“mamma, hai sentito il terremoto questa mattina?”
“no, accidenti. stavo legando la bicicletta a un palo davanti all’ufficio. quando sono entrata erano tutti agitati. ha anche telefonato il collega G da casa, quello che voleva essere una rockstar. lui abita al settimo piano e si è spaventato parecchio. tu l’hai sentito?”
“io sì, benissimo”
“raccontami, eri in classe? cosa stavate facendo?”
“stavamo scrivendo e a un certo punto si muoveva tutto e noi abbiamo iniziato a ridere e a gridare”
“e la maestra cos’ha detto?”
“ha detto: ‘be’? cos’avete? è solo un terremoto. e poi ci ha fatto mettere in fila e siamo andati in cortile”
“in cortile c’erano bambini di altre classi?”
“sì, ma non tutti. per esempio quelli della terza D sono si sono nascosti sotto i banchi e sono rimasti lì”
“il dirigente c’era?”
“no, è scappato sgommando con il pullmino della refezione”
“dai! c’era il dirigente?”
“certo che c’era”
“e tu, hobbit di mezzo, hai sentito il terremoto?”
“no, né ieri né l’altro ieri”
“in realtà il terremoto è stato stamattina, quindi è normale che tu non l’abbia sentito ieri e l’altro ieri”
“ah, no, nessun terremoto stamattina. nella mia scuola non è arrivato”
“è arrivato per forza. ha colpito buona parte dell’italia del nord…”
“lo ha sentito anche super w, la nonna, a bari. me lo ha detto per telefono”
“non credo che la nonna abbia potuto sentirlo fino a bari…”
“comunque nella mia scuola abbiamo chiuso bene le porte e non è entrato questo terremoto”
“probabilmente eravate talmente impegnati a giocare che non ve ne siete accorti”
“storditi come siete, tu e i tuoi amici…”
“certo, meglio storditi che cretini, come te e i tuoi amici scemi”
“la smettete?! stavamo parlando belli tranquilli del terremoto”
“ecco appunto: si può sapere di che colore era, questo terremoto?”
Archivio tag: hobbit
all’infamona
Il problema è che è il numero tre. l’ultimo, il piccolo, la passione struggente e sfrenata.
il problema è che la passione è reciproca e pertanto schizza all’insù come una funzione esponenziale.
il problema è che la sera, quando nessuno li vede, si dicono i segreti, sempre gli stessi, molto elementari, quasi primitivi, ma pur sempre segreti.
il problema è che sono fidanzati, dal primo momento che ci sono visti, alla faccia delle sprezzanti occhiate di superiorità degli altri maschi.
il problema è che la fa ridere, praticamente sempre. la fa ridere quando passa il mocio sotto i mobili, quando canta pop-pop-il-festival-pop muovendo le gambe e le braccia scompostamente, o geghe-geghe-geghe-gè usando il manico del mocio come microfono, quando dice io-io-io e rivendica al mondo la sua autonomia, quando si lancia dentro il letto con le sbarre come una tartaruga ninja.
il problema è che elastigirl, da quel giorno di due anni e 25 giorni fa, quando perse il senno per lo hobbit piccolo incontrandolo tra un ginecologo, un’ostetrica e una suora proterva e dispotica, non è mai più guarita.
quindi sabato sera, a tavola con amici, lei non ci poteva credere che fosse successo davvero. non ci poteva proprio credere di essersi alzata per servire la pasta, di essersi riseduta, di non avere trovato la sedia e di essere atterrata con il sedere sul marmo a peso morto, facendosi un male, ma un male, che, dopo, anche respirare era doloroso e perfino adesso che sono passati due giorni interi non si scherza. non ci poteva credere che fosse stato proprio lui, la passione, il fidanzato, il piccolo, adorabile, numero tre, l’infingardo criminale, ad averle tolto quella maledetta sedia da sotto, di nascosto, all’infamona, come direbbe mister incredible.
povero van gogh
“mamma, lo sai che van gogh si è tagliato un orecchio?”
“già. tremendo eh? ma chi te lo ha detto?”
“me lo ha detto mister brown, il nonno, che mi spiega i pittori, anche al telefono da bari”
“ah. secondo te perché lo ha fatto, van gogh?”
“non lo so. forse per il nervoso. però il vero problema non è tanto avere un orecchio tagliato”
“e qual è il vero problema?”
“il vero problema è che, senza l’orecchio non si può fare la carta di identità. mica è valida una foto senza un orecchio”
“…”
“proprio un bel problema, povero van gogh, senza l’orecchio e senza carta di identità”.
meglio non fidarsi
a letto, prima di dormire.
“mamma, ho un problema”
“dimmi”
“il signore del pisello…”
“cosa gli è successo?”
“portando un carrello pieno di pipì dentro il mio pisello, è caduto e si è rotto una gamba”
“oh poveraccio. e adesso?”
“adesso è fermo, immobile in ospedale. forse lo devono operare”
“mi dispiace”
“anche a me. sarà assente almeno dieci, forse undici giorni”
“come farai senza il signore del pisello tutti quei giorni? mica puoi smettere di fare pipì”
“no, infatti. c’è un sostituto”
“e com’è?”
“orrendo. praticamente un nazista”
“perché hai chiamato un nazista come sostituto del tuo signore del pisello di fiducia?”
“non l’ho chiamato io. lo ha chiamato il signore del pisello in persona”
“ah. ma adesso come faccio a fidarmi di te che hai un nazista dentro il pisello?”
“non so. forse per dieci o undici giorni, è meglio che non ti fidi di me”
“va bene. non mi fiderò. ora però dormi”.
il primo weekend del 2012
il primo weekend del 2012 elastigirl è stata sola con gli hobbit. un tempo, quando erano uno o due, stare sola con gli hobbit le metteva un po’ di malinconia, di solitudine, di ansia di dovere organizzare a tutti i costi qualcosa, di horror vacui. adesso no. adesso che gli hobbit sono tre e sono più grandi e sono delle persone, o quasi, elastigirl affronta i fine settimana sola con loro con maggiore baldanza, come affronterebbe una corsa podistica non competitiva.
sabato mattina.
gli hobbit si svegliano alle 7,36, contemporaneamente, come un sol uomo. si scaraventano nell’elasti-letto trovando un fantoccio inerme al posto della loro madre. “vi prego, fatemi dormire cinque minuti. solo cinque. dai…”. “clop clop clop!”. “eddai, non ho la forza di farti il cavallo”. “noooo! clop clop clop! là!”. “ci manca solo che andiamo di là a fare il cavallo…”. “NOOOOO”. “mamma, il piccolo non vuole che tu faccia il cavallo, vuole un tarallo. clop clop vuolo dire CaVallo ma anche TaRallo”. elastigirl, folgorata dalla geniale assonanza, prepara euforica la colazione.
“ragazzi, vi prometto che tra un po’ sarò supertonica, ma adesso, per piacere, mi regalate mezz’ora tranquilla?”, chiede elastigirl dopo mangiato.
i tre la ignorano e vanno in camera loro, dove staranno, giocando per i fatti loro, le successive due ore. elastigirl, incredula, da sotto il piumone finisce il libro che sta leggendo e, con l’internet banking, paga i contributi per annalisa portapazienza e le spese condominiali. la gratitudine per le due ore di pace la pone in una pericolosissima condizione debitoria nei confronti degli hobbit che concludono la loro virtuosa mattinata di autonomia con un’epica rissa che si conclude con il lancio della bottiglia di olio emolliente spray dello hobbit piccolo, per mano del medio che avrebbe voluto colpire il grande sulla testa per “scassargli il cervello” ma, nella furia, ha sbagliato mira.
sabato a pranzo.
l’elasti-famiglia in formazione ridotta si presenta, armata di pasticcini, a casa della magnanima amica A che offre loro una tavola apparecchiata, tagliatelle al ragù, e la compagnia di un fidanzato neozelandese e due figlie femmine.
sabato pomeriggio.
una delle due figlie femmine viene invitata dagli hobbit a giocare a casa. l’altra, in piena preadolescenza, guarda, sprofondata in poltrona da dietro le pagine del suo libro, i bambini uscire schiamazzando.
una volta a casa elastigirl vorrebbe chiedere alla bambina femmina se può pettinarla, fare le trecce e qualche gioco intellettuale e intelligente a cui una madre di hobbit maschi non è abituata. ma si trattiene e si limita a proporre una disco-dance in cucina, accolta con grande entusiasmo dai presenti.
la bambina femmina resta a cena e a vedere un film che, sotto sotto, le fa paura. ma lei, essendo donna tutta d’un pezzo, simula noncuranza. il papà neozelandese arriva in bicicletta perché, se sei neozelandese, usi la bici anche il 7 gennaio alle 22,00 con un freddo cane e tua figlia seienne sul seggiolino dietro.
domenica.
sveglia alle 8,30.
è il compleanno di nonno A.
“venite nel pomeriggio. sgrunt”, dice.
“fisicamente sto abbastanza bene, ma ancora non so se mi opereranno, se non mi opereranno, quando e come mi ricovereranno, quando tutta questa storia sarà finita e io potrò smettere di pensarci. insomma, non sono contento”, racconta dopo avere soffiato una candela rotonda, a forma di bomba, regalo degli hobbit.
“ciccetti, mi sento vecchio”, dice a elastigirl. “guarda che poi passa”. “tu dici?”. “non dico, ne sono sicura”. “mpf”. “e poi ti ho portato una serie tv che deve essere bellissima e un po’ te la inividio. 14 ore tutte insieme, per non pensare a niente”. “uhm”.
domenica sera.
“quando torna papà?”
“giovedì”
“ah”
“hai nostalgia?”
“no, però ricordati, mamma: io sono e sarò sempre nell’altra squadra, quella di papà. mica come gli altri due schiavi bravi, che sono in squadra con te. buonanotte”.
un bimbo canta ballando e mostri suonano
durante le vacanze baresi, mister brown, il nonno, con aria cospiratoria, ha chiamato a raccolta lo hobbit grande e quello di mezzo.
“ho preparato un gioco per voi”, ha annunciato.
mister brown ama il cinema degli anni ’30 e ’40, le canzoni di frank sinatra, il diritto del lavoro, le camicie a cui ha tagliato il colletto per stare più comodo e i gratta e vinci perché, come dice sua moglie, super w, “è posseduto dal demone del giôco”.
elastigirl e mister incredible hanno pertanto tremato alla prospettiva di un intrattenimento per hobbit prodotto e ideato da quella mente diabolica.
“ditemi un po, di cosa sono fatti i film?”, ha domandato ai nipoti.
dopo un’ora di elucubrazioni private, chiusi in una stanza con il nonno, le conclusioni sono state le seguenti:
“un film è fatto di figure, di musica, di suoni, di immagini, di parole e di movimento”.
“la prima parte del gioco finisce qui. l’appuntamento è per domani alle 10,00 in cucina”, ha annunciato mister brown, che è un uomo preciso, ai nipoti un po’ interdetti, convinti che finalmente fosse arrivato il momento interessante, quello cioè dove ci si danno mazzate e qualcuno muore o almeno resta gravemente offeso.
il giorno dopo, armato di blocco A4 e penna a sfera, mister brown ha detto agli hobbit: “si possono usare le parole per costruire scene dove si sentono i suoni e si vedono i colori e si assiste ad azioni. quello che sto cercando di spiegarvi è che anche scrivendo si può vedere uno spettacolo cinematografico. per capirlo meglio, inventatevi frasi con figure, musica, suoni, parole, movimento mescolati come volete”.
gli hobbit hanno pensato, discusso, litigato, si sono distratti e si sono dati anche qualche sberla. poi, alla fine, hanno prodotto questo, ligiamente riportato sul foglio A4 di mister brown.
produzione n. 1:
“un bimbo canta ballando
al suono di un’orchestra di ombre
dentro un quadro con parole
dove un pittore con verde e arancione
disegna un banjo che suona una canzone.
bussa qualcuno all’uscio con velocità
e porta un libro rosso.
mentre fuori
l’assalto alla nave è guidato
da uno squillo di tromba”.
produzione 2:
c’è una guerra con morti
e nella battaglia i mostri suonano
mentre un pazzo dà spettacolo con racconti.
una banda rock accompagna i soldati.
un assassino e un impiccato camminano
tra oggetti rotti e un postino massacrato.
la zia si sposa con l’oro
mentre una banda rock suona
tra discorsi fatti al microfono d’argento e una lampada che balla”.
discorso discorso
oggi, a bari, a casa dei nonni, lo hobbit piccolo ha compiuto due anni.
ha ricevuto in regalo un set di pulizie, che va a sostituire il suo, ormai consunto dal troppo uso, una chitarrina, uno zainetto a forma di lupo di cappuccetto rosso e una torta spaziale fatta a mano dalla cugina del piano di sopra con barbapapà disegnato con la pasta di zucchero. praticamente una sintesi delle sue passioni, concentrata dentro quattro pacchetti e un pomeriggio.
super w, la nonna di bari, ha organizzato una festa, con alcuni bambini e vari amici.
mentre lo hobbit piccolo suonava con la scopa e puliva il pavimento con la chitarra, infilando nello zainetto palline di zucchero trafugate dalla torta, i piccoli giocavano e i grandi chiacchieravano, “devo fare un discorso”, ha annunciato lo hobbit grande, con un cappello da cow boy di mister brown in testa.
“ehm, veramente preferiremmo che ce lo anticipassi in privato”, hanno detto elastigirl e mister incredible che hanno imparato a conoscere e quindi a temere gli abissi di esibizionismo sfrenato raggiungibili da un ottenne in preda a stupidera.
“io preferirei che fosse una sorpresa anche per voi”, ha risposto lui, insolitamente compunto.
“io invece…”, ha ribattuto mister incredible.
elastigirl ha tuttavia interceduto, commossa dall’uso combinato di condizionale e congiuntivo, tutti in una sola frase.
“va bene, ma mi raccomando!”
lui si è presentato in sala, ha chiesto il silenzio e, con il cappello calato fin sopra gli occhi, ha pronunciato il seguente discorso:
“io e lo hobbit di mezzo vorremmo ringraziare tutti voi per essere qui oggi.
vorremmo poi ringraziare la mamma e il papà per averci regalato questo scricciolo.
e ringraziare questo scricciolo che oggi ha due anni perché ci fa divertire molto.
ho finito”.
lo hobbit piccolo ha applaudito. il medio ha ascoltato immobile, in silenzio e sbrindellatissimo, come un letto sfatto.
con il lombricaio dentro il cuore
in aeroporto, in coda, al check-in per il volo milano linate-bari palese, perché l’elasti-famiglia, da prima ancora di diventare l’elasti-famiglia, le vacanze di natale (ma non il natale vero e proprio) le passa a bari, con super w e mister brown, i nonni.
“no mamma! ho dimenticato di mettere il cibo dentro il lombricaio!”
“prego?”
“non ho messo le scorte di cibo nel lombricaio. e nemmeno l’acqua”
“quale lombricaio?”
“come quale? quello che abbiamo a casa”
“noi a casa abbiamo un lombricaio?”
“certo, almeno da un mese. io ogni giorno raccolgo gli avanzi di cibo dentro la spazzatura e do da mangiare ai lombrichi…”
“e perché io non sapevo che in casa nostra si allevano bruchi?”
“sono lombrichi. e comunque non era necessario che lo sapessi”
“certo, non era necessario… ma dove stanno, questi vermi?”
“sono lombrichi, mamma. e stanno dentro il lombricaio”
“quello lo immagino. ma il lombricaio dove sta?”
“un po’ in camera nostra, un po’ sul balcone, una volta è stato anche in cucina, ma per poco… senti, non è che possiamo tornare un attimo a casa a nutrire quei poveri lombrichi?”
“secondo te?”
con il cuore ancora un po’ dentro il lombricaio, l’elasti-famiglia è felicemente atterrata a bari. oltre ai nonni, ha incontrato la zia matta che, da quando si è sposata, sostiene di appartenere alla compagnia dell’anello, insieme a frodo baggings, sam, pipino, merry, legolas, gandalf, aragorn, boromir, gimli e tutte noi, ragazze maritate.
mi distrugge la vista
ore 21,00
a letto.
“ahia! no, non mi abbracciare lì”
“cosa ti è successo?”
“quella. mi ha morso”
“quella chi?”
“una piculètt della mia classe. si chiama isabella ma non conta niente”
“e ti fai morsicare da una piculètt che non conta niente?”
“mpf”
fammi un po’ vedere… accidenti che bel livido. ma tu cosa hai combinato per scatenare isabella?”
“niente… ogni tanto la prendo un po’ in giro. la chiamo isabellO o signora fiordilatte”
“signora fiordilatte?!”
“sì. lei si arrabbia e mi picchia. ogni tanto cerca anche di mordermi”
“magari se tu smettessi di chiamarla signora fiordilatte, lei ti lascerebbe in pace”
“non credo che smetterebbe. e comunque lei mi dà il noio perché non sta mai ferma”
“mi ricorda qualcuno…”
“e invece di camminare saltella. popòn popòn popòn”
“e tu lasciala saltellare…”
“non posso. perché lei praticamente mi passa davanti e giustamente mi distrugge la vista”
“praticamente e giustamente ti distrugge la vista…”
“già. tutto il santo giorno”.
attento
“allarme, sirena, antifurto”
“téééntu” (= stai attento. questi tre sinonimi significano allerta, potenziale pericolo. bisogna stare in guardia)
“serve un meccanico, con una chiave inglese”
“téééntu” (= stai attento. il meccanico è certamente di grande aiuto ma potrebbe non essere in grado di fronteggiare l’emergenza. siamo sicuri poi che la chiave inglese sia lo strumento adeguato al problema?)
“mi piace la focaccia ma prefeisco i muffin con le pepite di cioccolato”
“téééntu” (= stai attento. la focaccia è ricca di grassi vegetali, meno dannosi di quelli animali presenti invece nei muffin con pepite di cioccolato)
“sono un po’ stanco. vorrei leggere un libro sul divano”
“téééntu” (= stai attento. il divano di questa casa è un immondo ricettacolo di briciole, pezzi di giocattoli e acari. forse ti converrebbe coricarti sul pavimento).
ieri l’elasti-famiglia ha invitato a pranzo alcuni amici. tra loro c’era il bambino di zeta, coetaneo dello hobbit piccolo.
lo hobbit piccolo era quello che diceva “téééntu”. il bambino di zeta era quello che diceva tutto il resto. è solo grazie allo hobbit di mezzo che ha imparato a dire la C quando ormai si era persa la speranza, a una pediatra ansiofuga e al rassicurante disincanto dato dall’esperienza che elastigirl non si è fatta prendere da panico, singhiozzi isterici e ansia da prestazione per interposto figlio.
