martedì, 16 marzo 2010
ehi tu,
strizzato in vestiti invernali troppo piccoli per la tua mole extra-large, che scruti il mondo dal tuo passeggino, unica novità in una sbrindellata dote di terza mano, che stai imparando la struggente arte del gorgheggio ed emetti ultrasuoni striduli, udibili solo dai cani, dai topi e dalla tua mamma, se si concentra,
che non discrimini né selezioni ma distribuisci i tuoi sorrisi sdentati a chi ha voglia di prenderseli perché sai che sorridere è una gran bella attività, spesso contagiosa,
che non guardi il mondo ma lo inghiotti, vorace, stupito, ammirato, talvolta perplesso,
che ami le righe, il sacchetto giallo dei pannolini e i massaggi circolari sulle guance.
ehi tu,
che domenica scorsa hai imparato a ridere e sei scoppiato in una fragorosa, grassa risata che partiva dalla pancia, passava per la gola e usciva dalla bocca, ma anche un po' dagli occhi. una risata da ubriaco, da cena in osteria, da birra all'oktoberfest, una risata sfrenata e disinibita, una risata di chi scopre che il mondo può essere un luogo esilarante.
ehi tu,
ti ho amato alla follia dal primo istante, ti nutro quotidianamente, più volte al giorno e più volte a notte, ti guardo, ti annuso, ti vesto, ti svesto, ti faccio le pernacchie sulla pancia, ti pulisco la cacca e i pannolini lavabili, ballo il valzer insieme a te, canto mazinga, via del campo, vamos a la playa e son-la-mondina-son-la-sfruttata,
insomma, ti dimostro la mia devozione dalla mattina alla sera, da due mesi e mezzo a questa parte, senza soste né pause.
e tu? a chi hai destinato la prima risata della tua vita?
a tuo padre, in transito tra una lezione di microeconomia avanzata e una sessione di 72 ore ininterrotte di studio con un marxista giapponese workaholic.
piccolo ingrato che non sei altro.
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categoria:maternità, hobbit
mercoledì, 17 febbraio 2010
ehi tu,
anche se in questi giorni sono un po' distratta, anche se sono inquieta, anche se guardo fuori dalla finestra e aspetto che torni il sole, anche se mi capita di affacciarmi sul pozzo nero della maliconia e avere le vertigini, anche se mister incredible mi manca più del solito e ieri pomeriggio sono fuggita con i tuoi fratelli grandi in piscina perché avevo la claustrofobia e persino i loro corsi di nuoto mi sembravano un toccasana,
anche se l'ormone pazzo mi ha dato una botta in testa, anche se ho bisogno di scuotermi, anche se faccio ginnastica davanti alla tv con una personal trainer bionica e ottusa che mi dice "yeah! great job!" senza accorgersi che invece di fare gli addominali sto mangiando cioccolata,
non significa che non continui ad essere perdutamente, follemente, irrimediabilmente innamorata di te,
o che abbia smesso di lasciarmi catturare dal gorgo dei tuoi sorrisi e inebriare dal profumo di tartarugo appena nato che hai conservato in quell'angolo morbido tra il collo e le orecchie.
significa solo che, come lo hobbit grande che canta gli abba a ciclo continuo e si tatua enormi cuori sul petto, come lo hobbit piccolo convinto di essere dio che caccia adamo ed eva dall'eden, come il tuo papà che scrive la risolutiva equazione della rivoluzione proletaria sul rotolo di scottex e poi per sbaglio ci si soffia il naso, anche io ho bisogno di ritrovarmi.
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categoria:maternità, autocoscienza
venerdì, 12 febbraio 2010
dlin dlon
"ciao! tu devi essere carlotta. piacere"
"già. buongiorno. permesso"
"accomodati. posso offrirti qualcosa? caffè, acqua, succo di frutta"
"no, grazie. non posso accettare"
"possiamo darci del tu?"
"no, grazie. non posso accettare nemmeno il tu. cioè lei mi può dare del tu ma io no. non è consentito"
"ah..."
"..."
"quindi ti stai specializzando in psicoterapia psicoanalitica..."
"già"
"..."
"..."
"..."
"lei deve fare come se io non fossi qui, come se fosse sola con il suo bambino. io non ci sono. vi osservo"
"io sono sola con il microbbit e tu non ci sei..."
"la parent-infant observation funziona così"
"già. l'observescion, certo. e tu verrai un'ora alla settimana..."
"50 minuti per l'esattezza, preferibilmente sempre alla stessa ora"
"per un anno..."
"per un anno"
"tu non esisti, ci osservi. io sono da sola. 50 minuti per 52 settimane. un totale di 2.600 minuti di observescion. che problema c'è?"
"per me nessuno. lei ha problemi?"
"no, assolutamente no. chi non è stato mai oggetto di un'observescion? il microbbit ora dorme. posso leggere il giornale?"
"io non esisto"

quando elastigirl aspettava il microbbit ricevette un messaggio di carlotta, amica di un'amica.
"mi chiamo carlotta...
sto frequentando la scuola di specializzazione... con indirizzo età evolutiva. il mio corso prevede che osserviamo un'ora a settimana, per un anno, una madre con il suo neonato (dalla nascita). questa osservazione ha lo scopo di imparare ad osservare e, allo stesso tempo, osservare direttamente le prime fasi dello sviluppo di un bambino e il formarsi della relazione con la madre".
elastigirl disse sì, probabilmente sottovalutando la non-esistenza di carlotta. disse sì perché pensò che con il primo figlio non avrebbe mai accettato e forse nemmeno con il secondo. e pensò che se non avesse detto sì, carlotta forse sarebbe rimasta senza parent-infant e chissà cosa sarebbe stata costretta ad osservare per la sua specializzazione.
adesso lei viene, tutti i giovedì alle 10,30. saluta, si toglie il cappotto, le scarpe e osserva. osserva elastigirl che allatta il microbbit, che pulisce la cacca del microbbit, che
massaggia il microbbit, che fa le vocine al microbbit, che legge un libro, che si prepara il caffè, che fa finta di essere sola. e poi osserva il microbbit che mangia, che fa la cacca, che si fa smanacciare come un cinquantenne in una beauty farm, che ascolta le idiozie in falsetto della sua mamma, che dorme, che si guarda intorno, che sorride, che si chiede chi sia questa signorina con i ricci che dice di non esistere.
carlotta osserva e tace. non prende appunti, non fa domande, non interviene per non turbare la spontaneità della sacra diade. probabilmente si annoia a morte.
elastigirl vorrebbe chiederle se ha fratelli, sorelle, un fidanzato geloso o un cane. vorrebbe chiederle cosa vuole fare da grande, se ha visto guerre stellari, a quanti anni ha dato il primo bacio e dove compra quelle fantastiche calze a righe. ma non si può. la parent-infant observescion non lo consente.
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categoria:follie, maternità
giovedì, 11 febbraio 2010
approfittando di una pausa sonno del microbbit, elasti-inquieta ieri mattina si è messa in canottiera e tuta da ginnastica davanti alla televisione. ha acceso il regalo di natale di nonno A, il cui uso familiare è stato contingentato da mister incredible-il cerbero a mezz'ora settimanale, e in totale solitudine ha combattuto contro jack, sam, brad e adam, per un totale di 12 round di boxe. ha vinto sempre ma con vigore decrescente. dopo 20 minuti ha dovuto smettere. era sudata fradicia, ansimante e non sentiva più le braccia. stravolta ma felice. le avrebbe dato tuttavia ancor più soddisfazione riempire jack, sam, brad e adam di calci, oltre che di pugni. ma il gioco non lo prevede. peccato.
alla fine si è fatta una doccia.
ed è andata ad allattare il microbbit, molto più serena.
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categoria:giochi, follie, maternità, autocoscienza
martedì, 12 gennaio 2010
ehi tu microbbit, ti ho osservato in queste due settimane. perché va bene che è stato un colpo di fulmine, che ho perso il senno, che resto imbambolata a rimirare per ore le tue mani di tartarugo, che sono come una fidanzata ossessiva, che se mi lasciassi per un'altra farei come glenn close in attrazione fatale, che mi crogiolo in questo amore assoluto e sfrenato, ma ti guardo, dentro e fuori. e dopo due settimane ho capito che sei un ragazzo riflessivo, che hai una vita interiore piuttosto vivace e appagante e che il mondo qui fuori ti interessa, ma a piccole dosi.
sei un tipo moderato, che non ama gli eccessi, che quando mangia chiude gli occhi e assapora, senza voracità, con equilibrio e saggezza. non sei voluttuoso come tuo fratello grande e nemmeno ascetico come quello medio. sei gaudente ma parco.
sei tremendamente paziente, forse troppo. perché a due settimane voi tartarughi generalmente gridate al mondo la vostra rabbia, il vostro stupore, talvolta la vostra indignazione. tu no. tu aspetti che succeda qualcosa e se non succede niente ti volti dall'altra parte e mediti, o magari ti addormenti.
certo, tutta quella cacca e quelle puzze stridono con questo aplomb da gentleman inglese, ma non si può pretendere che in due settimane tu abbia metabolizzato per intero il galateo.
magari mi sbaglio, magari mi illudo che queste magiche notti di sonno, questi tuoi silenzi enigmatici, questa simbiosi idilliaca siano rappresentativi di quello che sarà dopo questi primi 14 giorni insieme. e invece forse domani rivelerai la tua natura demoniaca.
ma non temere. io sarò qui, anche se scoprirò che sei l'anticristo. e continuerò a guardarti.
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categoria:maternità, hobbit
martedì, 05 gennaio 2010
ehi tu, qui fuori,
tu che fai le puzze, fai la cacca, dormi e mangi, esattamente in quest'ordine.
sono io, quella su cui tu punti il tuo sguardo famelico, quella che su di te punta il suo sguardo adorante, quella che hai ridotto in schiavitù in meno di una settimana: la tua mamma, insomma.
adesso che sono tranquilla, che il naviglio non è esondato sommergendo la sala operatoria durante il parto, che il ginecologo non mi ha squartata in un momento di follia e l'anestesista non mi ha usata come cavia per un cocktail letale di sua invenzione, che ho visto che hai due mani, due orecchie un po' pelose, due occhi e un cuore che batte forte, che il cielo non ci è caduto sulla testa, che sono ancora qui, nonostante i mille fantasmi che popolavano i miei sonni.
adesso che siamo noi due e il resto del mondo intorno, posso guardarti, un pezzettino per volta, posso annusarti e ubriacarmi di quel profumo di caramelle e zucchero filato, uguale a quello che mi ricordavo e forse persino più buono, posso toccarti, o smanacciarti o mantrugiarti, come direbbero i tuoi fratelli.
posso perdere il senno, come non mi era mai successo perché, devi sapere, quando è nato lo hobbit grande avevo troppa paura di lui e della mia inadeguatezza per lasciarmi andare e quando è arrivato lo hobbit piccolo avevo troppa paura di fare un torto al grande per concedermi il lusso di un colpo di fulmine.
ora che sei arrivato tu, con quei piedi lunghissimi, troppo grandi per qualsiasi tutina della tua misura, con quegli occhi liquidi, stupiti e perplessi, con quella lingua da tartaruga con cui mi fai le boccacce, non ho nessuna paura.
ora che sei arrivato tu mi concedo un amore folle, matto e disperato. un amore da invasata. di quegli amori che se fossimo grandi ti sfinirei di sms e di email alla melassa. di quegli amori che se fossi la tua fidanzata mi considereresti pazza e mi lasceresti subito, senza rimpianti, per una strega che ti maltratta.
mi devi sopportare così, con il privilegio della consapevolezza, l'arroganza dell'esperienza e lo sguardo da triglia. prima o poi mi passerà, almeno un pochino. ma adesso cerca di portare pazienza.

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categoria:maternità, autocoscienza, hobbit
giovedì, 31 dicembre 2009
"allora, nano grande? che impressione ti fa questo microbbit?"
"... di semplicità"
"e a te, nano piccolo? come ti sembra il microbbit?"
"è un bambino calino. mi pazelebbe avele un flatellino così"
"... ma lui è tuo fratellino"
"ba bè, ba bè. io sto pallando di un flatellino velo"

ps duole annunciare che martina e benedetta, le bambine che risiedevano nella pancia dello hobbit piccolo ma che sono in realtà figlie di marìotereso, l'amico immaginario che abita nel muro della cucina, hanno fatto perdere ogni traccia di sè. qualsiasi domanda sulla loro sorte viene lasciata abilmente cadere nel vuoto.

pps elastigirl sta trascorrendo uno straordinario ultimo dell'anno insieme al suo nuovo microfidanzato, al momento sottratto temporaneamente da una maliarda puericultrice per la pesata post pasto. impensabile quanto possa essere romantico un reparto di ostetricia e ginecologia. provare per credere.

ppps grazie a tutti coloro che sono passati di qui negli ultimi giorni e hanno partecipato all'arrivo del microbbit con l'affetto e il calore di cui solo le blogzie e i blogzii sono capaci, rendendo la internet key nascosta tra mutande di rete monouso e calze antitrombo un elemento fondamentale di questo soggiorno ospedaliero.

pppps buon 2010
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categoria:maternità, fratelli, hobbit
mercoledì, 30 dicembre 2009
il ginecologo è arrivato puntuale, con il camice e non con il colbacco, né con l'ipod o con gli sci, non nudo né vestito da barbie cavallerizza o nelle numerose altre fogge in cui cui elastigirl lo aveva sognato nelle ultime settimane.
l'anestesista aveva la barba incolta di indiana jones nel tempio maledetto, l'ostetrica quella levità rassicurante e avvolgente che hanno solo le ostetriche e le maestre d'asilo nido. il capo della sala operatoria era una suora cattivissima che ha scatenato la sua ira contro un infermiere brasiliano, ignorando per fortuna elastigirl che era già abbastanza impaurita per i fatti suoi perché non è affatto vero che "la terza volta sai già come funziona e quindi non devi avere paura di niente", semmai il contrario.
faceva un freddo terribile in mezzo a quei camici verdi, quelle enormi cuffie e quelle lampade tonde come dischi volanti.
poi è arrivato lui. e sono scomparsi tutti: l'iper sognato ginecologo, l'anestesista incolto, l'osterica con la voce flautata, la suora carnefice e l'infermiere vittima.
è arrivato lui che era pesce ed è diventato bambino, in uno strillo d'aquila.
ed elastigirl ha perso il senno.
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categoria:maternità, hobbit
martedì, 22 dicembre 2009
questa notte elastigirl ha partorito sette volte con il cesareo:
la prima volta le è toccato un intervento d'urgenza nella emergency room del policlinico universitario di chicago. alla fine ha ricevuto un conto di 27.000 dollari.
la seconda volta il suo ginecologo era in ritardo per colpa della neve e del traffico intenso sulla milano-meda. al suo posto è comparso bigiotti filippo, il suo fidanzato di terza elementare, perito elettrotecnico travestito da chirurgo.
la terza volta mancava l'anestesista ma il ginecologo, finalmente giunto dall'inferno della milano-meda, le ha spiegato che con l'ipnosi si affronta qualsiasi cosa, basta lasciarsi andare.
la quarta volta era natale e per festeggiare gli hobbit sono stati ammessi da una suora ostetrica ad assistere al lieto evento in sala operatoria "perché così si ricorderanno del loro fratellino tutta la vita".
la quinta volta era completamente sola, sul divano di casa. ascoltava brothers in arms dei dire straits e aveva 16 anni
la sesta volta si è ricordata troppo tardi di non avere fatto la ceretta e di avere una foresta di mangrovie al posto delle gambe. per l'imbarazzo ha chiesto di potere indossare un burqa.
la settima volta era stremata dalle precedenti sei e non si è accorta che il microbbit era in realtà una bambina con i capelli rossi e le trecce, come pippi calzelunghe.

alle gestanti a termine dovrebbe essere interdetta l'attività onirica.
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categoria:sogni, maternità, gravidanza
domenica, 20 dicembre 2009
ehi tu,
sono sempre io, il buio e il rumore intorno a te, quella che ti aspetta, quella che è stufa e scalpita, quella che per colpa tua non si vede più i piedi e non si allaccia più le scarpe. insomma la tua mamma.
ci sono cose che non si possono dire a chi sta fuori. non si possono dire al tuo papà barese perché si mette a fare gli scongiuri e i gestacci e mi guarda come se fossi pazza. non si possono dire ai tuoi fratelli perché il loro mondo è solo a colori ed è così che deve essere. non si possono dire a nonna J perché la mia vulnerabilità è il suo unico tallone d'achille. non si possono dire a nonno A perché userebbe parole troppo sagge e razionali per essere rassicuranti. non si possono dire a un'amica perché risponderebbe "lo so" e non aiuterebbe oppure "non fare la scema" e aiuterebbe ancora meno.
quindi lo dico a te anche se, come dice il ginecologo, suscitando in tuo padre virile compiacimento e in me una curiosa sensazione di déjà vu, "hai lo scroto" e quindi sei maschio e pertanto dotato di sensibilità ridotta, anche se sei lungo solo 50 centimetri e non ti meriti tanta franchezza, anche se probabilmente, laggiù nel tuo acquario, sei troppo concentrato sulla tua vita da pesce per farti carico delle paturnie materne.
lo dico a te perché è a te che sto pensando ora, perché saremo tanto vicini ancora per poco, perché un giorno vorrei che ridessimo insieme dei nostri fantasmi. 
ho paura.
ecco l'ho detto.
ma non paura di un taglio, dei punti, del mal di pancia, di quel po' di dolore che qualcuno ritiene persino utile e giusto e che in fondo passa presto.
ho paura per te.
paura che si spenga un interruttore, che qualcosa si rompa, che tu non pianga e non urli la tua sorpresa al mondo. paura della tua fragilità di pesce che diventa uomo. paura che si perdano pezzi per strada. paura che tu non sia.
ecco. non solo l'ho detto. ma te l'ho anche spiegato.
ed è per questa paura che fatico a immaginarti, che non mi chiedo di che colore avrai i capelli e se li avrai, che non penso alla tua voce d'aquila e al tuo profumo di zucchero filato. per questo non ti ho ancora comperato i pannolini e per questo oggi, stendendo il bucato dei tuoi vestiti di terza mano, facevo finta di giocare alle bambole.
ehi tu, piccoletto, unico uomo in grado di mettere in fuga i miei mostri, fai il bravo in questi nove giorni che ci separano, e, soprattutto, non avere paura. che a quella ci penso già io.
la tua pavida mamma
postato da: nonsolomamma alle ore 22:23 | Permalink | commenti (104) | commenti (104)(pop-up)
categoria:paure, maternità, gravidanza