei venuta in bicicletta? e ti sei anche dimenticata il caschetto? qui siamo lontanissimi… a proposito, dove siamo qui? venendo con l'ambulanza non ho visto. ovest? boh, non so, non mi interessa. però è lontanissimo da casa. perché non lasci la bicicletta qui sotto e prendi un taxi? va be' fai come vuoi. non ci voglio pensare a te che pedali nel traffico. e i bambini? con chi sono i bambini? e mister incredible? quando arriva? ecco, ecco. è uscita. come 'chi?'? la mia compagna di stanza! la signora rosa. quella che voleva tenere sempre la tv accesa a volume altissimo. è una donnina carina, sai? abbiamo chiacchierato tanto. ferroviera in pensione, come suo marito. viene dalla puglia. pensa che a casa ha l'orto con la verdura e la frutta e manda tutto ai suoi sei figli che lavorano in giro per l'italia. mi piace proprio la signora rosa. no, da quando abbiamo cominciato a parlare non ha più acceso la tv. lei è qui per la riabilitazione.
pensavo oggi a quando eri adolescente. una volta, eravamo sul tram, entrò un tizio enorme, sudato, sbrindellato, pelosissimo, unto, volgare, orribile. e tu mi dicesti che ti piaceva, che avresti voluto un fidanzato così un giorno. avevi 13 anni circa ed eri serissima. io lo sapevo che lo dicevi per provocarmi ma mi venivano i brividi a pensare a te, tutta bellina, insieme a uno così, uno yeti. sì, magari dormo un po' adesso. tu vai ché è tardi e devi fare un sacco di strada. carina questa maglietta, ti sta bene. mi metti in carica il telefonino? ciao ciao. vai. sì, no, non ho bisogno di niente. ah, lasciami i giornali.

nonna J oggi è tornata a casa. sta bene, come se niente fosse stato. la cardiochirurgia (che in realtà in questo caso non è cardiochirurgia ma, mi dicono, emodinamica) è balzata ai primi posti nell'elasti-classifica delle meraviglie del mondo. 

ps di servizio: per un errore involontario o per mano del diabolico inconscio, elastigirl qualche giorno fa ha cancellato irrimediabilmente tutti i messaggi arrivati nella casella di posta elettronica nonsolomammaATtiscaliPUNTOit dal 27 aprile al 4 maggio. chi avesse scritto in questo intervallo di tempo e non avesse ottenuto risposta è pregato di inviare nuovamente il suo messaggio. grazie.

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sto benissimo

ore 9,00
driiin
"pronto?"
"elasti, sono la mamma, nonna J, sei in ufficio?"
"sì. come stai? cos'è quella voce?"
"sto bene, anzi benissimo. sto aspettando l'ambulanza"
"che dici? come l'ambulanza? dove sei?"
"sono qui, dalla cardiologa. avevo un appuntamento, mi ha fatto l'elettrocardiogramma, non le è piaciuto e ha chiamato l'ambulanza. ora arriva e mi ricoverano. ma sto benissimo e tu devi stare tranquilla. non volevo nemmeno chiamarti"
"mamma, spiegami. una che sta benissimo non aspetta l'ambulanza"
"ma sì, una sciocchezza. un senso di oppressione al petto da qualche giorno (non te l'ho detto perché poi ti preoccupi e quando ti preoccupi sei noiosa), il colesterolo alle stelle – ma ce lo aveva anche tua nonna che mangiava solo zucchine lesse e yogurt magro bianco, quindi è di famiglia -, pressione alta, aritmia, un tracciato non bello, dice la cardiologa. lei sostiene che ci sono condizioni che potrebbero, ma solo in rarissimi casi, portare a… comunque sto benissimo io ed è solo una precauzione"
"portare a cosa?"
"all'infarto, ma in casi rarissimi. tu stai tranquilla ora vado in ambulanza, mi ricoverano in un ospedale nuovo specializzato… ci sentiamo quando sono sistemata, eh? così magari dopo mi porti il kindle che non posso stare senza. e magari anche una camicia da notte, la vestaglia, lo spazzolino e… le solite cose che servono in questi casi. ah ricordati la liseuse ché una vera signora deve avere sempre una liseuse…".

nonna J è in ospedale. domani le faranno una coronarografia, vedranno che succede lì dentro e decideranno il da farsi. lei è tranquilla, sostiene di essere un posto bellissimo e si comporta come se fosse in una beauty farm. divide la stanza con una signora minuta che vorrebbe sempre guardare la televisione a tutto volume. probabilmente finirà a mazzate. con la signora minuta.

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adrenalinici incastri

"pronto, elasti? chiamo da rai3. volevo organizzare il suo viaggio a roma per venire in trasmissione martedì 21 dicembre"

"ah, sì, buongiorno. certo. la trasferta romana"

"viene la sera prima?"

"no! giammai! cioè, volevo dire, no grazie. se fosse possibile verrei la mattina stessa. ho qualche problema… ehm, familiare"

"benissimo. potrebbe prendere un volo da milano linate alle 7,30…"

"sì, alle 7,30 ce la posso fare"

"ma… deve fare il completo o un ritocchino?"

"prego?"

"il trucco… lo vuole completo o viene già truccata?"

"no, arriverò pallida, emaciata, un po' devastata, per non parlare dei capelli. ecco, in verità il motivo principale per cui vengo è la prospettiva di mezz'ora di smanacciamenti, tra trucco e parrucco"

"scusi?"

"completo, vorrei il trucco completo. grazie"

"allora le prenoto il volo alle 7, così stiamo tranquilli. e il rientro? con calma?"

"no… veramente devo essere alle 15,30 alla festa di natale della scuola dello hobbit grande. voci incontrollate parlano di recita collettiva di una poesia… e poi alle 17,30 devo portare il grande e il piccolo in piscina. mi sa che c'è l'open day e i genitori possono andare a bordo vasca in ciabatte a vedere le prodezze natalizie dei loro bambini. non capita tutti i giorni un pomeriggio così, quindi… non c'è un aereo alle 12?"

"elasti, la trasmissione è tra le 11 e le 12, in diretta…"

"ah, già. allora alle 13. ce la faccio a prendere un aereo alle 13?"

"no. glielo prenoto alle 14 e non ne parliamo più"

"poi mi tocca presentarmi alla festa di natale delle seconde elementari con il trucco completo e i capelli da sciantosa… se va bene mio figlio non mi riconosce, se va male mi disconosce …"

"la aspettiamo martedì 21 come ospite di apprescindere, con michele mirabella, tra le 11 e le 12, su rai3"

"salvo emergenze"

"come?"

"niente. a martedì"

la prima volta che andò in tivvù, circa due anni fa, elastigirl era terrorizzata dai soffitti alti, dalle luci troppo forti, dalle poltroncine arancioni, da chi fa domande e non ascolta le risposte e dalle signorine bonissime al suo fianco, non sapeva come vestirsi e aveva paura di impappinarsi, di paralizzarsi e di sembrare un'idiota.
questa volta, dopodomani, è ancora, come allora, terrorizzata dai soffitti, dalle luci, dalle poltroncine e da tutto il resto, non sa come vestirsi e ha paura di impappinarsi e di sembrare un'idiota. ma più di tutto ha l'ansia di non riuscire ad incastrare l'adrenalinica e fulminea gita romana con l'adrenalinica e strutturale entropia familiare.

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