c’è qualcosa che non va

stamane elastigirl, mentre si abissava nella metropolitana, ha incontrato A, la mamma di L, un amico dello hobbit grande.
A era stanca, aveva le occhiaie e lo sguardo spento.
A è alta ed elegante. è una super dirigente di una super multinazionale.
A ha due bambini.
"come sta il piccolo L?", chiede elastigirl.
"L è inquieto, è infelice. fa cose strane all’asilo. cerca di farsi del male. la pediatra mi ha consigliato di portarlo da un neuropsichiatra infantile. il neuropsichiatra infantile mi ha detto che L ha bisogno della sua mamma", racconta A.
"e tu?"
"io lavoro come una pazza. nella super multinazionale se sei donna hai il segno meno davanti, se hai dei figli sei una fallita. nella super multinazionale ti umiliano, ti maltrattano e devi sempre lottare. io non ce la faccio più".

stamane elastigirl ha cambiato idea e ha preso il tram. in metropolitana si sentiva soffocare.

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interventismo e dilemmi

stamane, mentre elastigirl attendeva con ansia il bilancio 2006/2007 di mediobanca, è arrivato un sms del cognato, quello che si firma ‘zio scemo con l’orecchino al naso’.

"sono in treno. davanti a me mamma nazista. non fa manco respirare i figli. che faccio, elasti? intervengo?"

- risposta a. "intervieni. stroppiala di mazzate. portale via i bambini e venite tutti qui da noi a wisteria a giocare, che tanto uno in più uno in meno non fa la differenza"

- risposta b. "intervieni seducendola. fanne la tua schiava e quando lei non sarà più in grado di intendere e di volere toglile la patria potestà"

- risposta c. "non intervenire. le mamme hanno sempre ragione e sanno sempre cosa è meglio per le loro creaturine"

- risposta d. "non intervenire. non puoi. a meno che la nazista non li prenda a randellate davanti ai tuoi occhi"

"uahhhhh! è arrivato è arrivato! uahhhhh! presto presto presto! elasti corri!!! dov’è l’utile? dov’è il dividendo? dove sei tu?". era miss J, paonazza.
è arrivato il bilancio 2006/2007 di mediobanca e elastigirl non ha avuto il tempo di trovare la risposta giusta.

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mater dolorosa in bocca al lupo

“ciao… domani partiamo”, dice mater dolorosa a elastigirl, con voce rotta.
“ci rivediamo l’estate prossima?”

“non so. mio figlio ha gli spasmi affettivi e sviene appena mi allontano, mia figlia rifiuta l’asilo, io odio i miei cognati e mia suocera, sono offesa con le mie sorelle e sono profondamente in crisi con mio marito”, spiega con un filo di voce.

“mi dispiace…”

“già. sto malissimo e da qualche mese ho smesso di dormire. del resto quando dormi in un letto con un marito che odi e due figli che ti sfiniscono è il minimo che possa succedere”

elastigirl tace, di fronte a tanto scoramento. mater dolorosa è proprio infelice.

“elasti… posso confidarti una cosa?”

“certo”

“ho bisogno di un’amica. di un’amica a cui volere bene, di un’amica da abbracciare, di un’amica con cui piangere, di un’amica di cui innamorarmi”, dice in un sussurro, mentre toglie minuscoli granelli di sabbia dalla spalla di elastigirl.

mater dolorosa forse, tempo fa, ha sbagliato strada. ha sbagliato a sposare quel marito spilungone con quell’enorme naso, ha sbagliato a fare dei bambini che sembrano schiacciarla, ha sbagliato a inghiottire suocera, cognati, sorelle che la soffocano.

forse è troppo tardi, forse no.

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cuore di mamma

mater dolorosa, signora dolente e afflitta che mette quotidianamente a parte elastigirl delle indicibili fatiche di madre in vacanza, oggi era di buon umore.
“vorrei raccontarti delle sofferenze inumane del parto”, ha detto, dondolandosi avanti e indietro sulla battigia, con il suo nano piagnucoloso in braccio.

“prego, fai pure”, ha risposto elastigirl, immersa nella lettura della pirotecnica vita erotica di rupert everett.

dopo una estenuante cronaca di travaglio, dilatazioni, spinte e dolori inumani, “quando è uscito, filippo era un mostro: aveva un enorme naso e un enorme pisello”, ha concluso mater dolorosa.

il vendicativo filippo, nel frattempo, ha fatto la cacca, addosso alla sua mamma.

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cattivi sentimenti in spiaggia

in spiaggia.

un piccolo hobbit barcollante si avvicina con sguardo lubrico a un secchiello non suo e allunga la sua mano grassoccia.

il proprietario dell’oggetto del desiderio è un nano biondo con un pannolino impregnato di sabbia, acqua di mare e forse molto altro.

il nano biondo sta addentando un bombolone e se ne fotte del suo secchiello.

la madre del nano biondo, un’ossuta signora con occhiali da mosca, afferra il secchiello, lesta come una faina, e lo nasconde al piccolo hobbit che la guarda interrogativo.

“insomma, edoardo! se non impari a dire ‘è mio’ gli altri bambini continueranno a rubarti i giochi”, dice la mosca al biondino, mentre ripone il secchiello in un sacco.

 

elastigirl nei successivi 10 secondi valuta il da farsi:

 

1. spiegare alla signora che la proprietà privata è un furto e che quando ci sarà la rivoluzione per quelle come lei non ci sarà spazio

 

2. prendere la pala di ferro dello hobbit grande e massacrare la signora e i suoi occhiali da mosca a palettate

 

3. seppellire quella stronza sotto una valanga di insulti volgarissimi

 

4. prendere lo hobbit per mano e andarsene con sprezzante signorilità, per poi tormentarsi per il resto della giornata pensando a tutto quello che si sarebbe potuto dire e fare e non si è né detto né fatto.

 

naturalmente elastigirl, rabbiosa come una iena ma repressa fino al midollo, ha optato per l’opzione 4 e ancora adesso si rode.

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mater dolorosa

mater dolorosa si trascina stancamente sulla spiaggia, pallida come un cencio.
spesso sospira e di tanto in tanto geme.
sarebbe molto bella se non fosse tanto afflitta.
ha una bimba con le trecce e il costume rosa e un bimbo con il dito in bocca e lo sguardo imbronciato.
ha un marito alto e allampanato che gioca senza requie con i suoi figli.
mater dolorosa sulla battigia si è avvicinata a elastigirl.
“è durissima, vero?”, le ha sussurrato guardando il mare.
“scusa?”, ha domandato elastigirl senza capire.
“i figli, il lavoro, la casa, le vacanze, la suocera, la sabbia che si appiccica ai piedi. è durissima, vero?”, ha spiegato in un lamento monocorde.
“a volte, effettivamente…”, ha balbettato elasti-accondiscendente.
da quel momento mater dolorosa ha deciso che lei e elastigirl sono amiche del cuore, sorelle di sventura, unite nel martirio.
elastigirl forse da domani cambierà spiaggia.
 
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materne lucidità

"mamma! lo hobbit piccolo oggi ha inziato a camminare!", dice elastigirl garrula, parlando al telefono con nonna J.
"ah! precoce"
"beh, insomma, ha 13 mesi. direi normale"
"già normale… strano che non parli ancora", la nonna sembra delusa.
"come no, certo che parla. dice tè per treno e telefono, dice buà per acqua, mamma per mamma e pappa per pappa. le cose fondamentali, insomma", risponde elasti-piccata.
"sarà che io sono abituata a te che a 7 mesi dicevi ‘mamma, vorrei un bicchiere di latte per cortesia’…"
"mamma, ma cosa dici??? non è possibile"
"certo che è possibile. sei mia figlia, no? certe cose me le ricordo"
elastigirl vorrebbe riportare alla ragione nonna J.
poi si ricorda che super W la super suocera racconta che mister incredible a nove mesi aveva rifiutato il pannolino per convertirsi al più pratico e igienico vasino e che a tre anni, dopo la quotidiana lettura del giornale, chiese "papà, mi spieghi esattamente cos’è lo scandalo italcasse?".
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festa dei nani ovvero il lato oscuro del natale

festa di natale della scuola materna. davanti a una platea di centinaia di genitori, fratelli, zii e nonni la dirigente scolastica con la criniera leonina presenta l’esaltante programma del pomeriggio.
fase  1: i piccoli  tesori ci faranno un bellissimo regalo
fase 2: i genitori dovranno ricambiare il bellissimo regalo facendo delle cose non meglio precisate
fase 3: stanchi ma felici ci potremo rimpinzare di merenda
dietro la criniera leonina, una casetta di lenzuola. dietro la casetta di lenzuola silenzio tombale. dei nani nessuna traccia.
la tensione è a mille. trepidiamo seduti su scomodissime microsedie. tutto tace. per scaricare lo stress mia madre insulta la bimbetta di fianco a lei, colpevole di avere tenuto il posto al suo papà con uno zaino delle dimensioni di una cassapanca. se lo spettacolo non inizia mia madre schiaffeggerà la piccola. faccio finta di non conoscerla.
inizia la fase 1. parte jingle bells, a palla. sembra di essere ad un rave.
uno a uno, 60, dico 60, nani escono da dietro il lenzuolo e si dispongono graziosamente davanti a noi.
mentre aspetto che si palesi il mio hobbit, mi calo di colpo nello spirito natalizio. tutto è meraviglioso.
le maestre sono fate, le perfide bidelle sono elfi dei boschi, i nani sono creature celestiali.
ho l’occhio lucido e deglutisco in continuazione.
il mio hobbit esce per ultimo. si siede di fianco ai suoi compagni.
i bambini cantano felici e ispirati. lo hobbit si prende la testa tra le mani. lo guardo con orgoglio e penso che faccia parte della performance natalizia. penso che l’interpretazione del bambino triste è perfetta. penso che il mio nano è un attore fantastico.
il bambino triste diventa un bambino disperato. inizia a urlare tra le lacrime che vuole la mamma. intorno a lui è tutto un armonioso ondeggiare e un felice cantare.
"chi è la mamma del bambino disperato?" chiedono a gran voce dalla prima fila.
mi alzo, mi infilo tra i nani canterini, raccolgo con il cucchiaino lo hobbit piangente e ci accomodiamo avvinghiati sulla microsedia.
"ma dai, ma un maschio come te? ma cosa piangi? guarda gli altri bambini come sono belli e guarda tu come sei brutto quando piangi" dice affabile la mamma di a.p.
"chiudi quella ciabatta e guarda quel mostro di tua figlia che sembra la rana dalla bocca larga quando bercia nel coro" vorrei dire ma non dico.
il nano continuerà a singhiozzare fino alla fine della perfomance.
la fase 2 prevede che i genitori insieme ai figli esprimano il loro estro creando piccole opere artistiche con materiali di riciclo messi generosamente a disposizione.
sembra che gli altri genitori nella vita non facciano altro. usano colla, tempere, cartoncini, bottoni e fagioli con una maestria inquietante. si materializzano angeli volanti fatti con  carta igienica, vagoni e locomotiva  fumante fatti con bicchieri di plastica, volti di bambini fatti con bottoni. man mano le opere d’arte vengono esposte.
nella mezz’ora a loro disposizione elastigirl, mr incredible, la nonna j e lo hobbit partoriscono una spada senza elsa né punta che occhi non esperti potrebbero scambiare per un semplice rotolo di scottex dipinto di blu.
nella fase 3 si deve solo mangiare. lo hobbit grande ritrova la serenità e si ingozza felice di schifezze immonde. io anche, per scaricare la tensione.

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mission impossible?

la mia amica p è single.
la mia amica p ha un bambino piccolo.
la mia amica p ha una vita complicata.
"detesto chiedere aiuto. detesto che le persone che ti aiutano si sentano legittimate a decidere per te. detesto delegare. detesto lasciare il piccolo ad altri. detesto mia mamma, mia sorella. detesto il mondo"
"p, tu hai bisogno di un fidanzato"
"no. la mia vita è già zeppa di orpelli"
"p, un fidanzato non è un orpello, è una cosa bella. te lo trovo io"
"non ho bisogno di un fidanzato. ho bisogno di uno che mi dia dei soldi e non rompa le palle"
"tranquilla p, ci penso io"

e adesso?

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antropologia e mamme

L’operazione INSERIMENTO alla scuola materna procede, sempre in dosi omeopatiche ma procede. stamattina ho accompagnato Luca all’orario normale dei bambini già inseriti.
Antropologicamente parlando è stata una esperienza istruttiva. Le mamme di stamattina si dividevano in:

A. mamma casalingamahodafare, mollo il pupo e vado al corso di cardiobike che sento già che il gluteo mi si affloscia

B. mamma  antroposoficabiodinamica secondo cui i bambini devono crescere in modo organico e naturale, come l’erba. Di solito hanno figli totalmente fuori controllo, capaci di emettere ultrasuoni, un po’ puzzoni ma liberi. ("Forte quello!" ha esclamato stamane Luca vedendo una piccola scimmia impazzita che si dimenava urlando tra le braccia della madre che inspirava e espirava ignorandolo)

C. mamma manager. vaffanculo sono in ritardo e devo perdere il mio tempo in questo posto di merda, domani ci viene la tata.

Come mi capita nella blogosfera, mi sento disadattata pure qui, ma troverò anche io la mia strada


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