scambi culturali

è entrata come un colpo di vento che fa sbattere le porte. i capelli biondi e pazzi, gli occhi blu, la bocca rossa e piedi lunghissimi per i suoi sette anni e mezzo. è entrata con l’entusiasmo e la sicurezza di chi si sente a casa, ovunque. anche in un posto dove ci sono tre maschi che si sono armati e nascosti per osservarla non visti, per timidezza, per sbruffonaggine, per vigliaccheria, perché i maschi fanno cose strane, al cospetto di ospiti femmine. è arrivata con il suo papà, la sua sorella piccola e il sorriso spavaldo della conquistatrice.
“dove siete? dove sono quei tre?”, ha domandato, brandendo in aria il suo regalo per loro. “li troverò!”. ne ha scovato uno spalmato in alto, su un letto a castello, e altri due asserragliati dentro una casetta fatta di cartone. come avrebbe fatto il lupo con i tre porcellini, è scoppiata in una grassa, fragorosa risata.
mai visto niente di simile: in genere gli hobbit, al primo impatto, in formazione completa e nel loro territorio, intimidiscono gli ospiti piccoli e sconosciuti, a maggior ragione se sono femmine. ma lei, la bionda scarmigliata e volitiva, è fatta di una pasta impermeabile e tenace, resistente al freddo e alla paura. lei, indomita e impavida, viene dalla svezia, è abituata a un welfare esemplare, alle pari opportunità, a un universo a misura di uomo e soprattutto di donna, a mangiare gelati a meno dieci gradi centigradi e a un inverno infinito e buio.
ha catturato i tre hobbit e non li ha divorati a merenda solo perché le servivano per giocare. si è vestita da pirata, li ha intrattenuti, vessati, divertiti e ha svelato il meglio del pop trash svedese, ballando con loro un’improbabile canzone dal titolo copacabanana, in cui un tizio famosissimo lassù, di origini iraniane e dal nome d’arte sean banan, canta, in svedese, che il suo pubblico – di algidi vichinghi – è freddo e bacchettone ma lui, con la sua trascinante verve, lo condurrà nella perdizione della danza sfrenata e dello scatenamento liberatorio.
quando è andata via ha esclamato “ora vi bacio!”, sotto gli sguardi affascinati e atterriti dei tre. ha elargito baci copiosi su guance e, narra la leggenda, perfino sulla bocca. ma, si sa, le donne del nord sono disinvolte, disinibite e irresistibili.
“quando tornano le amiche?”, ha chiesto lo hobbit piccolo ininterrottamente nelle successive 36 ore.

lei è la bambina grande di fefo che vive a stoccolma, per scelta e per amore, è nato a milano, è una colonna portante dello spazio commenti dell’elasti-blog, nonché rappresentante della sparuta presenza maschile, e blogger a sua volta.
nella prossima vita elastigirl avrà una bambina femmina svedese con i capelli pazzi che impartisce ordini ed elargisce baci a piene mani e in egual misura.

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sorridi

l’anno scorso elastigirl fece un corso di scrittura creativa con una maestra, di cui si innamorò, che dispensava consigli di vita e perle di saggezza, ancor più che di scrittura. un giorno questa maestra chiese alla classe: “perché scrivete?” perché non posso farne a meno. perché ne ho voglia. perché è il mio modo di esprimermi. perché mi piace. perché sono un genio e la genialità va trasmessa per iscritto. perché non so disegnare. furono le risposte.
lei scosse la testa. “potete raccontarvi tutto quello che volete ma chi scrive lo fa per essere letto”. ed è vero, anche se ammetterlo è un attestato di narcisismo difficile da confessare in primo luogo a se stessi.
tutto questo per dire che ciò che rende prezioso questo posto agli elasti-occhi non è l’elasti-mondo che ci sta dentro e che lei conosce fin troppo bene, avendolo davanti 24 ore al giorno, sette giorni su sette, senza via di scampo, nonostante saturazioni ed esasperazioni periodiche. ciò che rende prezioso questo blog sono le lettrici e i lettori che passano di qui. ancora di più quelli che lasciano tracce del loro passaggio. perché è grazie a loro che questo luogo è diventato una comunità in cui si condividono pensieri, esperienze e visioni del mondo.
ci sono persone che transitano di qui che, pur non avendo un nome e un cognome, pur non avendo un volto, una voce e talvolta nemmeno un indirizzo mail reale, sono presenze importanti, pesanti nell’accezione migliore dell’aggettivo, stimolanti, capaci di orientare una conversazione e i pensieri. e di lasciare dei segni che poi danno il senso del nostro passaggio, non solo in un blog.
una di queste è puntadispillo, che è qui da anni, arguta, elegante, provocatoria, dissacratrice, spigolosa, brillante, intelligente, sottile. a elastigirl piace da sempre puntadispillo, anche quando va controcorrente, quando punge, quando ribalta le cose e crea scompiglio. le piace perché la immagina forte e decisa, indomita come chi se ne frega. e libera, di fare e dire quello che le pare.
strano come leggendo una manciata di commenti e il nickname di qualcuno, questo qualcuno prenda corpo e forma e si faccia persona, oltre che personaggio. strana la tangibilità di tracce intangibili.
puntadispillo qualche giorno fa ha lasciato un commento, con il suo tono dissacratorio, sarcastico e leggero insieme:

Oh, bene! Tutte le cose hanno una fine e sembra che anch’io non faccia eccezione. Da persona educata, volevo salutare voi tutte per avermi intrattenuto durante questi mesi e Claudia per avermi ospitato nel suo diario. Auguro a ciascuna di voi di realizzare le proprie ambizioni nel rispetto delle proprie attitudini. lo so, si dovrebbe augurare di realizzare i sogni, ma io sono pragmatica – lo dovreste ormai sapere – e credo che, come dicono i vecchi contadini, sogni e scorregge rimangono nel letto. Rimpianti? zero. Rimorsi? zero. Curiosità tanta. Direi che il bagaglio è pronto. E non ci vorrà molto che il tram passi a prenderci e credetemi, e stavolta è davvero “un tram che si chiama desiderio”. Buone cose a tutte e siate Libere.

era un commento in fondo ad altri, che toglieva il fiato. elastigirl ha chiesto spiegazioni. perché sperava di non avere capito. perché i congedi le hanno sempre messo addosso un po’ di ansia. perché voleva sentirsi rispondere: vado a vivere altrove, lontano, in un posto dove la rete è solo quella con cui si pesca. puntadispillo ha risposto così:

Accade semplicemente quello che è inevitabile accada: morirò, appunto. Stai serena, sono prontissima. Se è vero che si nasce con un sacco, io il mio l’ho riempito tutto. Ho avuto molti privilegi: ho fatto il lavoro che mi piaceva, ho viaggiato nei posti più strani e lontani. Ho conosciuto persone e storie. Ho amato e sono stata amata. Son sempre stata presente nel mio tempo e nelle mie vicende; la vita non mi è scivolata addosso indifferente e da troppo i ricordi e le malinconie sono per chi non c’è più. “Lui” è stato un compagno tutto sommato paziente. Gli ho chiesto di non finire allettata a trascinarmi, assente, in giorni noiosi e tutti uguali. E così è stato, ha rispettato il patto, son qui, sulle mie gambe, ben presente e lucida: è un privilegio anche questo, e forse tu lo sai. Va davvero tutto bene, mi sento come quando ero bambina al primo giorno di scuola: emozionatissima. Se davvero vuoi avere un pensiero per me, sorridi. Un abbraccio.

elastigirl non conosce puntadispillo e nemmeno la sua storia. vorrebbe che fosse inventata perché vorrebbe leggere solo storie a lieto fine. ma probabilmente questa storia e questo congedo non sono inventati affatto perché la vita è piena di storie che non finiscono come vorresti tu ma come ha voluto l’autore. o l’autrice. che ha scelto. libera. e non resta che fare come chiede. e sorridere, pensando a lei.

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margherita

per un periodo veniva tutti i giovedì pomeriggio, a giocare con gli hobbit, mentre elastigirl era in ufficio e mister incredible a londra o asserragliato in camera a lavorare.
agli hobbit piaceva parecchio e anche ai loro genitori.
aveva capelli rossi e occhi azzurri, enormi.
arrotava la erre, esattamente come lo hobbit di mezzo. ogni tanto elastigirl e mister incredible la prendevano in giro e dicevano che era tutta colpa sua se lo hobbit di mezzo ha quella erre ingombrante e rotonda che rotola dentro le parole spintonandole.
“vuoi fermarti a cena, margherita?”, le domandavano ogni giovedì.
lei esitava quattro secondi, accoglieva nel suo sguardo colorato l’intera elasti-famiglia e sorrideva, di un sorriso luminoso e divertito. “va be’, dai, grazie. per questa volta”. rispondeva così quasi sempre, tranne quando il suo papà preparava il pesce. allora doveva tornare a casa sua ed era irremovibile.
aveva un modo buffo, noncurante e sognante, di raccontare le cose, e un modo meraviglioso di stare a tavola. era allegra, gaudente e apprezzava tutto, con gioia e gratitudine. elastigirl la ammirava molto per questo. perché chi sa stare bene a tavola sa stare bene al mondo e chi ha un buon rapporto con il cibo ha un buon rapporto con la vita.
se avesse avuto una figlia femmina o una sorella piccola, elastigirl l’avrebbe voluta proprio come margherita, perché era solida, vivace, morbida, curiosa e ipnotica. perché rideva senza trattenersi. perché sprigionava felicità. perché era consapevole e integra.
era una gran donna, margherita.
quando nacque lo hobbit piccolo lei disse: “elasti, tu te lo scordi che io prenda in braccio una bambino così piccolo! che lo cambi, lo vesta, lo maneggi. io non sono capace. sono troppo imbranata. io ho paura dei piccoli così minuscoli”. aveva imparato a maneggiare anche il numero tre, con qualche titubanza e con il tifo degli altri due che la marcavano strettissima.
poi aveva cominciato a lavorare a tempo pieno e il giovedì pomeriggio non aveva più tempo. ogni tanto era venuta a ancora a cena, una estate era andata a trovarli in salento, poi aveva mandato un messaggio: “ho avuto un problema di salute piuttosto serio. scusa se sono scomparsa. ora va meglio”. un problema di salute? margherita? ma se della salute era il ritratto? lei aveva scritto quando nonno A era stato male. “ho saputo di tuo papà. ti mando un abbraccio pieno di coraggio”. pieno di coraggio. non si erano più sentite.
margherita se ne è andata l’altro ieri, inghiottita da una malattia che sembrava essere sotto controllo.
elastigirl pensa che ai bambini non si debbano nascondere le cose brutte, perché fanno parte della vita. ma che margherita non c’è più, proprio non riesce a dirglielo, né oggi, né ieri, né probabilmente domani.
ciao, margherita.

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io sono annalisa

“‘nalisa poi tonna”, diceva i primi di luglio, con lo sguardo languido e la voce tremula. certo che torna, annalisa portapazienza, la baby sitter degli hobbit, che viene solo tre pomeriggi la settimana ma se non ci fossero, quei tre pomeriggi,  elastigirl sbatterebbe la testa contro il muro e si farebbe malissimo.

“‘nalisa bééélle tèètte. quando viene ‘nalisa?”, chiedeva spesso nella città di A, durante il soggiorno americano, insensibile alle grazie delle fanciulle autoctone. ehm, già, annalisa portapazienza è molto carina e la rivedremo tra un po’, dopo le vacanze.

annalisa parla poco, sorride spesso, soprattutto con gli hobbit, ha un talento dissacratore, che usa soprattutto con o contro mister incredible ma anche con elastigirl, alla bisogna, il tatuaggio di una girandola, come dice lo hobbit di mezzo, un anello magico, un paio di occhiali rosa, un casco verde, una moto grigia, centinaia di scarpe che sono l’elasti-invidia, una scorza ruvida (“certo, è milanese…”, dice mister i), un’ironia sottile, un’attenzione discreta e smisurata, una solidità silenziosa, un’insofferenza selvatica alle costrizioni, una vita privata enigmatica, una professionalità inossidabile, una corrispondenza di amorosi sensi con lo hobbit piccolo.
“mia mollie è mia ‘nalisa”, dichiarava dopo un volo di nove ore, rimettendo piede sul suolo natìo, ubriaco di sonno ma sentimentalmente molto vigile.
ieri ha affermato lapidario: “io sono ‘nalisa”, perché solo l’identificazione totale e dissennata protegge dalla quella gran canaglia della nostalgia.
stamane è arrivato un sms. “sono anche io nel salento. se passassi a trovarvi questa sera?”. era annalisa portapazienza, in persona. alle 20 arriverà, con il suo tatuaggio a girandola e un misterioso accompagnatore.
nessuno ha ancora osato annunciarne la prossima epifania allo hobbit piccolo. l’attesa potrebbe distruggerlo ancor più dello shock della sorpresa.
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ncnp

porta capelli lunghi, neri, lucidi e immobili come quelli di un playmobil. indossa pantaloni neri a sigaretta, camicia bianca aderente, giacca nera e scarpe a punta. probabilmente ha un armadio pieno di pantaloni, camicie e giacche uguali, come dylan dog. ha dita e labbra sottili, lineamenti affilati, occhi piccoli, un fisico asciutto e nervoso. non suda, non accetta cibo o bevande da nessuno, è sfuggente, selvatico, cortese, professionale. difficile immaginarselo mentre mangia, mentre ride con gli amici, mentre prende il sole in spiaggia o mentre è impegnato in altro che non sia il lavoro. ha la consistenza di un fumetto in bianco e nero.
stormy six, lo aveva soprannominato qualcuno, per una certa inquietante somiglianza fisica e stilistica con uno dei più improbabili componenti di quel gruppo degli anni ’70. a guardarlo bene, potrebbe essere approdato qui dal passato ma anche dal futuro, certamente non dal presente.
parla poco, per esprimere sempre lo stesso concetto: si può fare tutto. o meglio, io posso fare tutto, nonostante questo bizzarro abbigliamento sempre uguale a se stesso, nonostante questi capelli da playmobil che mi fanno somigliare a una fotografia di un tempo che non c’è più o non c’è ancora, nonostante dica sempre no grazie, nonostante non abbia la faccia dell’onnipotenza. “non c’è nessunissimo problema”, è la sua risposta d’ordinanza a qualsiasi domanda.
“posso buttare giù tutti i muri dell’appartamento del primo piano, compresi quelli perimetrali e rifarli di un materiale antizanzare e antiacaro?” “non c’è nessunissimo problema”. “vorrei un antifurto che quando suona canti l’internazionale e spaventi i ladri di destra” “ncnp”. “avrei bisogno di radere al suolo e ricostruire l’appartamento. in 48 ore” “ncnp”. “vorrei rifare impianto elettrico, idraulico e mettere un parquet rosa antico. posso spendere 300 euro, non di più”. “ncnp”.
ha un’impresa edile, una società, una persona, lui.
l’elasti-famiglia lo aveva conosciuto poco più di sei anni fa, quando aveva comprato casa e si era imbattuta casualmente nei suoi pantaloni a sigaretta e nella sua camicia bianca. “devo partorire tra un mese e mezzo, dobbiamo ristrutturare l’appartamento prima che arrivi questo hobbit, che si chiamerà piccolo e poi un giorno diventerà medio ma ancora non lo immaginiamo neppure. abbiamo pochi soldi e pochissimo tempo. cosa pensa?” “ncnp”. allora se ne innamorarono, per quella sicumera ipnotica, dietro una maschera eccentrica.
rispettò gli impegni. la casa fu pronta alla vigilia dello sbarco dello hobbit, un po’ sgarruppata ma esattamente come la desideravano elastigirl e mister i.

adesso che l’elasti-famiglia ha venduto l’elasti-casa per comprarne una nuova, stormy six è tornato tra loro, con la sua pettinatura di plastica, il suo look fuori tempo, la sua asettica incorporeità e il suo mantra, ncnp. ne avevano sentito la mancanza
.

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96 ore e un interrogativo

nelle ultime 96 ore elastigirl non è stata qui.
per amore di cronaca e completezza:

venerdì.
elastigirl ha portato in ufficio una piastra per i capelli per la collega C che doveva andare a una festa a tema, solo per adulti, organizzata dall’estroso comitato genitori della scuola elementare di sua figlia, con lo scopo di raccogliere fondi. “non è che qualcuno di voi ha una gonna lunga a balze?” ha chiesto per settimane la collega C in redazione. “e un cappello da marinaio?” “e una maglietta a righe?” “e una piastra per pettinarmi come negli anni ’50?”. “si può sapere qual è il tema di questa festa bislacca?” “bulli e pupe” “ah”.
è stato così appurato che l’elasti-redazione, in tema bulli&pupe, è veramente sguarnita e che tuttavia su internet ci sono tutorial per agghindarsi, truccarsi e pettinarsi in qualsiasi foggia, persino per una festa a tema in una scuola elementare.
sempre in ufficio, sulla sua sedia, elastigirl ha trovato un pacchettino con un fantastico regalo super frou frou. lo aveva lasciato la collega zeta, che ha una bambina femmina nella pancia e sta lavorando come una pazza. ed elastigirl ha pensato che è fichissimo lavorare in un posto dove ci si scambiano piastre per pettinare pupe e regalini frou frou per affetto.
la sera elastigirl e mister incredible sono usciti a cena, come due tizi leggeri. hanno deciso di concederselo, ogni tanto, come fosse una terapia, per ritrovarsi e spazzare via quella patina di sfinimento che ultimamente li ricopre.
lei tuttavia non ha il fisico per certi eccessi e ha lasciato la voce al ristorante libanese.

sabato
elastigirl era uno straccio afono e ha passato la mattina a letto, priva di sensi, mentre lo hobbit grande faceva i compiti, il medio ascoltava elio e le storie tese, il piccolo le camminava sopra e mister incredible dirigeva il traffico e andava in farmacia a comprarle l’erba dei cantanti per ritrovare la voce.
il pomeriggio elastigirl ha preso un treno per brescia, è capitata in una carrozza insieme a una scolaresca ed è stata tentata di darsi fuoco per protesta. da brescia è andata a gussago, dove, in una chiesa sconsacrata, ha raccontato, senza voce ma con un microfono, l’elasti-mondo, insieme a una signora di canosa di puglia.

domenica
degli amici simpatici sono venuti a pranzo. insieme hanno preparato cibo per 27, anche se erano solo in nove, di cui cinque bambini.
lo hobbit piccolo ha fatto, per la prima volta nella vita, pipì nel gabinetto, dopo una seduta durata oltre 40 minuti. il miracolo è avvenuto all’improvviso e all’infamona, per il troppo ridere, quando elastigirl, stremata dalla vana attesa sulle pistrelle, si è messa a fare delle pernacchie da competizione.

lunedì
una grigia giornata di alienante lavoro casalingo si è conclusa con un interrogativo inquietante:
“mamma, ma, esattamente, nelle big babol, qual è l’ingrediente mortale per gli esseri umani?”.

ps domattina elastigirl interverrà al convegno “sos genitori” all’università bicocca, precisamente qui.

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mentre hiroshi dorme

quando hiroshi, il collega giapponese di mister incredible, venne a trovare l'elasti-famiglia a milano per riprendersi dallo shock del terremoto e da tutto quello che ne è seguito e si concesse, da buon workaholic, ben tre giorni di vacanza, elastigirl gli propose di raggiungerli in agosto nella città di A, dove avrebbe potuto rilassarsi e lavorare gomito a gomito con l'economista marxista barese.
lui ringraziò, promise che ci avrebbe pensato ma aggiunse che probabilmente il suoi impegni non glielo avrebbero consentito.
forse hiroshi ha lavorato troppo, forse si è reso conto che se avesse continuato così si sarebbe rotto, forse ha fatto due calcoli e ha scoperto che l'ultima vacanza superiore ai 4 giorni risaliva al 1984.
"vengo a trovarvi nella città di A. in massachusetts. starò con voi dieci giorni", ha annunciato.
é arrivato venerdì sera con un pullman dall'aeroporto. qualcuno ha assicurato di averlo visto.
alloggia in una stanza sotto l'appartamento preso in affitto dall'elasti-famiglia. "guarda che puoi stare con noi, hiroshi. ci stringiamo" "grazie davvero, ma preferisco così" (= piuttosto che condividere bagno e tetto con voi per dieci giorni, prendo in affitto un loculo al cimitero di A che mi hanno detto essere molto grazioso").
venerdì sera nessuno lo ha intercettato.
"sarà devastato dal jet lag. ci sono 13 ore di differenza tra la città di A e tokyo".
sabato mattina l'elasti-famiglia è andata in gita in connecticut.
mister incredible gli ha scritto una mail, per invitarlo. ("perché non bussi alla sua porta invece di scrivere email da un piano all'altro?" "perché sono rispettoso. io")
"caro hiroshi, saremmo felici se venissi insieme a noi. andremo a fare colazione nel diner più fantastico dell'universo, poi andremo a visitare un'incredibile libreria, con gatti, capre, una nave dei pirati e libri e cd a un dollaro l'uno e infine visiteremo un sottomarino della seconda guerra mondiale perché un po' di sano militarismo fa crescere i bambini sani e forti".
hiroshi non ha risposto.
domenica mattina hiroshi era ancora asserragliato in camera.
"caro hiroshi, siamo tornati dal connecticut. speriamo tu stia bene. noi andremo a fare il bagno nello stagno melmoso. se hai voglia di venire con noi, ci troviamo davanti a casa tra un'ora".
da hiroshi nessun segnale.
nel pomeriggio, mentre hiroshi gestiva nell'ombra il suo jet lag o la sua doppia vita, gli hobbit hanno trovato un topolino agonizzante nel giardino ("forse potremmo legarlo ai binari della ferrovia e aspettare che passi il treno così muore e non  soffre più, poveraccio"), hanno lavato la macchina di brenda, la vicina, e hanno seppellito il topolino che nel frattempo aveva astutamente provveduto a suicidarsi.
"caro hiroshi, elasti questa sera preparerà la pasta al forno. la mangeremo tutti insieme sotto al portico di brenda, insieme al 21enne tedesco stagista biologo di cui è innamorata l'adolescente inquieta del civico 61, a svetlana la filosofa russa di passaggio e a hiroko, una pensionata giapponese logorroica cultrice di emily dickinson, poetessa di A. saremmo felici se fossi dei nostri".
ancora niente.
"forse si sta nascondendo da noi"
"forse è stato morsicato da un vampiro e ora dorme di giorno e vive di notte"
"forse è rimasto a tokyo e in quella stanza c'è il suo ologramma"
"forse ha bisogno di aiuto. chiamiamo un'ambulanza? i pompieri? la guardia forestale?"
"lasciatelo in pace e fatevi i fatti vostri"
"ma…"
hiroshi ha dato il primo segno di vita ieri sera, dopo 72 ore di silenzio, con una mail.
"cari mister i, elasti e hobbit, perdonate il mio silenzio. grazie per i vostri numerosi inviti. purtroppo ero molto stanco e avevo bisogno di dormire. ora sto bene e ho molta voglia di salutarvi".
da stamane hiroshi è tornato tra i vivi.

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vuoi un cracker?

venerdì scorso jacy, la maestra dello hobbit grande e del medio al campo estivo americano, si è avvicinata ad elastigirl con aria cospiratoria.
"conosco un posto segreto e bellissimo. sono certa che agli hobbit piacerebbe molto. mi piacerebbe portarvici domattina, se vi va"
"certo che ci va jacy. ma sei sicura di volere passare il sabato proprio con noi? voglio dire, stai con i bambini tutta la settimana e magari…"
"la mia fidanzata è fuori città, quindi sono libera domani"
"la tua… ah certo. bene"
"appuntamento alle 10,30 al cimitero di M".
M è una frazione della città di A, dotata di una cascata, di una libreria senza libraio dove ci si serve e si lasciano i soldi in una cassetta, di un numero di rane 270 volte superiore a quello degli abitanti, di una chiesa, di un ufficio postale e di un cimitero.
"ottimo. a domani".
sabato mattina jacy, alle 10,30 era al cimitero, accanto alla sua macchina piena di adesivi ("women who seek to be equal to men lack ambition", "marriage is a human right not a heterosexual privilege", "my other car is a broom", "sorry i missed church, i've been busy practicing witchcraft and becoming a lesbian")  di ammaccature ("era di mia nonna!"). aveva da sola una enorme borsa, ben più grande del misero elasti-zainetto che conteneva due pacchetti di cracker, due pannolini, un asciugamano, l'acqua e la crema protettiva (elastigirl è piuttosto suggestionabile e disidratazione e raggi uv stanno piano piano diventando elasti-ossessioni).
jacy e l'elasti-famiglia hanno attraversato il cimitero, hanno imboccato un sentiero nel bosco e hanno raggiunto una spiaggia sul fiume.
"è un posto fantastico, jacy!"
"già"
"c'è anche una corda appesa a un ramo per tuffarsi"
"e c'è anche l'argilla per farsi i fanghi"
"e l'acqua è pulitissima"
"io voglio vivere qui".
hanno fatto il bagno, si sono coperti di argilla, si sono lanciati dalla corda e si sono accasciati sulla spiaggia.
"jacy, vuoi un cracker? purtroppo non ho pensato a…"
"ho pensato io a tutto!".
jacy aveva portato pane, formaggio, mirtilli, lamponi e doughnut che sono delle ciambelle tipo krapfen, micidiali e fantastiche.
succede di continuo che qui, nella città di A., le persone siano gentili e ospitali e generose, lasciando di sasso elastigirl, convinta a tortissimo che l'ospitalità mediterranea sia merce preziosa e rara.
se qualcuno ha esperienze in merito è pregato di condividere perché, per l'elasti-esperienza, questo popolo è continua fonte di sorpresa, meraviglia e interrogativi.

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l’età giusta

può parlare di meccanica quantistica, di neutrini e di neutroni, di ideogrammi e di steve jobs, di finanza, di mariti e di cinema, di telefonia, di vulcani, di vampiri e di russel crowe, di cui è innamorata. può aprirti gli occhi e folgorarti, può affascinarti e sfinirti. è una vera signora e, come le vere signore, ha una borsa per ogni stato d'animo, una sciarpetta per ogni giorno e un dettaglio prezioso per ogni drin della sveglia la mattina.
è arguta, spiritosa, solare, capace di inaudite generosità e di sublimi slanci. ha una gatta, una mamma e un papà d'antan che ogni tanto chiamano e te li immagini piccoli, seduti in poltrona, che si raccontano tanti fatti, fitto fitto, vivaci e inquieti, come lei. ha una casa che le somiglia e il desiderio periodico di buttarla via e trovarne una nuova.
è iperbolica e ha gli occhi che ridono. è curiosa e questo, insieme a tutto il resto, fa di lei una persona speciale.

è un'elasti-collega, pure un po' capa, ma non nell'anima. un giorno, al centro della redazione, aveva detto, nel bel mezzo di un monologo sull'universo, "ascoltarmi mi annoia a morte". ma la noia, con lei, non c'entra proprio niente.
lunedì andrà in pensione, per seguire le sue passioni, perché vuole mettersi alla prova di fronte a un muro bianco, perché le manca il tempo, perché, dice lei, "ho l'età giusta".
e dalla settimana prossima l'elasti-redazione, seppur part-time, sarà più vuota, più triste e molto meno colorata.

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il voto di marìotereso e altre questioni

a tavola, elastigirl, lo hobbit grande e quello di mezzo. il piccolo dorme.
lei, dopo una settimana di euforica decompressione, è nuovamente in preda ad ansia pre-elettorale e passa buona parte del suo tempo a cercare invano di non pensare al ballottaggio.
pisapia ha detto che bisogna adottare un indeciso e io sono qui, a cena con questi due che si strafocano e non hanno nemmeno diritto di voto. adottare un indeciso, adottare un indeciso… ma dove lo trovo un indeciso che si lasci adottare e subito dopo convincere a votare quello che dico io?
mentre medita sulla sua totale incapacità di promuovere alcunché, figuriamoci un sindaco, si ricorda dell'ospite, colui che ormai da oltre due anni vive alle spalle dell'elasti-ménage, barricato dentro il muro della cucina, intruso per antonomasia, presenza molesta per definizione, ingombrante nella sua incorporeità: marìotereso, l'amico immaginario dello hobbit medio.
"scusa, nano… ma… marìotereso… cosa vota?"
"vota come me. siamo amici. è lozico"
"ah, e quindi cosa vota?"
"berlusconi naturalmente", dichiara scoppiando in una satanica risata.
marìotereso non puoi farmi questo. ti ho accolto in casa come uno di noi, non ti azzardare a farmi perdere il ballottaggio.

"ah…"
"ma dai, cosa credi? era tutto uno scherzo, no? non avevi capito? io e marìotereso votiamo pisapia!"
"ecco, volevo ben dire!"
"mamma…"
"dimmi"
"ma pisapia è un maschio o una femmina? e poi… esiste veramente?".

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