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domenica, 27 dicembre 2009
a meno due giorni sono arrivati da bari super W, la nonna, mister brown, il nonno, e la zia matta.
"sei magra! - mente super W sapendo di mentire - sei solo pancia".
"ti sei ingrossata il giusto", dice mister brown che in presenza della famiglia allargata cade in un'estasi di beatitudine e contemplazione, fa un uso smodato dell'aggettivo "straordinario" e compra gratta e vinci con più lena e fiducia del solito.
"ho un nuovo fidanzato. il passato è archiviato e sono pronta per un luminoso futuro", annuncia la zia.
nonna J è inquieta e impaziente, non troppo diversa pertanto dalla sua condizione normale.
suo marito artù dichiara impietoso guardando elasti: "sei ogni giorno più enorme".
"la mia mamma nella vita fa i bambini, li coccola ed è intelligente. il mio papà... be', il mio papà è barese", afferma lo hobbit grande.
lo hobbit piccolo non è pervenuto perché lui è una prima donna e in mezzo a tutto questo vociare ritiene che il silenzio si noti di più.
mister incredible fa lavatrici e lavastoviglie, scopa per terra in modo compulsivo lamentandosi della produzione industriale di sporcizia dell'elasti-famiglia. nelle situazioni di stress emotivo alcuni economisti marxisti baresi si trasformano in massaie ossessive.
lo zio con l'orecchino al naso arriverà domani, insieme al prozio implacabile e alla prozia che parla al telecomando e cambia i canali della televisione con il cellulare.
elastigirl è acquattata nelle retrovie, nella sua bolla. di giorno panifica, prepara crostate, inspira ed espira. di notte partorisce cinque, sei, sette volte, sogna il suo ginecologo vestito, nudo, presente, latitante, puntuale e in ritardo, con il bisturi in mano, con gli sci ai piedi, con il colbacco in testa e con l'ipod nelle orecchie.
a meno due giorni elastigirl vorrebbe che fosse già dopodomani, è intorpidita, frastornata e annebbiata, vorrebbe non esserci.
a meno due giorni dalla nascita del microbbit, fuori c'è il caos, dentro anche. e il tempo si è fermato.
mercoledì, 23 dicembre 2009
"mamma, io plefelivo che nella panza tua inveze di un flatellino velo z'ela una bambola finta. la chiamavamo malìa e stavamo belli tlanquilli. e inveze..."
martedì, 22 dicembre 2009
questa notte elastigirl ha partorito sette volte con il cesareo:
la prima volta le è toccato un intervento d'urgenza nella emergency room del policlinico universitario di chicago. alla fine ha ricevuto un conto di 27.000 dollari.
la seconda volta il suo ginecologo era in ritardo per colpa della neve e del traffico intenso sulla milano-meda. al suo posto è comparso bigiotti filippo, il suo fidanzato di terza elementare, perito elettrotecnico travestito da chirurgo.
la terza volta mancava l'anestesista ma il ginecologo, finalmente giunto dall'inferno della milano-meda, le ha spiegato che con l'ipnosi si affronta qualsiasi cosa, basta lasciarsi andare.
la quarta volta era natale e per festeggiare gli hobbit sono stati ammessi da una suora ostetrica ad assistere al lieto evento in sala operatoria "perché così si ricorderanno del loro fratellino tutta la vita".
la quinta volta era completamente sola, sul divano di casa. ascoltava brothers in arms dei dire straits e aveva 16 anni
la sesta volta si è ricordata troppo tardi di non avere fatto la ceretta e di avere una foresta di mangrovie al posto delle gambe. per l'imbarazzo ha chiesto di potere indossare un burqa.
la settima volta era stremata dalle precedenti sei e non si è accorta che il microbbit era in realtà una bambina con i capelli rossi e le trecce, come pippi calzelunghe.
alle gestanti a termine dovrebbe essere interdetta l'attività onirica.
domenica, 20 dicembre 2009
ehi tu,
sono sempre io, il buio e il rumore intorno a te, quella che ti aspetta, quella che è stufa e scalpita, quella che per colpa tua non si vede più i piedi e non si allaccia più le scarpe. insomma la tua mamma.
ci sono cose che non si possono dire a chi sta fuori. non si possono dire al tuo papà barese perché si mette a fare gli scongiuri e i gestacci e mi guarda come se fossi pazza. non si possono dire ai tuoi fratelli perché il loro mondo è solo a colori ed è così che deve essere. non si possono dire a nonna J perché la mia vulnerabilità è il suo unico tallone d'achille. non si possono dire a nonno A perché userebbe parole troppo sagge e razionali per essere rassicuranti. non si possono dire a un'amica perché risponderebbe "lo so" e non aiuterebbe oppure "non fare la scema" e aiuterebbe ancora meno.
quindi lo dico a te anche se, come dice il ginecologo, suscitando in tuo padre virile compiacimento e in me una curiosa sensazione di déjà vu, "hai lo scroto" e quindi sei maschio e pertanto dotato di sensibilità ridotta, anche se sei lungo solo 50 centimetri e non ti meriti tanta franchezza, anche se probabilmente, laggiù nel tuo acquario, sei troppo concentrato sulla tua vita da pesce per farti carico delle paturnie materne.
lo dico a te perché è a te che sto pensando ora, perché saremo tanto vicini ancora per poco, perché un giorno vorrei che ridessimo insieme dei nostri fantasmi.
ho paura.
ecco l'ho detto.
ma non paura di un taglio, dei punti, del mal di pancia, di quel po' di dolore che qualcuno ritiene persino utile e giusto e che in fondo passa presto.
ho paura per te.
paura che si spenga un interruttore, che qualcosa si rompa, che tu non pianga e non urli la tua sorpresa al mondo. paura della tua fragilità di pesce che diventa uomo. paura che si perdano pezzi per strada. paura che tu non sia.
ecco. non solo l'ho detto. ma te l'ho anche spiegato.
ed è per questa paura che fatico a immaginarti, che non mi chiedo di che colore avrai i capelli e se li avrai, che non penso alla tua voce d'aquila e al tuo profumo di zucchero filato. per questo non ti ho ancora comperato i pannolini e per questo oggi, stendendo il bucato dei tuoi vestiti di terza mano, facevo finta di giocare alle bambole.
ehi tu, piccoletto, unico uomo in grado di mettere in fuga i miei mostri, fai il bravo in questi nove giorni che ci separano, e, soprattutto, non avere paura. che a quella ci penso già io.
la tua pavida mamma
giovedì, 17 dicembre 2009
"bene elasti. adesso che abbiamo fatto l'ultima ecografia e abbiamo visto che il microbbit più che un bambino è un abbacchio, adesso che hai ritirato gli ultimi esami e l'elettrocardiogramma, adesso che l'anestesista ha detto che nulla osta alla spinale, vatti pure a comprare la fascia post operatoria in cui ti strizzerai non appena liberata dell'inquilino, e le calze bianche autoreggenti antitrombo, ciliegina sulla tua già irresistibile carica erotica. poi non mancherà niente, ma proprio niente. e ti aspettiamo tra esattamente 12 giorni, alle 7 sel mattino, digiuna ed evacuata - ti ricordi, no? - sempre che gli eventi non precipitino prima. altre domande?"
"mmmh. direi di no"
"ottimo. puoi andare allora"
"..."
"ho detto che è tutto a posto. puoi andare. non sei l'unica gestante a termine qui e io avrei parecchie cose da fare..."
"in verità una domanda ce l'avrei..."
"dimmi"
"il wi fi..."
"il uai cosa?"
"la connessione a internet... insomma. non è che qui in ospedale avete una connessione a internet? no, sa com'è. dovendo stare qui quattro giorni, per giunta da sola a capodanno, con gli hobbit, mister incredible, super W e mister brown venuti da bari, lo zio con l'orecchino al naso e la zia matta che fanno baldoria a casa, sarebbe bello poter... mi chiedevo se fosse possibile... usare il computer. ecco l'ho detto"
l'ostetrica è impallidita, ha fatto tre passi indietro e ha scosso ripetutamente la testa, turbata. come se le fosse stato chiesto il permesso di guardare film pornografici o di celebrare una messa nera durante il travaglio.
a insaputa dell'indignata signorina tuttavia, elasti-depravata si presenterà all'appuntamento, con la fascia post operatoria, le calze autoreggenti da maliarda e, soprattutto, una internet key nascosta tra le mutande di rete monouso.
mercoledì, 16 dicembre 2009
"che fine falà il flatellino quando esse dalla panza tua?"
"come che fine farà? verrà a casa, con te, lo hobbit grande, la mamma e il papà"
"non è pozzibile"
"e perché mai non è possibile?"
"pelché il flatellino non ha una mamma e un papà"
"ma..."
"no, il flatellino ploplio non ze li ha la mamma e il papà. al mazzimo ha dei nonni, ma non cledo".
martedì, 15 dicembre 2009
se tra le tre e le quattro del mattino scrivi email di buon natale a parenti e amici lontani, se per strada i passanti ti guardano come guarderebbero il giubbotto esplosivo di un kamikaze, se la dirimpettaia ti chiede ogni mattina: "ma come signora? la lasciano andare in giro da sola?", se riesci a scoppiare in singhiozzi guardando il limone agonizzante sul terrazzino o ripensando al primo incontro tra barbapapà e barbamamma,
se al supermercato sei attratta dallo sciroppo di lamponi e dalle tette della cassiera, se con due gradi sopra lo zero ti togli il giaccone perché "ti fa un po' caldo", se riesci a smettere di pensare a comando, se ti senti indistruttibile come jeeg robot d'acciaio e l'unica cosa di cui hai bisogno è una maleodorante crema al burro di carité,
allora forse l'inquilino nella pancia ha preso il sopravvento ed è giunto il momento di affidarsi alla scienza medica.
lunedì, 14 dicembre 2009
"bene elasti, allora la aspettiamo il 29 dicembre alle 7,00 del mattino per il cesareo"
"come il 29? mi avevano detto il 28..."
"la sua non è un'urgenza. pertanto la sala operatoria è disponibile solo il 29... preferirebbe un cesareo d'urgenza?"
"no, no, per carità. va bene il 29"
"bene. venga digiuna ed evacuata"
"evacuata?"
"certo evacuata! capisce la parola evacuata?"
"la intuisco"
"bene"
"bene"
"e mi raccomando la valigetta. l'ha già preparata la valigetta?"
"veramente no. il concetto di valigetta mi ha sempre messo molta ansia, anche prima di partire per le vacanze, figuriamoci in questo caso"
"su, elasti. hop hop. comunque per facilitare il compito alle nostre pazienti, abbiamo redatto questo vademecum per la preparazione della valigetta. così non dimenticate nulla"
"ah. grazie mille"
"mi raccomando. segua fedelmente il vademecum"
"cercherò"
"ci vediamo il 29, allora. digiuna ed evacuata, mi raccomando!"
"d'accordo. digiuna, evacuata e con valigetta"
"brava elasti".
si fa presto a dire valigetta. perché i non addetti ai lavori potrebbero avere una percezione distorta del fondamentale oggetto, e soprattutto del suo fondamentale contenuto, che accompagneranno la tapina quasi-madre nella ineluttabile trasformazione da gestante in puerpera.
qualcuno potrebbe pensare a una vezzosa valigia rosa, rigida, con il manico in morbida pelle e il fondo esterno, sempre rosa, protetto da eleganti piedini di metallo. qualcuno potrebbe pensare a un contenuto candido e profumato, addirittura sexy: immacolate camicie da notte di seta, eleganti vestaglie ricamate, acqua di colonia, creme, unguenti, un ipod con dentro i rumori della natura, un librino di poesie, una trousse per il trucco per non sfigurare nelle fotografie post parto, completi intimi di pizzo per non perdere mai la propria femminilità e poi un corredino rigorosamente gender-oriented (o tutto rosa o tutto azzurro), nuovo di zecca e fresco di bucato, e un enorme fiocco con il nome del neonato e un tenero animaletto a punto croce, da appendere alla porta della stanza nel momento esatto in cui la gestante diventa puerpera.
i romantici e sprovveduti non addetti ai lavori potrebbero non immaginare neppure lontanamente che nel vademecum dell'ospedale, in quello che viene asetticamente definito "occorrente per la mamma" figurano:
- camicie da notte aperte, per l'allattamento: a scelta, delle informi palandrane, spesso di flanella, a volte con disegni cachemire, dotate di bottoni di madreperla a fiore o a cuore, oppure dei mini-abiti impietosi, aderenti e scollacciati, bianchi o rosa, chiusi da gancetti in stile dominatrix o perversa lolita.
- reggiseno da allattamento: la sadica creazione di uno stilista frustrato e misogino che ha preso ispirazione da venus, la fidanzata di mazinga che lanciava i razzi dalle tette.
- coppette assorbilatte: il must della puerpera che le guarderà inizialmente distaccata e diffidente e ne scoprirà l'utilità solo quando si sveglierà nel mezzo della notte con la palandrana in flanella o il mini-abito da lolita completamente fradicio e scoprirà con sgomento che un essere umano di sesso femminile può produrre, in talune circostanze, un litro di latte al giorno.
- mutandine di rete monouso: la definizione parla da sola e la parola rete non deve trarre in inganno i più fantasiosi.
a elastigirl e al microbbit non resta che puntare tutto sul corredino, certamente gender oriented, sperabilmente fresco di bucato, irrimediabilmente di terza mano.
martedì, 08 dicembre 2009
ehi tu,
lì dentro.
sì, proprio tu. sto parlando con te. strano vero? non capita molto spesso.
sono ancora io. quella intorno a te, di cui senti il battito del cuore, il brontolio dello stomaco e il gorgoglio degli abissi.
volevo dirti che sono stufa.
lo so che fino a poco tempo fa ti tenevo chiuso qui, come in una cassaforte di cui avevo buttato la chiave. lo so che mi piaceva averti lì, a nuotare nell'acquario, tutto e solo mio, protetto e prigioniero.
lo so che prima stavo bene così, il contenitore e il suo contenuto, la casa e il suo inquilino, una bella coppia, in fin dei conti.
ma ora sono stufa.
e non soltanto perché non riesco più ad allacciarmi le scarpe, perché sono schiava del sonno, perché non sono più io, perché hai occupato ogni centimetro del mio spazio, perché ti sei fatto largo, protervo e invadente.
no, non solo per questo, che pure non è poco.
sono stufa di non sapere chi sei, stufa di immaginarti, stufa dei tuoi silenzi, della tua vita da pesce.
quindi sbrigati.
ho bisogno di guardarti in faccia, di toccare le tue manine rugose e le tue cosce di pollo spennato. perché, non ti illudere, non sarai un adone appena uscito. sarai un tartarugo, come tutti gli altri. con gli occhi chiusi, i movimenti a scatti e quell'aria perplessa e diffidente.
il trascurabile dettaglio che io ti troverò irresistibile dal primo momento non ti renderà meno tartarugo agli occhi del mondo.
e ho bisogno di annusarti perché, forse non lo sai, profumerai di buono. e non saranno il sapone, la crema, l'olio o qualche altro intruglio che ti metteranno addosso per renderti presentabile. sarai proprio tu, che saprai di zucchero filato e bucato steso al sole, di miele e caramelle. è una magia di voi tartarughi, che dura poco ma quel tanto che basta per farci vostre schiave. è la natura, dicono.
e poi ho bisogno di dirti: "piacere, sono la tua mamma. e tu chi sei?". è vero, sono una mamma in sharing, come alcune automobili e alcuni file, ma mi innamorerò perdutamente di te perché per me sarai unico e speciale. è una magia, come la tua del profumo. ognuno ha la sua.
insomma, sono qui, un po' stufa.
ma tu non ti preoccupare, non me ne vado. ti aspetto.
mercoledì, 25 novembre 2009
tunf tunf tunf
"che stai facendo, nano? la smetti di dare calci al muro?"
"ma ho li pedi nudi e non spocco" (= ti faccio notare che ho avuto l'accortezza di denudarmi i piedi prima di infierire contro la parete della cucina, al fine di non lordare il muro che, del resto, ho già provveduto in passato a insozzare a dovere)
"non mi interessa che tu abbia i piedi nudi. non si danno i calci al muro"
"ma è la casa di malìoteleso" (= il muro non è un semplice muro, bensì la dimora del mio amico immaginario marìotereso. e se tento di demolirlo a suon di pedate avrò i miei buoni motivi)
"a maggior ragione: se marìotereso è in casa in questo momento gli stai dando molto fastidio. quindi finiscila"
"malìoteleso è in casa con sua mollie"
"ah. marìotereso oltre ad avere un papà - benedetto come il papa - e una mamma - lucia come la manzoniana mondella - che lo trascurano e lo mollano regolarmente nella nostra famiglia, ha pure una moglie? e come si chiama questa moglie?"
"come si deve chiamale? maliatelesa, no?"
"naturale, come si deve chiamare se no?"
"che poi è la mamma di mattina e benedetta, le bambine che ho in panza" (= mariateresa, moglie di marìotereso, altro non è che la madre naturale e legittima di martina e benedetta, le bambine che io porto in grembo, figlie, sempre legittime e naturali, di marìotereso che mi ha chiesto il favore di covarle al posto loro)
"scusa nano, e perché martina e benedetta non stanno nella pancia di mariateresa ma nella tua?"
"zelto, pelké maliatelesa non ha la panza adatta"
"e tu invece hai pancia adatta per farci crescere le due gemelle?"
"zelto, io vado in pissina, senti ke muccoletti" (= certamente. ti ricordo che io frequento il corso di nuoto baby alla piscina comunale vicino a casa. e per questo sono dotato di muscoli addominali di tutto rispetto. senti che tonicità e che vigore!).