ehi tu,
strizzato in vestiti invernali troppo piccoli per la tua mole extra-large, che scruti il mondo dal tuo passeggino, unica novità in una sbrindellata dote di terza mano, che stai imparando la struggente arte del gorgheggio ed emetti ultrasuoni striduli, udibili solo dai cani, dai topi e dalla tua mamma, se si concentra,
che non discrimini né selezioni ma distribuisci i tuoi sorrisi sdentati a chi ha voglia di prenderseli perché sai che sorridere è una gran bella attività, spesso contagiosa,
che non guardi il mondo ma lo inghiotti, vorace, stupito, ammirato, talvolta perplesso,
che ami le righe, il sacchetto giallo dei pannolini e i massaggi circolari sulle guance.
ehi tu,
che domenica scorsa hai imparato a ridere e sei scoppiato in una fragorosa, grassa risata che partiva dalla pancia, passava per la gola e usciva dalla bocca, ma anche un po' dagli occhi. una risata da ubriaco, da cena in osteria, da birra all'oktoberfest, una risata sfrenata e disinibita, una risata di chi scopre che il mondo può essere un luogo esilarante.
ehi tu,
ti ho amato alla follia dal primo istante, ti nutro quotidianamente, più volte al giorno e più volte a notte, ti guardo, ti annuso, ti vesto, ti svesto, ti faccio le pernacchie sulla pancia, ti pulisco la cacca e i pannolini lavabili, ballo il valzer insieme a te, canto mazinga, via del campo, vamos a la playa e son-la-mondina-son-la-sfruttata,
insomma, ti dimostro la mia devozione dalla mattina alla sera, da due mesi e mezzo a questa parte, senza soste né pause.
e tu? a chi hai destinato la prima risata della tua vita?
a tuo padre, in transito tra una lezione di microeconomia avanzata e una sessione di 72 ore ininterrotte di studio con un marxista giapponese workaholic.
piccolo ingrato che non sei altro.
strizzato in vestiti invernali troppo piccoli per la tua mole extra-large, che scruti il mondo dal tuo passeggino, unica novità in una sbrindellata dote di terza mano, che stai imparando la struggente arte del gorgheggio ed emetti ultrasuoni striduli, udibili solo dai cani, dai topi e dalla tua mamma, se si concentra,
che non discrimini né selezioni ma distribuisci i tuoi sorrisi sdentati a chi ha voglia di prenderseli perché sai che sorridere è una gran bella attività, spesso contagiosa,
che non guardi il mondo ma lo inghiotti, vorace, stupito, ammirato, talvolta perplesso,
che ami le righe, il sacchetto giallo dei pannolini e i massaggi circolari sulle guance.
ehi tu,
che domenica scorsa hai imparato a ridere e sei scoppiato in una fragorosa, grassa risata che partiva dalla pancia, passava per la gola e usciva dalla bocca, ma anche un po' dagli occhi. una risata da ubriaco, da cena in osteria, da birra all'oktoberfest, una risata sfrenata e disinibita, una risata di chi scopre che il mondo può essere un luogo esilarante.
ehi tu,
ti ho amato alla follia dal primo istante, ti nutro quotidianamente, più volte al giorno e più volte a notte, ti guardo, ti annuso, ti vesto, ti svesto, ti faccio le pernacchie sulla pancia, ti pulisco la cacca e i pannolini lavabili, ballo il valzer insieme a te, canto mazinga, via del campo, vamos a la playa e son-la-mondina-son-la-sfruttata,
insomma, ti dimostro la mia devozione dalla mattina alla sera, da due mesi e mezzo a questa parte, senza soste né pause.
e tu? a chi hai destinato la prima risata della tua vita?
a tuo padre, in transito tra una lezione di microeconomia avanzata e una sessione di 72 ore ininterrotte di studio con un marxista giapponese workaholic.
piccolo ingrato che non sei altro.
postato da: nonsolomamma alle ore 13:03 | Permalink | commenti (74)
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categoria:maternità , hobbit
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