una figura si staglia nella cornice della porta. nell'oscurità si distinguono due occhi enormi da civetta, le righe di una camicia aperta sul davanti e un non meglio identificato oggetto rotondo con un'impugnatura, tenuta saldamente con la mano sinistra. ha i piedi nudi ed è immobile.
sono le quattro del mattino.
c'è qualcosa di magico e terrificante nell'essere trafitti da uno sguardo, nel cuore della notte, nel silenzio di una casa che dorme. è bizzarro che uno sguardo, senza mani né voce, possa strapparti dal sonno con un brivido.
"oddio, nano! che ci fai lì? mi farai venire un infarto prima o poi!"
"uomini vestiti di nelo con le scalpe bianche sono entlati in casa"
"uomini vestiti di nero con le scarpe bianche?? ma cosa stai dicendo?"
"sì, elano ladli e volevano lubale il miclobbit che dolmiva nel lettino. ma io ho pleso questa padella in cuzina e li ho fatti scappale"
"…"
"non mi dizi glazie?".
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shhht
notte.
elastigirl è stata svegliata alle 23,30, alle 00,47 e alle 2,05 da un microbbit inquieto (depressione post comparsa degli incisivi superiori? sfinimento da tempi biblici di inserimento al nido?). è pertanto in quello stato di prostrazione psicofisica per cui, se fosse colta da raptus di furia cieca e omicida, avrebbe probabilmente diritto alle attenuanti.
ore 3.
"mamma! mamma! mamma!"
"non urlare! arrivo, dammi il tempo"
"…"
"che succede?"
"vedi, io non l’ho fatto apposta. io cledevo che elo molto sudato nelle gambe e mi sono detto ‘ohibò che sudole’ e invece non ela sudole. non so come è potuto suzzedele. pelché non avevo nemmeno bevuto, anzi avevo bevuto un po’ ieli sela pelché la calne mi mette semple sete. ma solo un bicchiele. e poi non me ne sono accolto. incledibile, no?"
"stai parlando a voce troppo alta e svegli i tuoi fratelli. e comunque non ho capito niente"
"allola ti stavo dizendo che ieli sela abbiamo manzato una calne buonizzima. ma non è solo la calne buonizzima che mette sete. anche il plosutto. inveze la flutta…"
"hai fatto la pipì! a letto!"
"sì. te lo stavo dizendo…"
"ma come? non succedeva da mesi… alzati dai! ecco. non avevo nemmeno messo il telo di plastica sotto. si è bagnato pure il materasso. che schifo. aspetta che metto tutto in lavatrice. levati il pigiama che è fradicio"
"mi dai il pizama a lighe? è pulito il pizama a lighe? anzi no! idea, la tuta. pelché io con la tuta mi sento molto comodo. anche tu ti senti comoda? pelché non ti metti quasi mai la tuta tu, mamma? ti senti comoda in camiza da notte? o di più col pizama. e il pizama a lighe?"
"nano, basta parlare! sono le tre di notte. svegli tutti. vieni a lavarti che sei pieno di pipì"
"no! la dozza no! io plefelisco il bagno con la schiuma. ti licoldi quella schiuma buonissima che sapeva di zucchelo…"
"piantala! fatti lavare. non riesci a stare zitto almeno per qualche secondo? non sei stanco?"
"è fledda! no è calda! ho fleddizzimo! mi assughi? e il pizama pulito?"
"eccolo. abbiamo finito. torniamo a dormire"
"ma adezzo dove dolmo ché il mio letto è spolco e puzzone?"
"dormi con me nel lettone. però si fa silenzio!"
"zelto che si fa silenzio… è notte"
"appunto"
"ma tu lo sai che qualche zolno fa…"
"basta! basta! me lo racconti domani. ti prego. ora si dorme"
"l’ultima cosa mamma. l’ultima…"
"…"
"qualche zolno fa, nell’antichità, gli dei…"
"gli dei??? ma di cosa stai parlando?"
"di una cosa che mi ha raccontato marìotereso"
"il tuo amico immaginario? me la dici domani. buonanotte"
"è veloze. gli dei cledevano che i pensieli non elano nel zelvello ma nel cuole! ma sbagliavano…"
"già, sbagliavano gli dei, qualche giorno fa. buonanotte"
"secondo te, mamma…"
"shhht"
lo hobbit si è zittito addormentandosi intorno alle 3,33. il microbbit ha chiamato alle 4,50, alle 5,40 e, svegliandosi definitivamente, alle 6,38. tuttavia, l’elasti-notte, più che dai continui risvegli e dal temibile ritorno della pipì a letto con doccia catartica annessa, è stata funestata da una domanda che non ha trovato risposta: dalla logorrea si può guarire?
perché no
ultimamente a elastigirl capita, non sempre ma nemmeno di rado, di guardare con un po’ di invidia mister incredible che ogni settimana parte. perché anche a lei piacerebbe avere qualche notte alla settimana di sonno ininterrotto, una casetta lontana dove rifugiarsi, una vita parallela in cui non si gioca a memory e non si cambiano pannolini, anche a lei piacerebbe sentirsi una sola e non una-più-tre ed essere responsabile solo di se stessa, anche soltanto per un giorno alla settimana.
pertanto ieri sera, accartocciata nel letto dello hobbit piccolo che non ha più paura di tutto ma di qualcosa ancora sì, mentre lui canticchiava la canzone del cowboy piero (capolavoro, almeno nella personale interpretazione hobbit, da rendere obbligatorio in tutte le scuole di infanzia) a mo’ di ninna nanna, lei si è immaginata al posto di mister incredible, pendolare tra milano e londra, perfetto conoscitore delle istruzioni delle hostess sugli aerei, in grado di servire ai passeggeri bevande e salatini meglio dello steward più navigato.
e mentre lo hobbit piccolo passava da piero al monologo mimato di biancaneve e i sette nani, elastigirl è giunta alla conclusione che non potrebbe mai scambiare la propria vita con quella di mister incredible perché:
1. non reggerebbe la sveglia alle 3 del mattino tutti i lunedì per prendere il volo più low cost da bergamo
2. sarebbe schiacciata da un senso di colpa cosmico che finirebbe per ucciderla o per renderla pesante come uranio
3. dilapiderebbe le sue sostanze da orla kiely per compensare la lontananza degli affetti
4. metterebbe radici ovunque, suo malgrado, perché senza radici non riesce a stare, e ogni partenza, in andata o in ritorno, sarebbe sempre e comunque uno strazio
5. morirebbe di nostalgia, per gli hobbit, per memory, per i pannolini lavabili a fiorelloni e persino per marìotereso, l’amico immaginario nel muro della cucina
6. si chiederebbe tutti i giorni più volte al giorno ‘perché?’.
forte di questi sei punti, elastigirl, più serena e consapevole, è sgusciata fuori dal letto hobbit, strisciando verso la sua camera, è stata prontamente redarguita da uno straziante "dove vai mamma? non mi lassale!" e si è riaccartocciata al fianco del nano sudato.
nella seduta odierna di meditazione e rattrappimento serali, elastigirl si interrogherà sul perché gli uomini (nella fattispecie mister incredible) non sono annichiliti, come lo sono le donne (nella fattispecie elastigirl), da almeno uno dei suddetti sei punti.
in two minds
ore 21,00
"mamma! mamma!"
"cosa c'è?"
"ho paula"
"come fai ad avere paura? dormi con tuo fratello grande e tuo fratello piccolo vicini. più che una camera questo è un dormitorio… di cosa hai paura?"
"di tutto"
"amore, non hai ragione di avere paura. buonanotte"
ore 21,10
"mamma!"
"che vuoi?"
"ho paula di tutto"
"di tutto cosa?"
"tutto"
"della porta hai paura?"
"no"
"della libreria?"
"no"
"dei giochi?"
"no"
"della finestra?"
"no"
"e allora di che hai paura?"
"di tutto"
"e io cosa posso fare?"
"dolmile nel mio letto pel un po'"
"non se ne parla nemmeno. buonanotte"
ore 21,30
"mamma!"
"?"
"ho paula di tutto. dommi vizino a me?"
"no"
ore 22,00
"mamma!"
"che c'è?"
"ho ancola paula di tutto. stai un po' vizino a me?"
"va bene. fammi spazio"
"…"
"però toglimi questo pupazzo dalla faccia"
"ma è zizzo bello"
"sarà anche ciccio bello ma mi soffoca"
ore 22,10
elastigirl striscia fuori dal letto hobbit e sgattaiola verso la sua stanza.
ore 22,11
"mamma! stai con me! pel piazele"
"abbassa la voce che svegli gli altri hobbit"
questo sfiancante siparietto prosegue fino alle 11 quando lo hobbit piccolo perde i sensi.
ore 2,00
il microbbit miagola. tetta-latte-letto.
ore 3,00
"mamma!"
"dimmi"
"tla il vento e il sole chi vinze?"
ore 5,00
"mamma! stai con me. ho paula di tutto"
"nano, devi smetterla di chiamare"
"ma io ho paula dei ladli che entlano dalle finestle"
"non c'è nessun ladro"
ore 6,00
"mamma!"
"sto allattando il microbbit. non posso venire. vieni tu nel lettone"
"ba bene"
ore 6,15
"mamma…"
"sì?"
"vollio tolnale nel mio letto"
ore 7,00
sveglia.
notti così ultimamente sono piuttosto frequenti. elastigirl è uno straccio. e la colpa non è del microbbit né tantomeno dello hobbit grande. urge prendere provvedimenti. le strategie possibili sono due, reciprocamente escludentesi:
1. reprimere selvaggiamente l'insubordinazione notturna. non mostrare cedimenti. riesumare il libro di estivill e trattare lo hobbit piccolo come il nemico da abbattere. parole d'ordine: rigore, disciplina e fermezza. motto: mors tua vita mea.
2. ascoltare il disagio dello hobbit piccolo, schiacciato come il prosciutto in un panino tra un fratello grande con i capelli a casco di banane e uno piccolo con le pieghe di grasso sulle cosce. assecondare, contenere, accogliere. bruciare il libro di estivill per non cadere in tentazione e trattare lo hobbit piccolo come un cristallo swarovski.
parole d'ordine: dolcezza, rasegnazione e martirio. motto: sarò la tua geisha.
consigli?
o microbbit , where art thou?
sabato. notte fonda. elastigirl, mister incredible e gli hobbit, ospiti dei nonni a bari, dormono, insieme alla zia matta, in una grande camera che mister brown, il nonno, scuotendo la testa, ha ribattezzato "il cpt". per terra valigie aperte, vestiti, giocattoli, libri, puzzle e una cesta di vimini a forma di culla per il placido microbbit. ci sono poi un letto matrimoniale ricavato da due poltrone-letto affiancate per elastigirl e mister incredible, un lettino da campo per lo hobbit piccolo, un letto normale per la zia matta e uno estraibile per lo hobbit grande. più che una stanza è un accampamento.
improvvisamente elastigirl si sveglia. è buio pesto e c’è un gran silenzio, rotto a un tratto da un flebile miagolìo.
elastigirl si gira dall’altra parte e fa per riaddormentarsi pensando al suo molesto gatto romeo che negli anni ’70 vomitava sul tappeto persiano di nonna J e per questo fu cacciato ed esiliato in brianza all’insaputa di elasti-bambina che, quando si accorse dell’assenza del suo felino del cuore, pianse tutte le sue lacrime fino all’arrivo di un televisore a colori, bramato oggetto del futuro.
poi si ricorda di essere madre di tre figli, di cui uno minuscolo produttore di miagolii e belati, allunga la mano verso la culla, alla sua destra e incontra un piccolo materasso morbido e vuoto.
scatta come una molla in posizione seduta e si volta a sinistra, in direzione di mister incredible.
"ehi! non c’è il microbbit! la cesta è vuota!"
"e io che c’entro?", bofonchia lo sciagurato genitore.
"ma come? non lo hai preso tu?"
"no, io dormivo. anzi io sto dormendo"
lei brancola a tentoni nell’oscurità, solleva la culla, apre una valigia, tasta gli hobbit e la zia matta, cerca invano l’interruttore della luce, si concentra.
il miagolìo viene dal basso.
a pancia in giù, con la guancia sinistra appoggiata sul marmo gelido del pavimento, inspiegabilmente rotolato sotto l’elasti-letto, l’angelico microbbit esprime il suo stupore miagolando.
lui non si dispera, non piange, non strilla. attende che qualcuno si accorga di lui e nell’attesa riflette, a occhi spalancati e increduli. lui è paziente, tollerante, stoico, consapevole di non venire per primo e nemmeno per secondo.
e pensare che lo zio implacabile di mister incredible, il marito della zia bionda che parla al telefono con il telecomando e cambia i canali con il cellulare, poche ore prima, incontrando il microbbit ubriaco di latte, aggrappato a ventosa a elastigirl, aveva dichiarato sconsolato "questo individuo è dedito soltanto ad attività squallidamente vegetative…".
jack rappakokken e i topi morti
ieri sera il microbbit ululava la sua collera, stufo della prematura fama di bambino angelico e dell’imposizione degli orari dell’elasti-famiglia, a cui ancora evidentemente non ritiene di appartenere.
"mamma, mi viene da gomitale", ha gridato lo hobbit piccolo dal suo letto mentre elastigirl si domandava come trattare l’insubordinazione del minuscolo.
"nano, la mamma è con il fratellino. dormi che passa tutto"
"sei con il piccolo ficcanaso? con la piccola peste? con dalt fenel?"
"piccolo ficcanaso? piccola peste? dart fener? il microbbit, così piccolo, è già tutte queste cose insieme?"
"zelto. mamma gomito"
"nano, non è possibile che quando mi occupo del fratellino tu ti inventi sempre qualche urgenza"
"burp. mamma sto gomitando!"
lo hobbit piccolo ha vomitato sul suo letto, sul tappeto con le strade e l’aeroporto ai piedi del letto, sul parquet e su tutti i sanitari in bagno, nessuno escluso.
"ehi, nano. scusa se non ti ho creduto. ma cosa avevi mangiato?"
"topi e gatti molti"
"ah, topi e gatti morti, ecco perché stavi così male"
"mamma, da dèsso mi chiamo zek, zek lappakokken"
"jack rappakokken? bel nome"
"mamma, gomito"
jack rappakokken ha vomitato anche sull’elasti-letto, sull’elasti-cuscino, sull’elasti-pigiama. per tutta la notte. e non erano i topi morti ma un virus intestinale.
il microbbit è stato collocato in cucina a esprimere la sua rabbia di escluso ma non appena ha capito che la sua frustrazione sarebbe rimasta inascoltata, si è rassegnato e addormentato.
mister incredible è partito nella notte.
lo hobbit grande ha iniziato a vomitare alle 6 del mattino, mentre elastigirl stava allattando il microbbit.
qualcuno un giorno aveva detto a elastigirl: quando i figli superano il numero dei genitori è finita. lei non ci aveva creduto.
ps nessun bambino malato è stato trascurato per scrivere questo post.
questo post è stato reso possibile da un magico momento di narcolessia di jack rappakokken e dei suoi due fratelli.
con il cuore in faccia
"ehi nano, cosa ci fai qui? è notte, torna a dormire in camera tua"
"non potzo. il mio letto è putzone di pipì"
"no! hai fatto di nuovo pipì a letto?"
"sì"
"ma perché? ormai sei un bambino grande. vieni che ci spogliamo, ci laviamo un po’ e ci mettiamo un pigiama pulito"
"che non putza"
"certo, un pigiama che non puzza, ci mancherebbe"
terminate le operazioni essenziali di ripristino del decoro hobbit, elastigirl e la sua pancia abitata arrancano verso il lettone.
"io devo stale con te"
"va bene. ma dormi"
il nano piccolo si incunea tra le ormai prominenti elasticurve e sviene, aderente come il domopak, sudaticcio e trionfante.
sono le quattro.
elastigirl pensa al microbbit lì dentro, pensa che a un certo punto dovrà inevitabilmente uscire e non sarà affatto piacevole ma non c’è scampo perché non si può restare per sempre uno nell’altra come matrioske. e mentre si angoscia sulla sua kafkiana condizione di contenitore imprigionato nel suo contenuto e la gravidanza perde ogni poesia e assume contorni sinistri, tunf tunf, tunf! con una sincronia degna delle gemelle kessler, lo hobbit piccolo scalcia da fuori e il microbbit da dentro. elastigirl si sente soffocare, inspira ed espira, tenta senza successo l’autoipnosi e il training autogeno e finalmente si addormenta, sognando una esperienza extracorporea.
sono le 7,15. a colazione.
elastigirl è l’ombra di se stessa, gli hobbit invece sono in grande forma.
"mamma…"
"dimmi, nano grande"
"noi, io e mio fratello, ti vorremmo…un po’ più…"
"un po’ più?"
lei si guarda dentro e fuori: stravolta, coperta da un enorme camicia da notte blu, modello nonna abelarda, un paio di pantofole etniche e i capelli a carciofo. più che una donna, un disastro.
"ti vorremmo un po’ più tamarra!"
"sì, un po’ più tamalla!"
"e cosa dovrei fare per essere tamarra, come piace a voi?"
"tatuarti un cuore, rosso, bello grande, da qualche parte"
"dovrei tatuarmi un grande cuore rosso? e dove?"
"in faccia, per esempio"
"sì, col cuole in fazza salesti molto calina".
temporali e triangoli
elastigirl ha due hobbit, un marito part time, un lavoro a tempo pieno e una pancia abitata. e perde colpi. a parte una chioma folta e ipertrofica e la temporanea latitanza dei peli superflui, i primi mesi di gravidanza sono caratterizzata da una serie di fenomeni piuttosto seccanti tra cui nausea strisciante, attacchi di fame beluina e incoercibile narcolessia.
ieri elastigirl è rientrata dall’ufficio intorno alle 19,30, barcollando, in preda agli unici, primordiali istinti della fame e del sonno. e ha incontrato gli hobbit che si sono prontamente frapposti tra lei e il soddisfacimento dei suoi bisogni primari.
alle 20,30, nutriti i nani e se stessa, si è illusa che la strada verso l’obiettivo finale della giornata – lo svenimento tra le lenzuola – fosse ormai breve.
"bene ragazzi. adesso leggiamo un libro e poi tutti a nanna", ha biascicato.
"mamma, zi sono li lampi fuoli" (= mamma, ti pregherei di osservare il nubifragio che si scatena oltre le nostre finestre)
"e quindi? dormiremo ancora meglio con la pioggia e il fresco"
"mamma, non senti questi terribili tuoni? non vorrai mica mollarci nei nostri letti da soli in camera?"
"zè una tempetta paulosa" (= si scatenano gli elementi, la tempesta ci travolge. e io, siamo onesti, ho una fifa blu, nonostante mi atteggi da grand’uomo)
elastigirl è fiaccata da troppi fattori, endogeni ed esogeni, abbattutisi su di lei. ha ormai perso ogni autorità, autorevolezza, spirito educativo, forza vitale.
"va bene, nani. potete addormentarvi nel lettone insieme a me. ora spengo la luce e non voglio sentire volare una mosca. chiaro?"
"zelto mamma" (= chiarissimo, caro fantoccio, ops, cara madre)
"sì, mammina cara"
"buonanotte"
"…"
"mamma… domani possamo vedele stanlo e ollo… belli quelli patzi. con il nonno vedebamo sempe stanlo e ollo" (= mamma, domani possiamo vedere un episodio di stanlio e ollio, adoro laurel&hardy. del resto è una passione trasmessami da mister brown, mio nonno paterno, che si sbellica dalle risate, come del resto faccio io, alle gag del più famoso duo comico della storia del cinema)
"dormi!"
"ma tu lo sai, mamma che oggi all’asilo, mi sono uscite dai polsi delle ragnatele? esattamente come a spiderman? dici che sono stato morsicato da un ragno come peter parker?"
"shhht"
"io zò un bimbo nella panza, sai mamma?" (= forse non sai che condivido teco la meravigliosa esperienza della gravidanza)
"zitto!"
"dèsso mi toggo il pannolino" (= ti comunico che questa notte dormirò senza pannolino. il cammino verso l’autonomia procede a passi lenti ma inesorabili)
"la vuoi sapere una rima, mamma? matto… piatto!"
"no, te la dico io la hima: matto… semo!" (= rilancio con un altra rima: matto-scemo)
"non è una rima matto-scemo"
"sonantza?" (= è forse un’assonanza?)
"no, non è niente"
"pecché tu hai la patatina?" (= perché mai sei dotata di organo sessuale femminile?)
"perché sono una donna. buonanotte"
"li piselli sono pù folti delle patatine" (= in questa fase fallocentrica della mia vita sono fermamente convinto della superiorità dell’organo maschile su quello femminile)
"…"
"mamma…"
"mamma?"
fingersi cadavere talvolta aiuta.
per la cronaca elastigirl si è svegliata stamane con un piede sulla faccia, una mano sudaticcia al collo e il materasso del sacro talamo impregnato di pipì dello hobbit piccolo.
insonnia e rimedi naturali
la scorsa notte elastigirl si è svegliata in preda al panico.
"tra meno di tre settimane partiremo per l’america e io non ho ancora richiesto l’electronic system for travel authorization per gli hobbit. devo farlo qui e ora"
alle tre del mattino, con gli occhi sbarrati, i passaporti sul cuscino e il computer in grembo, ha compilato la domanda online, obbligatoria per tutti coloro che vogliano entrare legalmente negli stati uniti.
c’è chi combatte l’insonnia intingendo tarallini nella camomilla, chi leggendo dylan dog, chi facendo training autogeno, chi guardando fuori dalla finestra la città che dorme.
elastigirl ha vinto la sua ansia notturna dichiarando per iscritto che lo hobbit piccolo non è stato mai arrestato o condannato per aver commesso un’infrazione o un reato di depravazione morale, che non è stato coinvolto in passato né ora in attività di spionaggio o genocidio e che non ha mai trattenuto o detenuto un minore, sottraendolo alla custodia di un cittadino statunitense al quale il bambino era stato affidato legalmente.
per completezza di informazione, pare che la richiesta di autorizzazione al viaggio del nano sia stata approvata senza ulteriori verifiche da parte delle autorità competenti.
prima regola
notte
ore 1,30
"mamma, eccomi. lo so che mi aspettavi".
lui si infila sotto il piumone, come fosse casa sua, come fosse un suo diritto, come l’uomo che non deve chiedere mai.
ore 2,45
l’altro arriva barcollando, lo sbrindellato pupazzo pippo in una mano, due fazzolettini carta perfettamente piegati nell’altra. ha occhi enormi da civetta che interrogano il buio, muti.
lei solleva un lembo del piumone. lui si arrampica sul letto e si rannicchia, trasformandosi in un enorme gomitolo sudato.
ore 3,15
lei è in mezzo, tra quei due uomini che, insieme, non arrivano a otto anni. in mezzo tra due forze centripete che lente e inesorabili la schiacchiano, la soffocano la stritolano.
ore 3,45
lei ha un’illuminazione. meglio tardi che mai. "questi due sono fastidiosi ma corti!". la nera notte insonne assume contorni verde speranza. lei striscia ai piedi del letto e si sdraia là in fondo, perpendicolarmente a loro. fa un po’ freddo ma si addormenta.
ore 4,00
"mamma, vè sei? cussino pù comodo che là, veni qui. su dai!" (= mamma, dove diavolo ti sei cacciata? cosa fai lì giù come una derelitta? al mio fianco, con la testa sul cuscino saresti molto più comoda. non fare la timida e torna qui)
lei vorrebbe rispondere ma le esce un grugnito molto poco materno.
mattina
ore 9,00
in redazione
"ciao elasti, hai una faccia terribile"
"ho passato la notte con i due mostri accanto"
"elasti, regola prima: mai dormire con i figli!"
"la teoria la so anch’io. il problema è che…"
"i figli viziati diventano uomini stronzi e gli uomini stronzi sono fidanzati bastardi e i fidanzati bastardi…"
ed è solo mercoledì.
