facciamo finta di svegliarci senza sveglia, senza un assalto hobbit tra le lenzuola, senza un ritardo accumulato ancora prima del via.
facciamo finta di svegliarci insieme, uno accanto all'altra, in silenzio, rispettosi della reciproca pigrizia.
facciamo finta di avere il tempo per ciondolare e il lusso di avere dimenticato di comprare il latte, senza che questo sfoci in tragedia.
facciamo finta di passare mezz'ora sotto la doccia e dieci minuti a spalmarsi di crema idratante, dovunque, persino dietro le ginocchia.
facciamo finta di arrivare in redazione senza avere l'impressione di avere già affrontato i 400 metri a ostacoli, il lancio del giavellotto e il salto con l'asta, tutti insieme nei precedenti 45 minuti.
facciamo finta che la giornata sia lieve, e il ritorno a casa lo sia ancor di più.
facciamo finta di fermarci a comprare un vestitino in saldo e anche il pane ma il latte no, perché domani si fa la colazione al bar.
facciamo finta di tornare a casa e ritrovare lui, il barese della tua vita, che ha già avviato le orecchiette con le cime di rapa e ti accoglie sorridendo mentre legge a mathematical note on marxian theorems perché anche nella finzione alcune perversioni restano tali.
facciamo finta di avere abbastanza energie persino per un dopocena.
facciamo finta di vedere un bellissimo film, gran torino per esempio, e di ritrovarci attorcigliati sul divano a singhiozzare sui titoli di coda, vergognandoci un po', perché anche dopo 15 anni insieme la commozione è un fatto troppo intimo da condividere.
facciamo finta di tornare indietro, almeno qualche giorno all'anno, a quando eravamo liberi e srotolavamo il tempo davanti a noi come un tappeto, di cui non vedevamo la fine.
quello che qualcuno un giorno chiamò l'outsourcing estivo degli hobbit è veramente una grande invenzione.
facciamo finta di svegliarci insieme, uno accanto all'altra, in silenzio, rispettosi della reciproca pigrizia.
facciamo finta di avere il tempo per ciondolare e il lusso di avere dimenticato di comprare il latte, senza che questo sfoci in tragedia.
facciamo finta di passare mezz'ora sotto la doccia e dieci minuti a spalmarsi di crema idratante, dovunque, persino dietro le ginocchia.
facciamo finta di arrivare in redazione senza avere l'impressione di avere già affrontato i 400 metri a ostacoli, il lancio del giavellotto e il salto con l'asta, tutti insieme nei precedenti 45 minuti.
facciamo finta che la giornata sia lieve, e il ritorno a casa lo sia ancor di più.
facciamo finta di fermarci a comprare un vestitino in saldo e anche il pane ma il latte no, perché domani si fa la colazione al bar.
facciamo finta di tornare a casa e ritrovare lui, il barese della tua vita, che ha già avviato le orecchiette con le cime di rapa e ti accoglie sorridendo mentre legge a mathematical note on marxian theorems perché anche nella finzione alcune perversioni restano tali.
facciamo finta di avere abbastanza energie persino per un dopocena.
facciamo finta di vedere un bellissimo film, gran torino per esempio, e di ritrovarci attorcigliati sul divano a singhiozzare sui titoli di coda, vergognandoci un po', perché anche dopo 15 anni insieme la commozione è un fatto troppo intimo da condividere.
facciamo finta di tornare indietro, almeno qualche giorno all'anno, a quando eravamo liberi e srotolavamo il tempo davanti a noi come un tappeto, di cui non vedevamo la fine.
quello che qualcuno un giorno chiamò l'outsourcing estivo degli hobbit è veramente una grande invenzione.
postato da: nonsolomamma alle ore 23:21 | Permalink | commenti (43)
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categoria:solitudine, marito
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