“elasti, te lo dico: a cena solleverò un tema delicato con gli hobbit”
“un tema… delicato?”
il sesso, questo sconosciuto? il papà e la mamma si stanno separando ma lei ancora non lo sa? è arrivato il momento di spiegarvi cos’è il marxismo?
“molto delicato”
il papà si è fidanzato con il collega giapponese hiroshi e da oggi berrà solo tè verde? il papà ha firmato un contratto a tempo indeterminato all’università di otago, in nuova zelanda? il papà ha deciso di tatuarsi la scritta ‘i’ so’ d’ bar” sul tricipite?
“ah… posso avere un’anticipazione?”
“oggi, quando ho portato lo hobbit grande dal dentista…”
“sì…”
“tornando in metropolitana…”
“sì…”
“abbiamo assistito a una scena bestiale”
“una scena bestiale???”
“sì, pazzesca. violentissima. impressionante”
“oh mamma. racconta!”
“due ragazze… due adolescenti…”
“sono state rapinate? accoltellate? stuprate?”
“no, no… ma guarda è stato scioccante!”
“…”
“litigavano”
“con chi?”
“tra loro! si dicevano delle cose terribili”
“tipo?”
“tipo: ‘tu dicevi di essere la mia migliore amica???’ e sbam una sberla. una tirata di capelli. un’urlata! e poi una diceva all’altra: ‘zoccola!’. probabilmente litigavano per un ragazzo”
“e tu e lo hobbit eravate lì a guardare?”
“non a guardare apposta, ma, insomma, siamo passati quando queste due si davano mazzate come furie”
“si sono fatte male?”
“non so. a un certo punto una ha anche tentato di strappare la maglietta all’altra…”
“ma nessuno è intervenuto a dividerle?”
“sì. un ragazzo. forse un loro amico. infatti la maglietta non si è strappata”
“meno male… e pensi sia il caso di parlarne a tavola stasera?”
“assolutamente. lo hobbit è rimasto molto colpito”
“e cosa ha detto?”
“ha detto: è la mia prima rissa”.
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welcome back
alle 7,05 di stamane atterrava a milano, dopo un volo sydney-abu dhabi-abu dhabi-malpensa.
alle 8,45 armeggiava invano, confuso ma euforico, alla serratura dell’elasti-casa.
alle 9,00 dichiarava che stava benissimo, che era sveglio come un grillo, nonostante 24 ore insonni di volo, e che era pronto a cambiare il pannolino pieno di cacca dello hobbit piccolo.
alle 9,30 distribuiva regali (3 magliette, un boomerang – ribattezzato bungalalà dallo hobbit piccolo -, un piccolo canguro semovente benché fortunatamente inanimato e un paio di fantastiche pantofole di pecora per elasti).
alle 10,00 ascoltava shpalman perché elio e le storie tese sono la nuova ossessione dello hobbit di mezzo dopo marce scozzesi, canzoni di lotta sindacale americane, rino gaetano e la colonna sonora di kill bill, e le ossessioni vanno condivise.
alle 10,30 faceva una doccia, dopo ripetute elasti-sollecitazioni (“ma non sono sporco. profumo!” “lascia giudicare a chi è privo di jet lag se profumi. e poi ti prometto che dopo la doccia sarai un uomo felice” “mo’. che donna pallosa”)
alle 11,30 cadeva addormentato nel mezzo di una partita a tombola degli animali con i tre hobbit.
alle 13,00 ricompariva barcollante in cucina per mangiare polpette al sugo.
alle 14,30 rifiutava il caffè e si accasciava nuovamente sul divano, biascicando di svegliarlo dopo 10 minuti.
alle 16,30 esclamava “ho dormito cinque minuti” e chiedeva dove fosse l’armamentario dell’artigiano birraio casalingo.
alle 17,00 sanificava gli attrezzi, metteva a bollire pentoloni di acqua e avviava la produzione della australian lager (“adesso? tu sei completamente pazzo!” “ma no dai, è il giorno perfetto, fuori sta anche piovendo…”) e raccontava a elastigirl le prodezze australiane (“è andata benissimo, ho lavorato tantissimo e un tizio simpatico mi ha detto che aprono una posizione all’università di sydney” “perché non valutare un pendolarismo milano-sydney?”)
alle 19,00 concludeva la prima fase della produzione e preparava il bagno agli hobbit esclamando “penso a tutto io!”
alle 20,30, dopo avere cenato, guardando l’appassionante giulietta e gnomeo, collassava, riverso tra gli hobbit.
adesso gli hobbit dormono e lui è ancora lì, davanti ai titoli di coda di giulietta e gnomeo.
lì con te
“pronto?”
“ti ho stanato finalmente!”
“ma no, elasti… è che… sto lavorando tantissimo e ora non posso…”
“ho capito tutto. è lì con te!”
“sì. sono a pezzi. non dormiamo da due notti”
“tanto lo so che in fondo sei contento. perché voi due siete uguali. fanatici pazzi uguali. una fazza una razza. lo dici pure tu che tra voi pugliesi e loro ci sono affinità pazzesche, no?”
“be’, in effetti stiamo procedendo alla grandissima…”
“tristoni malati che non siete altro. quando se ne va?”
“non lo so, non gliel’ho chiesto, siamo troppo concentrati. ah, ti saluta. ora scusa, ma eravamo proprio nel mezzo di un ragionamento…”
“già, immagino. divertitevi”.
mister incredible ha un rapporto molto conflittuale con il telefonino. lo lascia spento, lo dimentica a milano quando è a londra, a londra quando è a milano e in aereo quando si ricorda di trasferirlo da una città all’altra. non ricarica mai la scheda sim e per questo, in caso di necessità, fa delle pietose chiamate a carico del destinatario a elastigirl che pensava che la suggestiva esperienza delle collect call si fosse per lei esaurita nell’estate nel 1986 durante una uggiosa vacanza studio sull’isola di wight.
localizzare mister i nello spazio è pertanto piuttosto difficile.
negli ultimi tre giorni lo è stato particolarmente.
negli ultimi tre giorni mister incredible è stato latitante come un ricercato, sfuggente come il boccino del quidditch di harry potter, introvabile come gli elastici per i capelli nell’elasti-casa.
le uniche tracce di lui sono state, rigorosamente via mail, un “arrivato-tuttokkei”, un “cià” e un “gli autobus con il uaifai sono mondiali”, tutte tra l’1 di notte e le 5 del mattino.
elastigirl si è interrogata, si è preoccupata, si è innervosita. poi, stasera, ha ricevuto un messaggio. “le murt’ del sushi”, diceva. ha capito e ha colto mister incredible in flagrante.
hiroshi, il fidanzato di mister incredible, giapponese economista marxista workaholic che vive in tuta e infradito, beve tè verde, mangia alga nori ed è estraneo al concetto di tempo libero, è andato a trovarlo a londra, da tokyo.
il problema
dopo quasi 18 anni di rapporto a distanza, fidanzamento, matrimonio e tre figli compresi, elastigirl ha capito alcune cose. il problema non è l’assenza, che per molti è addirittura il segreto degli amori duraturi, e forse non hanno tutti i torti. il problema non è nemmeno la presenza che si porta con sé i reciproci calzini sporchi, le maniacalità incrociate per l’ordine e il disordine, il lato deteriore della quotidianità, l’invasione gradita e sgradita degli spazi.
perché l’assenza, con i suoi languori, la sua vertigine di indipendenza, i suoi vuoti silenziosi, è una condizione suggestiva, di attesa e trepidazione. l’assenza, a guardarla bene, se non dura troppo (quanto è troppo? quattro giorni? tre settimane? tre mesi? elastigirl non l’ha ancora capito. forse tra altri 18 anni lo saprà), non è affatto male.
perché la presenza, nonostante i fantasmi del calzino infestante e della follia individuale (“chiudi la finestra? ho freddo” “no, il freddo tempra” “ma fuori ci sono meno 7 gradi!” “appunto, ci tempriamo”. “cos’è questa palla?” i vestiti che avevo oggi, perché?” “piegare mai?” “non ne vedo l’utilità” “mo’, sei proprio un debito” “solo un economista triste usa il sostantivo ‘debito’ per insultare qualcuno”) è fatta di riti festosi, di condivisione e complicità, di risate al buio, di sostegno e di chiacchiere, di turni e i turni sono un segno di civilità e rispetto. la presenza, a guardarla bene, è una fantastica invenzione.
il problema è quello che ci sta in mezzo, tra la presenza e l’assenza. il problema è la zona grigia della partenza. il problema è il cambiamento, il passaggio da uno stato all’altro.
quella cosa lì, quell’area vischiosa di bagagli e cattivo umore, fa talmente schifo che non ci si abitua, nemmeno dopo 18 anni.
per questo questa sera, mentre mister incredible apre le finestre e infila i calzini bucati in valigia, pronto per partire domattina all’alba dopo tre, dico tre, settimane casalinghe, elastigirl è di pessimo umore, vorrebbe sbattere fortissimo la testa contro il muro e coprire di insulti il primo passante sotto il suo balcone, così, giusto per sfogarsi un po’.
si propr’ du iun’
ore 8.
“dai, sbrigatevi che è tardi”
BIP BIP
“è attè questo”
“sì, ho sentito”
“non vai?”
“ma no, ora finiamo di fare colazione”
BIP BIP
“di nuovo attè, elasti”
“grazie, mister i. ho sentito…”
“non vai?”
“sono solo messaggi…”
“be’, è il tuo compleanno. non vuoi vedere chi è?”
“guardo dopo”
“mo’. Che donna senza priscio ho sposato”
BIP BIP
“dai, hobbit grande vai a lavarti i denti che poi andiamo”
BIP BIP
“manco ora vai?”
“e va bene, vado… dov’è il mio telefonino?”
“sarà al posto suo, nella tua borsa…”
“mi pare strano, l’avevo lasciato in… boh”
“…”
“spiritoso!”
“perché mai?”
“mi hai mandato quattro sms di auguri! grazie”
“mpf”
“tutto a posto? mi sembri bello strano oggi. persino più del solito”
“è il tuo compleanno, no? almeno uno con un po’ di priscio in questa casa ci vuole”
“mettetevi le scarpe che andiamo”
MI SENTO SCOSSA UN PO’ NERVOSA AH, AGITATA AH. COSÌ LONTANO NON SON STATA MAI GIÀ RIPARTIREI UUOH. ACID-O ACID-A
“elastiiii! il tuo telefonoooo”
“sì arrivo… ehi, ma sei tu!”
“eddai che quando ti ho conosciuta eri mòòòlto più sveglia!”
“ma cosa…?”
MI SENTO SCOSSA, UN PO’ NERV
“io sarò anche rinscemita ma tu sei completamente di fuori! cosa continui a fare lo stalker con il mio telefonino la mattina quando dobbiamo uscire?”
“dov’era il telefonino??? dove????”
“dentro la mia borsa”
“e allora si propr’ du iun’!”
“mammaaaa! ma non ci vedi?”.
ebbene sì, elastigirl è proprio dell’uno. l’argutissimo mister incredibile stamane all’alba ha messo i regali per lei dentro la borsa, convinto che sarebbe stato sufficiente un sms alle 8 del mattino per farglieli scoprire. l’aveva decisamente sopravvalutata.
espiazioni
mister incredible è tornato ieri sera, alle 22.
- dalle 22 all’1 è stato ragguagliato da elastigirl su tutto ciò che era successo nei dieci giorni di assenza, dettagli insulsi intenzionalmente compresi (rumore di astronave al decollo del programma risparmio-energia della lavastoviglie, inclinazione al morso dello hobbit piccolo, particolari splatter del virus hobbit, passi e musiche della coreografia del corso di step per over 65 della palestra di quartiere, desiderio incoercibile di un tablet, batteria scarica della macchina per colpa dello hobbit piccolo e della sua mania di schiacciare interruttori a caso e di nascosto, commenti su 10 giorni di politica/economia/attualità, recensione dell’ultimo libro letto e dell’ultimo film visto in dvd con gli hobbit, varie ed eventuali)
- dall’1 alle 6 ha dormito
- alle 6,05 è stato raggiunto dal suo discepolo adorante, nonché logorroico pupillo, hobbit di mezzo che si è infilato nel lettone e, per l’euforia del rientro paterno, ha parlato ininterrottamente fino alle 7,15 ora in cui è suonata la sveglia ed elastigirl ha comunicato che, dovendo lei iniziare a lavorare alle 10,30, poteva dormire almeno fino alle 9. “quindi per cortesia adesso lasciatemi qui da sola. tu mister i prepari i tre, fai far loro colazione e portali a scuola. se, quando torni a casa, fai il caffè sono contenta”.
- dalle 10,30 alle 19,40 è stato fuori dall’elasti-radar. di lui tuttavia si sa che ha recuperato dai vicini le pinze, ha resuscitato la batteria scarica e, per ricaricarla, ha girato senza meta, come un disperato, per le strade di milano nord, ha preparato un sugo di pomodori, ha messo l’acqua a bollire e ha buttato la pasta.
- alle 20 elastigirl ha esclamato: “che puzza! il piccolo deve avere fatto un sacco di cacca” e lui ha risposto “lo cambio subito”, facendo seguire i fatti alle parole e consegnando l’adorabile duenne morsicatore, lindo e profumato, alla sua mamma che, dopo la quotidiana seduta di amoreggiamento selvaggio e clandestino al buio, lo ha messo a letto.
- alle 20,30 ha visto mezz’ora di harry potter 4 con i due hobbit ancora svegli mentre elastigirl si concedeva un’interminabile doccia.
- alle 21,00 ha messo a letto il primo e il secondogenito mentre elastigirl si spalmava crema idratante allo zucchero di canna .
- alle 21,10 ha chiesto: “posso fare qualcosa per te, amore?”
il senso di colpa maschile è un fenomeno raro e virtuoso che va coltivato come una piantina preziosa.
ti richiamo io quando ho tempo
mister incredible è rientrato a londra dal giappone, dal suo convegno e da quattro giorni roventi, a base di infradito, tè verde e alga nori, con il suo amatissimo e stimatissimo collega, nonché probabile fidanzato, hiroshi.
“è tornato dal giappone papà?”
“sì! all’ora di pranzo mi ha mandato un messaggio per dirmi che sarebbe arrivato a casa a londra nel pomeriggio”
“e a casa nostra quando viene?”
“tra tre giorni”
“mmmh. oggi è il giorno zero?”
“sì. domani è lunedì ed è il giorno uno, poi c’è martedì che è il due e mercoledì, che è il giorno tre, lui arriverà, di sera”
“quando dormiamo?”
“sì, quando dormiamo”
“che noia!”
“dai, manca pochissimo”
“devo chiamarlo. è a casa adesso?”
“forse sì. prova”
“mi dai il numero?”
“pronto? papà sono io, lo hobbit di mezzo, il più medio del mondo. la mamma mi ha raccontato tutto quello che hai fatto in giappone. mi ha detto che durante la lezione… sì va be’ la conferenza, è uguale, durante la lezione eri stanchissimo e ti sei addormentato e mentre dormivi facevi dei versi come HAEHAE fortissimo e ti svegliavi per colpa del tuo rumore e siccome ti vergognavi tossivi un po’ così i tuoi vicini credevano che avevi la tosse e che eri sveglio. ma io sono sicuro che in verità i vicini pensavano che eri un pazzo. meno male che il maestro non ti ha sentito altrimenti chissà che scenata ti faceva… ah, non c’era il maestro. ma qualcuno parlava, no? una specie di maestro diciamo. nel frattempo, mentre tu tossivi per finta in giappone, lo hobbit grande si è ammalato, poi è guarito e mi sono ammalato io. sì. ho la febbre e male a tutto il corpo. no, il piccolo sta benissimo. ha messo tutti i tuoi tappi, per tappare la tua birra, dentro una scatola. perché la mamma diceva che nel cassetto delle posate davano fastidio. e adesso lui dice ‘tappi miei’ e ogni tanto gli misura la febbre mettendo il termometro in mezzo ai tappi. bimba, la sua bambola preferita, c’è sempre anche se a volte sono un po’ in crisi e lui la sbatte per terra. ah! ho chiamato tua madre. sì, la nonna. cioè tua madre. e ho mangiato da tua suocera. sì, l’altra nonna, cioè tua suocera. però adesso devo andare. ciao. ti richiamo io quando ho tempo”. click.
“simpatico, però”
“chi?”
“tuo marito”
“il papà vorrai dire”
“sì, il papà, cioè tuo marito”.
PS DI SERVIZIO: martedì 20 marzo alle 18 elastigirl presenterà, insieme a cristina tajani, maria luisa agnese, ilaria d’amico e all’autrice, il libro “o i figli o il lavoro” di chiara valentini alla feltrinelli di piazza duomo a milano.
un po’ confusa
mister i, a londra da tre giorni, partirà domattina per tokyo dove incontrerà il suo collega workaholic, oltre che fidanzato giapponese, hiroshi. poiché, ogni volta che lui programma un viaggio a tokyo, si scatena l’inferno sismico e tsunamico, probabilmente, non appena metterà piede sul suolo nipponico, apporranno il timbro “ospite-non-gradito-grazie” sul suo passaporto e gli diranno di spiegare la sua forza distruttrice in altri lidi, preferibilmente disabitati.
“hai sentito? un terremoto e un allarme tsunami in giappone”
“ma non è possibile. l’anno scorso hanno annullato la conferenza per lo tsunami e adesso che l’hanno organizzata di nuovo…”
“secondo me non devi partire”
“non posso, poveracci. già l’anno scorso li ho bidonati”
“non li hai bidonati. avevano semplicemente problemi più grossi della tua venuta, che pure non è da sottovalutare”
“va be’, comunque hiroshi mi aspetta e non posso fargli questa scortesia”
“tu sei completamente pazzo”.
lo hobbit grande, da tre giorni, passa più tempo in bagno che altrove. dalla scorsa notte ha anche il febbrone.
lo hobbit di mezzo invidia moltissimo il virus fraterno, ha deciso che da ieri si chiama rospù (“chi è?” “un mendicante ladro e orrendo”) e canta “il mio pisello è troppo bello”.
lo hobbit piccolo balla a tempo, sulle note de “il mio pisello è troppo bello”, quando non azzanna le coetanee che attentano alla virtù di bimba, la bambola del cuore.
elastigirl legge un libro dal titolo “o i figli o il lavoro”, prepara quintali di riso in bianco che viene schifato, sogna una casa più grande con un au pair giamaicano dentro ed è un po’ confusa.
nemmeno per sogno
“vado in giappone”
“quanto starai via?”
“in tutto dieci giorni”
“vai dal tuo fidanzato hiroshi?”
“non fare la scema. esattamente un anno fa sarei dovuto andare per una conferenza, non so se ti ricordi. poi ci fu il terremoto e saltò tutto”
“certo che mi ricordo. mi ricordo di quando tu eri pronto a salire sull’aereo, il giorno dopo lo tzunami, con il disastro nucleare incombente, e ti trattenne solo il buon senso dei giapponesi che annullarono la conferenza”
“brava. ora mi hanno invitato, dopo un anno. ti pare che posso declinare?”
“certo che no. fai bene ad andare. senza contare che c’è anche il tuo fidanzato”
“smettila. hiroshi è un mio collega e un caro amico”
“hiroshi è l’unico uomo al mondo capace come te di lavorare 72 ore ininterrottamente, bevendo solo tè verde e mangiando alga nori lui e cicorie tu. hiroshi è colui che ti ha convinto che pugliesi e giapponesi-una fazza una razza. hiroshi passa intere giornate a recitare formule matematiche e marxiste con te su skype. hiroshi ti trascina al sushi bar, cosa che io non sono mai riuscita a fare in 18 anni al tuo fianco. hiroshi sarebbe il padre dei tuoi figli, se non avessero già una madre”
“sei gelosa?”
“nemmeno per sogno”.
non me lo avevi mai detto
“cosa stai facendo?”
“sto mettendo ordine tra le fotografie digitali. devo ancora selezionare e stampare tutte quelle del 2011…”
“no! non così veloce. torna indietro… più avanti… ecco. ferma!”
“cosa c’è in questa fotografia di interessante?”
“come cosa c’è?”
“…”
“vigliacca! non me lo avevi mai detto… tu non hai mai avuto il coraggio di dirmelo!”
“cosa?!”
“non me l’hai mai detto ma io adesso ho le prove…”
“mister i, va bene barese, va bene economista, va bene marxista, va bene birraio… pazzo no, però. di cosa hai le prove?”
“della mia chierica”
“non hai la chierica!”
“sì, guarda. in testa! si vede benissimo in questa foto. sto diventando pelato! non posso crederci. e nessuno, nessuno mi aveva avvertito!”
“non stai diventando pelato. semplicemente non hai più i capelli a panettone di un tempo. il che non è nemmeno un male…”
“mannaggia a tutti voi che sapevate. l’unico trimone che non sapeva niente ero io…”
“smettila di agitarti”
“io comunque vi frego. a te e alla chierica”
“e cosa fai per fregare me e la chierica che non hai?”
“vedrete. vedrete, villacchione che non siete altro!”.
