una luce in fondo al tunnel

sabato, ore 13,07
il microbbit, dopo avere divorato pappone biologico verde con ricotta sufficiente a sfamare sei microbbit, vomita a getto sul tavolo della cucina tra l'ilarità dei fratelli. elastigirl pulisce il microbbit, mister incredible pulisce la cucina perché la specializzazione del lavoro in certi casi è la via più efficiente seppur non la più equa per un felice ménage casalingo.
"dobbiamo preoccuparci?"
"di cosa? dell'inquietante somiglianza del microbbit con la bambina dell'esorcista? perché mai? ai bambini succede"
"siamo sicuri?"
"certo. e poi, guarda: ha di nuovo fame. vuoi la banana? eccola, amore"

domenica, ore 6,00
elastigirl si sveglia, va in bagno, fa in tempo ad apprezzare l'incarnato verde in pendant con i capelli a carciofo e vomita. derelitta e devastata, trascorre le successive 12 ore strisciando tra il letto e il bagno, in balia di miserandi bisogni primari.
si ricompone inspiegabilmente e miracolosamente, intorno alle 20, grazie a una minestrina preparata da nonna J, arrivata in soccorso dell'elasti-figliola in concomitanza con la partenza per londra di mister incredible.

lunedì, ore 16,00
lo hobbit piccolo torna a casa dalla scuola materna. annuncia: "mi viene plopio da gomitale" e, da ragazzo d'azione quale è, fa seguire immediatamente i fatti alle parole. il microbbit guarda la débacle fraterna con gelido distacco. lo hobbit grande, ignaro delle sue ore contate, è al corso di pallavolo dove, come dimostrerà successivamente l'evidenza empirica, si stanno ingozzando di barrette di cioccolato e altre delikatessen. elastigirl vacilla ma resta in piedi.

lunedì, ore 22,00
lo hobbit grande vomita barrette di cioccolato, biscotti salati, wafer e altri mostri non meglio identificati ("abiamo fatto un festino a pallavolo, mamma. forse ho sbagliato a mettermi i calzoncini corti, lunedì prossimo tengo la tuta, così non prendo freddo"). il morbo si manifesta sul primogenito pallavolista in tutta la sua virulenza, con performance splatter ripetute con cadenza oraria per le successive sette ore. tra le vittime accidentali di cotanto inferno figurano un materasso semi-nuovo, un coprimaterasso, due lenzuola e una bacinella arancione vessata fino allo sfinimento.

martedì, ore 5,00
"se torna in bagno un'altra volta lo porto al pronto soccorso. non possono uscire tanti liquidi da un bambino di 130 centimetri", rimugina elastigirl che, per perversa associazione di idee, pensa con orrore al passato di legumi disidratato, alla carne liofilizzata e al latte in polvere, e si chiede chi potrebbe essere il fortunello o la fortunella a cui lasciare due hobbit all'alba in un'eventuale gita in ospedale con lo hobbit in via di disidratazione.

martedì, ore 6,00
suona la sveglia del telefonino, per motivi insondabili. elastigirl, grazie a un riflesso condizionato perfezionato nel corso della notte, lancia la bacinella arancione in direzione dello hobbit grande che dorme, finalmente pacificato, al suo fianco.

martedì, ore 18,00
c'è una luce in fondo al tunnel. forse.

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una pensioncina

ore 7 a.m.

"come stai?"

"uno schifo. ho la tosse e il raffreddore, la settimana scorsa ho avuto il virus intestinale dello hobbit piccolo e ho passato più tempo nei bagni dell'ufficio che alla mia scrivania. ultimamente ho vinto il turno di apertura in ufficio ed esco di casa alle 6,15. e forse pedalare nel buio umido dell'alba novembrina milanese per 40 minuti non è come andare alle terme. e questa notte non ho dormito"

"per colpa del microbbit?"

"no, per colpa della tosse"

"effettivamente hai un colorito tra il grigio e il verde"

"grazie. cof cof cof cof"

"perché non stai a casa oggi?"

"perché ho già fatto 11 mesi di maternità e mi sento in colpa"

"ho capito, ma se sei ridotta da buttare via è meglio che tu stia a casa. magari ti basta un giorno di sonno e solitudine a casa per riprenderti"

"avrei bisogno almeno di un weekend senza hobbit. magari in montagna. o anche al mare. ma anche una pensioncina a sesto san giovanni o a cinisello balsamo andrebbe benissimo. cof cof cof. vuoi venire con me? nella pensioncina di cinisello, intendo. cof cof. hai per caso un fazzolettino di carta?"

"guardati. secondo me hai pure la febbre. basta. oggi stai a casa"

"cof cof cof. tu dici?"

"sì"

elastigirl ha ubbidito a mister incredible che, eccezionalmente, questa settimana va a londra solo 24 ore. stamane, alle 8, bonificata la casa dagli hobbit, si è messa a letto e si è addormentata. mister incredible, credendola morta, l'ha svegliata alle 15. fornite le minime garanzie sulla sua esistenza in vita, ha dormito ancora un po'. ora sta un po' meglio ma il sogno della pensioncina a sesto san giovanni alberga ancora in lei.

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storie di orsi insonni

c’erano due orsi, uno grande e uno piccolo.
venne la sera e grande orso mise a letto piccolo orso nell’angolo buio della caverna. poi si accoccolò sulla poltrona orsa, vicino al caminetto, a leggere un libro, sugli orsi.
ma piccolo orso non riusciva a dormire.
"ho paura del buio tutto attorno", disse.
grande orso pensò che sì, effettivamente c’era troppo nero in quell’angolo buio della caverna, aprì l’armadio delle lampade e prese una lampada piccola piccola per rischiarare un po’ di quella oscurità paurosa.
"ora dormi", disse a piccolo orso e tornò sulla sua poltrona a leggere.
piccolo orso però si girava e rigirava nel letto.
"ho paura del buio tutto attorno", disse di nuovo.
la lampada era troppo piccola e la sua luce troppo fioca.
grande orso tornò all’armadio delle lampade e prese una lampada più grande, la posò sul comodino accanto all’altra e tornò, sospirando, a leggere il suo libro sugli orsi.
piccolo orso si agitava nel suo letto nell’angolo buio che non era più tanto buio ma gli faceva paura ugualmente.
sbuffando un po’, grande orso prese la lampada più grande dall’armadio delle lampade e la appese al soffitto della caverna così da illuminare tutto.
"ho paura del buio là fuori", disse dopo un po’ piccolo orso.
effettivamente là fuori dalla caverna orsa c’era un buio pesto ma non sarebbe bastato l’intero armadio delle lampade per rischiarare il nero della notte.
tuttavia grande orso prese piccolo orso per le zampe e lo portò fuori.
"fuori? ma io ho paura"
"non è il caso", rispose grande orso, prendendolo in braccio e mostrandogli la notte.
"ho portato per te la grande luna gialla e le stelle", disse a piccolo orso che però non ascoltava più perché si era addormentato, nel calore dell’abbraccio di grande orso.
così tornarono nella caverna orsa e grande orso si sedette sulla sua poltrona, con piccolo orso acciambellato sul suo petto, finì il suo libro sugli orsi e si addormentò.

letta la prima volta, la storia di grande orso e piccolo orso è struggente. le immagini di grande orso che accorre al letto di piccolo orso, aggiungendo ogni volta una lampada, evocano il tepore di casa, il papà che ognuno vorrebbe avere, le coccole, l’affetto, le rassicurazioni.
alla settantaquattresima volta che un nano moccoloso ti chiede "mamma, lééézzi osso dande osso piiiiito?" (= mamma, mi leggi la storia dei due orsi che soffrono di insonnia?), vorresti scaraventare la bestia grande, la bestia piccola, le loro lampade, la loro caverna e la loro insonnia giù dal balcone intimando loro di non ripresentarsi mai più al tuo cospetto.
al centoquarantaduesimo "mamma, lééézzi osso dande…", ti ricordi di eduardo estivill, il nazista catalano che ha costruito la sua gloria planetaria con un metodo rigoroso e implacabile per insegnare ai bambini a fare la nanna, un metodo che non ammette tentennamenti, cedimenti, indulgenze, un metodo che prevede che il piccolo riottoso impari l’autigestione del sonno a costo di sgolarsi inascoltato per ore tra le sbarre del suo lettino.
e pensi a come l’avrebbe raccontata lui, il pediatra sadico, questa innocente storiella:

ci sono un padre inetto e un figlio delinquente, come tutti i bambini in età prescolare, all’ora della nanna.
il padre, smidollato, è solo con il bambino. forse la madre, accortasi dell’inettitudine del padre e della propensione alla devianza del piccolo, è scappata con un medico, probabilmente catalano.
il bambino fa il furbo, dice di non riuscire a dormire per colpa del buio, una scusa idiota come un’altra per attirare l’attenzione di quel citrullo di un genitore.
il padre fa un errore madornale dopo l’altro, cedendo a ogni richiesta di quello sgorbio profittatore che arriva a domandare le luci stroboscopiche per illuminare uno squallido antro.
il padre perde così credibilità e dignità agli occhi del bambino e del mondo, sancendo irrimediabilmente la sua condizione di fallito.
il figlio ha imparato la protervia, l’arroganza e la prevaricazione. non ha più freni, barriere né limiti ed è pronto per finire in mezzo a una strada a spacciare o a sfruttare la prostituzione.

dopo una settimana di reclusione forzata a casa con gli hobbit, elastigirl, finalmente guarita dall’influenza, guarda la libreria dei nani con altri occhi.

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meglio soli che stropicciati

è il terzo pomeriggio di influenza nell’elasti-famiglia. 
lo hobbit piccolo dorme nel lettone
.
lo hobbit grande gioca in camera sua.
elastigirl giace svenuta di fianco allo hobbit piccolo.
lei si sveglia e si alza barcollando. indossa pantofole a forma di cane, il tutone diserotizzante delle grandi occasioni e un cardigan a scacchettoni riesumato da un antro oscuro dell’armadio, detto anche ‘l’antro dei mostri’. ha occhi gonfi e lucidi, naso rosso e capelli come spinaci bolliti. più che una donna, un relitto.
in preda al senso di colpa per avere perso conoscenza dimenticandosi dell’esistenza del primogenito, arranca in camera degli hobbit.
"ciao nano, cosa fai qui tutto solo?"
"gioco"
"vuoi venire sul divano con me che leggiamo un po’, tutti vicini e abbracciati?"
"grazie mamma, ma…"
"ma cosa?"
"è che tu sei così…"
"così come?"
"così… stropicciata! sei così stropicciata che preferisco restare qui da solo a giocare, se non ti dispiace".

quando lo stropicciamento vince anche l’edipo è arrivato il momento di telefonare al medico e farsi prescrivere qualcosa di forte.

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raccontami una storia

"nani basta! calmatevi. la mamma ha la febbre e non sta bene. venite qui sotto le coperte e raccontatemi una storia"

"va bene, mamma. ti racconto cenerentola"

"no paze zenta. butta zenta. io punni fazza zenta" (= non gradisco la fiaba di cenerentola. cenerentola è brutta. io do i pugni in faccia a cenerentola, sfogando così i miei istinti bestiali di maschio, benché in miniatura)

"a me invece piace molto cenerentola. dai, raccontamela, hobbit grande"

"c’era una volta in un paese lontano lontano una fanciulla bella e buona ma molto fortunata, anzi no Sfortunata. non aveva la mamma ma solo una matrigna e due sorellastre che la obbligavano a lavare sempre i pavimenti e persino a pulire i caminetto"

"kudi bekko" (chiudi il becco, fratello)

"chiudi il becco tu citrullo. io sto raccontando la storia alla mamma"

"tazi"

"taci tu"

il piccolo lancia un gormita al fratello ma sbaglia mira, il grande urla, elastigirl è in preda a un furioso attacco di tosse.

"allora! piantatela immediatamente. nano piccolo, se non la smetti di fare l’antipatico te ne vai in camera tua a giocare da solo. nano grande non raccogliere le provocazioni e continua a raccontare"

"beh, praticamente era finita"

"come era finita?? eravamo alla sfortuna di cenerentola…"

"ah già. va beh. anche se era sfortunata, dentro di sè sorrideva perché pensava che i suoi sogni potessero trasformarsi in realtà"

"accidenti che bella frase"

"zidenti no! zenta è gatto neo" (che accidenti e accidenti, mamma non farti blandire da un altisonante racconto. cenerentola è un gatto nero)

"mamma!!! come faccio a concentrarmi con questo qui che disturba?"

"ignoralo. solo chi è veramente forte riesce a ignorare le provocazioni. continua"

"uff. comunque praticamente non c’è più niente da raccontare"

"dimmi almeno come finisce"

"finisce bene"

"come bene?"

"i sogni di cenerentola si trasformano in realtà. finita. adesso facciamo la lotta?"

"zì lotta bééééla. io paze lotta" (= che splendida idea. la lotta, per quanto violenta, è molto formativa. è una disciplina che amo).

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sarebbe bello

sarebbe bello abbandonarsi al gorgo tiepido del proprio malessere, crogiolarsi tra un colpo di tosse e uno starnuto, compiacersi per la lineetta del mercurio nel termometro che tocca vette quasi vergini.
sarebbe bello affondare, assecondando la propria ipocondria, in un oblio senza pensieri, in un sonno senza sogni, in un torpore consolatorio.
sarebbe bello leggere e poi decidere che basta, che è meglio guardare un film, o magari pensare e poi chiudere gli occhi e sentirsi in pace con il mondo, irresponsabili e ottusi, giustificati e capiti.
sarebbe bello avere l’influenza ogni tanto.
a condizione di non condividerla con due nani untori che ti svegliano di notte per dirti che gradirebbero "papettone sentsa diti" (= panettone senza canditi) o "l’abbraccio magico" che ti soffoca in una morsa di acciaio, colla e sudore ma che, si narra, è un toccasana per i nasi tappati.
sarebbe bello avere l’influenza, una o due volte l’anno.
a condizione di non dibattersi nel proprio letto di dolore tra due hobbit in pigiama che saltano come canguri, pur avendo molta più febbre di te, e sono la prova vivente che sei di una pasta scadente. mica come loro, creature sataniche e invincibili.

elastigirl è malata, gli hobbit anche. pure mister incredible, ma lui è a londra e si autogestisce, sempre che non lo gestisca janet, la slavata moglie inglese che, pare, gode di salute di ferro grazie a una dieta a base di patatine gusto garlic&vinegar.

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troppo bello per essere vero

"elasti, stai bene?", chiede stamane il collega L.
"elasti, sei pallida come un cencio!", esclama poco dopo la collega C.
"elasti, tutto a posto?", incalza la collega A.

elastigirl non se ne era accorta. per fortuna ci sono i colleghi ad aprirle gli occhi.
ha mal di gola, mal di stomaco e un freddo cane.
troppo bello per essere vero.
elastigirl ha l’influenza.
erano anni che non accadeva.
domattina si infilerà una tuta diserotizzante, un giaccone informe e accompagnerà gli hobbit ai rispettivi asili, spargendo sadicamente germi qua e là tra i nani del nido e della materna.
poi tornerà a casa, si infilerà sotto le coperte e si prenderà cura dei suoi bacilli fino a sera.
la prospettiva è talmente elettrizzante che elastigirl ancora non ci crede.

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