"ehi, mamma. oggi ho preso nove in matematica!"
"bravo, hobbit grande! sono proprio orgogliosa di te"
"cosa me ne frega a me. io in piscina ho preso venti".
"ehi, mamma. oggi ho preso nove in matematica!"
"bravo, hobbit grande! sono proprio orgogliosa di te"
"cosa me ne frega a me. io in piscina ho preso venti".
quando era piccolo (forse pure da grande, non è dato sapere), l'elasti-fratello aveva una passione per le orecchie. per rilassarsi era solito prendere tra l'indice e il medio il lobo del congiunto più prossimo, preferibilmente la mamma (che non è nonna J ma questa è un'altra storia) e stropicciarlo ("mantrugiarlo" era il termine tecnico) con il pollice. "hai proprio delle belle orecchie" era una dichiarazione di sconfinato amore. il canone estetico delle belle-orecchie non è mai stato esplicitato ma dall'osservazione empirica si arguiva che richiedesse lobi morbidi, carnosi e più grandi della media.
"me la immagino benissimo la tua fidanzata, quando sarai grande", disse un giorno nonno A.
"avrà enormi orecchie. da lontano si vedranno solo quelle", aggiunse.
"e si chiamerà peperona, detta pepe", concluse.
"sì, mi piace questa peperona detta pepe, con grandi orecchie da mantrugiare", sentenziò l'elasti-fratello.
per anni la-pepe fu una presenza incorporea ma tangibile. in pratica, una di famiglia.
questa sera durante la rituale conversazione pre-sonno con gli hobbit – il grande in un letto, il medio nell'altro, il piccolo assente perché dormiente ed elastigirl equamente (qui si usa il cronometro, mica una dilettantistica approssimazione) divisa tra i due giacigli - lei ha raccontato per la cinquecentesima volta la storia, sempre molto apprezzata, di peperona, la fidanzata orecchiuta dello zio.
"come vorreste che si chiamasse la vostra fidanzata?"
"io non ho preferenze, la fidanzata non la scelgo in base al nome. la guardo, mi piace, le dico 'ehi, baby, uots yor néim?' e mi ci fidanzo, anche se mi risponde barba-bietola, barba di nome, bietola di cognome", ha risposto lo hobbit grande.
"rihanna pazzini zeiter. si chiamerà la mia", ha risposto lo hobbit di mezzo.
"pensavo che questa sera potremmo cominciare a leggere un libro nuovo"
"e se ci vedessimo un bel film invece?"
"niente film. oggi leggiamo. vi do tre possibilità. quale di questi tre libri vi ispira di più?"
"questo"
"anche per me, questo"
"avete scelto lo stesso libro?! non sono necessarie la conta, le urla, le mazzate? non è mai successo da quando ci conosciamo… state diventando grandi!"
"io mi siedo da questa parte!"
"no! io mi siedo da questa parte!"
"neanche per sogno. questa parte è la mia!"
"nooooo! ahi! smettila"
tunf tong splat
"ragazzi, basta! siete uno alla mia destra e uno alla mia sinistra. qual è il problema?"
"il tuo lato destro è meglio!"
"meglio?! e perché mai? i miei lati sono uguali"
"appunto, sono uguali. quindi io sto a destra!"
"no! zi sto io questa sera. ieri zi sei stato tu"
"allora facciamo che questa sera ci stai tu e domani ci sta lui"
"uffa"
"dai leggi"
"vado: non so se tutte le sorelle nascono con occhi e orecchie speciali o se è capitato solo alle mie"
"uah uah uah!"
"perché ridi?"
"no, niente. mi fa ridere. non si può ridere in questa casa?"
"no, no è che… va be', tiremm innanz…"
"cos'hai detto?"
"ho detto tiremm innanz, è dialetto milanese. vuol dire andiamo avanti"
"perché parli in dialetto milanese adesso?"
"non parlo in dialetto, non lo so parlare. ho solo usato un'espressione così"
"ah, credevo…"
"perché non si va avanti?"
"ecco appunto, continuiamo: che orecchie ha grace!"
"chi è grace?"
"non so, sarà una sorella. sta parlando delle sorelle con occhi e orecchie speciali.."
"ma non ho capito. in che senso spezali?"
"se mi lasciate leggere capiamo tutto"
"non devi innervosirti, mamma"
"io non mi innervosisco ma di questo passo non arriviamo da nessuna parte!"
"…"
"e comunque ho chiesto solo per capire chi cavolo è questa grist"
"grace. si chiama grace non grist!"
"va be'. è lo stesso"
"riesce a sentire il rumore di uno spillo che cade. ma sono altri i rumori che catturano la sua attenzione: quelli dei fratelli…. Grace potrebbe essere di sotto a guardare la tv o a blaterare al cellulare con l'orrido gideon, eppure le sue orecch…"
"chi è gideon?"
"secondo te chi potrebbe essere?"
"per me il padre"
"ma no, scemo! sarà il fidanzato!"
"non dire scemo a tuo fratello!"
"…"
"quanti anni ha gideon?"
"non so. magari se andiamo avanti a leggere ce lo dice"
"chi ze lo dize?"
"il bambino che parla"
"come il bambino che parla?"
"il protagonista idiota!"
"la smetti di insultare lo hobbit di mezzo?"
"mi innervosisce, non ci posso fare niente"
"non zi sono le figure in questo libro?".
il microbbit è un ragazzo riflessivo, sornione, osservatore e con una vita interiore apparentemente appagante. è tollerante, autonomo, gaudente senza essere sfrenato. ama la compagnia senza essere un caciarone, ama il cibo senza essere un ingordo, ama i cani, i gatti e i suoi fratelli mantenendo sempre la distanza di sicurezza. è raramente molesto, dorme con voluttà ed è una piacevole, spesso discreta presenza.
il microbbit, a 14 mesi, è dotato del prezioso e precoce talento della misura.
lo stesso non può dirsi dello hobbit piccolo passionale, logorroico, eccessivo, straripante, trascinatore, carismatico, anarchico, a tratti sfinente, talvolta visibilmente infastidito dalla micro-compostezza fraterna.
a tavola.
lo hobbit grande ripassa la tabellina del tre, elastigirl pure. mister incredible imbocca il microbbit che rumina instancabile e silenzioso e saluta con la mano un treno che passa di fronte a casa. "sei proprio bravo, sai? hai quasi finito la pappa. vuoi un po' d'acqua? ecco qui, amore" "bau bau" "sì, hai ragione, è un cagnolino quello disegnato sul piatto. fa proprio bau bau. e la papera come fa?" "ca ca!" "bravo! qua qua fa la papera"
lo hobbit piccolo si agita nervosamente sulla sedia e lancia occhiate ostili al promozionale terzogenito.
"miclobbit basta! devi piantalla di fale lo schiavo blavo!"
"lo schiavo bravo??"
"sì, mamma! lui fa lo schiavo blavo e deve smettella. ehi, tu, piccolo! devi impalale a fale solo quello che ti pale, capito?!".
"hobbit glande, ho una soluzione pel quando sei molto allabbiato"
"quale sarebbe la tua soluzione, hobbit piccolo?"
"plendi un balattolino e zi metti la labbia dentlo, poi lo chiudi con un copelchio"
"io la mia rabbia non la metterei mai in un barattolino"
"e dove la mettelesti?"
"io la rabbia la tengo dentro il cuore".
incredulo, entusiasta, sereno, appagato, ridanciano, spavaldo, affettuoso e grato.
il microbbit in modalità figlio unico si aggirava per casa tronfio, stupito e beato.
cantava guardando fuori dalla finestra, ballava al ritmo della centrifuga della lavatrice, si avventurava gattonando intrepido negli anfratti inesplorati dell'elasti-casa, nuotava mugolando di piacere in una cesta di giochi non suoi e proibiti, tastava oggetti intoccabili, sfogliava libri inguardabili.
abituato a vedere il mondo dalle ultime file, possibilmente senza farsi notare, ha scoperto la vertigine della tribuna, l'ebbrezza del protagonismo, il brivido della ribalta.
ha provato l'estasi di un bagno insieme ai barbapapà e al suo papà, lo struggente romanticismo di una cena tête à tête con la sua mamma, la regale esclusiva di annalisa portapazienza tutta per sé.
ha raggiunto vette dì felicità talmente alte che elastigirl si è domandata se sia proprio vero che il più bel regalo che si possa fare a un bambino sia un fratello, almeno nei primi anni di vita.
"andiamo a prendere gli hobbit che tornano da bari", ha annunciato sabato mattina salendo in macchina a un microbbit che faceva il verso del cavallo con lo sguardo perso nell'orizzonte del parabrezza.
all'aeroporto, lui, dal passeggino, osservava torvo i passeggeri e i loro bagagli che uscivano dalla porta scorrevole degli arrivi mentre lei, con i rossetto e il mascara per l'occasione, zompettava inquieta ed eccitata e faceva i giochi scemi dell'impazienza ("tra sei passeggeri e quattro bagagli sono loro… no, va be', se non sbucano entro dodici persone e sette valigie non mangio cioccolato fino a marted… fino a lunedì" e via così).
poi sono usciti, prima lo hobbit piccolo, senza riccioletti e con la caratteristica andatura da ubriaco, poi il grande, un po' bambino un po' ragazzino, sottile e pensieroso, e alla fine mister incredible, gli occhiali tondi, la giacca sdrucita e l'aria di chi ha i calzini bucati ai piedi e un'equazione differenziale sul palmo della mano. tre quinti dell'elasti-famiglia.
il microbbit ha agitato le braccia, come per spiccare il volo, i suoi fratelli hanno lanciato un urlo e si sono tuffati dentro il passeggino, insieme a lui, ignorando tutto il resto, mamma interdetta compresa.
al microbbit è andata così. figlio unico una settimana all'anno, se va bene. le altre 51 gli toccano strade battute da altri, affollate, condivise, lastricate di divieti, di insidie e di sorprese. gli tocca una vita in terza fila, ma sempre e comunque al cinema, privilegio non da tutti.
a bari, a casa dei nonni, in bagno. lo hobbit piccolo sta facendo la cacca, mister incredible è seduto sul bordo della vasca e, come spesso accade ai maschi dell'elasti-famiglia in questi frangenti, apre improvvisamente il suo cuore.
"volevo dirti che sono molto orgoglioso dei miei bambini, che siete simpatici, intelligenti e buffi e che sono molto felice di essere qui con voi"
"…"
"vi voglio proprio bene"
"e se non c'elavamo tu cosa facevi?"
"se voi non ci foste stati io sarei stato molto triste"
"dispelato?"
"sì, probabilmente mi sarei disperato senza di voi"
"bene bene"
"ho visto che tu e lo hobbit grande ieri sera prima di dormire avete chiacchierato tantissimo"
"sì. zi siamo detti delle cose… e poi lui ha detto 'sei un blavo papà'"
"come? cosa? lo hobbit grande ti ha detto che io sono un bravo papà?"
"no"
"ah. avevo capito male… allora cosa ti ha detto?"
"cose nostle. comunque ha detto che io salò un blavo papà"
"che tu sarai un bravo papà… anche io lo penso. ma esattamente cosa ti ha detto?"
"mi ha detto delle cose caline. che adesso pelò non mi licoldo. ho finito di fale la cacca".
domenica sera, a cena.
mister incredible ed elastigirl sono annientati da un weekend a base di figli, lavatrici, insonnia esogenamente indotta (leggi: microbbit, ora può bastare, o dormi o la famiglia ti sfamiglia) e poco altro.
gli hobbit invece no.
"mi ha detto il mio amico matteo che giocare ai videogiochi fa diventare nervosi, violenti e volgari. io sono sicuro che se mi lasciaste giocare ai videogiochi non diventerei nervoso, violento e volgare. al massimo, dopo, avrei bisogno di un bagno caldo. e mi lascerei tutto alle spalle"
"io ozzi mi sento il potele del fuoco. se volete potete toccalmi pelò attenti che vi bluzate. dai dai! toccami"
"no, mi fa schifo toccarti perché sei tutto sporco di sugo e di moccio del naso"
"dì la velità che hai paula del mio potele del fuoco…"
"a uno che resiste tutti i giorni a un cretino come mio fratello, i videogiochi non possono fare male. mamma, perché non posso fare i videogiochi?"
"non si dice cretino"
"non ho capito se flankezza quest’anno vuole essele la mia fidanzata o no. adezzo albetto è andato alla scuola elementale. quindi lei può amale me. non zi sono più ploblemi… pelò ancola non mi ha detto niente. devo chiedele"
"io invece non devo mai chiedere niente alle ragazze. per loro io sono come il pifferaio magico".
"mamma, mio fratello è un falso, traditore e bugiardo"
"lo hobbit piccolo è tutte queste cose insieme?"
"certo, basta guardarlo in faccia"
"e perché sarebbe un falso, traditore e bugiardo?"
"perché lui fa finta di volermi bene. in realtà a lui di me non importa un bel niente. lui vuole solo i miei personaggi di guerre stellari"
"ma è terribile! talmente terribile che non può essere vero"
"tu sei ingenua mamma, ma io certe cose le capisco al volo"
"secondo me ti sbagli. lo hobbit piccolo ha un animo gentile e disinteressato e ti vuole un sacco di bene perché sei suo fratello. ora te lo dimostro"
"…"
"hobbit piccolo, dove sei?"
"sono qui, in cuzina. sto pallando con malìoteleso dentlo il mulo"
"allora smetti un secondo di parlare con il tuo amico immaginario e ascoltami"
"cosa z’è?"
"lo hobbit grande dice che tu non gli vuoi bene ma sei interessato solo ai suoi personaggi di guerre stellari. è vero?"
"zelto che è velo, pelché? adèzzo pelò scusa: stavo fazendo un discolso selio con malìoteleso".
dopo una serie di notti insonni dello hobbit piccolo, quello che sbandiera l'orgoglio medio ("io sono il più medio di tutti, beato me!") ma è rimasto impantanato nel suo guado di figlio di mezzo, assalito da una "paulissima di tutto" al calare delle tenebre, dopo avere consultato gli elasti-amici del blog, la pediatra, i nonni, le maestre dell'asilo, i vicini di casa e la panettiera ma non il neuropsichiatra, elastigirl e mister incredible hanno adottato la strategia della rassicurazione, altrimenti detta "siamo-tutti-un-po'-figli-unici-o-almeno-ci-proviamo".
mentre elastigirl, zavorrata dal vorace microbbit, si è limitata a lunghe partite a memory, tutte puntualmente concluse con umilianti elasti-disfatte, a lunghe sedute di coccole e a lunghissime, surreali conversazioni tête à tête, con qualche sporadica incursione di marìotereso, l'amico immaginario trasferitosi dal muro della cucina a londra, dove "ha molto da lavolale", mister incredible ha deciso di offrire in esclusiva una giornata all'inquieto secondogenito.
"lo porto in manifestazione, poi in libreria dove sceglierà un regalo e infine a mangiare un panzerotto e un gelato".
in manifestazione lo hobbit piccolo si è legato un foulard rosso al collo e un fazzoletto verde in testa, si è immedesimato nel servizio d'ordine gridando nervosamente "avanti! avanti! scollele! scollele!", ha cantato 'bella ciao' con entusiasmo ma non ha gradito 'l'internazionale', chiedendo al suo mortificato padre "ti plego, falli smettele", ha disapprovato il disordine e l'anarchia dei manifestanti sognando una marcia sincrona in file parallele e quando tutti dicevano "berlusconi no! berlusconi no!", lui, provocatore e bastian contrario, si sgolava con un "bellucconi sì! bellucconi sì!". in libreria ha scelto un puzzle. ha declinato l'offerta di panzerotto e gelato ("plefelisco tonnale a casa e manzale la pasta allotolata") perché è morigerato e bacchettone, proprio come il suo papà.
e la notte ha ripreso a dormire.
"mamma!", ha gridato ieri sera dal suo letto.
"dimmi, nano"
"la paula si è zilata e io sono tlanquillo"
"mi fa molto piacere. sei stato tu a girarla, la paura. bravo!"
"ba bè be bè. la paula si è zilata… pel adesso".