cenoni silvestri

"mamma, vuoi sapele dove passelà l'ultima sela dell'anno il signole che vive dentlo il mio pisello?"

"stai parlando del signore che trasporta i sacchi di pipì dentro un carrello da supermercato su e giù nel tuo pisello?"

"sì, lui. sai dove stalà questa sela?"

"mmmh… questa sera? non saprei…"

"nel bosco"

"un bosco?"

"zèlto. dentlo il pisello z'è la stanza del bosco. lui ha deziso di stale lì questa sela pel il zenone. deve solo fale attenzione ai lupi e ai gatti ziganti".

l'elasti-famiglia aspetterà l'arrivo del 2011 a bari, a casa dei nonni.
il signore del pisello aspetterà nella stanza del bosco, dentro il pisello dello hobbit piccolo, in compagnia di lupi e gatti giganti.
a tutti gli altri tertium datur.
buon anno.
elasti

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un bravo papà

a bari, a casa dei nonni, in bagno. lo hobbit piccolo sta facendo la cacca, mister incredible è seduto sul bordo della vasca e, come spesso accade ai maschi dell'elasti-famiglia in questi frangenti, apre improvvisamente il suo cuore.

"volevo dirti che sono molto orgoglioso dei miei bambini, che siete simpatici, intelligenti e buffi e che sono molto felice di essere qui con voi"

"…"

"vi voglio proprio bene"

"e se non c'elavamo tu cosa facevi?"

"se voi non ci foste stati io sarei stato molto triste"

"dispelato?"

"sì, probabilmente mi sarei disperato senza di voi"

"bene bene"

"ho visto che tu e lo hobbit grande ieri sera prima di dormire avete chiacchierato tantissimo"

"sì. zi siamo detti delle cose… e poi lui ha detto 'sei un blavo papà'"

"come? cosa? lo hobbit grande ti ha detto che io sono un bravo papà?"

"no"

"ah. avevo capito male… allora cosa ti ha detto?"

"cose nostle. comunque ha detto che io salò un blavo papà"

"che tu sarai un bravo papà… anche io lo penso. ma esattamente cosa ti ha detto?"

"mi ha detto delle cose caline. che adesso pelò non mi licoldo. ho finito di fale la cacca".

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ehi tu

ehi tu,
hai assaggiato un panzerotto, hai messo il dito nel vin cotto, hai sgranocchiato un tarallo con i tuoi sei denti tutti nuovi.
quando ti ho chiesto dove fosse il naso hai puntato il dito nel posto giusto, dimostrando che capisci la mia lingua e che a tuo modo la parli. 'tè tè' vuol dire 'dov'è' e quando lo dici ti copri la faccia perché vuoi giocare a nascondino. la vocale 'a', trascinata in su e in giù, con quel timbro baritonale un po' inquietante da uomo fatto, significa 'voglio quello subito'. con la consonante 'm' dici 'buono' e quando schiocchi la lingua sul palato vuoi fare cavalluccio ciò ciò ciò ciò. è un vocabolario di tutto rispetto per un ragazzo come te, che fino a ieri era poco più di un pesce.
ehi tu,
che balli il valzer con me e insieme cantiamo le canzoni degli anni sessanta, che stai in equilibrio sui tuoi piedi a panzerotto, che sei felice perché la tua dimensione è il caos e qui, a bari, con i nonni, gli zii, i prozii, i cugini, gli amici e i passanti l'entropia raggiunge vette sublimi,
che guardi adorante tuo fratello grande e appena ce l'hai a portata di mano gli dai sberle violentissime sulle testa perché alla tua età questa è una delle manifestazioni di massimo entusiasmo,
che guardi con affetto diffidente tuo fratello medio ma non osi sfiorare i suoi ricci pazzi perché sai che a essere folli e imprevedibili non sono solo i suoi capelli.
ehi tu, che ridi con gli occhi, la gola e la pancia, che vai alla scoperta del mondo sulle tue quattro zampe, che mangi e guardi con la stessa vorace avidità, che lanci urla di gioia perché stare al mondo è un privilegio che va celebrato ad alta voce,
dopo il primo panzerotto, il primo vin cotto e il primo tarallo, proverai l'ebbrezza della tua prima festa di compleanno, con la torta, la candelina, tanti auguri a te a tuo esclusivo uso e consumo, i regali e, soprattutto, tanti pacchetti da scartare che sono poi quelli che contano, più del pensiero e del contenuto.
ehi tu,
l'anno scorso, proprio oggi, ci hanno presentati. l'anno scorso, proprio oggi, perdevo il senno per il quarto maschio della mia vita.
un anno è un gran bel traguardo, un anno è rotondo e importante, un anno è la consapevolezza di essere al centro dell'universo. ma tu cerca di non darti troppe arie.
tanti auguri microbbit.
la tua mamma.

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vacanza

il microbbit è in uno stato di euforia cronica, oltre che di cronica ingordigia ma questo non fa notizia. gattona per casa pazzo di gioia, lanciando gridolini di entusiasmo. a volte si mette in piedi e resta lì, senza appigli, senza reti, solo, in equilibrio sulla sua sfrenata felicità.
lo hobbit piccolo ha perso lo già scarso controllo sui suoi capelli pazzi e, lontano dalle cornamuse delle marce scozzesi, inavvertitamente (ops) dimenticate a casa, è alla disperata ricerca di qualche altra dipendenza, possibilmente molesta.
lo hobbit grande è andato in visita dalla bisnonna, quasi centenaria. le ha stretto la mano piccola e magra, l'ha guardata negli occhi, le ha dato un bacio e si è lasciato baciare, lui che di solito i baci virilmente li evita, ha ascoltato le sue storie, ha risposto alle sue domande, ha capito, senza che nessuno gliele spiegasse, le défaiallances di una memoria fragile e antica e quando è uscito, dopo avere salutato, ha sentenziato: "la nonna memé ha i super poteri".

mister incredible mangia cartellate, il dolce natalizio della sua terra e della sua infanzia. ne mangia decine, forse centinaia, con un'insolita voluttà per chi, come lui, vivrebbe a cicorie bollite.
elastigirl, come al solito in questi frangenti, si rannicchia nelle retrovie. dorme e legge un libro su un grande amore epistolare, un amore appassionato, virtuale e rovente, tormentato, sottile e straziante, ironico e tedesco. un libro ideale per questa vacanza dai nonni di bari. 

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je suis perdue

il microbbit ama le carte da regalo e, nel suo primo natale della vita, il contenuto non ha alcun fascino e l'atto dello spacchettare è il fine e non il mezzo.
mister incredible ama le strade che portano ai regali, molto più che i doni stessi. pacchetto e suo contenuto sono un mezzo per esercitare le diaboliche arti dell'enigma, della caccia al tesoro, dei rebus. il regalo, nell'incredible accezione, è volto in parte a dimostare affetto, in parte, quella per lui più piacevole e appagante, a sfinire l'avversario-ricevente.

questo è il regalo di mister incredible a elastigirl per il natale 2010:
una busta.
dentro la busta un biglietto.
su un lato del biglietto la scritta:
"MAMMA HO NU…"
sull'altro lato del biglietto la scritta:
"chiave:
JE SUIS PERDUE".

"è impossibile indovinare!"
"devi impegnarti, elasti. che gusto c'è altrimenti?"
"questa cosa è il parto della tua fantasia enigmistica perversa!"
"pensa, invece di perderti in chiacchiere!"
elastigirl ci ha messo un bel po'.
chi avesse voglia di trovare la soluzione può farlo qui sotto nelle prossime 24 ore.

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aspettando babbo natale

"babbo natale esiste?"

"zèlto che esiste"

"secondo te, mamma?"

"secondo me sì"

"io non ci credo"

"io zi cledo"

"come fa a portare i regali a tutti tutti i bambini? come fa a sapere cosa vogliono? come fa a entrare nelle case di notte? e come fa a guidare le renne? e… non può esistere uno così"

"è mazico"

"anche io credo che sia magico. e comunque non è obbligatorio crederci. chi vuole ci crede chi non vuole non ci crede"

"mi dispiace non crederci, però…"

"sei libero, devi decidere tu"

"allora ci credo, anche se so che non può esistere"

"bene, adesso ascoltiamo un po' di bella musica, magali delle malze scozzesi"

"no, nano! le marce scozzesi no! no! anche babbo natale le odia. a babbo natale le cornamuse fanno schifo"

"non zi cledo".

buon natale!

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la fidanzata della mamma

si chiama carlotta e da quasi un anno osserva elastigirl e il microbbit. fa una scuola di specializzazione di psicologia con indirizzo in età evolutiva e per questo le tocca fare la parent infant observation, un'alienante pratica settimanale consistente nel guardare una mamma e il suo bambino nel primo anno di vita, per 50 minuti, facendo finta di non esistere.
dopo qualche perplessità sull'inesistenza di carlotta adesso, ormai alla fine della sua missione, ha conquistato l'invisibilità.
elastigirl quando il lunedì alle 18,50 suona il citofono, puntuale come solo una parent infant observer riesce a essere, si chiede, puntuale come solo una madre stordita riesce a essere: "chi sarà mai a quest'ora? non aspettiamo nessuno…", lo hobbit grande e il piccolo, inizialmente increduli che un'ospite fosse totalmente indifferente a loro, se ne sono fatti una ragione e hanno imparato a passarle attraverso.
soltanto il microbbit, evolutosi negli ultimi 12 mesi da inconsapevole pesce a creatura onnivora, un po' ingorda e stupita del mondo, non si è rassegnato all'apparente passività di carlotta nell'elasti-vita e la trafigge con uno sguardo indagatore e perplesso o cerca invano di sedurla.
carlotta continua a osservare, in silenzio, con le calze a righe. non prende appunti, non parla, a volte sorride, forse vorrebbe essere altrove. se per caso la sacra diade parent-infant si separa perché elastigirl sta preparando la cena o il microbbit sta giocando con i suoi fratelli, lei segue le sue regole e quindi il nano.
lunedì scorso. ore 18,50
dlin dlin
"chi sarà mai a quest'ora? non aspettiamo nessuno…"
"chi può essele?"
"boh"
"mi scappa la cacca. microbbit mi accompagni?"
"tà tà!"
"ciao carlotta!"
"ah, non è nessuno, è solo la fidanzata della mamma. che noia. spelavo che venisse un ospite e inveze…".

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vale la pena?

vale la pena uscire di casa alle sei del mattino, quando tutti dormono, e trovarsi alle 6,30 in fila per il check-in in aeroporto davanti a un signore che zompetta e sbuffa?
"è in ritardo? vuole passare prima di me?", gli chiedi. "no, grazie. è che sono un tipo molto ansioso di carattere", ti risponde e tu resti a bocca aperta, ammirata e disarmata di fronte a cotanta sincerità da parte di un maschio adulto in abito grigio e cravatta all'alba di un martedì.
vale la pena fare colazione con un muffin ai mirtilli al bar davanti al gate 14 e scoprire che il volo milano-roma delle 7,30 è pieno, di soli uomini, chi più chi meno "ansioso di carattere", ma tutti rigorosamente uomini?
vale la pena varcare il cancello della tivvù, dare un'occhiata ai soffitti altissimi pieni di tubi, deglutire, accorgersi di avere le mani schifosamente sudate e salire di sopra, nella stanza del trucco?
vale la pena abbandonarsi alle cure di una signorina prosperosa e avvolgente che ti dice: "tranquilla, a te ci penso io" e chiudere gli occhi lasciando che lei ti impiastricci la faccia?
vale la pena sentirsi per mezz'ora coccolata e accudita, truccata e pettinata, accompagnata e trattata come ospite perché gli ospiti in tivvù sono un bene abbastanza prezioso, almeno per quei dieci minuti in cui servono?
vale la pena fare un tuffo in un mondo pieno di luci, plastica, belletti e prime donne, tanto estraneo e lontano, come un giro sulle montagne russe?
vale la pena rischiare di spiattellarsi al suolo davanti alle telecamere e dire "piacere" a un signore d'antan, cortese e alto, ma meno del soffitto con i tubi, che all'inizio ti dice che sei giovane anche se hai tre figli, un marito part time e lo stomaco accartocciato, alla fine ti fa il baciamano e nel mezzo ti irretisce nella garbata conversazione di un salotto e negli abissi generazionali che vi separano?
vale la pena lasciare i tiepidi17 gradi romani per ripiombare nel misero grado centigrado milanese e augurarsi che chi vive nel tepore abbia coscienza del proprio privilegio?
vale la pena saltare dentro un taxi e dire al taxista, che ti racconta che si è separato e che suo figlio ha 18 anni e non vuole più studiare, che deve fare in fretta perché la festa di natale della seconda elementare è iniziata da cinque minuti?
vale la pena arrivare in un'aula piena di settenni urlanti e di panettone, truccata come una cocotte, e rendersi conto che le altre mamme, così conciata, non ti riconoscono ma per fortuna mister incredible sì e ti fa pure una fotografia sghignazzando?
vale la pena tornare a casa, decidere che oggi si salta la piscina perché fa freddo, perché tu non ce la fai e perché lo hobbit grande ha mangiato troppo panettone?
vale la pena sentirsi domandare da uno hobbit piccolo: "mamma che stlana, hai messo il lossetto sugli occhi?"

qualcuno ieri in un commento ha chiesto se ne valesse la pena. ha precisamente e signorilmente chiesto: "ma una marchetta di tre minuti alla tivvù vale la pena di tutto questo sbattimento e il rischio di deludere i propri figli con l'assenza?".
elastigirl è convinta che le marchette siano altre e che "tutto questo sbattimento" ne valesse pena, perché ogni tanto fare qualcosa di strano e buffo e divertente e un po' folle, anche solo per evadere per qualche ora in un posto con i soffitti alti e 17 gradi, anche solo per ridere, anche solo per sbirciare gli extraterrestri dal buco della serratura, fa un gran bene e non delude nessuno, nemmeno uno hobbit con i capelli come un casco di banane che ha recitato la poesia di natale davanti al suo papà e ha mangiato il panettone con la sua mamma cocotte in terribile ritardo.

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adrenalinici incastri

"pronto, elasti? chiamo da rai3. volevo organizzare il suo viaggio a roma per venire in trasmissione martedì 21 dicembre"

"ah, sì, buongiorno. certo. la trasferta romana"

"viene la sera prima?"

"no! giammai! cioè, volevo dire, no grazie. se fosse possibile verrei la mattina stessa. ho qualche problema… ehm, familiare"

"benissimo. potrebbe prendere un volo da milano linate alle 7,30…"

"sì, alle 7,30 ce la posso fare"

"ma… deve fare il completo o un ritocchino?"

"prego?"

"il trucco… lo vuole completo o viene già truccata?"

"no, arriverò pallida, emaciata, un po' devastata, per non parlare dei capelli. ecco, in verità il motivo principale per cui vengo è la prospettiva di mezz'ora di smanacciamenti, tra trucco e parrucco"

"scusi?"

"completo, vorrei il trucco completo. grazie"

"allora le prenoto il volo alle 7, così stiamo tranquilli. e il rientro? con calma?"

"no… veramente devo essere alle 15,30 alla festa di natale della scuola dello hobbit grande. voci incontrollate parlano di recita collettiva di una poesia… e poi alle 17,30 devo portare il grande e il piccolo in piscina. mi sa che c'è l'open day e i genitori possono andare a bordo vasca in ciabatte a vedere le prodezze natalizie dei loro bambini. non capita tutti i giorni un pomeriggio così, quindi… non c'è un aereo alle 12?"

"elasti, la trasmissione è tra le 11 e le 12, in diretta…"

"ah, già. allora alle 13. ce la faccio a prendere un aereo alle 13?"

"no. glielo prenoto alle 14 e non ne parliamo più"

"poi mi tocca presentarmi alla festa di natale delle seconde elementari con il trucco completo e i capelli da sciantosa… se va bene mio figlio non mi riconosce, se va male mi disconosce …"

"la aspettiamo martedì 21 come ospite di apprescindere, con michele mirabella, tra le 11 e le 12, su rai3"

"salvo emergenze"

"come?"

"niente. a martedì"

la prima volta che andò in tivvù, circa due anni fa, elastigirl era terrorizzata dai soffitti alti, dalle luci troppo forti, dalle poltroncine arancioni, da chi fa domande e non ascolta le risposte e dalle signorine bonissime al suo fianco, non sapeva come vestirsi e aveva paura di impappinarsi, di paralizzarsi e di sembrare un'idiota.
questa volta, dopodomani, è ancora, come allora, terrorizzata dai soffitti, dalle luci, dalle poltroncine e da tutto il resto, non sa come vestirsi e ha paura di impappinarsi e di sembrare un'idiota. ma più di tutto ha l'ansia di non riuscire ad incastrare l'adrenalinica e fulminea gita romana con l'adrenalinica e strutturale entropia familiare.

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coscienza

"io non voglio figli. è troppo impegnativo"

"tu dici, nano grande?"

"certo. avere figli è faticosissimo: bisogna accompagnarli a scuola tutti i giorni e poi andarli a prendere… per non parlare delle figlie femmine. quelle sono massacranti"

"perché?"

"perché le bambine femmine bisogna pure pettinarle… no, no. io non voglio figli. è una fatica bestiale"

"quindi pensi che anche papà ed io facciamo una fatica bestiale con voi?"

"no, voi no"

"perché noi no?"

"perché voi avete la coscienza. che a me manca".

non è stato possibile purtroppo avere un'esegesi dell'interessante concetto di "coscienza" nell'accezione hobbit.

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