elastigirl è una creatura razionale: non crede nel paranormale, nei flussi di energia, nelle esperienze extracorporee, nel triangolo delle bermude, nell’attivazione psicocinetica, nella bilocazione, nella fotografia spiritica, nell’impregnazione psichica, nei fantasmi.
ci sono tuttavia due cose che le scuotono le viscere e la terrorizzano: i bambini che parlano nel sonno e i bambini che si alzano nel sonno.
lo hobbit grande parla nel sonno ogni santa notte dall’età di 4 giorni ed elastigirl ha dovuto ricorrere alle sue risorse più intime e nascoste, ha dovuto violentare il suo io più recondito e pavido per non morire di crepacuore allo scoccare di ogni mezzanotte negli ultimi cinque anni e sette mesi. ha combattuto la sua battaglia e l’ha vinta, non proprio con onore ma l’ha vinta.
pensava potesse bastare.
ore 3 a.m.
wisteria è avvolta in un silenzio irreale.
elastigirl giace riversa, incosciente e sola nel suo giaciglio.
improvvisamente il parquet scricchiola.
la sua coscienza ha un fremito ma lei dorme.
un fruscio, un sospiro, un tocco leggero come un volo di farfalle.
lei si gira su un fianco, si rannicchia, affonda nel piumone, i capelli a carciofo scomposti sul cuscino.
un profumo tiepido, sudaticcio e familiare, il calore di un piccolo respiro, la carezza lieve di uno sguardo rotondo.
lei apre gli occhi.
lui è lì, immobile, interrogativo, minuscolo, quasi incorporeo, i piedi nudi e il pigiama a righe.
"io tòlo tòlo" (= io ero di là, al buio, solo solo, fatta eccezione per il cadavere di mio fratello che è come non averlo, a parte quando russa), sussurra con un filo di voce.
lo hobbit piccolo ha imparato a uscire dal lettino con le sbarre.
il nemico è in agguato. le elasti-notti non saranno più le stesse.
lei non è sicura di farcela, questa volta.
