redde rationem

è un periodo faticoso, difficile, a tratti estenuante. elastigirl è uno straccio.
perché:
1. ha tre figli che insieme hanno 14 anni
2. ha un marito economista marxista  che lavora a londra, parte della settimana
3. fa la giornalista finanziaria il giovedì, il venerdì e un mercoledì sì e uno no (domani sì) e, grazie a questo, usufruisce della impegnativa e appagante socialità di un open space
4. ha una collaborazione fissa come giornalista non finanziaria che le regala divertimento, gratificazione e un'ansia da prestazione non trascurabili
5. ha un arretrato di posta elettronica da evadere che se occupasse uno spazio fisico non basterebbero i giardini pubblici
6. ha preso parecchi impegni, per senso del dovere, per riconoscenza, per incapacità di dire no, per piacere, che si materializzano di notte, sottoforma di guardie imperiali di guerre stellari
7. ha un'iscrizione nella palestra di quartiere frequentata da signore over 70 molto più in forma e pimpanti di lei
8. nelle prossime quattro settimane ha tre feste scolastiche di fine anno, tre riunioni scolastiche di fine anno, una performance canora e uno spettacolo teatrale della classe dello hobbit grande
9. ha un blog che aggiorna, o cerca di aggiornare, cinque sere alla settimana.
e nonostante la stanchezza, la ricorrente domanda "chi me lo fa fare?", la frequente sgradevole sensazione di non avere niente ma proprio niente da raccontare, il sonno incoercibile, il cattivo umore, il desiderio di sbattere la testa contro il muro o, in alternativa, di rimpinzarsi di cioccolato fino a morirne, questo folle posto virtuale, questo bizzarro e avvolgente luogo di incontro, questa creatura diventata pubblica è uno dei nove punti di questo sfinente elenco a cui elastigirl non saprebbe rinunciare, insieme al numero uno e, ma sì dai concediamoglielo, al numero due.
e per questo grazie.

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grazie

"c'è il blocco del traffico"

"già"

"e ha appena cominciato a nevicare"

"vedo…"

"c'è sciopero dell'orsa e i treni regionali sono a rischio"

"davvero?"

"sì. e gli elfi della casa editrice non possono venire"

"pure?"

"tempo fa avevo letto di un corso che si chiamava 'working in hostile environments'. avrei dovuto farlo per l'occasione"

"non definirei lavoro la presentazione dell'elasti-libro"

"no, però il blocco del traffico, la neve, lo sciopero dei treni e l'editore elfico assente sono elementi ostili… non verrà nessuno"

"no, dai. proprio nessuno è difficile. ci sarà tua madre. forse anche tuo padre…"

"facevo prima a invitarli a pranzo. che angoscia… tu immagina: tutte le seggioline messe lì in ordine, con amore, il banchetto, i microfoni e nient'altro, nemmeno un cane. mi viene da vomitare. mi sa che non vado"

"hai preso l'impegno e vai. niente storie"

"secondo te qualcuno verrà? a parte i miei genitori, intendo"

"mah… forse qualcuno…"

"sei un mostro! almeno menti, no?"

"lo sai che non sono capace"

"mostro. non so come ho fatto a sposarti".

e invece, nonostante la neve, il blocco delle automobili, lo sciopero dei treni c'erano un bambino arrivato da venezia con la sua mamma, due ragazze venute dalla svizzera con un piccolo tesoro di cioccolata, una dal piemonte e poi tantissimi altri che a vederli tutti lì, senza più nemmeno una seggiolina per sedersi, veniva un po' da commuoversi.
grazie a tutte e a tutti per esserci stati e per avere smentito quel mostro pessimista.
è stato proprio bello.
elast'incredula.

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annichilimento

domani la scuola materna dello hobbit piccolo sarà in sciopero, l'asilo nido del microbbit anche, mister incredible sarà a berlino per un convegno di sindacalisti marxisti, nonna J sarà in giro per l'italia con suo marito artù, la babysitter annalisa portapazienza sarà disponibile solo dalle 15,30 perché prima lavora altrove, la giovane aspirante sociologa della casa di fianco, detta anche lorenza-è-un'-emergenza, che accorre nei casi disperati, sarà a barcellona per un lungo weekend con il fidanzato, elastigirl sarà in ufficio anche perché ha scoperto oggi che il suo saldo ferie 2010 ammonta a meno 2,5 giorni.

di fronte alla prospettiva dell'abbandono di un minore in età prescolare, la mamma di simone, quattrenne, compagno di classe e di sciopero dello hobbit piccolo, è intervenuta proponendo di accogliere sotto il suo tetto il nano di mezzo che, tra manifestazioni di tripudio e gaudio, ha annunciato che si presenterà tatuato, con tuta da ginnastica, stivali anche se non pioverà e maschera nera di darth vader.
mossa a compassione dalla chiusura della sezione "lattanti" del nido comunale e dalla solitudine di un microbbit privo di custodia, la mamma di giacomo, settenne, compagno di classe e di piscina dello hobbit grande, si è offerta volontaria per un tête à tête diurno con il minuscolo ("basta che mi autorizzi a spupazzarlo fino al reciproco sfinimento").
elastigirl è annichilita dalla gratitudine.

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un microbbit tra noi

ha gli occhi spalancati come chi non si capacita di essere atterrato qui, ha lo sguardo trasognato e un po’ folle come chi abusa di alcol o di latte materno, ha il sorriso estatico e ottuso come chi in fin dei conti è felice di esserci, ha mani voraci e paffute come chi è ancora in bilico tra mondo reale e mondo dei fumetti, ha piedi enormi come chi ha due hobbit per fratelli.
è approdato tra le elasti-braccia, sostituendo la tazza del caffè, nel disegno qui sopra.
grazie a silvia ziche che ha disegnato quella che lei chiama "una toppa", senza rendersi conto che invece è proprio lui, il microbbit.
e grazie a nina che ha abilmente inserito la toppa-microbbit al suo posto.

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a te

che ci sopporti, ci osservi sorniona e non ci giudichi,
che non prendi troppo sul serio mister incredible e sei solidale con me, di una solidarietà complice e discreta,
che giochi con gli hobbit con un talento naturale, che li guardi con gli occhi dell’affetto, che ti lasci blandire dalle avances del grande e sedurre dallo sguardo severo del piccolo,
che organizzi eroici pomeriggi invitando nani a merenda nell’elasti-casa e non ti scomponi se si rotololano sulle piastrelle della cucina urlando come ossessi.
a te,
che sai esattamente cosa vuoi, tenace fino all’autodistruzione, solida e concreta,
che ti sei risollevata a testa alta, con dignità e coraggio, per amore della vita e di chi ti ha lasciato troppo presto,
che ami le caramelle gommose e la focaccia, che stai diventando grande, che a maggio ti sposerai.
a te,
che sei la colonna portante della mia famiglia, oltre che della tua,
che se qualcuno mi chiedesse di scegliere tra te e mister incredible non saprei cosa rispondere,
a te, valentina diolabenedica,
che sei un gran donna, anche se forse non lo sai,
buon compleanno.
e grazie

elasti

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una piazza non facile

atterrata stamane a roma, elastigirl è stata accolta da una pioggia torrenziale e ha scoperto con sgomento che nella capitale è la stagione dei monsoni.
pioveva senza speranza, pioveva che ci volevano gli stivali di gomma e la tuta da palombaro, pioveva che le pozzanghere erano come laghi e l’acqua rimbalzava sui tavolini dei bar. pioveva che bisognava chiudersi in casa a guardare fuori dalla finestra appannata, che bisognava stare al caldo bevendo il tè come gli inglesi, che chi per sbaglio usciva tornava subito dentro.
nessuna persona di buon senso a roma, nella stagione dei monsoni, un giovedì feriale, alle 18, andrebbe alla presentazione di un elasti-libro.
"roma è una piazza non facile e i romani sono del tutto imprevedibili", avevano detto a elastigirl terrorizzandola.
già, i romani sono imprevedibili e alla presentazione dell’elasti-libro sono venuti proprio in tanti, con l’impermeabile, l’ombrello, gli stivali.
sono venuti in tanti, fradici e complici.
"abbiamo fatto snorkeling sul raccordo anulare, elasti", hanno detto.
effettivamente roma, con i monsoni e le pozze, è una piazza non facile.
in compenso i romani che fanno snorkeling sul raccordo anulare per un elasti-libro fanno venire voglia di venirci a vivere.

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in tivvù

quando ti invitano in tivvù, la mattina un’automobile ti aspetta.
la guida un signore gentile con i capelli bianchi che dice "salga signorina, benvenuta nella macchina della tivvù. ma non sia preoccupata perché quelli come lei io li conosco. hanno tanta paura prima e dopo si lamentano perché non li hanno fatti parlare abbastanza".
il signore con i capelli bianchi guida e racconta che viene dalla valtellina e che le sue montagne gli mancano ma anche roma gli piace perché c’è il cielo azzurro e c’è la storia ad ogni angolo e lui ha una passione per la storia.
in tivvù ci sono soffitti altissimi che solo a guardare in su pensi "io non ce la farò mai".
in tivvù ci sono signorine che con un phon e una spazzola trasformano carciofi in spaghetti e dicono "bei capelli, signorì. avanti n’antra".
in tivvù le ospiti sono bionde e bioniche, portano abitini succinti, stiletti sadomaso e di solito non salutano.
in tivvù ci sono le truccatrici che ti guardano con occhio clinico, brandiscono pennello, spugnetta e colori ed esclamano: "evvai cor trucco complèto!". "leggero…" balbetti tu. "ognuno fa er mestière suo", dicono loro. e tu taci per sempre.
in tivvù capita di chiedersi "ma che ci faccio io qui?", capita di avere voglia di scappare, capita di avere le mani che sudano, le gambe che tremano e il terrore di fare disastri.
in tivvù ci sono il pubblico che applaude, cameramen che volteggiano, uomini in cuffia che parlano da soli e spostano sedie.
in tivvù ti fanno le domande e non ascoltano le risposte, ma poi ti accorgi che di fronte, tra il pubblico, c’è una signora con gli occhi buoni che capisce che tu sei lì ma vorresti essere altrove, che ti guarda come ti guardava la tua nonna e annuisce quando parli. in tivvù non pensi a niente, solo a quella signora che fa sì con la testa, con cui andresti tanto volentieri a bere un tè con i biscotti.
poi si spengono le luci.
"ehm, scusi…"
"le sto’ a chiamà er taxi…"
"no aspetti!"
"che vòle, signorì?"
"vorrei togliermi il trucco…"
"che?"
"vorrei struccarmi, lavarmi la faccia, tornare quella che ero prima della tivvù!"
"in dièci anni che faccio ‘sto mestière, è la prima vorta che n’ospite chiède de levasse er trucco… ma se proprio ce tiène…"

andare in tivvù è come andare al circo: un po’ hai paura, un po’ ti diverti, un po’ ti viene tristezza.

ps: grazie. grazie  agli oltre 320 commentatrici e commentatori che mi sono stati vicini in questa bizzarra e istruttiva esperienza. grazie per avermi seguita, sostenuta, incoraggiata e fatta sbellicare dalle risate.
i vostri commenti saranno il ricordo più bello di quel folle venerdì mattina.

pps: un grazie speciale a marcisigno che, nella notte, ha messo su youtube l’elasti-performance.

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grazie, a parte l’ansia e gli zeri

“ma, elasti, hai visto?”
“cosa?”
“i contatti”
“no, perché?”
“perché hai superato il milione, e pure da qualche giorno”
“sul serio? chi l’avrebbe mai detto…”
“sei veramente una sfigata. non guardi nemmeno il contatore”
“già, non lo guardo. sono proprio una sfigata”
“e non abbiamo nemmeno festeggiato…”
“altro che festeggiare, a me quel numero lì, con tutti quegli zeri, mette un’ansia…”

a parte l’ansia, a parte gli zeri, a parte tutto, grazie.
a tutti quelli che sono passati di qui, a quelli che hanno lasciato traccia e a quelli che sono volati via lievi e invisibili.
grazie a chi ha mandato messaggi privati per raccontare la sua storia o solo per dire, “piacere mi chiamo tullio persichetti e mi sei abbastanza simpatica”.
grazie dell’affetto, della solidarietà e della partecipazione.
grazie dell’empatia e della condivisione.
grazie della resistenza.
grazie di non esservi stufati di lei, perché elastigirl spesso riesce ad essere parecchio pesante.

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criminalità e misericordia

domenica mattina.
lei è alla guida. dietro marito e figli cantano a squarciagola una canzone sulla cacca, top hit del momento nella classifica familiare.
si sente in sottofondo un rumore lontano e insistente di clacson.
lei lo ignora unendosi al coro sulla cacca.
"
sento un movimento che si vuole liberare,
forse sono onde che si azzuffano nel mare,
forse è un esercito glorioso quando attacca
forse forse forse
è la mia cacca
", cantano ispirati.
lei incontra nello specchietto le luci di un abbagliante.
nelle orecchie si insinua il rombo di una motocicletta, qualcuno urla.

"oh! si deve fermare cazzo! si fermi! ma non si accorge che la sto seguendo da cinque minuti? se la polizia suona, abbaglia e la segue lei deve F-E-R-M-A-R-S-I! ha capito o no?".
è un poliziotto in divisa da SS, su un’enorme moto. è molto arrabbiato e ce l’ha proprio con lei.
"non mi tratti male per cortesia che mi agita. mi dica qual è il problema e lo risolviamo. con calma però che se mi aggredisce mi tremano le gambe e perdo il controllo", dice lei senza capire il motivo di tanta veemenza.
"ma non ha sentito il clacson?"
"vagamente. è mai stato in un abitacolo con dei bambini che cantano? gli altri rumori passano in secondo piano"
lui respira, si trattiene a stento dal prenderla a sberle.
"signora, non si è accorta di avere fatto cento metri in senso vietato?"
"veramente no. questa strada un tempo non era senso vietato"
"venga con me a vedere l’enorme cartello che vieta l’accesso!"
"per carità, di lei mi fido, non ho bisogno di controllare. mi dispiace molto"
"patente e libretto"
lei estrae dalla borsa un pannolino pampers, un tubetto di crema fissan, i gormiti ‘navus il cinico’ e ‘sommo luminescente’, un registratore, l’ipod, la tessera del tempio del benessere, quattro tratto pen, blu, nero, verde e rosso, un bloc notes, due campioncini di crema idratante e la patente.
la ricerca del libretto richiede altri sette-otto minuti, ma alla fine c’è tutto.
il centauro furioso sta facendo training autogeno.
sul sedile dietro, il nano piccolo si è addormentato e russa, il nano grande  finge di non esserci, il marito si unisce al training autogeno del poliziotto.
"e poi in città si va piano! lei correva! correva! non se ne è accorta???"
"non mi sembrava di andare veloce…"
lui sbuffa e alza gli occhi al cielo.
poi le restituisce la patente e il libretto, stizzito.
"vada via per piacere! vada via e non lo faccia più la prossima volta". risale sulla moto e scompare.
"sei una criminale", è stato il laconico commento del capofamiglia.

elastigirl avrebbe potuto avere una multa milionaria da pagare a rate, come il mutuo, avrebbe potuto perdere 23 dei 20 punti della patente, avrebbe potuto essere costretta a ridare l’esame di guida, teorico e pratico.
elastigirl non avrebbe mai pensato di dovere eterna gratitudine un poliziotto misericordioso vestito da SS.

ps grazie alla morachevola per averci fatto scoprire la meravigliosa canzone sulla cacca che evidentemente porta anche parecchia fortuna.

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