au revoir

lui è arrivato. è algido e altero, come si conviene a chi discende da generazioni di colonialisti. è cortese e sfuggente, come si conviene a chi ha girato il mondo tutta la vita, ha poco tempo, come si conviene a un capo, perché questo è quello che è. il nuovo supremo elasti-capo. francese, elegante, carismatico, di passaggio.
ha sorvolato l'elasti-redazione per qualche ora, scatenando trepidazione, nervosismo, omaggi, deferenza e un brindisi in sala riunioni, senza discorsi perché non ci si perde in chiacchiere.
"elasti, è la tua occasione. chiedigli il part time. ora o mai più", aveva consigliato la collega P.
"ma io il part time l'ho già chiesto, per lettera, più di due mesi fa. e la settimana scorsa ho mandato anche un sollecito"
"e?"
"e cosa?"
"e hai ottenuto…"
"un silenzio gelido di morte"
"appunto. ora lui, il boss, è qui. approfittane"
"ma la mia richiesta era indirizzata anche a lui. l'avrà vista… non posso molestarlo così, il primo giorno. senza dargli nemmeno il tempo di capire dov'è. che figura ci faccio? non mi ha mai vista e zac! 'piacere sono elasti voglio il part time altrimenti mi suicido, grazie' e torno al mio posto. non posso! faccio una figura di merda"
"allora rimani pure nel tuo pantano a tempo pieno. vuol dire che al part time non ci tieni sul serio"
"che dici? il part time per me è fondamentale. senza part time non sopravvivo"
"presentati allora, parlagli. hai pure un vestitino oggi e non i soliti stracci…"
"soliti stracci? tu dici che di solito vengo in ufficio troppo… sciatta? sportiva? dimessa? sgualcita? sfigata?"
"ne parliamo un'altra volta. oggi hai il vestitino. vai"
"c'è la coda per avere udienza…"
"e tu ti accodi"
"sei sicura?"
"sì"
"e in che lingua devo parlargli?"
"fai un po' tu. ora lasciami lavorare"

"avanti"
"ehm. bonjour, je suis elastì, quella che aveva chiesto il part time"
"…"
"no, ecco. je voulais seulement me présenter… così quando vede la mia richiesta, be', sa che faccia ho"
"molto lieto, enchanté"
"anche io sono enchantée… allora… grazie"
"come ha detto che si chiama?"
"elastì, cioè elasti, senza accento"
"bene elastì. au revoir".

se il ragionier fantozzi avesse chiesto il part time, avrebbe certamente saputo fare di meglio.

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i tempi giusti

inserimento del microbbit al nido.
giorno tre.
"il microbbit è tranquillo, autonomo, indipendente, sereno. si vede che è un bambino abituato a vivere in una comunità", ha dichiarato la maestra mara.
"grazie", ha risposto elastigirl domandandosi per le quattro ore successive se definire l’elasti-famiglia ‘comunità’ potesse essere considerato un complimento.
"l’inserimento sta andando alla grande. alla fine della prossima settimana il bambino potrà fermarsi per il pranzo. potrà pertanto venirlo a prendere alle 12"
"alle 12??? alla fine della prossima settimana? ma ha detto che l’inserimento sta andando bene… io pensavo… e poi giovedì prossimo devo tornare a lavorare…"
"il microbbit reagisce molto bene. ma non si dimentichi che ha otto mesi e che dobbiamo rispettare il suoi tempi, non certo quelli della sua mamma o, peggio, del lavoro della sua mamma"
"sono d’accordo, ma con un’ora al giorno la prima settimana e due ore la seconda, quando l’inserimento sarà finito il microbbit andrà in prima elementare…"
"non dica sciocchezze! pensi che tra due settimane entrerà alle 10 del mattino, come adesso, e uscirà alle 14! contenta, elasti?"
"non è possibile! solo 4 ore la terza settimana? mister incredible è a londra, nonna J a parigi con suo marito artù, la baby sitter valentina diolabenedica ci ha lasciati per una comunità di disabili… io devo tornare in ufficio…"
"le esigenze del microbbit vengono prima di voi… almeno per noi"
"ma io lo so che il microbbit sarebbe felice di mangiare, dormire e fare la cacca qui fino alle quattro del pomeriggio anche da domani!"
"lasci decidere a noi i tempi giusti. è il nostro mestiere"
"…"
 
"pronto, buongiorno capa della redazione. sono elasti"
"elasti, ciao. veloce che sto andando in riunione"
"ehm, volevo salutare e comunicare che…"
"arrivo-arrivo-arrivo!"
"ecco, no"
"elasti, non stavo parlando con te. dimmi adesso. ma rapidamente"
"insomma, l’inserimento al nido, mister incredible a londra, valentina dai disabili, mia madre a parigi… e io… be’ io torno una settimana più tardi del previsto. il 30. è un problema?"
"una settimana più tardi??? una settimana più tardi??? è un casino. un maledetto casino!"
"veramente, avete fatto a meno di me dieci mesi, non pensavo che una settimana potesse creare…"
"un indicibile casino!"
"mi dispiace…"
"non serve dire mi dispiace"
"magari posso provare a…"
"no, no e no! faresti ancora più casino! torna il 30, noi affogheremo ma in qualche modo sopravviveremo, come abbiamo fatto fino a ora"
click.

poche cose fanno sentire bene come la consapevolezza di essere nel posto giusto a fare la cosa giusta nei tempi giusti.

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fratelli

"ehi, hobbit piccolo, dimmi un po’… chi è il tuo migliore amico al summer camp? quello con cui giochi di più, parli di più, quello che proteggi e ti protegge, quello che preferisci, insomma?"

"lo hobbit glande"

"be’, lo hobbit grande è tuo fratello. io ti ho chiesto qual è il tuo migliore amico…"

"lo hobbit glande"

"ok. allora, a parte lo hobbit grande? di chi sei amico? non so… di kevin?"

"mamma, siamo in amelica. non si dize kevìn, si dize kev’n"

"sei amico di kev’n, o magari di lukas?"

"si dize luk’s, non lukàs"

"va bene, kev’n, luk’s… allora, escludendo lo hobbit grande, chi è tuo amico al campo estivo?"

"lo hobbit glande".

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elasti-prediche

elastigirl nel fine settimana è andata e trovare gli hobbit al castello e a riportarli a casa dopo due settimane passate con nonna J, suo marito artù e i variopinti personaggi della corte reale.
"adesso vestitevi", ha detto elastigirl sabato mattina.
"così poi ci dai una caramella-gelatina?"
"scusa?"
"sì, noi ci vestiamo e poi ci dai un premio"
"stiamo scherzando?"
"ma qui al castello funziona così. vestìti-caramella, caramella-lavaggio denti, bagno-caramella, nanna-caramella"
"be’, adesso è tornata la mamma e le regole le decido io"
"ma…"
elastigirl si mette a sedere. e pontifica, perché ogni tanto bisogna pur togliersi il gusto di fare il capo saccente.
"cari hobbit, vestirsi, lavarsi i denti, fare il bagno, andare a dormire fanno tutti parte di un unico insieme: l’insieme dei doveri. i vostri doveri non sono buone azioni, non sono sofferenza, non sono sacrificio, non sono imprese eroiche né straordinarie. sono solo la normalità. quindi non meritano nessun premio. un dovere si esegue e basta, possibilmente sorridendo".
elastigirl gongola tra due hobbit perplessi, compiacendosi della propria capacità comunicativa e di persuasione. gongola, tronfia del suo ruolo educativo e del semplice ma alto messaggio che, con parole piane, è riuscita a trasmettere a due nani in età prescolare.
"avete capito?"
"certo mamma"
"è tutto chiaro?"
"sì, mamma. tutto chiarissimo"
"bene. bravi amori miei. adesso vestitevi"
"senti. se la caramella-gelatina proprio non ti va di darcela, a noi vanno bene anche due barrette di cioccolato, eh?"
"sì sì, le ballette di zokkolato banno benizzimo".

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un gran giorno

lehman brothers fallisce, la federal reserve concede un prestito da 85 miliardi di dollari per evitare la bancarotta del colosso assicurativo aig, wall street cola a picco, la borsa russa resta chiusa per eccesso di ribasso e nemmeno elastigirl, sola al centro della redazione, si sente molto bene.

"domani è un gran giorno", dice stamane l’elasti-capo, mentre intorno regna il caos.

hai detto un gran giorno? vuoi dire che ti ricordi che domani esce l’elasti-libro???
"beh, adesso, forse definirlo un ‘gran’ giorno è un po’ eccessivo…", risponde modesta ma lusingata lei.

"e come altro lo definiresti? è un evento! lo aspettiamo da parecchie settimane!"

stai dicendo sul serio? tu sai dicendo a me che aspettavi da settimane l’uscita del libro? tu? che hai sempre fatto finta di niente? oddio! ma allora forse sei solo timido. allora forse un po’ ti interessa… oddio mi commuovo. qui i mercati finanziari ci crollano sulla testa e io mi commuovo perché tu ti sei ricordato di me.
"in effetti sono un po’ in ansia. cerco di non pensarci…"

"e invece devi pensarci eccome. domani devi essere qui e lavorare sodo. sarai al centro della redazione e faremo riferimento a te"

al centro della redazione? anche domani? non mi sembra il modo migliore per celebrare l’evento. io speravo domani… di schiodarmi da questo posto in cui faccio domande a cui nessuno risponde e mi fanno domande a cui non so rispondere. in questo posto in cui non posso distogliere lo sguardo dallo schermo né parlare al telefono se chiamano gli elfi della casa editrice o la mamma… almeno domani…
"d’accordo… spero solo di non essere troppo distratta, domani"

"come distratta? proprio domani?"

"non capita proprio tutti i giorni…"

"hai ragione elasti, il varo della nuova governance di mediobanca non capita proprio tutti i giorni!"

"il varo della nuova governance di mediobanca???"

"certo! domani è il grande giorno, no? mica te ne eri dimenticata?"

ci sono giorni in cui ci si sente simpatici e brillanti, giorni in cui ci si sente tristi e insulsi, giorni in cui ci si sente euforici e molesti, giorni in cui ci si sente in armonia con il mondo.
poi ci sono giorni in cui ci si sente degli idioti integrali.

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consapevolezze

lo hobbit piccolo oggi, per la prima volta nei suoi 19 mesi di vita, si è reso conto che mister incredible la domenica sera si infila le scarpe, la giacca, uno zaino consunto e parte per londra.
invece di immalinconirsi come la sua elasti-mamma, invece di simulare sovrana indifferenza come lo hobbit grande, lui si è infuriato.
ha gridato la sua rabbia al piatto di pasta fumante, al bicchiere a forma di ranocchia, alla palla in corridoio, al telefono e alla scarpiera.
è andato a dormire con un diavolo per capello.
scoprire l’esistenza di anarchiche forze centrifughe, quando si è convinti di essere al centro del mondo, deve essere piuttosto sgradevole.

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vuoi diventare il mio fidanzato? ora no, devo fare il cameriere

quando elastigirl scoprì di aspettare un bimbo maschio inizialmente fu un po’ delusa.
poi decise che poteva essere una buona occasione per dare al mondo un uomo per bene.
pensò che gli avrebbe insegnato il rispetto per il prossimo e soprattutto per la prossima.
gli avrebbe insegnato a essere un cavaliere impavido, un amante tenero e attento e un cuoco sopraffino.
gli avrebbe insegnato la generosità e la dolcezza.
elastigirl fu elettrizzata dalla sfida.
decise che avrebbe cresciuto un uomo meraviglioso.
e arrivò lo hobbit grande.

“mamma, maya me lo ha chiesto”
“cosa?”
“di diventare il suo fidanzato”
“ah. e tu?”
“le ho detto: ora non posso rispondere, non vedi che sto facendo il cameriere?”
alla scuola materna i nani a turno fanno i camerieri durante il pranzo. è un incarico di grande prestigio e di enorme responsabilità.
in verità il cavaliere a cui pensavo avrebbe anteposto una dama al servizio ai tavoli, ma pazienza.
“e quando hai finito di fare il cameriere cosa le hai detto?”
“mi sono nascosto”
vigliacco, vigliacco come solo i maschi sanno essere.
“perché?”
“perché ho già 5 fidanzate e con maya sono 12345…6!”
ecco, poligamo. l’uomo perfetto a cui aspiravo era tendenzialmente monogamo e fedele.
“e non potevi dirglielo?”
“no… ho deciso di pensarci un po’. maya è una bella bionda. però ha 5 anni”
ma come??? bella bionda? non siamo mica in un film dei fratelli vanzina. e cosa vuol dire ‘ha 5 anni’? che è già sul viale del tramonto? e poi il temporeggiamento è da bastardi.
“beh, non farla aspettare troppo, non è gentile”
“mamma… sai come la chiamiamo maya?”
“come?”
“la zia papera”. segue grassa risata.

cara maya. sono la mamma di quello stronzetto che faceva il cameriere. volevo scusarmi. è una bestiolina, come del resto accade con una certa frequenza ai nani di sesso maschile.
sappi che io ci provo a fare di lui un uomo per bene, ma inizio a pensare di avere sottovalutato la mia missione.
maya, volevo dirti che io sarei contraria alla violenza, ma tu, se vuoi, puoi prenderlo a randellate.

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gli sms di zeta, istruzioni per farsi del male

zeta è un’amica di elastigirl.
zeta è nata in fondo in fondo al tacco dello stivale, in un posto dove tanti anni fa, ma nemmeno tantissimi, la tarantola, raccontano, morsicava le donne infelici e le faceva impazzire. l’unico antitidoto alla follia era il ballo. le donne che avevano perduto il senno ballavano chiuse dentro un cerchio, al suono ossessivo dei tamburelli. fino a quando crollavano sfinite, e guarite, almeno per un po’.
zeta lavora con elastigirl.
quando è arrivata in redazione, zeta non parlava con nessuno, in compenso conversava con il computer e quando era di buon umore gli cantava canzoni salentine.
zeta ha frequentato la stessa università per supereroi di elastigirl e, come elastigirl, ne è sopravvissuta a fatica.
a volte zeta viene risucchiata da un buco nero e non è più capace di vedere i colori. a volte zeta si fa del male. a volte zeta potrebbe essere felice ma nessuno le ha insegnato come si fa.
zeta rassomiglia ad amélie poulenc del favoloso mondo di amélie.
elastigirl ritiene zeta una delle persone migliori capitate sulla sua strada.
ogni tanto però elastigirl si arrende.

scambio di sms
bip bip
da zeta:
ho appena ricevuto il notiziario dell’università dei supereroi. FB è diventato direttore risorse umane della scala, lo conosci vero? io mi sento di merda.

bip bip
da elastigirl:
ma che ti frega?

bip bip
da zeta:
dall’università dei supereroi sono usciti supereroi. io però sono una sfigata.

bip bip
da elastigirl:
piantala. brucia quel notiziario idiota e vatti a comprare un paio di scarpe.

bip bip
da zeta:
non posso bruciare la newsletter dei supereroi. è online e sono abbonata.

bip bip
da elastigirl:
perché mai ti sei abbonata a una newsletter di superereoi che si autocelebrano?

bip bip
da zeta:
per avere la misura del mio fallimento, con cadenza quindicinale.

è veramente troppo. elastigirl spegne il telefonino, almeno per un po’.

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quotidiani sfinimenti e fulgidi esempi

dal carteggio elettronico di ieri mattina tra me e la mia collegamica c.

da elastigirl a collega c:
sono uno zombie. ieri sera è venuto mio padre a cena. ha insistito per fare assaggiare le chiacchiere al nano piccolo che aveva già ingurgitato  una dose di sbobba di verdura per 5 nani piccoli.
ha assaggiato. ha strabuzzato gli occhi e ha vomitato chiacchiere e pappone di verdure ovunque, anche sul golf di cachemire che mi ha regalato mia madre. merda.
nei successivi tre quarti d’ora ho spalato vomito.
poi i nani sono andati a letto. il nano grande, prima di addormentarsi, mi ha chiamato 40 dico 40 volte con le sue richieste deliranti, disintegrando  ogni tentativo di conversazione tra me e mio padre.
i mostri per tutta la notte si sono svegliati a scacchiera.
sono stanca, li odio, vi odio. vorrei essere con raul bova in un atollo maldiviano e invece sono qui con voi a lavorare. cazzo.

da collega c. a elastigirl:
ti capisco. comunque se vuoi farti del male vatti a leggere l’intervista all’avvocato abdp a repubblica.

l’avvocato abdp è una donna, una divorzista, anzi LA divorzista dei vip. casualmente è pure la suocera di raul bova.
repubblica dedicava un paginone al tempo che si butta via nella vita disperdendosi in stronzate, tipo il controllo compulsivo della posta elettronica ogni 6 secondi.
in un riquadrino, impreziosito da impeccabile fotina, questa tizia, che chiamerò signora annamaria, spiegava che lei, conscia del valore supremo del tempo, non lo butta mai via.
descriveva la sua giornata: sveglia alle 5 a roma, di corsa a bologna per alcune udienze, rapido pranzo in cui, per non perdere tempo e socialità, manda sms con la mano sinistra a parenti e amici, mentre con la destra trangugia tortellini.
la sua scrivania è sempre pulita e ordinata perché la signora annamaria odia gli arretrati.
le sto facendo perdere tempo? chiedeva l’intervistatore.
ma si figuri! io trovo il tempo per tutto. rispondeva lei garrula.

cara signora annamaria. non è giornata.
alle 5, quando lei si svegliava io stavo allattando il mostro piccolo, di cui avevo spalato vomito per parte della precedente serata.
mentre lei correva felice a bologna, io, in una nebbia apocalittica, pedalavo in ufficio, devastata da una notte insonne.
mentre lei zompettava da un’udienza all’altra tra un attore e una velina, io partecipavo a un appassionante convegno di agricoltori incazzati.
la mia scrivania è coperta di inservibili schifezze arretrate, a cui sono affezionatissima.
non trovo tempo per niente, nemmeno per mettermi la crema idratante la mattina. non so scrivere sms con la mano sinistra.
mentre la sera lei conversa con suo genero raul, io converso con uno hobbit. e forse mi diverto di più.

non credo potremmo mai essere amiche, signora annamaria.

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elastigirl, la sfiga familiare e la sindrome di pollyanna

elastigirl in questo momento avrebbe dovuto essere, con mister incredible e gli hobbit, in un rifugio a 2000 metri per festeggiare il matrimonio della sua grande amica c.
elastigirl non ha una vita mondana propriamente esaltante e aspettava questo momento da mesi.
aveva organizzato tutto, dal vestitino strafiko a un thermos da 5 litri di sbobba di verdure biologiche per il nano piccolo che in montagna avrebbe potuto sopravvivere una settimana.
aveva persino preparato un discorso per la sposa, era pronta a ubriacarsi e a ballare scalza sui tavoli.
quando si dice la sfiga.
questa notte, alle 3 e 30, il nano piccolo si sveglia ululando. ha 40 di febbre. si spalma sulla sua elastimamma, come un plaid, e trascorre le successive quattro ore a produrre un flebile gemito e un calore infernale.
mezz’ora dopo si odono rumori sinistri.
mister incredible va in missione.
"ho Gomitato" dice lo hobbit grande.
"dove hai vomitato?" chiede il super padre.
"in corridoio, mi è venuto così, di Gomitare in corridoio. ora sto bene. domattina andiamo a sposarci in montagna?".
sono le 4 di notte, il corridoio è inagibile e il lettone è affollato come la metropolitana di tokyo all’ora di punta.
"non mi sembra il caso di partire stamattina" dice il saggio mister incredible alle prime luci dell’alba.
"no, direi proprio di no" risponde l’assennata elastigirl che vorrebbe scaraventare la sbobba di verdure sul muro per la rabbia e la delusione.
ma elastigirl a 12 anni ha letto il libro di pollyanna e ne è rimasta segnata.
pollyanna è una bambina orfana e sola al mondo, è un catalizzatore vivente di sfighe.
tuttavia pollyanna sorride sempre perché qualche sadico le ha insegnato un fantastico gioco. il gioco ha una sola regola: quando ti capita qualcosa di brutto pensa che in realtà devi essere felice perché ti sarebbe potuto capitare qualcosa di molto più tremendo.
esempio: pollyanna viene investita da una carrozza e rimane paralizzata. allora cosa fa? pensa che è stata fortunatissima perché sarebbe potuta anche restare cieca, o sorda, o muta, o senza mani…
elastigirl è intrappolata, dall’età di 12 anni, nel gioco idiota di pollyanna.
pertanto in tutto questo sabato di merda, non è nemmeno riuscita a sfogarsi, imprecando contro la famiglia, gli hobbit, la febbre, il Gomito e il destino bastardo.
tutta colpa di pollyanna se adesso elastigirl è ancora di pessimo umore.

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