lunedì, 06 novembre 2006
non possiedo le morbide rotondità delle odalische, non ne possiedo la grazia né tantomeno la sensualità. Eppure io, dentro, SONO un'odalisca.
Forte di questa consapevolezza, con una tenacia degna di miglior causa, per il quarto anno, sfidando il senso di colpa, i ricatti dei nani e soprattutto il buon senso, mi sono nuovamente iscritta al corso di danza del ventre.
Per due anni ho potuto nascondere la mia scarsa attitudine dietro il pancione. Per ben due corsi volteggiavo incinta e incurante tra le mie compagne attonite. La mia maestra mi guardava indulgente, le altre odalische divertite, qualcuna preoccupata che potessi partorire in mezzo a loro, ma complessivamente benevole.
Quest'anno non ho scuse.
Mi sono iscritta con la maestra A., la fondatrice della scuola, una odalisca della prima ora che ha importato la danza del ventre in Italia. Una il cui scopo della vita è formare altre odalische che a loro volta si faranno messaggere e interpreti di questa arte antica. Un'integralista della danza mediorientale, proprio quello che fa per me.
Sono pronta. mi presento a lezione. livello intermedio.
dal look delle mie compagne già capisco che qui si fa sul serio. Io, in tuta, ho uno straccetto nero intorno alla vita, con qualche monetina consunta che tintinna ogni tanto. Loro sono fasciate in un trionfo di veli, pizzi, collane, cavigliere, bracciali. Uscite direttamente dall'harem del sultano. Truccate, tatuate e con lo sguardo maliardo.
Io e il mio straccetto non ci facciamo intimorire.
Inizia la lezione. Riscaldamento tutto ok. Ci tiriamo, ci sciogliamo, l'odalisca che è in me inizia a scalpitare.
Partono le percussioni ed è tutto un pestare di piedi, un dondolio di anche, un tintinnare di monetine e un fruscìo di stoffe. Sono perfettamente inserita. l'abito non fa il monaco. sbrilluccico meno delle altre ma sono anche io parte di questo rito tribale esclusivamente femminile. Sono sempre più nella parte. chiudo gli occhi e lascio uscire l'odalisca che balla libera e felice.
Riapro gli occhi. Mentre io mi dimeno come una molla impazzita le altre, immobili, sono concentratissime sulle loro pance. Loro sono ferme mentre i loro ombelichi fanno evoluzioni acrobatiche: salgono scendono, si arrotolano e si srotolano, si parlano.
Poi l'ombelico di A. dice  alle altre che si cambia esercizio e sempre al ritmo dei tamburi, ora è il bacino che si agita, ma sempre in modo impercettibile. Sono tutte concentratissime ma sorridenti.
Io cerco di sorridere ma, nel tentativo di controllare ombelico e bacino, mi contraggo in una smorfia grottesca.
A. mi guarda come guarderebbe un ecomostro tra le palme di una spiaggia caraibica.
E mentre tutte roteano anche, bacino, spalle in un movimento flessuoso e morbido A. punta il dito verso di me.
"Tu in tuta, vieni qui. Voi continuate pure"
Striscio verso di lei. "Così, vedi, morbida, rilassata, segui la musica, non irigidirti...."
"fai il cammello con me, morbida, fai il cammello..."
le stronze dell'harem ancheggiano e mi guardano con aria di sufficienza. Loro fanno un cammello sopraffino mentre io non sento più le gambe figuriamoci le gobbe.
A. mi guarda sconsolata, io prometto che mi eserciterò tantissimo a casa (che tanto non ho niente da fare).
ma ci vuole altro per farmi desistere. tornerò e prima o poi A. sarà fiera di me.
Per il momento appena ho un attimo faccio esercizi. In ufficio , davanti allo schermo del computer, faccio shimmi di pancia, mentre mi lavo i denti shimmi di bacino, quando gioco coi nani shimmi di spalle, quando cucino i cammelli sono sempre con me.

postato da: nonsolomamma alle ore 14:10 | Permalink | commenti (18) | commenti (18)(pop-up)
categoria:frustrazioni, danza del ventre, odalische