chi non mangia la golia

qualche giorno fa, per motivi aggrovigliati da spiegare e piuttosto irrilevanti, elastigirl e lo hobbit di mezzo erano seduti, uno accanto all’altra, sui sedili di un tram. era un’ora strana. un’ora in cui, di solito, i bambini sono a scuola e i grandi sono altrove.
c’era un sole caldo fuori e loro si godevano quell’insolita intimità di coppia, quella rara solitudine, quella complicità così difficile da cogliere, soprattutto dato che uno dei due (e non è di sesso femminile) ha una passione sfrenata per mister incredible, ha occhi solo per lui e dichiara “papà, ti amo talmente che mi suiciderei”.
insomma, elastigirl e lo hobbit di mezzo guardavano passare la città fuori dal finestrino, chiacchierando, perché lo hobbit di mezzo è estraneo al concetto di silenzio. dietro di loro se ne stava seduta una coppia di americani in vacanza. lui grande, grosso e forte come gli americani che si incontrano dentro i bar nei film. lei raggiante, con un vestito a fiori e una piantina della città tra le mani.
a una fermata si è affacciato alla porta di ingresso un signore con la barba bianca, i capelli bianchi e un paio di stampelle azzurre. i tram milanesi sono mezzi pittoreschi e d’antan, producono un caratteristico rumore di ferraglia, negli stati uniti sono esposti nei musei, ma salirci non è impresa da tutti. non è impresa per carrozzelle, per passeggini, per carrozzine e nemmeno per stampelle.
“posso aiutarla?”
“no, grazie. ce la faccio da solo”
“è sicuro?”
“certo, ho solo messo male queste stupide stampelle”.
ma restava lì, un po’ dentro un po’ fuori, incastrato tra un predellino e un gradone, aggrappato a delle stampelle stupide.
alla fine si è lasciato aiutare. e si è seduto proprio davanti a elastigirl e allo hobbit di mezzo, che lo guardava con i suoi occhi tondi e sgranati e lo sguardo come un punto interrogativo.
“grazie… queste stampelle maledette!”
“di niente. ma non è colpa delle stampelle. è colpa del tram e dei suoi gradini”
portava una camicia bianca inamidata, un panciotto, una giacca di panno e un paio di scarpe da tennis, anzi, da corsa, di quelle ammortizzate, con degli strani cuscinetti dentro una suola trasparente come un acquario.
“il problema è che non sono vicino a casa mia. lì passano gli autobus e salirci è più facile. e poi tutti gi autisti mi conoscono e accostano bene al marciapiede per farmi salire. vicino a casa mia…”
“dov’è casa sua?”
“bruzzano…”
“ah…”
“conosce?”
“non tanto”
“peccato… e questo bel giovanotto come si chiama”
“hobbit di mezzo e oggi non sono andato a scuola”
“e te vai in giro con la mamma?”
“sì”
“posso offrire una golia a questo giovanotto e alla sua mamma?”
ha infilato una mano nella tasca interna della giacca e ha tirato fuori tre golia, una per elasti, una per lo hobbit e una per sé. elastigirl ha pensato per un attimo che non si accettano caramelle dagli sconosciuti e che lo hobbit di mezzo doveva imparare che si dice no grazie ai signori che dispensano dolci o sostanze psicotrope sui mezzi pubblici. poi ha pensato a quel panciotto antico, alla sua voglia di chiacchierare, alle stampelle azzurre e ai guidatori dell’autobus che accostano al marciapiede, vicino a casa sua.
i due americani hanno commentato che era tutto molto neorealista e “so sweet”.
“certamente grazie. vuoi una golia, hobbit di mezzo?”
“cos’è?”
“non sai cos’è la golia? sono liquerizie. le caramelle più buone del mondo”, ha risposto il signore illuminandosi.
“allora sì, grazie”
elastigirl si era dimenticata dell’esistenza delle golia. si era dimenticata di un cassetto di un comodino di legno, rivestito all’interno di carta di firenze, pieno di liquerizie. era quello della sua nonna sara che mangiava solo golia, yogurt magro e zucchine lesse, in quest’ordine.
“sai cosa si dice, giovanotto?”
“…”
“chi non mangia la golia non può stare in compagnia”.

quel giorno elastigirl e lo hobbit di mezzo hanno fatto moltissime cose e hanno visto varie persone. a lui e alla sua scorza impermeabile e distratta tutto è scivolato addosso lieve, lasciando tracce incerte che riaffioreranno se e quando lo riterrà opportuno.
c’è solo un mantra che si è insinuato dentro quella scorza. un mantra ossessivo e suggestivo che lui ripete instacabile, da giorni. il mantra della golia e di quelli che non la mangiano, senza compagnia.
se lo sapesse il signore con le stampelle azzurre e il panciotto forse sarebbe contento.

Share on Twitter

96 ore e un interrogativo

nelle ultime 96 ore elastigirl non è stata qui.
per amore di cronaca e completezza:

venerdì.
elastigirl ha portato in ufficio una piastra per i capelli per la collega C che doveva andare a una festa a tema, solo per adulti, organizzata dall’estroso comitato genitori della scuola elementare di sua figlia, con lo scopo di raccogliere fondi. “non è che qualcuno di voi ha una gonna lunga a balze?” ha chiesto per settimane la collega C in redazione. “e un cappello da marinaio?” “e una maglietta a righe?” “e una piastra per pettinarmi come negli anni ’50?”. “si può sapere qual è il tema di questa festa bislacca?” “bulli e pupe” “ah”.
è stato così appurato che l’elasti-redazione, in tema bulli&pupe, è veramente sguarnita e che tuttavia su internet ci sono tutorial per agghindarsi, truccarsi e pettinarsi in qualsiasi foggia, persino per una festa a tema in una scuola elementare.
sempre in ufficio, sulla sua sedia, elastigirl ha trovato un pacchettino con un fantastico regalo super frou frou. lo aveva lasciato la collega zeta, che ha una bambina femmina nella pancia e sta lavorando come una pazza. ed elastigirl ha pensato che è fichissimo lavorare in un posto dove ci si scambiano piastre per pettinare pupe e regalini frou frou per affetto.
la sera elastigirl e mister incredible sono usciti a cena, come due tizi leggeri. hanno deciso di concederselo, ogni tanto, come fosse una terapia, per ritrovarsi e spazzare via quella patina di sfinimento che ultimamente li ricopre.
lei tuttavia non ha il fisico per certi eccessi e ha lasciato la voce al ristorante libanese.

sabato
elastigirl era uno straccio afono e ha passato la mattina a letto, priva di sensi, mentre lo hobbit grande faceva i compiti, il medio ascoltava elio e le storie tese, il piccolo le camminava sopra e mister incredible dirigeva il traffico e andava in farmacia a comprarle l’erba dei cantanti per ritrovare la voce.
il pomeriggio elastigirl ha preso un treno per brescia, è capitata in una carrozza insieme a una scolaresca ed è stata tentata di darsi fuoco per protesta. da brescia è andata a gussago, dove, in una chiesa sconsacrata, ha raccontato, senza voce ma con un microfono, l’elasti-mondo, insieme a una signora di canosa di puglia.

domenica
degli amici simpatici sono venuti a pranzo. insieme hanno preparato cibo per 27, anche se erano solo in nove, di cui cinque bambini.
lo hobbit piccolo ha fatto, per la prima volta nella vita, pipì nel gabinetto, dopo una seduta durata oltre 40 minuti. il miracolo è avvenuto all’improvviso e all’infamona, per il troppo ridere, quando elastigirl, stremata dalla vana attesa sulle pistrelle, si è messa a fare delle pernacchie da competizione.

lunedì
una grigia giornata di alienante lavoro casalingo si è conclusa con un interrogativo inquietante:
“mamma, ma, esattamente, nelle big babol, qual è l’ingrediente mortale per gli esseri umani?”.

ps domattina elastigirl interverrà al convegno “sos genitori” all’università bicocca, precisamente qui.

Share on Twitter

pensieri pesanti

a tavola.
“ehi, stai composto!”
“mpf”
“è inutile che sbuffi, hobbit di mezzo. non si mangia tenendosi la testa. voglio vederti dritto”
“oggi no”
“come oggi no?! sempre. a tavola si sta composti, ieri, oggi, domani e dopodomani”
“non posso oggi”
“perché non puoi?”
“perché oggi ho i pensieri pesanti. se non mi tengo la testa i pensieri pesanti la trascinano giù giù giù fin sottoterra”
“e quali sono questi pensieri pesanti di oggi?”
“tantissimi”
“fammi un esempio”
“penso pesante… penso il mare, la montagna, le case, i grattacieli, il bosco, gli alberi, la scuola”
“effettivamente sono cose piuttosto pesanti. pesanti ma belle”
“alcune belle e alcune brutte… tutte pesanti. e non sono mica finite”
“cos’altro c’è in quella testa?”
“i treni e i binari. il cielo con le nuvole dentro”
“…”
“e poi penso pisapia…”
“il sindaco?”
“non solo…”
“…”
“penso la moratti, berlusconi, obama e il colosseo”
“accidenti”
“capisci perché oggi proprio non ce la faccio a stare composto?”.

Share on Twitter

io ti ho sognato o dell’incomunicabilità

ieri, negli spogliatoi della piscina (che erano quelli femminili perché, da quest’anno, per fortuna, il genere dello spogliatoio della piscina comunale dipende da quello dell’accompagnatore e non dell’accompagnato, quindi niente più adolescenti puzzoni con i baffetti ma leggiadre e malmostose ragazzette acerbe), lo hobbit grande ha incontrato la sua compagna di classe agnese che ha i capelli lunghi, lo sguardo vispo, l’irresistibile carisma di un leader e la sapiente civetteria di una cocotte.
lei, appena si è accorta di lui, si è sistemata i capelli e si è aggiustata il costume olimpionico. lui, appena si è accorto di lei, si è infilato gli occhialini e la cuffia, lasciando fuori le orecchie, con un inquietante effetto yoda di guerre stellari.
lei ha sorriso, con la bocca e con gli occhi. lui ha emesso un grugnito, con la gola e il naso.
“volevo dirti una cosa”, ha detto lei.
“ora mi devo asciugare i capelli”, ha risposto lui.
“è veloce. e volevo dirtela da questa mattina”
“dì”, altro grugnito.
“stanotte ti ho sognato”. lei ha sorriso, di un sorriso soddisfatto, da gatto che mangia il topo.
“ah”. lui si è toccato la punta del naso con la lingua, un talento utile nei momenti di incertezza.
“volevo proprio dirtelo”
“e cosa facevo nel tuo sogno? ammazzavo vampiri?”
“no. eravamo su un prato. correvamo per mano”
lui ha tossito e si è tolto la cuffia, restando con gli occhialini e i capelli sparati sulla testa, come aculei di un porcospino.
“poi, a un certo punto, io mettevo il piede in una buca. e inciampavo”
“e io…”
“tu cadevi insieme a me, perché ti trascinavo io. e poi rotolavamo giù, sul prato, verso un fiume. ma quando toccavamo l’acqua tu ti trasformavi in sirena”
“e poi?”
“poi basta”
“…”
“…”
“agnese?”
“sì?”
“se per caso qualcuno ti chiede perché porto gli occhialini anche fuori dall’acqua, tu rispondi che non me li tolgo mai, nemmeno a scuola. dì che tu lo sai perché siamo in classe insieme, che poi è la verità”
“ma non è vero che li porti a scuola…”
“va be’, tu dì invece che senza gli occhialini non mi hai mai visto. un po’ come ciclope di x-men”
“come chi?”
“niente, niente. ora devo asciugarmi i capelli. ciao”.

Share on Twitter

un bicchiere di droga

grazie al suo part time verticale, elastigirl tutti i lunedì pomeriggio sta con gli hobbit. se non piove/nevica/grandina li porta ai giardinetti vicini a casa, dove si incontrano sempre le stesse mamme, le stesse nonne, le stesse tate e gli stessi bambini. anche i giochi che si fanno sono sempre gli stessi. pare che questo li rassicuri, i bambini. pare.
in particolare mentre lo hobbit grande gioca a pallavolo con i suoi amici e il medio fa giochi devianti con i suoi compagni di scuola materna, elastigirl e lo hobbit piccolo fanno l’irresistibile gioco del ristorante. lui è asserragliato dentro una casetta di plastica a cucinare i piatti da lei ordinati. i dialoghi sono talmente appassionanti e l’attività così divertente che spesso altri bambini si uniscono al gioco, facendo concorrenza sleale a un torvo e contrariato chef. da quando elastigirl è a dieta il gioco del ristorante ha guadagnato parecchio appeal perché immaginare di ingozzarsi di schifezze non è come farlo davvero ma ha tuttavia un suo perverso perché.
questo pomeriggio.
“io pappa!”
“va bene. vediamo un po’… cosa potresti prepararmi… mmmh una pizza con sopra il salame e il cioccolato fuso…”
“ecco! poi?”
“grazie… poi vorrei delle lasagne”
“ecco! poi?”
“poi una torta grandissima con panna e fragole”.
a questo punto arriva una graziosa bambina bionda di rosa vestita, munita di nonna bionda. entrambe composte e compite. la bambina guarda mesmerizzata il cuoco sopraffino e la sua ingorda cliente ed esclama: “anche io voglio giocare”, seguita da un pigolio garrulo della nonna: “chiedi alla signora se puoi giocare!”.
“certo che puoi giocare. come ti chiami?”
“ginevra”
“bene ginevra. cosa vuoi mangiare?”
“la ginevra mangia tutto! verdura, frutta, pesce… tutto di tutto. è un portento!”, precisa orgogliosa la nonna.
“bene. allora, hobbit piccolo. per ginevra cavolfiori e insalata. va bene, ginevra?”
“sì!”
“e di dolce?”
“la ginevra mangia solo frutta. niente dolci”
“va bene, ginevra. una banana e…”
“cioccolato”
“ottimo! brava ginevra. hobbit piccolo? hai preparato tutto per ginevra? cavolfiori e cioccolato ci sono?”
“sì! ecco”
lui arriva sudato, stropicciato e lercio come pochi bambini al mondo riescono ad essere dopo una sola ora ai giardini.
“ehi! hobbit di mezzo! che piacere. ci sei anche tu? vuoi mangiare qualcosa?”
“no, grazie. vorrei solo bere”
“hai ragione. qui mangiamo mangiamo e non si beve un tubo”
“cosa vuoi bere, ginevra?”
“la ginevra beve solo acqua naturale”
“bene. hobbit piccolo, porteresti acqua naturale per ginevra e per me?”
“ecco!”
“grazie. e tu hobbit di mezzo cosa gradisci da bere?”
“droga!”
“…”
“ehm, il bambino ha detto coca, coca cola. no, bambino?”
“no. ho detto droga. come un bicchiere di droga perché io sono un drogato”
“uhm, ginevra. vuoi venire a giocare sullo scivolo?”
“no. resto qui. anche io voglio un bicchiere di droga”
“ginevra, la conosci quella canzone… ‘sono drogato, suono sbagliato… adesso ti sfondo i bonghi… per vendicare l’africa!’, è di elio e le storie tese. fortissima. anche se ha un sacco di parolacce”
“ginevra, su. è tardi. andiamo a casa”.

forse bisognerebbe iniziare a censurare la selezione musicale dello hobbit di mezzo. almeno prima che il piccolo inizi ad offrire droga nel suo ristorante ai giardini.

Share on Twitter

mangiano muffin

questo pomeriggio. ore 16,38.
“pronto, elasti, sono giò, la mamma di lò, l’amico dello hobbit grande. dove sei?”
“ciao giò. sono in ufficio. dimmi”
“volevo dirti che ho preso io lo hobbit all’uscita della scuola perché… ecco, non è venuto nessuno”
“come non è venuto nessuno??? oggi doveva venire lorenza-è-un’emergenza, come tutti i giovedì. anzi no, ho sbagliato, doveva venire annalisa portapazienza che viene il venerdì ma oggi si era scambiata con lorenza-è-un’emergenza che verrà domani e non oggi e quindi… puoi aspettare due minuti che chiamo annalisa portapazienza e verifico, anzi no, aspetta, guardo l’sms che mi ha mandato per comunicarmi che voleva fare scambio… insomma, scusa, giò…”
“tranquilla. controlla. io resto qui. in ogni caso posso portarlo a casa mia, lo hobbit, poi magari lo viene a prendere mister i…”
“no! mister i è in australia e io torno a casa dall’ufficio non prima delle 7,30 stasera… dammi ancora un secondo che non trovo l’sms. oddio suona anche il telefono fisso, anzi no, collega P, puoi rispondere tu?”
“…”
“NOOOOOO!”
“cosa, elasti?”
“sono una maledetta stordita. una cretina totale. annalisa farà scambio il 10 maggio, oggi è solo il 3 maggio… e io ho tre figli abbandonati a loro stessi. adesso vomito. giò! emergenza!”
“dimmi cosa posso fare per te”
“prenditi lo hobbit grande. ora chiamo l’asilo. ma come è possibile??? i due piccoli sarebbero dovuti uscire alle 16 e nessuno mi ha avvertita per dirmi che sono stati abbandonati lì… li avranno portati direttamente ai carabinieri. qualcuno mi ha raccontato che i bambini dimenticati nelle scuole vengono consegnati all’arma. forse è solo una leggenda metropolitana o forse è tutto vero… va be’, giò. grazie mille. ti chiamo dopo ora telefono ai carabinieri, anzi no, prima provo all’asilo”
“ok. ciao. stai tranquilla, però”
“voglio buttarmi giù dalla finestra. ma l’ufficio è al pian terreno e per giunta in vetrina…”

“elasti, ti senti bene? che succede? posso fare qualcosa per te?”
“grazie collega P, potresti teletrasportarti dai miei figli e prelevarli al posto di annalisa, di lorenza e mio… ho abbandonato tre minori sparsi per le scuole di milano nord… e ho la tachicardia e sono sull’orlo di una crisi isterica. ora però scusa, devo telefonare all’asilo degli hobbit medio e piccolo”
“calmati e respira”

“pronto, ehm, sono la mamma dello hobbit di mezzo della classe rossa e dello hobbit piccolo della sezione primavera…”
“buongiorno. gli hobbit sono qui. mangiano muffin”
“mangiano… allora non avete chiamato le forze dell’ordine?”
“no, stanno facendo la merenda. perché?”
“perché, ecco, di solito non fanno la merenda all’asilo. di solito escono alle 4 e oggi, be’, non c’era nessuno a prenderli, per colpa di un disguido, anzi per colpa mia che sono una stordita criminale. e ora io sono in ufficio e… ecco, mi scusi, mi sono parecchio agitata”
“ma gli hobbit li potevano mangiare i muffin per merenda?”
“certo che sì! senta, mi dia una mezz’ora e cerco di organizzare un recupero dei figli…”
“va bene, nel frattempo qui mangiano…”
“fantastico. lasciateli mangiare. viva i muffin della milano ristorazione. grazie”.
ore 16,45.

i suddetti sette minuti sono costati a elastigirl sette anni di vita, oltre che la parte dell’instabile pazza in ufficio, oltre che la consapevolezza di perdere pezzi qua e lì, senza accorgersene, anche quando sono pezzi enormi.

Share on Twitter

roma

mister incredible doveva andare in australia per lavoro. aveva proposto a elastigirl di seguirlo (“eddai vieni!” “non ha senso” “ma sì, due giorni ad andare, due giorni a tornare e quattro giorni a sydney” “a sydney da sola, devastata dal jet lag, intanto che tu lavori. veramente fico come programma…” “eddai!” “ma anche se dovessi accettare questa irrinunciabile proposta, come facciamo con gli hobbit?” “una soluzione si trova, magari potremmo chiedere ai miei…” “tu vorresti chiedere a super w e mister brown di venire a milano da bari una settimana per consentire a noi due di passare quattro giorni in aereo?”) ma lei aveva detto no. forse è partito con hiroshi, il fidanzato marxista giapponese, anche se non ci sono conferme in proposito.
“e se andassimo a roma?”
“andassimo chi?”
“io e gli hobbit, per il ponte del primo maggio, mentre tu sei a sydney”.

elastigirl e gli hobbit, mentre il pater familias partiva per l’australia, sono andati a roma, a trovare il fratello di mister i, altrimenti detto zio-con-l’-orecchino-al-naso (“io l’ho sempre detto che ho sbagliato fratello” “già. io ti avevo avvertito, elasti” “ma quando ti ho conosciuto avevi  i capelli lunghi e l’aria tamarrissima ed eri poco più che un bambino!” “peggio per te”), e la sua fidanzata romana.
la vacanza capitolina in alcuni agili punti.
1. roma è fantastica. anche se ci può essere un tempo grigio (“ma non è valido… a roma il tempo è sempre bello… ce lo avevi detto tu, mamma…”), anche se girarla con un passeggino al seguito è un’esperienza intensa, in vari sensi, anche se alla lunga le orde di turisti onnipresenti potrebbero venire a noia, anche se chi ci vive dice che è un caos totale globale. è talmente fantastica che visitarla dovrebbe essere obbligatorio per tutti, a cadenza regolare.
2. roma è diuretica (“mi scappa la pipì” “come? l’hai fatta dieci minuti fa, e anche mezz’ora fa, e anche 50 minuti fa. non è possibile” “o la faccio qui o muoio sbudellato su colpo”).
3. nonostante piazza navona, san pietro, il caravaggio, il colosseo, i fori imperiali, trastevere, i parchi e tutto il resto, le cose più belle di roma sono: “il negozio di cose del signore degli anelli e di harry potter ché io lì dentro ci andrei a vivere e non vorrei uscire mai. il giardino vicino a casa degli zii dove abbiamo giocato a palla e… ah! gli hot dog con ketchup e maionese fatti dallo zio con l’orecchino al naso”.
4. la cosa più brutta di roma? “i bambini torturatori di tartarughe nel giardino vicino a casa degli zii”
5. roma dà l’insonnia. forse per questo, dopo tanto tempo, sono ritornati in auge gli indimenticati risvegli a scacchiera e tre hobbit, accampati a casa altrui, a turno e senza mai sovrapporsi, si sono svegliati ogni notte di soprassalto chiamando “mamma” con motivi pretestuosi (“mamma, sono intrappolato tra le gambe di mio fratello” “mamma, ho gli starnuti e l’allergia, a roma ci sono pollini bestiali e supercattivi. tienimi compagnia mentre mi soffio il naso” “mamma zuzzo mio v’è?”, dove il sostantivo zuzzo indica il sostantivo ciuccio).
6. a roma qualcuno aveva voglia di avere un bambino. dopo queste quattro amene giornate, forse qualcuno ha deciso che l’inferno può attendere.
7. a roma c’è un posto dove, dicono, fanno il caffè più buono del mondo e, per non mostrare al mondo il segreto della sua ricetta, il signore che lo prepara si nasconde dietro un separé giallo.
8. a roma ci si va da milano con un treno velocissimo, in tre ore. e tre ore su un treno sono affrontabili anche soli con tre hobbit. soprattutto perché quando scendi da quel treno, magicamente ti dimentichi tutto e ti ricordi solo che sei arrivata, un po’ come dopo il parto.

Share on Twitter

andata

sabato.
ore 17,30
“ragazzi, siete troppo eccitati e molesti. se non vi date una calmata annulliamo la festa. chiaro?”
“sì papà”
“quanto manca? possiamo sederci sul balcone e guardare se gli invitati arrivano?”
“manca mezz’ora. no, non potete stare sul balcone fino alle 6. ve ne state qui tranquilli. perché paolo, che è anche lui festeggiato, riesce a mantenere un contegno mentre tu, hobbit grande, e tuo fratello che non c’entra ma ogni occasione è buona per agitarsi, siete isterici?”.

ore 18,05
nell’elasti-casa ci sono 16 bambini esagitati, tra i due e i nove anni, dieci femmine e sei maschi, puntuali come il big ben, e i quattro genitori dei due festeggiati. tutti corrono, urlano e si lanciano palloncini. qualcuno fa la lotta. altri si tolgono le calze e, a piedi nudi, si arrampicano sui muri come l’uomo ragno. elastigirl si ricorda improvvisamente dell’esistenza di un gas sedativo e un po’ narcotico, il protossido di azoto, usato da qualche dentista per stordire i bambini nervosi. si domanda chi e a che prezzo commercializzi bombole di quel miracoloso elisir. tuttavia tace e decide di non condividere con nessuno dei presenti l’incomprensibile reminiscenza delle lontane lezioni di chimica al liceo.

ore 18,15
“abbiamo moltissimi travestimenti e questi fantastici pennarelli per truccarsi. avete voglia di mascherarvi?”
“mpf. dobbiamo proprio?”, domanda una bimba con i capelli a spaghetto.
“io sono bravissima a pitturare facce. fatevi sotto”, grida un’altra con le gambe da fenicottero.
“io truccata vengo da schifo ma oggi voglio essere una mummia. poi al massimo avete uno struccante?”, domanda una piccoletta con le lentiggini.
“io voglio diventare un vampiro”
“io un licantropo”.

ore 19,00
“dov’è paolo?”
“è chiuso nello sgabuzzino con carlotta”
“fateli uscire immediatamente”
“non vogliono”
elastigirl impasta la pasta per le pizze e deglutisce.

ore 19,15
sono tutti in camera degli hobbit. al buio. chiacchierano seduti sui letti. con gli occhi grandi e i piedi scalzi e lunghi. a bassa voce, come chi si dice i segreti. complici. sono ragazzini.
“sono fantastici”
“ehi, mister incredible, che dici? non hai sempre detto che a te i bambini non piacciono? meno che mai quelli degli altri? ti stai rammollendo?”
“ho detto che sono fantastici e basta. adesso andiamo a infornare le pizze”

ore 19,30
la mamma del festeggiato paolo prepara un aperitivo: carote, olive e salame. nessuno degna di uno sguardo le carote. in compenso olive e salame non raggiungono nemmeno il tavolo di portata.

ore 20,00
pizza
non ci sono abbastanza sedie, il tavolo non basta per tutti, la pizza invece è tantissima, troppa. loro si siedono per terra in gruppetti. mangiano, bevono, chiacchierano. ridono. sono grandi.
“dove sono paolo e carlotta?”
“sono rimasti in camera. giocano ai rigori”

ore 20,45
torta, candeline, tanti auguri a voi. regali.
una bambina bionda con le trecce si avvicina a elastigirl che ha una maglietta bucata di mister incredible, un mollettone a domarle i capelli e lo sguardo spiritato della padrona di casa stressata.
“ehi, mamma dello hobbit, volevo dirti che hai una pettinatura bellissima”
“ehm… veramente è solo un mollettone. per giunta rosa. non è che…”
“stai benissimo. veramente. te lo volevo dire da prima”
“grazie. anche le tue trecce non sono niente male”
elastigirl decide che regalerà le chiavi di casa alle amiche femmine degli hobbit affinché entrino a piacimento a casa sua.

ore 21,00
“adesso si vede un film tutti insieme. ne abbiamo scelti tre. votate quello che preferite”.
c’è un litigio, un ammutinamento, una rissa, un’elezione irregolare, una decisione d’imperio. “si vede cattivissimo me”.
“dove sono paolo e carlotta?”
“boh. saranno in bagno”
“come boh? come in bagno????”
“ma nooo! sono qui. sul divano. tutto sotto controllo. tutt’okkei”.

ore 21,30
in casa qualcuno vede il film, qualcuno continua ad arrampicarsi sul muro come l’uomo ragno, qualcuno gioca a palla, qualcuno va in moto, qualcuno sta al buio in silenzio, qualcuno fa tutte queste cose insieme.
elastigirl si ricorda che manca ancora un’intera ora alla fine della festa, 60 minuti primi, 3.600 minuti secondi. e si sente poco bene.

ore 22,45
“allora? siete contenti? hobbit grande?”
“sì, ma è durata troppo poco”
“paolo?”
“non è nemmeno iniziata che già sono andati via tutti. però sì. è stato bello”
“paolo sta a dormire con noi?”
“sì, hobbit di mezzo”
“per sempre?”.

Share on Twitter

un po’ scemi

“come ti piacerebbe festeggiare il tuo compleanno, hobbit grande?”
“non so, con i miei amici…”
“io avrei un’idea. però è una cosa un po’ da grandi e non so se siete pronti…”
“certo che siamo pronti”
“e cosa ne sai se non ti ho ancora detto qual è l’idea?”
“dimmela allora”
“pensavo che sabato prossimo potresti fare una festa insieme al tuo amico paolo, quello che ha il 39 di scarpe, ora forse anche il 40, e la sorella gemella più fantastica che abbia mai conosciuto. anche lui compie 9 anni in aprile, mi pare…”
“va bene, se paolo vuole…”
“pensavo che potremmo fare qualcosa qui, a casa nostra, verso sera, come fanno i ragazzi grandi, con qualche vostro amico. giocate un po’, poi mangiate la pizza tutti insieme, poi vi vedete un film che scegliamo prima e poi paolo potrebbe fermarsi qui a dormire. come ti sembra?”
“bello! va bene. facciamo una specie di pigiama party qui”
“ottimo. allora parlane con paolo, decidete chi invitare e organizziamo. mi raccomando, non dovete essere troppi perché altrimenti siete tutti schiacciati”.

elastigirl, dopo questa proposta un po’ ardita, si aspettava un elenco di invitati rigorosamente maschi per una festa tra virili misogini, all’insegna di testosterone e sfrenato machismo. elastigirl, vittima dei suoi pregiudizi di genere, aveva messo in conto tutto, aveva ponderato le possibili conseguenze di un’iniziativa garibaldina e aveva deciso che ne valeva la pena.

“ecco mamma. paolo e io abbiamo preparato la lista. vedi se va bene”
“ma… è lunghissima!”
“quattordici mamma! siamo quattordici. quindici se contiamo anche lo hobbit di mezzo”
“ma non ci state!”
“ma sì! ci stringiamo! e poi… non possiamo invitare carlotta senza invitare monica e sabina. e valentina? non potevamo non dirglielo! ma se c’è lei deve esserci anche antonella… e giulia? giulia deve esserci per forza alla nostra festa!”
“carlotta, monica, sabina… valentina? giulia???”
“sì, perché?”
“finiscono tutte per A. non sono maschi selvaggi e scatenati!”
“no, allora? mica abbiamo solo amici maschi noi…”
“no, niente! certo, hai ragione. fammi leggere tutti i nomi… ok. fantastico. va benissimo”
“ma siamo 14, più due sedici…”
“e che problema c’è?”

dieci bambine, quattro bambini. uno hobbit di mezzo e uno piccolo che non conta.
elastigirl non ci poteva credere. e nemmeno la mamma e il papà di paolo. e nemmeno mister incredible che ha esclamato, senza neppure darsi il tempo di calcolarlo perché gli economisti marxisti baresi hanno un rapporto privilegiato e amicale con i numeri, che il 71,4% dei partecipanti alla festa, esclusi i fratelli hobbit, sono femmine.
e tutto questo stupore li ha fatti sentire un po’ scemi.

Share on Twitter

nove

a te,
che balli snodato, canti stonato, reintepreti i film che ti piacciono, fai le voci delle persone che incontri e nella recita di fine anno sarai peter pan,
che non leggi nessun libro e per questo un po’ ci disperiamo ma in compenso sai leggere nel pensiero,
che capisci la lingua di tuo fratello piccolo, che ti accorgi di ogni dettaglio e cogli le parole dette e quelle non dette,
che hai una memoria da elefante e ci inchiodi implacabile al nostro passato, ai nostri inciampi, alle nostre promesse di cinque anni fa, alle nostre incaute dichiarazioni di cui avevamo perso memoria,
che accudisci e proteggi e mi insegni una tenerezza virile che mi incanta,
che osservi sornione e sarcastico e mi sembri un grande,
che hai spalle, mani e piedi di ragazzino e guardandoti non mi capacito,
che sei proprio bello e lo so che non conta, che le cose importanti sono altre, che non bisogna nemmeno dirtelo troppo, ma nella vita certo non fa male,
che sei impaziente, irrequieto e a volte ombroso,
e nei tuoi difetti mi riconosco spesso ben più che nei tuoi pregi,
che – e questo è un talento – ti ammali a comando quando non vuoi andare a scuola e ancora non ho capito come tu faccia,
che sei solido ed equilibrato ma non voglio che, in questa famiglia di pazzi, diventi la tua condanna,
che riconosco nello specchio, che vorrei portare a fare un viaggio da soli, che vorrei prendere per mano e perderci nelle nostre chiacchiere, che capisco e mi capisci,
che compi nove anni oggi e sei un bambino grande, il primo, quello che mi mostra la strada, che mi insegna ad essere quel che sono, che mi ha convinta a questa pazzia.
auguri, bel ragazzo.
la mamma

ps domani compie gli anni elasti e poi la finiamo con questa fiaccante maratona di compleanni.

Share on Twitter