la zia matta, da quando il sociologo guatemalteco ha lasciato la terra natìa per amore ed è atterrato sul suolo barese, ha avuto, in ordine cronologico:
1. 15 giorni di problemi addominali che non stiamo qui a descrivere per decoro e pudore (prima del matrimonio).
2. febbre e sintomi influenzali (subito dopo il matrimonio), a causa forse del discinto vestito color ottanio con cui ha detto sì.
3. congiuntivite purulenta (adesso).
ieri la neo-sposa si è presentata a casa dei genitori, super w e mister brown, lamentando un deprecabile stato di prostrazione fisica.
“cosa fate lì sul letto di papà e mamma?”, ha chiesto turbato e scandalizzato mister incredible.
“sto male e il sociologo della mia vita mi sta mettendo il collirio”, ha biascicato lei, mentre lo sposo accudiva amorevolmente il relitto.
“ora che l’ho conosciuto, posso affermare con certezza che, tra voi due, è tuo marito ad essersi preso il bidone”, ha commentato mister incredible.
“mo’ quello ce la restituisce e ce la piangiamo noi”, ha concluso, parlando tra sé e sé.
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discorso discorso
oggi, a bari, a casa dei nonni, lo hobbit piccolo ha compiuto due anni.
ha ricevuto in regalo un set di pulizie, che va a sostituire il suo, ormai consunto dal troppo uso, una chitarrina, uno zainetto a forma di lupo di cappuccetto rosso e una torta spaziale fatta a mano dalla cugina del piano di sopra con barbapapà disegnato con la pasta di zucchero. praticamente una sintesi delle sue passioni, concentrata dentro quattro pacchetti e un pomeriggio.
super w, la nonna di bari, ha organizzato una festa, con alcuni bambini e vari amici.
mentre lo hobbit piccolo suonava con la scopa e puliva il pavimento con la chitarra, infilando nello zainetto palline di zucchero trafugate dalla torta, i piccoli giocavano e i grandi chiacchieravano, “devo fare un discorso”, ha annunciato lo hobbit grande, con un cappello da cow boy di mister brown in testa.
“ehm, veramente preferiremmo che ce lo anticipassi in privato”, hanno detto elastigirl e mister incredible che hanno imparato a conoscere e quindi a temere gli abissi di esibizionismo sfrenato raggiungibili da un ottenne in preda a stupidera.
“io preferirei che fosse una sorpresa anche per voi”, ha risposto lui, insolitamente compunto.
“io invece…”, ha ribattuto mister incredible.
elastigirl ha tuttavia interceduto, commossa dall’uso combinato di condizionale e congiuntivo, tutti in una sola frase.
“va bene, ma mi raccomando!”
lui si è presentato in sala, ha chiesto il silenzio e, con il cappello calato fin sopra gli occhi, ha pronunciato il seguente discorso:
“io e lo hobbit di mezzo vorremmo ringraziare tutti voi per essere qui oggi.
vorremmo poi ringraziare la mamma e il papà per averci regalato questo scricciolo.
e ringraziare questo scricciolo che oggi ha due anni perché ci fa divertire molto.
ho finito”.
lo hobbit piccolo ha applaudito. il medio ha ascoltato immobile, in silenzio e sbrindellatissimo, come un letto sfatto.
interrogatori e amori
ci sono passioni che ti nascono dentro quando sei piccolo e germogliano, anno dopo anno, fino a diventare divoranti come parassiti. la passione di elastigirl sono gli interrogatori. fosse per lei, si porterebbe in borsa una lampada, da puntare negli occhi, all’occorrenza, a chiunque abbia qualcosa da raccontare e sia reticente.
elastigirl passerebbe ore a fare domande e, soprattutto, ad ascoltare risposte. vorrebbe chiedere ai dirimpettai che amoreggiano alla finestra senza tende come si sono conosciuti, alla cassiera del supermercato se è fidanzata, al ciclista se ci sono clienti a cui vorrebbe spaccare la bici in testa, al collega francese e taciturno se è felice o sogna di essere altrove.
oggi, a casa dei nonni baresi, super w e mister brown, hanno cenato la zia matta e suo marito tutto nuovo, il sociologo guatemalteco. è stata una serata istruttiva e, dal punto di vista della passione interrogatoria, orgiastica.
la zia matta, arrivata in luglio 2010 in guatemala, sprovveduta e stordita non aveva calcolato che era la stagione delle piogge, che faceva freddo e che il suo guardaroba di magliette fricchettone e gonne estive era del tutto inadeguato.
con il senso pratico che la contraddistingue, decise di comprare vestiti usati, scoprendo, quando orami era troppo tardi, che erano logori e pieni di buchi.
quando incontrò il sociologo della sua vita, pensò: “chi è questo prete?”.
lui penso che lei doveva essere una turista verde, “perché in guatemala abbiamo turisti bianchi e turisti verdi e quelli vestiti come la zia matta, sono i verdi”.
in guatemala comprare abiti usati è molto comune. “io però non ne ho mai avuto bisogno perché a casa mia sono un riciclo indumentario e ricevo tutti gli scarti della famiglia, in particolare di mio padre che si veste un po’ da… da… prete”.
un giorno, era un martedì, il sociologo telefonò alla zia matta, alle sette di sera. “che stai facendo?”. “sto uscendo a comprare un trancio di pizza sotto casa”. “posso accompagnarti?”. “se vuoi…”. lui arrivò dopo dieci minuti, lei si fece trovare con il mollettone in testa e i sandali etnici. pioveva a dirotto e le strade erano allagate. lui, per attraversare, la prese in braccio. “l’ho fatto per gentilezza”. “l’avresti fatto anche con la zia novantenne? con la cugina racchia? con la fidanzata del tuo migliore amico?”. “sì, l’ho fatto per gentilezza”.
si trovarono uno di fronte all’altra, lei con il mollettone, lui gentile, seduti a un tavolo triste di una pizzeria squallida. “la cosa che ci ha stupiti è che abbiamo riso, riso come pazzi per ore. era la prima volta che mi divertivo così, con una ragazza appena conosciuta”
il giorno dopo, mercoledì, lui la richiamò, alle 7 di sera. “che stai facendo?”. “sto uscendo a comprare un trancio di pizza qui sotto”, rispose lei che aveva un’alimentazione, oltre che un abbigliamento, un po’ scadente. “posso accompagnarti?”. “se vuoi”. lui arrivò dopo dieci minuti e la trovò senza il mollettone e con i sandali etnici.
“abbiamo riso anche il secondo giorno. come pazzi. era come se, seduti uno di fronte all’altra, avessimo ognuno un grande zaino accanto, pieno di storie. tiravamo fuori una storia dopo l’altra e scoprivamo che erano simili”.
giovedì, alle 7, lui la chiamò. “questa sera vorrei invitarti al ristorante”. lei disse “va bene”, si tolse il mollettone e si lavò i capelli. poi si mise l’unico abito da turista bianca che aveva in valigia e i sandali etnici, perché altre scarpe non ne aveva portate.
con il lombricaio dentro il cuore
in aeroporto, in coda, al check-in per il volo milano linate-bari palese, perché l’elasti-famiglia, da prima ancora di diventare l’elasti-famiglia, le vacanze di natale (ma non il natale vero e proprio) le passa a bari, con super w e mister brown, i nonni.
“no mamma! ho dimenticato di mettere il cibo dentro il lombricaio!”
“prego?”
“non ho messo le scorte di cibo nel lombricaio. e nemmeno l’acqua”
“quale lombricaio?”
“come quale? quello che abbiamo a casa”
“noi a casa abbiamo un lombricaio?”
“certo, almeno da un mese. io ogni giorno raccolgo gli avanzi di cibo dentro la spazzatura e do da mangiare ai lombrichi…”
“e perché io non sapevo che in casa nostra si allevano bruchi?”
“sono lombrichi. e comunque non era necessario che lo sapessi”
“certo, non era necessario… ma dove stanno, questi vermi?”
“sono lombrichi, mamma. e stanno dentro il lombricaio”
“quello lo immagino. ma il lombricaio dove sta?”
“un po’ in camera nostra, un po’ sul balcone, una volta è stato anche in cucina, ma per poco… senti, non è che possiamo tornare un attimo a casa a nutrire quei poveri lombrichi?”
“secondo te?”
con il cuore ancora un po’ dentro il lombricaio, l’elasti-famiglia è felicemente atterrata a bari. oltre ai nonni, ha incontrato la zia matta che, da quando si è sposata, sostiene di appartenere alla compagnia dell’anello, insieme a frodo baggings, sam, pipino, merry, legolas, gandalf, aragorn, boromir, gimli e tutte noi, ragazze maritate.
casa
domenica pomeriggio, quando l’elasti-famiglia è arrivata a milano da bari, dopo il fantasmagorico matrimonio multietnico, la porta scorrevole degli arrivi dell’aerporto di linate si è aperta al suo passaggio e là fuori c’era un sacco di gente, con la faccia contenta e concentrata di chi aspetta.
elastigirl camminava verso l’uscita, con il passeggino e lo hobbit piccolo dentro, e non pensava a niente o forse solo ai bagagli da disfare, al frigorifero vuoto o al vestito color ottanio della sposa. e improvvisamente le è mancato il fiato. perché tra tutte quelle facce contente e in attesa, mancava quella di nonno A. ed è strano, perché sono anni che nonno A non li aspetta agli arrivi di linate dato che l’elasti-famiglia è troppo numerosa, intimidisce e, soprattutto, in macchina, se c’è anche nonno A, non ci sta. eppure domenica pomeriggio a linate, quell’assenza era come un pugno a tradimento.
nonno A è tornato a casa dall’ospedale martedì, dopo 18 giorni (“oh! diciotto, ti rendi conto? mi han tenuto prigioniero lì dentro diciotto giorni. ancora un giorno e diventavo pazzo”). “mi hanno liberato”, ha detto. anche se sa che è una libertà provvisoria e natalizia, in attesa di ulteriori verifiche, aggiustamenti e messe a punto, dopo il cedimento strutturale.
“come ti senti?”
“stranito, disorientato, di umore strano”, ha risposto martedì sera.
“come stai?”
“meglio. ho lavorato al computer, ho letto un libro, ho visto un film e mi sono fatto una doccia lunghissima finalmente dentro il mio bagno”, ha risposto mercoledì.
“e oggi come va?”
“bene! mi sono vestito di tutto punto e sono anche uscito a fare due passi. però avevo molto freddo. sono contento, finalmente”, ha risposto questo pomeriggio, con una voce spavalda, dopo un sacco di tempo.
autogestione
“nooo! oggi devo portare gli hobbit in piscina. meno male che poi ci sono le vacanze di natale. il martedì pomeriggio è un devastante incubo”
“come sei enfatica ed esagerata”
“enfatica ed esagerata??? portali tu due hobbit e il loro amico in piscina. uno inizia alle 16,45 che solo arrivare puntuali, con la scuola che finisce alle 16,30, è una missione bestiale ed eroica, un altro alle 17,15 e l’ultimo alle 17,30. ne hai sempre, dico sempre, uno che si deve docciare, asciugare, vestire. senza contare le 4 merende a testa, perché il nuoto li trasforma in diavoli della tasmania, e il tifo a bordo vasca, di nascosto dall’istruttore-capo che se ti vede ti caccia urlando”
“va bene. li porto io”
“cos’hai detto?”
“ho detto ‘li porto io’. visto che questa settimana sono eccezionalmente a casa, oggi in piscina con loro ci vado io”
“non posso crederci! tornerai a pezzi e dimenticherai nello spogliatoio due costumi e un asciugamano se va bene, due bambini e una ciabatta se va male”
“tzk”
“ah, devi portarti un paio di ciabatte anche per te”
“non le ho!”
“come no? le infradito che ti hanno dato in omaggio quella volta che siamo andati all’hammam? eccole qui, hanno perfino i fiorellini”
“le murt’”.
mister incredible ha accompagnato in piscina gli hobbit e il loro amico con gli occhi blu e i ricci. è tornato sorridente, rilassato e di ottimo umore.
“allora?”
“allora è stato molto divertente”
“sì, un divertente inferno”
“macché inferno. ho letto il manifesto da cima a fondo, ho letto e sottolineato il paper “the possessive spirit of capital” e ho menato il luzzo alle mamme bône. però prima ho nascosto le infradito”
“e mentre tu leggevi e menavi luzzi quei tre poveracci cosa facevano?”
“si autogestivano”.
a volte c’è veramente parecchio da imparare.
scambi culturali
la marimba è uno strumento musicale a percussione molto diffuso in guatemala. corre voce che a casa di super w e mister brown, i genitori di mister incredible, dal giorno del matrimonio della zia matta con il distinto sociologo guatemalteco, si ascoltino solo cd di marimba che, purtroppo, non è ballabile.
la mamma del sociologo guatemalteco, affetta da grave intolleranza al glutine, ha assaggiato la focaccia barese e da allora, dimentica di ogni restrizione alimentare, si nutre solo di quella.
il papà del sociologo guatemalteco ha comprato un paio di scarpe italiane, coronando un antico desiderio.
la sorella del sociologo guatemalteco fa fotografie mattina, pomeriggio e sera. perché a noi tutto sembra normale ma per altri non lo è affatto.
il sociologo guatemalteco va al mercato sotto casa a comprare i taralli. il signore dietro il banco gli spiega che lui vende taralli a tempo perso, ma in realtà è una rockstar dialettale, noto ai fan con l’accattivante nome d’arte u’ schignat’. nel frattempo intorno al sociologo e allo schignato, che poi vuol dire sdentato, si forma un capannello di curiosi perché al mercato dell’ex manifattura tabacchi di bari, un guatemalteco non lo hanno mai visto.
la zia matta metabolizza incredula il suo nuovo stato di donna sposata. probabilmente le ci vorranno dai 7 ai 16 anni.
l’elasti-famiglia invece è rientrata a milano, anche se sarebbe rimasta volentieri laggiù a vedere le scarpe nuove, ascoltare marimba e farsi fotografare come folclore locale.
della sposa in ottanio e di altri fatti
“uff, quanto parla… quando tocca a noi?”
“tra poco. appena dicono: ‘sì lo voglio’ dovete portare gli anelli”
“praticamente noi facciamo la cosa più importante di tutte. senza di noi la zia non si può sposare…”
“mmmh, più o meno… hai visto come è bella la zia?”
“mpf”
“sei ancora arrabbiato con lei?”
“non so”
“a me il sociologo guatemalteco sembra molto carino e anche simpatico…”
“sì, è carino, ma l’ho visto adesso per la prima volta e ancora non gli ho parlato molto”
“adesso avrete un nuovo zio”
“lo decido io se ho un nuovo zio, e poi…”
“vai vai vai! tocca a voi. prendete le fedi, presto!”.
la zia matta è entrata nella sala del comune di bari nel suo vestito color ottanio che assomiglia all’azzurro ma proprio azzurro non è. è arrivata a braccetto di mister brown e, quando hanno varcato la soglia, è partito un merengue che si chiama ‘a pedir su mano’ e il padre della sposa, per la sorpresa e l’emozione, ha cominciato a correre a ritmo verso l’ufficiale dello stato civile che aveva la fascia tricolore ma in realtà era un amico archeologo della zia matta. “vai piano!”, diceva la sposa a mister brown ma lui non sentiva e già era troppo commosso per capire la nostra lingua.
mister incredible era il testimone della zia matta. “non ce la faccio. dammi subito un fazzoletto”, ha detto a elastigirl alle prime note del merengue. ma il fazzoletto non c’era e lui ha testimoniato singhiozzando, dall’inizio alla fine, in modo poco onorevole ma molto appassionato. “non avevi mica pianto così al nostro matrimonio”, ha osservato elastigirl, quando lo ha raccattato con gli occhi gonfi e l’aria stravolta, alla fine della cerimonia. “pianto? io? quando mai?”, ha riposto mister i senza ritegno.
lui, il sociologo guatemalteco, nonché sposo, guardava la piccoletta bionda in ottanio, accudente e innamorato, e, senza saperlo, superava l’esame degli hobbit che lo scrutavano sempre meno torvi e diffidenti.
in prima fila, oltre a super w, con gli occhiali scuri, e a mister brown con la barba bianca, c’erano i genitori e la sorella dello sposo, arrivati dal guatemala, con lo sguardo perso nel vuoto, per il jet lag o l’incredulità. elastigirl per un attimo ha fatto finta di essere quella mamma guatemalteca, catapultata a bari, per il matrimonio del figlio sociologo con un’antropologa matta. ha pensato a tutti quei chilometri e a tutta quella strada e le sono montate l’ansia, la nostalgia, la malinconia e lo struggimento. e siccome le è venuto un po’ da piangere ha prontamente interrotto il transfert e si è data una calmata.
alla fine l’archeologo con la fascia tricolore che non aveva mai celebrato un matrimonio prima di allora, ha fatto un discorso, per gli sposi. un discorso sulla follia, perché un po’ di questo si tratta.
alla festa, la zia matta ha ballato il merengue, la salsa, il raeggeton, la pizzica, il tango e le canzoni degli anni ’80 e ’90. gli invitati anche, hobbit e parenti guatemaltechi compresi. fuori c’erano il mare, il cielo terso e 18 gradi.
lo zio con l’orecchino al naso, fratello gemello della sposa, ha regalato la sciarpa del bari ai neo suoceri e alla neo cognata e ieri li ha portati allo stadio, in curva.
ore 12, matrimonio zia matta
“mio marito non risponde. questa cosa mi inquieta”
“non è ancora tuo marito e poi devi smetterla di chiamarlo. dagli ossigeno”
“è arrivata la parrucchiera”
“in questa casa non manca niente. nemmeno il formaggio portoghese che aveva portato lo zio con l’orecchino al naso nell’estate 2010. sta lì, pietrificato…”
“sto agitata. sto nervosa. e nessuno mi risponde al telefono”
“vado a buttare la spazzatura”
“signora, lei è la madre della sposa ed è chiaramente sotto shock, venga a farsi uno shampoo”
“perché sei in versione porno-zia?”
“queste mutande me le ha comprate super w al mercato…”
“siete diventati così alti…”
“tuo figlio mi ha svegliato alle 5…”
“come devo fare io su quei trampoli?”
“l’illusionista è uno di quei…”
“mi sono appena fatta la doccia e già puzzo”
“tipico delle spose puzzare… hai messo il deodorante?”
“sì ma sta cedendo”
“molla il computer”
“ore 12, matrimonio zia matta”
“lo hai scritto sull’agenda. anche io, avevo paura di dimenticarmene”
“sei pazza e nervosa. tu e il tuo vestito color ottanio”.
aggiornamenti e spostamenti
“resti un gran bel’om, papà. anche così, un po’ derelitto con la vestina bianca e l’elegante vestaglia scozzese che ti fa sembrare un po’ una coperta buttata su una sedia”
“umpf”
“sul serio, sai?”
“sono una schifezza”
“lascia giudicare a chi se ne intende”
“voglio uscire da questo posto di malati”
“dai, oggi ti trasferiscono in un altro reparto ancora. almeno cambi…”
“sai che allegria”
“e comunque hai sentito cos’ha detto la dottoressa? ti sei trascurato”
“non è che mi sono trascurato. mi sono disinteressato. è diverso”
“il risultato è uguale”
“intanto se non mi fossi trascurato, come dite voi, non avrei avuto un cedimento strutturale e, se non avessi avuto un cedimento strutturale, non mi avrebbero mai fatto tutti gli esami che hanno fatto e, se non mi avessero fatto tutti gli esami che hanno fatto, non avrebbero scoperto per caso che c’è un problema grosso, probabilmente rimediabile, che avrebbe potuto diventare enorme e irrimediabile. quindi meno male che mi sono trascurato”
“effettivamente…”
“voglio uscire da questo posto di malati”.
nonno A è ancora in ospedale. il cedimento strutturale è in via di ricomposizione, anche se ci vorrà un po’. è stato individuato, casualmente, un altro problema, che non c’entra con il cedimento ma che avrebbe potuto portarne altri, ben più gravi. l’altro problema è ora la priorità ma il cardiologo, il chirurgo, lo pneumologo, la caposala di passaggio, l’ex vicino di letto sardo, l’infermiera lucana e l’amica medico con gli occhi azzurri sono ottimisti e quando tante persone insieme sono ottimiste forse puoi diventarlo anche tu, che in certi momenti hai le gambe che tremano e la pancia che si attorciglia.
nel frattempo, domani pomeriggio, l’elasti-famiglia partirà per bari dove, venerdì mattina, la zia matta e il suo fidanzato guatemalteco si sposeranno.
elastigirl è in alto mare, gli hobbit, gelosi e diffidenti, hanno chiesto di vestirsi “di stracci puzzoni” e mister incredible, in arrivo da londra, biascica al telefono il mantra: “la mia sorellina ooooh la mia sorellina ooooh”.
