vuoi giocare?

il post (piccolo)
"vuoi zocare? ecco – vedi? – questi sono i due personazzi, uno per te e uno per me. ora possiamo zocare. però prima ti devo spiegare. con questi due si zoca così: o fanno la guerra o fanno sesso. cosa preferisci?"

il ps (detto anche excusatio non petita)
questo è un periodo un po' impegnativo per elastigirl. ha deciso di fare una cosa a cui pensava da tanti anni ma non aveva mai avuto l'occasione/le energie/il tempo: frequentare una scuola di scrittura creativa. ogni giovedì sera, per tre ore, per quasi tre mesi, compiti a casa compresi. finirà a inizio gennaio. nel frattempo siate indulgenti in caso di latitanze o perdita di colpi.

il pps (detto anche ansia da prestazioni saltami addosso)
martedì, 25 ottobre, alle 18,30, alla feltrinelli di piazza piemonte a milano, elasti presenterà libro e film  'quando la notte'. ci saranno cristina comencini, claudia pandolfi e filippo timi.

il ppps autocensorio
ora basta e vai a lavorare.

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nati per leggere

"pensavo che questa sera potremmo cominciare a leggere un libro nuovo"

"e se ci vedessimo un bel film invece?"

"niente film. oggi leggiamo. vi do tre possibilità. quale di questi tre libri vi ispira di più?"

"questo"

"anche per me, questo"

"avete scelto lo stesso libro?! non sono necessarie la conta, le urla, le mazzate? non è mai successo da quando ci conosciamo… state diventando grandi!"

"io mi siedo da questa parte!"

"no! io mi siedo da questa parte!"

"neanche per sogno. questa parte è la mia!"

"nooooo! ahi! smettila"

tunf tong splat

"ragazzi, basta! siete uno alla mia destra e uno alla mia sinistra. qual è il problema?"

"il tuo lato destro è meglio!"

"meglio?! e perché mai? i miei lati sono uguali"

"appunto, sono uguali. quindi io sto a destra!"

"no! zi sto io questa sera. ieri zi sei stato tu"

"allora facciamo che questa sera ci stai tu e domani ci sta lui"

"uffa"

"dai leggi"

"vado: non so se tutte le sorelle nascono con occhi e orecchie speciali o se è capitato solo alle mie"

"uah uah uah!"

"perché ridi?"

"no, niente. mi fa ridere. non si può ridere in questa casa?"

"no, no è che… va be', tiremm innanz…"

"cos'hai detto?"

"ho detto tiremm innanz, è dialetto milanese. vuol dire andiamo avanti"

"perché parli in dialetto milanese adesso?"

"non parlo in dialetto, non lo so parlare. ho solo usato un'espressione così"

"ah, credevo…"

"perché non si va avanti?"

"ecco appunto, continuiamo: che orecchie ha grace!"

"chi è grace?"

"non so, sarà una sorella. sta parlando delle sorelle con occhi e orecchie speciali.."

"ma non ho capito. in che senso spezali?"

"se mi lasciate leggere capiamo tutto"

"non devi innervosirti, mamma"

"io non mi innervosisco ma di questo passo non arriviamo da nessuna parte!"

"…"

"e comunque ho chiesto solo per capire chi cavolo è questa grist"

"grace. si chiama grace non grist!"

"va be'. è lo stesso"

"riesce a sentire il rumore di uno spillo che cade. ma sono altri i rumori che catturano la sua attenzione: quelli dei fratelli…. Grace potrebbe essere di sotto a guardare la tv o a blaterare al cellulare con l'orrido gideon, eppure le sue orecch…"

"chi è gideon?"

"secondo te chi potrebbe essere?"

"per me il padre"

"ma no, scemo! sarà il fidanzato!"

"non dire scemo a tuo fratello!"

"…"

"quanti anni ha gideon?"

"non so. magari se andiamo avanti a leggere ce lo dice"

"chi ze lo dize?"

"il bambino che parla"

"come il bambino che parla?"

"il protagonista idiota!"

"la smetti di insultare lo hobbit di mezzo?"

"mi innervosisce, non ci posso fare niente"

"non zi sono le figure in questo libro?".

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nemesi

"non è possibile! c'è troppo disordine in questa stanza! non si può nemmeno camminare per quanti giochi ci sono. avete cinque minuti per mettere tutto in ordine"

"ma papà…"

"niente 'ma papà'. forza, veloci!"

"non è giusto! alcuni giocattoli li ha tirati fuori il microbbit e lui non ci aiuta per niente…"

"non dire bugie! i giochi del microbbit sono già stati messi tutti in ordine dalla mamma e da me"

"io mi lifiuto. non è zusto!"

"come hai detto? non è giusto?! allora facciamo così: appendo alla porta questo sacchetto e vi lascio cinque minuti. al termine dei cinque minuti qualsiasi gioco ancora sul pavimento finirà dentro il sacchetto e il sacchetto finirà nella spazzatura"

"ma…"

"e sapete che quando dico una cosa la faccio. avete ancora quattro minuti e mezzo. state perdendo tempo. la spazzatura aspetta…"

"sai cosa sei, papà? sai cosa sei?"

"cosa sono?"

"sei un fassista! un fassista e basta!"

"…"

"ehi, mister incredible… avresti mai detto che ti sarebbe capitato un giorno? tuo figlio ti ha dato del fascista… hai sentito?"

"le murt'! ho sentito sì"

ps di servizio:
domenica 30 gennaio alle 11,30 elastigirl presenterà, insieme a irene bernardini, nonsolodue, l'elasti-bis, alla libreria feltrinelli di corso buenos aires 33 a milano.
se verrete sarà contenta perché poche cose le mettono ansia più di una libreria vuota.

pps
per amor di simmetria domenica prossima, 23 gennaio alle 11,00 elastigirl presenterà il libro di irene bernardini, elogio di una donna normale, insieme all'autrice, a monza, alla libreria libri e libri, via italia 22.

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alienazione

"pronto"
"ciao elasti, scusa, sono qui in ufficio con il mio collega giapponese workaholic. è la nostra undicesima ora di lavoro consecutiva. ora forse andiamo a mangiare un merdoso sushi e poi ricominciamo"
"il sushi non è affatto merdoso, mister incredible"
"vuoi mettere la pasta al sugo? comunque ora non posso parlare"
"…"
"dai ci sentiamo dopo"
"no. adesso stai qui con me"
"è successo qualcosa?"
"sì. è maggio e c’è un tempo da schifo da settimane, sono chiusa in casa con il microbbit, fuori e dentro è umido e lei è morta"
"chi è morta?"
"lei. non poteva morire lui che è un deficiente? invece no, lei. bastardo di un autore. sadico, maschilista. e pure tu poi…"
"io? ma cosa ho fatto io?"
"me lo hai regalato"
"ah, ma stai parlando del libro che ho comprato per una sterlina all’aeroporto di stansted? quello che ti piaceva moltissimo?"
"già. cosa ti viene in mente di regalarmi un libro dove alla fine lei muore? bisogna essere malvagi!"
"ma cosa ne sapevo io? aveva delle recensioni fantastiche"
"sì, infatti è un libro fantastico. però lei muore. mi fanno schifo i libri in cui i simpatici muoiono. adesso mi butterei di sotto. solo che piove e poi mi bagno tutta"
"ora non esagerare. è solo un libro…"
"facile parlare per te che te ne stai lì a londra a scrivere formule econometriche con il marxista tokyoita in tuta da ginnastica che non conosce il concetto di tempo libero… facile per te… mentre qui la gente muore. e per giunta piove"
"senti elasti, ora non posso proprio parlare. comunque devi riprenderti. non va bene che ti riduca in questo stato per un libro… dai, ti chiamo appena mi libero del giapponese"
"non so se ti risponderò".

la maternità ha lati oscuri da non sottovalutare.

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librimperdibili

elastigirl e il microbbit dalle nove del mattino alle quattro del pomeriggio sono soli. a volte escono ma fuori fa freddo, piove e a casa si sta decisamente meglio.
lui dorme e mangia parecchio. elastigirl, strutturalmente inquieta, ipercinetica e un po’ nevrotica, sta imparando la lentezza. allatta il microbbit, cambia il microbbit, massaggia il microbbit, coccola il microbbit, guarda il microbbit fino al rimbecillimento, lava, stende e ripone i pannolini lavabili del microbbit e ancora resta un sacco di tempo libero. allora fa torte perché la rilassa e legge, legge più di quanto non sia riuscita a fare negli ultimi sei anni. legge per ore, immobile, sul divano, mentre il microbbit russa lì accanto o mangia, avvinghiato a lei come una piccola cozza aggrappata al suo scoglio.
elastigirl a questo punto ha urgente bisogno di librimperdibili: libri leggeri, libri mattoni, libri che "no! non dirmi che non l’hai letto!", libri utili e inutili, libri folgoranti, libri necessariamente belli.
ma soprattutto ha bisogno di elasti-lettori-amici che consiglino il loro librimperdibile, quello che hanno amato follemente, quello che si porterebbero sull’isola deserta insieme all’uomo o alla donna dei sogni se facessero naufragio, quello senza il quale la libreria di casa sarebbe vuota e triste.
lei prenderà nota di tutto, farà un grande acquisto online e, piano piano, li leggerà, fino a quando il microbbit e il congedo maternità glielo consentiranno.
grazie a tutti quelli che avranno voglia di lasciare qui sotto il titolo e l’autore del loro librimperdibile.

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la storia siamo noi

"cosa leggiamo questa sera?"

"mottlilia"

"il libro di mostrilia?"

"sì, dai"

ci sono due topi, pelorosso e pelogrigio che stanno chiacchierando sulla riva di un fiume. pelogrigio è convinto che i bambini di oggi siano tutti degli imbranati e dei rimbambiti e che non sappiano fare assolutamente niente. mentre discutono del rincitrullimento delle nuove generazioni, arrivano anna e andrea, due ragazzini che decidono di salire su una barca ormeggiata lì vicino.
pelogrigio, per metterli alla prova, taglia con i denti la corda che tiene legata la barca e anna e andrea finiscono in mezzo al fiume, alla deriva.
pelorosso è furibondo con il suo amico topo che si sta rendendo conto di avere fatto una vera idiozia.
la barca, spinta dalla corrente e dalle onde, approda sull’isola di mostrilia, chiamata così perché abitata da un orribile e gigantesco mostrillo che assomiglia un po’ a un drago e un po’ a un dinosauro e che comunque è cattivissimo.
i due piccoli naufraghi, intirizziti e impauriti, non si perdono d’animo e, un po’ aiutati, a loro insaputa, dai due topi, un po’ da soli, accendono un fuoco, pescano, cucinano e mangiano un pesce e costruiscono una capanna in cui si rifugiano quando arriva un violento temporale.
pelorosso e pelogrigio sono preoccupatissimi ma anche ammirati dalla capacità dei due bambini di provvedere a se stessi.
è notte e diluvia, anna e andrea si addormentano nella capanna, il mostrillo si avvicina affamato ma, grazie alla pioggia battente, non sente l’odore dei due bambini e si allontana ruggendo per la delusione.
i due topi sono terrorizzati perché sanno che, non appena smetterà di piovere, il mostrillo si accorgerà della presenza di anna e andrea e li divorerà in un sol boccone.
è l’alba, in sogno pelorosso e pelogrigio hanno detto ai due bambini che devono scappare immediatamente e loro sono pronti a partire con la barca. ma arriva il mostrillo assetato di sangue. anna e andrea si imbarcano, il mostrillo li insegue e sta per afferrare anna con i suoi artigli quando andrea fa una manovra velocissima, la barca sfugge al mostrillo che perde l’equilibrio e finisce con lo spaventoso muso nell’acqua.
anna e andrea tornano sani e salvi dai loro genitori. pelogrigio deve riconoscere che i bambini di oggi sono svegli e in gamba quanto quelli di ieri.

"sempe bella quetta mottlilia"

"già, la storia di mostrilia è proprio bella, hai ragione"

"la tolia siamo noi"

"siamo noi? in che senso, nano?"

"io sono pelolosso, mio flatello è peloglizo che ha baiato, tu sei anna e papà è andlea"  (= io sono pelorosso, il topo arguto, saggio e simpatico, mio fratello è pelogrigio, il trombone, provocatore, pieno di pregiudizi e combinaguai che alla fine però si rende conto degli errori, chiede scusa e torna sui suoi passi. anna sei tu e il suo amico-fidanzato andrea è papà)

"capisco. e il mostrillo chi è?"

"be’, è nolmale. il mottrillo è il flatellino in panza tua!" (= che domande sciocche, mamma. mi sembra evidente: il mostrillo, orrida creatura minacciosa e un po’ tonta, è il microbbit, al momento prigioniero nella tua pancia e quindi innocuo, ma presto tra noi, pronto a spiegare la sua potenza distruttrice contro voi due naufraghi poveracci).

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storie di orsi insonni

c’erano due orsi, uno grande e uno piccolo.
venne la sera e grande orso mise a letto piccolo orso nell’angolo buio della caverna. poi si accoccolò sulla poltrona orsa, vicino al caminetto, a leggere un libro, sugli orsi.
ma piccolo orso non riusciva a dormire.
"ho paura del buio tutto attorno", disse.
grande orso pensò che sì, effettivamente c’era troppo nero in quell’angolo buio della caverna, aprì l’armadio delle lampade e prese una lampada piccola piccola per rischiarare un po’ di quella oscurità paurosa.
"ora dormi", disse a piccolo orso e tornò sulla sua poltrona a leggere.
piccolo orso però si girava e rigirava nel letto.
"ho paura del buio tutto attorno", disse di nuovo.
la lampada era troppo piccola e la sua luce troppo fioca.
grande orso tornò all’armadio delle lampade e prese una lampada più grande, la posò sul comodino accanto all’altra e tornò, sospirando, a leggere il suo libro sugli orsi.
piccolo orso si agitava nel suo letto nell’angolo buio che non era più tanto buio ma gli faceva paura ugualmente.
sbuffando un po’, grande orso prese la lampada più grande dall’armadio delle lampade e la appese al soffitto della caverna così da illuminare tutto.
"ho paura del buio là fuori", disse dopo un po’ piccolo orso.
effettivamente là fuori dalla caverna orsa c’era un buio pesto ma non sarebbe bastato l’intero armadio delle lampade per rischiarare il nero della notte.
tuttavia grande orso prese piccolo orso per le zampe e lo portò fuori.
"fuori? ma io ho paura"
"non è il caso", rispose grande orso, prendendolo in braccio e mostrandogli la notte.
"ho portato per te la grande luna gialla e le stelle", disse a piccolo orso che però non ascoltava più perché si era addormentato, nel calore dell’abbraccio di grande orso.
così tornarono nella caverna orsa e grande orso si sedette sulla sua poltrona, con piccolo orso acciambellato sul suo petto, finì il suo libro sugli orsi e si addormentò.

letta la prima volta, la storia di grande orso e piccolo orso è struggente. le immagini di grande orso che accorre al letto di piccolo orso, aggiungendo ogni volta una lampada, evocano il tepore di casa, il papà che ognuno vorrebbe avere, le coccole, l’affetto, le rassicurazioni.
alla settantaquattresima volta che un nano moccoloso ti chiede "mamma, lééézzi osso dande osso piiiiito?" (= mamma, mi leggi la storia dei due orsi che soffrono di insonnia?), vorresti scaraventare la bestia grande, la bestia piccola, le loro lampade, la loro caverna e la loro insonnia giù dal balcone intimando loro di non ripresentarsi mai più al tuo cospetto.
al centoquarantaduesimo "mamma, lééézzi osso dande…", ti ricordi di eduardo estivill, il nazista catalano che ha costruito la sua gloria planetaria con un metodo rigoroso e implacabile per insegnare ai bambini a fare la nanna, un metodo che non ammette tentennamenti, cedimenti, indulgenze, un metodo che prevede che il piccolo riottoso impari l’autigestione del sonno a costo di sgolarsi inascoltato per ore tra le sbarre del suo lettino.
e pensi a come l’avrebbe raccontata lui, il pediatra sadico, questa innocente storiella:

ci sono un padre inetto e un figlio delinquente, come tutti i bambini in età prescolare, all’ora della nanna.
il padre, smidollato, è solo con il bambino. forse la madre, accortasi dell’inettitudine del padre e della propensione alla devianza del piccolo, è scappata con un medico, probabilmente catalano.
il bambino fa il furbo, dice di non riuscire a dormire per colpa del buio, una scusa idiota come un’altra per attirare l’attenzione di quel citrullo di un genitore.
il padre fa un errore madornale dopo l’altro, cedendo a ogni richiesta di quello sgorbio profittatore che arriva a domandare le luci stroboscopiche per illuminare uno squallido antro.
il padre perde così credibilità e dignità agli occhi del bambino e del mondo, sancendo irrimediabilmente la sua condizione di fallito.
il figlio ha imparato la protervia, l’arroganza e la prevaricazione. non ha più freni, barriere né limiti ed è pronto per finire in mezzo a una strada a spacciare o a sfruttare la prostituzione.

dopo una settimana di reclusione forzata a casa con gli hobbit, elastigirl, finalmente guarita dall’influenza, guarda la libreria dei nani con altri occhi.

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qual è la femmina?

"mamma, chi ti ha regalato questo librino?"
"degli amici"
"di cosa parla?"
"di due pinguini che si amano"
"ah. sono questi due?"
"già"
"e la femmina qual è?"
"non c’è la femmina, sono due pinguini maschi"
"allora sono amici"
"sono amici e anche di più. sono innamorati"
"vivono insieme?"
"sì, vivono insieme"
"adesso è tutto chiaro. raccontami la loro storia"
c’erano due pinguini con gli occhi tondi, come tuo fratello, un po’ cicciottelli e un po’ tristi. uno guardava sempre fuori dalla finestra, l’altro si riscaldava nel microonde il merluzzo con la besciamelle, pensa che schifezza. erano single, che vuol dire senza fidanzato, e avevano sempre la malinconia. persino quando andavano al cinema e tutti gli altri intorno ridevano, loro sospiravano e tiravano su col naso. poi un giorno sulle scale mobili si incontrarono e il loro mondo grigio si riempì di colori. capirono che erano innamorati e si fidanzarono: giocavano, viaggiavano, si facevano le coccole, ballavano, si mettevano la crema idratante sulla faccia, mangiavano tantissimi dolci e l’indomani facevano la dieta dimagrante.
un giorno decisero di farsi un regalo ma sbagliarono. "questo regalo fa schifo!", diceva uno. "questo regalo è orrendo!", diceva l’altro. e litigarono talmente tanto che volevano lasciarsi.
"e si sono lasciati?"
"secondo te?"
"no"
"perché no?"
"perché lasciarsi per un regalo è un po’ da scemi. al massimo vai al negozio e lo cambi"
"infatti. hanno fatto pace e sono stati insieme per tutta la loro vita di pinguini"
"ah"
"ti è piaciuta questa storia?"
"carina. un po’ da femmine ma carina"

elastigirl avrebbe voluto spiegare che non esistono le storie da femmine, ma l’educazione di uno hobbit maschio è impresa titanica e non si può chiedere troppo, tutto insieme.

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tanta vita

"potremmo giocare ai segreti"
"ai segreti? che gioco è?"
"… tu mi racconti un segreto e io ne racconto uno un po’ più… segreto… del tuo, e così via fintanto che una delle due non si arrende o che il segreto dell’una non coincide con quello dell’altra".
è il gioco tra una nonna con il braccio rotto e una nipote con il fuoco di sant’antonio, immobilizzate a letto, una accanto all’altra in una stanza.
sono complici e ridono insieme ma i loro segreti sono terribili, inconfessabili e mettono i brividi.
poi ci sono una mamma, una sorella, una zia, donne aggrovigliate che un po’ si amano, un po’ si detestano, un po’ ridono e un po’ piangono.
"bella questa storia di famiglia al femminile, divertente", ha detto incautamente elastigirl all’inizio del libro.
poi qualcuno muore in mare e lascia un vuoto straziante e incolmabile.
la nonna, la nipote, la mamma, la sorella, la zia piano piano tornano a galla, parlano, litigano, elaborano e risorgono.
"in gamba queste donne. certo, qualcuno ha fatto una fine bruttissima ma solo così si può raccontare la forza di risollevarsi, solo così si apprezzano la ricchezza di questa famiglia, lo sguardo lucido e impietoso della nonna, l’abbraccio avvolgente della mamma, la fragilità delle nipoti, la sofferente ruvidezza della sorella. bella questa storia", ha detto elastigirl a metà del libro.
poi c’è un bambino di sei anni, una malattia terribile, l’ospedale, un’altra morte. il dolore che toglie il respiro e si porta via tutto. le donne alla deriva.
"ma nooooo! il bambino no! questo è accanimento! è compiacimento della sofferenza. e queste poverette… ma perché devono subire anche questa tragedia? l’autore detesta i suoi personaggi e pure i suoi lettori, e li fa a pezzi con queste bordate di sadismo gratuito", ha esclamato elastigirl indignata e lacrimosa, tentata di scaraventare il libro e il suo carico di dolore fuori dalla finestra.
tuttavia, irretita dal fascino magnetico della nonna, elastigirl ha proseguito.
a volte raccontare tragedie consente di tirare fuori il meglio dei personaggi, di sviscerarne l’essenza e di metterli a nudo, nella loro complessa e sublime umanità.
elastigirl, che odia le storie tristi perché le fanno paura, lo ha dovuto ammettere, suo malgrado, leggendo questo libro.
tanta vita di alejandro palomas.

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supereroiche letture

questa sera mister incredible e elastigirl sono partiti per il castello di artù, dove passeranno il fine settimana insieme agli hobbit, ospiti della nonna J e di artù, il suo fidanzato.
entrambi hanno messo nella borsa un libro da leggere.
il libro di mister incredible è "la notte degli stramurti viventi".

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