la zia matta, da quando il sociologo guatemalteco ha lasciato la terra natìa per amore ed è atterrato sul suolo barese, ha avuto, in ordine cronologico:
1. 15 giorni di problemi addominali che non stiamo qui a descrivere per decoro e pudore (prima del matrimonio).
2. febbre e sintomi influenzali (subito dopo il matrimonio), a causa forse del discinto vestito color ottanio con cui ha detto sì.
3. congiuntivite purulenta (adesso).
ieri la neo-sposa si è presentata a casa dei genitori, super w e mister brown, lamentando un deprecabile stato di prostrazione fisica.
“cosa fate lì sul letto di papà e mamma?”, ha chiesto turbato e scandalizzato mister incredible.
“sto male e il sociologo della mia vita mi sta mettendo il collirio”, ha biascicato lei, mentre lo sposo accudiva amorevolmente il relitto.
“ora che l’ho conosciuto, posso affermare con certezza che, tra voi due, è tuo marito ad essersi preso il bidone”, ha commentato mister incredible.
“mo’ quello ce la restituisce e ce la piangiamo noi”, ha concluso, parlando tra sé e sé.
Archivio tag: cognata
interrogatori e amori
ci sono passioni che ti nascono dentro quando sei piccolo e germogliano, anno dopo anno, fino a diventare divoranti come parassiti. la passione di elastigirl sono gli interrogatori. fosse per lei, si porterebbe in borsa una lampada, da puntare negli occhi, all’occorrenza, a chiunque abbia qualcosa da raccontare e sia reticente.
elastigirl passerebbe ore a fare domande e, soprattutto, ad ascoltare risposte. vorrebbe chiedere ai dirimpettai che amoreggiano alla finestra senza tende come si sono conosciuti, alla cassiera del supermercato se è fidanzata, al ciclista se ci sono clienti a cui vorrebbe spaccare la bici in testa, al collega francese e taciturno se è felice o sogna di essere altrove.
oggi, a casa dei nonni baresi, super w e mister brown, hanno cenato la zia matta e suo marito tutto nuovo, il sociologo guatemalteco. è stata una serata istruttiva e, dal punto di vista della passione interrogatoria, orgiastica.
la zia matta, arrivata in luglio 2010 in guatemala, sprovveduta e stordita non aveva calcolato che era la stagione delle piogge, che faceva freddo e che il suo guardaroba di magliette fricchettone e gonne estive era del tutto inadeguato.
con il senso pratico che la contraddistingue, decise di comprare vestiti usati, scoprendo, quando orami era troppo tardi, che erano logori e pieni di buchi.
quando incontrò il sociologo della sua vita, pensò: “chi è questo prete?”.
lui penso che lei doveva essere una turista verde, “perché in guatemala abbiamo turisti bianchi e turisti verdi e quelli vestiti come la zia matta, sono i verdi”.
in guatemala comprare abiti usati è molto comune. “io però non ne ho mai avuto bisogno perché a casa mia sono un riciclo indumentario e ricevo tutti gli scarti della famiglia, in particolare di mio padre che si veste un po’ da… da… prete”.
un giorno, era un martedì, il sociologo telefonò alla zia matta, alle sette di sera. “che stai facendo?”. “sto uscendo a comprare un trancio di pizza sotto casa”. “posso accompagnarti?”. “se vuoi…”. lui arrivò dopo dieci minuti, lei si fece trovare con il mollettone in testa e i sandali etnici. pioveva a dirotto e le strade erano allagate. lui, per attraversare, la prese in braccio. “l’ho fatto per gentilezza”. “l’avresti fatto anche con la zia novantenne? con la cugina racchia? con la fidanzata del tuo migliore amico?”. “sì, l’ho fatto per gentilezza”.
si trovarono uno di fronte all’altra, lei con il mollettone, lui gentile, seduti a un tavolo triste di una pizzeria squallida. “la cosa che ci ha stupiti è che abbiamo riso, riso come pazzi per ore. era la prima volta che mi divertivo così, con una ragazza appena conosciuta”
il giorno dopo, mercoledì, lui la richiamò, alle 7 di sera. “che stai facendo?”. “sto uscendo a comprare un trancio di pizza qui sotto”, rispose lei che aveva un’alimentazione, oltre che un abbigliamento, un po’ scadente. “posso accompagnarti?”. “se vuoi”. lui arrivò dopo dieci minuti e la trovò senza il mollettone e con i sandali etnici.
“abbiamo riso anche il secondo giorno. come pazzi. era come se, seduti uno di fronte all’altra, avessimo ognuno un grande zaino accanto, pieno di storie. tiravamo fuori una storia dopo l’altra e scoprivamo che erano simili”.
giovedì, alle 7, lui la chiamò. “questa sera vorrei invitarti al ristorante”. lei disse “va bene”, si tolse il mollettone e si lavò i capelli. poi si mise l’unico abito da turista bianca che aveva in valigia e i sandali etnici, perché altre scarpe non ne aveva portate.
scambi culturali
la marimba è uno strumento musicale a percussione molto diffuso in guatemala. corre voce che a casa di super w e mister brown, i genitori di mister incredible, dal giorno del matrimonio della zia matta con il distinto sociologo guatemalteco, si ascoltino solo cd di marimba che, purtroppo, non è ballabile.
la mamma del sociologo guatemalteco, affetta da grave intolleranza al glutine, ha assaggiato la focaccia barese e da allora, dimentica di ogni restrizione alimentare, si nutre solo di quella.
il papà del sociologo guatemalteco ha comprato un paio di scarpe italiane, coronando un antico desiderio.
la sorella del sociologo guatemalteco fa fotografie mattina, pomeriggio e sera. perché a noi tutto sembra normale ma per altri non lo è affatto.
il sociologo guatemalteco va al mercato sotto casa a comprare i taralli. il signore dietro il banco gli spiega che lui vende taralli a tempo perso, ma in realtà è una rockstar dialettale, noto ai fan con l’accattivante nome d’arte u’ schignat’. nel frattempo intorno al sociologo e allo schignato, che poi vuol dire sdentato, si forma un capannello di curiosi perché al mercato dell’ex manifattura tabacchi di bari, un guatemalteco non lo hanno mai visto.
la zia matta metabolizza incredula il suo nuovo stato di donna sposata. probabilmente le ci vorranno dai 7 ai 16 anni.
l’elasti-famiglia invece è rientrata a milano, anche se sarebbe rimasta volentieri laggiù a vedere le scarpe nuove, ascoltare marimba e farsi fotografare come folclore locale.
della sposa in ottanio e di altri fatti
“uff, quanto parla… quando tocca a noi?”
“tra poco. appena dicono: ‘sì lo voglio’ dovete portare gli anelli”
“praticamente noi facciamo la cosa più importante di tutte. senza di noi la zia non si può sposare…”
“mmmh, più o meno… hai visto come è bella la zia?”
“mpf”
“sei ancora arrabbiato con lei?”
“non so”
“a me il sociologo guatemalteco sembra molto carino e anche simpatico…”
“sì, è carino, ma l’ho visto adesso per la prima volta e ancora non gli ho parlato molto”
“adesso avrete un nuovo zio”
“lo decido io se ho un nuovo zio, e poi…”
“vai vai vai! tocca a voi. prendete le fedi, presto!”.
la zia matta è entrata nella sala del comune di bari nel suo vestito color ottanio che assomiglia all’azzurro ma proprio azzurro non è. è arrivata a braccetto di mister brown e, quando hanno varcato la soglia, è partito un merengue che si chiama ‘a pedir su mano’ e il padre della sposa, per la sorpresa e l’emozione, ha cominciato a correre a ritmo verso l’ufficiale dello stato civile che aveva la fascia tricolore ma in realtà era un amico archeologo della zia matta. “vai piano!”, diceva la sposa a mister brown ma lui non sentiva e già era troppo commosso per capire la nostra lingua.
mister incredible era il testimone della zia matta. “non ce la faccio. dammi subito un fazzoletto”, ha detto a elastigirl alle prime note del merengue. ma il fazzoletto non c’era e lui ha testimoniato singhiozzando, dall’inizio alla fine, in modo poco onorevole ma molto appassionato. “non avevi mica pianto così al nostro matrimonio”, ha osservato elastigirl, quando lo ha raccattato con gli occhi gonfi e l’aria stravolta, alla fine della cerimonia. “pianto? io? quando mai?”, ha riposto mister i senza ritegno.
lui, il sociologo guatemalteco, nonché sposo, guardava la piccoletta bionda in ottanio, accudente e innamorato, e, senza saperlo, superava l’esame degli hobbit che lo scrutavano sempre meno torvi e diffidenti.
in prima fila, oltre a super w, con gli occhiali scuri, e a mister brown con la barba bianca, c’erano i genitori e la sorella dello sposo, arrivati dal guatemala, con lo sguardo perso nel vuoto, per il jet lag o l’incredulità. elastigirl per un attimo ha fatto finta di essere quella mamma guatemalteca, catapultata a bari, per il matrimonio del figlio sociologo con un’antropologa matta. ha pensato a tutti quei chilometri e a tutta quella strada e le sono montate l’ansia, la nostalgia, la malinconia e lo struggimento. e siccome le è venuto un po’ da piangere ha prontamente interrotto il transfert e si è data una calmata.
alla fine l’archeologo con la fascia tricolore che non aveva mai celebrato un matrimonio prima di allora, ha fatto un discorso, per gli sposi. un discorso sulla follia, perché un po’ di questo si tratta.
alla festa, la zia matta ha ballato il merengue, la salsa, il raeggeton, la pizzica, il tango e le canzoni degli anni ’80 e ’90. gli invitati anche, hobbit e parenti guatemaltechi compresi. fuori c’erano il mare, il cielo terso e 18 gradi.
lo zio con l’orecchino al naso, fratello gemello della sposa, ha regalato la sciarpa del bari ai neo suoceri e alla neo cognata e ieri li ha portati allo stadio, in curva.
ore 12, matrimonio zia matta
“mio marito non risponde. questa cosa mi inquieta”
“non è ancora tuo marito e poi devi smetterla di chiamarlo. dagli ossigeno”
“è arrivata la parrucchiera”
“in questa casa non manca niente. nemmeno il formaggio portoghese che aveva portato lo zio con l’orecchino al naso nell’estate 2010. sta lì, pietrificato…”
“sto agitata. sto nervosa. e nessuno mi risponde al telefono”
“vado a buttare la spazzatura”
“signora, lei è la madre della sposa ed è chiaramente sotto shock, venga a farsi uno shampoo”
“perché sei in versione porno-zia?”
“queste mutande me le ha comprate super w al mercato…”
“siete diventati così alti…”
“tuo figlio mi ha svegliato alle 5…”
“come devo fare io su quei trampoli?”
“l’illusionista è uno di quei…”
“mi sono appena fatta la doccia e già puzzo”
“tipico delle spose puzzare… hai messo il deodorante?”
“sì ma sta cedendo”
“molla il computer”
“ore 12, matrimonio zia matta”
“lo hai scritto sull’agenda. anche io, avevo paura di dimenticarmene”
“sei pazza e nervosa. tu e il tuo vestito color ottanio”.
aggiornamenti e spostamenti
“resti un gran bel’om, papà. anche così, un po’ derelitto con la vestina bianca e l’elegante vestaglia scozzese che ti fa sembrare un po’ una coperta buttata su una sedia”
“umpf”
“sul serio, sai?”
“sono una schifezza”
“lascia giudicare a chi se ne intende”
“voglio uscire da questo posto di malati”
“dai, oggi ti trasferiscono in un altro reparto ancora. almeno cambi…”
“sai che allegria”
“e comunque hai sentito cos’ha detto la dottoressa? ti sei trascurato”
“non è che mi sono trascurato. mi sono disinteressato. è diverso”
“il risultato è uguale”
“intanto se non mi fossi trascurato, come dite voi, non avrei avuto un cedimento strutturale e, se non avessi avuto un cedimento strutturale, non mi avrebbero mai fatto tutti gli esami che hanno fatto e, se non mi avessero fatto tutti gli esami che hanno fatto, non avrebbero scoperto per caso che c’è un problema grosso, probabilmente rimediabile, che avrebbe potuto diventare enorme e irrimediabile. quindi meno male che mi sono trascurato”
“effettivamente…”
“voglio uscire da questo posto di malati”.
nonno A è ancora in ospedale. il cedimento strutturale è in via di ricomposizione, anche se ci vorrà un po’. è stato individuato, casualmente, un altro problema, che non c’entra con il cedimento ma che avrebbe potuto portarne altri, ben più gravi. l’altro problema è ora la priorità ma il cardiologo, il chirurgo, lo pneumologo, la caposala di passaggio, l’ex vicino di letto sardo, l’infermiera lucana e l’amica medico con gli occhi azzurri sono ottimisti e quando tante persone insieme sono ottimiste forse puoi diventarlo anche tu, che in certi momenti hai le gambe che tremano e la pancia che si attorciglia.
nel frattempo, domani pomeriggio, l’elasti-famiglia partirà per bari dove, venerdì mattina, la zia matta e il suo fidanzato guatemalteco si sposeranno.
elastigirl è in alto mare, gli hobbit, gelosi e diffidenti, hanno chiesto di vestirsi “di stracci puzzoni” e mister incredible, in arrivo da londra, biascica al telefono il mantra: “la mia sorellina ooooh la mia sorellina ooooh”.
il ratto della sposa
“il primo dicembre di dieci anni fa, come fosse oggi, la mamma e il papà si sposavano”
“ah, interessante”
“avremmo dovuto festeggiare e invece…”
“inveze cosa?”
“invece niente. lui lavora, io lavoro e questa sera ho anche il mio corso del giovedì. siamo un po’ due tristoni”
“uff! tutti questi matrimoni. adesso dobbiamo anche vedere la zia matta che si sposa con quello del guatemala”
“non è ‘quello del guatemala’. pensa invece che avrai uno zio in più”
“mpf”
“fai così perché non lo hai mai visto…”
“ma a te, il zorno del tuo matrimonio, diezi anni fa…”
“cosa?”
“qualcuno ha zercarcato di rapirti?”
“rapirmi? in che senso, scusa?”
“rapirti! prenderti e rubarti a papà”
“… no, nessuno ha cercato di rapirmi quel giorno. ora che ci penso nessuno ha cercato di rapirmi. mai”
“però, volendo, può suzzedere, no?”
“be’ sì, volendo può succedere, anche se non è una cosa frequentissima. perché me lo chiedi? stai forse pensando di rapire la zia matta il giorno del suo matrimonio?”
“…”.
UNA SENSAZIONE DENSA
“pronto, mister incredible ciao, sono io, la zia matta”
“ehi! fammi chiamare elasti e gli hobbit”
“no, aspetta. devo dirti una cosa importante”
“…”
“perché quel silenzio?”
“hai detto che devi dirmi una cosa e io ti ascolto. deglutisco, ascolto e guardo le mani che mi sudano”
“il 16″
“cosa?”
“il 16 dicembre”
“be’?”
“tenetevi liberi”
“le murt’, zia matta, non fare scherzi. va bene essere pazza, però…”
“mi sposo”
“…”
“non dici niente?”
“con chi?”
“come con chi? con il mio fidanzato guatemalteco che balla il tango e mi solleva per attraversare le pozzanghere”
“le ‘stramurt. manco l’ho mai visto”
“ti piacerà tantissimo, ne sono sicura. mi ha anche regalato un anello di fidanzamento”
“non mi sento bene. ti passo elasti”
“ah, aspetta. sarai testimone, ovviamente”
“testimone del tuo matrimonio con un tizio che non conosco…”
“non sei felice?”
“non so. devo pensare. sì, boh. ti passo elasti. elasti!!! è la zia matta. ti deve dire una cosa. elastiiiiiii!”
“eccomi, eccomi, sono qui. ehi, ma che succede? perché stai dando testate al muro?”
la zia matta si sposa, con il suo amore guatemalteco, incontrato l’estate del 2010 e rivisto nell’autunno del 2011. lo ha aspettato un anno, placida, estatica e solitaria, come non è mai stata per più di 30 secondi, nella sua vita precedente la folgorazione amorosa.
si sposa tra 15 giorni, a bari, incosciente e incurante dell’organizzazione, degli inviti, del vestito, delle scarpe e dei confetti, dei parenti e degli amici che molleranno tutto per vederla dire sì. perché il senso pratico non è un talento della sposa.
“allora la zia matta si sposa con quello”
“quello ha un nome”
“che me ne frega”
“non dire così, se piace alla zia matta piacerà pure a noi, non credi?”
“mpf”
“ma che sensazione ti dà questo matrimonio?”
“una sensazione densa. molto densa”.
liberate lo straniero
la zia matta, sorella minore di mister incredible, nonché gemella dello zio con l'orecchino al naso, è fidanzata. e questa, in circostanze normali, non sarebbe una notizia. tuttavia il soggetto in questione non si fregia a caso dell'aggettivo "matta" e tutto ciò che la riguarda, questioni di cuore in primis, è avvolto da un'aura misteriosa, eccentrica e iperbolica.
il burrascoso passato della zia matta è popolato di meteore, individui senza volto, amori folli trasformatisi, dall'alba al tramonto, in bersagli per freccette, cavalieri serventi senza nome.
la banale, rassicurante normalità di una tresca con il vicino di casa, il collega di lavoro, il figlio nerd degli amici di famiglia non fa per la zia matta.
l'anno scorso l'elasti-cognata passò qualche mese in guatemala, per una ricerca antropologica sulla partecipazione politica delle donne latinoamericane. "ho incontrato un ragazzo… non potete nemmeno immaginare. quando piove mi prende in braccio così non mi bagno i piedi", raccontava via skype. "zia matta, prenderti in braccio per non farti bagnare è un gesto carino ma… chi è questo tizio?". "lo conoscerete. ah… e mi porta a ballare il tango. e come balla il tango lui…". l'avevano persa ma tanto sarebbe tornata, prima o poi, e l'avrebbero ripresa.
"mi sono fidanzata", annunciò scendendo dall'aereo. "ma quando vi rivedrete? e dove?". "non si sa. forse qui, forse là. non si sa. adesso dobbiamo sistemare un po' di cose. poi decideremo".
i mesi passavano, lei continuava a vaneggiare del suo amore che la sollevava per attraversare le pozzanghere, la famiglia si abituò presto.
"abbiamo avuto il fidanzato trasgressivo, il taciturno, il clandestino… adesso abbiamo il fidanzato immaginario. se non altro non fa troppi danni", dicevano i congiunti.
a capodanno la zia matta riunì i fratelli che, da bravi fratelli maschi e meridionali, affrontano con scarsa sportività le questioni amorose della sorella. "mister i, zio con l'orecchino al naso. devo dirvi una cosa! alzate i calici". "prima dicci la cosa". "un giorno non troppo lontano mi sposerò e farò un sacco di bambini un po' guatemaltechi un po' baresi". "le murt'". "le stramurt!". "be'? non siete felici?". "scusa, mi manca l'aria". "anche a me. mi gira la testa. forse devo vomitare. sarà lo spumante".
lontano dagli occhi lontano dal cuore. finché il fidanzato della zia matta restava immaginario, con qualche incursione ectoplasmatica via skype, si poteva stare tranquilli.
"arriva a febbraio", annunciava lei. "ci sono stati dei problemi. lo aspetto ad aprile", diceva senza perdere l'estatico buon umore dell'illuminata. "non ce la fa per aprile. probabilmente arriva entro l'estate".
"la cosa che mi preoccupa è che mia sorella non si sia stufata di aspettare. anzi, più lunga è l'attesa più l'entusiasmo va alle stelle", mugugnava mister i. "capita, con i fidanzati immaginari", rispondeva elastigirl.
finalmente lui, il vero amore, l'unico uomo dell'universo per cui la zia matta sia riuscita a reprimere la follia per un intero anno, è atterrato a bari.
è stato visto l'ultima volta in aeroporto, tramortito dal jet lag.
da allora di lui non si è avuta più notizia.
da giorni è prigioniero della zia matta.
ps di servizio.
mercoledì sera, 19 ottobre, alle 21, elastigirl parlerà degli elasti-libri e di varie ed eventuali alla biblioteca civica di cernusco sul naviglio. chi fosse nei paraggi e avesse voglia di partecipare è stra-benvenuto.
panzerotti, maracas e altri ospiti
c'era la zia matta, che è stata quattro mesi in guatemala e ci ha lasciato il cuore e quel poco senno che le restava.
c'era super w, la nonna di bari, che ha preparato i panzerotti e quando super w prepara i panzerotti tocca mangiarne almeno sette o dieci anche se dopo viene voglia di stendersi per terra a boccheggiare fino all'indomani.
c'era mister brown, il nonno, con lo sguardo trasognato e, secondo super w, il demone del gioco perché ogni tanto compra un gratta e vinci.
hanno portato due chili di taralli, tre paia di maracas guatemalteche che il microbbit ha provveduto a disintegrare seminando ovunque sassolini sonori che inspiegabilmente non suonavano più, due film con bud spencer e terence hill ("come si intitolano?" "il plimo: 'lo chiamavano tlimità'. il secondo: 'continuavano a chiamallo tlimità'" "sei sicuro? triMità?" "zelto, tlimità. io sono il zizzone, anzi no, io non sono il zizzone, sono il maglo"), un elefantino guatemalteco a cui il microbbit sussurra "bau bau", delle uova di cioccolata prodotte da super w ("la nonna passa la giornata a fare la gallina") e vari altri articoli che hanno arricchito l'abituale entropia domestica.
c'era anche mister incredible che dirigeva il traffico e ogni tanto chiudeva gli occhi e si abbandonava all'insolita ebbrezza di essere figlio.
sono stati nell'elasti-casa il fine settimana.
poi sono partiti tutti insieme, ognuno per la sua meta, e qui sono rimasti tre hobbit che dormono, il profumo dei panzerotti, i sassolini delle maracas sul pavimento, due gratta e vinci perdenti e un gran silenzio.
