prima di dormire.
“mamma, tu hai avuto dei fidanzati prima del papà, vero?”
“sì, qualcuno…”
“ce li racconti?”
“mmmhhh. ne ho avuto uno che non si lavava mai i capelli e fumava tantissimo ed era anche un po’ malinconico. e il nonno A e la nonna J erano terrorizzati che me lo volessi sposare”
“e poi?”
“poi ci siamo lasciati perché non andavamo tanto d’accordo e soprattutto insieme eravamo due tristoni terribili”
“e dopo questo che non si lavava i capelli con chi ti sei fidanzata?”
“con un pittore un po’ matto, con uno che andava a cavallo e non sapeva fare altro, con uno bellissimo che si è stufato subito di me e mi ha spezzato il cuore…”
“però, furbina…”
“perché ‘furbina’?”
“perché ne hai avuti tanti di fidanzati…”
“be’ non così tanti… forse il più importante, prima di papà era unopiù grande di me a cui volevo molto bene”
“e perché vi siete lasciati?”
“non so, l’ho lasciato io. forse perché lui voleva già mettere su famiglia e io non ero pronta… e poi, se avessi messo su famiglia con lui, non sareste nati voi e come avrei fatto io senza di voi?”
“boh, che ne so?”
“però, anche se l’ho lasciato io, sono stata veramente male”
“poi ti sei ripresa?”
“sì, dopo mi sono ripresa. e ho conosciuto il papà…”
“la verità…”
“la verità…?”
“la verità, mamma, è che il fato è il fato e nessuno si può opporre ad esso”
“accidenti come sei saggio tu…”
“va be’, io dormo perché con i vostri discorsi mi avete fatto venire sonno”.
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tre più tre o quattro più due
ehi tu,
no, non dico a te, piccolo egocentrico con la scopa e la paletta,
no, non dico nemmeno a te, con gli occhi blu, che sostieni che il trapassato prossimo del verbo essere sia “io fui, tu fosti, egli fu”,
già, ce l’ho proprio con te, il più medio del mondo, come ti definisti tu stesso quando ti toccò abbandonare il dorato status di piccolo.
ehi tu,
con i ricci pazzi e gli occhi tondi,
che non taci mai, che te ne freghi, che potresti diventare un terrorista, un anarchico insurrezionalista, un capo di una banda criminale o di uno stato, un capo-popolo o un asceta misantropo. che potresti diventare qualsiasi cosa purché non stia nel mezzo, a dispetto del tuo destino familiare, perché sono gli estremi, gli eccessi, le iperboli ad attirarti.
che fai di testa tua e leggi e scrivi da quando sei minuscolo ma se qualcuno te lo avesse insegnato ti saresti rifiutato di imparare e ascolti da sempre la tua musica folle che hai scelto proprio perché nessuno te l’ha suggerita.
che dici “io sono fatto così perché mi avete creato così. è un problema vostro” e noi tremiamo alla prospettiva della tua adolescenza.
ehi tu,
che sei selvatico e schivo ma ogni tanto, solo quando ti va, indulgi a slanci di affetto travolgenti che disarmano e scuotono,
che ami il tuo papà di un amore smisurato e devoto e gli dici “ti voglio troppo bene, talmente bene che mi suiciderei”, perché sei così, passionale ed enfatico,
che sei un duro, che non cerchi l’approvazione del prossimo e per questo lo seduci, che balli da solo e solo quando ne hai voglia tu, che guardi fuori dalla finestra e dici: “che bella la vita”.
ehi tu,
sbrindellato come un letto sfatto, inquieto e indomito, che non guardi dove cammini e ogni tanto vai a sbattere,
ehi tu, ragazzo di sei anni, pazzo come un cavallo pazzo,
volevo farti gli auguri, perché oggi hai sei anni e, dopo tutto questo tempo che ti conosco, continui a sorprendermi, a incantarmi, a farmi ridere e commuovere.
volevo farti gli auguri e dirti di continuare così, sulla tua strada luminosa, imprevedibile e sbilenca, che un po’ ti rassomiglia.
volevo farti gli auguri e comunicarti, se non ci avessi fatto caso, che sei è un numero pari ed è il risultato di tre più tre, quattro più due o cinque più uno, per non parlare di sei più zero. perché so che apprezzi parecchio queste fondamentali informazioni di servizio.
la tua mamma
cosa fai stasera?
ieri sera.
“sei pronto?”
“prontissimo”
“quale pagina è?”
“questa”
“allora, parlami della montagna. hobbit piccolo no! non in piedi sullo sportello della lavastoviglie!”
“la montagna?”
“be’, il titolo del capitolo che dovevi studiare è ‘la montagna’, fai un po’ tu…”
“ah. sì. dunque… la montagna è… fatta così… a cono!”
“mamma, possiamo vedere un film?”
“a cono??? no, hobbit di mezzo: nessun film. non vedi che tuo fratello sta studiando?”
“no, cioè. a cono rovesciato…”
“senti, facciamo così: io ti restituisco il libro, tu riguardi la pagina e tra dieci minuti ti interrogo”
“no! no! ho già studiato. la so bene!”
“allora dimentichiamoci del cono e dimmi… la montagna è molto o poco popolata? e perché?”
“molto popolata!”
“no!”
“ah. già. fa freddo e le strade sono in salita. quindi nessuno vuole andarci a vivere”
“non è esattamente così. comunque. andiamo avanti. quali sono le risorse della montagna? cosa si coltiva?”
“si coltivano ovi e bovi”
“prego?”
“ovi e bovi! sono sicuro. c’è scritto lì. guarda bene!”
“oviNI e bovINI che sono le pecore e le mucche. e non si coltivano! si all…”
“allevano!”
“ma io ti ho chiesto cosa si coltiva”
“questo lo so: legumi, orzo, il segale”
“CACCA-PIPI’-CACCA-PIPI’”
“lA segale e poi? la smetti di urlare hobbit piccolo?”
“e altre spezie…tra cui il formaggio”
“come altre spezie??? mica saranno spezie i legumi, l’orzo e la segale. le lenticchie e lo zafferano secondo te sono la stessa cosa? la farina con cui si fa il pane nero è della stessa famiglia del pepe?! e poi è il foraggio! il formaggio lo si produce da cosa?”
“dal latte, facilissimo!”
“grazie hobbit di mezzo, ma è tuo fratello a dover studiare geografia. perché non ti porti il piccolo un po’ di là a giocare invece di stare qui come il grillo parlante e la scimmia urlatrice?”
“infatti. io così non riesco a concentrarmi…”
“tu non cercare scuse. adesso prendi il tuo libro e vai di là in camera a ristudiare tutto. perché non possiamo andare avanti con questo teatrino”
“ma no! io ho già studiato”
“e io vado a vedere un film!”
“io bimba pezza mia” (= io e bimba, la mia bambola del cuore invece puliamo la cucina con questa pezza, o spugnetta che dir si voglia)
“ho detto in camera a studiare”
“no!”
“ho deciso: mi guardo cattivissimo me”
“no!”
“sì!!”
“bella pezza!”.
superfluo dire che la serata è sfociata in tragedia, con urla, pianti, strepiti, minacce, punizioni e melodrammatica e lacrimosa riconciliazione finale. praticamente l’inferno.
mister incredible, rientrato all’1 di notte da londra, ha trovato lo hobbit piccolo nel suo lettino insieme a bimba e alla pezza, elastigirl e i due hobbit nel lettone, sudati e stremati.
Q&A ovvero tra fratelli
“Perché non posso usare le tue idee?”
“Perché le mie idee, usate da te, hanno solo gambe e braccia ma non hanno testa e, senza testa, non valgono niente”
“ma noi in che tempo siamo?”
“in che senso?”
“siamo nel passato, nel futuro o nel giusto?”
“nel presente”
“quindi nel giusto?”
“boh”
“sono più importanti i numeri pari o i numeri dispari?”
“adesso ti do un pugno così la smetti”.
ti richiamo io quando ho tempo
mister incredible è rientrato a londra dal giappone, dal suo convegno e da quattro giorni roventi, a base di infradito, tè verde e alga nori, con il suo amatissimo e stimatissimo collega, nonché probabile fidanzato, hiroshi.
“è tornato dal giappone papà?”
“sì! all’ora di pranzo mi ha mandato un messaggio per dirmi che sarebbe arrivato a casa a londra nel pomeriggio”
“e a casa nostra quando viene?”
“tra tre giorni”
“mmmh. oggi è il giorno zero?”
“sì. domani è lunedì ed è il giorno uno, poi c’è martedì che è il due e mercoledì, che è il giorno tre, lui arriverà, di sera”
“quando dormiamo?”
“sì, quando dormiamo”
“che noia!”
“dai, manca pochissimo”
“devo chiamarlo. è a casa adesso?”
“forse sì. prova”
“mi dai il numero?”
“pronto? papà sono io, lo hobbit di mezzo, il più medio del mondo. la mamma mi ha raccontato tutto quello che hai fatto in giappone. mi ha detto che durante la lezione… sì va be’ la conferenza, è uguale, durante la lezione eri stanchissimo e ti sei addormentato e mentre dormivi facevi dei versi come HAEHAE fortissimo e ti svegliavi per colpa del tuo rumore e siccome ti vergognavi tossivi un po’ così i tuoi vicini credevano che avevi la tosse e che eri sveglio. ma io sono sicuro che in verità i vicini pensavano che eri un pazzo. meno male che il maestro non ti ha sentito altrimenti chissà che scenata ti faceva… ah, non c’era il maestro. ma qualcuno parlava, no? una specie di maestro diciamo. nel frattempo, mentre tu tossivi per finta in giappone, lo hobbit grande si è ammalato, poi è guarito e mi sono ammalato io. sì. ho la febbre e male a tutto il corpo. no, il piccolo sta benissimo. ha messo tutti i tuoi tappi, per tappare la tua birra, dentro una scatola. perché la mamma diceva che nel cassetto delle posate davano fastidio. e adesso lui dice ‘tappi miei’ e ogni tanto gli misura la febbre mettendo il termometro in mezzo ai tappi. bimba, la sua bambola preferita, c’è sempre anche se a volte sono un po’ in crisi e lui la sbatte per terra. ah! ho chiamato tua madre. sì, la nonna. cioè tua madre. e ho mangiato da tua suocera. sì, l’altra nonna, cioè tua suocera. però adesso devo andare. ciao. ti richiamo io quando ho tempo”. click.
“simpatico, però”
“chi?”
“tuo marito”
“il papà vorrai dire”
“sì, il papà, cioè tuo marito”.
PS DI SERVIZIO: martedì 20 marzo alle 18 elastigirl presenterà, insieme a cristina tajani, maria luisa agnese, ilaria d’amico e all’autrice, il libro “o i figli o il lavoro” di chiara valentini alla feltrinelli di piazza duomo a milano.
un po’ confusa
mister i, a londra da tre giorni, partirà domattina per tokyo dove incontrerà il suo collega workaholic, oltre che fidanzato giapponese, hiroshi. poiché, ogni volta che lui programma un viaggio a tokyo, si scatena l’inferno sismico e tsunamico, probabilmente, non appena metterà piede sul suolo nipponico, apporranno il timbro “ospite-non-gradito-grazie” sul suo passaporto e gli diranno di spiegare la sua forza distruttrice in altri lidi, preferibilmente disabitati.
“hai sentito? un terremoto e un allarme tsunami in giappone”
“ma non è possibile. l’anno scorso hanno annullato la conferenza per lo tsunami e adesso che l’hanno organizzata di nuovo…”
“secondo me non devi partire”
“non posso, poveracci. già l’anno scorso li ho bidonati”
“non li hai bidonati. avevano semplicemente problemi più grossi della tua venuta, che pure non è da sottovalutare”
“va be’, comunque hiroshi mi aspetta e non posso fargli questa scortesia”
“tu sei completamente pazzo”.
lo hobbit grande, da tre giorni, passa più tempo in bagno che altrove. dalla scorsa notte ha anche il febbrone.
lo hobbit di mezzo invidia moltissimo il virus fraterno, ha deciso che da ieri si chiama rospù (“chi è?” “un mendicante ladro e orrendo”) e canta “il mio pisello è troppo bello”.
lo hobbit piccolo balla a tempo, sulle note de “il mio pisello è troppo bello”, quando non azzanna le coetanee che attentano alla virtù di bimba, la bambola del cuore.
elastigirl legge un libro dal titolo “o i figli o il lavoro”, prepara quintali di riso in bianco che viene schifato, sogna una casa più grande con un au pair giamaicano dentro ed è un po’ confusa.
hannibal
sembrava riflessivo, tranquillo, mite.
sembrava in armonia con il mondo e con se stesso.
sembrava amare la natura e le sue creature, tra cui, con particolare intensità, le scope, le bambole e gli aspirapolvere.
sembrava anche parecchio simpatico, a tratti irresistibile.
sembrava.
almeno a lei.
“la maestra mi ha detto che oggi all’asilo hai dato un morso fortissimo a una bambina e le hai lasciato un segno grande sul braccio”
“…”
“ehi, guardami! hai morsicato una bambina oggi?”
“mpf”
“hai morsicato una bambina sì o no?”
“sì-è”
“e perché l’hai morsicata?”
“bina ueahhhh”
“ha pianto la bambina morsicata?”
“sì-è”
“cosa aveva fatto quella bambina?”
“bimba”
“ti ha preso bimba, la tua bambola del cuore e della vita?”
“sì-è”
“però non si danno i morsi”
“bimba mia-è”
“lo so che bimba è tua ma non è un buon motivo per azzannare il prossimo. non si fa!”
“ah ah ah”
“no! non sto ridendo. non si fa e basta. capito?”
“sì-è”
“la mamma non è contenta se tu dai i morsi agli altri bambini”
“dando bene mamma”
“lo so, amore mio. anche io ti voglio tanto bene ma non mi piace che tu faccia male ai bambini”
“io no male-è”
“bravo. darai ancora i morsi a quella bambina?”
“sì”.
“ma…”
“mamma, lascialo stare. quello è un fetente”
“quello è come jack jack in jack jack attack. il bimbo che sembra tanto buonino e poi prende fuoco e devasta la casa e la baby sitter. e massacra il cattivo”
“va be’, ma non possiamo rassegnarci. dobbiamo fare qualcosa!”
“lui è così. tu non te ne eri ancora accorta ma noi due lo sapevamo da mo’”
“da mo’, come direbbe il papà”
“da mo’”
“magari dovremo preoccuparci quando comincerà a camminare sui muri e a parlare all’incontrario. ma fino a quando cerca di mangiare le bambine all’asilo è tutto sotto controllo”.
pensieri hobbit
“nella mia scuola ci sono bambini che fanno sempre i pazzi”
“cosa vuol dire ‘fanno sempre i pazzi’?”
“vuol dire che disubbidiscono e trattano male tutti, prendono mille note e sono indomabili”
“indomabili? che bella parola. sai cosa vuol dire?”
“certo che lo so. se no mica la usavo”
“già… e secondo te perché questi bambini sono indomabili? un motivo ci sarà, no?”
“non so. forse perché non hanno il papà, o la mamma, o i nonni. o magari pensano che nessuno gli voglia bene”
“…”
“e allora sono arrabbiati e vendicativi. comunque adesso ho altri pensieri”
“quali pensieri?”
“il fratello della mia maestra oggi è caduto in moto. lei è andata via con le lacrime. speriamo che non sia morto”
“ma no, dai. vedrai che non sarà niente”
“lo dici tu. lei aveva le lacrime. ma secondo te, se il fratello è morto, lei sarà troppo triste per continuare a insegnare alla nostra terza?”
“io non credo che suo fratello sia morto. credo che tu debba essere ottimista e dormire”
“e se è morto?”
“se fosse morto lei sarebbe comunque la vostra maestra. una maestra triste che avrebbe bisogno di molto aiuto e molto affetto, ma sempre la vostra maestra”
“ah. il mio amico lorenzo ha detto che con la sua mamma questa sera dirà una preghiera, così il fratello della maestra guarirà”
“fa bene, lorenzo. chi crede in dio e nelle preghiere fa bene a pregare in questi casi”
“…”
“buonanotte”
“mamma…”
“dimmi”
“tu ci credi alle preghiere?”
“non proprio. però credo che le preghiere possano fare stare meglio chi le dice. e non è poco”
“tu preghi?”
“no, ma tu, se vuoi, se ti senti, puoi farlo”
“mi mancano le parole. non me le ricordo”
“non servono. bastano i pensieri”
“ok. allora adesso penso. così domani la mia maestra è con noi. bella contenta. e suo fratello magari si è rotto il mignolo che poi si aggiusta benissimo”
“questa era già una preghiera niente male”
“dici?”
“dico, anche se non sono un’esperta”.
ehi tu, con bimba dentro il passeggino rosa
ehi tu, sì, dico proprio a te,
orrendo bullo, come ti chiama mister incredible, quando indugi nella magistrale intepretazione della protervia e ti riesce benissimo,
deddi-sneddi, come ti chiamano i fantasiosi gaga e lele, che poi sono i tuoi fratelli, nel tuo personalissimo e ancora primitivo vocabolario,
hobbit piccolo, come ti chiamo io in pubblico, perché il nostro privato è una passione semi-clandestina priva di ritegno e compostezza di cui serbiamo per noi i dettagli.
ehi tu, che sei entrato in quella che chiamano la prima adolescenza e combatti la tua sguaiata e feroce battaglia contro il lavaggio dei denti, con un vigore, un’energia e una testardaggine degne di miglior causa,
ehi tu, che inventi folli e insensate canzoni, che ami lo sgrassatore e la sua spugnetta, che ti spalmi su di me e dici “mamma mia, dando bene” e mi riduci come mai nessun uomo nell’universo, che passeresti ore al telefono a conversare con il tu-tu, che ti disinteressi del mondo intorno purché ci sia un mocio o una chitarra a portata di mano,
ehi tu, volevo dirti che mi sei piaciuto molto stamane.
quando hai fatto il tuo ingresso all’asilo dei grandi, quello dove va tuo fratello di mezzo, spingendo bimba, la tua bambola preferita, nel suo passeggino rosa (perché è così difficile trovare passeggini giocattolo verdi? o blu? o bianchi? o gialli? perché tutto questo rosa che, diciamocelo, è un colore parecchio discutibile?).
mi è piaciuta molto la tua sprezzante fierezza, di fronte a un bambino biondo che guardando te, indiscutibilmente maschio, tanto orgoglioso di bimba, così poco virile, è scoppiato in un’incredula e beffarda risata.
sei stato bravo, con tutto quell’autocontrollo. io, al tuo posto e non solo, a quel biondino avrei dato un pugno.
ps di servizio:
mercoledì 29 febbraio elasti presenterà, alla libreria dei ragazzi in via tadino 53 a milano, piccolo uovo e i libri proibiti-raccontare ai bambini l’omogenitorialità, insieme all’autrice, alle editrici, al presidente dell’arcigay milano e altri. dalle 18 alle 20.
lo spagnolo, lui sì
“dove sei stata, mamma?”
“sono stata a fare compere con la nonna”
“e cosa hai comprato?”
“un vestito e un paio di scarpe super elegatonissime”
“perché? ti sposi?”
“no, visto che sono già sposata con papà. vado a roma a una festa”
“ma come? non glielo hai ancora detto, elasti?”
“no”
“cosa ci doveva dire la mamma, papà?”
“vi doveva dire che le è successa una cosa bellissima: l’ha chiamata il presidente della repubblica per invitarla a casa sua il giorno della festa delle donne”
“be’, non è che proprio mi ha chiamata il presidente-presidente in persona… e poi adesso vi devo fare vedere il vestito”
…
“allora?”
“bello, ma è blu”
“di che colore doveva essere secondo te?”
“bianco, come una sposa”
“ti ho già spiegato che non mi vado a sposare. è un vestito tranquillo ma elegante. mica posso andare a fare la sciantosa con il presidente. ma adesso guardate le scarpe che sono la cosa più bella…”
“hanno i pesci sopra”
“e le meduse…”
“e sono una diversa dall’altra”
“già, sono scarpe con il mare dentro. secondo me il presidente se le vede ride”
“carine. c’è anche un pesce spada”
“e le alghe”
“ragazzi, a parte il vestito e le scarpe che contano solo per la mamma perché è una femmina e le femmine ogni tanto si perdono dietro a scemenze, sappiate che il presidente della repubblica, che si chiama giorgio, è uno veramente bravissimo ed è un grande onore essere invitati da lui”
“è anche famoso?”
“be’, più che famoso è molto importante, si dice che è la prima carica dello stato, che è una cosa grande e di enorme responsabilità”
“va be’, va be’. comunque lo spagnolo è molto più famoso e importante di quel giorgio”
“quale spagnolo, hobbit di mezzo?”
“lo spagnolo… lo conoscono tutti. come si chiama aspetta… o… o… obama! lui sì. giorgio, l’amico della mamma, un po’ di meno”.
