quello è pazzo

stamane lo hobbit piccolo ha ripreso il nido, dopo le vacanze di pasqua, il medio la scuola materna mentre il grande, la cui scuola riapre domani, è rimasto a casa, gongolante e felice per il privilegio di un mercoledì in più in omaggio rispetto ai fratelli, unico termine di paragone meritevole di competizione all'ultimo sangue.
elastigirl, oggi felicemente casalinga grazie al part time verticale, intorno alle 8,30, ancora più o meno in pigiama, ha fatto un maestoso e rilassato ingresso all'asilo, con il suo carico di maschi variopinti.
lo hobbit grande, tronfio per il suo status di ottenne in vacanza, lanciava sguardi maliardi alle bambine di cinque anni, occhiate complici alla maestra susanna e frizzi e lazzi alle bidelle.
lo hobbit piccolo puliva per terra, con l'inseparabile mocio in miniatura, strofinando con particolare accanimento la zona del relax, o relasc, come si ostina a pronunciare lo sciatto fratello medio.
lo hobbit di mezzo portava con nonchalance il suo cappello da cow boy e una giacca blu, sopra un paio di pantaloni verdi con laccio casual in vita e pantofole di plastica rosse di ordinanza.

"hai sentito cosa ha detto ivan quando è arrivato lo hobbit medio?", ha chiesto il grande a elastigirl mentre uscivano dalla scuola materna e si dirigevano alla volta dell'asilo nido.
"ivan?"
"sì, il compagno di classe di mio fratello. quello grande, grosso e violentone. quello che picchia gli altri bambini e l'anno scorso sputava sulle maestre"
"ah, certo ivan, come ho fatto a dimenticarmene? no, non ho sentito. cosa ha detto?"
"lo ha guardato e ha detto: 'quello è pazzo'"
"…"
"hai capito, mamma? ha detto 'quello è pazzo'"
cof cof
"mamma?"
"sì, scusa. mi è venuto il raspino. ha detto proprio così?"
"già"
"e tu cosa pensi di questa cosa?"
"penso che un po' abbia ragione. e comunque è per questo che ivan lo lascia in pace"
"in che senso?"
"ivan dà mazzate a tutti tranne che allo hobbit solo perché pensa che lo hobbit sia pazzo. e sa che con i pazzi non si scherza".

ps di servizio
venerdì 29 aprile alle 18,30 alla feltrinelli di piazza piemonte a milano elastigirl presenterà il libro di irene bernardini, elogio di una donna normale. lo aveva già fatto qualche tempo fa a monza. ed era stato facile, piacevole e divertente.
questa volta, a presentare insieme a lei, oltre all'autrice, ci sarà pure gad lerner e l'ansia da prestazione (di elasti, non di gad lerner) è già fuori controllo.

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il segreto

"glielo puoi dile alla mamma, se vuoi"
"cosa devo dire alla mamma?"
"lo sai. il segleto che ti ho detto…"
"ah! quello di…"
"zà, plopio quello"
"mamma!"
"dimmi, hobbit grande"
"lo hobbit piccolo è innamorato"
"veramente? che cosa bella!"
"ho deziso che sono molto innamolato"
"di chi sei innamorato?"
"hobbit glande, dillo tu"
"è innamorato, ma innamorato perso, di ginny"
"come harry potter!"
"non schelzale mamma".

il lunedì pomeriggio lo hobbit grande ha il corso di pallavolo a scuola. lo hobbit piccolo, abituato a incunearsi per poi espandersi a dismisura, negli angoli lasciati sguarniti dal fratello, ha deciso che quel giorno lui riceve.
"ozzi invitiamo la zinny a zocale. va bene, mamma?"
"va benissimo. se a lei fa piacere…"
"zelto che le fa piazele. ah, mamma…"
"dimmi"
"se vuoi puoi dile anche al miclobbit il mio segleto"
"perché non glielo dici tu?"
"meglio di no. diglielo tu e digli che te l'ho detto io di dilglielo"
"va bene. glielo dico: microbbit?"
"ma-ma-ma-ma"
"lo hobbit piccolo mi ha detto di dirti che ama ginny"
"burp"
"cosa ha detto il miclobbit? è contento?"
"è felice. dice che ginny è fantastica"
"bene".

ginny è venuta in visita nell'elasti-casa. su suggerimento dello hobbit piccolo si è vestita da ballerina di danza del ventre attingendo alla scatola di quella che fu un'elasti-odalisca, ha fatto merenda con biscotti e succo di frutta, ha raccontato di essere sonnambula, ha chiesto di fare la pipì, suscitando qualche imbarazzo in elastigirl, poco avvezza alla gestione di bisogni primari delle bimbe femmine, e ha giocato a guerre stellari con anakin skywalker in persona.
poi il cavaliere jedi ha accompagnato l'odalisca in sala, sul divano, ha messo le fiabe sonore degli anni '70, e nei successivi 45 minuti hanno ascoltato la fata piumina, raperonzolo e biancaneve.
quando elastigirl e il microbbit si sono allontanati per un'emergenza cacca, anakin si è avvicinato all'odalisca e le ha cinto le spalle con un braccio protettivo su cui lei ha lascivamente appoggiato la testa. quando madre e terzogenito sono tornati, la strega aveva appena offerto la mela a biancaneve e i due si sono rapidamente allontanati e ricomposti.

ps al post di ieri: trieste!

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durante l’ora di matematica

"ciao nano. sei pronto per il corso di nuoto?"

"no, non mi sento"

"che ti succede?"

"ho un gran mal di testa. mi sento caldo. sono caldo?"

"no, sei giusto"

"non sto bene"

"sicuro?"

"sicuro"

"mi devo fidare? non è che semplicemente non hai voglia di andare in piscina?"

"no, fidati. sto poco bene"

"allora andiamo a casa"

"pensa che a un certo punto a scuola ero indeciso se farti chiamare per venirmi a prendere"

"quindi stavi proprio male"

"abbastanza"

"avresti dovuto farmi avvisare allora"

"lo so. ma ero incerto. nel dubbio ho chiesto consiglio al mio compagno di banco, franco"

"e lui?"

"ha detto che non poteva darmi una risposta perché era troppo concentrato a togliersi un dente che dondolava tantissimo"

"ah"

"allora ho chiesto ad aurora, la mia compagna di banco dall'altro lato"

"bravo. secondo me le bambine sono più brave a dare consigli. cosa ha detto aurora?"

"mi ha dato il suo panino con il salame"

"e tu?"

"l'ho messo in cartella e poi mi sono distratto pensando al panino con il salame, guardavo fuori dalla finestra e mi è passato di mente che dovevo farti chiamare"

"scusa, ma tutto questo… tu che ti interrogavi sulla gravità dei tuoi mali, quello che cercava di strapparsi il dente, quell'altra che regalava panini al salame… quando succedeva?"

"durante l'ora di matematica, perché?".

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i figli degli altri

nina ha 12 anni e va in seconda media. la sua mamma è molto arrabbiata con lei per un misfatto che, purtroppo per la scimmiesca elasti-curiosità, non è dato conoscere ma si suppone di estrema gravità. è talmente arrabbiata che decide di infliggerle una punizione esemplare e dolorosa: niente gita scolastica.
nina è annichilita dall'umiliazione di un castigo e dal miserando e sfigato destino casalingo contestuale al sollazzo fuoriporta della seconda c. lei tuttavia è donna tutta d'un pezzo e mostra, nelle settimane successive, un algido distacco verso quisquilie domestiche e ricreative.
qualche giorno prima della gita, la mamma di nina viene fermata all'uscita della scuola dalla mamma di silvia.
"scusa mamma-di-nina, vorrei chiederti una cosa, seppur con un certo imbarazzo"
"dimmi mamma-di-silvia"
"è vero che sei andata da una veggente?"
"veggente?"
"sì, ed è per questo che nina non può andare in gita"
"perdonami ma non capisco"
"se non ne vuoi parlare non importa"
"no, ne parlo volentieri ma non ti seguo"
"nina ha raccontato a silvia e all'intera classe che tu sei andata da una veggente che ti ha detto che se tua figlia fosse andata in gita scolastica le sarebbe successa una tragedia. pertanto hai vietato a nina di partire"
"…"
"in seconda c non si parla d'altro da settimane".

la geniale bugia, a copertura di un infamante castigo, è stata raccontata dalla mamma di nina durante una cena tra elasti-amici.
oggi elastigirl guardava lo hobbit piccolo, annientato da vomito e diarrea incoercibili, al terzo giorno di virus intestinale, che dichiarava, sprofondato nel divano con i capelli pazzi e la faccia piccola, "mi sento come se avezzi manzato topi mòlti", e ha cercato di immaginarselo all'età di nina.
"cosa z'è mamma? hai manzato topi mòlti anche tu?"

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amabili conversari

ore 21,30 nel salento. i vicini di casa, gaudente coppia senza figli, hanno organizzato una cena con amici nel patio. una bambina con un vestito rosa a balze, i capelli biondi dritti come spaghetti, gli occhi blu e l’aria annoiata entra ed esce dal cancello di ingresso, da cui proviene profumo di citronella e di salsicce alla brace.
contemporaneamente lo hobbit grande, il piccolo e alcuni ragazzetti del vicinato giocano di fronte all’elasti-casa.
lo hobbit piccolo, di solito assorbito dai propri pensieri e distratto dalla propria logorrea, si accorge della piccoletta vestita a festa, si gira di scatto e le si avvicina con passo sicuro, scalzo, con la tuta blu, la maglietta a righe bianche e nere e l’inseparabile giacca. ha lo sguardo fisso di un illuminato.
"cosa fai?"
"gniénte. i miei zenitori son qui che fanno fèsta e io no"
"ah. vuoi venile a dolmire a casa mia questa notte?"
"non so sei i miei zenitori mi lassano"
"glielo pozzo chiedere io. non ti devi pleoccupale, zi penso io: abbiamo un letto, un cussino e anche l’acqua se hai sete. quanti anni hai?"
"quattro"
"anche io. e come ti chiami?"
"beatrize"
"ah"
"zà"
"beatlize… tu di dove sei? che ne so? di loma, di milano, di bali…"
"sono di bolonnia"
"pelò palli bene l’italiano pel essele di bologna. non hai nemmeno un po’ di azzento amelicano…"
"ma zèrto che parlo bene l’italiano. cosa ti credevi?"
"blava, beatlize. se vuoi ti tlovo una lana o un velme o un lagno velenoso…"
"le rane, i vermi e i ragni non mi interessano. grazie. vado a manzare il tiramisù. zi vediamo dopo"
"zao. ti aspetto qui fuoli"
"zao".

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superhero

oggi era il penultimo giorno di summer camp per gli hobbit. la maestra jacy, con il camaleonte in testa, e la maestra ann, con il tatuaggio dei fulmini che puntano alle tette, hanno deciso che, per celebrare queste sei fantasmagoriche settimane, stamane ci si travestiva.
in giardino c’erano tre grandi ceste, piene zeppe di costumi e accessori. ognuno poteva prendere quello che preferiva.
kevin, il bambino-con-problemi e con il privilegio di una conturbante ann pluritatuata tutta per sè, ha scelto l’orologio sovietico di mister incredible.
"i like that!" ha sentenziato puntando il dito verso l’incredibile polso.
clara, la fidanzata americana dello hobbit grande, ha scelto un telefonino e una borsetta coordinati, il timido arnold si è travestito da iron man e ha perso la timidezza, la maestra jacy si è messa una gonna rosa dicendo che non si era mai messa una gonna prima di oggi ma nella vita c’è una prima volta per tutto.
"ai uont tu bi e zedai nait uiv e laitseb’r", ha dichiarato lo hobbit piccolo che parla in inglese con la stessa incurante sciatteria che caratterizza il suo italiano.
"cosa?" ha domandato jacy, un po’ a disagio per la gonna rosa che oscurava il camaleonte verde.
"vuole essere un cavaliere jedi con la spada laser", ha spiegato lo hobbit grande.
"niente armi al summer camp", ha sentenziato la direttrice mascherata da regina con lo scettro.
è stato trovato un compromesso trasformando gli hobbit nel gatto e nella volpe, entrambi dotati di coda fluente e look patibolare.
liam, con i capelli biondi e lo sguardo stralunato, sfoggiava un vestito da charleston di velluto blu elettrico, con tanto di frange e collana di simil-perle. se ne andava in giro per il giardino così, tra la sabbiera e le altalene, fiero e consapevole, gridando, di tanto in tanto, "i am a superhero".

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niente panico, siamo americani

elastigirl e gli hobbit sono su una spiaggia in riva al fiume, nella città di A.
sono soli. lo hobbit grande e il piccolo sono impegnati nella costruzione di una diga per vermi, il microbbit mangia la sabbia, elastigirl cerca invano di impedirglielo.
ognuno è assorto nella propria attività.
arriva una mamma con due bambini, un maschio e una femmina, stende un’enorme coperta impermeabile sulla sabbia, scatenando l’elasti-invidia perché anche lei vorrebbe la coperta impermeabile invece dello straccetto fangoso portato dall’italia per risparmiare spazio, e distribuisce psichedeliche barrette snack color melanzana fosforescente, scatenando l’invidia hobbit perché anche loro vorrebbero merende colorate e trasgressive invece dei tristissimi crackers-e-frutta propinati da una madre priva di fantasia.
ingurgitata la barretta, il bambino maschio si avvicina agli hobbit e si unisce alla costruzione dell’opera ingegneristica per invertebrati.
la mamma guarda il microbbit, elastigirl guarda la bambina femmina che ha messo i piedi nell’acqua.
la spiaggia è piccola, sabbiosa e, data l’elevata densità di nani sotto gli otto anni, stranamente silenziosa.
l’acqua del fiume è gelida, piuttosto bassa, fatta eccezione per un avvallamento a pochi metri dalla spiaggia.
la bambina ha circa quattro anni, l’età dello hobbit piccolo, e procede nell’acqua in direzione dell’avvallamento, guardando davanti a sè, senza curarsi di nessuno, come un automa.
"temo che lì l’acqua diventi profonda", dice elastigirl, mesmerizzata dall’inesorabile incedere della piccoletta, ormai immersa fino al petto.
la madre distoglie lo sguardo dal microbbit, si volta verso la figlia e resta lì, seduta, cingendo con le braccia le gambe piegate contro il petto, incuriosita come se stesse guardando un documentario sulla fauna anfibia della città di A.
la bambina è nell’acqua fino al collo, rallenta un po’, ma continua a camminare.
gli hobbit e il bambino maschio hanno interrotto il loro gioco e guardano quella testa bionda che emerge al centro del fiume.
la madre non si muove, elastigirl viene colta dal panico, si alza di scatto e fa per buttarsi nell’acqua, completamente vestita.
"ferma, è tutto sotto controllo", dice la mamma che si solleva lentamente.
la bambina ha l’acqua al mento, poi alla bocca, dopo al naso e continua ad avanzare, come per inerzia.
la mamma entra nell’acqua con falcate decise ma prive dell’isteria che ci si aspetterebbe di fronte a una bambina che scompare nel fiume e che elastigirl tenta di reprimere.
la testa bionda non c’è più, la mamma si tuffa e la ripesca. "vedi, sweetie pie, questo ti dimostra che non devi andare nell’acqua alta senza un adulto", le dice con voce sudente.
"farsi prendere dal panico non serve a niente. bisogna mantenere il sangue freddo. e lei deve conoscere i suoi limiti", sentenzia redarguendo elastigirl e tenendo in braccio la bambina, tremante, stralunata ma complessivamente serena.

"ti rendi conto, mister incredible??? quella la stava lasciando annegare! non puoi immaginarti cosa sia vedere un bambino che glu glu glu affonda nell’acqua"
"ma alla fine non è successo nulla e la mamma era lì"
"sì, era lì, ma non ha fatto niente finché la bambina non è andata giù!"
"aveva la situazione sotto controllo?"
"credo di sì ma ha lasciato che la piccoletta provasse l’ebbrezza dell’annegamento"
"e si è spaventata la bambina?"
"e che ne so? no, non credo. non piangeva almeno. magari avrà dei buchi nell’anima dopo questa simpatica esperienza. in compenso io resterò di certo traumatizzata per la vita. questi sono pazzi, pazzi!"
"non sono pazzi, sono americani. hanno un altro approccio educativo, diverso dal nostro. non anticipano, come faremmo noi. intervengono solo nel momento del bisogno"
"sono criminali pazzi"
"tu sei ansiosa e italiana"

forse mister incredible ha ragione, forse siamo noi che sbagliamo prevenendo ogni trauma e impedendo ai nostri figli la sperimentazione kamikaze. elastigirl non è convinta ma vorrebbe molto avere pareri terzi.

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varia umanità e stickers

stamane, lungo il tragitto casa-scuola.

"sai, hobbit grande, che questo è il penultimo lunedì di scuola?"

"ah, davvero?"

"ti dispiace?"

"per me è uguale. scuola o vacanze, sono contento lo stesso"

"beato te. io da piccola non vedevo l’ora che finisse la scuola"

"… stavo pensando a una cosa strana…"

"cosa?"

"la mia classe. c’è veramente di tutto. qualcuno ha gli occhiali, qualcuno ha l’apparecchio per i denti (io per esempio) e qualcuno ha perfino l’apparecchio per le orecchie. tutti però abbiamo gli stickers. non ci si annoia mai in classe mia"

"stickers?"

"sì, dai mamma. gli stacca-attacca. non puoi non conoscerli".

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differenze di genere

lo hobbit grande alla scuola materna amava antonella, oltre a un’altra decina di fortunate, anche se non particolarmente selezionate, elette. antonella tuttavia alla fine dell’anno scorso, era la favorita: sfrenata, carina, carismatica e soprattutto deviante, condizione necessaria per piacere allo hobbit.
quest’anno antonella è ancora all’asilo, lui, più grande, è in prima elementare. ogni tanto si incontrano, lui le sorride inebetito e gongolante, lei gli domanda se può venire a giocare a casa sua e a conoscere il microbbit, lui diventa rosso, lei disegna enormi cuori con le loro facce e i loro nomi, li chiude in una busta e gliela recapita con aria cospiratoria, lui prende la bicicletta e le gira vorticosamente intorno, lei chiede al padre di insegnarle a pedalare senza rotelle, lui le è rimasto fedele, lei anche, lui tace pensieroso e si distrae perché l’amore a sette anni non è una priorità, lei coglie una margherita e fa m’ama non m’ama.
qualche giorno fa antonella era sotto l’elasti-casa e ha visto dalla finestra lo hobbit grande che giocava in camera sua. "vieni giù a giocare! prendi la bici! stiamo un po’ insieme", ha gridato lei senza ombrello sotto una pioggia battente.
"sali tu. vieni a giocare qui con me", ha risposto lui.
lei è salita, si è tolta le scarpe argentate, si è aggiustata i capelli ed è andata nella stanza degli hobbit, curiosa, cauta, felice.
si è fatta inghiottire dalla nave dei pirati, dalle spade laser e dalla maschera di darth fener. poi si è fermata, in silenzio.
"be’, non giochi più? tieni, tieni tu obi-wan kenobi se vuoi. ti sei stufata? vuoi metterti il mantello di anakin skywalker? o magari vuoi salire sul mio letto e buttarti di sotto come faccio io? vuoi dare due pugni al punching ball per sfogarti?", ha chiesto lo hobbit grande in preda all’ansia del perfetto anfitrione.
"no, grazie. io voglio solo guardarti", ha risposto lei, seduta per terra, a gambe incrociate.

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aspettando i riccioletti

"flankezza è la mia fidanzata"

"francesca? allora se vuoi la invitiamo a giocare da noi uno di questi pomeriggi"

"no"

"perché no?"

"pelké plima mi devono liclessele i lizzoletti"

"devono ricrescerti i riccioletti? e perché?"

"pelké flankezza mi vuole con i lizzoletti"

la scorsa settimana la scure dell’implacabile mister incredible versione barbiere si è accanita sullo hobbit piccolo trasformandolo in un micro-marine. evidentemente la volitiva francesca non ha apprezzato.

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