elastigirl e gli hobbit sono su una spiaggia in riva al fiume, nella città di A.
sono soli. lo hobbit grande e il piccolo sono impegnati nella costruzione di una diga per vermi, il microbbit mangia la sabbia, elastigirl cerca invano di impedirglielo.
ognuno è assorto nella propria attività.
arriva una mamma con due bambini, un maschio e una femmina, stende un’enorme coperta impermeabile sulla sabbia, scatenando l’elasti-invidia perché anche lei vorrebbe la coperta impermeabile invece dello straccetto fangoso portato dall’italia per risparmiare spazio, e distribuisce psichedeliche barrette snack color melanzana fosforescente, scatenando l’invidia hobbit perché anche loro vorrebbero merende colorate e trasgressive invece dei tristissimi crackers-e-frutta propinati da una madre priva di fantasia.
ingurgitata la barretta, il bambino maschio si avvicina agli hobbit e si unisce alla costruzione dell’opera ingegneristica per invertebrati.
la mamma guarda il microbbit, elastigirl guarda la bambina femmina che ha messo i piedi nell’acqua.
la spiaggia è piccola, sabbiosa e, data l’elevata densità di nani sotto gli otto anni, stranamente silenziosa.
l’acqua del fiume è gelida, piuttosto bassa, fatta eccezione per un avvallamento a pochi metri dalla spiaggia.
la bambina ha circa quattro anni, l’età dello hobbit piccolo, e procede nell’acqua in direzione dell’avvallamento, guardando davanti a sè, senza curarsi di nessuno, come un automa.
"temo che lì l’acqua diventi profonda", dice elastigirl, mesmerizzata dall’inesorabile incedere della piccoletta, ormai immersa fino al petto.
la madre distoglie lo sguardo dal microbbit, si volta verso la figlia e resta lì, seduta, cingendo con le braccia le gambe piegate contro il petto, incuriosita come se stesse guardando un documentario sulla fauna anfibia della città di A.
la bambina è nell’acqua fino al collo, rallenta un po’, ma continua a camminare.
gli hobbit e il bambino maschio hanno interrotto il loro gioco e guardano quella testa bionda che emerge al centro del fiume.
la madre non si muove, elastigirl viene colta dal panico, si alza di scatto e fa per buttarsi nell’acqua, completamente vestita.
"ferma, è tutto sotto controllo", dice la mamma che si solleva lentamente.
la bambina ha l’acqua al mento, poi alla bocca, dopo al naso e continua ad avanzare, come per inerzia.
la mamma entra nell’acqua con falcate decise ma prive dell’isteria che ci si aspetterebbe di fronte a una bambina che scompare nel fiume e che elastigirl tenta di reprimere.
la testa bionda non c’è più, la mamma si tuffa e la ripesca. "vedi, sweetie pie, questo ti dimostra che non devi andare nell’acqua alta senza un adulto", le dice con voce sudente.
"farsi prendere dal panico non serve a niente. bisogna mantenere il sangue freddo. e lei deve conoscere i suoi limiti", sentenzia redarguendo elastigirl e tenendo in braccio la bambina, tremante, stralunata ma complessivamente serena.
"ti rendi conto, mister incredible??? quella la stava lasciando annegare! non puoi immaginarti cosa sia vedere un bambino che glu glu glu affonda nell’acqua"
"ma alla fine non è successo nulla e la mamma era lì"
"sì, era lì, ma non ha fatto niente finché la bambina non è andata giù!"
"aveva la situazione sotto controllo?"
"credo di sì ma ha lasciato che la piccoletta provasse l’ebbrezza dell’annegamento"
"e si è spaventata la bambina?"
"e che ne so? no, non credo. non piangeva almeno. magari avrà dei buchi nell’anima dopo questa simpatica esperienza. in compenso io resterò di certo traumatizzata per la vita. questi sono pazzi, pazzi!"
"non sono pazzi, sono americani. hanno un altro approccio educativo, diverso dal nostro. non anticipano, come faremmo noi. intervengono solo nel momento del bisogno"
"sono criminali pazzi"
"tu sei ansiosa e italiana"
forse mister incredible ha ragione, forse siamo noi che sbagliamo prevenendo ogni trauma e impedendo ai nostri figli la sperimentazione kamikaze. elastigirl non è convinta ma vorrebbe molto avere pareri terzi.