“metti in valigia la maglietta aderente che mi fa il fisico da figo?”
“cosa stai dicendo, hobbit grande?”
“la maglietta blu. quella che mi piace… la puoi mettere in valigia per piacere, mamma?”
“uff. non potevamo andare al mare?”
“venezia è sul mare. anzi è dentro il mare!”
“allora portiamo i costumi e facciamo i bagni?”
“no. e comunque andrete in un posto meraviglioso. talmente meraviglioso che mi dispiace non essere io a farvelo vedere la prima volta”
“e perché non vieni con noi allora?”
“perché devo andare in ufficio domani e dopodomani”
“mpf”
“e poi la nonna è strafelice di portarvi a venezia insieme ad artù”
“anche io vollio andale con i nonni a venezia”
“tu starai con la mamma. noi due da soli fino a domenica: a venezia ci andrai quando sarai un po’ più grande, hobbit piccolo”
“io sono zà glande. pelò sono contento di stale qui con la mia mamma, tlanquillo senza flatelli. anzi, tlanquillissimo”.
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piacere, noi siamo questi tre
“noi siamo flatelli. quello lì è il glande. quell’altlo lì è il mediolo che a volte chiamiamo selpente. io sono il bullo”.
lo hobbit piccolo, ieri, invitato alla sua prima festa di compleanno in ludoteca – uno di quei posti in cui i bambini si lanciano come proiettili da altezze vertiginose dentro tubi di plastica e atterrano sulla gomma piuma se va bene o su altri bambini proiettili se va meno bene -, ha trascorso l’intero pomeriggio per mano a una biondina più grande di lui che lo ha adottato. a un certo punto, quando si sono materializzati i fratelli, si è sentito in dovere di presentarsi e presentarli. ed elastigirl si è ricordata di un’amica che un giorno l’aveva messa in guardia dai perniciosi rischi di definire i figli, cristallizzandoli dentro personaggi che rimangono appiccicati loro addosso provocando irreparabili danni. “perché le persone, e in primis i bambini, evolvono costantemente. i personaggi invece spesso restano lì e si trasformano in trappole per chi li abita”, aveva spiegato quell’amica saggia. il grande, il serpente e il bullo, ha detto lui, con l’ineluttabilità del dato di fatto e del danno compiuto.
incredibile
“oh, mamma! incredibile. guardalo bene!”
“cosa incredibile? chi devo guardare, hobbit di mezzo?”
“lui, il piccolo. guardalo bene”
“lo vedo, lo conosco. vive con noi, è tuo fratello. so come è fatto. perché dici così? qual è il problema?”
“no, cioè, è incredibile”
“cosa?”
“la sua faccia. cioè nel senso che lui, se lo guardi bene, ha una faccia proprio carina… pazzesco, incredibile”
“be’, insomma, incredibile… ma non lo avevi mai notato prima?”
“no, perché?”.
io mamma
“cosa fai, hobbit piccolo?”
“io téééétte”
“no, amore. tu non hai le tette e quello è il reggiseno della mamma”
“io bèèlle téétte”
“no. tu non hai le tette. te l’ho già spiegato. non le hai perché sei un bambino e perché sei un maschio”
“io adèsso no téétte. dopo io gande, béélle téétte”
“no, le tette non ti verranno quando sarai grande perché tu sei un maschio. le tette vengono alle femmine. la mamma e la nonna sono femmine. tu e il papà siete maschi”
“dèsso basta. fazzamo zoco”
“va bene, che gioco vuoi fare?”
“cane bimbo”
“facciamo che il cane è un bimbo?”
“sì. cane bimbo e tu papà”
“va bene. io sono il papà di questo bimbo-cane. e tu chi sei?”
“io mamma”.
lo hobbit grande, sin dalla tenerissima infanzia, aveva ben chiare le differenze di genere, dimostrava un enorme interesse nei confronti dell’universo femminile e intorno ai tre anni il suo modello di riferimento era fonzie, pur non avendo mai visto, almeno in questa vita, happy days.
lo hobbit di mezzo è stato, da subito, perdutamente innamorato del suo papà che venera ancora oggi come l’unico essere vivente meritevole della sua incondizionata devozione. ha mostrato molto presto un intenso interesse nei confronti del suo pisello che, per un periodo, era un luogo talmente ricco e affascinante da essere abitato, secondo i suoi racconti, da vari, seppur inquietanti, personaggi.
lo hobbit piccolo è un po’ confuso. quando si sveglia esclama “amole mio vieni qui”, rivolgendosi a elastigirl e dimostrando così un’ambizione manifesta al ruolo di maschio alfa, ma da grande vuole diventare come la sua mamma, tette, figli e matita per gli occhi comprese.
un’idea assurda
questa settimana senza più scuola lo hobbit grande frequenta un centro estivo al parco nord che, come dice il nome, sta a nord della città. ci va con il suo amico paolo che è alto quasi quanto elastigirl e porta il 40 di scarpe anche se ha solo nove anni, e la sua sorella gemella matilde che ha gli occhi verdi, è anche lei un po’ gigante per la sua età ed è molto prossima all’ideale di figlia femmina nell’elasti-immaginario di figlie femmine.
questo pomeriggio elastigirl era in macchina, con matilde, paolo e lo hobbit grande, di ritorno dal parco nord.
“elasti, ma tu farai altri bambini?”
“mmmh… no, non credo, matilde. sono contenta così”
“però i bambini piccoli sono carini…”
“sì, sono molto carini. però ti assicuro che dopo tre bambini piccoli e carini ti viene voglia di bambini grandi”
“già…”
“tu vuoi avere bambini da grande?”
“io sì: quattro. due femmine e due maschi”
“mi sembra un bel programma. e tu, paolo? vuoi avere figli da grande?”
“io no. io vivrò dentro un camper. magari con anche una roulotte attaccata dietro”
“ah. anche tu hai un bel programma. e starai da solo, dentro il camper o con una fidanzata?”
“starò solo. e inviterò i figli di matilde a stare da me, nel camper e nella roulotte dietro”
“be’. bellissimo. sarai uno zio ideale. cosa dici, matilde? come ti sembra come idea?”
“mi sembra un’idea assurda”
“a me invece sembra un’ottima idea. parcheggio il mio camper davanti a casa di matilde e me ne sto lì. poi invito i suoi figli”
“paolo, l’ho già detto. è un’idea assurda. e io mica te li lascio i miei figli nel camper parcheggiato. al massimo te li porti a fare un viaggio. ma lì, fermi dentro il camper nemmeno per idea”
“non capisci niente”
“e tu ti scordi di vedere la partita dell’italia adesso. io devo vedere il mondo di patty”.
Q&A ovvero tra fratelli
“Perché non posso usare le tue idee?”
“Perché le mie idee, usate da te, hanno solo gambe e braccia ma non hanno testa e, senza testa, non valgono niente”
“ma noi in che tempo siamo?”
“in che senso?”
“siamo nel passato, nel futuro o nel giusto?”
“nel presente”
“quindi nel giusto?”
“boh”
“sono più importanti i numeri pari o i numeri dispari?”
“adesso ti do un pugno così la smetti”.
bei voti
"ehi, mamma. oggi ho preso nove in matematica!"
"bravo, hobbit grande! sono proprio orgogliosa di te"
"cosa me ne frega a me. io in piscina ho preso venti".
peperona e le altre
quando era piccolo (forse pure da grande, non è dato sapere), l'elasti-fratello aveva una passione per le orecchie. per rilassarsi era solito prendere tra l'indice e il medio il lobo del congiunto più prossimo, preferibilmente la mamma (che non è nonna J ma questa è un'altra storia) e stropicciarlo ("mantrugiarlo" era il termine tecnico) con il pollice. "hai proprio delle belle orecchie" era una dichiarazione di sconfinato amore. il canone estetico delle belle-orecchie non è mai stato esplicitato ma dall'osservazione empirica si arguiva che richiedesse lobi morbidi, carnosi e più grandi della media.
"me la immagino benissimo la tua fidanzata, quando sarai grande", disse un giorno nonno A.
"avrà enormi orecchie. da lontano si vedranno solo quelle", aggiunse.
"e si chiamerà peperona, detta pepe", concluse.
"sì, mi piace questa peperona detta pepe, con grandi orecchie da mantrugiare", sentenziò l'elasti-fratello.
per anni la-pepe fu una presenza incorporea ma tangibile. in pratica, una di famiglia.
questa sera durante la rituale conversazione pre-sonno con gli hobbit – il grande in un letto, il medio nell'altro, il piccolo assente perché dormiente ed elastigirl equamente (qui si usa il cronometro, mica una dilettantistica approssimazione) divisa tra i due giacigli - lei ha raccontato per la cinquecentesima volta la storia, sempre molto apprezzata, di peperona, la fidanzata orecchiuta dello zio.
"come vorreste che si chiamasse la vostra fidanzata?"
"io non ho preferenze, la fidanzata non la scelgo in base al nome. la guardo, mi piace, le dico 'ehi, baby, uots yor néim?' e mi ci fidanzo, anche se mi risponde barba-bietola, barba di nome, bietola di cognome", ha risposto lo hobbit grande.
"rihanna pazzini zeiter. si chiamerà la mia", ha risposto lo hobbit di mezzo.
nati per leggere
"pensavo che questa sera potremmo cominciare a leggere un libro nuovo"
"e se ci vedessimo un bel film invece?"
"niente film. oggi leggiamo. vi do tre possibilità. quale di questi tre libri vi ispira di più?"
"questo"
"anche per me, questo"
"avete scelto lo stesso libro?! non sono necessarie la conta, le urla, le mazzate? non è mai successo da quando ci conosciamo… state diventando grandi!"
"io mi siedo da questa parte!"
"no! io mi siedo da questa parte!"
"neanche per sogno. questa parte è la mia!"
"nooooo! ahi! smettila"
tunf tong splat
"ragazzi, basta! siete uno alla mia destra e uno alla mia sinistra. qual è il problema?"
"il tuo lato destro è meglio!"
"meglio?! e perché mai? i miei lati sono uguali"
"appunto, sono uguali. quindi io sto a destra!"
"no! zi sto io questa sera. ieri zi sei stato tu"
"allora facciamo che questa sera ci stai tu e domani ci sta lui"
"uffa"
"dai leggi"
"vado: non so se tutte le sorelle nascono con occhi e orecchie speciali o se è capitato solo alle mie"
"uah uah uah!"
"perché ridi?"
"no, niente. mi fa ridere. non si può ridere in questa casa?"
"no, no è che… va be', tiremm innanz…"
"cos'hai detto?"
"ho detto tiremm innanz, è dialetto milanese. vuol dire andiamo avanti"
"perché parli in dialetto milanese adesso?"
"non parlo in dialetto, non lo so parlare. ho solo usato un'espressione così"
"ah, credevo…"
"perché non si va avanti?"
"ecco appunto, continuiamo: che orecchie ha grace!"
"chi è grace?"
"non so, sarà una sorella. sta parlando delle sorelle con occhi e orecchie speciali.."
"ma non ho capito. in che senso spezali?"
"se mi lasciate leggere capiamo tutto"
"non devi innervosirti, mamma"
"io non mi innervosisco ma di questo passo non arriviamo da nessuna parte!"
"…"
"e comunque ho chiesto solo per capire chi cavolo è questa grist"
"grace. si chiama grace non grist!"
"va be'. è lo stesso"
"riesce a sentire il rumore di uno spillo che cade. ma sono altri i rumori che catturano la sua attenzione: quelli dei fratelli…. Grace potrebbe essere di sotto a guardare la tv o a blaterare al cellulare con l'orrido gideon, eppure le sue orecch…"
"chi è gideon?"
"secondo te chi potrebbe essere?"
"per me il padre"
"ma no, scemo! sarà il fidanzato!"
"non dire scemo a tuo fratello!"
"…"
"quanti anni ha gideon?"
"non so. magari se andiamo avanti a leggere ce lo dice"
"chi ze lo dize?"
"il bambino che parla"
"come il bambino che parla?"
"il protagonista idiota!"
"la smetti di insultare lo hobbit di mezzo?"
"mi innervosisce, non ci posso fare niente"
"non zi sono le figure in questo libro?".
lo schiavo bravo
il microbbit è un ragazzo riflessivo, sornione, osservatore e con una vita interiore apparentemente appagante. è tollerante, autonomo, gaudente senza essere sfrenato. ama la compagnia senza essere un caciarone, ama il cibo senza essere un ingordo, ama i cani, i gatti e i suoi fratelli mantenendo sempre la distanza di sicurezza. è raramente molesto, dorme con voluttà ed è una piacevole, spesso discreta presenza.
il microbbit, a 14 mesi, è dotato del prezioso e precoce talento della misura.
lo stesso non può dirsi dello hobbit piccolo passionale, logorroico, eccessivo, straripante, trascinatore, carismatico, anarchico, a tratti sfinente, talvolta visibilmente infastidito dalla micro-compostezza fraterna.
a tavola.
lo hobbit grande ripassa la tabellina del tre, elastigirl pure. mister incredible imbocca il microbbit che rumina instancabile e silenzioso e saluta con la mano un treno che passa di fronte a casa. "sei proprio bravo, sai? hai quasi finito la pappa. vuoi un po' d'acqua? ecco qui, amore" "bau bau" "sì, hai ragione, è un cagnolino quello disegnato sul piatto. fa proprio bau bau. e la papera come fa?" "ca ca!" "bravo! qua qua fa la papera"
lo hobbit piccolo si agita nervosamente sulla sedia e lancia occhiate ostili al promozionale terzogenito.
"miclobbit basta! devi piantalla di fale lo schiavo blavo!"
"lo schiavo bravo??"
"sì, mamma! lui fa lo schiavo blavo e deve smettella. ehi, tu, piccolo! devi impalale a fale solo quello che ti pale, capito?!".
