andata

sabato.
ore 17,30
“ragazzi, siete troppo eccitati e molesti. se non vi date una calmata annulliamo la festa. chiaro?”
“sì papà”
“quanto manca? possiamo sederci sul balcone e guardare se gli invitati arrivano?”
“manca mezz’ora. no, non potete stare sul balcone fino alle 6. ve ne state qui tranquilli. perché paolo, che è anche lui festeggiato, riesce a mantenere un contegno mentre tu, hobbit grande, e tuo fratello che non c’entra ma ogni occasione è buona per agitarsi, siete isterici?”.

ore 18,05
nell’elasti-casa ci sono 16 bambini esagitati, tra i due e i nove anni, dieci femmine e sei maschi, puntuali come il big ben, e i quattro genitori dei due festeggiati. tutti corrono, urlano e si lanciano palloncini. qualcuno fa la lotta. altri si tolgono le calze e, a piedi nudi, si arrampicano sui muri come l’uomo ragno. elastigirl si ricorda improvvisamente dell’esistenza di un gas sedativo e un po’ narcotico, il protossido di azoto, usato da qualche dentista per stordire i bambini nervosi. si domanda chi e a che prezzo commercializzi bombole di quel miracoloso elisir. tuttavia tace e decide di non condividere con nessuno dei presenti l’incomprensibile reminiscenza delle lontane lezioni di chimica al liceo.

ore 18,15
“abbiamo moltissimi travestimenti e questi fantastici pennarelli per truccarsi. avete voglia di mascherarvi?”
“mpf. dobbiamo proprio?”, domanda una bimba con i capelli a spaghetto.
“io sono bravissima a pitturare facce. fatevi sotto”, grida un’altra con le gambe da fenicottero.
“io truccata vengo da schifo ma oggi voglio essere una mummia. poi al massimo avete uno struccante?”, domanda una piccoletta con le lentiggini.
“io voglio diventare un vampiro”
“io un licantropo”.

ore 19,00
“dov’è paolo?”
“è chiuso nello sgabuzzino con carlotta”
“fateli uscire immediatamente”
“non vogliono”
elastigirl impasta la pasta per le pizze e deglutisce.

ore 19,15
sono tutti in camera degli hobbit. al buio. chiacchierano seduti sui letti. con gli occhi grandi e i piedi scalzi e lunghi. a bassa voce, come chi si dice i segreti. complici. sono ragazzini.
“sono fantastici”
“ehi, mister incredible, che dici? non hai sempre detto che a te i bambini non piacciono? meno che mai quelli degli altri? ti stai rammollendo?”
“ho detto che sono fantastici e basta. adesso andiamo a infornare le pizze”

ore 19,30
la mamma del festeggiato paolo prepara un aperitivo: carote, olive e salame. nessuno degna di uno sguardo le carote. in compenso olive e salame non raggiungono nemmeno il tavolo di portata.

ore 20,00
pizza
non ci sono abbastanza sedie, il tavolo non basta per tutti, la pizza invece è tantissima, troppa. loro si siedono per terra in gruppetti. mangiano, bevono, chiacchierano. ridono. sono grandi.
“dove sono paolo e carlotta?”
“sono rimasti in camera. giocano ai rigori”

ore 20,45
torta, candeline, tanti auguri a voi. regali.
una bambina bionda con le trecce si avvicina a elastigirl che ha una maglietta bucata di mister incredible, un mollettone a domarle i capelli e lo sguardo spiritato della padrona di casa stressata.
“ehi, mamma dello hobbit, volevo dirti che hai una pettinatura bellissima”
“ehm… veramente è solo un mollettone. per giunta rosa. non è che…”
“stai benissimo. veramente. te lo volevo dire da prima”
“grazie. anche le tue trecce non sono niente male”
elastigirl decide che regalerà le chiavi di casa alle amiche femmine degli hobbit affinché entrino a piacimento a casa sua.

ore 21,00
“adesso si vede un film tutti insieme. ne abbiamo scelti tre. votate quello che preferite”.
c’è un litigio, un ammutinamento, una rissa, un’elezione irregolare, una decisione d’imperio. “si vede cattivissimo me”.
“dove sono paolo e carlotta?”
“boh. saranno in bagno”
“come boh? come in bagno????”
“ma nooo! sono qui. sul divano. tutto sotto controllo. tutt’okkei”.

ore 21,30
in casa qualcuno vede il film, qualcuno continua ad arrampicarsi sul muro come l’uomo ragno, qualcuno gioca a palla, qualcuno va in moto, qualcuno sta al buio in silenzio, qualcuno fa tutte queste cose insieme.
elastigirl si ricorda che manca ancora un’intera ora alla fine della festa, 60 minuti primi, 3.600 minuti secondi. e si sente poco bene.

ore 22,45
“allora? siete contenti? hobbit grande?”
“sì, ma è durata troppo poco”
“paolo?”
“non è nemmeno iniziata che già sono andati via tutti. però sì. è stato bello”
“paolo sta a dormire con noi?”
“sì, hobbit di mezzo”
“per sempre?”.

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un po’ scemi

“come ti piacerebbe festeggiare il tuo compleanno, hobbit grande?”
“non so, con i miei amici…”
“io avrei un’idea. però è una cosa un po’ da grandi e non so se siete pronti…”
“certo che siamo pronti”
“e cosa ne sai se non ti ho ancora detto qual è l’idea?”
“dimmela allora”
“pensavo che sabato prossimo potresti fare una festa insieme al tuo amico paolo, quello che ha il 39 di scarpe, ora forse anche il 40, e la sorella gemella più fantastica che abbia mai conosciuto. anche lui compie 9 anni in aprile, mi pare…”
“va bene, se paolo vuole…”
“pensavo che potremmo fare qualcosa qui, a casa nostra, verso sera, come fanno i ragazzi grandi, con qualche vostro amico. giocate un po’, poi mangiate la pizza tutti insieme, poi vi vedete un film che scegliamo prima e poi paolo potrebbe fermarsi qui a dormire. come ti sembra?”
“bello! va bene. facciamo una specie di pigiama party qui”
“ottimo. allora parlane con paolo, decidete chi invitare e organizziamo. mi raccomando, non dovete essere troppi perché altrimenti siete tutti schiacciati”.

elastigirl, dopo questa proposta un po’ ardita, si aspettava un elenco di invitati rigorosamente maschi per una festa tra virili misogini, all’insegna di testosterone e sfrenato machismo. elastigirl, vittima dei suoi pregiudizi di genere, aveva messo in conto tutto, aveva ponderato le possibili conseguenze di un’iniziativa garibaldina e aveva deciso che ne valeva la pena.

“ecco mamma. paolo e io abbiamo preparato la lista. vedi se va bene”
“ma… è lunghissima!”
“quattordici mamma! siamo quattordici. quindici se contiamo anche lo hobbit di mezzo”
“ma non ci state!”
“ma sì! ci stringiamo! e poi… non possiamo invitare carlotta senza invitare monica e sabina. e valentina? non potevamo non dirglielo! ma se c’è lei deve esserci anche antonella… e giulia? giulia deve esserci per forza alla nostra festa!”
“carlotta, monica, sabina… valentina? giulia???”
“sì, perché?”
“finiscono tutte per A. non sono maschi selvaggi e scatenati!”
“no, allora? mica abbiamo solo amici maschi noi…”
“no, niente! certo, hai ragione. fammi leggere tutti i nomi… ok. fantastico. va benissimo”
“ma siamo 14, più due sedici…”
“e che problema c’è?”

dieci bambine, quattro bambini. uno hobbit di mezzo e uno piccolo che non conta.
elastigirl non ci poteva credere. e nemmeno la mamma e il papà di paolo. e nemmeno mister incredible che ha esclamato, senza neppure darsi il tempo di calcolarlo perché gli economisti marxisti baresi hanno un rapporto privilegiato e amicale con i numeri, che il 71,4% dei partecipanti alla festa, esclusi i fratelli hobbit, sono femmine.
e tutto questo stupore li ha fatti sentire un po’ scemi.

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si propr’ du iun’

ore 8.
“dai, sbrigatevi che è tardi”
BIP BIP
“è attè questo”
“sì, ho sentito”
“non vai?”
“ma no, ora finiamo di fare colazione”
BIP BIP
“di nuovo attè, elasti”
“grazie, mister i. ho sentito…”
“non vai?”
“sono solo messaggi…”
“be’, è il tuo compleanno. non vuoi vedere chi è?”
“guardo dopo”
“mo’. Che donna senza priscio ho sposato”
BIP BIP
“dai, hobbit grande vai a lavarti i denti che poi andiamo”
BIP BIP
“manco ora vai?”
“e va bene, vado… dov’è il mio telefonino?”
“sarà al posto suo, nella tua borsa…”
“mi pare strano, l’avevo lasciato in… boh”
“…”
“spiritoso!”
“perché mai?”
“mi hai mandato quattro sms di auguri! grazie”
“mpf”
“tutto a posto? mi sembri bello strano oggi. persino più del solito”
“è il tuo compleanno, no? almeno uno con un po’ di priscio in questa casa ci vuole”
“mettetevi le scarpe che andiamo”
MI SENTO SCOSSA UN PO’ NERVOSA AH, AGITATA AH. COSÌ LONTANO NON SON STATA MAI GIÀ RIPARTIREI UUOH. ACID-O ACID-A
“elastiiii! il tuo telefonoooo”
“sì arrivo… ehi, ma sei tu!”
“eddai che quando ti ho conosciuta eri mòòòlto più sveglia!”
“ma cosa…?”
MI SENTO SCOSSA, UN PO’ NERV
“io sarò anche rinscemita ma tu sei completamente di fuori! cosa continui a fare lo stalker con il mio telefonino la mattina quando dobbiamo uscire?”
“dov’era il telefonino??? dove????”
“dentro la mia borsa”
“e allora si propr’ du iun’!”
“mammaaaa! ma non ci vedi?”.

ebbene sì, elastigirl è proprio dell’uno. l’argutissimo mister incredibile stamane all’alba ha messo i regali per lei dentro la borsa, convinto che sarebbe stato sufficiente un sms alle 8 del mattino per farglieli scoprire. l’aveva decisamente sopravvalutata.

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nove

a te,
che balli snodato, canti stonato, reintepreti i film che ti piacciono, fai le voci delle persone che incontri e nella recita di fine anno sarai peter pan,
che non leggi nessun libro e per questo un po’ ci disperiamo ma in compenso sai leggere nel pensiero,
che capisci la lingua di tuo fratello piccolo, che ti accorgi di ogni dettaglio e cogli le parole dette e quelle non dette,
che hai una memoria da elefante e ci inchiodi implacabile al nostro passato, ai nostri inciampi, alle nostre promesse di cinque anni fa, alle nostre incaute dichiarazioni di cui avevamo perso memoria,
che accudisci e proteggi e mi insegni una tenerezza virile che mi incanta,
che osservi sornione e sarcastico e mi sembri un grande,
che hai spalle, mani e piedi di ragazzino e guardandoti non mi capacito,
che sei proprio bello e lo so che non conta, che le cose importanti sono altre, che non bisogna nemmeno dirtelo troppo, ma nella vita certo non fa male,
che sei impaziente, irrequieto e a volte ombroso,
e nei tuoi difetti mi riconosco spesso ben più che nei tuoi pregi,
che – e questo è un talento – ti ammali a comando quando non vuoi andare a scuola e ancora non ho capito come tu faccia,
che sei solido ed equilibrato ma non voglio che, in questa famiglia di pazzi, diventi la tua condanna,
che riconosco nello specchio, che vorrei portare a fare un viaggio da soli, che vorrei prendere per mano e perderci nelle nostre chiacchiere, che capisco e mi capisci,
che compi nove anni oggi e sei un bambino grande, il primo, quello che mi mostra la strada, che mi insegna ad essere quel che sono, che mi ha convinta a questa pazzia.
auguri, bel ragazzo.
la mamma

ps domani compie gli anni elasti e poi la finiamo con questa fiaccante maratona di compleanni.

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tre più tre o quattro più due

ehi tu,
no, non dico a te, piccolo egocentrico con la scopa e la paletta
,
no, non dico nemmeno a te, con gli occhi blu, che sostieni che il trapassato prossimo del verbo essere sia “io fui, tu fosti, egli fu”,
già, ce l’ho proprio con te, il più medio del mondo, come ti definisti tu stesso quando ti toccò abbandonare il dorato status di piccolo.
ehi tu,
con i ricci pazzi e gli occhi tondi,
che non taci mai, che te ne freghi, che potresti diventare un terrorista, un anarchico insurrezionalista, un capo di una banda criminale o di uno stato, un capo-popolo o un asceta misantropo. che potresti diventare qualsiasi cosa purché non stia nel mezzo, a dispetto del tuo destino familiare, perché sono gli estremi, gli eccessi, le iperboli ad attirarti.
che fai di testa tua e leggi e scrivi da quando sei minuscolo ma se qualcuno te lo avesse insegnato ti saresti rifiutato di imparare e ascolti da sempre la tua musica folle che hai scelto proprio perché nessuno te l’ha suggerita.
che dici “io sono fatto così perché mi avete creato così. è un problema vostro” e noi tremiamo alla prospettiva della tua adolescenza.
ehi tu,
che sei selvatico e schivo ma ogni tanto, solo quando ti va, indulgi a slanci di affetto travolgenti che disarmano e scuotono,
che ami il tuo papà di un amore smisurato e devoto e gli dici “ti voglio troppo bene, talmente bene che mi suiciderei”, perché sei così, passionale ed enfatico,
che sei un duro, che non cerchi l’approvazione del prossimo e per questo lo seduci, che balli da solo e solo quando ne hai voglia tu, che guardi fuori dalla finestra e dici: “che bella la vita”.
ehi tu,
sbrindellato come un letto sfatto, inquieto e indomito, che non guardi dove cammini e ogni tanto vai a sbattere,
ehi tu, ragazzo di sei anni, pazzo come un cavallo pazzo,
volevo farti gli auguri, perché oggi hai sei anni e, dopo tutto questo tempo che ti conosco, continui a sorprendermi, a incantarmi, a farmi ridere e commuovere.
volevo farti gli auguri e dirti di continuare così, sulla tua strada luminosa, imprevedibile e sbilenca, che un po’ ti rassomiglia.
volevo farti gli auguri e comunicarti, se non ci avessi fatto caso, che sei è un numero pari ed è il risultato di tre più tre, quattro più due o cinque più uno, per non parlare di sei più zero. perché so che apprezzi parecchio queste fondamentali informazioni di servizio.
la tua mamma

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auguri passati

“tanta acqua!”
“sì, hai visto come piove?”
“mo’! côsa sono le cozze gratinate!”
“io mangio solo polipo”
“che faccio? do il polipo al bambino?”
“è pasqua”
“io vado a chiacchierare con quei signori al tavolo di fianco”
“no! tu stai qui con noi e mangi le tue orecchiette”
“chantelle avrà le unghie dipinte e ballerà sul cubo al ritmo della disco dance a cinque anni”
“chi è chantelle?”
“booone tine! mie tine bééélle”
“hai ragione, le polpettine sono proprio buone”
“chantelle è la figlia tamarra dello zio con l’orecchino al naso e della zia romana”
“io voglio chantelle. me la prendo anche con il glitter sugli occhi, gli stivaletti d’oro con i tacchetti e la disco dance incorporata. basta che mi facciate una nipotina”
“ma tu sei a dieta anche a pasqua? che tristona!”
“io sono integerrima dentro. e tristona fuori”
“ho mangiato troppo polipo. sto male”
“vita, hai assaggiato il dentice?”
“in guatemala pasquetta non esiste”
“io mahe”
“sì, dopo andiamo a vedere il mare, se smette di piovere”
“sai che dobbiamo salvare 200 donne?”
“chi deve salvare 200 donne?”
“io, cioè gandalf”
“mister i, avete giocato troppo ai videogiochi tu e gli hobbit mentre io non c’ero. ormai vivono in un mondo parallelo, di troll e di donne da salvare”
“amôre…”
“fatemi chantelle”
“cin cin. tanti auguri. buona pasqua”.

nonno A sta meglio e si sta riprendendo. elastigirl ha raggiunto mister i, gli hobbit, super w e mister brown, lo zio con l’orecchino al naso e la sua fidanzata romana, la zia matta e suo marito guatemalteco a bari. per pasqua sono andati al ristorante a monopoli, che è un posto bellissimo, oltre che un grande gioco.

auguri passati a tutti, che a bari significa auguri in ritardo, ma vale lo stesso.

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bonjuà

ieri.
ha fatto la ceretta (“scusa, ma perché ti fai la ceretta? devi andare al quirinale vestita, no?” “sì, certo, vestita. e pure molto sobria, a parte le scarpe con i pesci. ma se vai dal presidente della repubblica devi essere in ordine. quindi senza peli. non credi?” “non tanto ma fai come ti pare”), è andata dal parrucchiere (“diglielo al presidente che i capelli te li ha fatti donato che è il tuo parrucchiere, eh?” “non so se ci sarà l’occasione… però, se me lo chiede, prometto che glielo dico” “bene. e poi lo sai cosa devi fare se per caso incontri belèn…” “donato, escludo che ci sia belèn al quirinale per l’8 marzo” “va be’, elasti, tu lo sai: se ci fosse, le devi chiedere un autografo per me” “ma…”), ha preparato una borsa che doveva essere piccola e vuota e invece era grande e stracolma e, alle 16 di ieri, ha preso il treno superveloce per roma, lasciando gli hobbit a nonna j che avrebbe preferito andare pure lei dal presidente ma non era possibile.
ad aspettarla alla stazione c’era lo zio con l’orecchino al naso, il fratello bello e tamarro di mister incredible, che a roma ci abita con la sua fidanzata, con cui, prima o poi, farà due bambine femmine e tamarrissime che avranno nomi improbabili, certamente stranieri, preferibilmente francesi.
ha dormito a casa loro, nel letto più comodo dell’emisfero boreale, il sonno più profondo e beato da quando ha memoria. ma forse era solo l’assenza hobbit a rendere comodo il letto e beato il sonno.
oggi.
si è svegliata alle 8,30, pensando che roma è un posto fantastico e bisogna tornarci più spesso, anche senza la scusa dell’8 marzo.
alle 10,15 indossava un vestito blu, le scarpe con il mare dentro, il soprabito del giorno del suo matrimonio e le perle della nonna che la proteggevano dall’ansia, dall’inadeguatezza e dai mostri, come uno scudo spaziale. di fronte al quirinale ha incontrato mister incredible, arrivato da londra perché le avevano permesso di portare un accompagnatore e lei all’inizio aveva detto “no, grazie, non importa”, poi, un minuto dopo avere messo giù il telefono, voleva sbattere la testa contro il muro perché solo un’idiota dice “grazie, non importa”. allora aveva richiamato. “scusate, sono elasti. non so se vi ricordate, ci siamo parlati 60 secondi fa. ecco, io avevo detto che no, non ci sarebbe stato nessun accompagnatore però adesso mi sono pentita e, be’, se fossi ancora in tempo…” “certo che è ancora in tempo” “allora grazie. tra gli accompagnatori possibili, che non è che siano molti in verità, avrei scelto lui, mister i, che poi è mio marito” “benissimo, signora elasti. lo inseriamo subito nell’elenco”.
“ma non ti sei fatto la barba!” “mo’. lo sapevo che mi ero dimenticato qualcôsa! ecco côsa!” “sei particolarmente barese oggi. come mai?” “sono stravolto e sconvolto di stanchezza. e quando sono stanco l’orgoglio barese esce fuori di prepotenza, lo sai. però hai visto che mi sono messo il vestito?” “è il vestito del nostro matrimonio” “l’unico che ho”. lei non ha voluto infierire ulteriormente e non gli ha fatto notare le scarpe, da ginnastica bordeaux sdrucite, sotto abito, camicia e cravatta matrimoniali. nessuno è perfetto e poi tutte quelle mimose che circondavano il quirinale le davano un po’ di tachicardia.
“quelli sono i posti degli accompagnatori”, ha detto una signorina alta a mister incredible, indicando una fila di sedie, tra tante file di sedie, in un salone che da solo merita una fuga a roma. “lei invece viene con me”, ha ordinato, accompagnandola in un salotto con due divani e alcune poltrone, grande, da solo, quanto l’elasti-casa moltiplicata per tre.
con lei c’erano altre cinque persone, quattro donne e un uomo. in tutto avevano 21 figli, ma solo perché l’uomo ne aveva una sola ed elastigirl abbassava un po’ la media con i suoi tre. “voi sarete insigniti di una onoreficienza al merito della repubblica nella cerimonia di questo 8 marzo, dedicata alla conciliazione tra famiglia e lavoro”, ha spiegato una signora austera con una borsa vezzosa.
“tra un po’ verrà qui a salutarvi il presidente”, ha aggiunto. “il protocollo prevede che sia lui a salutare per primo e a tendervi la mano se vuole stringere la vostra”.
elastigirl ha pensato che lei quel presidente l’avrebbe baciato volentieri ma se lo avesse fatto sarebbe stata probabilmente presa a borsettate dalla signora austera e portata via da un corazziere con l’elmo e il cimiero. quindi ha deciso di resistere e attenersi al protocollo.
elastigirl e il maschio insignito che abbassava la media di figli pro-capite erano seduti vicini su un divano prezioso e, nei 45 minuti di attesa del presidente non baciabile, si sono raccontati le rispettive vite e si sono stati simpatici.
il presidente è arrivato, insieme alle ministre, a signori eleganti e a signorine dirigiste. ha stretto la mano e ha detto buongiorno a tutti quanti.
alle 11,30 la cerimonia ufficiale è cominciata, tutti si sono spostati dal salotto al salone. il presidente si è seduto su una specie di trono, elastigirl e i suoi cinque nuovi amici in prima fila, su sedie rosse con il loro nome sopra.
elastigirl aveva paura di commuoversi e allora non ha ascoltato la musica del pianoforte, l’interpretazione di una pièce teatrale, il monologo di una ragazza precaria che i figli non può permetterseli, i discorsi dei ministri e il filmato sulla conciliazione. è rimasta muta e seria nella sua bolla. ha guardato la sterminata platea di donne e non solo, ha rimirato l’ex ministra bonissima che giocava con lo smartphone in prima fila, ha contemplato il soffitto affrescato, ha solidarizzato con un tizio che ha rischiato di stramazzare al suolo per colpa dei fili delle telecamere.
poi è stata chiamata. ha risposto a una domanda al microfono e di fronte a lei molti ridacchiavano perché sullo schermo, alle sue spalle, dove lei non poteva vedere, venivano proiettati pezzi dell’elasti-vita, tra cui, ha saputo dopo, una fotografia di mister incredible e dello hobbit piccolo in body, in cucina, ognuno con la sua scopa, che spazzano per terra.
ha ricevuto una scatolina verde con dentro tre spille, una grande, una media e una piccola, come gli hobbit, e un enorme foglio in cui si dice che, da oggi, è “ufficiale al merito della repubblica italiana”. la motivazione di tutto questo c’entra con l’elasticità e l’ironia e anche con questo blog, ma, quando la spiegavano, elastigirl era confusa e si è persa dei pezzi.
alle 6,30 di questo pomeriggio, elastigirl e mister incredible sono rientrati a casa.
agli hobbit non importa granché di spille, ufficiali, cavalieri e commendatori. ma quando lo hobbit di mezzo ha visto quei due un po’ stralunati sulla porta, ha esclamato ridendo: “bonjuà!”, che forse vuol dire bonjour, come buongiorno, ma magari anche un po’ joie, come gioia. ed elastigirl ha pensato che fosse la parola perfetta per la follia delle ultime 24 ore.
bonjuà a tutti.

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non dobbiamo assumerla

Aveva ricevuto una telefonata, si era agitata moltissimo, aveva chiamato a rapporto nonna J e, insieme a lei, aveva comprato, per l’occasione, un sobrio vestito blu e un paio di scarpe asimetriche con il mare e i pesci dentro. lo hobbit di mezzo le aveva detto che sì, essere invitati da quel giorgio napolitano non era male, ma lo spagnolo è molto più importante e famoso. dove lo spagnolo, nella cosmogonia hobbit, è barak obama.
poi più niente. nessun invito nella casella della posta tradizionale, nessun messaggio nella casella della posta elettronica, nessuna rassicurazione a zittire quel fastidioso tarlo che, con crescente insistenza, le istillava il dubbio che si fosse trattato di uno scherzo o, ancora peggio, di un parto della sua ottenebrata immaginazione.
fino a questo pomeriggio quando è squillato l’elasti-cellulare.
“pronto, buongiorno. la chiamo dal quirinale”
“buongiorno”
“qualche settimana fa l’abbiamo contattata per invitarla qui l’8 marzo. si ricorda?”
le pare che potrei dimenticare quella surreale telefonata? le pare che potrei dimenticare quello 0646eccetera che si è auto-marchiato a fuoco nella mia pur labile memoria? le pare?
“certo che mi ricordo. un invito al quirinale non è tra le cose che si dimenticano facilmente”
“mi fa piacere”
“…”
“la chiamo perché avremmo bisogno di un suo curriculum vitae”
“un curriculum vitae. certo, ovvio…”
“può mandarlo via mail all’indirizzo che le do ora?”
“sì, naturale. l’unico problema è che…”
“che?”
“che l’ultimo curriculum vitae serio che ho dovuto presentare risale a circa quindici anni fa. al momento ne ho uno aggiornato che è un po’ approssimativo e non è esattamente…”
“va benissimo quello che ha. tenga presente che non dobbiamo assumerla”
“già, non mi dovete assumere, dimenticavo”
“ha una penna per scrivere l’indirizzo?”
“non ne ho bisogno. mi dica pure”.

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pronto?

ore 11,30 circa, nell’elasti-redazione.
“pronto?”
“pronto, qui è il quirinale. chiamo per conto del presidente”
oh signur benedètt, come direbbe mister incredible il barese. o hanno sbagliato numero o è uno scherzo. stai calma-calma-calma-calma.
“ehm, buongiorno”
“il presidente vorrebbe invitarla l’8 marzo alla cerimonia qui al quirinale, per la festa della donna”
ok. è uno scherzo. ma perché a me? e dove hanno trovato il mio numero di cellulare? e perché chiamano proprio quando sono in ufficio… ora chiedo se è uno scherzo. no, non si può. se poi non lo è faccio la figura della cretina.
“…”
“quest’anno, abbiamo deciso di dedicare la cerimonia al tema della conciliazione tra famiglia e lavoro e lei ci sembra un caso esemplare, sia per la sua storia personale sia per i temi di cui si occupa e di cui scrive. può partecipare?”
mi sudano talmente le mani che il telefonino potrebbe sgusciarmi via come una saponetta. adesso chiedo a questa gentile signora di darmi il tempo di asciugarmele, di fare training autogeno per ricominciare a respirare e magari di fare un salto in bagno.
“ecco, diciamo che… be’, devo sistemare i bambini, a proposito di conciliazione, ma… direi che… insomma, non è che, se si viene invitati dal quirinale al quirinale, si può dire: ‘non so, ci devo pensare’. uno normale risponde: ‘vengo certamente grazie mille mila’ e poi si organizza”
“ne sono felice. anche perché il presidente si sarebbe molto dispiaciuto se lei avesse declinato l’invito”
adesso scoppio in singhiozzi. mai sia che il presidente, quel presidente, si dispiaccia.
“non ci penso neppure a declinare l’invito”
“allora scrivo okkei vicino al suo nome?”
“scriva okkei senza esitare. grazie. ma… cosa vi aspettate da me? devo parlare? stupirvi con effetti speciali? perché io, non è che…”
“non dovrà fare niente se non presenziare e forse rispondere a qualche domanda dei giornalisti. stia tranquilla: sarà una festa”
“tranquilla… ma… come funziona? non è che mi potrebbe mandare una email con… non so, il programma, l’organizzazione…”
“non è costume del quirinale diramare email con il programma delle sue iniziative”
ma io come faccio? mi presento lì, l’8 marzo, ai corazzieri, e dico: “buongiorno signori corazzieri, sono elasti, il presidente mi aspetta dentro per una festa”? come funziona? mi spieghi almeno come funziona.
“ah. sì, certo, immagino. non ho grande dimestichezza con le istituzioni in generale e con il quirinale ancora meno…”
“riceverà un invito ufficiale”
“ah. e quale canale usate per… diramare inviti ufficiali?”
“la posta”
“perfetto. avete anche il mio indirizzo, oltre al numero di telefono?”
“veramente no. me lo dia”
“allora: elasti, via…”
adesso che sente il mio nome, questa gentile signora si accorgerà di avere sbagliato persona e butterà giù il telefono insultandomi.
“benissimo. allora ci vediamo giovedì 8 marzo”
no! aspetti. non mi lasci così. non mi ha detto come ci si veste, come ci si trucca, come ci si pettina, se è preferibile avere fatto la ceretta, che colori piacciono al presidente. non può abbandonarmi qui, nel centro della redazione, con il telefonino in una mano sudatissima e 40.000 interrogativi tutti dentro la pancia.
“con grande piacere. grazie ancora”
click.

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buon 2012

a quelli che non si sentono pronti e a quelli che non vedono l’ora,
a quelli che hanno perso il senno la notte di Capodanno perché chi perde il senno il primo dell’anno…,
a quelli che hanno imposto a tutti i presenti la visione dei super8 della vacanza in val d’aosta del 1976, danze folkloristiche in costume di velluto tradizionale comprese,
a quelle che avevano la febbre, la congiuntivite e un marito tutto nuovo e guatemalteco e sono rimaste a casa e a mezzanotte hanno stappato una bottiglia di peroni perché i veri baresi fanno così,
a quelli che volevano sparare i petardi ma è stato loro vietato,
a quelli che volevano andare sul balcone a guardare i petardi altrui ma è stato loro vietato persino questo,
a quelli che a mezzanotte meno cinque minuti hanno acceso rai uno per avere un countdown affidabile e a mezzanotte meno tre minuti avevano già voglia di spegnere,
a quelli che sono stati svegliati all’alba del primo gennaio da un bambino o da due o da tre e si sono ricordati che chi viene svegliato all’alba il primo dell’anno…
a quelli che hanno mangiato troppo e si sentono in colpa,
a quelli che erano altrove,
a quelli che avrebbero voluto essere altrove,
a quelli che volevano essere proprio lì dov’erano, ché poi più che un desiderio è il modus vivendi di pollyanna,
a quelli che passano di qui, per caso, per abitudine, per affetto, per noia, perché non sanno dove sbattere la testa, perché sono recidivi, perché saranno anche fatti loro.
tanti auguri.
elasti

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